TORNARE A FARE POLITICA* di Fronte del Dissenso
Sotto un paragrafo delle Tesi Per Un Umanesimo Rivoluzionario, approvate dalla II. Assemblea nazionale del FRONTE del DISSENSO svoltasi a Chianciano Terne nei giorni 29-30 marzo 2025
– Il CyberCapitalismo può assumere diverse forme ma una è la sua cifra essenziale, l’affidamento di quello che considera progresso alle potenze della tecnica, circoscrivendo in uno spazio residuale e subordinato l’intervento umano. In questo mondo macchinico non c’è quindi posto per la Politica, se per Politica non intendiamo mera amministrazione calcolistica dell’esistente ma attività spirituale e pratica che ha come oggetto il giusto ordine politico ovvero il migliore ordine sociale. Caratteristica essenziale del
CyberCapitalismo è infatti la totale de-politicizzazione della società. In questo senso esso opera un campo già arato da mezzo secolo di globalizzazione neoliberista e di Pensiero Postmoderno che hanno fatto diventare senso comune la fine di visioni sistematiche, la fine della verità, la fine della storia, la fine della rivoluzione. Il risultato velenoso è la credenza che tutto sia deciso ex ante dalle forze economiche e che la Politica, se non è addirittura inutile, sarebbe condannata ad intervenire solo ex post, a protezione della autonomia e della supremazia della sfera economica e del mercato. La meticolosa e ostinata opera di spoliticizzazione dei cittadini li ha da tempo trasformati in sudditi, e se hai sudditi non hai vita democratica ma solo la sua parvenza. Il processo di spoliticizzazione ha già superato la soglia oltre la quale la stessa Polis ha cessato di esistere lasciando il posto ad una smisurata e insensata atomizzazione.
– Ogni opposizione sociale prende vita con una negazione, col rifiuto dell’ordine sociale vigente. Oggi non esiste ancora un’opposizione consapevole, all’altezza dei tempi, che cioè possa contrastare l’avvento del CyberCapitalismo. Ciò accade per due ragioni principali: il nuovo incipiente ordine si nasconde dietro il vecchio morente e non ha già preso definitiva forma, d’altra parte la velocità dei processi di mutazione della realtà sociale produce un paralizzante effetto di spaesamento che sfocia nell’indifferenza politica se non in un’egoistica insensibilità davanti alle infamie sociali. Le forze oppositive che hanno intuito il pericolo, sono deboli e confusionarie; figlie della destra e della sinistra moderne, pur in forme diverse, si attestano su posizioni di resistenza, di nostalgico rimpianto per un passato che non può tornare. C’è infine chi ha imboccato la via della fuga spiritualista dal mondo, comunitarista o individualista che sia. Va immaginata e costruita ex novo un’opposizione umanistica, nella consapevolezza che essa non può crescere e vincere se non diventa politica, forte di una coerente visione del mondo che sia effettuale programma di trasformazione sociale. Questa nuova opposizione non vedrà luce se non matureranno favorevoli condizioni materiali e spirituali, tra queste è preliminare che avvenga un grande ritorno della necessità della Politica, una vera e propria ri-politicizzazione di massa. Quali forme specifiche assumerà l’auspicato processo di ri-politicizzazione di massa non possiamo saperlo, certo è che se questa necessità non diventa possibilità, il CyberCapitalismo avrà vinto. Ciò di cui siamo incrollabilmente certi, come afferma il nostro Manifesto è che «gli esseri umani, se posti davanti alla scelta tra schiavitù e libertà, tra menzogna e verità, tra la morte e la vita, sempre sceglieranno la libertà, la verità e la vita». La metafora della “rana bollita” è solo una ninnananna per narcotizzare i popoli e giustificare l’apatia politica.
– Compito della nostra organizzazione è quello di contribuire in maniera creativa al processo di ripoliticizzazione, nella consapevolezza che gli stessi educatori debbono essere educati, poiché agli educatori per primi è chiesto il sacrificio di una grande maturità spirituale e intellettuale. Dobbiamo essere una scuola di auto-formazione ed educazione politica. Fino a quando non spirerà il vento di un grande ritorno della Politica, fino a quando nella società prevarranno qualunquismo e individualismo, saremo destinati a marciare controcorrente come esigua minoranza. Servono tenacia e intelligenza. Sappiamo che non c’è alcuna corrispondenza tra i processi di ri- politicizzazione e la crescita della conflittualità sociale, né ogni conflitto crea un ambiente favorevole alla nostra opera di educazione politica all’insegna di una visione umanistica. Non disperderemo energie andando incontro ad ogni istanza contestativa. Le forze vanno utilizzate con oculatezza, gettate nella mischia ove vi sia una potenziale ma autentica capacità d’ascolto, ove s’intravedono concrete possibilità di agire come lievito, così da potere tentare di dare alla contestazione compiuta forma politica. Non c’è futuro per i movimenti di opposizione se gli umani che ne fanno parte non prendono piena coscienza della grande e spietata battaglia che li aspetta, se non accettano di trasformarsi, da sudditi arrabbiati in cittadini consapevoli, da attivisti improvvisati in militanti rivoluzionari.
– Tutti i differenti tentativi di ottenere un ordine politico-sociale giusto sulla base del sistema capitalistico sono stati sconfitti. Ciò è dipeso dal fatto che esso è animato da un demone che può vivere solo in un ambiente fondato sull’egoismo, sull’individualismo proprietario, sulla competizione, sulla sopraffazione. Un demone a cui sono estranei i valori della bontà, della pietas, della fratellanza, dell’eguaglianza, della verace libertà. Il suo motto è infatti Homo homini lupus. Un sistema che fa del successo materiale, della ricchezza e della sua trasformazione in denaro, quindi della capacità di ottenerne il massimo la più grande delle virtù. E da dove viene la ricchezza? Essa non cade dal cielo come la manna ma proviene da due sole fonti: la natura e il lavoro umano, che il Capitale deve saccheggiare e sfruttare affinché gli procuri il massimo guadagno, la più alta valorizzazione. La madre di tutte le utopie, la più ingenua, è quella di pensare che possa diventare giusto ciò che è ingiusto per natura.
– Siamo partiti dal fatto storico mondiale che il sistema capitalistico vive una crisi esistenziale e che da questa crisi sta venendo alla luce il CyberCapitalismo — per l’esattezza diversi CyberCapitalismi. È molto probabile che essi entreranno in conflitto tra loro, ciò offrirà finestre di opportunità alle forze oppositive che andranno utilizzate senza esitazione. Non sappiamo se ciò che sta nascendo sia destinato, col tempo, a diventare un sistema sociale nuovo di zecca, diverso dalle forme di capitalismo conosciute. Ciò che sappiamo è che, varcata una certa soglia, gli accrescimenti quantitativi producono inevitabilmente mutamenti qualitativi. Quale che sia l’approdo finale dei cambiamenti in atto, ciò di cui siamo sicuri è che dalle sue embrionali fattezze il CyberCapitalismo è più ingiusto, più dispotico, più alienante, più disumano di ciò che lo precede. Non vengono quindi meno le ragioni per opporvisi, a fortiori quelle per cambiare strada, per costruire un sistema sociale alternativo.
