INCHIESTA SULL’IDEOLOGIA DEL TRANSUMANESIMO di Moreno Pasquinelli
“E’ ora di domandarsi se un corpo da bipedi respiranti con una visione binoculare e un cervello da 1400cc sia una forma biologica adeguata”. (Manfred E. Clynes, Nathan S.Kline)
“Il salto tecnologico basato sull’interazione tra genetica, nanotecnologie e robotica, consentirà già dal 2030 individui ibridi che trascenderanno le nostre radici biologiche”. (Ray Kurzweil)
“Tutto questo richiede che la vita subisca un ultimo aggiornamento a Vita 3.0, che può progettare non solo il proprio software ma anche il proprio hardware. In altre parole, Vita 3.0 è padrona del proprio destino, finalmente del tutto libera dai vincoli dell’evoluzione”. (Max Tegmark)
“I postumani saranno liberi da malattie, dall’invecchiamento, dall’ineluttabilità della morte”. (Max More)
“Certo che le macchine possono pensare; noi possiamo pensare e siamo macchine di carne”. (Marvin Minsky)
“Gli umani devono diventare cyborg se vogliono rimanere rilevanti in un futuro dominato dall’intelligenza artificiale”. (Elon Musk)
“Se vogliamo vivere in paradiso, dovremo progettarlo da soli. Se vogliamo la vita eterna, allora dovremo riscrivere il nostro codice genetico pieno di bug e diventare come un Dio”. (David Pearce)
“Il futuro è così luminoso che devo indossare occhiali da sole” (Elon Musk)
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IL FRONTE IDEOLOGICO
Tra le peculiari qualità che lo distinguono, l’essere umano è un animale ideologico. È attraverso l’ideologia, (che qui usiamo come sinonimo di visione del mondo) che l’uomo da un senso alla sua vita ed alle sue pene, che placa la sua costitutiva irrequietezza. In ciò sta un aspetto di un’essenza incarnata nella sua propria esistenza. Non c’è quindi, tra essenza ed esistenza, un prima e un dopo, esse sbocciano al mondo storico congiuntamente. Per essere più precisi l’uomo è un animale teleologico; proprio perché impigliato nella trama del reale oggettivo, egli ha una connaturata spinta alla trascendenza, ove l’atto del trascendere è slancio verso l’altrove. Trascendere è quindi porsi uno scopo, un fine che sta per oltrepassamento del presente attuale. Quando diciamo che teoria e prassi debbono procedere assieme, stiamo altrimenti sostenendo che non c’è creazione di senso senza produzione e proposizione di scopi.
Così come nessun sistema sociale può durare a lungo senza una convincente ed egemonica giustificazione ideologica, nessuna rivoluzione sociale può giungere ad attuazione se dapprima non è avvenuta una rivoluzione nel pensiero; se cioè non ha preso forma, rispetto a quella dominante una contro-potenza spirituale, una diversa e convincente visione ideologica del mondo. Può sperare di cambiare il mondo solo chi possiede una propria visione del mondo. Consideriamo esatta l’affermazione di Marx
«Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. (…) Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante e dunque sono le idee del suo dominio»; [1]
Da questa stessa premessa Marx, indubbiamente influenzato dal clima culturale positivistico del suo tempo, ricavò il concetto che per sua stessa natura nessuna ideologia avrebbe valore o validità universalistica, valore e validità che spetterebbero solo alla scienza.
Quale che sia lo statuto che si vuole attribuire all’ideologia è necessario aggiungere che uno dei fattori principali che contraddistinguono un’epoca di rivoluzione sociale si manifesta quando la “potenza materiale dominante” non riesce più ad esercitare il ruolo di “potenza spirituale dominante”.
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Ma qual è oggigiorno l’ideologia dominante o, per dirla con Marx, quali sono le idee che esprimono idealmente i rapporti materiali dominanti “presi come idee”?
Per rispondere a questa domanda è necessario fare un passo indietro, al periodo ideologico che, almeno in Occidente, ci stiamo lasciando alle spalle. Esso è stato segnato dall’egemonia del pensiero postmodernista, ovvero un’ideologia che si camuffava come anti-ideologica. Il profeta suo malgrado di questa sciagura, eravamo sul finire degli anni ’70 del secolo scorso, fu Jean-François Lyotard. [2] Per il nostro la “condizione postmoderna” sarebbe stata caratterizzata dalla fine di tutte le “grandi narrazioni” (ideologie) che avevano segnato la storia moderna dell’Occidente, quella marxista in primis; una scomparsa che avrebbe lasciato campo aperto ad un’epoca di nichilismo (straccione aggiungiamo) caratterizzata dalla perdita di senso e di punti di riferimento ideali, dal rifiuto di valori e modelli universalmente validi, dall’avanzata di un individualismo eudomonistico ed effimero, da un immanentismo cieco sprofondato nella presentità. Lyotard aveva visto giusto solo in parte. Mentre deperiranno le “grandi narrazioni” fondate su ideali palingenetici e/o rivoluzionari, quella di vecchio conio liberale, proprio grazie all’ecosistema culturale impregnato dal postmodernismo, conoscerà invece un momentaneo revival nella forma distintiva del neoliberismo globalista. Reaganismo e thatcherismo daranno forma politica al neoliberismo globalista ma la sua forza ideologica venne dal suo agghindarsi come concezione universalistica finalmente ritrovata.
La catastrofica implosione dell’URSS, che trascinò nel baratro del distopismo totalitario l’ideale comunista, fece quindi considerare che la vittoria dell’ordine neoliberale a guida americana fosse irrevocabile, che la storia fosse addirittura giunta al suo capolinea. [3] Idea illusoria che sarà definitivamente spazzata via, assieme ad altri fattori, dalla grande crisi finanziaria ed economica cosiddetta dei “subprime” esplosa alla fine del 2008 — nel capitalismo moderno ogni crisi generale viene annunciata da un crollo finanziario. Un evento spartiacque che contribuì a chiudere il lungo ciclo precedente, segnato dall’indiscussa egemonia neoliberale in Occidente e dell’Occidente Collettivo a livello mondiale. L’ultimo ma significativo colpo di coda del pensiero storico postmodernista fu, terminati conflitti per cause ideologiche o di classe, la scoperta che “Lo scontro di civiltà dominerà la politica mondiale. Le linee di faglia tra le civiltà saranno le linee sulle quali si consumeranno le battaglie del futuro”. [4]
Il fracasso economico che tramortì l‘Occidente Collettivo produsse diversi effetti sistemici, politici e culturali. Per lo scopo che qui ci proponiamo dobbiamo sorvolare su quelli a scala geopolitica, per prenderne in considerazione i due che qui ci interessano: l’avvento di un ulteriore stadio del sistema economico capitalistico, e la nuova ideologia politica deputata a giustificare e legittimare il sistema incombente. All’hardware del sistema nascente, di cui la digitalizzazione dispiegata è il software, abbiamo dato il nome di CyberCapitalismo, [5] mentre il Transumanesimo è la sua la nuova ideologia, ovvero il suo soft power.
Una nota a margine. Il capitalismo sembra per sua stessa natura condannato ad oscillare tra due tendenze opposte e correlate, una lo spinge al crollo apocalittico, l’altra alla palingenesi. Il capitalismo che come l’Araba Fenice può rinascere solo grazie al fuoco che lo consuma; esso ha bisogno di crisi generali per rinnovarsi e riprendere slancio con più energia di prima.
IL BALZO DI TIGRE
CyberCapitalismo è il nome che abbiamo dato al nuovo stadio del sistema capitalistico.
«La Quarta Rivoluzione Industriale (digitalizzazione dispiegata, intelligenza artificiale, internet delle cose) scatena forze potenti destinate a riplasmare in tempi brevi l’intero sistema sociale. Questi i suoi tratti fondamentali: (1) Tutte le sfere della vita sono messe a valore — il profitto, proprio grazie alle nuove tecnologie digitali che consentono di monitorare, scandagliare e conoscere i movimenti ed i bisogni degli umani, viene estratto anche da ogni aspetto della loro vita; (2) in forza della potenza di calcolo degli algoritmi le aziende possono compiere un’analisi predittiva dei mercati, così da prevedere e addirittura determinare ex antela domanda, programmando l’offerta così da ridurre al minimo, sia lo scarto tra input e output, sia il grado di incertezza dell’investimento — è una forma capitalistica della tanto vituperata “pianificazione”; (3) con l’automazione di ultima generazione — Robotic Process Automation, machine learnings technologies, internet of things, algorithm engineering, high frequency trading, ecc. — avremo due effetti principali: la trasformazione degli umani in “robot di carne” per cui non saranno più gli uomini ad usare macchine intelligenti bensì queste ultime ad usare gli umani; centinaia di milioni di posti di lavoro verranno cancellati e intere professioni scompariranno; (4) prevarranno rapporti sociali di produzione di tipo neo-feudale ove i salariati saranno come nuovi servi della gleba obbligati a fornire alle aziende lavoro gratuito nella forma di una tangente sul proprio reddito — uberizzazione del rapporto di lavoro, (5) avremo la dominanza del modello di Gig economy, basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, con la fine di rapporti di lavoro stabili difesi da garanzie contrattuali; (6) grazie alla digitalizzazione la sfera finanziaria conserverà nel CyberCapitalismo un posto centrale, potrebbe anzi accrescerlo vista la tendenza all’abolizione del contante, alla eliminazione del monopolio statale dell’emissione monetaria e alla creazione di cripto valute private; (7) dietro alla scorza progressista la “Quarta Rivoluzione Industriale” nasconde una vera e propria controrivoluzione sul piano politico. Sul solco tracciato dalle disposizioni repressive succedute all’11 settembre e grazie all’uso massivo delle tecnologie informatiche, saranno potenziate infrastrutture senzienti e intrusivi dispositivi d’identificazione biometrica, per mezzo dei quali gli umani sono spiati, monitorati in ogni loro movimento, sorvegliati. (8) Terrore sanitario, vaccinazione di massa, “green pass” con Qr-code, sono mezzi propedeutici in vista di questa trasformazione; 9) La neo-confuciana Cina sta un passo avanti sulla via del Leviatano e indica la via per istituire un compiuto sistema di segregazione sociale o apartheid disciplinare». [6]
La micidiale alleanza tra le due forze emerse come vincenti dal caos della modernità, CyberCapitalismo e TecnoScienza, sta sottoponendo l’umanità alla più devastante distruzione creatrice che si si mai vista, gettandola in una un’epoca di enormi trasformazioni sociali.
«C’è sempre stata una “corrispondenza di amorosi sensi” tra il capitale e la scienza. L’avanzata inarrestabile del capitalismo non sarebbe stata possibile se esso non avesse snaturato la scienza mettendola quindi al suo servizio. Abbiamo così avuto i grandi balzi in avanti delle rivoluzioni industriali. L’ultima, la “Quarta”, risulta dall’incontro della cibernetica (la scienza applicata che si prefigge di realizzare macchine in grado di simulare la mente umana) con le biotecnologie (le tecniche atte a modificare le attività e le strutture genetiche e le menti degli esseri viventi). La Quarta Rivoluzione Industriale funge da anticamera del CyberCapitalismo. Per velocità, profondità e ampiezza, essa supererà tutte e tre le precedenti messe assieme. Si sta spalancando la porta sull’abisso del Grande Reset: la definitiva subordinazione dell’organico all’inorganico, del biologico al sintetico, del naturale all’artificiale. (…) Sta avvenendo sotto i nostri occhi un vero e proprio cambio di civiltà che muterà da cima a fondo modi di vivere, lavorare, amare e pensare; cambio che rischia di diventare un vero e proprio salto di specie, che minaccia la stessa natura dell’essere umano, qualificata dal pensiero, dal libero arbitro, dal sentimento morale, dalla socievolezza, dalla pietas verso chi soffre, dal rifiuto delle ingiustizie, della tirannia, della menzogna». [7]
La velocità con cui questa Grande Trasformazione si va compiendo è spiazzante, mai come ora il pensiero critico ha arrancato per tenergli testa, altrettanta fatica fa ad indicare come poter scampare e superare la tempesta.
«Posto che l’avvento del CyberCapitalismo sarà travagliato, foriero di imprevisti, di pericoli come pure di opportunità rivoluzionarie: chi e come quindi potrà fermarlo prima che sia troppo tardi? Per rispondere a queste domande occorre premettere due essenziali considerazioni. In primo luogo nessuna illusione che esso ci consegnerà bell’e pronto il soggetto antagonista, portatore per sua stessa natura di un sistema alternativo. Ciò che vedrà luce saranno forze sociali aurorali, informi, antagoniste solo potenzialmente, che quindi andranno aiutate a diventare esecutive. In secondo luogo occorre persuadersi che il CyberCapitalismo è sì un fenomeno sociale-materiale con le sue contraddizioni interne ma, appunto, ideologico; va quindi combattuto sul piano ideologico per poter costruire e plasmare quella forza sociale e politica che sola potrà aggredirlo su quello reale-materiale colpendolo nei suoi punti deboli. Di contro ai Padroni Universali e alla loro ideologia Transumanista, opponiamo un’altra concezione dell’uomo, un’antitetica visione del mondo e della società. La madre di tutte le battaglie va condotta sul piano ideale, intellettuale e simbolico, senza tralasciare la sfera personale e spirituale. Non si sconfiggono idee sbagliate se non con idee giuste, non si esce dalla gabbia d’acciaio del CyberCapitalismo se non afferrando l’arma della verità». [8]
LA NUOVA GRANDE NARRAZIONE
«In senso più ampio, il transumano costituisce uno stadio di transizione intermedio fra l’uomo attuale e una nuova specie oltre l’uomo. E transumanista è chi sostiene la ricerca in questa direzione appoggiandosi principalmente alle scoperte scientifiche e alla tecnologia». [9]
Hegel sosteneva che la storia non è mera successione empirica e insensata di fatti, che alle loro spalle opera sempre uno Zeitgeist, che ogni epoca avrebbe quindi un soverchiante e produttore Spirito del tempo. Qual è, semmai si decidesse di seguire Hegel, l’attuale Zeitgeist? È appunto l’ideologia del Transumanesimo, non quello delle origini, ma la forma che su quelle lontane radici si è venuto configurando negli ultimi due decenni. Esso, dopo avere conquistato le menti dei tecno-miliardari ha colonizzato quelle delle moltitudini. A ben vedere il Transumanesimo ha compiuto un vero e proprio parricidio; cresciuto nell’habitat culturale del postmodernismo, raccolta l’eredità nichilista, ha seppellito l’idea della fine delle grandi narrazioni per presentarsi spavaldo sulla scena come Nuova e più Grande Narrazione, come un nichilismo positivo — dove il predicato positivo sta qui solo in senso descrittivo e non valutativo—, un nichilismo in attuazione che compie a suo modo la profezia di Nietzsche
«L’uomo è una corda, annodata tra l’animale e il superuomo, una corda tesa sopra un abisso. (…) A me sta a cuore il superuomo, per me egli è la prima e l’unica cosa —e non l’uomo: non il prossimo, non il più povero, non il più sofferente, non il migliore. Fratelli miei, quel che posso amare nell’uomo è che egli è sia un passaggio e un tramonto». [10]
L’utopia allucinante di poter finalmente trasformare l’uomo in superuomo è cifra di nichilistica volontà di potenza la quale, se realizzata, sarebbe non un mero superamento dell’umano ma una vera e propria transustanziazione, una negazione dell’umana humanitas, dove il prefisso “super” sta in verità per “anti”; espressione di un autodistruttivo spirito faustiano, risultato del patto con Mefistofele. Il Transumanesimo come nuova, grande, contagiosa e maledetta narrazione, che deve essere combattuto sul piano culturale, simbolico e ideologico, condizione per costruire e plasmare quella forza intellettuale e politica che dovrà aggredire il nemico sul piano materiale. In questa battaglia saremo forse dei nani ma ci troviamo sulle spalle di giganti che per primi hanno intravisto il pericolo insito nell’Era della Tecnica, coloro che, pur segnalando che l’uomo è anche un essere tecnico in quanto da sempre se è dato strumenti e utensili coi quali ha cambiato sé stesso e il mondo, ci hanno messo in guardia che la tecnica moderna non è un prolungamento della ruota, dell’aratro, o del torchio tipografico, ma una sua evoluzione dirompente, un’arma a doppio taglio, potenzialmente letale — un’arma che da mezzo è diventata scopo. [11]
Grande narrazione contagiosa grazie ad un secondo paradosso. Mentre esibisce la fede nella scienza, considerata forma suprema e indiscutibile di sapere esibisce, mentre sfoggia la certezza visionaria di una società tecnologica assoluta in cui saremo tutti super-uomini; esaudisce il suo opposto soprannaturale, una speranza di tipo religioso. Anzi, a ben vedere il Transumanesimo agisce e porta allo scoperto mai sopite aspettative millenaristiche ed escatologiche presenti nel mondo di matrice evangelico-protestante statunitense così come in quello cattolico —qui nella forma della profezia gioachimita delle tre ere storiche, di cui la finale dello Spirito Santo, ovvero il Paradiso in terra.
Per essere precisi l’ideologia transumanista, considerando l’uomo un automa biologico imperfetto, privo di Libero Arbitrio ed i cui sentimenti morali, sarebbero mere illusioni essendo il risultato di incoscienti stimoli sensoriali e neuronali, appare come
«una forma secolarizzata dell’antropologia pessimista [protestante] che considera l’essere umano un animale segnato dal male e marchiato dal peccato che può produrre solo una società malvagia — e se ieri per redimersi ci si poteva affidare soltanto alla Grazia divina, oggi ci si potrà invece “potenziare” e affidare ai prodigi della TecnoScienza, all’infallibilità della cosiddetta “Intelligenza Artificiale”. Così, mentre la religione risolveva la tragica sensazione di inadeguatezza e insignificanza della vita con la promessa trascendente della vita eterna nell’al di là; il Transumanesimo esibisce la sua propria messianica promessa di guadagnare, ma nell’al di qua, l’immortalità grazie ai dispositivi cibernetici». [12]
Ma speranze religiose incontrano anche più antiche e sotterranee suggestioni magico-esoteriche, il sacro si sposa col profano. Max Weber ci ha insegnato che tutta l’evoluzione storica si spiega come progressivo processo di razionalizzazione, processo il cui punto d’innesco sarebbe stato
«quel gran processo storico-religioso di disincantamento del mondo che (…) rigettò tutti i i mezzi magici nella ricerca della salvezza considerandoli come superstizione delittuosa, trovo qui [nel protestantesimo] la sua conclusione» [13]
L’utopismo tecnologico, con la sua promessa di compiere prodigi meravigliosi, considerata l’intelligenza artificiale l’oracolo stocastico da infallibili poteri predittivi, pretende di presentarsi come il punto più estremo del weberiano processo di razionalizzazione (e matematizzazione) del mondo quando, a ben vedere, è il suo contrario, è la magia che ritorna sulla scena, l’avvento di un tecnicismo incantato e mitologico che mentre sembra riportare in auge l’idea di Gianbattista Vico — che da anti-illuminista non credeva al “progresso e per il quale la storia sarebbe un ripetersi di cicli, un susseguirsi inevitabile di corsi e ricorsi —; [14] conferma l’intuizione di Freud secondo il quale l’essenza delle antiche pratiche magiche stava nella “fiducia incrollabile nella possibilità di dominare il mondo”. [15]
Quando dunque è sembrato che la modernità avesse raggiunto il punto in cui non c’era più niente da disincantare, la coppia CyberCapitalismo-Transumanesimo è apparso sulla scena come lo stregone il quale, mascherato da ragione oggettiva, ha prodotto il re-incantamento del mondo.
Proprio nel cuore della seconda guerra mondiale, che fu la vera culla della capitalistica rivoluzione cibernetica (visione e tecnologia che la burocrazia sovietica invece non volle utilizzare, malgrado grandi scienziati la concepissero come una maniera per potenziare l’economia collettivista pianificata), Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, annunciarono che all’apice della modernità la ragione illuministica fosse diventata irrazionale, con conseguente eclissi dei fini dell’agire sociale — l’uomo odierno che ha finito per alienarsi questa facoltà consegnandola ai dispositivi macchinici. [16]
«L’illuminismo, nel senso più ampio di pensiero in continuo progresso, ha perseguito da sempre l’obiettivo di togliere agli uomini la paura e di renderli padroni. Ma la terra interamente illuminata splende all’insegna di trionfale sventura». [17]
NON C’È TRANSUMANESIMO BUONO
Non stiamo quindi parlando del Transumanesimo astrattamente, che in effetti è un vero e proprio ecosistema ed ha una lunga storia. Fu infatti Dante Alighieri, nel primo Canto del Paradiso, a coniare il neologismo trasumanar; ma ciò che Dante intendeva era l’esatto contrario di quanto propongono gli attuali transumanisti: Dante descriveva lo stato estatico di contemplazione spirituale, la perfetta comunione mistica con Dio (“Trasumanar significar per verba non si poria”), ovvero il distacco quasi gnostico dalla sua forma corporea e materiale. Alcuni apologeti del Transumanesimo pretendono di annoverare tra i loro precursori l’Umanesimo Italiano ed in particolare Giovanni Pico Della Mirandola, il quale con la sua Orazione, sulle orme di Platone universalizzò e radicalizzò la visione dantesca dell’elevazione spirituale dell’uomo. [18] I transumanisti muovono dall’opposta e rozzamente materialistica premessa che solo il corpo conta, poiché solo il corpo c’è.
Bisogna quindi evitare, come fanno alcuni, [19] d’incorrere nell’errore di fare di tutt’erba un fascio, confondendo le forme embrionali del Transumanesimo con la sua adulta spaventosa forma. Prendiamo ad esempio la Dichiarazione transumanista del filosofo svedese Nick Bostrom del marzo 2009. Per quanto si concluda con l’accettazione di tecniche che migliorino l’uomo si legge:
«(3) Riconosciamo che l’umanità deve affrontare seri rischi, soprattutto a causa dell’uso improprio di nuove tecnologie. Esistono possibili scenari realistici che portano alla perdita della maggior parte, o anche di tutto, ciò che riteniamo prezioso. Alcuni di questi scenari sono drastici, altri sottili. Sebbene tutti i progressi sono cambiamenti, non tutti i cambiamenti sono progressi. (…) Abbiamo bisogno di un nome per questa nuova convinzione. Forse il transumanesimo servirà: l’uomo rimanendo uomo, ma trascendendosi, realizzerà nuove possibilità per la sua natura umana». [20]
Come afferma il sociologo Riccardo Campa si deve distinguere tra due tipi di Transumanesimo uno debole (wet) e un forte (dry); il primo condivide l’obbiettivo del miglioramento del corpo biologico dell’essere umano quale esso è, debellando patologie e aumentando la longevità; il secondo punta invece sia alla modificazione genetica dell’essere umano (come già avvenuto in Cina grazie alla tecnica di modificazione del Dna del Crispr/Cas9), sia alla sostituzione del corpo biologico con quello macchinico grazie all’impianto di un cervello tecnologico contenente il software connettomico (la mappa completa delle connessioni neurali del cervello) del datore biologico. [21] È questa variante dura del Transumanesimo, che col tempo e col favore di plutocrati d’ogni latitudine (anzitutto quelli della tecno-mafia della Silicon Valley), si è imposta come dominante spazzando via quella debole che gli fece da apripista.
Questo sembra essere lo Spirito del Tempo, uno Spirito in preda ad uno stato di sfrenata euforia futurista e tecno-rivoluzionaria, vero e proprio agente della hegeliana furia del dileguare. La cieca fiducia nella Tecnica ha fatto saltare, assieme al discernimento, ogni principio di precauzione; chiunque faccia appello alla prudenza (vedi la stessa Lettera aperta-denuncia a firma tra gli altri di Stephen Hawking e lo stesso Nick Bostrom del gennaio 2015) è ostracizzato, mentre chi osa parlare della minaccia rappresentata dalla rivoluzione tecnologica in corso è squalificato con lo stigma del tecnofobo e dell’oscurantista.
L’armata dei transumanisti non è quindi composta solo da mercenari tecno-spiritati della Silicon Valley. Insidiose sono certe angeliche truppe ausiliarie che si spacciamo come paladine dell’Umanesimo — una edizione aggiornata del vecchio Transumanesimo debole di cui sopra. Parliamo di intellettuali che pur ammettendo le minacce implicite nella svolta tecnologica e antropologica in atto, si dicono sicuri che il demone della TecnoScienza, alla fine, sarà addomesticato e avremo un “futuro umanisticamente sostenibile”. Abbiamo così una corrente collaterale di teorici che postulano il cosiddetto “Umanesimo digitale”, [22] sostenendo che il futuro apparterebbe al CyberUmanesimo. Anche in Italia vi sono partigiani di questo punto di vista
«Così come l’Umanesimo ci ha guidato durante il Rinascimento, il CyberUmanesimo può essere la chiave per superare le sfide etiche e sociali che l’avvento del digitale sta portando nella nostra società. L’Umanesimo digitale, seppur molto simile, insieme ad altre filosofie contemporanee, mira a combinare la cultura umanistica tradizionale con le nuove tecnologie digitali». [23]
Non solo i cascami post-liberali canticchiano la loro versione di questa soporifera e consolante ninna nanna. Sulla medesima scia il grosso delle chiese cristiane occidentali, cattolicesimo incluso. Tecno-ottimista si considera infatti il noto teologo francescano Paolo Benanti, a suo tempo consigliere di Papa Bergoglio, per il quale con le tecnologie informatiche “la macchina si umanizza non meno di quanto l’uomo si macchinizzi”. [24]
Ma al peggio non c’è limite. Tra la soldataglia transumanista non potevano mancare gli intellettuali della post-sinistra, per molti dei quali il CyberCapitalismo sarebbe addirittura “pregno di comunismo”. [25] Una delle ragioni di questo atteggiamento dei tecno-sinistrati risiede non solo nell’infatuazione penitente verso l’individualismo post-borghese ma pure, come abbiamo avuto modo di sottolineare, [26] nel cocciuto tenere fede al dogma che effettivamente Marx estrapolò dalla sua indagine del capitalismo, quello per cui
«Il vero limite della produzione capitalistica è il capitale stesso… che più il capitale persegue l’accrescimento illimitato della produzione, più il mezzo, lo sviluppo incondizionato delle forze produttive sociali viene permanentemente in conflitto con il fine ristretto, la valorizzazione del capitale». [27]
È il finalismo illusorio per cui, più poderosi lo sviluppo delle forze produttive e l’avanzata della scienza e della tecnica, più si sarebbe acuita la contraddizione tra le forze produttive ed i rapporti borghesi di produzione; più vicine quindi la fuoriuscita dal capitalismo e l’emancipazione umana. Il capitalismo come
Precursore e incubatore di emancipazione socialista. Risulta urticante, agli intellettuali del post-sinistra, il ricordargli che c’era un altro Marx
«Nello sviluppo delle forze produttive si presenta uno stadio nel quale vengono fatte sorgere forze produttive e mezzi di relazione che nelle situazioni esistenti fanno solo del male, che non sono più forze produttive ma forze distruttive (macchine e denaro)”; [28] che “Di tutti gli strumenti di produzione, la più grande forza produttiva è la classe rivoluzionaria stessa”; [29] e che la “categoria del progresso è completamente astratta e inconsistente [poiché] si hanno continui regressi e movimenti circolari. (…) che anche le azioni splendide e più vantaggiose sembrano rimanere senza splendidi risultati e sembrano finire in banalità e che tutti i progressi dello spirito sono stati finora progressi contro l’umanità, la quale è stata cacciata in una situazione sempre più disumana». [30]
A sinistra non ci si vuole rendere conto che l’arma sviluppista che il marxismo volgare aveva a suo tempo impugnata immaginando di rivolgerla contro il Capitale, se la ritrova puntata alla tempia. È come se il Capitale, esultando, dicesse agli epigoni di Marx: “Fatemi largo poiché a modo mio sto attuando la vostra profezia”. I tecno-sinistrati amoreggiano col nemico, fedeli al mito del progresso scientifico si rifiutano di vedere sia il suo carattere di classe, sia il Letto di Procuste sul quale il brigante capitalista, ab initio, ha adagiato la scienza, mutilandola in base ai suoi interessi ed ai suoi fini. Una delle ragioni per cui la post-sinistra si ostina nel suo ottimismo tecnologico è la vecchia e puerile bugia che scienza e tecnica siano per loro natura neutrali.
«Dietro ad ogni ricerca scientifica e tecnologica ci sono poteri e istituzioni mossi da finalità determinate, che implicano una visione del mondo e dell’uomo. Fabbricare uno strumento piuttosto che un altro è esso stesso un atto politico che nasconde un pregiudizio ideologico, una predisposizione spirituale. La gran parte delle nuove tecnologie, molto più delle vecchie, altera e modella le sfere degli interessi e dei bisogni, plasma le cose che vengono pensate, modifica la co- munità — il luogo dove i pensieri si sviluppano, dove i valori etico-morali prendono forma e si stabilisce la loro gerarchia. La scienza moltiplica i nostri mezzi ma nulla ci dice su come dobbiamo agire. Se la scienza è conoscenza certa, questa può esserci solo grazie all’incontro dei più diversi saperi. Di qui la centralità della battaglia per affermare i modelli umanistici di cultura e sapienza, ponendo fine alla tecnicizzazione e disconnessione delle scienze e delle arti, congiungendo le plurime forme di sapere che oggi sono tenute separate». [31]
Ammaliati dai miracoli tecnologici, prigionieri di un’epistemologia scientista e riduzionista, preferiscono dimenticare quanto Marx affermò osservando la trionfale marcia della rivoluzione industriale
«In Inghilterra gli scioperi hanno sollecitato regolarmente l’invenzione e l’applicazione di nuove macchine. Le macchine erano, lo si può ben dire, l’arma che usavano i capitalisti per reprimere le ribellioni del lavoro specializzato. La self-acting mule, la più grande invenzione dell’industria moderna, mise fuori combattimento i filatori in rivolta». [32]
Se questa considerazione era valida nel 1846 lo è alla decima potenza nel 2025. Non c’è modificazione tecnologica applicata nel campo industriale che non sia pensata per valorizzare al massimo il capitale, che non venga quindi attuata a danno dei lavoratori salariati, che non solo sono sfruttati come prima ma sono più alienati, demotivati e asserviti di prima. Più avanza la Tecnica, più i lavoratori, già esecutori all’ordine di macchine, divengono macchine essi stessi comandati da remoto, protesi biologiche dell’intelligenza artificiale. In cambio di un minor dispendio di forza fisica il lavoratore deve consegnare al capitale tutto sé stesso, la sua mente, agendo come essere inanimato. Un processo di alienazione che a causa della diffusione incontenibile delle nuove tecnologie digitali è oramai universale. Non v’è infatti alcun dubbio che esista un rapporto causa-effetto tra l’uso morboso dei congegni elettronici e l’insorgenza nella moltitudine di stati confusionali di rimbambimento cognitivo ed emotivo, con vere e proprie patologie psichiatriche di massa. Un drammatico processo di sub-umanizzazione.
A MÒ DI CONCLUSIONE
Ogni marcia comincia da un primo passo, quello nostro, davanti alla follia di un mondo che precipita nell’abisso postumano è un gesto non meno folle, quello d’immaginare che sia ancora possibile salvarlo con una rivoluzione. Non c’è rivoluzione che non sia preceduta da una autentica “riforma morale e intellettuale”, essa chiama in causa ognuno che abbia coscienza del pericolo che incombe sull’umanità, che diventerà il finale campo di battaglia tra opposte e antiche forze dove la posta in palio sarà la sua anima. Due opposti eserciti si scontreranno nella battaglia finale, quelli dell’Umanesimo e dell’AntiUmanesimo, di cui il Transumanesimo è metastasi.
«L’Umanesimo ha radici profonde e difende l’idea per cui non esistono solo le leggi della necessità, esiste il campo delle possibilità, ciò che lascia spazio alla umana libertà. (…) Ogni civiltà, a cominciare da quella occidentale, ha avuto il suo proprio Umanesimo. Di quello che a noi occidentali è stato lasciato in eredità accogliamo la ricchezza spirituale, la sua visione emancipativa dell’essere umano considerandolo non una monade individualistica ma Persona, entità strutturalmente comunitaria. Respingiamo invece, dell’umanesimo occidentale i suoi tratti di astrattismo impolitico disarmato, con il suo dogmatismo moralistico, spesso sfociato in ingenuo e irenico utopismo. Tranne che in rari casi esso non ha infatti saputo oltrepassare la forma di umanitarismo, di anelito culturale e spirituale, inchiodato sulla croce della coerenza morale tra fine e mezzi. Il fine non giustifica a priori qualsiasi mezzo, giustifica tuttavia quelli che si rivelano, nella concreta situazione, necessari per superare gli ostacoli che si oppongono alla libertà e all’emancipazione dell’umanità. C’è quindi bisogno di un Umanesimo combattente, c’è bisogno di vivificare e irrobustire l’Umanesimo fecondandolo con gli insegnamenti del Realismo Politico. Sulle radici di quello vecchio c’è bisogno di un Nuovo Umanesimo». [33]
Scriveva Günter Anders davanti alla minaccia rappresentata dall’era della tecnica
«poiché oggi ciò che conta è più di tutto conservare il mondo, qualunque esso sia. Solo dopo si potrà vedere se è possibile migliorarlo. C’è quella famosa espressione di Marx: “I filosofi hanno solo interpretato il mondo, ora si tratta di cambiarlo”. Ma questo non è più sufficiente, oggi non basta cambiare il mondo, oggi bisogna prima di tutto conservarlo. Dopo lo cambieremo, molto, addirittura con la rivoluzione. Ma prima dobbiamo essere conservatori nel vero senso della parola, in un senso che nessuno che si definisce conservatore confesserebbe mai». [34]
Raccogliamo la sua esortazione, essere umanisti oggi significa essere rivoluzionari conservatori. Un Umanesimo che non è un punto di arrivo ma di ri-partenza, una trincea, l’arrocco che sempre precede la fase dell’attacco.
Note
1. K. Marx, L’ideologia tedesca in: Opere Complete, Volume V, p. 44. Editori Riuniti 1972
- Jean-François Lyotard, La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere. Feltrinelli 1981
- Francis Fukuyama, La fine della storia e l’ultimo uomo. Rizzoli 1992
- Samuel P. Huntington, The clash of civilizations?, in Foreign Affairs, vol. 72, n. 3, estate 1993, pp. 22–49.
- Tesi sul CyberCapitalismo, di Liberiamo l’Italia, novembre 2021
- Tesi sul CyberCapitalismo, di Liberiamo l’Italia, novembre 2021
- Manifesto del Fronte del Dissenso, aprile 2023
- Per un umanesimo rivoluzionario, di Fronte del Dissenso. Marzo 2025
- Transumanesimo in: Associazione Italiana Transumanisti. Ottobre 2007
- Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, in Nietzsche Opere, Volume II, pp. 7 e 269. RBA 2018
- Hans Jonas, Il principio responsabilità, Einaudi 1979. Pure: Tecnica, medicina ed etica. Einaudi 1985
- Per un umanesimo rivoluzionario, di Fronte del Dissenso. Marzo 2025
13. Max Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo. p. 197. Sansoni 1983
- Gianbattista Vico, La scienza nuova e altri scritti, UTET 2013
- Sigumd Greud, Totem e Tabù, in Opere 1912-1914. P.95. Boringhieri 1975
- Max Horkheimer, Eclissi della ragione, Einaudi 2000
- Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo, p. 11. Einaudi 1997
- In difesa dell’umanesimo italiano, di Moreno Pasquinelli. Novembre 2025
- Enzo Pennetta, L’ultimo uomo. GOG edizioni 2017
- Nick Bostrom, La Dichiarazione transumanista. Marzo 2009
- In: Aubrey de Grei, Michael Rae, La fine dell’invecchiamento. D Editore 2016
- Julian Nida-Rümelin e Nathalie Weidenfeld, Umanesimo digitale. Un’etica per l’epoca dell’intelligenza artificiale. Franco Angeli 2019
- Marco Camisani Calzolari, Cyberumanesimo. Edizioni Il Sole 24 ORE, 2024. pp. 39-40
- Paolo Benanti. The Cyborg. Corpo e corporeità nell’epoca del postumano. Edizioni Cittadella, Assisi, 2012
- Maurizio Ferraris, Comunismo digitale: una proposta politica. Einaudi 2025
- Venti tesi su Marx, di Moreno Pasquinelli. Marzo 2024
- K. Marx, Il Capitale, Libro terzo, p.306. Editori Riuniti, 1973
- K. Marx, L’ideologia tedesca, in Opere Complete, Volume V, p. 37. Editori Riuniti 1972
- K. Marx, Miseria della filosofia, in Opere Complete, Volume VI, p. 224. Editori Riuniti 1973
- K. Marx, La sacra famiglia, in Opere Complete, Volume IV, pp. 92-93. Editori Riuniti 1972
- 31. Manifesto del Fronte del Dissenso, aprile 2023
- 32. K. Marx, Miseria della filosofia, in Opere Complete, Volume VI, p. 219. Editori Riuniti 1973
- In difesa dell’umanesimo italiano, di Moreno Pasquinelli. Novembre 2025
- Günter Anders. Il mondo dopo l’uomo. Tecnica e violenza, p. 78. Mimesis edizioni 2008

Un pensiero su “INCHIESTA SULL’IDEOLOGIA DEL TRANSUMANESIMO di Moreno Pasquinelli”