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LA VERA POSTA IN PALIO di Giorgio Agamben

Quello che colpisce nelle discussioni sul green pass e sul vaccino è che, come avviene quando un paese scivola senza accorgersene nella paura e nell’intolleranza – e indubbiamente questo sta avvenendo oggi in Italia – è che le ragioni percepite come contrarie non solo non sono in alcun modo prese seriamente in esame, ma vengono rifiutate sbrigativamente, quando non diventano puramente e semplicemente oggetto di sarcasmi e di insulti. Si direbbe che il vaccino sia diventato un simbolo religioso, che, come ogni credo, funge da spartiacque fra gli amici e i nemici, i salvati e i dannati. Come può pretendersi scientifica e non religiosa una tesi che rinuncia allo scrutinio delle tesi divergenti?

Per questo è importante innanzitutto chiarire che il problema per me non è il vaccino, così come nei miei precedenti interventi in questione non era la pandemia, ma l’uso politico che ne viene fatto, cioè il modo in cui fin dall’inizio essi sono stati governati.

Ai timori che si affacciavano nel documento che ho firmato con Massimo Cacciari, qualcuno ha incautamente obiettato che non c’era da preoccuparsi, «perché siamo in una democrazia». Com’ è possibile che non ci si renda conto che un paese che è ormai da quasi due anni in stato di eccezione e in cui decisioni che comprimono gravemente le libertà individuali vengono prese per decreto (è significativo che i media parlino addirittura di «decreto di Draghi», come se emanasse da un singolo uomo) non è più di fatto una democrazia? Com’è possibile che la concentrazione esclusiva sui contagi e sulla salute impedisca di percepire la Grande Trasformazione che si sta compiendo nella sfera politica, nella quale, com’ è avvenuto col fascismo, un cambiamento radicale può prodursi di fatto senza bisogno di alterare il testo della Costituzione? E non dovrebbe dare da pensare il fatto che ai provvedimenti eccezionali e alle misure di volta in volta introdotte non viene assegnata una scadenza definitiva, ma che essi vengono incessantemente rinnovati, quasi a confermare che, come i governi non si stancano di ripetere, nulla sarà più come prima e che certe libertà e certe strutture basilari della vita sociale a cui eravamo abituati sono annullate sine die? Se è certamente vero che questa trasformazione – e la crescente depoliticizzazione della società che ne risulta – erano già in corso da tempo, non sarà per questo tanto più urgente soffermarsi a valutarne finché siamo in tempo gli esiti estremi? È stato osservato che il modello che ci governa non è più la società di disciplina, ma la società di controllo -ma fino a che punto possiamo accettare che questo controllo si spinga?

È in questo contesto che si deve porre il problema politico del green pass, senza confonderlo col problema medico del vaccino, a cui non è necessariamente collegato (abbiamo fatto in passato vaccini di ogni tipo, senza che mai questo discriminasse due categorie di cittadini). Il problema non è, infatti, soltanto quello, pure gravissimo, della discriminazione di una classe di cittadini di serie B: è anche quello, che sta certamente più a cuore dell’altro ai governi, del controllo capillare e illimitato che esso permette sui titolari stoltamente fieri della loro “tessera verde”. Com’è possibile — chiediamo ancora una volta — che essi non si rendano conto che, obbligati a mostrare il loro passaporto persino quando vanno al cinema o al ristorante, saranno controllati in ogni loro movimento?

Nel nostro documento avevamo evocato l’analogia con la “propiska”, cioè col passaporto che i cittadini dell’Unione sovietica dovevano esibire per spostarsi da una località all’altra. È questa l’occasione di precisare, visto che purtroppo sembra necessario, che cos’ è un’analogia giuridico-politica. Ci è stato senza alcun motivo rimproverato di istituire un paragone fra la discriminazione risultante dal green pass e la persecuzione degli ebrei. È bene precisare una volta per tutte che solo uno stolto potrebbe equiparare i due fenomeni, che sono ovviamente diversissimi. Non meno stolto sarebbe però chi rifiutasse di esaminare l’analogia puramente giuridica — io sono giurista di formazione — fra due normative, quali sono quella fascista sugli ebrei e quella sull’istituzione del green pass. Forse non è inutile rilevare che entrambe le disposizioni sono state prese per decreto legge e che entrambe, per chi non abbia una concezione meramente positivistica del diritto, risultano inaccettabili, perché — indipendentemente dalle ragioni addotte — producono necessariamente quella discriminazione di una categoria di esseri umani, a cui proprio un ebreo dovrebbe essere particolarmente sensibile.

Ancora una volta tutte queste misure per chi abbia un minimo di immaginazione politica vanno situate nel contesto della Grande Trasformazione che i governi delle società sembrano avere in mente — ammesso che non si tratti invece, come pure è possibile, del procedere cieco di una macchina tecnologica ormai sfuggita a ogni controllo. Molti anni fa una commissione del governo francese mi convocò per dare il mio parere sull’istituzione di un nuovo documento europeo di identità, che conteneva un chip con tutti i dati biologici della persona e ogni altra possibile informazione sul suo conto. Mi sembra evidente che la tessera verde è il primo passo verso questo documento la cui introduzione è stata per qualche ragione rimandata.

Su un ultima cosa vorrei richiamare l’attenzione di chi ha voglia di dialogare senza insultare. Gli esseri umani non possono vivere se non si danno per la loro vita delle ragioni e delle giustificazioni, che in ogni tempo hanno preso la forma di religioni, di miti, di fedi politiche, di filosofie e di ideali di ogni specie. Queste giustificazioni sembrano oggi — almeno nella parte dell’umanità più ricca e tecnologizzata — venute meno e gli uomini si trovano forse per la prima volta di fronte alla loro pura sopravvivenza biologica, che, a quanto pare, si rivelano incapaci di accettare.

Solo questo può spiegare perché, invece di assumere il semplice, amabile fatto di vivere gli uni accanto agli altri, si sia sentito il bisogno di instaurare un implacabile terrore sanitario, in cui la vita senza più giustificazioni ideali è minacciata e punita a ogni istante da malattie e morte. Così come non ha senso sacrificare la libertà in nome della libertà, così non è possibile rinunciare, in nome della nuda vita, a ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

* Fonte: LA STAMPA.IT




UN FIORE E’ SBOCCIATO di un attivista della Marcia della Liberazione

Sabato 31 luglio. Seconda giornata di mobilitazione contro il cosiddetto “green pass”. Tra le tante piazze, quella di Roma era una delle più importanti. Volentieri pubblichiamo questo breve racconto di come è andata.

Roma, Piazza del Popolo, pomeriggio del 31 luglio.

Il caldo è infernale, il timore è che il clima possa pregiudicare una massiccia partecipazione alla manifestazione contro il “green pass”.

All’ora dell’appuntamento, le 17:30, con il sole ancora cocente, ci saranno state sì e no un migliaio di persone. Si vedono gli striscioni del Fronte del Dissenso, di No Paura Day, di Ancora Italia. Spuntano qua e la bandiere del 3V e di SiAMO.

Ci sono momenti di tensione quando un gruppetto di Forza Nuova, capeggiati da Giuliano Castellino, si parano davanti con fare minaccioso ad alcuni organizzatori, prendono di petto anzitutto Moreno Pasquinelli. C’era un accordo, dichiarano gli organizzatori, “marciare separati colpire uniti”, non un unico blocco, ma due manifestazioni distinte nella stessa piazza. I tipi di Forza Nuova dicono invece che no, o tutti assieme o saranno guai. I promotori non demordono.

Per dividere i due campi interviene, con le buone, la polizia e il gruppo di Forza Nuova indietreggia in fondo.

Nel frattempo, come per miracolo, l’afflusso di cittadini cresce.

Quando gli organizzatori, finalmente, iniziano a parlare, il colpo d’occhio è sorprendente, quasi mezza piazza si era riempita. Quanti saremo stati? 5 mila? C’è chi dice molti di più, forse il doppio.

Cominicia la manifestazione.

Il primo ad intervenire, a nome del Fronte del Dissenso, è Moreno Pasquinelli. Un discorso palpitante, interrotto, come gli altri del resto, da applausi scroscianti. Va al microfono Luca Teodori del 3V, un discorso combattivo, politico, a tutto campo. Unica nota stonata l’appello conclusivo a votare per lui come sindaco di Roma.

Lo segue Gianmarco Capitani di Primum Non Nocere, emozionante quando, in memoria del Dottor De Donno, chiama tutta la piazza ad inginocchiarsi in segno di rispetto. Interviene poi Paolo Sensini per No Paura Day, che insiste sulla necessità di resistere uniti all’attacco all’umanità, di dare continuità alla battaglia, con la promessa che a questo punto, sulla questione del green pass, nessuna resa è ammissibile.

Tocca poi a Raffaele — un infermiere del sindacato FISI — che denuncia il corrotto e asservito Ordine delle professioni infermieristiche e conclude urlando che “l’unica soluzione è la rivoluzione!” — e Riccardo Rocchesso della web Tv Cento Giorni da Leone, la piazza lo segue nel grido “Resistenza! Resistenza!”.

L’intervento conclusivo spetta a Francesco Toscano, accolto da una vera e propria standing ovation, chiaro segnale che sono tantissimi quelli che seguono VisioneTv. L’appello di Toscano è perentorio: il movimento deve strutturarsi in modo stabile, deve darsi un indirizzo politico, deve battere le pulsioni impolitiche, qualunquiste e pseduo-spontaneiste.

La manifestazione si conclude con i promotori che salgono sulla panchina che fungeva palco e, sommersi dagli applausi della piazza, si stringono in un abbraccio promettendo che d’ora in avanti procederanno assieme.

Era proprio ciò che la piazza voleva sentirsi dire. Voglio credere a questa promessa, voglio sperare che ciò che è emerso a Piazza del Popolo, questo 31 luglio, dia i frutti che merita.

Fonte: marciadellaliberazione.it




IN MEMORIA DI MASSIMO BONTEMPELLI a 10 anni dalla morte

Dieci anni fa, il 31 luglio 2011, dopo breve malattia, ci lasciava lo storico e filosofo Massimo Bontempelli. Fra i maggiori pensatori dell’epoca presente, aveva compiuto nella sua non lunga esistenza di docente e di saggista (Pisa,1946, ivi, 2011) uno sforzo critico e ricostruttivo della situazione spirituale del tempo (“geistige Situation der Zeit”) che si colloca ai vertici della cultura italiana ed europea tra XX e XXI secolo.

Qui vogliamo concretamente ricordare e sottolineare l’impegno scientifico e militante del Bontempelli docente e studioso dei processi involutivi della Scuola e della cultura italiana, specchio del declino della società sempre più dominata dalla “sacralizzazione” della riproduzione sociale capitalistica.

Le considerazioni di Bontempelli (come quelle dello scienziato e umanista Lucio Russo) furono svolte a margine di un convegno organizzato presso l’Università di Salerno il 28 ottobre 1999 sul futuro della Scuola italiana. Un futuro che si è sempre più, purtroppo, realizzato e che con gli ultimi sviluppi del governo Draghi giunge come coerente compimento, grazie all’emergenza Covid, del ciclo   del “riformismo peggiorativo” iniziatosi con l’allora riforma Berlinguer.

Per gentile concessione della rivista Indipendenza, potete leggere qui il Pdf dell’intervista a Massimo Bontempelli e Lucio Russo (1999), sul futuro della scuola italiana.

Sull’argomento vedi: M. Bontempelli, L’agonia della Scuola italiana, CRT Pistoia, 2000; M. Bontempelli, F. Bentivoglio, Capitalismo globalizzato e Scuola, edizioni di Indipendenza, 2016.

*Nello De Bellis – Liberiamo l’Italia, Cpt di Salerno

Fonte: Liberiamo l’Italia




COLPO DI STATO? di Moreno Pasquinelli

Ogni giorno che passa è evidente l’uso strategico della pandemia. Una colossale operazione politica per spianare la strada e giustificare un cambio di regime. Nel loro delirio di onnipotenza, le élite neanche hanno il pudore di nasconderlo, lo chiamano “Grande Reset”. Non si tratta solo di mutamenti della forma di dominio. Né si tratta di una ciclica ristrutturazione di un sistema grippato. Il piano è più ambizioso, è la costruzione di un nuovo e spaventoso sistema sociale.

Chi non lo ha capito, non chieda domani perdono. Coloro che fanno finta di non capirlo e che anzi aderiscono alla crociata dell’élite dominante, dovranno essere spazzati via. Un caso al limite del grottesco è quello di Stefano Fassina.

Egli giustifica il passaporto vaccinale, che istituisce un vero e proprio meccanismo di segregazione e controllo sociale, spacciandolo addirittura come un rimedio contro l’individualismo liberista e un mezzo per celebrare un ritrovato spirito comunitario e solidaristico. Certi sinistrati dichiarano guerra non solo al nascente movimento di resistenza, si stanno dando al dileggio dell’allarme lanciato da filosofi come Agamben e Cacciari.

Per un Fassina che racconta cazzate, c’è per fortuna un Angelo Panebianco il quale giustifica il passaporto sanitario con ragioni opposte, e fornisce, da liberista qual è, un giudizio più onesto del nuovo movimento d’opposizione.

«I suddetti gruppi [si riferisce ai cittadini che si stanno mobilitando contro la “dittatura sanitaria, Ndr] pensano al popolo come se fosse un’entità reale, la quale per giunta, proprio come fa ciascuno di noi, «pensa», «desidera», «vuole». Se il popolo è così inteso e si assume che esso conti assai più dei singoli individui, spetta allora a chi si è autoproclamato interprete della sua volontà agire di conseguenza. E pazienza se, per realizzare tale volontà, si passa come rulli compressori sui corpi e sulle vite delle singole persone. Se non che, il popolo come loro lo intendono non esiste, è un’astrazione. Essendo inesistente non ha bisogno di avvocati né di tribuni. Esistono invece le persone, gli individui».

“Il popolo non esiste”, afferma questo liberal-liberista tutto d’un pezzo. Egli non solo disprezza come “totalitaristica” la tradizione filosofica rivoluzionaria (da Rousseau a Marx, passando per Hegel), getta alle ortiche le radici democratiche del movimento operaio e socialista, così giustificando le enormi responsabilità del liberalismo nell’aver permesso e sostenuto le dittature fascista e nazista. E così  Panebianco coglie nel segno quando considera che la corrente ideale di gran lunga maggioritaria tra chi scende in piazza questi giorni è certo un precipitato della recente “rivolta populista”, ma si muove sul solco delle secolare tradizione politica delle classi subalterne. 

*   *   *

Per tornare all’inizio del nostro discorso, a indicare fino a che punto sia radicale il piano strategico dell’élite e quanto esse siano decise a procedere nel loro piano eversivo, cade a fagiolo un editoriale di Marcello Sorgi su LA STAMPA di oggi (29 luglio).

La profezia è inquietante. Il Sorgi, alla fine di un sofisticato discorso sugli scenari possibili in caso di caduta del governo Draghi, così conclude: 

«Ma metti anche che, in un intento suicida, gli stessi responsabili delle dimissioni [di Draghi, Ndr] insistessero per mandare a casa il banchiere, giocandosi la fiducia dell’Europa e i miliardi di aiuti di cui sopra, al Presidente della Repubblica non resterebbe che mettere su un governo elettorale, FORSE PERFINO MILITARE, com’è accaduto col generale Figliuolo per le vaccinazioni. A mali estremi, estremi rimedi. Anche se non è affatto detto che ci si arriverà».

Nella rubrica delle affermazioni di inaudita gravità, questa fa il paio con quella di Draghi che chi non si vaccina è un killer che porta e diffonde morte.

Certo, “non è affatto detto che ci si arriverà”, ma intanto siamo stati tutti avvertiti: i dominanti sono disposti a tutto pur di realizzare il loro progetto.

Ed è proprio come dice Sorgi: a mali estremi, estremi rimedi.




LIBERTA’ SI GREEN PASS NO di Fronte del Dissenso, 3V, No Paura Day, Ancora Italia, FISI

Libertà Sì! Green Pass No!

Il “green pass” è uno strumento di segregazione e controllo sociale: i cittadini che non accettano di mettere il proprio corpo a disposizione del governo, tutti i dissidenti che non credono alle loro menzogne, saranno privati di fondamentali diritti civili, sociali e umani, quindi isolati e confinati come reietti.

Siamo ad un bivio storico. Il popolo è chiamato a decidere: difendere libertà, democrazia e giustizia sociale, oppure arrendersi ad un potere oligarchico che, passo dopo passo, vuole chiuderci in una nuova dittatura.

Contro questa minaccia tutti coloro che non accettano di rinunciare ai propri fondamentali diritti civili, sociali e umani si stanno mobilitando.

Uniamo le nostre forze, uniamo la protesta, prepariamoci e stiamo insieme.

Ci Vediamo in piazza!

La manifestazione è promossa da:

Fronte del Dissenso, 3V, No Paura Day, Ancora Italia, FISI

Fonte: marciadellaliberazione.it




31 LUGLIO: DI NUOVO IN PIAZZA! di Fronte del Dissenso

Comunicato stampa

🔴🔴🔴🔴

Il FRONTE DEL DISSENSO ha ripetutamente ufficializzato il proprio sostegno alle manifestazioni di protesta in difesa dei diritti, che stanno animando le piazze italiane.

Pur rilevando che persistono aspetti che generano preoccupazione (non si riesce a capire chi si nasconda dietro alla sigla “basta dittatura”), il Fronte ritiene cha vada valorizzato ed incoraggiato il carattere di spontaneità emerso in tante piazze, segno di un processo di maturazione popolare.

Invitiamo dunque tutte le realtà associative, che da un anno e mezzo hanno animato la nuova resistenza, ad essere presenti a viso aperto nelle piazze di sabato prossimo affinché siano combattive, gioiose e pacifiche.

Viviamo un momento storico, di particolare delicatezza, che necessita di comportamenti responsabili e consapevoli.

Invitiamo infine tutti gli aderenti al Fronte del Dissenso a far prevalere, in tutti gli eventi, la pacificità delle azioni unite alle argomentazioni delle ragioni del dissenso.

Fronte del Dissenso

27 luglio 2021

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Fonte: marciadellaliberazione.it




24 LUGLIO: LA NUOVA RESISTENZA di Fronte del Dissenso

sabato 24 luglio: La Nuova Resistenza: una giornata che resterà nella storia. Assieme al fiero popolo francese e a quelli degli altri paesi d’Europa, ieri oltre 100mila persone hanno riempito le piazze di 80 città gridando il loro no al green pass, allo Stato d’emergenza, in difesa delle libertà costituzionali e dei diritti umani e sociali.

È stato un sussulto, generale e spontaneo contro le vergognose parole di Draghi, al suo terrorismo, alla scelta di imporre uno strumento abietto e discriminatorio che mentre nasconde il fallimento della strategia vaccinale prefigura la nascita di un vero e proprio regime di segregazione sociale. Mai si era visto, da parte di un presidente del Consiglio, un simile incitamento all’odio contro chi rifiuta di diventare cavia e difende il sacro principio dell’inviolabilità del proprio corpo.

Questa rivolta pacifica, che corona un anno e mezzo di mobilitazioni e che attesta l’ingresso sulla scena della nuova resistenza, non è passata inosservata ai media di regime i quali, nel disperato tentativo di screditare la legittima rivolta, all’unisono, hanno scatenato una ignobile campagna di discredito gettando fango su chi ha manifestato rivendicando legittime libertà costituzionali.

Visto che infangare il nuovo movimento di disobbedienza civile e visto che bollarci come “no vax” non gli ha portato frutti questi falsari si sono inventati che le proteste sono state organizzate dai gruppuscoli fascisti. Si tratta di una falsità assoluta, di un diabolico tentativo di nascondere la verità, e la verità è che, nella sua pluralità, questa nuova resistenza si riconosce tutta nei valori di democrazia, libertà e umanità scolpiti nella Costituzione del ’48. La verità è che qui, di fascista, c’è semmai il tentativo di istituire un regime liberticida che vuole soffocare migliaia di cittadini relegandoli al confino. Ma la verità vincerà sulla menzogna.

A lottare contro il green pass e contro il regime del Grande Reset è un popolo ampio, unito dalla fede nella Costituzione, l’amore per la Patria e la volontà di opporsi allo stato di cose presenti. Qualunque cronista onesto poteva trovare tutto ciò nelle manifestazioni di sabato.

La lunga lotta che abbiamo appena iniziato dovrà occuparsi anche di questo. Di porre fine alle falsità e all’intossicazione. Di ristabilire una libertà di stampa oggi confiscata dall’oligarchia finanziaria e dalla cupola sistemica che la controlla.

Il Fronte del Dissenso, che ha portato il suo contributo alla riuscita delle mobilitazioni in tutta Italia, invita alla prosecuzione della lotta. Nuovi ed importanti appuntamenti ci aspettano, tra cui la grande manifestazione del prossimo 16 ottobre a Roma. Il cammino per la liberazione del nostro Paese è appena iniziato.

Lì dove c’è più buio, c’è anche una maggiore potenza della Luce. Forza e coraggio!

FRONTE del DISSENSO 25 luglio 2021

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Fonte: marciadellaliberazione




COMUNISTI, ULTIMA CHIAMATA di Moreno Pasquinelli

«Quando senti suonare la campana non chiederti per chi suona. Essa suona anche per te». Ernest Hemingway

Con lo spauracchio della pandemia il governo Draghi ha prolungato lo Stato d’emergenza e, col cosiddetto “green pass”, ha reso de facto obbligatoria la vaccinazione di massa. Con una fava due piccioni: si istituisce uno strumento politico di controllo e discriminazione sociale facendo così compiere un salto di qualità all’inveramento di un orwelliano Stato di polizia.

Guai a chi nega che qui ci sia un salto di qualità. Dicemmo, l’anno scorso, che entravamo in un territorio inquietante e sconosciuto. Ora i timori più terribili iniziano a prendere forma.

Che il “green pass” sia un diabolico strumento di discriminazione sociale lo dicono quelli stessi che lo hanno concepito. Draghi docet: “Chi non si vaccina porta la morte”. Chi rifiuterà di diventare cavia di pseudo-vaccini sperimentale; chi non metterà il suo corpo a disposizione del governo; chi intende disobbedire al comando del potere; chi non accetta il culto idolatrico della “scienza”; è un assassino che va identificato, perseguitato, escluso dalla vita sociale. Non merita, infine, alcuna cristiana pietà.

E’ un regime di apartheid quello che sta nascendo sotto i nostri occhi: milioni di cittadini precipiteranno nell’inferno dei reietti e degli emarginati, costretti alla segregazione sociale e al confino.

D’altra parte una maggioranza di cittadini, intossicati da una propaganda e reti unificate senza precedenti, ha deciso di fare buon viso a cattivo gioco, pensando di riconquistare la libertà che gli era stata tolta. Si illude poiché questa libertà, ottenuta con un atto di obbedienza, è non solo vigilata ma condizionale e provvisoria. Peggio. La logica sottesa alla mossa del governo è tremenda, è quella di provocare una violenta spaccatura sociale, ci saranno, come nell’universo concentrazionario di Primo Levi, i sommersi e i salvati, con milioni di esercenti costretti a fare i kapò, sbirri facenti funzione.

Procedimenti repressivi che i comunisti dovrebbero conoscere molto bene, visto che essi per primi, nel ‘900, ne sono stati vittime. Ma dove stanno i comunisti oggi? Davanti all’incalzare del mostro gli hanno ubbidito, hanno chiamato al rispetto di tutte le sue prescrizioni liberticide; hanno suonato lo stesso spartito del nemico per cui tamponi farlocchi e vaccinazione di massa sarebbero stati la sola salvezza. Si sono rifiutati di ascoltare medici e autorevoli scienziati i quali, giudicata omicida la terapia della medicina di regime (tachipirina e vigile attesa), dimostravano nei fatti come ci si poteva guarire dal Covid. Comunisti che non hanno voluto vedere né il disegno biopolitico dell’élite mondialista, né la colossale speculazione delle multinazionali farmaceutiche, né i giganteschi conflitti di interessi tra controllori e controllati.

Infine, davanti ai movimenti di disobbedienza civile che si sono manifestati, hanno taciuto, si sono voltati dall’altra parte, si sono imboscati. Non li abbiamo infatti visti nelle proteste sociali contro lo Stato d’emergenza, in difesa dei diritti di libertà, contro chiusure e confinamenti che mentre hanno straziato chi sta in basso hanno premiato i privilegiati. Peggio, se ne sono dissociati, accusando quelli come noi che si sono ribellati in nome della verità e della fedeltà alla Costituzione, di essere “negazionisti”, o peggio, una “marmaglia reazionaria”. Hanno insomma fatto proprio il discorso delle élite dominanti, hanno dato loro man forte nel vano sforzo di isolarci. Si sono arruolati come truppe ausiliarie nell’esercito nemico. In pratica hanno scelto di fare i collaborazionisti.

Ora siamo giunti al giorno del giudizio.

In queste ore, davanti al salto di qualità operato dal nemico, anche in Italia, le piazze di tante città si vanno spontaneamente riempiendo di comuni cittadini che ubbidendo alla loro coscienza gridano “no green pass”. Proteste che sono l’orgoglio di un intero popolo, che redimono i peccati dell’ignavia e della rassegnazione. I piccoli rivoli che nell’ultimo anno hanno animato la protesta iniziano a confluire, come eravamo convinti sarebbe accaduto, in un unico fiume. C’è tempo affinché diventi una piena. Serviranno intelligenza, determinazione, astuzia e tutte le armi dell’arte della lotta politica. Il nemico ha un piano, ma commetterà inesorabilmente errori. Una nuova resistenza sta nascendo e siamo certi che si farà strada.

Ebbene, malgrado il momento drammatico, i comunisti sono latitanti. Nessuna organizzazione o gruppo sta dando segni di cambiamento di rotta. Non vediamo nelle piazze nessuno di loro. Hanno scelto ancora una volta di girarsi dall’altra parte.

Sappiate “compagni” che questa è per voi l’ultima chiamata. E’ anche per voi che suona la campana. Potete ancora riscattare l’ignominia raggiungendo la mobilitazione in atto. Se lo farete sarete perdonati. Altrimenti subirete la condanna, scontando la più severa delle pene: quella di finire come collaborazionisti nella spazzatura della storia.

Ps

Incombe, fra qualche giorno, proprio quando entrerà in vigore il “green pass”, l’anniversario funesto del 4 agosto 1914. I comunisti sanno di che parliamo. La grande guerra segnò la linea divisoria tra chi passò armi e bagagli dalla parte dei governi imperialisti, e chi restò fedele ai principi della lotta rivoluzionaria. Diversamente da allora gli imperialisti chiedono oggi ai popoli di intrupparsi nell’esercito cosmopolitico della salvezza. Non chiamano alle armi in nome degli stati nazionali, vogliono anzi, in nome della globalizzazione, estinguerli, così da completare la ristrutturazione tecnocratica e oligarchica a scala mondiale. Lo chiamano “Grande Reset”, di qui lo shock pandemico come cataclisma per giustificarlo.

Rivoluzionari sono coloro i quali, denunciata la trappola del Covid, riconosciuto per tempo il grande cambiamento in atto, non si sono fatti cogliere impreparati dal capovolgimento di fronte e si sono riposizionati nel campo della nuova resistenza. Rivoluzionari sono coloro che hanno compreso che la difesa della sovranità nazionale, della democrazia, della libertà, della giustizia sociale sono un tutt’uno. Sono coloro che han capito che solo in questo campo potrà un giorno rigermogliare il fiore di un nuovo socialismo.




TORINO DA’ LA SVEGLIA A TUTTA ITALIA di Alberto Melotto

Convincenti segnali di risveglio. Più di cinquemila persone (duemilacinquecento secondo la Digos) hanno preso parte ieri sera alla manifestazione in Piazza Castello a Torino. Poche ore prima, era stato approvato l’obbrobrio noto come green pass. D’ora in avanti, due categorie di cittadini cammineranno fianco a fianco senza quasi mai sfiorarsi, i vaccinati e i reietti, questi ultimi condannati al confino, alla solitudine e all’oblio. Da fare invidia al Sudafrica dell’apartheid pre-liberazione di Mandela, oppure agli Stati Uniti degli anni 50, dove gli afroamericani non potevano frequentare la stessa università o sedere nella stessa parte di autobus di un wasp (white anglo saxon protestant). Sarà proprio così, o il Pendolo della Storia tornerà a oscillare verso una presa di coscienza dei popoli, in grado di opporsi alle mire di controllo sociale e di distruzione del tessuto economico da parte delle oligarchie mondialiste?

Entrando nel merito, il momento di assoluta emergenza democratica ci ha convinto di dover tentare un esperimento quasi inedito, unire le energie del Fronte del dissenso e di No Paura Day, coinvolgendo anche persone estranee all’associazionismo organizzato. Pur consapevoli di alcune diversità non secondarie nel modo di concepire la politica e di valutare alcuni grandi avvenimenti storici del passato, abbiamo ritenuto fosse prioritario rispondere positivamente alla richiesta di unità organizzativa al fine di dare voce alle molte persone che davvero sembrano aver realizzato qual è la posta in palio, il nostro stesso status di cittadini liberi in uno stato democratico.

Dal palco si sono alternati diversi lavoratori di categorie minacciate e vessate dai provvedimenti liberticidi e antipopolari del governo Draghi, infermieri, medici, odontoiatri. Di particolare valore l’intervento del candidato a sindaco di Torino, il giurista Ugo Mattei il quale, in punto di diritto, ha smontato con paziente e pervicace maestria i fallaci presupposti teorici su cui si basa il decreto legge approvato ieri. Si sono inoltre alternati sul palco fra gli altri, lo storico Paolo Borgognone, Mattia Bianchi responsabile per il Piemonte di Ancora Italia e l’avvocato Maurizio Giordano. Chi scrive ha ribadito, a conclusione della serata, l’invito a prendere parte alla grande manifestazione popolare che il Fronte del Dissenso terrà sabato 16 ottobre a Roma, dal titolo Lavoro e Libertà.

La proposta di compiere a piedi parte del viaggio verso la Capitale ha riscontrato successo fra gli astanti. Intanto, nei prossimi giorni nascerà una chat su Telegram, dal nome di Liberi in Piazza, che servirà a non disperdere quella parte di popolo che si è ritrovata ieri e che dovrà essere informata sulle prossime iniziative, che potranno avvenire anche a stretto giro. Sabato 24 luglio, alle ore 17:30, sempre in Piazza Castello a Torino ci sarà una manifestazione indetta da World Wide Rally, che andrà così a coincidere con la proposta di mobilitazione collettiva lanciata per quella data dal Fronte del dissenso.

Fonte: marciadellaliberazione.it




LAVORO E LIBERTA’ – 16 OTTOBRE TUTTI A ROMA

Mozione conclusiva dell’Assemblea nazionale del Fronte del Dissenso

(Assisi 17 luglio 2021)

L’Assemblea nazionale del Fronte del Dissenso, riunita ad Assisi il 17 luglio 2021, indice una grande manifestazione nazionale contro il governo del Grande Reset, per il Lavoro e la Libertà, da tenersi il prossimo 16 ottobre a Roma.

Ci aspettano mesi di lotta e organizzazione.

Lotta contro l’obbligo vaccinale e l’imposizione del green pass. Lotta contro la narrazione dominante, per smascherare le falsità dei media e per denunciare la complicità con il regime di tanti ordini professionali, enti di ricerca ed università.

Lotta per difendere il lavoro contro la draghiana “distruzione creativa” che punta ad uccidere le piccole aziende e a precarizzare il lavoro di milioni di persone.

Ma ci aspetta anche un lavoro di organizzazione, da quello di sostegno alle cure domiciliari, a quello di informazione sugli strumenti di difesa legale contro tutte le misure liberticide presenti e future.

E’ in questo quadro che il Fronte del Dissenso si impegna a sviluppare tutte le forme possibili di disobbedienza civile. Una disobbedienza che insieme alla grande manifestazione di ottobre dovrà portare al salto di qualità necessario per costruire un’alternativa al neoliberismo ed al regime del Grande Reset che vorrebbe renderlo eterno.

Tutti a Roma il 16 ottobre per uscire dalla gabbia in cui vorrebbero rinchiuderci.

Tutti a Roma per dare voce, forza ed organizzazione, alla resistenza contro il mostro totalitario che ci vogliono imporre.

Tutti a Roma per il Lavoro e la Libertà!

Per restare aggiornati sulle iniziative del Fronte del Dissenso segui il canale telegram https://t.me/Frontedeldissenso

Fonte: marciadellaliberazione.it