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SE QUESTO È UN CAPO di Moreno Pasquinelli

Paragone ha perso la testa. In un video (vedi QUI) si è scagliato violentemente contro il Fronte del Dissenso. Ci ha vomitato addosso ogni sorta di contumelie (cretini, profondi farabutti, stolti, maledetti vigliacchi e via imprecando). L’accusa al centro della sua sgraziata esibizione è che noi saremmo i portabandiera dell’astensionismo. In verità noi non abbiamo fatto alcun appello all’astensione. Si può infatti leggere nella dichiarazione LE ELEZIONI E NOI:

«Fermo il nostro giudizio politico [di condanna del contegno divisionista dei gruppi dirigenti dei “partitini” ], portiamo un profondo rispetto per gli attivisti in buona fede impegnati nella campagna elettorale, è inutile nascondersi come la delusione prodotta dalla scelta divisionista stia spingendo tante persone dell’area del dissenso verso l’astensione. Consideriamo questa scelta pienamente legittima, resa tale proprio dalla totale irresponsabilità di chi ha prodotto il carnevale di liste presenti sulle schede elettorali. L’astensione non è però l’unica possibilità. Molti rivendicano comprensibilmente la volontà di esercitare comunque, magari turandosi il naso, il proprio diritto di voto. A costoro consigliamo di votare, in base alle proprie preferenze sui programmi e sui candidati, una delle liste dell’area del dissenso».

Un leader politico che si rispetti non dovrebbe permettersi di aprire bocca per dargli fiato, tanto più se chiede il voto ad una lista che porta il suo nome. Come dunque spiegare questo attacco di bile? Due a me paiono le ragioni.

La prima ragione della sua sguaiata scenata: quello che a Paragone è andato di traverso è la nostra accusa (che ribadiamo) di essere stato tra i principali sabotatori della proposta di un unico blocco elettorale unitario dei gruppi politici e dei movimenti del dissenso. Tanto più ha perso le staffe perché sa che questa critica è non solo condivisa ma è addirittura maggioritaria nello stesso mondo in cui fa accattonaggio elettorale.

La seconda: mentre si avvicina quello che il nostro considera il Giorno del Giudizio del 25 settembre, iniziano a giungergli i segnali del probabile insuccesso elettorale. La sentenza del 25/9, per quanto lo riguarda, non prevede appello — si può infatti esser certi che ove non rientrasse in Parlamento il nostro si sbarazzerebbe della baracca (Italexit) e dei suoi burattini.

Alcuni sodali di Paragone, pur di fargli scudo, ci dicono: “Eh mica intendeva voi, si riferiva a tutta l’area del dissenso”. Meglio mi sento! Avrebbe quindi insultato centinaia di migliaia di cittadini incazzati che per protesta non voteranno nessuno (tra cui molti di coloro che hanno animato le piazze in questi anni di regime tecno-sanitario)? La cosa, di tutta evidenza, sarebbe politicamente ancora più grave, farebbe risaltare lo stato permanente di alterazione del leader, la sua mostruosa narcisistica arroganza, la sua insipienza.

La competizione elettorale non ha dato alla testa solo Paragone. L’infatuazione elettoralistica (una volta si sarebbe detto più semplicemente il cretinismo parlamentare) ha contagiato addirittura Sara Cunial (VITA) che in un comizio a Milano si è strappata i capelli affermando “Vi supplico, votate per chi vi pare, ma andate a votare”!

Morale della favola: Paragone sperava di colpire, tramite noi, gli astensionisti, ha invece sfornato il più efficace spot a favore dell’astensione di questa penosa campagna elettorale. Chi infatti lo voterebbe se vedesse e ascoltasse la sua sfuriata?

Ps.

Alla fine del video, un Paragone sempre più invasato consiglia anche come evitare l’annullamento della scheda. Il suo discorso sarebbe da test antidoping come al Tour de France o, più banalmente, da test antidroga. Noi ci limitiamo a riportarlo:

«E attenzione eh! Non fate i voti due crocette, uno a un partito e uno all’altro. Perché è nullo quel voto, è nullo. Decidente per chi cazzo votare ma lo dovete votare in tutte le parti della scheda. Altrimenti il voto è nullo, non c’è il voto disgiunto, non fatevi inculare!».

Non pare che il nostro abbia effettiva contezza della legge elettorale e del meccanismo di voto. Se c’è una caratteristica del Rosatellum è proprio quella che con la stessa crocetta sulla scheda si vota sia per la parte maggioritaria, che per quella proporzionale.

Dunque, se c’è un’indicazione che potrebbe portare all’annullamento del voto questa è proprio la sua  —“votare in tutte le parti della scheda”. Quali sarebbero queste “parti”? Mistero.

Questo curioso pasticcio paragoniano ci parla però del personaggio. Lui ama prendersela con tutti, ma forse il principale nemico di Gianluigi Paragone è proprio Paragone Gianluigi: il suo pressapochismo e la sua presunzione.