IN DIFESA DELLO SPIRITUALISMO di Andrea Panzetti*
Volentieri pubblichiamo questa critica al recente intervento di Moreno Pasquinelli SPIRITUALISMO, RAGIONE E STORIA.
Vorrei riportare qui qualche commento all’approfondito articolo di Moreno Pasquinelli “SPIRITUALISMO, RAGIONE E STORIA”. L’articolo mi è apparso frutto di un lavoro molto approfondito, meditato e certamente non facile. L’argomento affrontato è di estrema attualità ed importanza: si affronta il tema della spiritualità nell’epoca presente e sono grato a Moreno per averlo proposto. Dopo aver evidenziato che l’afflato spirituale dell’essere umano non è comprimibile nemmeno nella nostra epoca, nemmeno facendo seguito a Illuminismo, Positivismo e Marxismo, l’articolo si impernia sulla descrizione di quello che l’autore ritiene un Giano Bifronte: da una parte il cybercapitalismo e dall’altra quello che Moreno chiama il neo-spiritualismo. Ciò su cui si concentra in particolar modo l’articolo è proprio il neo-spiritualismo in quanto, mentre il cybercapitalismo, almeno teoricamente, è noto per la sua pericolosità nell’ambiente “antagonista”, quello che ha combattuto l’operazione Covid-19 per intenderci, il neo- spiritualismo, è largamente diffuso proprio “dalle nostre parti”. La tesi sostenuta nell’articolo è che tale pratica sia altrettanto nociva per un movimento di trasformazione radicale della società, quanto il pervasivo cybercapitalismo. Se ben capisco quanto intende Moreno, in particolare il neo-spiritualismo farebbe mancare in chi lo pratica la prospettiva umanistica di fiducia nell’essere umano, nella sua ragione, per affidarsi a un “salvatore” che non verrà mai, rinunciando così ad ogni sforzo comunitario di intervento sulla società.
Il neo-spiritualismo, pur nella variegata galassia che lo costituisce, avrebbe una matrice comune nello Gnosticismo, di cui Moreno riassume la visione (dicotmia fra bene e male, corpo come male e spirito come bene, un demiurgo malvagio ha creato il mondo, pochi risvegliati comprendono e guidano il mondo…). Da questa visione discenderebbero alcuni specifici atteggiamenti:
- Sfiducia aprioristica nella scienza o scienza piegata a visioni messianiche (viene citato l’esempio di Faggin che dall’entanglement quantistico farebbe discendere l’idea panpsichista dell’anima spirituale dell’universo).
- Complottismo (ad es. “un pugno di malvagi domina il mondo”) e dietrologia (ad es. “siamo stati creati da esseri extraterrestri”).
- Attesa messianica di un salvatore (ad es. Q-anon)
Condivido senz’altro che una sorta di spiritualità “prêt-à-porter”, in quanto consente una facile fuga dalla realtà o quanto meno dalle proprie responsabilità nei confronti della propria vita e della vita della società, è nemica di una vera trasformazione sociale. Certamente diventa facile deresponsabilizzarsi e finire per rifugiarsi nel proprio angolino (dorato o angoscioso che sia).
Vorrei però riconsiderare alcuni aspetti della spiritualità che mi pare non siano stati presi in considerazione nell’articolo, specificando che, in ogni caso, nell’articolo di Moreno non si è mai percepita una mancanza di rispetto nei confronti di un atteggiamento spirituale.
La mia tesi di fondo, che cercherò poi di sviluppare brevemente, è che proprio la ricerca spirituale è il cardine fondamentale su cui può poggiare una profonda mutazione (rivoluzionaria) della società. In altre parole senza una profonda consapevolezza della dimensione spirituale dell’essere umano, che non è solo materia e la cui esistenza non è racchiusa fra nascita e morte non si potrà sfuggire alla società tecnocratica.
In particolare vorrei toccare i seguenti punti:
- Gnosticismo per i “ricchi” e Materialismo per i “poveri”.
- Lo sguardo della scienza oltre il meccanicismo.
- Oltre una storia e una scienza monopolio dei dominanti.
- La spiritualità insopprimibile ci traghetterà in avanti.
Gnosticismo per i “ricchi” e Meccanicismo per i “poveri”
La visione Gnostica mi sembra più coerente con i gruppi di potere che portano avanti il Cybercapitalismo, che non con i “neo-spirituali”. Un’idea che ho ritrovato anche nelle parole di Armando Savini, o in Giovanni Angelo Cianti. Se penso ad esempio all’atteggiamento mentale dei davosiani del Great Reset vedo proprio l’atteggiamento di una setta di iniziati che decidono di porre un freno alla mandria divoratrice umana. Una mandria creata stupida e priva di anima pronta a devastare il mondo. Ecco necessariamente l’avvento di una élite illuminata, che intervenendo grazie alla sua sapienza tecnologica, pone un freno allo sviluppo caotico e incontrollato della mandria e prepara un mondo bello e silenzioso, adatto al dominio e alla vita spirituale di pochi. In quelli che Pasquinelli definisce i neo-spirituali invece non vedo così netta questa dicotomia fra bene e male, né vedo il concetto di una élite illuminata che rimedia ai danni del Demiurgo e nemmeno vedo un rifiuto così diffuso e aprioristico della materialità o della scienza. Piuttosto vedo un procedere in ordine sparso alla ricerca di un senso per la vita e per il mondo e di una spiegazione per la malvagità che è apparsa in tutta la sua potenza durante l’operazione Covid. Sono invece d’accordo con Moreno quando dice che la funzione delle antiche religioni, cattolica compresa, sembra in via di esaurimento.
Tra gli “opportuni” interventi che l’élite davosiana mette in atto per il controllo della mandria mi sembra di poter annoverare senz’altro il dare in pasto a quest’ultima una visione meccanicistica del mondo. In questa prospettiva l’essere umano è una macchina. In quanto tale va alimentato, manutenuto e possibilmente migliorato come si potrebbe fare con qualsiasi oggetto tecnologico.
Da queste annotazioni faccio discendere una prima coppia di considerazioni:
- Chi ha la consapevolezza di un uomo dotato di anima e di spirito è immune dal concepirsi e quindi dal farsi trattare come una macchina. Niente microchip nel cervello o nel sangue.
- L’idea di una élite malvagia che vorrebbe dominare il mondo non è frutto delle allucinazioni neo-spiritualiste. Basta pensare a un gruppo di persone che ha una visione gnostica e si ritiene in diritto di dominare l’umanità per “correggere il tiro” con qualsiasi mezzo ed ecco servito un campione distillato di élite malvagia.
Lo sguardo della scienza oltre il meccanicismo
La scienza propalata dai davosiani con ogni mezzo e su ogni media è una scienza meccanicistica. Il trionfo di questa visione meccanicistica sta nella scienza medica. Un esempio lampante sta nell’idea del vaccino e supremamente nel supposto meccanismo d’azione di quello a m-rna per la Sars-Cov-2. Un meccanismo d’azione che viene spiegato per filo e per segno con qualcosa che, semplificando brutalmente, potrebbe essere: “Porto un m-rna modificato nella cellula e la costringo a creare anticorpi per la Sars così poi quando il virus arriva essi sono già pronti e intervengono”. Ecco l’uomo come macchina in una concatenazione di cause ed effetti ineludibili. Eppure la fisica quantistica ha ormai più di un secolo. Quindi è davvero da molti decenni che si sa (o si dovrebbe sapere) che la concatenazione di cause ed effetti vale solo nell’ambito macroscopico in cui i fenomeni possono essere considerati deterministici.
Lo sguardo oltre il meccanicismo è quindi un’altra formidabile arma contro l’ideologia sottesa al cybercapitalismo. Necessariamente si entra in un campo dove molto è da scoprire e molto sarà ancora da sbagliare, eppure su questa strada, procedendo in modo rigoroso, si potrà approdare ad un ampliamento incredibile dell’idea di uomo e di mondo. Non si può bollare ogni tentativo in questa direzione come voglia di scappare e di illudersi. L’uomo torna sempre al suo bisogno di spiritualità dice Moreno all’inizio del suo articolo: io aggiungo che se vi torna sempre non necessariamente sarà per necessità di sopportare una realtà e una conoscenza che lo schiaccia, ma potrebbe essere per quella parte di sé che vuole essere scoperta e che non accetta di essere dimenticata.
Cito due riflessioni famose del padre della quantistica Max Planck.
“Tutta la materia ha origine ed esiste solo in virtù di una forza che fa vibrare le particelle atomiche e tiene insieme quel minuscolo sistema solare che è l’atomo. Dobbiamo presumere che dietro questa forza esista una mente conscia e intelligente. Questa mente è la matrice di tutta la materia”.
“Io considero la coscienza come fondamentale, e la materia un derivato della coscienza. Non possiamo andare oltre la coscienza. Tutto ciò di cui discorriamo, tutto ciò che noi consideriamo come esistente, richiede una coscienza”.
Nella stessa linea si pone anche Federico Faggin, citato da Moreno. Mi preme qui sottolineare che, pur essendo il più noto libro di Faggin “Irriducibile” un libro divulgativo, alle spalle si trova una ricerca rigorosa durata anni condotta da un super-tecnico (abituato al rigore della ricerca e a fare i conti con la realtà), quale Faggin indiscutibilmente è. Si trova inoltre una pubblicazione scientifica (Hard Problem and Free Will: An Information-Theoretical Approach) alla cui elaborazione ha partecipato un importante fisico italiano Giacomo Mauro D’Ariano, professore di fisica teorica all’Università di Pavia. Ho fatto questa annotazione per sottolineare che il legame fra fisica e ciò che è ritenuto esoterico non è sempre frutto di scorciatoie di comodo.
- Questo percorso che porta la scienza a indagare sullo spirito con il suo metodo rigoroso va necessariamente seguito per scalzare dalle fondamenta l’idea meccanicistica dell’uomo, l’idea per la quale anche emozioni e pensieri sarebbero frutto di una macchina deterministica, per quanto complessa.
Oltre una storia e una scienza monopolio dei dominanti
La ricerca universitaria in ogni campo è stata fortemente falsata dal meccanismo del finanziamento privato. Nessuna università che non sia allineata può sostenersi, così come nessun ricercatore che non sia allineato può fare carriera. Ecco allora che i temi più sensibili sono presidiati in modo ferreo e non può passare una virgola che non sia allineata. I temi più sensibili sono quelli attraverso i quali l’élite occidentale, di cui abbiamo già parlato, esercita il suo controllo, innanzitutto psicologico, sulle masse (la mandria, utilizzando un termine caro a Cianti). Abbiamo quindi temi scientifici come il cambiamento climatico (=> Agenda 2030), la vaccinazione (=> controllo dei corpi), la selezione naturale neo-darwiniana come meccanismo dell’evoluzione (=> giustificazione della prevalenza della competizione sulla collaborazione fra gli esseri umani, di cui parla diffusamente Enzo Pennetta in “L’ultimo uomo. Malthus, Darwin, Huxley e l’invenzione dell’antropologia capitalista”); abbiamo poi temi storici, come l’incredibile vuoto storico fra i cosiddetti uomini primitivi (anche qui il darwinismo fa i suoi danni) e le prime civiltà mesopotamiche (ci sono state altre civiltà di cui non si deve sapere nulla?), oppure certe rivoluzioni o certi regimi ampiamente finanziati dalle banche sioniste, a cui accenna anche Moreno nel suo articolo. Si tratta di argomenti delicati in cui nulla è ineccepibile o tinteggiabile solo in bianco o in nero. Ciò che però credo ci avverta del fatto che nessuno degli argomenti di questo tipo è derubricabile a pura fantasia complottista è proprio l’estrema resistenza che il sistema culturale gestito dai dominanti oppone a che si possano affrontare serenamente questi argomenti, discutendone e lasciando infine che emergano evidenze a favore di una tesi o dell’altra e che nel frattempo ciascuno si faccia la propria idea e si comporti di conseguenza. Il senso di questo paragrafo è quello di segnalare che le tendenze “complottiste” che si attribuiscono ai neo-spiritualisti potrebbero esprimere invece una notevole forza rivoluzionaria, contribuendo a demolire la narrazione con cui potere ci incanta. Certamente si avrà a che fare anche con chi sostiene che la terra sia piatta, ma anche qui, così come dicevo prima a proposito del tentativo di creare un legame fra fisica e spiritualità, non si può demolire in toto il tentativo.
- Se non ci si scosta dal solco della ortodossia, opportunamente pilotata, si rimane privi di una bella fetta di forza rivoluzionaria.
La spiritualità insopprimibile ci traghetterà in avanti
Come già accennavo l’insopprimibile afflato spirituale dell’uomo potrebbe essere semplicemente una reazione all’angoscia della propria finitezza. Potrebbe però essere anche altro, come io credo: il richiamo di una parte superiore, immateriale dell’uomo che vuole essere ritrovata. Vuole essere ritrovata, ma ora non potrà più essere vissuta nel modo istintivo delle epoche passate: dovrà essere ritrovata con gli strumenti intellettuali e il rigore odierni. Ci sono domande fondamentali alle quali bisognerà trovare una risposta rigorosa. Ad esempio: “il cervello secerne il pensiero come il fegato la bile”? (Pierre Cabanis, 1802, Rapports du physique et du moral de l’homme).
Questo ritorno alle realtà sottili tramite l’uso affilato del pensiero scientifico sarà un ritorno in cui l’ultraterreno potrà essere vissuto con un livello di consapevolezza impossibile in passato.
- Solo questo pensiero ci potrà salvare dalla prova del fuoco del Transumanesimo rivelandone la profonda menzogna deterministica.
Con l’acquisizione di questa nuova consapevolezza anche le strutture politiche e sociali dovranno necessariamente evolvere.
- La democrazia sul modello novecentesco non potrà rivivere dal suo attuale stato di zombie nelle stesse forme di mezzo secolo fa: come potremo immaginare queste nuove forme se gettiamo via tutta questa riscoperta spirituale per quanto spesso embrionale e immatura?
* militante della sezione Giacinto Auriti di Bergamo del FRONTE del DISSSENSO

GRAZIE ANDREA
Per aver espresso così chisroe bene una serie di considerazioni che anche io condivido e supporto.
In effetti è una questione abbastanza controversa e dibattuta:
“neo-spiritualismo”, come “new-age”, sembrerebbero descrivere movimenti religiosi implicitamente sbagliati per non rifarsi alla “tradizione”, come se a sua volta quest’ultima sarebbe depositaria di una definizione univoca di spiritualità.
A me sembra che l’unica tradizione religiosa ancora vitale, che continua ad essere motivo d’ispirazione attraverso i millenni, fino ai giorni nostri, sia quella buddista, e forse non è un caso che sia anche l’unica che non si precipita a riempire l’angoscia di vuoto di significato dell’esistenza con un dio o una divinità.
Se la meditazione è l’arte di stare con quello che c’è, la preghiera è la pratica di sognare ciò che si vorrebbe, un dispositivo culturale che predispone a crederea soluzioni salvifiche, per esempio i vaccini by big pharma, e secondo il principio di autorità.
Il buddismo è l’unica tradizione nata da un uomo che aveva perso dio e ogni senso dei valori, ma che attraversando il vuoto di quella angoscia ha trovato se stesso e la propria essenza divina.
Questa realizzazione viene definita illuminazione, una fioritura della coscienza che continua a donare nei secoli adorabili saggi ribelli.
https://www.youtube.com/watch?v=Z4qrBmKTnFY
https://www.youtube.com/watch?v=RsuxPC8CIRo