FASCISTI E ANTIFASCISTI di Sandokan

«Siete insieme a Casapound. Questo non vi da la misura di quante grossolane puttanate sono infarcite le vostre analisi??»

Questo ci scrive “Giamblico” (nomen omen!) a commento dell’articolo MA CHE FILM VI FANNO VEDERE…?, col quale spiegavamo cosa fosse davvero accaduto a Roma nella manifestazione (non autorizzata) di #IOAPRO.

Quella del nostro è una condanna senza appello: siccome c’erano dei fascisti, è stato sbagliato partecipare alla manifestazione (non autorizzata) indetta dai ristoratori e altre categorie vittime del massacro sociale indotto dall’uso politico della pandemia. Non interessa quindi al nostro che le rivendicazioni su cui la manifestazione è stata indetta fossero sacrosante; non gli importa quel che è effettivamente accaduto in piazza (quindi il contegno da noi assunto nel portare via la gente dal casino); non importa che gli esponenti di spicco di #IOAPRO si sono sgolati nel condannare le azioni provocatorie di un manipolo di neofascisti incappucciati — per la cronaca: non erano quelli di Casapound, i quali per altro non stavano con striscioni o bandiere di partito ma solo coi tricolori (vedi foto sopra).

Il nostro non c’era. Su cosa quindi fonda il suo caustico giudizio? Ma è ovvio: sui resoconti tossici e infingardi dei media di regime. Solo per questo “Giamblico” dovrebbe vergognarsi e tacere, e non sparare velenose sentenze.

Ma andiamo al sodo.

  • Siamo antifascisti? Sì, così come siamo antiliberisti e anticapitalisti;
  • il nemico principale sono oggi i fascisti? No, è il regime di sfruttamento e di oppressione capitalista-mondialista che guarda caso fa dell’antifascismo una delle sue cifre ideologiche;
  • Non c’è oggi alcuna incombente avanzata fascista, la vera minaccia è oggi l’avvento di un regime di tirannia mondialista fondato sulla tecno-sorveglianza.
  • rifiutiamo qualsivoglia complicità ideologica, che equivale a connivenza politica, con questo regime;
  • Non ci appartiene dunque l’antifascismo psicotico stile “antifa”, per cui la lotta ai gruppi fascisti ha preminenza su tutti gli altri aspetti della lotta politica e sociale;

Non si sconfiggerà il nemico principale se non con un potente e capillare movimento di massa, con un fronte che mobiliti e unisca tutte le forze sociali popolari. Il passaggio da movimento eterogeneo a fronte vero e proprio non è cosa facile a farsi. Che forma prenderà questo fronte, che profilo e natura politica esso avrà, questo non si decide a tavolino, ma nella pratica, strada facendo. Ed è evidente che questo passaggio sarà possibile solo grazie ad una forza motrice, se ci sarà una forza egemonica e centripeta.

Dato il contesto segnato da scarsi livelli di consapevolezza politica, da mancanza di memoria storica e da primitivismo organizzativo, è inevitabile che in questo nuovo moto popolare si riverseranno le più svariate forme di insipienza politica, confluiranno i più diversi pregiudizi, strampalate stranezze e anche idee reazionarie. Vanno contrastate queste forme? Sì, vanno contrastate, ma lo si deve fare con intelligenza politica, evitando ogni atteggiamento di spocchia e arroganza intellettualistica.

Che nel gorgo possano agire correnti fasciste e/fascistoidi, a causa delle profonde radici che la tradizione fascista ha messo nel nostro Paese, non è solo possibile ma inevitabile. Si debbono contrastare e combattere queste correnti nostalgiche e revanchiste? Certo che si debbono combattere. Il problema è come farlo.

Pensare di agire lanciando anatemi, facendo esorcismi, con dichiarazioni unilaterali di ostracismo è il modo più sicuro per perdere la partita. La lotta per contrastare le idee e le posizioni sbagliate —posto che le idee fasciste sono sbagliate quanto quelle liberiste, e posto che parliamo di genuini ed eterogenei movimenti sociali e non di combriccole di intellettuali —, non può che seguire il metodo dell’egemonia. Il consenso alle proprie idee non si conquista lanciando scomuniche ideologiche a priori (che oggi capirebbero solo quattro gatti), ma ottenendo la fiducia delle masse e dei cittadini in lotta, strappando metro dopo metro spazio politico, possedendo donne e uomini sinceri ma astuti, e dotati di effettive capacità di politiche e organizzative.

La prima legge, per noi, è questa: un ruolo dirigente si conquista sul campo, nel fuoco della battaglia. La seconda: se parliamo di legittimi movimenti popolari di protesta, mai lasciare campo libero ai fascisti, ai liberisti, o ai sinistrati.

 “Giamblico sarà soddisfatto, gli abbiamo dato un’atra prova… «di quante grossolane puttanate sono infarcite le [nostre] analisi».




CON I LAVORATORI ALITALIA!

Con i lavoratori dell’Alitalia. Per un fronte unito di tutti i movimenti in lotta

La Marcia della Liberazione, che lunedì scorso era in piazza insieme ai lavoratori autonomi di “Io Apro”, esprime pieno sostegno ai lavoratori di Alitalia che oggi, 14 aprile, hanno portato la loro vibrante protesta nelle vie di Roma a difesa del proprio posto di lavoro.

Con il pretesto del covid l’attacco al lavoro, sia dipendente che autonomo, si fa sempre più devastante. La distruzione di centinaia di migliaia di piccole imprese va di pari passo con la prosecuzione delle politiche di privatizzazione e di svendita del vecchio patrimonio pubblico.

E’ questa la storia di Alitalia, dettata già negli anni ‘90 dalla cupola neoliberista di Bruxelles, che mentre diceva di agire in nome del “mercato”, decideva in realtà di sacrificare la nostra compagnia di bandiera a tutto vantaggio di Lufthansa, Air France e British Airways. E’ così che, dopo la lunga agonia di questi anni, con la perdita di migliaia di addetti e delle loro preziose competenze, siamo ora alla liquidazione definitiva della storica compagnia di bandiera.

Alitalia non è sotto tiro solo a causa dei diktat europei. Essa è ad un passo dalla morte anche per la politica prona ed accondiscendente del governo Draghi. Il progetto è infatti quello di una nuova mini-compagnia, con la rinuncia al nome ed al marchio, con soli 45 aerei al posto degli attuali 104, con meno di 3mila lavoratori rispetto agli 11mila di oggi! Che a fronte di questo scempio ci sia ancora qualcuno che osa parlare di “salvataggio” è un fatto che si commenta da solo.

C’è un solo modo per impedire questo nuovo disastro, quello di unire in un fronte unico tutti i settori sociali in lotta contro il governo e la sua politica. Lavoratori dipendenti, autonomi, partite IVA, disoccupati hanno oggi fortissimi interessi comuni. Troppo spesso però prevale la divisione e la dispersione in mille rivoli delle tante mobilitazioni in corso.

E’ necessario invertire questa situazione.

Proprio per questo motivo la Marcia della Liberazione ha indetto l’assemblea del 24 aprile al Circo Massimo: per unire quel che il nemico vuole dividere, per rendere più efficaci le lotte, lavorando alla costruzione di un coordinamento nazionale.

Quel che serve è l’unità! Se continueremo a lottare divisi saremo presto sopraffatti dai poteri forti e dagli eventi che correranno più rapidi delle nostre indecisioni. Invitiamo perciò i lavoratori dell’Alitalia, insieme ai loro sindacati di base, all’assemblea del 24 aprile.

Tutti i movimenti di protesta e di lotta fraternizzino tra loro!

Abbiamo lo stesso nemico, dobbiamo unire le forze!

Fonte: Marcia della Liberazione

* * *

Di  seguito alcuni degli articoli sulla vicenda ALITALIA pubblicati negli anni da SOLLEVAZIONE:

ALITALIA: PRIMA BUGIA (GRANDE E GROSSA) di Sandokan

ALITALIA: SECONDA BUGIA (GRANDE E GROSSA) di Sandokan

ALITALIA: TERZA BUGIA (GRANDE E GROSSA) di Sandokan

“SALVARE” ALITALIA? NO RILANCIARE! di Fabio Frati

ALITALIA: ECCO PERCHÉ LA NAZIONALIZZAZIONE È L’UNICA SOLUZIONE  di  Filippo Burla

ALITALIA ALL’ITALIA di Fabio Frati

ALITALIA DÉJÀ VU… di Antonio Amoroso (C.U.B. Trasporti)

ALITALIA: VERRÀ IL GIORNO… di Sandokan

ALITALIA: LA FINE O UN NUOVO INIZIO?

ALITALIA: MOBILITAZIONE PER LA NAZIONALIZZAZIONE

ALITALIA: È L’ORA DELLA LIBERAZIONE!

SALVARE ALITALIA O L’UNIONE EUROPEA?

CONVEGNO ALITALIA (C.U.B.): TUTTI GLI INTERVENTI

ALITALIA: “NON VI DAREMO TREGUA” di Antonio Amoroso

ALITALIA: ECCO L’ESPLOSIVA VERITÀ di Ugo Arrigo

NAZIONALIZZARE ALITALIA: GRANDE CONVEGNO A ROMA

ALITALIA ALL’ITALIA! OBBIETTIVO 3MILA FIRME IN VISTA

ALITALIA: I CONTI NON TORNANO di Ugo Arrigo

ALITALIA: OGGI ASSEMBLEA A FIUMICINO

ALITALIA: IL 21 LUGLIO SI APPROSSIMA di Sandokan

ALITALIA: INCHIESTA SUI CONTI  (E  I  BUCHI)  CHE NON TORNANO  di Ugo Arrigo*

SCIOPERO DEI TRASPORTI / ALITALIA: IL BILANCIO DEI SINDACALISTI  (DEGNI DI QUESTO NOME)

ALITALIA: IL TEMPO DELLE TENEBRE? di Sandokan

APPELLO ALITALIA CON IL VENTO IN POPPA

ALITALIA ALL’ITALIA: FIRMA L’APPELLO

ALITALIA: DOMANI IN PIAZZA A ROMA

ECCO LA RINASCITA DI ALITALIA di Sandokan

ALITALIA: LE PROPOSTE (GIUSTE) di Cub Trasporti e AirCrewCommittee

ALITALIA: NAZIONALIZZAZIONE SOLA VIA REALISTICA di Giorgio Cremaschi




PER UN FRONTE UNICO DEL LAVORO

«OCCORRE UNA SINCERA FRATERNIZZAZIONE TRA TUTTI I MOVIMENTI DI PROTESTA E DI LOTTA. DIVISI SIAMO NIENTE, UNITI POSSIAMO TUTTO».

Mentre scriviamo (ore 11:30) migliaia di lavoratori Alitalia stanno manifestando a Roma sotto il Ministero dell’Economia. Anche stamattina il governo sbarra la strada ai lavoratori con ingenti forze di polizia. Ad essi va tutta la nostra totale solidarietà.

Quante volte abbiamo parlato su questo sito  della vicenda Alitalia! Quante volte abbiamo richiamato il pericolo che si sarebbe arrivati al redde rationem. Sì, è così: la morte della compagnia di bandiera era da tempo stata stabilita, scritta dai cervelloni liberisti dell’Unione europea che già negli anni ’90 avevano deciso che in nome del “mercato”, ovvero delle privatizzazioni, si sarebbero salvate solo tre grandi compagnie, per la precisione Lufthansa, Air France e British. Alitalia doveva morire, malgrado il nostro Paese sia decimo nel mondo per traffico aereo. Al macero quindi, assieme alla compagnia di bandiera, migliaia e migliaia di addetti e, con loro, un patrimonio straordinario di competenze, non solo tecniche.

La crisi pilotata del Covid è il pretesto dei killer per realizzare l’ultimo atto del loro piano criminale, e il governo Draghi, da tutti i partiti sostenuto, è venuto apposta per organizzare i funerali di Alitalia.

Certo, le responsabilità sono evidentemente dei governi che si sono succeduti in questi anni. Di tutti i governi. Sono tuttavia anche delle maggiori organizzazioni sindacali del trasporto le quali, se a chiacchiere dicevano di difendere Alitalia ed i lavoratori, hanno nei fatti assecondato la strategia di smantellamento a dosi omeopatiche. I confederali hanno assecondato la tecnica della “rana bollita”.

I sindacati di base, pur forti tra i lavoratori del trasporto aereo, hanno fatto quel che hanno potuto, ma non sono riusciti ad evitare la morte annunciata. Perché? Diverse le ragioni, la prima chiama in causa i limiti del sindacalismo: quando la partita è tutta politica e di rilievo nazionale la lotta puramente sindacale, tanto più se categoriale, si dimostra un’arma spuntata, inefficace. Sarebbe stato necessario, siccome il destino di Alitalia riguarda l’Italia, unire e mobilitare in un unico fronte, tutto il mondo del lavoro.

E qui veniamo all’oggi. Se c’è una possibilità, la sola, di evitare un’ennesima e tremenda sconfitta; se c’è una possibilità di evitare la distruzione definitiva di Alitalia; se c’è una possibilità di evitare che le migliaia di lavoratori del comparto siano gettati sul lastrico; è solo unendo le forze, costruendo un fronte di lotta comune con tutti i settori sociali che da mesi si vanno mobilitando contro il governo Draghi e la sua gestione terroristica della crisi pandemica. Un FRONTE UNITO che comprenda lavoratori dipendenti, partite Iva, esercenti, disoccupati, in poche parole tutti coloro che stanno in basso. Superare la divisione, superare la frammentazione delle lotte, unire tutti i rivoli per dare vita ad un fiume in piena: solo così la resistenza avrà possibilità di difendere le ultime trincee. Il nemico è forte solo perché siamo divisi. Occorre dunque superare le diffidenze, i sospetti reciproci, i corporativismi.

Occorre isolare chiunque, da qualunque parte, mesta nel torbido e agisce per la divisione. Chi vuole la divisione fa il gioco del governo!

OCCORRE UNA SINCERA FRATERNIZZAZIONE TRA TUTTI I MOVIMENTI DI PROTESTA E DI LOTTA. DIVISI SIAMO NIENTE, UNITI POSSIAMO TUTTO.

Anche per questo è necessario partecipare all’Assemblea del 24 aprile (Roma ore 14:00, Circo Massimo) indetta dalla MARCIA DELLA LIBERAZIONE.




NO ALL’OBBLIGO VACCINALE di Luca Dinelli

Pubblichiamo questo testo di Luca Dinelli che, in qualità di sindacalista e membro della RSU, lo ha diffuso ai lavoratori dell’ASL Toscana Nord-Ovest.

CONTRO L’OBBLIGO VACCINALE, ANNESSI E CONNESSI

Come sappiamo, il D.L. 44/2021 ha introdotto l’obbligo vaccinale per la categoria dei sanitari.

Pur premettendo che si tratta di un provvedimento avente forza di legge, non posso non rilevare in maniera succinta alcune macroscopiche incongruenze che si collocano sulla falsariga del gigantesco strappo rispetto allo stato di diritto che con l’inizio della pandemia ha raggiunto il suo apice.

Fin qui il silenzio delle istituzioni, partiti e sindacati è stato assordante, tutti intenti alla gestione di un quotidiano sempre più incerto e precario.

Ebbene tutto ha inizio con la decretazione di uno stato d’emergenza che non trova basi giuridiche nella Costituzione; in base a questa nuova figura d’incerta classificazione, si sono introdotte chiusure forzate delle attività, coprifuoco, isolamento domiciliare, limitazioni alle libertà di riunione e alla libera circolazione dei cittadini. Il tutto bypassando un Parlamento sempre più soggiogato al potere esecutivo e alle norme eterodirette da istituzioni extranazionali alle quali abbiamo progresssivamente delegato la sovranità popolare.

Faccio notare per inciso che se la nostra sanità versa in condizioni precarie è proprio grazie ai vincoli di bilancio che, in nome del principio di austerità che ormai da trent’anni soggioga la nostra Costituzione, sono stati calati a cascata sullo Stato, le Regioni e gli altri enti territoriali.

Ancora oggi la ragioneria dell’Asl Nord Ovest combatte quotidianamente con i richiami regionali al mancato rispetto dei vincoli assunzionali. Ebbene, sappiatelo, abbiamo assunto troppi interinali, si pone con urgenza la necessità di un piano di rientro! In barba a tutte le panzane sui fondi europei, il recovery plan e le altre barzellette che i boia di regime ci propinano quotidianamente.

La gente fuori muore di fame, ma noi continuiamo a sopportare che ci raccontino che la colpa è sempre e comunque degli sconsiderati che vogliono uscire di casa e lavorare!

Mancano 35.000 infermieri all’appello e 10.000 medici negli organici! I nostri tassi d’occupazione di posti letto si aggiravano intorno al 95% già prima della pandemia, ma la colpa dei lockdown è dei ventenni rincoglioniti che vogliono uscire di casa. VERGOGNA!

Ultima trovata dei nostri illuminati è l’imposizione dell’obbligo vaccinale ai sanitari.

PREMESSO CHE MI SCHIERERO’ SEMPRE A DIFESA DI CHI IL VACCINO VUOLE FARSELO, DENUNCIO LA VERGOGNA DI UN OBBLIGO CHE MANCA DI OGNI PRESUPPOSTO ETICO, CLINICO E GIURIDICO.

Sappiamo, perché ce lo dicono le case farmaceutiche, oltre alle evidenze che ormai sono numericamente cospicue, che QUESTO VACCINO NON E’ EFFICACE CONTRO LA TRASMISSIONE DEL VIRUS, e oltretutto si sta dimostrando poco efficace nella protezione dalle molte varianti del virus sviluppatesi negli ultimi mesi. Nella migliore delle ipotesi, quindi, chi si fa il vaccino protegge se stesso dalle complicazioni dell’infezione MA NON GLI ALTRI NON VACCINATI. E’ CHIARO?

CADE QUINDI IL PRESUPPOSTO GIURIDICO, IMPLICATO DALL’ART. 32 DELLA COSTITUZIONE, DELL’INTERESSE COLLETTIVO ALLA VACCINAZIONE ALTRUI. Chi si vaccina è fonte di contagio come chiunque altro.

L’OBBLIGO VACCINALE E’ IL CAVALLO DI TROIA PER INTRODURRE DEMANSIONAMENTI E DECURTAZIONI STIPENDIALI A CHI SI OPPORRA’ ALLA VOLONTA’ DI REGIME.

CHI HA BISOGNO DI CONSULENZA PER DIFENDERSI DALLA VACCINAZIONE CONTRO LA SUA VOLONTA’, PUO’ CHIAMARMI AL 389 8396791.

Fonte: Liberiamo l’Italia




COVIDISMO, FASE SUPREMA DEL NEOLIBERISMO di Alceste De Ambris

Con la parafrasi di Lenin del titolo, intendo suggerire che, se la situazione emergenziale durerà ancora a lungo (e l’intenzione del Sistema sembra sia di farla durare), gli storici del futuro identificheranno il 2020 come anno di nascita di una nuova forma di governo, che chiameranno forse “Covidismo”, termine con suffisso “ismo” coniato per analogia con liberalismo, comunismo, fascismo ecc. , e che andrà ad aggiungersi alla classiche forme come monarchia, repubblica, bonapartismo, colonialismo ecc.

Per capire, distinguiamo bene quattro elementi:

1) il virus, il Sars-cov2

2 ) la malattia, denominata Covid19, (molto) eventualmente contratta da chi è venuto a contatto col virus

3) la campagna di propaganda mediatica, l’ infodemia, che ha per scopo, strumentalizzando i punti 1-2), di creare le condizioni affinché si impongano le misure liberticide di cui al punto 4)

4) il sistema di governo, che ho chiamato “Covidismo”; ciò che il Sistema le chiama “le regole”, mentre i critici usano il termine “great reset” o Grande Riassetto

I media, per creare confusione, usano in tutti i casi la parola “covid”, ma è chiaro che si tratta di concetti distinti, elementi naturali i primi due (almeno in teoria), elementi artificiali, frutto della volontà umana, gli ultimi due.

Mentre il virus e la malattia sono presenti ovunque nel mondo, l’infodemia e il sistema covidista variano da un luogo all’altro. Sono massimi nei paesi occidentali e in quelli in cui gli Usa hanno forte influenza, mentre sembrano deboli nel continente africano, in Russa e in generale in Asia (in alcuni paesi asiatici il morbo viene dichiarato debellato, senza una logica spiegazione). L’impressione è che la rilevanza attribuita al covid (o addirittura la sua presenza/scomparsa), dipenda più da una “scelta” politica, che dalle normali variabili epidemiologiche.

L’infodemia consiste una propaganda a media unificati mirata a diffondere nel pubblico una paura irrazionale, che trasforma in una sorte di Pesta nera una malattia dalla bassa letalità, presumibilmente intorno allo 0,3% (non molto superiore all’influenza stagionale, che  ha una letalità dello 0,1% circa), verosimilmente paragonabile alla pandemie di influenza asiatica del 1957 e del 1968 (che ai tempi non avevano suscitato particolare allarme, né indotto a misure di distanziamento). La campagna mediatica in atto non si discosta da altre campagne a cui abbiamo assistito nei decenni scorsi: ricordiamo quelle volte a demonizzare certi Paesi che si vogliono colpire o invadere (Serbia, Libia, Venezuela ecc.), a giustificare e auspicare le “riforme” antisociali (privatizzazioni, austerità…), a condannare la “corruzione” di un certo leader politico scomodo, a spargere la fobia del terrorismo pseudo-islamico ecc. All’occhio allenato non sfugge anche nel nostro caso l’uso dei classici strumenti della propaganda: la ripetizione ossessiva, l’imposizione dell’agenda, la criminalizzazione dei dissenzienti, la censura, l’introduzione di un “esperto” per imporre certe idee sotto veste neutrale ecc.

La differenza è che questa volta la propaganda è rivolta contro il proprio paese, e pertanto il suo successo dipende anche da quanto spazio di sovranità quel paese abbia mantenuto, o viceversa quanto sia eterodiretto, com’è il caso dell’Italia. Gli uomini politici, rispetto a questa campagna martellante, appaiono succubi, timorosi di finire sotto la gogna mediatica qualora osino contraddire i dogmi del “sanitariamente corretto”. Dogmi che peraltro variano col tempo, senza una coerenza logica, per cui le dichiarazioni dei politici o degli “scienziati” in televisione assomigliano a certe gare di improvvisazione teatrale, dove gli attori devono inventarsi cosa dire sul momento, in base ai suggerimenti di chi sta fuori dal palcoscenico, e il più bravo è chi riesce a rendere verosimili le uscite più stravaganti.

La campagna-covid sembra avere scopi di breve periodo e di lungo periodo (tale differenza potrebbe rispecchiare le intenzioni di fazioni diverse dell’Oligarchia globalista, l’una più “moderata”, l’altra più “estremista”). Proveremo a individuarli.

Lo scopo di breve periodo era probabilmente quello di sconfiggere i movimenti populisti al di qua e al di là dell’Atlantico. Negli Usa occorreva sconfiggere Trump: missione raggiunta, anche grazie alle elezioni truccate. In Europa bisognava evitare il contagio della Brexit e impedire la dissoluzione dell’Unione europea, oltre che liberarsi in Francia dei fastidiosi Gilè gialli, ultimi residui di genuina protesta sociale: missione compiuta.

Occorreva inoltre annichilire (affinché non ci riprovi in futuro) la classe sociale che costituiva il nerbo di tali movimenti, ossia la classe media in crisi, la piccola borghesia, i piccoli imprenditori, gli artigiani, gli agricoltori, i negozianti ecc. Proprio a questo servono le chiusure economiche selettive, che colpiscono solo alcuni operatori, lasciando mano libera, con la digitalizzazione e il commercio elettronico, ai monopolisti della rete. E mentre tutti si indebitano (Stati, aziende e privati), le mega-banche acquisiscono nuovi crediti e si incamerano i beni dei falliti. Un colpo da maestro.

Il modello che si vuole instaurare è un capitalismo “sudamericano”, una piramide con un élite in cima e alla base una massa di poveri e nullatenenti, senza una classe media che stia tra i due. Il modello social-democratico, per rimanere nella metafora geometrica, tendeva invece a formare una società egualitaria, in forma “ovale”: pochi ricchi, pochi poveri, la maggior parte della popolazione si piazza nella fascia centrale, grazie alle sue tipiche istituzioni (protezione  sociale, diritti dei lavoratori, economia mista, tassazione progressiva).

Il neo-liberismo ha impiegato una trentina d’anni per assottigliare la fascia medio-bassa della piramide, il suo nemico storico (un agglomerato che un tempo si identificava con la “ sinistra”), sospingendola verso la base, riducendo la classe lavoratrice alla condizione di plebe, una massa amorfa di precari, lavoratori sottopagati e disoccupati. Ora il covidismo politico si è assunto il compito di neutralizzare la fascia medio-alta (quell’universo più tradizionalmente legato alla “ destra”): liberi professionisti e piccoli imprenditori sono figure destinate a sparire, nei loro progetti, tutti devono diventare dipendenti/sudditi degli Oligopoli globali. In ciò il Sistema ha impiegato il classico espediente del “divide et impera”, prima affrontando l’avversario principale (il “proletariato” appunto) e poi l’altro, sfruttando le diffidenze tra i due. In ciò è evidente la miopia della borghesia italiana, che in passato non ha perso occasione per contrastare i sindacati, i partiti di sinistra (quando esistevano) e lo Stato imprenditore: alla fine ha contribuito a creare il mercato globale senza regole (o meglio, con regole dettate dai più forti), quel mare aperto dove i pesci grossi (multinazionali e colossi finanziari) mangiano i piccoli. Il capitalismo, lasciato a sé stesso, tende inevitabilmente all’oligopolio.

Lo scopo di lungo periodo, secondo alcuni, è l’istaurazione di un nuovo regime politico, che ho chiamato “ Covidismo”, in cui le misure di “autodistruzione” economica e psicologica, imposte in via emergenziale, diventano permanenti o ricorrenti. Non conosciamo i tratti precisi di questo progetto, né sappiamo se avrà la forza di durare lungo.

Esso rappresenta una sorta di esito finale o di pieno dispiegamento del neo-liberismo (1991-2019), il quale consisteva nel superamento dello stato social-democratico di impronta keynesiana (1945-1990). Il Covidismo da una parte sembra avere certe caratteristiche dei totalitarismi moderni: potere in capo ad un’oligarchia inamovibile, partito unico (nella forma di tanti partiti tutti uguali), ideologia ufficiale indiscutibile, controllo totale dell’informazione, il popolo come massa da manipolare e non attore della vita politica. D’altra parte esso sembra rifarsi ad assetti premoderni e feudali, precedenti alla rivoluzione francese. Si è parlato di “capitalesimo”, con riferimento a tratti come: il collasso dello Stato nazionale, l’emergere di Poteri privati senza controllo, l’ereditarietà della ricchezza (appannaggio di poche grandi famiglie), la ripartizione del potere in circoli chiusi (e passaggi da un ruolo all’altro tramite il metodo delle “porte girevoli”), la sostituzione dei diritti con i benefici (revocabili), nell’ambito lavorativo l’apprezzamento del valore della fedeltà rispetto alla competenza ecc.

Semplificando, si potrebbe esprimere la novità dicendo che, nel neo-liberismo, il nuovo patto sociale prevedeva lo svuotamento della democrazia e dello stato sociale, in cambio però del mantenimento della libertà personale e di un certo grado di benessere diffuso (o almeno un’illusione di benessere). Negli ultimi trent’anni abbiamo visto appunto la democrazia evolvere in post democrazia e lo stato sociale ridursi al minimo.

Nel Covidismo si procede oltre: anche il benessere e la libertà vengono sequestrate. Il Sistema non ha più nulla di positivo da promettere, ma si impone la paura.

Il benessere (anche nel suo lato negativo, il consumismo) viene meno perché l’élite economica globalista, (che trae i suoi profitti non tanto dalla produzione industriale ma dalle rendite finanziarie), non è più in grado di garantirlo, né ha interesse a farlo, né intende introdurre correttivi (aumento della domanda interna, inflazione, limiti ai movimenti dei capitali ecc.) che minerebbero la propria posizione. Le crisi economiche e la disoccupazione di massa divengono cicliche e non c’è modo di evitarle: anche senza emergenza sanitaria, una nuova crisi era già prevista da molti. Svanisce il grande argomento contro il socialismo reale, ossia che il mito della maggiore efficienza del capitalismo: il capitalismo è inefficiente, ma non si può confessarlo apertamente, e quindi i suoi fallimenti vengono attribuiti… a una malattia. Questo futuro di miseria generalizzata viene poi mascherato sotto il paravento della riconversione ecologica (per cui, quando il cittadino medio potrà permettersi di comprare solo una bicicletta come mezzo di trasporto, ciò verrà presentato come un grande progresso…).

La libertà viene sequestrata tramite i noti provvedimenti neo-proibizionisti di segregazione e confinamento. L’isolamento sociale qui non è un mezzo, ma il fine stesso, ossia evitare la formazione di movimenti, di partiti, anche semplicemente di manifestazioni e aggregazioni, di persone che intendono discutere e opporsi al progetto. La politica richiede presenza e partecipazione fisica: non solo le fabbriche, ma anche le scuole le università, persino i bar e i teatri sono stati storicamente i luoghi in cui la coscienza politica di è sviluppata.

A questo punto qualcuno potrebbe chiedere come si concilia il piano di lungo periodo, qui ipotizzato, con la propaganda vaccinale, che da qualche mese ci presenta il vaccino come farmaco miracoloso e senza rischi, unica soluzione per uscire dall’emergenza sanitaria. Apparentemente infatti vi è contraddizione, perché se veramente i vaccini funzionano, l’infodemia resterebbe priva di contenuti e il governo covidista subirebbe un arresto. E’ difficile dirlo… logicamente le alternative sono:

1) Il vaccino è realmente efficace e risolutivo; in questo caso (e nel caso 2) significa che il piano di lungo periodo non esiste o è stato accantonato

2) Il vaccino dal punto di vista medico è di dubbia utilità, ma funge da pretesto per porre termine alla campagna covid (se, grazie all’immunità di gregge, la malattia si esaurisce da sola, qualcuno potrebbe pensare che le misure liberticide non erano così necessarie…)

3) Il vaccino viene propagandato per favorire i profitti delle case farmaceutiche (ma, a mio parere, le poche decine di miliardi di profitti non possono costituire il movente principale di un’azione di così vaste proporzioni)

4) Il vaccino rappresenta la “carota davanti all’asino”, ossia un’illusione di libertà futura, che serve per far tollerare nel presente segregazioni e impoverimento, senza protestare

5) E’ irrilevante l’attuale vaccino in sé, conta il “dispositivo” che il vaccino porta con sé, ossia quel cambiamento che le popolazioni altrimenti non avrebbero accettato: ad es. l’obbligo universale di vaccinarsi ogni anno (con riserva, qualora occorrerà, di somministrare qualsiasi altra sostanza, in modo aperto o occulto), oppure un controllo totale e una limitazione permanente alla libertà di movimento (passaporto vaccinale)

6) Il vaccino è controproducente perché favorisce la comparsa di varianti del virus più pericolose (anziché più attenuate, come avviene naturalmente quando una malattia diventa endemica), e quindi prolunga la permanenza della patologia

Quale che sia il progetto preciso, è imperativo opporsi. Il compito dei sovranisti è aggregare una compagine più ampia possibile, intorno a un programma minimo, come presupposto per la liberazione e il socialismo. Tornando ancora a Lenin, egli aveva escogitato le parole d’ordine “pace e terra”, che rappresentavano le istanze immediate dei contadini e della maggioranza della popolazione. Nel nostro contesto le parole d’ordine potrebbero essere “no euro  – no segregazione”, oppure in positivo qualcosa come “italexit “ e “liberi tutti”.

No pasaran!




MA CHE FILM VI FANNO VEDERE…?

Ritorniamo a casa da Roma bagnati fradici e anche incazzati. Incazzati per due ragioni: la prima è che ci hanno di fatto impedito di manifestare, la seconda è per le falsità a reti unificate che stanno divulgando i media mainstream. Eh no, non si smentiscono mai!

Date notizie urbi et orbi degli scontri avvenuti oggi in piazza, cassonetti  rovesciati, violenza, atti di vandalismo… Un film dell’orrore, ma l’orrore e la cronaca nera ce l’hanno loro in testa.

La verità è che noi c’eravamo. Siamo arrivati in tarda mattinata proprio per renderci conto di quale fosse il clima. Abbiamo trovato sbarrati e transennati i palazzi del potere come la zona rossa di Genova 2001. Nessuna piazza ci è stata concessa. Avevamo già dato appuntamento in via del Corso 192, ma neppure quel luogo è stato concesso, e addirittura due ore prima della prevista manifestazione, siamo stati allontanati. Ci hanno fatto spostare a Piazza San Silvestro. Volevano chiuderci tutti là dentro, come hanno chiuso gli italiani in questo anno, così da controllarci meglio. E ci sono riusciti.

A poco a poco sono arrivati i lavoratori, gli amici della Marcia della Liberazione, di Liberiamo l’Italia, le partite iva, i ristoratori, disoccupati, giovani, e sono iniziati i cori “Libertà, Libertà, Lavoro”! Sono arrivati anche alcuni soggetti tutti vestiti di nero, che si capiva subito essere infiltrati di estrema destra.

I ragazzi di IoApro sono arrivati dopo le 15:00, accolti dagli applausi, e con il megafono in mano, hanno iniziato a spiegare le motivazioni della legittima protesta di tutti i lavoratori vessati e ridotti allo stremo dalle illogiche scelte politiche fatte in quest’anno. Quasi subito dopo i loro primi inteventi, ecco gli incappucciati partire e cercare, volere, provocare lo scontro con la polizia lanciando bombe carta. Ben 6 ne hanno lanciato pur di provocare le cariche.

Ciò che non vi diranno è che subito la piazza gli ha voltato le spalle. Sono stati isolati e lasciati al loro destino, purtroppo sotto i riflettori di tutti i media, che invece di seguire il grosso della piazza, si sono concentrati su di loro. Questo vi stanno raccontando e vi stanno facendo vedere, non sia mai che un giornalista in ossequio al suo mestiere e all’informazione onesta, decida di mostrarvi la verità. Meglio amplificare le provocazioni di 4 idioti prezzolati, piuttosto che parlare di Lavoro, Libertà, Democrazia, Costituzione.

Ma chi li manda questi sciamannati? Da chi sono manovrati? Sono sicuramente in mala fede, perchè sanno benissimo che così facendo, si prestano alla strumentalizzazione e avallano le misure di polizia e il terrorismo mediatico. Fanno il gioco del potere, facendo criminalizzare chi chiede il rispetto dell’articolo 1 della Costituzione: il diritto al Lavoro.

Il grosso della piazza su indicazione di IoApro e Marcia della Liberazione si è spostato al lato opposto. Ripresi i megafoni, si sono succeduti diversi interventi, ha preso la parola anche Daniela Di Marco per la Marcia della Liberazione, e successivamente ci si è mossi in corteo lungo le strette vie di Roma, fin dietro Palazzo Chigi. E’ stata una bella soddisfazione aver sfilato per le vie di Roma, aggirando la zona rossa, sotto il naso delle sbigottite forze di polizia. Siamo rimasti sotto Palazzo Chigi per un pò mentre i responsabili del corteo tentavano in tutti i modi di ottenere dalle forze di polizia il permesso di andare oltre. Negoziato inutile poichè l’ordine del Ministero dell’Interno era categorico: «Non passerete mai!».

Per dovere di cronaca segnaliamo che, nel momento in cui la testa del corteo impattava sul blocco delle forze dell’ordine, alcuni di loro si sono tolti i caschi fra gli applausi. Giunta la notizia che una delegazione di IoApro sarebbe stata ricevuta in serata al Ministero dell’Economia e Finanza, la manifestazione, sotto una pioggia incessante, si è sciolta.

E’ ovvio che a bocce ferme dovremo tirare un bilancio, poichè evidenti sono i limiti, la disorganizzazione e la frammentazione degli attuali movimenti di lotta. Anche per questo serve partecipare massicciamente all’Assemblea del Fronte del Dissenso organizzata dalla Marcia della Liberazione, sabato 24 Aprile (la questura di Roma, tanto per cambiare, ha comunicato proprio oggi che non è autorizzata l’Assemblea inizialmente prevista per il 17).

Tutti a Roma sabato 24, Circo Massimo, ore 14:30

Fonte: Liberiamo l’Italia




L’ULTIMA MOSSA DI DONALD TRUMP di O.G.

Riceviamo e pubblichiamo

La tesi dell’autore è che Trump non sia solo partigiano di un “conservatorismo popolare”, che egli sia addirittura orientato a fondare un “partito operaio”. Non condividiamo questa tesi, ma è sicuro che il “trumpismo” è fenomeno singolare destinato a segnare in profondità la scena di un impero alle prese col suo tramonto.

*  *  *

Nel suo discorso del 10 aprile 2020, nel corso di una cena al Mar-a-Lago Club riservata ai donatori, Donald Trump, accompagnato dalla sua First Lady Melania, ha da una parte promesso ai repubblicani di aiutarli a vincere nelle elezioni di Midterm nel 2022, ma dall’altra si è anche scagliato contro due pezzi grossi GOP come il leader della minoranza al Senato Mitch McConnell e l’ex vicepresidente Mike Pence, esponente della fazione neo-conservatrice. L’ex presidente ha in particolare accusato quest’ultimo per non essere intervenuto, dopo la colossale evidenza del caso dei brogli che avrebbero spianato la via al golpe globalista di Joe Biden e Kamala Harris,  per fermare la certificazione del Congresso e iniziare così l’impeachment di Biden.

Nel corso dell’intervento Trump ha dichiarato che esistono varie correnti e differenti linee nel Partito repubblicano americano, ma la sua frazione è quella che marcerebbe verso il futuro del secolo in quanto il conservatorismo di Trump — a differenza del neoconservatorismo globalista e dell’elitismo plutocratico dei democratici, altro non sarebbe quest’ultimo che il volto istituzionale del Deep State e del Pentagono —, non è solo “il campione della classe operaia americana ….ma di tutto il proletariato mondiale”. Il nome Donald Trump passerà quindi alla storia come manifestazione dell’operaismo americano in particolare, ma anche di quello internazionale ha dichiarato l’ex presidente americano alla folla ancora in estasi per lui. Questo perché il Partito repubblicano di Trump difende le esigenze giuridiche dei lavoratori e delle aziende contro lo sterminio plutocratico del Grande Reset e del partito di Davos, avanzante a colpi di Covid-19 e di lockdown. “Palm Beach è il nuovo centro del potere politico popolare e antiplutocratico e il presidente Trump è il miglior portavoce del Partito repubblicano storico” ha affermato Jason Miller, consigliere di Trump.

Quest’ultimo ha anche dichiarato che il suo movimento ha ormai fatto breccia tra le comunità oppresse, storicamente democratiche, come quella afroamericana e quella ispanica. Una ulteriore conferma, a giudizio dei nuovi strateghi del “patriottismo popolare antiglobalista”, che il movimento storico-politico del tycoon ben lungi dal rappresentare quelle pulsioni suprematiste che gli attribuiva la stampa liberal, è percepito dai lavoratori di qualsiasi razza o sesso come il legittimo rappresentante dei propri interessi. I democratici e i “progressisti” rappresentano il centro e l’America dell’alta borghesia, i leader del BLM non a caso, dopo l’elezione di Biden, sono stati ricompensati per il lavoro sporco svolto con le donazioni di case milionarie al centro di New York in quartieri riservati.  In tal senso Trump ha condannato di nuovo il progressista Biden, ha sostenuto che il suo fumoso piano economico, globalista e volto all’interdipendenza con la Cina a vantaggio di questa ultima, sarebbe già fallito, in quanto il leader cinese Xi Jinping ha azzerato proprio recentemente gli stimoli fiscali e la politica monetaria espansiva.

Stranamente Trump non ha citato i nuovi scandali che hanno investito Hunter Biden e i suoi noti legami con il PCC di Pechino, venuti di nuovo alla luce in questi giorni. Biden e Harris, per Trump, sono i massimi rappresentanti del Partito plutocratico di Davos e del Gran Reset e se non vi fosse stato il Covid 19 negli USA non sarebbero mai riusciti nella loro sedizione golpista. Il punto fondamentale, a detta degli strateghi del conservatorismo popolare di Trump, è che Biden, per riuscire a affermare il Grande Reset a livello globale, ha bisogno di una vera e propria guerra calda. Il Covid 19 non è stato sufficiente allo scopo, avendo in definitiva rafforzato il nazionalismo e l’esigenza dei diritti sociali e popolari su tutta la linea e dappertutto, nonostante la momentanea sconfitta del massimo rappresentante internazionale di tali diritti, ossia di Donald Trump.

Dal 2016 al 2020 il trumpismo è stato molte cose: tradizionalismo giudeo-cristiano, conservatorismo bigotto, cospirazionismo QAnon, libertarismo individualista antistatalista ma anche e soprattutto movimento popolare di massa. The Donald dal 2016 riportò, come un moderno Machiavelli, la prassi politica al centro della configurazione sociale occidentale, guidando di fatto un movimento popolare mondiale ma purtroppo senza esercito organizzato, senza armi e senza casematte. Ora Trump ha finalmente pianificato la nascita di organi social alternativi e antagonisti al WFO e alla Quarta Rivoluzione Industriale, sostenuta dai GAFAM della Silicon Valley.

La volontà di metamorfosare definitivamente l’originario e ondivago sovranismo in un movimento popolare, proletario, in un vero e proprio Workers Party che identifichi senza mezzi termini nel Partito di Davos il nemico e il regista della rivoluzione colorata globalista denominata Grande Reset vorrebbe  significare che se con il 2020 si è manifestato da un lato il peggiore, più disumano e più terribile volto delle elite globaliste e democratiche, dall’altro l’esercito popolare dei lavoratori e degli oppressi può riavviare la sua marcia storica e rivoluzionaria verso la democrazia, i diritti costituzionali e il diritto al lavoro contro la plutocrazia globalista e capitalista.




A FIANCO DI #IOAPRO

Anche Liberiamo l’Italia con la Marcia della Liberazione a fianco di #IOAPRO e di tutti i lavoratori.

Il movimento #IOAPRO ha indetto una grande manifestazione davanti al Parlamento per porre fine allo stato d’emergenza, ripristinare la legalità costituzionale, tornare a lavorare e a vivere.

I promotori hanno fatto appello affinché scendano in piazza tutte le categorie sociali massacrate dall’uso liberticida della pandemia. Questa lotta non riguarda solo i ristoratori, i commercianti, gli ambulanti, le partite iva, riguarda i disoccupati e tutti i lavoratori costretti a subire condizioni di precariato e salari da fame. Riguarda i lavoratori della sanità e i medici costretti a subire il ricatto dell’obbligo vaccinale pena il licenziamento e/o l’esclusione dall’albo. Riguarda gli studenti a cui è impedito di studiare e socializzare, riguarda la nostra gioventù, cui questo sistema promette un futuro fatto di schiavismo, disperazione e solitudine digitale.

Di più, questa lotta riguarda tutti i lavoratori, anche quelli che si illudono di essere garantiti, riguarda il destino del nostro Paese ridotto in miseria da decenni di politiche liberiste, privato della sua sovranità che politicanti da strapazzo hanno consegnato all’Unione europea.

La Marcia della Liberazione accoglie questo appello e sarà in piazza lunedì 12 aprile.

Ci troviamo tutti alle 14:00 in Via del Corso 192 (angolo Largo Chigi).

  • Per la fine immediata dello stato demergenza ripristinando le libertà costituzionali;
  • Per l’adozione delle esistenti cure per il Covid-19 attraverso le reti di assistenza domiciliare;
  • Per il rispetto della inviolabile libertà di scelta terapeutica, a fianco dei medici che tengono fede al giuramento di Ippocrate;
  • Per il rifiuto del passaporto sanitario, che priverebbe tanti cittadini di fondamentali diritti di libertà;
  • Per la difesa della libera informazione contro le censure;
  • Per la riapertura immediata delle scuole, di tutte le attività imprenditoriali, lavorative e commerciali, di tutti i luoghi della cultura;
  • Per indennizzi adeguati alle categorie, i lavoratori, le Partite Iva, falcidiati dai lockdown;

Per tutto questo stiamo lavorando alla costruzione di un fronte comune tra tutti i movimenti, le associazioni, partiti politici, liberi cittadini e ci ritroveremo tutti insieme in un’ASSEMBLEA NAZIONALE, sabato 17 aprile alle ore 14:00 a Roma, al Circo Massimo (lato Viale Aventino).

Fonte: Marcia della Liberazione




IL GRANDE RESET IN PILLOLE (6): L’ORRORE IN NOME DEL “PROGRESSO”

Continuiamo la serie di pillole sul Grande Reset. L’articolo che segue, pubblicato nel giugno del 2020 sul sito del World Economic Forum, a firma del direttore e fondatore Klaus Schwab, è una versione estremamente stringata, ma non per questo meno inquietante, di quanto esposto dell’autore in libri come “La Quarta Rivoluzione Industriale”, “Il Capitalismo degli Stakeholder” e “Covid 19: The Great Reset”. Il succo lo si capirà leggendolo: consapevoli che il neoliberismo rischia di trascinare nella tomba il sistema capitalistico, Schwab ce lo ripresenta sotto le mentite spoglie di equità, giustizia e progressismo tecnocratico. Nella prossima pillola ci soffermeremo proprio sul modello sistemico che le teste d’uovo del Grande Reset propongono al posto di quello attuale e che essi chiamano appunto “Stakeholder capitalism”.

Ricordiamo che il prossimo incontro in pompa magna  del World Economic Forum si svolgerà nell’agosto 2021 a Singapore.

*  *  *

Ora è il momento giusto per un grande reset di Klaus Schwab

«I lockdown imposti per contrastare il Covid si stanno allentando e tuttavia l’inquietudine per le prospettive economiche e sociali mondiali si va intensificando. C’è un buon motivo per essere preoccupati: siamo già nel mezzo di un’acuta crisi economica e potrebbe trattarsi della peggiore recessione registrata dagli anni 30 del secolo scorso ad oggi. Benchè questo esito sia probabile, non è in nessun modo inevitabile.

Per fare in modo che l’esito della crisi sia migliore, il mondo deve agire unito e velocemente per rinnovare tutti gli aspetti delle nostre società e delle nostre economie, dall’istruzione ai contratti sociali alle condizioni dei lavoratori.

Sono tante le ragioni per intraprendere un Grande Reset ma la più urgente è senza ombra di dubbio rappresentata dal Covid 19. Già responsabile di centinaia di migliaia di morti, la pandemia costituisce una delle più gravi crisi sanitarie della storia recente.

E sta continuando a mietere vittime, ben lontana dall’esaurirsi.

Tutto ciò avrà conseguenze per la crescita economica, il debito pubblico, l’occupazione e in generale influirà sulla qualità della vita dell’umanità intera. Secondo il Financial Times, il debito complessivo degli stati ha già raggiunto il livello più alto di sempre in periodi di pace. Inoltre la disoccupazione è aumentata vertiginosamente in molti paesi, con i nuovi dati settimanali che si rivelano puntualmente superiori ai massimi storici. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che l’economia mondiale quest’anno si contrarrà del 3%, una diminuzione del 6.3% in soli 4 mesi.

Tutto questo contribuirà ad esacerbare le crisi sociali e la crisi climatica già in essere. Alcuni paesi hanno già approfittato dell’emergenza Covid per allentare l’imposizione delle misure a protezione dell’ambiente e la frustrazione per mali sociali come la crescente disuguaglianza, la ricchezza complessiva dei miliardari è aumentata durante la pandemia, si va intensificando.

Se non vengono affrontate, queste crisi, con il contributo del Covid, si aggraveranno e ci lasceranno un mondo meno sostenibile, meno equo, e più fragile. Misure incrementali e aggiustamenti ad hoc non basteranno per evitare questo scenario.

Abbiamo l’obbligo di costruire fondamenta nuove per i nostri sistemi economici e sociali.

L’ambizione e il livello di cooperazione che ciò implica sono senza precedenti, ma non si tratta di un sogno irrealizzabile. Uno degli aspetti positivi della pandemia è infatti aver dimostrato che è possibile cambiare radicalmente, dall’oggi al domani, i nostri stili di vita. Quasi istantaneamente, la crisi ha costretto aziende e individui ad abbandonare abitudini e pratiche da tempo ritenute essenziali, dai viaggi aerei frequenti al lavoro in ufficio.

Allo stesso modo, intere popolazioni hanno dimostrato in modo incontrovertibile di essere disposte a fare sacrifici per i lavoratori della sanità e di altri settori essenziali e per le categorie più fragili come gli anziani.

Molte aziende hanno intrapreso azioni per sostenere i propri lavoratori, i propri clienti e le comunità locali, nell’ottica di quel “capitalismo degli stakeholder” che fino ad allora avevano sposato solo a parole.

E’ chiaro che esiste la volontà di costruire una società migliore. Dobbiamo sfruttarla per realizzare quel Grande Reset di cui abbiamo un così estremo bisogno. Per far questo saranno necessari governi più forti ed efficienti, anche se ciò non implica una scelta ideologica per governi più grandi. Sarà altresì necessario che il settore privato svolga un ruolo da protagonista attraverso tutte le tappe di questo percorso.

L’agenda del Grande Reset dovrebbe basarsi su 3 componenti. La prima dovrebbe indirizzare il mercato affinchè produca risultati più equi. A questo scopo, i governi dovrebbero migliorare il coordinamento (per esempio sul piano della tassazione, della politica fiscale e della regolamentazione), avanzare nell’integrazione commerciale, e creare le condizioni perché si sviluppi un’economia degli stakeholder. I governi sono oggi fortemente incentivati ad intraprendere queste azioni, dato il restringimento della base imponibile e l’aumento del debito pubblico in molti paesi.

Inoltre i governi dovrebbero implementare tutte quelle riforme, da tempo invocate a gran voce, necessarie per promuovere società più eque.

A seconda dei paesi, queste potrebbero implicare modifiche nella tassazione della ricchezza, l’eliminazione dei sussidi per i combustibili fossili e una nuova disciplina della proprietà intellettuale, del commercio e della concorrenza.

Il secondo pilastro dell’agenda per il Grande Reset dovrebbe assicurare che gli investimenti siano orientati verso obiettivi condivisi quali l’uguaglianza e la sostenibilità. In quest’ottica, i vasti programmi di spesa che gli stati stanno implementando oggi costituiscono una preziosa occasione di progresso.

La Commissione Europea, in particolare, ha annunciato piani per un Recovery Fund da 750 mld di euro (826 mld di dollari) . Stati Uniti, Cina e Giappone hanno anch’essi ambiziosi piani di stimolo all’economia.

Piuttosto che utilizzare questi fondi, così come gli investimenti di enti privati e fondi pensione, per un’operazione di maquillage del vecchio sistema, dovremmo utilizzarli per creare un sistema completamente nuovo che sia più resiliente, equo, e sostenibile nel lungo periodo. Ciò significa, per esempio, costruire infrastrutture urbane “verdi” e predisporre incentivi per le industrie affinchè migliorino le proprie performance valutate sulla base degli indicatori ambientali, sociali e di governance.

La terza e ultima priorità dell’agenda consiste nel mettere a frutto tutte quelle innovazioni prodotte dalla Quarta Rivoluzione Industriale per il bene comune, con particolare riferimento alle sfide sanitarie e sociali che abbiamo di fronte. Durante la crisi del Covid 19, aziende, università e altri soggetti hanno unito le forze per sviluppare sistemi di diagnostica, terapie, e possibili vaccini; hanno costruito centri per testare la presenza dell’infezione; creato meccanismi per tracciare i contagi e per la telemedicina. Immaginate cosa potrebbe succedere se anche in tutti gli altri settori si producessero gli stessi sforzi.

La crisi del Covid 19 sta avendo ricadute su tutti gli aspetti della vita delle persone in tutti gli angoli del pianeta. Ma il lascito di questa crisi non deve essere necessariamente ed esclusivamente tragico. Al contrario , la pandemia rappresenta una rara quanto stretta “finestra di opportunità” per riflettere, reimmaginare e reimpostare il nostro mondo per creare un futuro più salubre, più equo, e più prospero».

[Le Pillole precedenti: 1- Il 5g;  2 – Cos’è il CoVax;  3 – L’intelligenza artificiale;  4– Fanatismo ambientalista;  5 – La scuola del futuro]




CON LA MORTE ALLE PORTE di O.G.

Riceviamo e pubblichiamo

«A mio avviso la visione del mondo che caratterizza l’élite globalista è definibile più come postumanista che transumanista. Postumanismo indica la realtà fattibile di un uomo destinato a ibridarsi e a trasformarsi; transumanesimo indica invece una prospettiva utopistica, non distopica, di superamento del limite».

*  *  *

Il filosofo inglese John Stuart Mill scrisse che il tipo umano sviluppatosi nel 1800 era il borghese. Che cosa differenziava, secondo il pensatore, il borghese dai precedenti “archetipi” umani? Ciò che differenziava il borghese occidentale del diciannovesimo secolo era il fatto che l’individualità nei tempi precedenti, insita nelle corporazioni o nelle comunità differenziate, aveva più valore e più veicoli di espressione. La società borghese lavorava viceversa per l’annientamento delle differenze e dei diritti individuali, per l’annichilimento delle specificità umane e infine per la schiavitù generale dei differenti popoli e delle diverse culture. Nel 1859 Mill affermò: “l’Europa sta avanzando risolutamente verso l’ideale cinese di rendere tutte simili e livellate le persone”.

Il pensatore e attivista russo Herzen nello stesso anno, meditando sulle riflessioni riguardo alla libertà di Mill, scrisse che l’Europa stava marciando a passi da gigante proprio verso la “collective mediocrity” , il collettivismo della mediocrità. Nel 1864 il russo ripensò questo concetto della mediocrità collettivistica cosmopolitica, chiosando che forma cinese e democrazia europea o occidentale erano in fondo due volti della medesima medaglia. La sostanza cinese della futura civiltà europea avrebbe condotto all’apogeo della “nullità materialista democratico borghese”. La democrazia imperialista anglosassone era definita come una tragica riduzione a interessi di uffici mercantili e di edonismo del benessere di massa. In relazione alle affermazioni di Stuart Mill, pensando alla decadenza dell’antica Roma, Herzen disse che sarebbe arrivato il momento del crollo inevitabile della senescente Europa, alla porta del vecchio mondo europeo non ci sarebbe perciò stato un Catilina ma la morte e l’abisso.

Del resto se tentiamo di analizzare oggi su quale base i Liberal globalisti della Silicon Valley, che a Trump preferivano non a caso apertamente la Sinistra radicale di Bernie Sanders (1), si intendono oggettivamente con l’imperialismo cinese di Xi Jinping è proprio sull’ideale della mediocrità collettivistica globalista; la visione del mondo che caratterizza espressamente e esplicitamente questa nuova fase progressista è a mio avviso definibile più come postumanista che transumanista. Postumanismo indica la realtà fattibile di un uomo destinato a ibridarsi e a trasformarsi; transumanesimo indica invece una prospettiva utopistica, non distopica, di superamento del limite.

La prassi vaccinale e la strategia della “rivoluzione digitale” che stanno ossessivamente cavalcando l’onda lunga della Covid-19 assumono in tale prospettiva una dimensione precipua.

Il filosofo sudcoreano Byung Chul Han, che Los Angel Times ha definito “il filosofo della nostra epoca”, individua nell’ideale della felicità eterna e senza sosta l’essenza di questa rivoluzione globalistica, mentre nella sua filosofia non solo l’essere vitale e vivificante per eccellenza è il dolore ma non sarebbe nemmeno possibile autentica conoscenza per identità, e non per astrazione, senza un autentico processo di dolore. La vita priva di dolore munita di immortalante e costante felicità non è per Han una vita umana ma una strategia postumanistica di vita basata sul tentativo di sconfiggere la morte. Una vita senza morte né dolore non è però dolore ma è viceversa solo non morte. Non morte non significa, evidentemente, vittoria sulla morte. Il postumanismo potrà forse raggiungere l’immortalità artificiale e digitalizzata, potrà forse prendere forma l’uomo nuovo ed eterno della rivoluzione digitale, ma ciò sarebbe il prezzo dell’annientamento della vita umana.

Non condivido del tutto la visione di Han, in quanto egli intende proporre una autentica religione del dolore, manifestando una eccessiva e unilaterale ostilità anche verso le conquiste scientifiche positive che hanno oggettivamente permesso di alleviare sofferenze e deficienze, oggettivamente gratuite, di esseri animali o umani. Ciò non toglie che il suo concetto di immortalità artificiale come il più grande attacco mai portato da una visione del mondo o da una filosofia scientifica alla Vita e all’essenza umana sia a mio avviso corretto.

Ad esempio, tornando al già dibattuto tema della ascesa planetaria della “potenza emergente” (Cina) sulla “potenza discendente” (Usa) ciò potrebbe benissimo inverarsi, per la prima volta nella storia dell’umanità, senza un aperto conflitto caldo tra i due fronti.

Questo in sostanza significherebbe l’estinzione definitiva della gloria e della passionarietà dalla storia umana. Sarebbe un autocatastrofe e un autoannientamento dell’entità umana quale genere universale, avanzante mediante la menzogna della “schermatura tecnologica”, della “democrazia palliativa” e dell’ospedalizzazione della gran parte della gioventù planetaria che rifiuta illusoriamente il sacrificio, la sofferenza, il dolore come un alcunché di involutivo e regressivo.

Non intendo qui prendere posizione o aprire un’altra finestra specifica sulla questione vaccinale; vi sono oggettivamente talune dogmatiche posizioni del fronte antivaccinista o anti-lockdown che non si tengono in piedi, per quanto molte delle critiche che questo fronte ha sollevato in questi mesi siano ben più convincenti dei pistolotti astrusi e confusi dei virologi e dei media ufficiali. Voglio però al riguardo sottolineare uno specifico elemento che riguarda specificamente il mondo russo (Russkiy mir). Sia Putin, sia gli scienziati militari russi subito dopo la diffusione globale del contagio da Covid-19 si sono mobilitati immediatamente cercando come sappiamo la soluzione terapeutica, come soluzione politica ma anche come soluzione umanitaristica; ad esempio vari popoli africani, se non vi fosse il Vaccino Sputnik, non sarebbero mai stati vaccinati. Non delineo qui le varie posizioni sul “complotto globalista Covid-19”, al riguardo, delle differenti frazioni del Patriarcato di Mosca perché servirebbe eventualmente uno spazio specifico. Ciò che in seguito alla sperimentata efficacia del Vaccino Sputnik mi ha invece enormemente colpito è che, nonostante i russi possano godere – unico popolo al mondo – non solo di 3 vaccini specifici contro Covid-19 ma anche di un vaccino adatto agli animali domestici per debellare il virus, il popolo della Federazione Russa, dopo aver sostanzialmente costretto il Cremlino a piantarla con quella specie di confinamento che aveva imposto un anno fa, ha accolto con fredda indifferenza la propaganda dello Stato russo sul vaccino e sui suoi certi benefici. Questo non per sfiducia verso Vladimir Putin e verso il suo governo come sostengono i media angloamericani, dato che la fiducia dei russi verso il presidente è del 60%, ma viceversa a causa della quasi totale indifferenza verso il Covid-19.

Se gli occidentali hanno mescolato il terrore panico alla strattofenza trumpiana verso l’irradiazione sindemica, i russi hanno risposto con sostanziale indifferenza, facendo ben capire al Cremlino che tra libertà individuali e totalitarismo biotecnologico preferivano le prime. Secondo Roostat, agenzia ufficiale di statistica della Federazione russa, dall’inizio della pandemia a fine marzo 2021 i morti totali da Covid-19 in Russia sarebbero stati poco oltre i 200 mila. La Russia è il Paese più esteso al mondo, la popolazione russa è ben oltre il doppio di quella italiana, nonostante questo il numero non può lasciare indifferenti. Tuttavia, i russi se ne fregano del Covid-19, della propaganda globalista sul Covid-19 e della stessa “rivoluzione digitale” postumanista che cinesi e occidentali considerano una fenomenologia assoluta e fondamentale per l’ingresso nella nuova era in seguito alla dittatura biotecnologia dei nostri tempi.

Di conseguenza, vi fosse Lev Gumilev avrebbe tratto un ulteriore conferma della sua teoria sulla eccezionale passionarietà del “superetnhos russo”. Idealismo volontaristico, eroismo politico o religioso, storicizzazione della gloria e della virtù sono dunque realmente e definitivamente morti dopo il Covid-19? Sarà realmente privo di dolore, sofferenza e morte il futuro dell’umanità globalista, avremo una umanità paciosa, ingrassata dal reddito dell’ozio permanente, perennemente ospedalizzata dall’ultimo farmaco e dall’ultima ingegnosa terapia? Dovremo veramente essere grati all’élite plutocratica globalista, con il pontefice dalla sua parte, per i doni che dispensa, finanche l’immortalità digitale e il sole cosmico artificiale? O non è forse questo il collettivismo umanitario della mediocrità globalista che Herzen seppe vedere con quasi due secoli d’anticipo?  Il modello russo, che prescinde dallo stesso putinismo, per quanto abbia avuto anche quest’ultimo un suo ruolo di chiara opposizione alla propaganda rivoluzionaria globalista da Covid-19 delle sinistre radical-globaliste internazionali, mi pare l’unico modello sociale antagonista.

NOTE

1)   https://www.ilfoglio.it/esteri/2020/03/04/news/perche-gli-ingegneri-della-silicon-valley-votano-sanders-305011/