SPIRITUALISMO, RAGIONE E STORIA di Moreno Pasquinelli

«Vano è il desiderio di prevalere sugli uomini della perdizione prima del giorno della vendetta. (…) Occorre separarsi dai malvagi e attendere scenda su di loro il giudizio di Dio». [1]
Incipit
«Ciò che chiamiamo REALTA’ è una sfera senza centro che si espande e contrae all’infinito. Cioè pulsa in ampiezza e frequenza. Ogni singolo atomo di questa REALTÀ è in contatto potenziale con ogni altro singolo atomo. L’UNO è nel TUTTO, il TUTTO è nell’UNO. Ermete Trismegisto lo sapeva bene e lo insegnava a Chi era pronto a capire. Era il Tempo dei Sumeri, dei Babilonesi e dei Fenici che (forse) godevano di conoscenze fornite da Intelligenze Galattiche da precedenti Civiltà Terrestri».
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Questa pillola di saggezza viene da che uno che si sarebbe definito un “intellettuale antagonista”, spiegata non in camera caritatis ma divulgata di recente in un canale Telegram. È uno tra noi, che rifiuta l’ordine di cose presente, che ha combattuto l’Operazione Covid-19, che fa politica e anzi milita in un partito che si proclama “anti-sistema”.
Davanti a simili affermazioni c’è chi fa spallucce considerandole fantasticherie irrazionali prive di valore. Una simile spocchia è un grave errore politico perché quella affermazione è il sintomo di un fenomeno, che d’ora in avanti chiameremo neo-spiritualismo, che mentre permea e attraversa la società occidentale ad ogni latitudine, va accrescendo le sue dimensioni di massa, concorre a formare quello che potrebbe essere definito, di contro al pensiero tecno-scientifico dominante, un contro-senso-comune. Con questo fenomeno, volenti o nolenti, siamo tenuti a fare i conti.
[Quando occupammo le prime linee nella sacrosanta rivolta di massa contro l’Operazione Covid-19 nel 2020-22 ci rendemmo conto che la lunga opera di bonifica posta in essere dai dominanti, mentre aveva quasi del tutto sterminato i germi rivoluzionari, aveva concimato il terreno al fenomeno dei neo-spiritualismi, che erano anzi egemoni in quel movimento popolare. Due le conseguenze con cui a fatica dovemmo fare i conti: un’ostinata teoria cospirativa della storia e del mondo e il disprezzo per la Politica, sentita come nemica, come pratica truffaldina, peggio ancora, come inutile. Di qui quello che definimmo come “fughismo”, la tendenza, passata la buriana, a svignarsela, a cercare riparo in luoghi appartati e incontaminati]
Che giudizio dare della marea neo-spirituale? Come qualificare il fenomeno della rinascita del bisogno di fede? Quali le sue origini? Ordinario sincretismo New Age o qualcos’altro? Perché e attraverso quali canali simili credenze teosofiche hanno ottenuto una dimensione di massa? Come mai certe concezioni, anche sotto forma di radicali teorie cospirazioniste, fanno presa nei movimenti sociali di protesta? Davvero questi “complottismi” sono tutti figli adottivi del QAnonismo made in U.S.A.?
Proveremo a dare delle risposte non senza ricordare un aneddoto che riguarda uno dei più grandi scienziati d’ogni tempo, Isaac Newton. Nel 1936 il noto economista J.M. Keynes acquistò delle casse contenenti manoscritti dello scienziato. Ne venne fuori un Newton che mentre esponeva la sua visione meccanicistica dell’universo si dedicava a meticolosi studi esoterici, alchemici e occultistici, studi che Newton tenne segreti per non compromettere la sua reputazione scientifica. Una volta messe le mani su quei manoscritti Keynes ebbe modo di definire Newton “l’ultimo dei maghi”.
Non il primo né l’ultimo per la verità se osserviamo ciò che accade con la tecno-scienza, contrassegnata dal sodalizio tra Intelligenza Artificiale Generativa e biologia di sintesi.
Inversione ad u
Da che mondo è mondo nelle fasi di svolta di civiltà, quando le vecchie certezze traballano, si hanno effetti dirompenti sulle relazioni ed i conflitti sociali, sulla psicologia delle masse, sull’immaginario collettivo. In queste fasi l’incertezza esistenziale alimenta un’opposta domanda di stabilità; lo spaesamento uno speculare bisogno di radicamento; lo sbandamento l’urgenza di una guida salvifica; l’insignificanza la domanda di senso; la miseria della vita nel mondo la necessità di fuggirne.
Quando la storia si imbatte in simili svolte di civiltà, tanto più se il trapasso tra il prima e l’addiveniente è convulso, lo Spirito del tempo appare come tramortito, in uno stato di disorientamento. Parliamo della condizione che oggi attanaglia la “società della tecnica”, quindi l’umanità stessa, spiazzata, anzi smarrita, dal balzo di tigre tecnologico. Lo Spirito del tempo sembra così sdoppiarsi in due figure: da una parte il furore progressista delle élite dei tecno-entusiasti che invocano l’avvento di quello che abbiamo denominato CyberCapitalismo; all’opposto una sempre più pervasiva consapevolezza che andare avanti significa andare peggio, di qui un diffuso sentimento di rigetto del “progresso”, visioni escatologiche che maledicono il mondo perché governato da forze sataniche.
In queste circostanze non risulta facile trovare la capacità di “trovare l’alba dentro l’imbrunire”, di individuare la via e le forze per combattere le potenze che guidano il mondo — sventurati coloro che tuttavia si cullano nell’illusione che si possa “mettere vino nuovo in otri vecchi”. È necessaria, non ci stanchiamo di ripeterlo, una lotta ideologica e politica su due fronti, certo anzitutto contro le forze cybercapitalistiche nemiche, ma pure contro quelle neo-spirituali. Questa “terza via” l’abbiamo abbozzata, è quella dell’Umanesimo, Rivoluzionario e Conservatore. Sappiamo bene di avere davanti a noi una lunga e faticosa marcia poiché, se il nemico è forte — un sistema sociale crolla solo quando esaurisce la sua forza propulsiva — il popolo, la cui Sollevazione Politica è la sola leva per costruire una società a misura d’uomo, non è mai stato in uno stato tanto profondo di soggezione e alienazione che i neo-spirituali, allo stesso modo di coloro che si dissetano bevendo acqua salata, non solo non scalfiscono, ma finiscono per accentuare.
Antiche quanto l’uomo sono le idee sull’al di là, quelle sull’esistenza di spiriti e divinità, sulla natura sacra di luoghi in cui queste entità si manifestano, di qui le molteplici pratiche per ingraziarsele. Discutibile quindi accettare l’idea storico-materialistica dello storico delle religioni Ambrogio Donini secondo cui «l’idea di spirito e il dualismo anima-corpo non interviene che in un momento ulteriore dell’evoluzione della società, come riflesso dello sdoppiamento che si è prodotto nel modo di vivere degli uomini». [2] Prima le mitologie poi le religioni hanno assimilato e disciplinato queste ancestrali credenze, portandole fino a noi. Le potenti forze sociali e ideali del moderno progresso immaginarono l’emancipazione come estirpazione dei mitologismi e financo delle credenze religiose. Invece miti e fedi religiose hanno resistito all’assalto ed anzi conoscono, sotto mentite e opposte spoglie, un grande revival.
Il tentativo dei moderni di saziare l’anelito di trascendenza e di sacro offrendo in cambio gli spiccioli di una concezione rigorosamente razionalistica del mondo, è fallito perché l’essere umano ha una connaturata tensione ad innalzarsi oltre il puro contingente sussistere, la irriducibile speranza che la vita non sia un’insuperabile ed esistenzialistico “esserci per la morte”. I razionalismi hanno tutti fallito perché hanno confuso la causa con gli effetti; hanno immaginato di liquidare l’insita spinta alla trascendenza pigliandosela con le figure storico-sociali ierocratiche che ne erano solo una rappresentazione sociale; considerando le credenze religiose superstiziose forme d’ignoranza, se non tranelli clericali. Aveva invece ragione Blaise Pascal affermando che “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”, che la logica razionalistica non ci aiuta a capire perché mai gli umani decidano e agiscano in base a motivazioni spirituali, emozionali e sentimentali.
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L’analogia con l’ultima grande svolta epocale in Occidente può aiutarci ad individuare la grande differenza con quella attuale. Il passaggio dal Medio Evo alla Modernità fu segnato dalla vittoria dell’Illuminismo, dall’idea del dominio assoluto della ragione di contro all’oscurantismo religioso e non solo. L’Occidente, che già nel ‘900 non si riconosceva più nella cieca fede nella Ragione umana, inclusa la sua suprema variante marxista, smaltita la sbornia per la Politica come praxis onnicomprensiva, sta compiendo un’inversione ad u, riscopre e si aggrappa a vecchie e nuove forme di soprannaturalismo, profetismi messianici e inverosimili utopismi e distopismi. Più la ”Età della Tecnica” brucia le tappe e straccia ogni record incrementale, più cresce il dissenso che la contrasta.
Ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi lascerebbe di stucco tutti i grandi pensatori della modernità, su tutti il tormentato Max Weber che sulla scia degli illuministi e dei suoi eredi positivisti considerò definitivo il disincantamento del mondo, inesorabile il tramonto delle concezioni magiche e religiose a causa della ineluttabile razionalizzazione e tecnicizzazione della società moderna. Siamo invece al cospetto di un disincantamento del disincantamento, a quella che definiamo inversione ad u, al congedo dalla dittatura del vecchio razionalismo borghese — posto che non solo il fenomeno del neo-spiritualismo ma pure il demone del fanatismo tecno-scientifico, dietro allo strato esterno dello scientismo, metamorfosato in probabilismo quantistico, nasconde il nocciolo del soprannaturalismo — vedi le interpretazioni esoteriche del fenomeno dell’entanglement quantistico che spiegherebbe eventicome la telepatia e confermerebbe l’idea panpsichista secondo cui l’universo avrebbe un’anima spirituale (non ci riferiamo solo al fisico Federico Faggin ed alla sua esperienza mistica dell’Uno).
Creatura a due teste
La crisi della moderna civiltà capitalistica ha dato alla luce una creatura a due teste che mentre si azzannano come acerrimi nemici si alimentano a vicenda.
Ci occuperemo più avanti della seconda testa neo-spirituale, caratterizzata da un’ansiogena ricerca del sacro e del divino, dalla fede in un’anti-scienza esoterica ed in concezioni misteriche e cospirazioniste della storia.
La prima testa è quella da cui fuoriesce l’ideologia prediletta dall’élite capitalistica, essa prende appunto le forme dell’idolatria della scienza e del feticismo della tecnica. Sotto le vesti dell’iper-razionalismo null’altro che un topos mitologico ovvero, poiché Dio è morto da tempo, la nuova fede sostitutiva nella Scienza che fa miracoli.
Molto abbiamo scritto sul demone del fanatismo tecno-scientifico apparso decenni addietro in quello che è oramai considerato il tempio profano del capitalismo globale, la Silicon Valley. La Grande Narrazione ideologica cybercapitalista, spacciate le diavolerie tecnologiche come portentosi elisir di lunga e nuova vita, ha guadagnato un’egemonia intellettuale e sociale indiscussa e dispone, nella guerra (non dichiarata) alla vecchia umanità, di truppe agguerrite inquadrate in un vero e proprio Esercito della Salvezza.
Ideologicamente agghindata con la chimera di un futuro perfetto fatto di prodigi tecnologici e veri e propri miracoli scientifici spacciato come nuova Età dell’Oro, avanza con stivali delle sette leghe una nuova terrificante era. Avanza abbeverandosi al Sacro Graal della cyber-scienza, con le manipolazioni genetiche e neurali, con ibridazioni per creare androidi superumani. È il CyberCapitalismo, l’Eden in cui l’umano sarà subordinato al macchinico, il biologico al silicico, il sensibile all’insensibile, il reale al metaverso, il politico all’algoritmico. A dirigere l’orchestra un Grande Fratello governato da algoritmi performanti di cui l’attuale capitalismo della bio-sorveglianza e solo l’anticamera, una weberiana Gabbia di Acciaio spinta alla sua massima efficienza, una società-Panopticon, Hobbes non ce ne voglia, uno spietato TecnoLeviatano.
Possiamo spiegarci il trionfo dell’ideologia tecno-scientifica soltanto se comprendiamo che non si tratta di un tardivo prolungamento del vecchio razionalismo moderno ma di una sua metastasi; se cogliamo il suo titanismo cosmista che non disdegna affatto ma anzi si fa strada facendo leva, certo mistificandole, sulle umane dimensioni mitiche ed emozionali, trasfigurandole per affermare il suo profetismo transumanistico; solo se riconosciamo questo sotteso carattere teurgico; solo, dunque, se consideriamo che lo stupro del vivente via maniacali manipolazioni tanto amate dai novelli apprendisti stregoni ,non è che una forma laicizzata delle pratiche rituali, iniziatiche ed esoteriche, con cui in antichi tempi si invocava la divinità per ottenere in dono facoltà sovrumane — ultima conferma della schmittiana secolarizzazione della teologia. E non si confonda questa Nuova Grande Narrazione (il pensiero post-moderno è morto col nuovo millennio) come un doppione delle religioni confessionali; essa non chiede penitenze e preghiere ma propone un esaltante vitalismo edonistico; non promette infatti ricompense e beatitudine nell’al di là bensì nell’al di qua del futuro prossimo; non postula l’abbandono al fato o alla Provvidenza, ma chiede di ingozzarsi di nietzschiana Volontà di Potenza per aprire il varco all’avvento dell’Oltreuomo.
C’è chi ritiene iperbolica questa analogia tra magia e cyber-scienza: lasciamolo alla metafisica fede nel progresso, alle ingenue idee sulla neutralità della tecnica, quindi all’idea fasulla che la scienza sia la forma suprema di sapere. Il fatto è che questa distopica Nuova Grande Narrazione (la distopia è pur sempre una forma di utopia), dileguando i confini tra scienza e magia, tra storia e mito, tra razionale e irrazionale, tra principio di realtà e chimere messianiche, sgocciola verso il basso colonizzando e corrompendo il mondo.
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Occupiamoci quindi di ciò che esce dalla seconda testa, ciò che viene bollato e squalificato dai posseduti dalla tecno-volontà di potenza della prima testa, a seconda dei casi, come neo-primitivismo, negazionismo, tecno-fobia, neo-luddismo alla Theodore Kaczynski (Unabomber).
Non sono le tradizionali forme religiose a rialzare la testa in Occidente, che sono anzi incapaci di incontrare la nuova domanda di spiritualità e trascendenza. I cristianesimi e le chiese, se si fa eccezione per alcune sette apocalittiche nordamericane, sembra abbiano esaurito, dopo quella propulsiva, anche quella inerziale, andando in pezzi davanti all’offensiva pur disgiunta delle forze cybercapitaliste e neo-spiritualiste. Vale anche per la Chiesa Cattolica a cui stanno venendo meno le proverbiali mimetiche capacità di entrare in simbiosi con le forze secolari di volta in volta dominanti — ciò vale sia per le sue componenti moderniste (che ancora s’illudono di raggiungere un accomodamento con l’élite dei tecno-esaltati), che per quelle tradizionaliste che nel loro furore reazionario considerano ogni progresso come prodotto satanico. Sembra dunque abbia avuto torto il filosofo cattolico tradizionalista Augusto Del Noce: si tratta del tramonto e non di una fuggevole eclissi.
Non dimentichiamo le ragioni per cui ci occupiamo del fenomeno del neo-spiritualismo. La prima è che simili credenze, piantate solide radici in Occidente, contribuiscono a formare un ubiquitario contro-senso-comune, conformando modi di pensare e veri e propri stili di vita; la seconda è che anche a causa dell’ostracismo dichiarato dalla nomenclatura intellettuale e politica dominante, l’ecosistema neo-spirituale si considera di riflesso avversario del sistema sociale e politico esistente; la terza, come già accennato, è che molti dei modi di vedere e delle pratiche neo-spirituali hanno profondamente impregnato e impregneranno i movimenti sociali di protesta.
Due le teste ma medesimo il fondo mitologico oracolare e, anzitutto, unico il pregiudizio anti-umanistico e sociopatico che anima entrambi: una radicale sfiducia nell’essere umano, che sarebbe un essere mancante, un “legno storto”, di qui il corpo come camicia di forza che la mente e lo spirito dovrebbero trasmutare e soggiogare. Medesima diagnosi ma opposte sono le terapie. I tecno-esaltati, partendo da una concezione ultra-cartesiana, postulano il “potenziamento” macchinico dell’uomo; i neo-spirituali, muovendo da una speculare ed equivoca visione idealistica, cercano intimi percorsi di purificazione, anelano un “potenziamento” spirituale trasformando l’uomo in una creatura celeste in unione con la divinità (quale che sia). Modelli diversi di un mortificante cilicio.
Genesi e evoluzione
Secondo alcune indagini esistono in Occidente migliaia di sette delle più diverse specie: mistico-iniziatiche, teosofiche, neo-pagane, esoterico-profetiche, spiritiste, cospirazioniste, occultiste, millenariste, financo sataniste. Impossibile catalogarle tutte e/o trattarle singolarmente. Hanno un’origine? Una comune radice? Quale eventualmente?
Nonostante la loro eterogeneità, queste sette hanno una genesi comune, hanno le proprie radici nello gnosticismo; un potente movimento mistico, mistico-esoterico dei primi secoli della nostra era che fece tremare sin dalle fondamenta il nascente cristianesimo. Impossibile qui un esame accurato. [3] Ci sia permessa una digressione per tratteggiarne i suoi caratteri essenziali.
Cosmogonia e Teologia: la Gnosis esaspera il dualismo tra spirito e materia, tra anima e corpo. Esisterebbero due mondi, quello di puro spirito, extra terreno, e quello mondano materiale, considerato Regno del Male. Quest’ultimo, così come l’intero universo, non è quindi stato concepito dal “vero Dio” ma da un Demiurgo inferiore e malvagio (che corrispondeva per molti gnostici a Yahweh, il Dio dell’Antico Testamento), che avrebbe creato il mondo per incatenare le anime degli uomini. Lo gnosticismo radicale giunge a considerare non reale il mondo materiale, poiché solo quello spirituale avrebbe assoluta realtà. [4]
Gnoseologia e Epistemologia: i greci avevano tre modi per significare “conoscenza”: episteme, sophia e, appunto, Gnosis. A differenza dell’episteme la Gnosis è però conoscenza superiore, esoterica, che non si ottiene grazie ad indagini scientifiche o logico-filosofiche, bensì a rivelazioni soprannaturali. Solo alcuni iniziati possono ricevere in dono questa verticale illuminazione divina, rivelando agli adepti la vera natura e gli scopi diabolici che il Demiurgo nasconde e dissumula.
Soteriologia: la Gnosis concepisce la salvezza dell’anima grazie alla conoscenza misterica dei segreti dell’universo e del divino, con l’esercizio di peculiari pratiche teurgiche e magico-simboliche; non servono dunque né la fede, né la preghiera devozionale e le buone opere. La Gnosis è perciò una dottrina della salvezza individuale tramite la conoscenza di ciò che è occulto, e grazie alla separazione dal mondo materiale fonte di follia, dolore, malattie e morte.
Antropologia: la Gnosis, radicalizzando il dualismo platonico, e anticipando il Manicheismo, sostiene che l’uomo ha due opposte e inconciliabili nature, da una parte un’anima spirituale divina, dall’altra un corpo materiale che la imprigiona. L’anima dell’uomo può innalzarsi tornando così ad unirsi alla divinità, ma per farlo essa deve uscire dalla prigione corporea e staccarsi dal mondo.
Morale: la Gnosis posto il disprezzo del mondo materiale, chiede di separarsene con pratiche e regole di condotta segnate da estremo rigorismo e ascetismo morale; la repulsa del corpo implica poi rinuncia dei bisogni materiali. Sul piano sociale la conseguenza è un inflessibile distacco dalla società secolare, il ripudio della politica. [5]
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Duemila anni non passano invano. Non stiamo sostenendo che tra l’antico gnosticismo ed i neo-spiritualismi contemporanei ci sia piena equipollenza, stiamo dicendo che l’eco-sistema neo-spirituale, trova sì nutrimento in questa crisi di civiltà, ma deve il suo armamentario concettuale al saccheggio dei tesori dello gnosticismo.[6]
Molti odierni neo-spirituali sono gnostici inconsapevoli, e il loro comune cospirazionismo non è altro che una forma di gnosticismo secolarizzata.
Quali sono infatti, nonostante l’eterogeneità, le idee-forza comuni a quasi tutto l’eco-sistema neo-spirituale? Fondamentalmente cinque: (a) un dualismo metafisico di qui l’eterna lotta tra le forze del bene e quelle del male; (b) l’uomo, dimora di questa lotta, è un essere costitutivamente segnato dal male; (c) il mondo è governato da forze sataniche che mentre dissimulano i loro veri scopi, cospirano contro le forze del bene e le infiltrano per meglio annientarle; (d) solo ristrette minoranze di risvegliati comprendono come vanno le cose, quali vere forze guidano il mondo; (d) per quanto concerne la linea di condotta si deve evitare ogni contaminazione, tenersi separati dalla massa, rifuggire dalla Politica, trovare riparo in rifugi intimistici o confraternite comunitarie.
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Il pervasivo fenomeno del cospirazionismo politico (più noto qui da noi come “complottismo”), forma ingenua e popolare di gnosticismo Born in U.S.A. (vedi il bubbone reazionario di QAnon), si è venuto diffondendo negli ultimi decenni grazie agli spazi lasciati vuoti dal tramonto del razionalismo moderno, dalla catastrofe intellettuale, culturale, ideale e morale dell’Occidente. Il bambino della Ragione viene gettato via con l’acqua sporca del razionalismo illuminista e positivista. Col pretesto che la conoscenza vera sia intuitiva e/o di natura esoterica, nel cesso vengono gettati i diversi saperi scientifici orgoglio dell’umanità e della sua avanzata, alla malora gli studi rigorosi e scientifici nei vari campi, l’hegeliana “fatica del concetto”. I saperi non esoterici e/o iniziatici sono condannati come falsi, come fuffa e truffa dell’élite. I cospirazionisti immaginano di essere feroci nemici delle élite, ma se essi sono il nemico, si capisce che l’élite può dormire su sette guanciali.
Come si può battere un nemico tanto potente come il CyberCapitalismo incombente senza capirne le complesse e contraddittorie dinamiche? Come si può pensare di fermare le forze sociali transumaniste facendo esorcismi e riti apotropaici? Senza considerare categorie come struttura sociale, rapporti e modo di produzione, valore e plusvalore, mercato, denaro, la lotta tra le classi sociali, alienazione, sfruttamento, istituzioni statuali, funzione delle ideologie e della cultura? Come si può pensare di battere il nemico se non si possiede un’alternativa positiva visione del mondo e di come dev’essere la società futura? Se non si dispone di una potente forza politica e si esclude di conquistare il potere che solo può consentire di costruire una nuova società? Come si può seriamente lottare se non si ha fiducia nel popolo e nell’essere umano? Se si fa affidamento ai poteri taumaturgici dei supereroi e imperatori? Se non si contrastano disfattismo e nichilismo? Se non si considera più possibile una rivoluzione emancipatrice ed anzi si condannano le grandi rivoluzioni della storia moderna non come epici momenti della lotta degli oppressi per la libertà ma addirittura intrighi del demonio o complotti giudeo-bolscevichi?
Abbiamo già vissuto, contro il comune nemico al potere, momenti di lotta unitaria con gruppi e amici neo-spirituali e convinti cospirazionisti. Continueremo, se fosse necessario, a farlo, ma mentre lo faremo, con tenacia e perspicacia, non cesseremo di contrastare idee e pratiche sbagliate. Ne va della possibilità di far crescere l’attuale antagonismo in consapevolezza politica e forza. Si diceva una volta: unità e critica, linea di massa. E noi affermiamo: viva la spiritualità che è, a dispetto dei materialisti volgari, un potente fattore rivoluzionario ed emancipativo, a condizione non diventi spiritismo compulsivo, fuga da mondo, integralismo anti-politico. La nostra spiritualità è umanistica ed il suo primo comandamento venne scolpito dal latino Publio Terenzio Afro: “Sono un essere umano, niente di ciò che è umano mi è estraneo”.
Ps. Spesso si cade nell’errore di far confluire i tanti rivoli neo-spirituali nel grande fiume della New Age. In verità la New Age, con la sua spiritualità irenica, gioiosa, solidaristica e progressista, ce la siamo da tempo lasciata alle spalle, rimpiazzato dalla tenebrosa e individualistica Next Age. Il passaggio dall’una all’altra è un altro segno dei tempi. Se ne potrà trattare in altra occasione.
Note
[1] Dalla Regola della comunità essenica di Qumran, in Paolo Sacchi Regola della Comunità, Paideia 2006
[2] Ambrogio Donini, Breve storia delle religioni, Newton 1991
[3] Hans Jonas, Lo Gnosticismo, Società Editrice Internazionale, 1991.
A cura di: J. Doresse, K. Rudolph, H.-Ch. Puech, Gnosticismo e manicheismo, Laterza 1988
La Gnosi, Kurt Rudolph, Paideia Editrice 2000
Paolo Riberi, Il Serpente e la Croce, duemila anni di gnosi: dai vangeli apocrifi ei catari, da Faust ai supereroi, Lindau 2021
[4] Ci si chiede se si possa parlare di “escatologia gnostica”. No, poiché la Gnosis non contempla alcuna fine dei tempi, non chiede ai suoi adepti di attendere un divino giudizio universale. La cosmogonia dualistica giunge alle sue estreme conseguenze considerando il mondo luogo di eterna la lotta tra bene e male.
[5] Condividiamo l’opinione degli studiosi più prestigiosi della Gnosis secondo i quali le accuse di libertinaggio e di pratiche sessuali dissolute che sarebbero state seguite da alcuni gnostici siano poco probabili, leggende diffamatorie diffuse da alcuni ambienti cristiani allo scopo di contrastare la diffusione del movimento gnostico.
[6] Per dirla tutta, la Gnosis ha inciso la sua impronta sul pensiero occidentale tutto, nei campi della filosofia, dell’antropologia, della psicologia, della politica.

Articolo come al solito molto interessante sia dal punto di vista dell’analisi storica sia da quello dell’analisi politica.
Per quanto riguarda la tentazione di abbandonarsi al “fughismo”… Bhe, devo ammettere che in certi momenti ce l’ho avuta e continuo ad averla anche io: l’obiettivo ambizioso di costruire una ALTERNATIVA PIÙ GIUSTA al sistema imperialista-liberista non sembra nei programmi delle potenze internazionali che al momento sono in contrapposizione con il blocco euro-atlantista, (La dimostrazione pratica sta nel fatto che nella recente riunione della SCO, neanche MEZZA PAROLA è stata pronunciata sulla situazione in Palestina e sui crimini compiuti dai sionisti.) quindi tutto diventa molto più difficile. Il senso di impotenza tende a prevalere senza un punto di riferimento “forte” a livello internazionale.
Francesco F.
Manduria (Ta)
Articolo veramente interessante e illuminante, che aiuta a creare vino nuovo, ma pur sempre fatto di uva e non di additivi chimici, da inserire in otri nuovi, ma non solo virtuali.
Grazie.