LA METAFISICA UMANISTICA DI LUCA GRECCHI di Salvatore Bravo*
«Apro qui una lunga parentesi a proposito del rapporto fra il pensiero di Grecchi, Marx e il marxismo. Grecchi è infatti un esempio di comunista non marxista, in cui il comunismo viene fondato sulla natura umana come struttura ontologica permanente di una metafisica umanista non cristiana, non illuminista, non idealista, non positivista e non storicista, laddove il comunismo marxiano e poi il successivo comunismo marxista ignorano (o considerano solo implicitamente ed in modo indiretto) la fondazione filosofica sulla natura umana (l’anima nel linguaggio di Grecchi) come struttura ontologica permanente della metafisica umanistica». Costanzo Preve
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ἅμα γὰρ αὐτὰ ἀνάγκη μανθάνειν καὶ τὸ ψεῦδος ἅμα καὶ ἀληθὲς τῆς ὅλης οὐσίας, μετὰ τριβῆς πάσης καὶ χρόνου πολλοῦ, ὅπερ ἐν ἀρχαῖς εἶπον· μόγις δὲ τριβόμενα πρὸς ἄλληλα αὐτῶν ἕκαστα, ὀνόματα καὶ λόγοι ὄψεις τε καὶ αἰσθήσεις, ἐν εὐμενέσιν ἐλέγχοις ἐλεγχόμενα καὶ ἄνευ φθόνων ἐρωτήσεσιν καὶ ἀποκρίσεσιν χρωμένων, ἐξέλαμψε φρόνησις περὶ ἕκαστον καὶ νοῦς, συντείνων ὅτι μάλιστ’ εἰς δύναμιν ἀνθρωπίνην. «[…] insieme si impara il falso e il vero che concerne tutta quanta la realtà, dopo una applicazione totale e dopo molto tempo, come ho detto all’inizio: sfregando insieme, non senza fatica, queste realtà – ossia nomi, definizioni, visioni e sensazioni –, le une con le altre, e venendo messe a prova in confronti sereni, e saggiate in discussioni fatte senza invidia, risplende improvvisamente la conoscenza di ciascuna realtà e l’intuizione dell’intelletto, per chi compia il massimo sforzo possibile alla capacità umana» (Platone, Lettera VII, 344 b 1 – c 1). ῥητὸν γὰρ οὐδαμῶς ἐστιν ὡς ἄλλα μαθήματα, ἀλλ’ ἐκ πολλῆς συνουσίας γιγνομένης περὶ τὸ πρᾶγμα αὐτὸ καὶ τοῦ συζῆν ἐξαίφνης, οἷον ἀπὸ πυρὸς πηδήσαντος ἐξαφθὲν φῶς, ἐν τῇ ψυχῇ γενόμενον αὐτὸ ἑαυτὸ ἤδη τρέφει. «In effetti, la conoscenza di tali verità non è affatto comunicabile come le altre conoscenze, ma, dopo molte discussioni fatte su questi temi, e dopo una comunanza di vita, improvvisamente, come luce che si accende dallo scoccare di una scintilla, essa nasce nell’anima e da se stessa si alimenta» (Platone, Lettera VII, 341 c 7 – d1)
Metafisica umanistica
La struttura sistematica della verità dell’essere di Luca Grecchi non è solo un pregevole ed argomentato testo di Metafisica; è la sintesi di un lungo percorso decennale di studi, sperimentazioni teoretiche e ricerche per emancipare la condizione umana dalla trappola del nichilismo e del relativismo. Un testo corale, in quanto in esso parlano – attraverso l’autore – gli incontri, le conversazioni e le resistenze che lo studioso ha vissuto. L’immagine dei “legnetti” tratta dalla Lettera VII di Platone,[1] presente nel testo per indicare la processualità del “bene”, raffigura il lavoro dello spirito del filosofo: il calore del bene necessita di impegno così come il fuoco è il risultato del paziente sfregamento dei legnetti. Il bene è dinamico, è capacità di porre in essere ciò che è, in esso la potenza diventa atto mediante una serie di “vicissitudini concettuali” e, in modo speculare, il lettore, leggendo il testo, si confronterà con le scintille che gradualmente conducono al “fuoco”: il bene nel suo processo dialettico e di emancipazione. Il “bene” e, dunque, la pratica filosofica sono la medicina dell’anima senza la quale la vita dei singoli e delle comunità non è che arida steppa, in cui le potenzialità si scompongono e decadono consumate nel forno crematorio della crematistica e del vuoto onto-assiologico. L’infelicità generale di cui constatiamo la prepotente presenza nel quotidiano è il segno di una “mancanza”, di un “deficit” onto-assiologico le cui conseguenze sono palesemente visibili e tangibili. La filosofia senza la prassi decade a chiacchiera “colta” da salotto, organica alla neutralità etica che minaccia la natura umana e l’esistenza di ogni vivente. La neutralità etica comporta l’ipertrofia del valore di scambio. La crematistica, che ne consegue, deforma la natura etica e razionale dell’essere umano. La negazione della natura umana trasforma l’essere umano in ente tra gli enti infinitamente manipolabile. Il vuoto metafisico si rende visibile nella violenza che attraversa e inchioda le esistenze ad un’infelicità muta e senza speranza.
Il lettore incontrerà in queste pagine – con il procedere piano e razionale della scrittura di Luca Grecchi – una “possibile” risposta al “male” che avvolge la condizione umana, un “male” che nel testo è defatalizzato, perché è di ordine sociale ed economico: pertanto speranza e prassi di buona concreta utopia progettuale scorrono – se pure in modo carsico – tra le parole del testo nell’immanenza del tempo storico. La risposta al male sociale ed etico è possibile, in quanto il “bene esiste”. Tale punto è nodale, poiché il nostro tempo storico è attraversato dal “male”, è nelle sue spire, poiché ha rinunciato alla razionale ricerca del bene. Senza il “bene”, il “male” non è identificabile, pertanto “impera” fino a minacciare la vita in generale. Il bene è la cura di sé, degli altri e del cosmo mediante il logos. La pratica del bene connette le parti, è progettualità olistica nella quale l’intero ritrova il suo senso. Il bene-verità è la piena realizzazione del fine, ovvero del trascendentale che connota l’essere umano, è il suo dispiegamento dalla potenza all’atto. Il “male” è nel sistema crematistico che limita e impedisce la piena realizzazione del bene. Una realtà sociale senza verità e bene oggettivo è consegnata all’incuria del valore di scambio con il quale ogni essere umano è solo un mezzo e mai un fine. L’impegno filosofico di Luca Grecchi è stato orientato alla dimostrazione logico-razionale del principio “la verità-bene”, in quanto la filosofia ha il compito di rispondere al proprio tempo storico. Essa non vive nelle Accademie ma nella storia, solleva domande allo scopo di dare risposte perfettibili. In un’epoca di relativismo consumistico – nella quale la libertà reale è solo di ordine proprietaria e per pochi –, la verità-bene è il principio senza il quale nessuna rivoluzione è possibile. Si tratta di risemantizzare con la Metafisica umanistica la realtà storica e dare voce e progetto a coloro a cui è stata negata la libertà di “essere ed esserci”. Il primo passo verso “un mondo a misura di tutti” è riconquistare – con il linguaggio – il senso della propria condizione e configurare la progettualità politica. “Metafisica umanistica” è un lungo dialogo con un ipotetico interlocutore che pone le sue controargomentazioni, le quali sono domande, dubbi e resistenze senza le quali “lo sfregamento dei legnetti” non emette luce, ma solo “buie parole”. Come spesso avviene, dopo un lungo percorso, l’autore rompe la discrezione che lo connota e si rivela alle domande di Alessandro Dignos, non è un’intervista ma una conversazione tra amici, come dev’essere in filosofia e tra filosofi, in cui il secondo incalza il primo con equilibrio e domande allo scopo di dare un “volto” all’autore di tanti testi e all’amichevole interlocutore di non poche conversazioni personali, come avviene nella quotidianità della koinè di Petite Plaisance. Si può vivere e leggere il testo, dunque, in modo multifocale. Rileggerlo più volte è il modo migliore per coglierne la ricca complessità, portarlo nel quotidiano per trasformarlo in seme per nuove fioriture e per una comune progettualità. Non è un testo accademico, ma vuole essere “esperienza filosofica” racchiusa in concetti da pensare e trascendere, un’opera aperta che invita e guida alla riflessione sulla Metafisica umanistica mediante il percorso e la testimonianza che durano da più decenni.
Scienza e filosofia
Il primo dogma che l’opera di Luca Grecchi abbatte è “il pensiero unico” che indirizza l’attenzione alle sole scienze. Queste ultime indubbiamente rilevanti per l’esistenza umana non possono però rispondere per la loro struttura epistemica “descrittiva e quantitativa” all’improrogabile domanda di senso dell’esistenza umana. Senza il fine onto-assiologico ogni scoperta scientifica è potenzialmente minacciosa per l’umanità, e non solo, in quanto si presta ad essere un mezzo tra i mezzi, potenzia la manipolazione e ricerca il dominio. Si rafforzano, in tal modo, le spirali nichilistiche e i comportamenti crematistici che destabilizzano la natura etica e razionale della natura umana. Le scienze per essere amiche dell’essere umano necessitano di essere integrate con la Metafisica umanistica, la quale ha il suo fondamento nella natura razionale ed etica dell’umanità quale possibilità propria e precipua della persona. Senza il telos le scienze sono senza fondamento, la loro potenza distruttrice e creatrice non può che travolgere l’essere umano e l’ambiente. Rinunciare al telos non può che comportare l’annichilimento dell’umanità, poiché ciò che distingue gli esseri umani dagli altri esseri viventi è la “necessità del telos”. Gli esseri umani sono “animali metafisici”, il bisogno di fini oggetti e di progettualità è ciò che costituisce “il fondamento della condizione umana”. Un essere umano che rinuncia al telos in nome della dismisura e del tempo contratto nell’immediatezza è mutilo di sé stesso e del suo fondamento, per cui le scienze non possono per loro statuto epistemico rispondere al bisogno metafisico umano:
«Argomentazione. Le scienze, come ricordato, non sono in grado di comprendere l’Uomo in maniera compiuta, ma solo in maniera superficiale, con riferimento alla materia che lo costituisce. La conoscenza scientifica è infatti una conoscenza logico-fenomenologica di parti di Realtà, non una conoscenza onto-assiologica della totalità della Realtà, a partire dal Fondamento. Questa conoscenza onto-assiologica, ossia di senso e di valore, è però necessaria per comprendere in profondità, ossia compiutamente, un ente come l’Uomo, la cui natura è appunto razionale e morale (2U). Le scienze umane possono soltanto indagare le diverse funzioni dell’essere umano, separatamente intese o al più collegate ai rispettivi organi, ma non possono comprendere l’essenza dell’Uomo, ovvero non possono indicare, sul piano teorico-pratico, ciò che nelle varie situazioni della vita ne realizza la natura e lo rende felice».[2]
Il bene è ricerca del fondamento e colui che lo ricerca si astiene dal manipolare, contempla l’ente per definirlo nella sua verità, permette al fondamento di svelarsi con il concetto. Ogni ente è definibile in relazione con il tutto. Dove la scienza interviene per separare allo scopo di studiare e conoscere analiticamente, la filosofia ha il compito di ricongiungere in modo olistico per far emergere il telos. Il mondo e lo sguardo, in tal maniera acquisiscono una nuova luce nello splendore del concetto. L’essere dev’essere tradotto in logos e, in tale atteggiamento, l’umanità vive l’esperienza del bene, si pone in ascolto degli enti e scopre la propria natura, l’attualizza nella pratica perfettibile del logos:
«Definizione 4. Ente è tutto ciò che esiste. Non basta, tuttavia, esistere come sostanza individuale, nella Metafisica umanistica, per assumere, sul piano ontoassiologico, una compiuta strutturazione nella Verità dell’Essere. Gli enti divengono infatti essenti, ossia componenti a pieno titolo dell’Essere, solo dopo essere stati compresi sia nella loro esistenza logico-fenomenologica, sia nella loro consistenza onto-assiologica, ossia alla luce del Fondamento. Solo dopo questa compiuta comprensione, per cui un ente non semplicemente “esiste” (è parte del mondo) ma “è” (è parte dell’Es sere), ogni ente può conformemente porsi in relazione al Fondamento ed agli altri enti, costituendo così una parte della struttura sistematica della Verità dell’Essere». [3]
Principio e fondamento
Metafisica umanistica è testo tagliente per la finezza lessicale. In filosofia il lessico è il veicolo con cui l’autore elabora il proprio sistema. Le parole costituiscono un ordito di rimandi in cui esse assumono un preciso significato all’interno della totalità del discorso. Quest’ultima con le sue connessioni rispecchia la complessità correlata della Realtà. Il logos è pregno di realtà razionale e pensata, è concretezza che si rivela nella parola condivisa e concettualizzata. Nel testo di Luca Grecchi le parole costruiscono un solido ordito di significati, i quali per essere compresi necessitano di essere posti in proficue relazioni. Tale logica olistica è ben espressa nella metafora della “casa”. La filosofia è sempre concreta e olistica, per cui deve prevedere la relazione tra il piano fisico e il piano metafisico. Non vi sono salti pindarici, ma un lento avanzare “nell’intero”. La realtà è razionale, solo se i due piani sono compresenti e distinti. Il piano fisico è “il principio”, mentre il piano metafisico è l’Uomo, ovvero il fondamento della Realtà. La filosofia è concreta, poiché trascende le parti, le integra e le armonizza secondo “finalità oggettive”:
«In questo senso fisica e metafisica rappresentano come il primo ed il secondo piano di una casa a due piani – in cui il secondo piano dipende necessariamente dal primo –, per cui Principio fisico e Fondamento metafisico con tutto ciò che da essi deriva, esauriscono il campo dell’intero». [4]
La filosofia è ricerca della totalità mai conclusa, come i classici ci hanno insegnato. La Metafisica umanistica risponde a tale paradigma, è controcorrente, poiché riparte dalla Filosofia nel senso profondo e vero della tradizione per rispondere ai drammi della contemporaneità.
Prassi del bene
La Metafisica umanistica è pratica del bene e, in quanto tale, materializza e rende possibile la traduzione in atto nella storia del fondamento onto-assiologico della natura umana. Ogni ente è “perfetto nell’attuazione” nel vincolo metafisico della propria natura, così come gli antichi greci nella loro saggezza filosofica ci hanno trasmesso e insegnato. Il termine “vincolo” nella contemporaneità è avversato, in quanto è associato ad una limitazione della libertà; ma si tratta di una visione della libertà strettamente “ideologica e parziale”, poiché risponde ai bisogni crematistici delle oligarchie. La libertà è “bene” se consente la spontanea realizzazione del fondamento, e ciò implica la cura comunitaria e dei singoli, affinché ciò accada. La cura è responsabilità verso il bene, verso il fondamento che unisce le differenze nel rispetto della comune natura. Nel testo di Grecchi si confrontano due concezioni di libertà: l’una di ordine capitalistico, che rifiuta i vincoli etici e ontologici in modo da favorire la piena realizzazione del mercato negando natura umana; l’altra, propria dell’autore, afferente alla Metafisica umanistica, in cui la libertà è la piena e perfetta realizzazione del fondamento. Il bene e la cura sono “libertà dalla reificazione e dalla violenza che ne consegue”. Porre al centro della propria “azione filosofica” il bene significa divergere dai dogmi della libertà ridotta a semplice valore di scambio, in cui il soggetto umano e gli enti sono negati, in modo da essere infinitamente monetizzabili; in tale modalità d’azione, ogni negazione è traviamento del fondamento, e dunque la cura e il bene sono scientemente occultati dalle dinamiche di mercato:
«Argomentazione. Il Bene, nella filosofia greca classica, è definito come il fine verso cui ogni ente, per natura, tende. All’interno della Metafisica umanistica, tale definizione si può delineare identificando il Bene dell’Uomo come la compiuta realizzazione della propria essenza razionale e morale. Ciò richiede in primo luogo, come detto, rispetto e cura che nei confronti della totalità sociale e naturale, ossia verso sé stessi, gli altri esseri umani ed il cosmo nella sua interezza (4U). Data la definizione del Bene, il male, per converso, è costituito dalla mancata attuazione delle condizioni necessarie all’Uomo per realizzare la propria essenza. Il male si configura infatti, solitamente, come mancanza di rispetto e di cura». [5]
Dialoghi
La natura non è “un fondo” da cui estrarre plusvalore, ma conoscenza dialogica con gli enti di cui è composta. Il dialogo è capacità estensiva, poiché fa emergere la natura degli enti. Pertanto l’essere umano trascende l’antropocentrismo per ridisporsi verso la natura nell’intenzionalità dialogica, da intendersi quale capacità di “aver cura della stessa”. La Metafisica umanistica è etica della responsabilità; il bene non è solo un’idea, è prassi che esige – per la sua attuazione – la totalità delle facoltà umane. Esso è imprescindibile per fondare un modello sociale ed economico rispettoso del fondamento trascendentale della natura umana e degli enti naturali. La Metafisica umanistica è sinolo di teoria e prassi. La filosofia è pratica del bene, e quindi, è progetto politico. Essa non è solo critica sociale, ma è progettualità politica fondata sulla verità razionalmente condivisa. Si ha il dovere etico di rispondere, all’infelicità crematistica, con la verità e il bene che rendono possibile la felicità del singolo e della comunità:
«La Metafisica umanistica mostra, tuttavia, che è possibile immaginare un differente modo di produzione sociale, fino ad oggi solo parzialmente idealizzato, sempre a causa dell’insufficiente sviluppo culturale dell’Uomo. Tale modo di produzione pone come fine della totalità sociale la buona vita di tutti, e si pone pertanto, nei confronti degli esseri umani e della natura, non come a dei mezzi da sfruttare al massimo, ma come al vero fine del processo economico, il quale deve appunto essere indirizzato verso una cura dell’Uomo rispettosa del cosmo. In questo consiste in sostanza, sul piano economico-sociale, l’Umanesimo della metafisica umanistica. Ciò richiede strutture proprietarioproduttive tendenzialmente pubbliche e processi distributivi tendenzialmente comunitari, il tutto ben pianificato, appunto, per il fine della realizzazione della massima felicità degli esseri umani». [6]
Porre in atto il fondamento onto-assiologico dell’essere umano significa porre in una tensione evolutiva la “coscienza e l’anima”; ma tale passaggio necessita del dialogo interiore e comunitario, non si tratta di una forma di dualismo, ma di integrazione dei due livelli nell’unità ontologica, ciò permette di realizzare pienamente la “natura umana”. La coscienza risponde e corrisponde al livello descrittivo della realtà, l’anima individua il “fine oggettivo”, pone in essere il trascendentale. Senza l’anima la coscienza è priva di consapevolezza del fondamento, si derealizza dagli enti e dalla sua natura fino alla sua alienazione distruttiva; ma, d’altra parte, l’anima senza la descrizione degli enti non può pensarli, poiché la coscienza è fecondata dall’anima in modo osmotico; per questo in un momento storico in cui prevale la violenza della separazione analitica è necessario porre le condizioni per integrare ciò che il sistema nella sua corsa distruttiva e autodistruttiva separa:
«Affermando, infatti, che l’Uomo è il solo ente dotato di Autocoscienza, si intende dire che l’Uomo è il solo ente che, per la propria natura razionale e morale, ritiene necessario interrogarsi su sé stesso, sul proprio pensiero e sul proprio comportamento, nonché sul senso e sul valore generale della propria vita nell’intero. Egli è l’unico ente che non solo ricerca la Verità e il Bene, ma ricerca anche, in base ad una costante autoriflessione, il modo migliore di incarnare questi contenuti, non fermandosi appunto al livello esperienziale della Coscienza, ma procedendo appunto verso il compiuto livello filosofico dell’Anima, in grado anche di riflettere su sé stesso. La Dialettica, metodo costitutivo della Filosofia, non si applica infatti solo ai rapporti dialogici con altre persone, ma anche al continuo dialogo con sé stessi». [7]
Felicità
Senza l’anima il soggetto umano perde la possibilità di essere “coralmente felice”. La felicità è processo di sviluppo della natura umana, la quale non può che concretizzarsi nelle buone relazioni comunitarie, senza le quali non vi è cura paideutica precondizione necessaria all’attuazione del logos. La felicità è il reciproco riconoscimento solidale della natura umana, mentre l’infelicità ha la “sua prima radice” nella irrazionale negazione della natura umana, e di conseguenza, la comunità si sgretola nell’atomistica delle solitudini. Vivere in una realtà di soli mezzi è la condizione per l’infelicità generale, la quale si riflette nell’ambiente e nell’architettura delle città. La felicità è “totalità concreta”, pertanto ogni esistenza è speculare alle altre; la felicità è realizzabile solo in una comunità che ha al centro la “cura di ogni essere umano e vivente”:
«La sofferenza evitabile di ogni essere umano è una lacerazione dell’intera comunità, in quanto nessuno può essere compiutamente felice in una situazione di sofferenza degli altri esseri umani e della natura, così come nessuno può dire di stare bene se anche solo una parte del suo corpo sta male. Poiché l’Uomo è un ente comunitario, la dimensione della felicità non è infatti solo una dimensione individuale, etica, ma anche come una dimensione collettiva, politica, che possiede appunto riflessi sulla totalità sociale complessiva». [8]
Metafisica umanistica e Metafisica classica
La Metafisica umanistica diverge dalla Metafisica classica, poiché individua e dimostra razionalmente che il fondamento non rimanda ad un “Iperuranio” senza spazio e senza tempo, ma è nell’immanenza. Il fondamento è l’essere umano, il quale è dotato di natura etica e comunitaria. Non si tratta di Idealismo, poiché la Metafisica umanistica ha nella relazione osmotica il suo fondamento, essa è interna all’effettualità materiale della storia. Il principio è l’essere umano nella storia in cui si svela l’eterno nella contingenza storica. La salvezza non è in una dimensione altra, ma è nella storia, spetta all’Uomo la responsabilità etica ed ontologica della sua condizione:
«Vi è, in merito a questo tema, una differenza fra gli approcci della Metafisica classica e della Metafisica umanistica. Mentre, infatti, la Metafisica classica tende a proporre una soluzione a questo dolore principalmente sul piano trascendente, ovvero soprattutto in termini di speranza in una salvezza ultraterrena, la Metafisica umanistica tende a proporre una soluzione sul piano della immanenza trascendentale, ovvero in termini di riflessione sul senso e sul valore della vita umana nell’intero. La vita umana, infatti, pur priva di una fondata speranza in una salvezza ultraterrena, se filosoficamente educata può in parte risolvere il problema del dolore prodotto dalla consapevolezza della morte». [9]
Non si tratta di “ateismo”: “ateo” è colui che non crede nella possibilità di conoscere l’universale con la razionalità, mentre nel testo si dimostra che senza la verità ontologica non vi è felicità e progettualità. Il filosofo non esclude la possibilità di una realtà trascendente, ma l’ancoraggio della filosofia al logos e la metodo logico-dimostrativo non permette di affermare la sua esistenza, ma solo di contemplarne la “possibilità teorica”. La conoscenza logica ed argomentata del fondamento ontologico dell’essere umano e degli enti consente di ampliare il concetto di felicità, essa, deve implicare anche i viventi non umani. La Metafisica umanistica è l’ampliarsi della rete relazionale, ha il centro nell’essere umano, ma implica la materialità ambientale e i viventi non umani. Un essere umano che saccheggia l’ambiente, avrà comportamenti simili nelle relazioni sociali, l’intera struttura sociale sarà attraversata dalla logica del razziare e dominare. L’infelicità diviene, in tal modo, una condizione cosmica, ma essa non è fatalmente iscritta nella natura, ma nell’ordinamento sociale e nelle logiche di dominio. La felicità è porre in atto ciò che si è in potenza e, pertanto, ogni essere vivente che nel miglior modo possibile ponga in essere la propria natura vive un certo grado di benessere. L’essere umano ha la responsabilità etica di armonizzare gli enti compatibilmente con le condizioni storiche in cui è situato:
«La Metafisica umanistica, infatti, come mostrato (4U), nonostante ponga l’Uomo come riferimento onto-assiologico fondamentale, di cui avere il massimo rispetto e cura, richiede di avere rispetto e cura anche degli altri enti naturali (animali e vegetali), sia in quanto forme di vita autonome, dotate di proprio valore, sia in quanto enti necessari a consentire la vita umana. La Metafisica umanistica, diversamente dall’antropocentrismo, non prevede la strumentalizzazione di ogni ente all’Uomo, ma la maggiore armonia possibile fra gli esseri umani e la natura, ferma restando la struttura gerarchica della Realtà». [10]
Il testo “Metafisica umanistica” è il giro di boa di Luca Grecchi, circoscrive il percorso di “una testimonianza filosofica” e sintetizza il processo avvenuto per guardare verso nuovi campi di ricerca. L’impegno di Luca Grecchi non è finalizzato al solo presente, poiché – come i Greci ci hanno insegnato – svolgere in modo eccellente un’attività significa porre le condizioni, affinché essa possa sopravvivere alla transeunte esistenza dei singoli e delle culture.
* Fonte: Petite plaisance
NOTE
1 Luca Grecchi, Metafisica umanistica. La struttura sistematica della verità dell’essere, in Appendice: “Dialogo biografico-filosofico con Alessandro Dignös”, Petite Plaisance, Pistoia, 2023, pag. 71. Cfr. Platone, Lettera VII, 344 b 1 – c 1. :«[…] insieme si impara il falso e il vero che concerne tutta quanta la realtà, dopo una applicazione totale e dopo molto tempo, come ho detto all’inizio: sfregando insieme, non senza fatica, queste realtà – ossia nomi, definizioni, visioni e sensazioni –, le une con le altre, e venendo messe a prova in confronti sereni, e saggiate in discussioni fatte senza invidia, risplende improvvisamente la conoscenza di ciascuna realtà e l’intuizione dell’intelletto, per chi compia il massimo sforzo possibile alla capacità umana», in Platone, Tutti gli scritti, a cura di G. Reale, Bompiani, Milano 2000, p. 1822. Aveva Platone scritto poco prima: «In effetti, la conoscenza di tali verità non è affatto comunicabile come le altre conoscenze, ma, dopo molte discussioni fatte su questi temi, e dopo una comunanza di vita, improvvisamente, come luce che si accende dallo scoccare di una scintilla, essa nasce nell’anima e da se stessa si alimenta», Lettera VII, 341 c 7 – d1, in Platone, Tutti gli scritti, cit., p. 1820.
2 Luca Grecchi, Metafisica umanistica, cit., pag. 54.
3 Ibidem, pp. 26-27.
4 Ibidem, pp. 12 13.
5 Ibidem, pag. 57.
6 Ibidem, pag. 80.
7 Ibidem, pag. 45.
8 Ibidem, pag. 49.
9 Ibidem, pag. 51.
10 Ibidem, pag. 64.
