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EMILIA PARANOICA di Giuseppe Russo

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La “Data Valley” italiana avanguardia del Mondo Nuovo

Il famigerato Green Pass, che per un anno ha caratterizzato la vita sociale degli italiani, è rimasto in vigore solo per l’accesso di accompagnatori e visitatori alle strutture sanitarie, oltre che, dato in effetti più inquietante, per le uscite temporanee dei pazienti ricoverati nei reparti di lungodegenza e degli ospiti delle case di riposo, categorie per le quali continua a vigere un obbligo vaccinale di fatto. La vita al tempo della certificazione verde è stata segnata da profondi cambiamenti nelle relazioni sociali: il suo possesso attestava non solo la “affidabilità” del cittadino dal punto di vista sanitario, ma anche e soprattutto da quello “politico”, visto che i cosiddetti “no vax” venivano regolarmente rappresentati come squilibrati, potenziali terroristi, nemici pubblici che prima si nascondevano nelle pieghe della società e potevano essere stanati grazie al progresso tecnologico. Il lasciapassare governativo era presto dilagato anche nell’ambito privato, producendo, oltre all’esito grottesco dei controlli polizieschi alle cene natalizie, la prassi condivisa di “verificarsi” a vicenda in tutti quei contesti in cui ci si trovava a condividere spazi fra “non congiunti”, come l’affitto di un appartamento, un passaggio in macchina, un’occasionale prestazione di lavoro. La filosofia che sta dietro il Green Pass è stata dunque assimilata dalle masse, predisposte a tale processo da anni di comunicazione predittiva e di educazione “social”, ambito nel quale la costruzione di una solida “reputazione” fatta di stelline, pollici e faccine è oggi il principale orizzonte di vita per miliardi di persone. Il 31 dicembre prossimo la tessera verde dovrebbe “andare in pensione”, venendo bandita anche dai presidi sanitari; sembrerebbe il preludio del definitivo trapasso, o quantomeno del coma profondo, eppure diversi segnali portano a credere che il Green Pass andrà solo in letargo. Molti di essi vengono da quell’Emilia paranoica che, dopo aver assaggiato sazietà e disperazione, sembra ardentemente bramare la sua dissoluzione.

A Bologna, città capofila del Mondo Nuovo che verrà, l’assessore alla “agenda digitale e uso civico dei dati” Massimo Bugani, entrato nella giunta del sindaco Lepore in quota Movimento 5 Stelle e poi passato ad Articolo 1 di Roberto Speranza, presentava all’inizio della primavera scorsa il “piano di innovazione digitale” dell’amministrazione comunale, consistente nella realizzazione di uno sportello virtuale per offrire servizi e informazioni in tempo reale sulla viabilità (la città sarà interessata nei prossimi anni dagli invasivi cantieri dela linea tranviaria e del passante autostradale) e, soprattutto, nell’attuazione del progetto “smart citizen wallet”  (“portafogli del cittadino attivo”), strumento attraverso il quale verranno utilizzati al meglio i big data “estratti” dalla cittadinanza bolognese. Scaricando l’apposita app, il cittadino “attivo” darà il consenso ad essere spiato dal comune in diverse attività della vita quotidiana, ricevendone in cambio “premi in via di definizione” nel caso faccia per bene la raccolta differenziata, usi i mezzi di trasporto pubblico, non prenda multe dalla municipale e disponga di una “card cultura” attraverso la quale attestare la partecipazione agli eventi organizzati dalla stessa amministrazione comunale.  Bugani, che aveva già lavorato ad un progetto analogo portato avanti dalla giunta Raggi a Roma, dopo aver precisato che “nessuno sarà costretto a partecipare” e dopo aver paragonato la procedura di accumulo dei crediti “sociali” alla raccolta punti di un supermercato, ha fatto capire in che modo venderanno la cosa alla già obbediente opinione pubblica bolognese, dichiarando a proposito dei cittadini smart: “Vogliamo fargli capire che non sono degli sfigati, ma che i loro comportamenti vengono premiati”.

Il capoluogo emiliano è all’avanguardia nei processi di digitalizzazione sin dagli albori di Internet: nel 1995 fu la prima città italiana ad offrire un indirizzo di posta elettronica gratuito nell’ambito della rete civica “Iperbole”, che negli anni successivi si è ramificata espandendosi nel settore dei servizi al cittadino, in quello della connettività con “Iperbole Wireless” e in quello della partecipazione politica, coinvolgendo una platea di circa settemila bolognesi nella stesura del “bilancio partecipativo” del 2018, oltre che in una serie di iniziative legate alla formulazione di “suggerimenti” per il Piano Urbanistico Generale o promosse dalle amministrazioni dei singoli quartieri. Nel maggio di quest’anno, la città è stata anche teatro del “progetto Pollicino”: scaricando la solita app, si acconsentiva ad essere costantemente localizzati per una settimana allo scopo di registrare (“in maniera anonima”) gli spostamenti quotidiani. Il comune delle Due Torri espone le finalità senza reticenze: “Bologna è la prima città italiana dove verrà condotta la sperimentazione, con l’obiettivo di perfezionare gli strumenti utilizzati, mettere a punto un metodo di indagine e un modello di collaborazione che possano essere replicati in futuro, anche in altre aree territoriali”. Ad allettare gli aspiranti pollicini, i consueti premi messi a disposizione dagli sponsor, ovvero munifiche multinazionali e filantropiche cooperative. A voler essere maliziosi, si potrebbe pensare che sono anni che la megamacchina del comune di Bologna raccoglie big data sui suoi cittadini: la partenza dello “smart citizen wallet” è prevista per un generico “dopo l’estate”, ma tutto il pregresso lascia intendere che il progetto ha solo da venire allo scoperto dopo aver consumato le diverse sperimentazioni nel recente passato. Intanto, il futuristico wallet che si riempie e si svuota  distribuendo premi e castighi a seconda che ci si comporti o meno come stabilito dalla giunta comunale, si è manifestato attraverso la “carta smeraldo”, una tessera (dotata di chip) associata ad ogni contribuente e necessaria per introdurre nei cassonetti “intelligenti” i rifiuti indifferenziati: dopo essere stata gradualmente introdotta prima nel centro cittadino e poi nella periferia, nel prossimo inverno il suo utilizzo arriverà a coinvolgere tutti i quartieri e verrà associato alla definizione di una “tariffa puntuale” per il pagamento della tassa comunale sui rifiuti, il cui importo sarà determinato dalla quantità di immondizia immessa nel cassonetto smart.

Bologna è anche sede del cosiddetto “Tecnopolo”, una sorta di cittadella informatica in fase di allestimento presso il CNR locale con il “supercomputer” battezzato “Leonardo” e il Data center del Centro Meteo Europeo Ecmwf (con l’altro supercomputer “Atos” e i suoi “fratelli”). L’amministrazione regionale così descrive il Tecnopolo, leccandosi i baffi per i cospicui fondi del PNRR che riuscirà a captare: “Un hub europeo dei Big data e del digitale che concentrerà nell’Emilia-Romagna Data Valley oltre l’80% della capacità di supercalcolo nazionale e il 20% di quella europea, con applicazioni pratiche in tutti i settori: transizione ecologica e lotta ai cambiamenti climatici, transizione digitale, sanità, tempi delle città e logistica, imprese e processi produttivi sostenibili, agricoltura”. Scimmiottando dunque la assai più celebre (e meno nebbiosa) Silicon Valley, la regione Emilia-Romagna si candida ad essere la Data Valley italiana. Oltre agli “esperimenti” alla bolognese, in effetti, esperienze simili hanno coinvolto altre città collocate lungo la via Emilia e negli immediati paraggi. A Piacenza, nell’ambito dell’iniziativa “Condominio Cardioprotetto”, è stato incentivato l’uso di una app che permette di monitorare l’incidenza degli arresti cardiaci e la funzionalità dei defibrillatori (“donati” dalla Philips al quartiere San Sepolcro, che ne è stato disseminato). Diversi comuni della provincia di Parma hanno istituito, a partire dal 2019, sistemi “a punti” per la fruizione delle case popolari, con lo scopo dichiarato di arginare i comportamenti “antisociali”. Il principale di essi, Fidenza, ha assegnato a tutti gli inquilini cinquanta punti di “bonus” iniziale attraverso la “Carta dell’assegnatario”: ad ogni violazione dei regolamenti i punti verranno decurtati fino all’azzeramento, che sarà causa di sfratto. Fra le condotte oggetto di sanzione, il consumo di bevande alcoliche negli spazi comuni e l’ospitare in casa persone estranee al nucleo familiare senza l’autorizzazione dell’ente preposto, fatto che porterebbe alla perdita di ben venticinque punti. La partecipazione agli incontri “per imparare a vivere bene insieme”, invece, porterebbe ad acquisire un gruzzolo di punti in più: ci si immagina un’esperienza fra le visioni obbligatorie de La corazzata “Kotiomkin” che si dovevano sorbire Fantozzi e i suoi colleghi e le lezioni di marxismo-leninismo che toccavano in sorte agli operai sovietici dopo dieci ore di stakanovismo coatto in fonderia.  Aguzzando la memoria, in quello che è oramai passato remoto, un significativo precedente si ebbe nel 2016 ad Anzola dell’Emilia, paesone-dormitorio a Ovest di Bologna, dove il sindaco Giampiero Veronesi, esponente del PD, promulgò un’ordinanza in base alla quale sei telecamere avrebbero dovuto presidiare i varchi di accesso dalle 22.30 alle 4 del mattino, con l’obbligo per ristoratori e privati cittadini di fornire al comune gli estremi della targa dell’auto dei loro clienti e ospiti “nottambuli”. Il primo cittadino di Anzola, che ha poi dovuto rimangiarsi tutto a causa delle polemiche politiche, sostenne la sua iniziativa affermando che “quelli che vengono da fuori sono, nella stragrande maggioranza, o clienti delle ragazze oppure ladri“. Le telecamere avrebbero dovuto, con la “scusa” di scovare macchine rubate o prive di assicurazione e di garantire la “sicurezza”, incamerare una grande quantità di dati sugli spostamenti e sulle abitudini di anzolesi e forestieri, vista anche l’apertura nella zona di uno stabilimento della Philip Morris e la conseguente intensificazione del traffico.  I tempi non erano ancora maturi, ma i supercomputer, evidentemente, erano già affamati.

Anzola è anche uno dei venti comuni dell’Emilia-Romagna che hanno promosso l’uso dell’app “EcoAttivi“, che “permette di guadagnare punti attraverso azioni positive, gestisce classifiche e performance, e premia i comportamenti dei cittadini”. Praticamente, i punti si guadagnano avvicinando il telefono agl “Ecostop”, ovvero locandine con QRcode da scannerizzare, in un sistema analogo a quello dei Pokemon Go che funestarono il mondo qualche anno fa. Centrale nel progetto è infatti la gamification, che secondo gli “ecoattivisti” serve “…per coinvolgere gli utenti e diffondere il progetto sui social. In particolare ogni utente vedrà visualizzata la sua performance giornaliera, il suo saldo punti, la sua posizione nella classifica nazionale e comunale”. Altri crediti si possono ottenere facendosi tracciare gli spostamenti e rispondendo a quiz politicamente corretti. I comuni che aderiscono al “Club EcoAttivi” sono quasi 400: si va ben oltre i laschi confini dell’Emilia paranoica. Un centinaio sono in Piemonte: Torino e Biella  le province più “ecoattiviste”. Umbria e Trentino-Alto Adige le sole regioni ancora vergini.

E così, dopo la precoce e sfortunata app “Immuni” e il più efficace ma minaccioso Green Pass, è ora giunto il momento di “EcoAttivi” e del nudging, ovvero il condizionamento delle scelte tramite una “spintarella” (“nudge” in inglese), che in questo caso è rappresentata da una lotteria mensile con in palio bici ed auto elettriche: significativo è che tutte le foto dei vincitori pubblicate sul sito li ritraggono mentre pedalano o guidano indossando una mascherina. La Cina è già qui, e l’Emilia paranoica con la sua Data Valley ne costituisce solo la manifestazione più appariscente. Il futuro delle città è smart: formicai post-umani caratterizzati da un invasivo calvinismo digitale che da un lato premia le “buone condotte” determinate dal Potere, dall’altro castiga ed emargina i non allineati, estraendo incessantemente dalla popolazione quei big data che rappresentano il plusvalore del XXI secolo, e rendendo così oggetto di speculazione finanziaria, oltre che di controllo politico, idee, sentimenti, relazioni, sogni. Siamo molto al di là del Panopticon di Bentham, e a un passo da Caduta libera, uno dei più celebri episodi della serie distopica Black Mirror. Il liberalismo è sul punto di risolversi nell’edificazione di uno Stato Etico digitalizzato in cui le potenzialità di controllo saranno infinitamente superiori a quelle dei totalitarismi novecenteschi e tutte le vite saranno alla mercé di governi e corporation, che sono già ora una cosa sola. In questa desolata provincia dell’Impero, è a Bologna che comincia il Mondo Nuovo, e non si fermerà di certo a Eboli.

Fonte: avanti.it

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