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UN NUOVO FRONTE NEL CONFLITTO IN UCRAINA di Filippo Delle Piane

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*Nella foto sopra il segretario di Stato USA, Blinken, l’altra sera in un bar di Kiev dopo aver incontrato Zelensky.

L’ultima volta che eravamo tornati sul conflitto in corso in Ucraina avevamo salutato positivamente la conquista da parte russa di Avdiivka. Le cose hanno subito un lento ma graduale cambiamento da metà febbraio, complice anche alcuni problemi interni alla Nato stessa, e i Russi hanno saputo sfruttare il momento positivo riuscendo a conquistare, nella zona del Donetsk, la città di Ocheretyne che si trova poco a nord di Avdiivka e riuscendo ad ottenere uno sfondamento tattico delle linee ucraine in questo settore aprendo, allo stesso tempo, il saliente che si è venuto a creare. Più a sud i russi stanno facendo notevoli passi avanti nella zona di Krasnohorivka e ne controllano ora il 40%. Lo sforzo in questa zona è da inquadrare sempre nel tentativo di spingere il più in là possibile la linea di contatto dalla città di Donetsk.

Più a nord la zona antistante Bakhmut è teatro di importanti scontri per il controllo di Chasiv Yar. In precedenti articoli avevo sottolineato la differenza altimetrica di questa città che sovrasta l’area circostante e soprattutto Kostjantynivka (80000 ab. prima della guerra) che è uno snodo importantissimo nella regione del Donbass. Insomma, dopo Chasiv Yar vi sono 3 potenziali obiettivi russi in ordine per difficoltà: Kostjantynivka, Kramatorsk e Slov’’jans’k. Spingere in questa zona vorrebbe dire confermare l’idea che l’obbiettivo militare russo è anzitutto la piena occupazione dei due oblast (Donetsk e Lugansk).

Le difficoltà da parte ucraina sono molte, sia a livello di uomini sia a livello di munizionamento. I fondi sbloccati dal Congresso americano arrivano molto in ritardo e, nel frattempo, gli altri stati europei hanno cercato di sopperire alle mancanze americane: parecchi paesi hanno donato le proprie intere batterie di artiglieria, cercato sul mercato internazionale per conto di Kiev munizionamento e si è continuato a parlare della possibilità di rispedire indietro uomini ucraini in età militare che si erano rifugiati all’inizio dell’operazione militare speciale in altre zone d’Europa. La nuova legge per la mobilitazione, che ha avuto molte controversie nella stessa Ucraina, apre enormemente la forbice degli arruolabili e diminuisce sensibilmente le esenzioni.

I Russi sono ben a conoscenza di queste difficoltà e sanno anche che la loro produzione avrà un picco entro la fine dell’anno. La differenza che Mosca fa fra risorse e riserve è centrale da questo punto di vista; le prime sono armamenti lasciati in stato di degrado per moltissimo tempo e che vengono oggi riattivati alla bene e meglio e/o vengono cannibalizzati per fungere da pezzi di ricambio. Le riserve, invece, sono parzialmente secretate e tenute il meglio possibile poiché esse rappresentano la difesa strategica del territorio russo e devono essere utilizzate con assoluta intelligenza. Fino a qui sarebbe tutto chiaro; le cose sul mare non vanno bene per Mosca, come già due mesi fa, e gli attacchi in profondità nel territorio ucraino sono sintomo di difficoltà oggettiva da parte di Kiev e quindi, di conseguenza, il tentativo di portare la guerra nel territorio russo. Proprio quest’ultimo argomento forse può, più di tutti, spiegarci l’anomalia degli ultimi giorni ovvero la riapertura di quel fronte che, dal 2022 e dalla precipitosa ritirata russa, era uscito sostanzialmente dalle cronache: stiamo parlando cioè dell’oblast di Kharkiv.

I russi hanno infatti aperto un nuovo fronte. Per ora si parla di pochi chilometri al confine, in moltissimi punti non si è nemmeno toccata la linea difensiva ucraina nella zona. Due teste di ponte sono state approntate dai Russi e la città di Volchansk, dalle dimensioni modeste, è il problema ucraino principale in questo momento; secondo fonti del Consiglio regionale di Kharkiv ( o Kharkov che si voglia) Mosca la starebbe circondando. Che questa regione sia stata bersagliata fortemente dai bombardamenti russi in questi mesi è cosa nota; sono state colpite a più riprese centrali elettriche e la stessa città di Kharkiv è rimasta al buio più volte per più giorni nelle battute finali di questo inverno (essendo la 2° città del paese significa che, a tratti, circa 600000 persone sono rimaste senza gas e luce).

Ma quali sono le vere motivazioni per portare avanti un attacco di questo tipo, in questo momento, ed in questa zona del fronte? A riguardo ci sono più interpretazioni, a partire dalle più improbabili ad invece quelle più credibili e razionali.

La prima è l’idea che l’attacco sia in realtà diretto verso Kharkiv e le operazioni al momento in corso siano solo un aspetto secondario all’interno di un quadro più generale. Tuttavia non torna l’utilizzo di così “pochi” uomini: 50000, secondo le stime delle intelligence occidentali, non sono sufficienti per una città che ha un’estensione considerevole. Non solo, il capo del consiglio di sicurezza ucraino, Oleksandr Lytvynenko, ha dichiarato di non vedere al momento un rischio concreto di assalto a Kharkiv.

Una seconda ipotesi è la creazione di una zona di cuscinetto, dato che Belgorod è stata più volte bersagliata dai droni ucraini ed è stata soggetta ad attacchi terroristici dei cosiddetti partigiani russi che, in realtà, non sono altro che le truppe della legione “Free Russia” che combatte per Kiev. Questa operazione consentirebbe di allontanare definitivamente questo pericolo, impedendo così ulteriori sortite che spesso hanno messo in imbarazzo Mosca. Se ne era già parlato in svariate occasioni e una tale operazione permetterebbe di avvicinare la linea di fuoco a Kharkiv già presa di mira dai bombardamenti russi nelle ultime settimane.

Un terzo scenario potrebbe essere un attacco diversivo con i Russi che spererebbero di forzare gli Ucraini a spostare truppe dal Donbass ed altre parti del fronte. Tuttavia, vi è la conferma che le truppe spostate fino ad adesso arrivano dall’ormai silente fronte di Kherson che, dopo la caduta della testa di ponte ucraina, è ormai poco strategico.

Una variabile di quest’ultimo scenario è un attacco verso Kupiansk, città vicina al fronte ma ben protetta dal fiume Oskil. Un settore di cui abbiamo già parlato in precedenza, soprattutto quando gli Ucraini segnalavano con preoccupazione l’affluire di truppe russe nella zona. La continua pressione russa su Volchansk potrebbe essere un indicatore di una mossa di questo tipo.

La verità è che al momento le intenzioni non si conoscono e l’attacco è riuscito perlomeno sotto il punto di vista della sorpresa. Gli Ucraini sono in difficoltà al momento e le difese nella zona, seppur esistano, vengono adesso considerate insufficienti. È notizia di ieri che Zelensky avrebbe silurato il responsabile militare dell’oblast di Kharkiv quando fino al dicembre del 2023 aveva lodato le difese di questo settore ritenendole inespugnabili.

Staremo insomma a vedere i prossimi passaggi, coscienti che questo può essere un momento decisivo della guerra in un quadro di estrema difficoltà da parte ucraina e che i Russi, nell’arco di una settimana, hanno preso 200 km2 di terreno (il dato è importante alla luce dei soli 500 che Mosca è riuscita a conquistare in 5 mesi).

CAMBI IN RUSSIA AL VERTICE

È notizia recente il rimescolamento dei ruoli ai vertici della difesa russa: Putin ha chiesto, ed ottenuto, la sostituzione del ministro della difesa Shoigu con il vice premier Andrej Belousov. È stato, poi, licenziato Nikolai Patrushev dalla carica di segretario del Consiglio di Sicurezza russo e sostituito dallo stesso Shoigu. Patrushev è stato nominato, infine, segretario di Putin stesso. Tali cambiamenti non sono cosa rara al Cremlino che ne ha visti molti in epoca zarista e sovietica. Vanno tuttavia segnalate alcune cose: anzitutto il ritorno annunciato del Generale Armageddon Surovikin dall’Africa, un dettaglio non secondario dato che egli era stato accusato di essere stato fin troppo morbido nei confronti della Wagner e Prigozhin. Secondariamente che la coppia Gerasimov-Shoigu, molto potente, potrebbe essere stata investita dalla causa per corruzione che si sta delineando all’interno del ministero della difesa russo ma non ne abbiamo conferma. Infine, è interessante la scelta di un uomo come Belousov. Egli non è un militare e questo è già di per sé una novità. Come sottolinea il giornalista Luigi De Biase su Twitter (X): “ Se Putin avesse scelto un generale per rimpiazzare Shoigu alla Difesa, oppure un veterano di questa guerra, allora il segnale sarebbe evidente: le cose in Ucraina non vanno come al Cremlino vorrebbero, per questo cercano un nuovo approccio dal punto di vista militare. Ma quel posto lo ha affidato a un esperto di economia, a un profondo conoscitore del sistema produttivo russo, a un convinto sostenitore della presenza statale nel mercato. Il che, forse, significa che per Putin una parte significativa del conflitto la Russia dovrà combatterla proprio sulla terra di mezzo fra l’apparato industriale e quello difensivo. In ogni caso anche Andreij Belousov è in un certo senso un soldato. E’ un soldato di Putin, un suo fedele collaboratore già dall’inizio degli anni Duemila. Non si può escludere, anche se per adesso si tratta soltanto di ipotesi, che Putin, con la nomina di Belousov, voglia portare ancora di più sotto il suo diretto controllo il ministero della Difesa e le operazioni di guerra in Ucraina”.

LE INNOVAZIONI MILITARI

Giusto due parole sull’argomento per segnalare due fatti non secondari; anzitutto i Russi hanno utilizzato per la prima volta a marzo, durante la pulizia di un piccolo villaggio, dei piccoli robot da combattimento. La sperimentazione va avanti ed anche spedita, sappiamo d’altronde dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale a Gaza da parte d’Israele ed è evidente che tutto il settore sia in grande sviluppo.

Una seconda grande novità sono i cosiddetti “carri tartaruga” russi, ovvero carri armati appositamente modificati per poter resistere a più attacchi da parte dei droni. Hanno una forma molto grande, ricordano i primi cingolati della Grande Guerra, e vengono utilizzati come arieti per poter fare spazio agli altri mezzi ed alla truppa. Questo è solo l’esito finale di una guerra che, seppur faccia dell’elemento umano un cardine, è molto centrata sui droni ed ha portato anche gli israeliani ad installare griglie di protezione sulle torrette dei loro carri Merkava. I Russi erano stati inizialmente scherniti per questa scelta ma si è rivelato un modo molto intelligente per affrontare l’insidia dei droni che, comunque, rimane una delle cause primarie di problemi psicologici nelle fila di entrambi gli eserciti.

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