CEUTA: DOPO LA TRAGEDIA LA FARSA di Leonardo Mazzei
Dura è la vita dello scribacchino di regime. Ben retribuita, ma dura. Talmente dura da dover ricorrere al complottismo più spudorato. E così, Federico Fubini ci “svela” sulle pagine del Corriere della Sera del 3 agosto il nome del regista dei fatti di Ceuta: la Russia!
L’avreste mai detto, la Russia! Del resto, il dossier è nelle mani della Kallas, un’autentica garanzia. Secondo il Fubini questo il messaggio che sarebbe stato trasmesso ai governi europei:
«La corsa dei migranti verso Ceuta è stato un attacco mirato – non privo di una regia – ed è stato amplificato dall’esercito digitale russo, che ha fatto rimbalzare quanto più possibile sui social media l’eco della crisi».
Ora, è ben noto come la Russia sia considerata ufficialmente dall’Ue come il nemico da sconfiggere, nella guerra d’Ucraina e non solo. Per quale motivo, in un simile contesto, a Mosca dovrebbero rinunciare ad un po’ di facile propaganda sulle difficoltà europee? Tuttavia, da qui alla regia dell’esodo biblico in terra marocchina ce ne corre. Ma non abbastanza da fermare le acrobazie del vicedirettore del Corsera, che dopo aver fatto notare una certa assonanza tra le posizioni americane e quelle russe, arriva ad un’affermazione apodittica.
«Nessuna più delle fratture ai confini della Ue è puramente locale. Nessuna riguarda solo il proprio problema specifico. La posta in gioco è sempre più l’Unione europea, il suo modello di società aperta e di economia sociale di mercato».
L’Ue sarebbe, dunque, una sorta di fortezza assediata. Una fortezza del Bene, s’intende. Asserragliata per difendersi dai mille agenti del Male che curiosamente si muovono ai suoi confini. Ecco come al Corriere vorrebbero spiegarci il mondo d’oggi.
Eppure i fatti di Ceuta chiamano in causa soggetti ben precisi, che Fubini fa scomparire come niente fosse: la Spagna, il Marocco (con le sue alleanze internazionali), i 70mila disperati pronti a lanciarsi in mare ad un semplice segnale. E fa sparire il contenzioso tra questi due paesi, come se si trattasse di questioni irrilevanti. Ma è davvero così?
Mohammed VI, il grande amico dell’Occidente e dei sionisti
Per cercare di capirlo, bisogna intanto stare ai fatti. Ed il primo fatto è che 70mila persone sono state spinte ad una rischiosa azione di massa (oltre 100 i morti accertati) dalle autorità marocchine, con l’evidente obiettivo di mettere in difficoltà la Spagna ed il governo Sanchez, già travolto da una serie infinita di scandali. Obiettivo centrato, a differenza di quello migratorio dei 70mila poveracci usati da Rabat come carne da macello.
Ma qual è l’obiettivo del Marocco, del suo governo ultraliberista e del suo monarca Mohammed VI, il vero detentore del potere politico specie nella sfera strategica e militare? Ecco un tema che i tanti Fubini del mainstream non possono e non vogliono affrontare.
La prima cosa da dire è che il Marocco è il paese più filo-occidentale del nord Africa, e con Mohammed VI – uno degli uomini più ricchi del mondo, al potere dal 1999 – questa collocazione ha ricevuto una spinta decisiva. Dal 2004 il Marocco ha stretti rapporti di cooperazione economica e militare con gli Usa, mentre vanta uno “Statuto avanzato di associazione” con l’Unione europea. Come se non bastasse, dal 2020 il Marocco ha riconosciuto Israele, con il quale intrattiene una stretta cooperazione commerciale e soprattutto militare. Da qui il sostegno sionista all’operazione di Rabat.
Ecco di cosa avrebbe dovuto occuparsi il Fubini, ma lasciamo perdere che sarebbe come chiedere agli asini di non ragliare.
I fatti di questi giorni hanno in realtà un precedente che ci si sforza di dimenticare. Nel maggio 2021, con un’azione simile a quella che abbiamo visto, le autorità marocchine spinsero ad oltrepassare il confine di Ceuta circa ottomila persone. Il motivo? Punire la Spagna per aver ospitato in un proprio ospedale il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali. “Ci sono atti che hanno conseguenze”, tuonò nell’occasione l’ambasciatrice del Marocco a Madrid, Karima Benyaich.
Allora il ricattò di Rabat funzionò. Ed infatti, nel marzo del 2022, Pedro Sanchez si espresse a favore del piano marocchino sul Sahara Occidentale. Adesso, però, forse anche per la centralità energetica conquistata dall’Algeria, le cose si sono di nuovo complicate. Sta di fatto che la tragedia di Ceuta ha avuto inizio esattamente 10 giorni dopo la visita di Sanchez ad Algeri, cioè nel paese che sostiene apertamente la causa Saharawi. Un caso? Difficile pensarlo.
Chiaramente, le migrazioni sono diventate un’arma. Non più soltanto un mezzo per ottenere soldi, basti pensare ai miliardi versati in anni recenti alla Libia e alla Turchia, ma anche uno strumento per perseguire obiettivi geopolitici. In quanto ai soldi anche il Marocco ha già beneficiato di lauti finanziamenti Ue per tenere sotto controllo i flussi migratori, ed è probabile che torni presto a battere cassa, ma adesso prova ad ottenere qualcosa di più. Che lo faccia manovrando una massa di poveri, ingigantita dalle politiche neoliberiste del proprio governo, non può certo stupire.
In Marocco la povertà è in aumento, mentre milioni di giovani non studiano né lavorano. Sono i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training) che non vedono altra prospettiva che non sia l’emigrazione. Da qui la disponibilità a rischiare la vita.
Ma l’iniziativa marocchina non agisce solo sul nervo scoperto dell’emigrazione verso l’Ue, ma anche sul ruolo delle exclave spagnole sul suo territorio di Ceuta e Melilla. Dal punto di vista di Madrid, Ceuta assolve al ruolo di controllo sullo Stretto di Gibilterra, ma questo punto di forza rischia adesso di rovesciarsi in un fattore di estrema debolezza. Scherzi della storia e di certi residui coloniali.
L’Unione europea in stato confusionale
Torniamo ora più che al patetico Fubini, alla pittoresca Unione europea che tanto gli sta a cuore. Altro che attacco russo, è l’Ue ad essere in confusione per conto proprio!
A Ceuta l’attacco è venuto dal Marocco, che dell’Ue è un alleato ed un “amico”. E l’offensiva contro la Spagna è stata appoggiata dall’alleato americano, costantemente implorato dall’Ue affinché non “abbandoni” l’Europa. E quell’aggressione è stata sostenuta da Israele, che per la maggioranza dei governi europei (vedi il caso italiano) è un’entità quasi sacra. Come la mettiamo, allora!
Sospendendo il trattato di Schengen nei confronti della Spagna, Meloni è convinta di aver fatto una furbata. Ora, che sia più astuta dei suoi competitor ufficiali del “Campo largo” è cosa certa quanto facile. Ma stavolta ha fatto un clamoroso buco nell’acqua. Non solo nessun immigrato arrivato a Ceuta ha potuto passare Gibilterra, non solo l’Italia è stato l’unico paese europeo ad adottare una misura così palesemente inutile e propagandistica, ma la sua famosa “iniziativa europea” si è risolta sostanzialmente in un fiasco.
Il vertice online dei ministri dell’interno dell’Ue, che si è tenuto il 4 agosto, si è infatti concluso con un prevedibilissimo nulla di fatto. Convocato a scopi propagandistici, non è riuscito neppure ad alimentare la propaganda. Senza alcuna conferenza stampa comune, visto che nulla c’era da comunicare, il governo italiano ha insistito sugli hub all’estero per il rimpatrio degli immigrati. Una “soluzione”, quella del cosiddetto “modello Albania”, che si commenta da sola.
La montagna ha dunque partorito il solito topolino. E non poteva andare diversamente. Quello migratorio è un fenomeno strutturale, complesso per sua natura, che chiama in causa la crisi demografica dell’Europa, i crescenti squilibri economici, nonché le dinamiche di un capitalismo sempre alla ricerca di nuovi schiavi. Si può affrontare tutto questo con la mera propaganda?
«Tra le opposte utopie del “respingimento” e della “accoglienza” indiscriminata c’è lo spazio dell’azione articolata per frenare, regolamentare, quindi governare i flussi migratori». E’ questo un passaggio del documento sulla questione migratoria, approvato dalla II Assemblea nazionale del Fronte del Dissenso (Chianciano Terme, marzo 2025). E’ da qui che bisognerebbe partire per una discussione seria, ma questa serietà non la possiamo certo chiedere né al governo, né alla finta opposizione.
Concludiamo allora riportando tre dati che valgono più di mille discorsi.
Primo. In pochi giorni, dei 70mila marocchini arrivati, a Ceuta ne sono rimasti solo duemila. Evidentemente la polizia spagnola non è andata tanto leggera. Chiaro il segnale inviato dalla cordata Marocco-Usa-Israele, ma la “grande emergenza” si è presto sgonfiata.
Secondo. In base ai dati di Frontex, nel 2025 sono entrati nell’Ue 178mila migranti irregolari, pari allo 0,039% della popolazione europea. In pratica un irregolare ogni 2.500 abitanti. Un po’ poco per parlare di invasione.
Terzo. Che il “modello Albania” sia indecente è fin troppo chiaro. Che sia pure inefficace idem. Ma cosa ci dicono i numeri? In due anni i rimpatri attraverso l’Albania sono stati 101 (centouno), mentre il costo per le casse dello Stato è stimato in circa 150 milioni l’anno. In pratica ogni rimpatrio è costato 3 milioni di euro. Ma la propaganda, si sa, ha i suoi costi…
…mentre la realtà supera spesso l’immaginazione. Pure quella del Fubini.
