SICILIA FRA TURISTIFICAZIONE E MILITARIZZAZIONE di Francesco Lamantia
L’autunno del 2011 segnò una tappa senza ritorno per i destini della città di Palermo: si dimetteva il sindaco Cammarata, rimasto senza maggioranza in consiglio comunale, un centrodestra spaccato tra varie fazioni.
L’amministrazione Cammarata dal 2008 aveva aperto Palermo ai grandi gruppi ( erano sorti centri commerciali Ipercoop, Auchan), erano stati inaugurati i cantieri per il tram e la ferrovia urbana, si prevedeva la costruzione di Oceano Mediterraneo, l’Acquario più grande del Mediterraneo e il risanamento della costa sud (6 km di litorale dagli anni ’70 deturpati da discariche e scarichi fognari – la pesante eredità del Sacco di Palermo), il rifacimento dell’area portuale in vista della riconversione del porto in scalo crocieristico (ci torneremo in seguito).
L’amministrazione di centrodestra lasciava le municipali in bancarotta: destò scalpore il viaggio dell’ex presidente della società dei rifiuti a Dubai a spese dell’azienda. I lavoratori della Gesip (ex municipalizzata che si occupava della manutenzione del verde) ogni giorno scendevano in piazza contro lo scioglimento e liquidazione della propria azienda.
In questo contesto di crisi strutturale dell’apparato amministrativo ritornò in gioco Leoluca Orlando, ex sindaco della Primavera palermitana. Venne rieletto con oltre il 60% dei voti nel 2012. Di fronte alle richieste del governo Monti, di liquidazione totale delle ex municipali, Orlando salvò le aziende pubbliche (nel caso di Gesip ci fu una liquidazione e subito dopo la formazione di Reset con le stesse mansioni e lo stesso personale tutto reintegrato).
Ma il patto di stabilità e la spending review e il già debole tessuto economico che contraddistingue il Meridione, ebbero un effetto devastante sulla Sicilia: al fine di sanare il collasso finanziario della Regione, l’esecutivo guidato da Crocetta sottoscrisse un accordo che sanciva la rinuncia a svariate azioni legali promosse dall’Isola contro il governo centrale, incluse le vertenze per il gettito delle accise e i proventi della lotta all’evasione fiscale. Ciò comportó un drastico taglio alle risorse dei comuni scatenando la protesta dell’ ANCI ( accordo Crocetta- Padoan siglato nel 2014).
LE RIVOLUZIONI DEL NORDAFRICA E LE SUE RIPERCUSSIONI SU PALERMO
Nel 2011 in Egitto e nel Maghreb scoppiano delle rivoluzioni che mettono fine al dominio trentennale di presidenti marionette dell’imperialismo. La principale economia del Nordafrica era il turismo grazie ai reperti archeologici e ai resort sul mar Mediterraneo e sul Mar Rosso, questa attività economica di puro stampo coloniale crollò rapidamente.
Di conseguenza le deboli e parassitarie classi politiche meridionali si apprestarono a ricevere il turismo dapprima diretto verso il Maghreb.
Il 3 luglio 2015 fu dichiarato patrimonio mondiale dell’ UNESCO l’itinerario “arabo- normanno” di Palermo, le conseguenze furono la pedonalizzazione dei principali assi del centro storico, la promozione dei grandi eventi: luglio 2017 la passerella di Dolce e Gabbana, aprile- ottobre 2018 l’esposizione di arte itinerante Manifesta.
Il turismo fu dipinto come la panacea di tutti i mali: aprirono numerose case vacanze (Bed & breakfast, affitti stagionali), attività di beverage e ristorazione occupando le già anguste vie del centro storico, i tour in lambretta sul modello tailandese.
Palermo e la Sicilia divennero lo stereotipo dell’abbuffata (cannoli, arancine, panelle) alla faccia dell’itinerario arabo- normanno!
Nel frattempo la città che restava fuori dal circuito turistico iniziava, dopo decenni, una guerra di bande per il controllo del territorio (pizzo, spaccio ecc), le periferie, malgrado le campagne elettorali, sono rimaste nella stessa condizione di marginalità degli anni ’80.
Il livello di disoccupazione è alle stelle (51% di disoccupazione femminile, 48% di inoccupati), ciò ha provocato una forte emigrazione verso le regioni del nord e il centro Europa.
Dopo la pandemia il fenomeno di turistificazione è aumentato: i grandi gruppi immobiliari investono sul centro storico di Palermo e là dove c’erano macerie sorgono nuovi edifici, sono ripresi i lavori di trasformazione del porto in mega scalo crocieristico con la costruzione di opere utili solo a chi per un giorno transita per Palermo.
TURISMO NESSUNA RICCHEZZA E SVILUPPO PER LA SICILIA
“Si può vivere solo di turismo” è questo il motto che si continua ad ascoltare per la soluzione dell’occupazione in Sicilia.
In realtà la panacea turistica è utile a distogliere l’amara realtà che vive il popolo siciliano prigioniero di una borghesia compradora e affarista succube del peggior Atlantismo.
A guadagnarci sono gli stessi gruppi come l’agenzia Aeroviaggi con i suoi Mangia’s resort che ospita i militari israeliani in Sicilia e in Sardegna, in misura minore la immobiliare Italo-belga che, grazie alle destre e al CGA (consiglio giustizia amministrativa presente solo in Sicilia), mantiene il controllo totale sulla spiaggia di Mondello.
Sul fronte sanitario le liste di attesa sono infinite mentre sorgono ovunque ambulatori privati, e spesso i siciliani ricorrono a ospedali di altre regioni per non attendere un anno per un intervento!
Sui trasporti in Sicilia il collegamento tra capoluoghi avviene tramite autolinee private anziché in ferrovia, l’azienda regionale dei trasporti (Ast) la stanno portando al fallimento a favore dei soliti monopolisti del trasporto gommato.
Sul fronte industriale il futuro è incerto per i lavoratori del cantiere navale di Palermo dato che il promesso potenziamento di Fincantieri stenta a realizzarsi.
I comuni siciliani, dopo anni di tagli e di austerità sono sotto organico e, in una regione dove la disoccupazione è alla stelle, non possono procedere con le assunzioni dell’apparato amministrativo.
L’emergenza ambientale dopo 20 anni si è aggravata: Palermo è l’ultima grande città d’Italia per la raccolta differenziata (35%), interi quartieri sono sommersi dai rifiuti, un’emergenza voluta dagli affaristi che siedono nella giunta Schifani pronti ad avviare la costruzione di tre inceneritori.
La gestione idrica della Sicilia è fallimentare: tubature da anni senza manutenzione, comuni d’estate lasciati a secco, a guadagnarci è Siciliacque azienda privata che dal 2004 gestisce gli impianti idrici di gran parte della Sicilia.
A beneficiare da questa situazione di declino permanente sono la militarizzazione e lo sfruttamento del territorio: la NATO sta per trasformare l’aeroporto di Trapani nel secondo centro d’addestramento degli F35 (dopo quello che sorge in Oregon), presso l’università di Palermo è stato inaugurato il nuovo data center a sostegno dei progetti di innovazione per imprese, pubbliche amministrazioni, forze armate in collaborazione con HPE, società americana implicata nella ricerca e produzione a fini bellici e militari. le imprese dell’energía rinnovabile legate a Israele comprano ampie fasce di terreni per farne parchi eolici o di pannelli solari, prosegue sottobanco il traffico illegale di petrolio verso Israele ed il riciclaggio di denaro sporco legato alla droga e al traffico dei migranti gestito da Malta.
Lo sviluppo del turismo comporta il degrado e la massificazione dei territori, l’aumento dei prezzi, la gentrification di isole come Favignana e dei comuni costieri, la costruzione di opere per il solo gusto speculativo come nuovi porticcioli per yacht e gommoni, passerelle di personaggi illustri (Dolce & Gabbana, Elton John, Dua Lipa) con l’obiettivo di svendere le città ai grandi gruppi finanziari.
Occorre una piattaforma in difesa dei territori contro le speculazioni e lo sfruttamento dei territori, combattere la turistificazione e la militarizzazione dell’isola, per uno sviluppo sostenibile, lo si può fare battendosi per la cacciata dei governi al servizio di interessi parassitari e mafiosi legati a doppio filo all’imperialismo statunitense.
Fuori la Sicilia dalla terza guerra mondiale!
