OPERAZIONE “FURIA EPSTEIN” di Enrico Mascelloni
Perché il pedofilo merita una tomba accanto agli eroi dello Stato d’Israele
I. PROLOGO
Robert Maxwell, cittadino britannico e già potente tycoon nel settore dei media, fu l’autore di uno dei più ignobili furti della storia moderna. Rubò i fondi pensione di 30.000 lavoratori solo in parte risarciti dallo stato e da alcune banche colluse, finendo per vivere di stenti e in qualche caso suicidandosi. Morto in circostanze misteriose nel 1991, venne sepolto sul Monte degli Ulivi nei pressi di Gerusalemme dopo un funerale solenne a cui parteciparono le principali figure politiche israeliane, tra cui l’ex primo ministro Yitzhak Shamir e l’ex presidente Chaim Herzog, nonché almeno sei capi in carica e un folto manipolo di ex capi dell’intelligence sionista. Nell’orazione funebre Shamir disse: “ha fatto più cose per Israele di quante se ne possano dire”.
Il pedofilo Jeffrey Epstein, genero di Maxwell, suicida in carcere nel 2019, meriterebbe anch’egli una tomba sul Monte degli Ulivi. I genocidari Nethanyau, Ben Gvir, Smotrich e una lunga compagine di comprimari dovrebbero recitarne in coro l’omelia funebre con le stesse parole di Shamir.
Le righe che seguono intendono dimostrarlo.
II. EPSTEIN E MEDIA
Quando viene evocato l’affaire Epstein, i vigilantes dell’antisemitismo scattano in stato di allerta come nemmeno i cow boy durante l’assedio di Fort Apache. In prima linea troviamo naturalmente il personale di servizio mediale, già rodato nel tentativo di normalizzare il genocidio chiamandolo “diritto all’autodifesa”. Soverchiati dai fatti che vedremo più avanti, e che convergono pressoché tutti, come rivoli di fogna, verso lo spurgo degli interessi dello stato d’Israele, denunciano un complotto all’insegna della storica denigrazione dell’ebreo in quanto “sessualmente smodato”, “dedito alle peggiori perversioni”. “Corruttore morale” e membro di una “cabala globale”. A sintetizzare il complotto antisemita in tali termini è addirittura l’Intelligenza Artificiale, che elabora dati principalmente tratti dai media mainstream. Basta infatti digitare “Epstein antisemitismo” per trovarli ben elencati come monito a chiunque osi avanzare relazioni tra il pedofilo e un “popolo laborioso che deve difendersi da forze oscure e malvagie” (frase prevalentemente citata, sempre a detta dall’AI, dai nani di Tolkien nei confronti del malvagio Sauron, da Zelinsky nei confronti della Russia, dal sito Israele.net nei confronti dei popoli islamici). Che nemmeno ci si provi ad accostare Epstein e lo stato d’Israele! -insorgono come un sol uomo. Quando il leader del movimento France Insoumise (Melenchon) insinua che la pronuncia di nuovo conio “epstin” al posto della ben più congrua, storica e diffusa “epstain” sia entrata nel gergo mediale e politico per affrancare il Nominato dalla ricorrenza della desinenza “ain” nei nomi ebraici, l’urlo di raccapriccio si fa assordante. La richiesta di leggi speciali e ghigliottine pubbliche (nemmeno tanto metaforiche) si fa insistente e viene recitata in coro da Le Monde a Le Figaro. In Italia il grigio untore del PD Del Rio vede antisemiti in chiunque non accetti le ipocrisie del suo partito, che ha taciuto su ciò che stava avvenendo a Gaza almeno sino ai 40.000 morti.
La verità sistemica prodotta dall’I.A., altrimenti disgregata nei bar e nelle redazioni, parla chiaro: chiunque accosti Epstein agli interessi dello stato d’Israele è un antisemita.
III. PRODOTTI DELL’ANTISEMITISMO?
Epstein è un sionista radicale, che in alcuni dei file si produce nella superiorità razziale degli ebrei su ogni altro popolo chiamato con il termine yiddish “Goym” (popolazioni non ebree)
A Epstein viene affidato nel tempo, da Leslie Wexner, un miliardo di dollari senza una ragione apparente, giacché Epstein non ha alcun background finanziario e le sue prime risorse sono arrivate rubando semplicemente i soldi che alcuni risparmiatori gli avevano dato da investire. Wexner è il patron di Victoria’s Secret, ma anche il fondatore di Media Group: un gruppo di miliardari ebrei statunitensi che supportano lo stato d’Israele.
Epstein è legatissimo a Barak, già presidente d’Israele e capo dei suoi servizi segreti militari. Il boss sionista, a partire dal 2013 lo va a trovare una trentina di volte tanto nell’appartamento a New York che nella famosa Isola degli orrori, praticamente sino a poco prima del secondo arresto e del conseguente “suicidio”
-Epstein investe in una startup tecnologica legata a Barak, in seguito rinominata Carbyne, un’azienda specializzata in software di risposta alle emergenze, con legami con i settori della sicurezza israeliani. I registri finanziari rivelano il più ampio sostegno di Epstein alle cause filo-israeliane attraverso la sua Fondazione COUQ e altre entità come Gratitude America Ltd. Secondo i documenti dell’FBI pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, Epstein ha finanziato l’associazione Friends of Israel Defense Forces (FIDF) e l’organizzazione per la costruzione di insediamenti in Cisgiordania Jewish National Fund (JNF).
Un promemoria dell’FBI del 2020, proveniente da una “fonte umana confidenziale (CHS)”, sostiene che Epstein sia stato “addestrato come spia” sotto Barak e abbia agito come risorsa cooptata per l’intelligence israeliana e alleata, trasmettendo informazioni tramite Dershowitz, che avrebbe fatto rapporto al Mossad.
Alan Morton Dershowitz, sionista radicale, è sempre stato l’avvocato di Epstein a partire dal primo arresto e sino al suicidio. E’ anche l’avvocato di Nethanyau al processo per genocidio presso la Corte dell’Aja.
Dershowitz ha accusato di antisemitismo le testimoni che raccontavano le sedute di stupro organizzate da Epstein (ci piacerebbe chiedergli se già fossero antisemite all’età degli stupri, quando avevano 12-14 anni, o se lo siano diventate dopo aver saputo chi erano i clienti). Per chiudere la questione propone di legalizzare la pedofilia.
L’ex agente dell’intelligence israeliana d’origine iraniana Ari Ben-Menashe, in interviste e libri ha affermato che Epstein e Ghislaine Maxwell erano effettivi del Mossad
Robert Maxwell, padre della compagna di Epstein Ghislane, effettivo tra i più importanti del Mossad con particolare specializzazione nel settore “ricatti”, muore cadendo in mare dal suo panfilo (1991). Viene sepolto nel Monte degli Ulivi a Gerusalemme dopo il funerale già documentato nel Prologo.
Becca Balint, membro della camera dei rappresentanti americana, chiede notizia alla Procuratrice Generale degli USA Pam Bondi dei rapporti tra Epstein e Howard Lutnik e altri sionisti dell’entourage Trump. La procuratrice generale la accusa di antisemitismo. La Balint, ebrea che ha perso il nonno a Auschwitz, esce urlando dall’aula. Quando rientra si chiede, e chiede a chi di competenza, se il ruolo dei molti imprenditori sionisti che hanno assiduamente frequentato Epstein si sia limitato ai festini pedofili.
Migliaia di file, di informative dell’FBI, persino di vanterie dello stesso Epstein ne mettono in evidenza il rapporto di contiguità con gli interessi dello stato d’Israele e con i suoi servizi di intelligence
IV.UNA SPIA MONOGAMA
Nel suo insieme, il materiale di cui sopra, sommariamente tratteggiato per motivi di spazio, figura come il cuore stesso degli Epstein Files, risultando a tal punto centrale da poter venir glissato solo con veri e propri esercizi di virtuosismo politico (o giornalistico). Va ancora precisato che se negli Epstein file vi è molto che accrediti il rapporto strutturale tra Epstein e gli interessi dello stato d’Israele, non vi è nulla che che lo smentisca. Chi scrive non ha certo consultato tutti i files, tuttavia, se qualcosa del genere vi fosse solo accennato, lo troveremmo in calce a quasi ogni intervento politico e mediale, laddove la stragrande maggioranza di tali interventirisulta un goffo tentativo di smarcare le due componenti del sistema Epstein: lo stupro sistematico di minorenni a opera dei vertici delle istituzioni e dell’economia non solo americane e gli interessi dello stato d’Israele attraverso il potenziale ricatto dei “vertici” in questione. In alcuni file vi è anzi un sornione compiacimento per i diffusi bavardage sul suo ruolo di agente del Mossad, come fluttuante aureola evidentemente da lui ritenuta valorizzante. A tal proposito diventa interessante un dialogo tra Epstein e Barak, in cui il pedofilo sembra scherzare sui pettegolezzi che lo vorrebbero agente del Mossad, scrivendogli: “Dovresti chiarire che non lavoro per il Mossad”, mentre l’ex capo dei servizi segreti militari d’Israele risponde, in tono evidentemente non meno ironico “chi? Io o tu?”. D’altronde, venir ritenuti agenti del Mossad non è certo negli USA motivo di discredito. Il potere e l’ampiezza qualitativa della lobby sionista sono noti a tutti fuorché agli idioti che ritengono non esista. Non a caso il personale di servizio mediale ne ha l’arduo compito, pena alti lai contro l’antisemitismo di chi la evoca, ma con la stessa capacità di argomentazione con cui i democristiani siciliani degli anni ’60 dichiaravano l’inesistenza della Mafia. In termini tecnici significa entrare a far parte a pieno titolo, dopo una fase dì apprendistato, di una lobby americana come un’altra, almeno nel meccanismo di pressione per ottimizzare gli scopi dei propri clienti. Qui va semmai puntualizzata l’enorme disponibilità di soldi dei suoi effettivi, nonché la loro presenza ai livelli apicali delle professioni d’élite nel sistema di potere americano: tycoon, avvocati, finanzieri, produttori cinematografici, giornalisti…Trump può dichiarare con nonchalanche che la supermiliardaria sionista Miriam Adelson è onnipresente nel suo studio, entra senza farsi annunciare e ha molto a cuore la sorte degli ostaggi israeliani di Hamas. Magari evita di aggiungere che ha molto a cuore anche gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania, di cui è generosa finanziatrice.
Nei files non vi è nulla che lasci intuire l’affiliazione di Epstein a altra struttura d’Intelligence che non sia quella israeliana. La più gettonata da parte di politici e personale di servizio mediale risulta naturalmente quella russa. Nei file non ve n’è traccia. E quando “l’impero del male” viene evocato, lo fanno Barak e Epstein (2013), dialogando sul modo migliore di contattare le autorità russe nella figura del presidente Putin, per un confronto con quelle israeliane. Oggetto della richiesta di confronto sarebbe la questione siriana in una data dunque cruciale. Per il resto Epstein non riesce nemmeno a ottenere il visto per la Russia, nonostante l’intervento del laburista (e sionista) inglese Mendelson, collaboratore ai massimi livelli di Blair e di Starmer e attualmente agli arresti per le sue collusioni con il pedofilo. Tuttavia se un personaggio di primo piano dell’elite sionista come Barak coinvolge Epstein in una delicata questione diplomatica, peraltro di altissimo livello e al centro delle “primavere arabe”, come si può supporre che non sia affiliato senza riserve ai medesimi interessi?
V. EPSTEIN E MEDIA II
Diventa però naturale che la realtà venga soverchiata dal desiderio, perché i sogni assai confessati del personale di servizio mediale ne vengono intrisi come stracci bagnati. Che qualche maledetto indizio vada verso Mosca, invece di convergere sempre su Tel Aviv! -sembrano declamare in coro. Nel caso qualcuno osi legare il nome di Epstein agli interessi del Mossad e d’Israele (sarebbe pressoché impossibile non farlo, sebbene il personale di servizio ci s’ingegni con costanza e solerzia), è dunque d’uopo includerci rapidamente anche Russia e KGB (FSB, nonostante ne sia il nuovo acronimo da trent’anni, non sembra sufficientemente evocativo). E con tale rapidità che ogni discussione divenga un coacervo indistinto in cui, ficcandoci dentro tutto, non ne emerga nulla. In un recente talk show (Piazzapulita) sull’affaire Epstein, un membro del personale di servizio, di media autorità mediale, per evitare che qualcuno ci si soffermi troppo, allestisce la rete protettiva sin dall’inizio della sua peraltro inutile prolusione, resa interessante solo da tal foga assolutoria che tradisce null’altro che la finalità protettiva: “si parla di rapporti di Epstein con i servizi d’intelligence d’Israele, della Russia… probabilmente non lo sapremo mai” – ci dice Stefano Feltri. Purtroppo per il buon orsacchiotto mediale, di vaghezza su chi fosse l’utilizzatore finale del sistema Epstein ce n’è ben poca. Può anche succedere che un effettivo del personale di servizio come quello citato rischi d’imbattersi nello stesso talk show in un giornalista. Può dunque accadere che un documentato analista dei files, Sacha Biazzo, ritenga fondante, per capire chi era Epstein e che ruolo giocava nel campo geopolitico, e non solo in quello sessuale, mettere in primo piano il suo rapporto nodale con il sionista Leslie Wexner e con il club di miliardari ebrei a sostegno d’Israele da lui fondato, nonché il miliardo di dollari da Epstein ricevuto non si sa bene per quale dimostrata autorevolezza finanziaria (la sola operazione riuscitagli era quella che aveva rovinato grandi e piccoli risparmiatori con il sempreverde schema Ponzi). Dopodiché il dibattito si concentra rapidamente sull’enorme tela di clienti pedofili adescati da Epstein, evitando accuratamente di chiedersi com’era possibile che lui e la ruffiana personale Ghislane fossero in grado di gestire ciò che vari rappresentanti dell’ONU hanno chiamato “un sistema criminale globale volto a realizzare dei crimini contro l’umanità” “Quello che è sicuro — aggiunge Biazzo — è che hanno goduto di un sistema di protezione politico e finanziario. Per il primo c’era Trump e per il secondo Leslie Wexter”. Quindi….
Quindi è sufficiente evitare che si compongano i fatti. Può persino accadere che la ipertrofica quantità di vittime del Genocidio, negata dal personale di servizio con accanimento e “prove inconfutabili”(oltre settantamila prevalentemente donne e bambini) venga improvvisamente confermata dagli apparati dello stato d’Israele, lasciando visibile in tutto il suo lerciume il ruolo, esso sì inconfutabile,di un personale di servizio che sculetta come scimmia ammaestrata nel luogo ideale (giornalismo?) in cui il proprio domatore ha ammazzato 270 giornalisti non solo palestinesi. Le scimmie mediali vengono addestrate attraverso un tirocinio umiliante, una concorrenzialità tra aspiranti giornalisti al ribasso ma costante e un sistema di gratificazioni tipo “se indovini la risposta giusta meriti una caramella”. Due i settori d’intervento in cui abbondano le caramelle (ma anche le punizioni): difesa a oltranza dello stato sionista, ben oltre la soglia del ridicolo, e russofobia ormai in fase delirante. Il caso Epstein permette un dispiegamento congiunto di ambedue le determinazioni.
Per il personale di servizio Il compito si fa tanto più urgente quanto questa volta, attraverso l’esplosiva pervasività del caso Epstein, è in gioco quel che resta nel mondo (ben poco) e anche in occidente (sicuramente di più ma in verticale precipizio) di presentabilità dello stato sionista. Può in tal senso sorprendere che di rappresentanti del personale di servizio nell’entourage di Epstein ce ne fossero ben pochi. Egli e probabilmente i suoi mentori non ritenevano i giornalisti meritevoli di venire adescati. Per obbedire il personale di servizio mediale non ha bisogno di ricatti diretti, lo fa per formazione e spirito di sopravvivenza. Ma non bastano: i media sono attratti come api al miele da un Affaire che incardina i massimi vertici del potere politico-economico e livelli inediti di depravazione sessuale. Gli interessi di USA e Israele rischiano di restarne stritolati. Si può persino prevedere che l’Affaire supererà indenne anche l’attenzione politica e mediale catturata dall’ “Operazione Furia Epica” in pieno corso, a cui peraltro non sembrerebbe estranea. “Operazione Furia Epstein” si presterebbe infatti assai meglio per comprenderne il meccanismo d’innesco.
VI. IL GIOCO AL RIALZO
Il gioco al rialzo di una compagine statale disinvoltamente terrorista come Israele inizia ben prima del genocidio dispiegato a Gaza dopo il 7 ottobre 2023. A rigore nel 1948, ma è nei primi anni 2000 che aumenta il numero degli insediamenti coloniali in Cisgiordania. Da parte sua Epstein, dopo il primo arresto e relativa condanna per pedofilia (2008), incrementa a dismisura la quantità e qualità dei clienti del lupanare, mentre Israele lancia a Gaza l’operazione Piombo Fuso (2008), caratterizzata da un salto di qualità terroristanei confronti della popolazione civile. L’ONU stessa l’accusa di “assenza di protezione della popolazione civile in caso di conflitto”. Piombo fuso dura poco, ma va ritenuta un vero e proprio laboratorio, militare e politico, sul quale si misurerà il genocidio prossimo a venire. La complicità delle democrazie occidentali -ancora in grado si simularsi come il solo ganglo di potenza effettivo e vincolante attivo nel mondo- resta come di costume salda. Dunque l’ipotesi della soluzione finale del problema palestinese cresce con la certezza di venire assistita e giustificata dall’Occidente anche nelle sue forme estreme. Nel 2013 cominciano le dozzine di visite dell’ex presidente israeliano Barak a Epstein, tanto nella magione newyorkese che alla famigerata isola nell’arcipelago delle Vergini (acquistata nel 1998). L’incremento di clientes che credono di rischiare al massimo la sifilide è direttamente proporzionale all’aumento di facilitatori legati apotenti organizzazioni sioniste (elencati nel paragrafo II di questo testo). Il cambio di passo si fa sensibile dopo il 2010, al punto che trattare il caso Epstein senza legarlo agli interessi dello stato d’Israele sarebbe come occuparsi degli scandali sessuali di Berlusconi (che hanno ben poco a da condividere con l’Affaire in oggetto, risultando al confronto poco più di una nottata in un club scambio coppie) senza legarli al suo ruolo di capo del governo e di fondatore del più potente partito italiano dell’epoca.
Si può persino mettere a confronto il meccanismo di impiantazione e di potenziamento della rete pedofila installata dal sionista Epstein e il meccanismo genocida perfezionato dai sionisti a Gaza. Cosa di più simile all esercizio di un potere assoluto sulle proprie vittime! Determinato, come tronfi bambini assetati di giocattoli e in piena crisi isterica ogni qual volta gliene si neghi uno nuovo, dall abitudine a poter fare ciò che vogliono di un popolo privo di supporti sostanziali, giacché i padroni dello scacchiere geopolitico, (almeno sino a ieri l occidente atlantico), erano anche coloro che placavano l angoscia sionista di dover rinunciare a qualcosina (per esempio l’uso delle ca. 300 bombe atomiche che gli sono state concesse) con una permissività pressoché totale su tutto il resto. Dunque bombardamento di chi non sta al gioco e reazionismodate quando la controparte osa rispondere (da Diluvio Al Aqsa alla controffensiva iraniana dei 12 giorni), eccidi di massa di popolazione indifesa, assassinio di coloro con cui si sta trattando sfruttando l abbassamento di guardia insito nel contesto stesso di una trattativa, infine genocidio conclamato e schizofrenicamente rivendicato dai fatti (e dalle immagini) mentre furiosamente negato nei comunicati ufficiali.
L’articolata rete pedofila di Epstein era funzionale, attraverso il potenziale ricatto a ricchi e famosi documentati mentre stupravano e torturavano bambine di dodici anni, agli interessi dello stato sionista, dunque al suo bisogno di non trovare intralci a progetti geopolitici facilitati dalla compiacenza dei soggetti di cui sopra: da presidenti della repubblica a capi delle grandi corporations. Mai a Israele è accaduto di poter contare su un personaggio così capace di venire incontro a progetti crescentemente deliranti, come quello a lungo sognato e ora potenzialmente possibile di sterminare larga parte dei palestinesi e liberarsi definitivamente di un altra parte degli stessi costringendoli alla fuga attraverso l’ esercizio di un terrore totalizzante (bombe, carestia, distruzione di scuole e ospedali…), che prende il nome Genocidio da quando un giurista di origine ebrea lo coniò per qualificare la Shoah.
Tale personaggio è Jeffrey Epstein, un pedofilo in permanente attività di servizio, in rapida scalata sociale attraverso il matrimonio con la rampolla di una famiglia potente e altolocata (Ghislane Maxwell), legata agli interessi dello stato d’Israele dalla militanza nel Mossad del padre Robert. Probabilmente mai gli apparati dello stato sionista hanno trovato, sostanzialmente pronto all uso un tale tesoro. L’assiduità con l’ex presidente di Israele Barak, persino più costante e stretta delle complicità con i Clinton e i Trump, parla da sola.
Nel momento in cuilo stato sionista progetta un salto di qualità nella violenza, dovendolo rendere accettabile all’elite americana, una figura come Epstein diventa un patrimonio da salvaguardare in tutti i modi. Anche riuscendo a fargli ottenere, in occasione del primo arresto per pedofilia (2008) una pena minima che i commentatori dell’epocagiudicarono scandalosa e quasi senza precedenti, considerando la mole e la qualità delle accuse e le prove schiaccianti. Il procuratore generale che accettò il sorprendente patteggiamento a una pena minima, Alexander Acosta, riferì che non meglio precisati personaggi istituzionali gli confidarono sottovoce che Epstein faceva parte dell’Intelligence.In ogni caso le protezioni sembrano essere andate oltre un singolo pur potente (e a quella data Trump, che avesse o meno rotto i rapporti con Epstein, era ancora lontano dall’esserlo).
VII. CONTINUITA’ ACCRESCIUTA DELLA POLITICA AMERICANA
Si dirà con cognizione di causa che non ci sarebbe stato bisogno di Epstein per confermare l’alleanza pluridecennale tra lo stato sionista d Israele e i governi americani (repubblicani o democratici è questione di nessun conto). Epstein non è certamente in tal contesto un elemento di rottura, ma uno straordinario stimolo di continuita, anzi, se vogliamo di continuità accresciuta. L’ampiezza del massacro ha cominciato a essere tale a partire dal secondo decennio di questo secolo (dall’operazione Piombo Fuso al quotidiano omicidio di palestinesi a opera di coloni israeliani che gli rubavano la terra) da richiedere una maggior dose di attivismo, leggi capacità di render sopportabile ai complici di sempre un aumento di voltaggio della violenza. È’ in tal senso che quella scatenata su bambine indifese coincide nel meccanismo e nelle finalità (se non proprio nella forma) con i bombardamenti con cariche da tonnellate contro un’intera popolazione che non dispone di adeguati mezzi di contrasto. Epstein non è stato creato di sana pianta ma è arrivato al momento giusto, offrendosi non solo come strumento d’altissimo rendimento ma anche come “struttura” pronta all’uso, o per dirlo in altri termini come “object trouvée”.
Certo, il Mossad ben conosceva i rischi di utilizzare un orco insaziabile, con tutte le problematiche di controllo di una tal figura; ma Epstein è risultato inestimabile proprio per tale insaziabilità. Certo, pur riuscendo ad assicurargli una lunga impunità, diventa proprio tale irrefrenabile cannibalismo a perderlo. Organizzare poi il suicidio di tal personaggio in un carcere di massima sicurezza rendendolo credibile (come suicidio), è operazione che contende l’incredulità al suicidio del banchiere Roberto Calvi sul ponte londinese dei Black Friars. Tuttavia meno pericolosa della gestione di un attrezzatissimo ricattatore destinato all’ergastolo.
VIII. DRAMATIS PERSONAE
Questo testo evita di addentrarsi nelle questioni psico sessuali e clinico-politiche scatenate dall’Affaire Epstein, con il corollario di affinate disamine e citazioni da Deleuze e Foucault, che chi scrive conosce assai superficialmente. Essendosi invece occupato delle avanguardie oltranziste del ‘900, ancora chi scrive ritiene di conoscere decentemente il ben più interessante fenomeno di riscoperta di De Sade e di analisi dei rapporti tra erotismo e potere intrapreso dal Surrealismo, in particolare da Breton, e sviluppato da un suo eretico come Bataille. Tuttavia viene qui evitato di affrontare tanto l’uno che l’altro per una sorta di sospetto. Si sospetta, cioè, che le dotte disanime filosofco-letterarie vogliano strumentalmente spostare, in alcuni casi, il nodo della questione. Che cioè ci si allontani volutamente da un Earth of the Matter che è tutto geopolitico e riguarda lo Stato d’Israele. Che sia dunque un deliberato tentativo di rimuoverlo per evitare di fare i conti con i tabu e i sensi di colpa della nostra tremebonda intelligensia. La proposta di legge sull’antisemitismo proposta dal cupo untore Del Rio sta ottenendo risultati prima ancora di venire convertita in legge.
Per quel che ci riguarda, passiamo a descrivere il baraccone e a disporre le dramatis personae:
Un’affollata compagine di semi-impotenti attivi nei ruoli apicali della politica della finanza della cultura e dell’imprenditoria occidentale, la vediamo nascondersi, tremare, negare persino l’evidenza in occasione di ogni loro apparizione nei cosiddetti Epstein Files. Lo stesso Trump, quando sembra irridere chi lo accusa di aver fatto parte della congrega, in realtà sente cedere il piedistallo di lardo che lo tiene in piedi. Basta osservarlo mentre, come un giocatore di poker che mentre bleffa sa di tradire qualche tic, ogni qual volta un giornalista o qualche avversario politico apre la questione si irrigidisce per non tradire ciò che il suo volto sta già tradendo, mostrando un curioso mélange di odio per l’interlocutore e impotenza per se stesso. L’odio nei confronti dell’avversario l’ha sempre rivendicato; l’impotenza, che è anche sessuale in quanto una delle sue vittime quattordicenne dichiara che non è stato neanche in grado di stuprarla, procedendo come compensazione a picchiarla selvaggiamente, è soprattutto quella del topo che sa di trovarsi nello spurgo, a destinazione Tel Aviv, degli Epstein’s clients, angosciati non certo per le pratiche di cui vengono accusati, ma per trovarsi nello spurgo in questione.
In definitiva i clienti di Epstein non sono interessanti singolarmente nemmeno quando si tratta di un quasi erede al trono, dell’ex presidente del paese più potente del globo o di quello in carica. In un ideale messa in scene non potrebbero che far parte del coro, giacché di protagonisti c’è soltanto Epstein, la sua Ruffiana di complemento e l’Utilizzatore Finale (se vogliamo un altro coro). In generale, estratti per un momento dalla lussuosa fogna progettata dal tenutario del bordello, vanno ricondotti alle più varie affiliazioni religiose, nazionali, politiche, ma ciò non li rende meno omologati. Se li volessimo tecnicamente definire semi-impotenti perché capaci di scopare solo con bambine di 12-14 anni, in quanto inadeguati a confrontarsi sessualmente con una donna, anche in questo starebbero accalcati formando un’unica massa. La compagine, pur apparentemente varia, mostra una debordante presenza di politici e tycoon attivi in USA e Gran Bretagna (sebbene non manchino scelte emergenze dai paesi alleati). Resta infatti l’ambito politico e imprenditoriale anglosassone quello che Epstein teneva “ben serrato per i coglioni”, nel caso mostrasse una qualche titubanza al gioco al rialzo dello stato terrorista d’ Israele, in una fase in cui, non temiamo ripeterlo, accentua il popolamento ebraico della Cisgiordania e si ritiene pronto alla soluzione finalenei confronti dei palestinesi di Gaza, attendendo dunque solo l’occasione giusta per dispiegarsi come l’abbiamo visto fare dopo il 7 Ottobre. E per gli interessi sionisti Epstein diventa tanto più urgente e importante quanto una rete ancora embrionale, legata alla pedofilia seriale del protagonista e dei suoi adepti (in una fase pionieristica, prima del fidanzamento con Ghislane Maxwell, forse destinati al più tradizionale ruolo di ricattati economici, cioè limitati al compito di farlo diventare ricco) può trasformarsi, con adeguati ritocchi e ampliamenti impossibili al solo pedofilo, in un sistema capace di ricattare pressoché tutta la classe politica e economica anglo-americana per uno scopo di ben altro rango.
IX. L’UTILIZZATORE FINALE
A questo punto riteniamo dunque lecito chiedersi se c’è qualche relazione tra i ricatti di Epstein e la decisione di Trump di fiancheggiare Nethanyau nell’attacco all’Iran dello scorso 28 Febbraio. Un attacco per scongiurare il rischio atomico dell’Iran che persino la CIA riteneva inesistente; che i suoi stessi analisti militari tendevano a sconsigliare; che rischia di ostacolargli persino la fedeltà della sua base MAGA.
La questione va affrontata con la complessità che merita e non ne è questa la sede. Tuttavia, qualunque sia stato il grado di controllo dell’Utilizzatore Finale su un bambinone tronfio e insicuro come Trump, una tomba per Epstein sul Monte degli Ulivi nei pressi di Gerusalemme sembra garantita. E già sembra di vedere il palco sucui Nethanyau Ben Gvir Smotrich Trump e allegra compagnia (l’invito sembra garantito anche ai lider della maggior parte dei Paesi occidentali) reciteranno l’omelia funebre. E anche la piattaforma che lo sostiene: quella fatta con i corpi delle bambine palestinesi decimate a Gaza, di altre bambine americane stuprate nell’Isola di Epstein e di ulteriori 170 bambine iraniane appena disintegrate a Minab.

Analisi sconvolgente e implacabile dell’orrore che sembra ormai inarrestabile
Lucidissima e ben documentata analisi. Un quadro che dovrebbe sconvolgere e illuminare le anime delle belle addormentate, ma forse più che addormentate son già morte.