MAGNIFICA HUMANITAS? di Moreno Pasquinelli
«Ogni albero si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva dal rovo». [Luca 6,44]
15 maggio 2026. Nel 135° anniversario della promulgazione della famosa enciclica Rerum Novarum (Leone XIII, 1891), Leone XIV ha annunciato Magnifica Humanitas, che s’interroga sul futuro dell’umanità e della persona nell’era della rivoluzione tecnologica e dell’Intelligenza cosiddetta “Intelligenza Artificiale” (IA).
Condivido quanto scritto dal teologo Paolo Benanti su Avvenire del 25 maggio: “Leggere l’enciclica come documento religioso sarebbe un errore di categoria. È un testo di filosofia politica, e lo è nel senso più rigoroso del termine”. È dunque sul piano della filosofia politica che esso va interpretato.
La Chiesa plurimillenaria, malgrado la sua veneranda età, si sforza di stare al passo coi tempi, si chiede dove ci sta portando il progresso tecnologico e ci dice che esso, in barba alle sue promesse, può essere una minaccia letale, e quindi indica un’alternativa. L’enciclica dice anzitutto una cosa giusta: spazza via il luogo comune che la tecnica sia neutrale poiché dietro a questa o quella scelta tecnologica ed alla sua implementazione, ci sono sempre determinate forze sociali dominanti, così che le tecnologie incorporano sempre i valori, le finalità e la visione del mondo di quelle forze.
La diagnosi del Papa è lucida: dietro alla rivoluzione tecnologica ci sono le BigTech, giganti multinazionali che rispondo a interessi privatistici che grazie all’IA non fanno solo colossali profitti, stanno modellando un capitalismo ancor più ingiusto e predatorio, e trattano l’umanità come una miniera da saccheggiare, in cui anche la sfera spirituale diventa un dato digitalizzato, per essere più precisi, una merce. Altrettanto severa è la critica alle ideologie del postumanesimo e del transumanesimo.
Sui pericoli della cosiddetta “rivoluzione tecnologica” tuttavia, l’Enciclica non la dice tutta, poiché le implicazioni sul piano sociale (modi di lavorare, vivere, comunicare, socializzare, pensare) sono ben più profonde e minacciose, di quanto non segnali l’Enciclica; avanza infatti una trasmutazione antropologica, che getta nel vortice, la stessa natura dell’essere umano — vedi quanto noi abbiamo scritto ne LA SCATOLA NERA.
Mentre i “padroni universali” (le grandi multinazionali che detengono il monopolio di queste tecnologie,) assistiti dai loro trombettieri ideologici, ne esaltano i risultati sostenendo che dette tecnologie sono tutte a fin di bene, l’esperienza empirica di ogni persona dotata di spirito critico, così come tutte le indagini sociologiche, ci segnalano i guasti profondi causati già dall’incontro tra Intelligenza Artificiale, il Web ed i supporti e dispositivi digitali. L’uso compulsivo delle tecnologie digitali sta portando ad una generale atrofizzazione cognitiva. Più cresce e si espande la funzione di delega all’IA della funzione di calcolare, pensare e decidere, più tale funzione viene scambiata come un sapere infallibile, più crescono la deresponsabilizzazione, la disattivazione del pensiero e delle facoltà intellettuali, il rattrappimento mentale. Si tratta di una pericolosa ri-formattazione sia sociale che antropologica.
Il limite nella stessa diagnosi risiede in una fallace metafisca, quella per cui, essendo l’uomo fatto ad immagine e somiglianza del suo Creatore, le sue stesse invenzioni tecniche, sarebbero un riflesso della sapienza divina e, in quanto tali, benigne. Una critica a questa concezione ontologica ci porterebbe lontano, tra cui la domanda sul perché esista il male nel mondo — sappiamo quale sia la risposta della Chiesa cattolica, è quella di origine platonica che il male non avrebbe consistenza ontologica in quanto sarebbe mera assenza di bene. Posto che in natura non valgono categorie morali e che l’essere umano ha una duplice natura, biologica e storico-sociale, è certo che l’uomo, in quanto animale politico può, in quanto risultato di determinate condizioni sociali e storiche, fare il male; può farlo a sé stesso, ai suoi simili ed al mondo naturale che lo circonda. Può quindi concepire di darsi mezzi maligni, che cioè non promuovano libertà ed emancipazione ma, al contrario, schiavitù ed alienazione.
Da questa angolatura è palese l’incompiutezza, a dirla tutta l’inconsistenza, dell’Enciclica. Una diagnosi difettosa perché non poggia su una fisiologia adeguata. Si afferma sì che ogni tecnica incorpora valori e interessi di chi la progetta, programma e costruisce, ma si evita accuratamente di nominare chi sia questo soggetto e quale la sua precipua natura — che quindi un soggetto patologico tenda a produrre sia una società corrotta che tecnologie patogene.
La Chiesa, a iniziare dalla Rerum Novarum — considerata la magna charta della sua cosiddetta “dottrina sociale”, la quale non biasimava solo il liberalismo ma, con ancor più forza, il socialismo come “dottrina nociva” con tanto di condanna di ogni forma di lotta di classe e scomunica dei comunisti (1949) —, pur con alcuni zig-zag, consiste in un’approvazione, per quanto condizionata, del capitalismo, che divenne aperto sostegno anche alle sue forme liberiste (Centesimus annus di Woytila, 1991). Anche nelle vesti della radicale critica al neoliberismo di Bergoglio (Laudato sì 2015, Fratelli tutti 2020, Dilexit nos 2024), la Chiesa non è mai andata alla radice, limitandosi a condannare gli “eccessi”, le storture, le derive plutocratiche del capitalismo; giusta l’economia di libero mercato fondata sulla produzione di merci e la concorrenza, legittimo che il capitale ottenga profitto. L’esortazione, al netto delle sue declinazioni storico-temporali, è quella che postula un “capitalismo giusto, rispettoso della dignità umana.
Impossibile non vedere come questi due paradigmi, il metafisico ed il politico, inficino ogni discorso sulla “rivoluzione tecnologica”, ne depotenzino la valenza critica, producendo una terapia per curare i danni della digitalizzazione della vita, del tutto dubbia e inefficace.
In una parola la terapia che propone l’enciclica è la cosiddetta “algoretica”, che l’etica sia integrata sin nella fase di progettazione nei nuovi sistemi di “intelligenza artificiale”, di qui a proposta di un’Agenzia internazionale per l’IA sotto l’egida delle Nazioni Unite, cosi ché i “benefici” siano condivisi da tutti. E come si fa a chiudere la stalla quando i buoi sono già tutti scappati? Come il Papa suggerisce di imbrigliare le potenze scatenate della tecnoscienza? Il Papa rivolge un appello alla tecnocrazia, i miliardari della Silicon Valley, ovvero gli stessi che stanno dietro all’IA e ne traggono potere e profitti, affinché accettino una regolamentazione etica dell’IA, una governance eticamente sostenibile. La montagna ha partorito il topolino, o, detto meno prosaicamente, i pannicelli caldi.
Per ottenere una de-escalation tecnologica, una moratoria sull’uso predatorio e disumano dell’IA, serve una grande battaglia di civiltà, una grande svolta politica. Non si cura una malattia grave con l’aspirina, non si chiede al lupo di proteggere il gregge. Non si può comprendere il CyberCapitalismo incombente se non si comprende che esso è si un tumore maligno, ma risultato biopolitico insito nella natura e nello spirito del capitalismo.
Ps: Certa sinistra radicale, letta l’Enciclica, esulta a segnala che, “Pur partendo da presupposti metafisici opposti”, c’è una sostanziale convergenza con la Chiesa, ovvero con l’umanesimo cristiano. La tesi dei radicali è semplice: “La sinistra marxista vede nell’IA il potenziale per il “comunismo del tempo libero”. Quindi l’IA coi suoi micidiali arti performativi (Web, Internet of Things, 5G, data mining, big data analytics, biotecnologie, nanotecnologie, computer quantistici, qubit, infosfera) vanno e possono essere usati e fin di bene, per porre fine alle ingiustizie, a favore delle classi subalterne. Mutatis mutandis la stessa illusione della Chiesa, ma la Chiesa, con la differenza che la Chiesa non sbrodola nell’utopismo, nell’ossimoro del comunismo cibernetico.
Nb. Chi ci segue sa che di un Nuovo Umanesimo Rivoluzionario facciamo la nostra cifra teorica e identitaria, e certo, nella battaglia contro il mostro del CyberCapitalismo, ben venga una santa alleanza con la parte umanistica della chiesa, con tutte le forze umanistiche reali.

Il problema sta sempre nella giustificazione teologica della proprietà privata, come libero dono di Dio all’Uomo, salvo condannare gli eccessi di appropriazione e di egoismo sociale. La continuità con la “Rerum novarum” consiste in questo. Di qui il centrismo politico e sociale. Solo che ormai nel Giardino dell’Eden, oltre ai poveri Adamo ed Eva sono cresciuti del mostri da spaventare lo stesso Serpente tentatore. Raccomandarsi al lupo affinché non mangi le pecore è sempre ambiguo ed ingenuo. Si può e dev’essere per tutti gli uomini, ma non con tutti gli uomini, ricordando solo in modo retorico la frattura tra dominanti e dominati. “Cari frateli, eli,eli!…”