CON I LAVORATORI ALITALIA!

Con i lavoratori dell’Alitalia. Per un fronte unito di tutti i movimenti in lotta

La Marcia della Liberazione, che lunedì scorso era in piazza insieme ai lavoratori autonomi di “Io Apro”, esprime pieno sostegno ai lavoratori di Alitalia che oggi, 14 aprile, hanno portato la loro vibrante protesta nelle vie di Roma a difesa del proprio posto di lavoro.

Con il pretesto del covid l’attacco al lavoro, sia dipendente che autonomo, si fa sempre più devastante. La distruzione di centinaia di migliaia di piccole imprese va di pari passo con la prosecuzione delle politiche di privatizzazione e di svendita del vecchio patrimonio pubblico.

E’ questa la storia di Alitalia, dettata già negli anni ‘90 dalla cupola neoliberista di Bruxelles, che mentre diceva di agire in nome del “mercato”, decideva in realtà di sacrificare la nostra compagnia di bandiera a tutto vantaggio di Lufthansa, Air France e British Airways. E’ così che, dopo la lunga agonia di questi anni, con la perdita di migliaia di addetti e delle loro preziose competenze, siamo ora alla liquidazione definitiva della storica compagnia di bandiera.

Alitalia non è sotto tiro solo a causa dei diktat europei. Essa è ad un passo dalla morte anche per la politica prona ed accondiscendente del governo Draghi. Il progetto è infatti quello di una nuova mini-compagnia, con la rinuncia al nome ed al marchio, con soli 45 aerei al posto degli attuali 104, con meno di 3mila lavoratori rispetto agli 11mila di oggi! Che a fronte di questo scempio ci sia ancora qualcuno che osa parlare di “salvataggio” è un fatto che si commenta da solo.

C’è un solo modo per impedire questo nuovo disastro, quello di unire in un fronte unico tutti i settori sociali in lotta contro il governo e la sua politica. Lavoratori dipendenti, autonomi, partite IVA, disoccupati hanno oggi fortissimi interessi comuni. Troppo spesso però prevale la divisione e la dispersione in mille rivoli delle tante mobilitazioni in corso.

E’ necessario invertire questa situazione.

Proprio per questo motivo la Marcia della Liberazione ha indetto l’assemblea del 24 aprile al Circo Massimo: per unire quel che il nemico vuole dividere, per rendere più efficaci le lotte, lavorando alla costruzione di un coordinamento nazionale.

Quel che serve è l’unità! Se continueremo a lottare divisi saremo presto sopraffatti dai poteri forti e dagli eventi che correranno più rapidi delle nostre indecisioni. Invitiamo perciò i lavoratori dell’Alitalia, insieme ai loro sindacati di base, all’assemblea del 24 aprile.

Tutti i movimenti di protesta e di lotta fraternizzino tra loro!

Abbiamo lo stesso nemico, dobbiamo unire le forze!

Fonte: Marcia della Liberazione

* * *

Di  seguito alcuni degli articoli sulla vicenda ALITALIA pubblicati negli anni da SOLLEVAZIONE:

ALITALIA: PRIMA BUGIA (GRANDE E GROSSA) di Sandokan

ALITALIA: SECONDA BUGIA (GRANDE E GROSSA) di Sandokan

ALITALIA: TERZA BUGIA (GRANDE E GROSSA) di Sandokan

“SALVARE” ALITALIA? NO RILANCIARE! di Fabio Frati

ALITALIA: ECCO PERCHÉ LA NAZIONALIZZAZIONE È L’UNICA SOLUZIONE  di  Filippo Burla

ALITALIA ALL’ITALIA di Fabio Frati

ALITALIA DÉJÀ VU… di Antonio Amoroso (C.U.B. Trasporti)

ALITALIA: VERRÀ IL GIORNO… di Sandokan

ALITALIA: LA FINE O UN NUOVO INIZIO?

ALITALIA: MOBILITAZIONE PER LA NAZIONALIZZAZIONE

ALITALIA: È L’ORA DELLA LIBERAZIONE!

SALVARE ALITALIA O L’UNIONE EUROPEA?

CONVEGNO ALITALIA (C.U.B.): TUTTI GLI INTERVENTI

ALITALIA: “NON VI DAREMO TREGUA” di Antonio Amoroso

ALITALIA: ECCO L’ESPLOSIVA VERITÀ di Ugo Arrigo

NAZIONALIZZARE ALITALIA: GRANDE CONVEGNO A ROMA

ALITALIA ALL’ITALIA! OBBIETTIVO 3MILA FIRME IN VISTA

ALITALIA: I CONTI NON TORNANO di Ugo Arrigo

ALITALIA: OGGI ASSEMBLEA A FIUMICINO

ALITALIA: IL 21 LUGLIO SI APPROSSIMA di Sandokan

ALITALIA: INCHIESTA SUI CONTI  (E  I  BUCHI)  CHE NON TORNANO  di Ugo Arrigo*

SCIOPERO DEI TRASPORTI / ALITALIA: IL BILANCIO DEI SINDACALISTI  (DEGNI DI QUESTO NOME)

ALITALIA: IL TEMPO DELLE TENEBRE? di Sandokan

APPELLO ALITALIA CON IL VENTO IN POPPA

ALITALIA ALL’ITALIA: FIRMA L’APPELLO

ALITALIA: DOMANI IN PIAZZA A ROMA

ECCO LA RINASCITA DI ALITALIA di Sandokan

ALITALIA: LE PROPOSTE (GIUSTE) di Cub Trasporti e AirCrewCommittee

ALITALIA: NAZIONALIZZAZIONE SOLA VIA REALISTICA di Giorgio Cremaschi




MA CHE FILM VI FANNO VEDERE…?

Ritorniamo a casa da Roma bagnati fradici e anche incazzati. Incazzati per due ragioni: la prima è che ci hanno di fatto impedito di manifestare, la seconda è per le falsità a reti unificate che stanno divulgando i media mainstream. Eh no, non si smentiscono mai!

Date notizie urbi et orbi degli scontri avvenuti oggi in piazza, cassonetti  rovesciati, violenza, atti di vandalismo… Un film dell’orrore, ma l’orrore e la cronaca nera ce l’hanno loro in testa.

La verità è che noi c’eravamo. Siamo arrivati in tarda mattinata proprio per renderci conto di quale fosse il clima. Abbiamo trovato sbarrati e transennati i palazzi del potere come la zona rossa di Genova 2001. Nessuna piazza ci è stata concessa. Avevamo già dato appuntamento in via del Corso 192, ma neppure quel luogo è stato concesso, e addirittura due ore prima della prevista manifestazione, siamo stati allontanati. Ci hanno fatto spostare a Piazza San Silvestro. Volevano chiuderci tutti là dentro, come hanno chiuso gli italiani in questo anno, così da controllarci meglio. E ci sono riusciti.

A poco a poco sono arrivati i lavoratori, gli amici della Marcia della Liberazione, di Liberiamo l’Italia, le partite iva, i ristoratori, disoccupati, giovani, e sono iniziati i cori “Libertà, Libertà, Lavoro”! Sono arrivati anche alcuni soggetti tutti vestiti di nero, che si capiva subito essere infiltrati di estrema destra.

I ragazzi di IoApro sono arrivati dopo le 15:00, accolti dagli applausi, e con il megafono in mano, hanno iniziato a spiegare le motivazioni della legittima protesta di tutti i lavoratori vessati e ridotti allo stremo dalle illogiche scelte politiche fatte in quest’anno. Quasi subito dopo i loro primi inteventi, ecco gli incappucciati partire e cercare, volere, provocare lo scontro con la polizia lanciando bombe carta. Ben 6 ne hanno lanciato pur di provocare le cariche.

Ciò che non vi diranno è che subito la piazza gli ha voltato le spalle. Sono stati isolati e lasciati al loro destino, purtroppo sotto i riflettori di tutti i media, che invece di seguire il grosso della piazza, si sono concentrati su di loro. Questo vi stanno raccontando e vi stanno facendo vedere, non sia mai che un giornalista in ossequio al suo mestiere e all’informazione onesta, decida di mostrarvi la verità. Meglio amplificare le provocazioni di 4 idioti prezzolati, piuttosto che parlare di Lavoro, Libertà, Democrazia, Costituzione.

Ma chi li manda questi sciamannati? Da chi sono manovrati? Sono sicuramente in mala fede, perchè sanno benissimo che così facendo, si prestano alla strumentalizzazione e avallano le misure di polizia e il terrorismo mediatico. Fanno il gioco del potere, facendo criminalizzare chi chiede il rispetto dell’articolo 1 della Costituzione: il diritto al Lavoro.

Il grosso della piazza su indicazione di IoApro e Marcia della Liberazione si è spostato al lato opposto. Ripresi i megafoni, si sono succeduti diversi interventi, ha preso la parola anche Daniela Di Marco per la Marcia della Liberazione, e successivamente ci si è mossi in corteo lungo le strette vie di Roma, fin dietro Palazzo Chigi. E’ stata una bella soddisfazione aver sfilato per le vie di Roma, aggirando la zona rossa, sotto il naso delle sbigottite forze di polizia. Siamo rimasti sotto Palazzo Chigi per un pò mentre i responsabili del corteo tentavano in tutti i modi di ottenere dalle forze di polizia il permesso di andare oltre. Negoziato inutile poichè l’ordine del Ministero dell’Interno era categorico: «Non passerete mai!».

Per dovere di cronaca segnaliamo che, nel momento in cui la testa del corteo impattava sul blocco delle forze dell’ordine, alcuni di loro si sono tolti i caschi fra gli applausi. Giunta la notizia che una delegazione di IoApro sarebbe stata ricevuta in serata al Ministero dell’Economia e Finanza, la manifestazione, sotto una pioggia incessante, si è sciolta.

E’ ovvio che a bocce ferme dovremo tirare un bilancio, poichè evidenti sono i limiti, la disorganizzazione e la frammentazione degli attuali movimenti di lotta. Anche per questo serve partecipare massicciamente all’Assemblea del Fronte del Dissenso organizzata dalla Marcia della Liberazione, sabato 24 Aprile (la questura di Roma, tanto per cambiare, ha comunicato proprio oggi che non è autorizzata l’Assemblea inizialmente prevista per il 17).

Tutti a Roma sabato 24, Circo Massimo, ore 14:30

Fonte: Liberiamo l’Italia




A FIANCO DI #IOAPRO

Anche Liberiamo l’Italia con la Marcia della Liberazione a fianco di #IOAPRO e di tutti i lavoratori.

Il movimento #IOAPRO ha indetto una grande manifestazione davanti al Parlamento per porre fine allo stato d’emergenza, ripristinare la legalità costituzionale, tornare a lavorare e a vivere.

I promotori hanno fatto appello affinché scendano in piazza tutte le categorie sociali massacrate dall’uso liberticida della pandemia. Questa lotta non riguarda solo i ristoratori, i commercianti, gli ambulanti, le partite iva, riguarda i disoccupati e tutti i lavoratori costretti a subire condizioni di precariato e salari da fame. Riguarda i lavoratori della sanità e i medici costretti a subire il ricatto dell’obbligo vaccinale pena il licenziamento e/o l’esclusione dall’albo. Riguarda gli studenti a cui è impedito di studiare e socializzare, riguarda la nostra gioventù, cui questo sistema promette un futuro fatto di schiavismo, disperazione e solitudine digitale.

Di più, questa lotta riguarda tutti i lavoratori, anche quelli che si illudono di essere garantiti, riguarda il destino del nostro Paese ridotto in miseria da decenni di politiche liberiste, privato della sua sovranità che politicanti da strapazzo hanno consegnato all’Unione europea.

La Marcia della Liberazione accoglie questo appello e sarà in piazza lunedì 12 aprile.

Ci troviamo tutti alle 14:00 in Via del Corso 192 (angolo Largo Chigi).

  • Per la fine immediata dello stato demergenza ripristinando le libertà costituzionali;
  • Per l’adozione delle esistenti cure per il Covid-19 attraverso le reti di assistenza domiciliare;
  • Per il rispetto della inviolabile libertà di scelta terapeutica, a fianco dei medici che tengono fede al giuramento di Ippocrate;
  • Per il rifiuto del passaporto sanitario, che priverebbe tanti cittadini di fondamentali diritti di libertà;
  • Per la difesa della libera informazione contro le censure;
  • Per la riapertura immediata delle scuole, di tutte le attività imprenditoriali, lavorative e commerciali, di tutti i luoghi della cultura;
  • Per indennizzi adeguati alle categorie, i lavoratori, le Partite Iva, falcidiati dai lockdown;

Per tutto questo stiamo lavorando alla costruzione di un fronte comune tra tutti i movimenti, le associazioni, partiti politici, liberi cittadini e ci ritroveremo tutti insieme in un’ASSEMBLEA NAZIONALE, sabato 17 aprile alle ore 14:00 a Roma, al Circo Massimo (lato Viale Aventino).

Fonte: Marcia della Liberazione




LA RABBIA CHE CRESCE di Moreno Pasquinelli

Non sarà una data che fa da spartiacque, di quelle che segnano il confine tra un periodo di rassegnazione e quello della sollevazione generale. Tuttavia, la giornata di oggi, 6 aprile, da l’idea del vento in arrivo, un caldo di libeccio carico di tempesta. L’A1 sbarrata in Campania, strade bloccate a Milano, Foggia, Imperia, infine tafferugli a Roma sotto il Parlamento.

Se i dominanti sono avvertiti, sono avvisate tutte le forze ribelli. Non basta alzare le vele in ordine sparso, occorre organizzare una flotta compatta che abbia una rotta e un comando generale. La storia sta ricominciando a correre, e noi si deve correre con essa, senza tuttavia perdere la bussola, riducendo al minimo gli errori. Due sono i pericoli che, come sempre in questi casi, occorre evitare: le fughe avventuristiche in avanti e gli atteggiamenti attendisti tipici di certi intellettuali che in nome della “rivoluzione perfetta” giustificano la loro ignavia — di coloro che sono affetti dalla sindrome del cretinismo elettorale non vale la pena parlarne, se non per dire che vanno bollati come parassiti politici e cacciati a pedate.

C’è quindi da riconoscere i limiti e debolezze della rivolta nascente.

Prima tuttavia una doverosa premessa. Se decenni di neoliberismo avevano tracciato un solco divisivo tra garantiti e non garantiti, tra inclusi ed esclusi dalla società del benessere, un anno di Covid, questo solco l’ha molto dilatato. L’astuta regia politica dei dominanti ha determinato una vera e propria spaccatura sociale. In questo contesto non è plausibile immaginare che i non garantiti debbano mantenere la calma, che debbano sopportare in silenzio una vita di stenti, ciò in attesa che i garantiti scendano nell’arena.

E’ evidente che per cambiare il Paese occorre un blocco sociale egemonico, conquistare il consenso della maggioranza. Nel contesto dato è però solo nel fuoco del conflitto sociale che si costruisce questo blocco; è nella battaglia che va costruito il consenso; che possiamo sperare di dividere il blocco sociale del nemico. Ciò si può ottenere a patto di riconoscere che c’è un blocco sociale capeggiato dal nemico, che questo blocco non è solo un che di sociologico ma ideologico — chi sta col nemico, inutile girarci intorno, giustifica la dittatura sanitaria, ha accettato, in cambio della sua “sicurezza” e del suo “benessere”, l’insicurezza e la miseria degli altri, e giustifica il proprio servilismo disprezzando i disobbedienti.

Lo abbiamo sempre detto, nulla si cambia senza sollevazione popolare. Lo abbiamo sempre detto e lo ripetiamo: la forza motrice della sollevazione, giocoforza, saranno i settori sociali che la crisi getta sul lastrico, quelli che il sistema priva di ogni futuro.

Questa polvere di umanità che si va mobilitando, cha dal silenzio della vergogna scende in campo a viso aperto, essendo composta anzitutto dalla piccola borghesia e dal ceto medio pauperizzato, non possiede una tradizione di lotta e di autorganizzazione, né ha una coscienza politica vera e propria. E come un animale ferito che agisce ancora impulsivamente, in modo disordinato, addirittura corporativo. Comprensibile, dopo tante delusioni e tradimenti, la diffidenza verso i partiti di ogni colore. Come si superano queste deficienze? Coi sermoni? No, si superano anzitutto nella pratica, nella lotta, passo dopo passo, facendo in modo che il successivo sia più adeguato ed efficace del precedente.

Per questo c’è bisogno che i rivoluzionari stiano nel gorgo, fianco a fianco di coloro che si ribellano. Nella battaglia va superato ogni corporativismo categoriale, va costruita una rete di comitati locali per dare un’organizzazione, fino alla nascita di un vero e proprio fronte unito a scala nazionale per dare continuità e forza alla rivolta.

Questa è la sfida.

ASSEMBLEA NAZIONALE DEL FRONTE DEL DISSENSO

Sabato 17 aprile, ore 14:00, Roma, Circo Massimo




ASSEMBLEA NAZIONALE DEL FRONTE DEL DISSENSO

INSIEME PER UNA NUOVA UMANITA’

Assemblea nazionale del fronte del dissenso

per la nascita di un Coordinamento Nazionale

Sabato 24 aprile 2021, ore 14:00 Roma, Circo Massimo

Così potente è la luce dell’UNITA’ che può illuminare anche le tenebre più oscure!

Non è più tempo di indugiare. E’ tempo di unirsi per liberare l’Italia da un regime che in nome della salute pubblica va erigendo un sistema fondato sulla paura, l’angoscia e il sospetto. Il governo di Mario Draghi proroga un irrazionale stato d’emergenza che, oltre a calpestare le libertà costituzionali, attua una politica economica che fa a pezzi le più diverse categorie sociali considerate “zombi”, “non essenziali” e “disfunzionali”. Draghi è infatti tra coloro che dicono che grazie al Covid “nulla sarà più come prima”, che invocano il “Grande Reset”, ovvero una società tecnocratica e liberista dove saremo tutti automi guidati da algoritmi, a tutto vantaggio di poche multinazionali globali che avranno più poteri degli stati nazionali.

Non è più tempo di indugiare. E’ tempo di vincere il pessimismo, di lottare e di unirsi! E’ tempo di trasformare i tanti piccoli focolai di resistenza che sono nati negli ultimi mesi grazie alla determinazione e all’impegno di voi tutti, associazioni, movimenti, partiti politici, liberi cittadini, lavoratori in un grande fuoco capace di ardere di una luce portatrice di una visione costruttiva dove la vita, e non la cultura della morte, sia il faro guida.

Per questo la Marcia della Liberazione fa un appello urgente all’UNITA’ per chiedere:

1) La fine immediata dello stato d’emergenza ripristinando le libertà e i diritti costituzionali a cominciare dal lavoro;

2) L’adozione delle esistenti cure per il Covid-19 attraverso le reti di assistenza domiciliare;

3) No all’obbligo vaccinale, libertà di scelta terapeutica, a fianco dei medici che tengono fede al giuramento di Ippocrate;

4) Il rifiuto del passaporto sanitario, che priverebbe tanti cittadini di fondamentali diritti di libertà;

5) La riapertura immediata delle scuole e di tutte le attività imprenditoriali, lavorative e commerciali e di tutti i luoghi della cultura;

6) Indennizzi adeguati alle categorie, ai lavoratori, alle Partite Iva, falcidiati dai lockdown;

7) Moratoria sul 5G contro il capitalismo della tecno-sorveglianza;

8) La difesa della libera informazione contro le censure;

Per questi obiettivi l’Assemblea del 24 aprile ha lo scopo di creare un Coordinamento Nazionale tra tutti i movimenti, le associazioni, partiti politici, liberi cittadini per realizzare un fronte comune.

Serve l’unità! Se continueremo a lottare divisi saremo presto sopraffatti dai poteri forti e dagli eventi che correranno più rapidi delle nostre indecisioni.

Facciamo, invece, leva sulla determinazione, il coraggio e l’amore per la vita che da sempre guidano le nostre battaglie, per attuare insieme una nuova liberazione dalla morsa della globalizzazione liberista e dalla gabbia dell’Unione europea. “La sovranità appartiene al popolo!”.

Ci vediamo sabato 24 aprile 2021, ore 14:00 a Roma, Circo Massimo.

Insieme per una Nuova Umanità!

Per info e adesioni: segreteria@marciadellaliberazione.it

Fonte: Marcia della Liberazione




TESSERATI A LIBERIAMO L’ITALIA!

Sostienici e aderisci a Liberiamo l’Italia

La campagna di tesseramento a Liberiamo l’Italia (LIT) è in corso.

Per chi non è già in contatto con i nostri Comitati popolari territoriali (Cpt) è possibile richiedere l’adesione scrivendo a tesseramento@liberiamolitalia.org

Verrete ricontattati al più presto.

Chi invece, pur non intendendo ancora iscriversi a LIT, vuole però dare il suo sostegno economico alla nostra causa, può farlo effettuando un versamento su Paypal.

Sostenere ed aderire a Liberiamo l’Italia è il modo migliore per rafforzare le idee e le battaglie che stiamo conducendo:

  • Per costruire l’opposizione al governo Draghi
  • Per affermare i diritti sociali e le libertà oggi calpestate, dicendo no al regime del Grande Reset
  • Per farla finita col neoliberismo ed applicare la Costituzione del 1948
  • Per uscire dalla gabbia dell’UE e dell’euro
  • Per un forte partito del patriottismo costituzionale

Per tutti questi motivi ti chiediamo di aderire e sostenere Liberiamo l’Italia. Vieni con noi, è il momento di agire.




PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO di Sandokan

La lunga fila della foto sopra non è del 1929, quando milioni di americani vennero gettati sul lastrico dopo il crollo di Wall Street. Non ritrae cittadini berlinesi dopo la catastrofica sconfitta del nazismo. Non siamo a Calcutta e nemmeno a Buenos Aires nei giorni della terribile crisi del 2001.

Siamo a Milano, in Viale Toscana, all’ingresso della Onlus “Pane Quotidiano”. La foto di cittadini in attesa di un pasto gratis è di sabato 20 marzo 2021, l’altro ieri.

L’immagine plastica, direte, della profondità della crisi economica e sociale. Sbagliato! Messa così rischia di suonare come un’assoluzione delle classi dominanti e dei loro governi, che ci presentano la tragedia come fosse una catastrofe naturale. La catastrofe non è nemmeno causata da presunte “cieche leggi economiche”. E’ piuttosto il risultato di deliberate decisioni politiche, dell’uso scientemente programmato e pilotato della pandemia, della volontà politica di farne deliberatamente un evento scioccante per chiudere un ciclo storico, per giustificare il passaggio ad un diverso modello sociale. Lo chiamano “grande Reset”. La Grecia fu la cavia per ristrutturare l’Unione europea. L’Italia si presenta oggi, l’abbiamo detto qui e lo ripetiamo, il principale laboratorio occidentale per sperimentare la transizione al nuovo sistema.

La prova? Se lorisgnori volessero, potrebbero ben sforare il deficit non di 12 o 20 ma di 100 o anche 300 miliardi. Non avremmo la fila a Milano, non avremmo i nuovi milioni di poveri, non avremmo il trauma sociale che umilia tanti italiani, e non avremmo la devastante recessione in corso. Chiedetevi la ragione per la quale lorsignori, pur potendo adottare radicali politiche di sostegno al reddito, non lo fanno. Non lo fanno perché il loro disegno deliberato è appunto quello di fabbricare milionate di morti di fame così da avere un esercito di proletari pronti a lavorare come nuovi schiavi per un salario di fame.

In barba al racconto della “fine del lavoro”, ai discorsi sull’automazione per cui staremo tutti in panciolle con un reddito garantito, si scopre che il capitalismo cambia forma ma non la sua essenza.

Riusciranno i dominanti a gestire questo passaggio alla iper-modernità, ovvero il ritorno al capitalismo selvaggio, senza tremende scosse sociali, cioè senza incontrare resistenze?

Non lo sappiamo e nemmeno loro lo sanno, giocano d’azzardo, sperando che l’opera di rincoglionimento delle masse le abbia definitivamente narcotizzate e disarmate.

Sappiamo tuttavia una cosa, anzi due. La prima è che noi si deve lavorare per inceppare la macchina, affinché sia impedita la transizione al nuovo capitalismo della barbarie. La seconda è che la sollevazione popolare, dati i tempi, sarà per sua natura anonima, tremenda e improvvisa, o per dirla con San Paolo:

«Ora, quanto ai tempi e alle stagioni, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva, poiché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. Quando infatti diranno: «Pace e sicurezza», allora una subitanea rovina cadrà loro addosso, come le doglie di parto alla donna incinta e non scamperanno affatto». [1 Tessalonicesi, 5,1-11]




I NEMICI CONTRO CUI COMBATTERE di Ugo Mattei

Tra eccezione e “normalità”: se il politico è controllato dal potere tecnologico e finanziario

Le convulsioni del costituzionalismo liberale che sono andate in scena in questi giorni offrono materiali spettacolari (nel senso debordiano del termine) per una riflessione su eccezione e normalità. Negli Stati Uniti abbiamo assistito alla retorica imbarazzante della cerimonia di insediamento di un duo presidenziale in mano ai poteri forti. Hanno parlato di giustizia sociale, senza vergogna, dallo stesso palco dal quale i gorgheggi di cantanti miliardarie giungevano fisicamente alle orecchie delle migliaia di senza tetto, accampati sotto i palazzi del potere (documentati fotograficamente dallo splendido libro fotografico di Kiki Arnal, In the Shadow of Power). Biden invocava la “normalità”. In Italia, la stessa retorica al Senato, con un Presidente del Consiglio pronto a promettere qualunque cosa, pur di mantenere l’incarico, ad una girandola di ricattatori e voltagabbana, riportata come una notizia dai giornali mainstream, mentre la vera partita, quella sul “controllo” dei servizi segreti restava nell’ombra.

Nel centenario della fondazione del Partito comunista italiano, destinato a divenire il più grande (e conformista) di tutto il blocco atlantico, perfino il “Manifesto” (quotidiano comunista) apriva con le tifoserie italiote di Biden in prima pagina, a riprova, se necessario, della triste condizione semi periferica e coloniale in cui siamo imprigionati a causa delle basi Nato, che ben pochi osano discutere a dispetto dell’art. 11 della Costituzione. Del resto, altrettanto pochi osano ricordare che il supremo garante dello stato di eccezione permanente, che deve essere interpretato da Conte anche nella sovversione delle più elementari certezze del diritto costituzionale, è il Presidente Mattarella.

Fu lui − da ministro della Difesa, nel primo governo guidato da un ex comunista − a macchiarsi, insieme a D’Alema, del bombardamento illegale − senza mandato dell’Onu − di una capitale Europea come Belgrado. A scopo “umanitario” furono eseguiti 2.300 attacchi aerei, usando uranio impoverito, furono distrutti 148 edifici, 62 ponti, danneggiate 300 scuole, ospedali e istituzioni statali, 176 monumenti di interesse culturale e artistico, con un danno stimato di 30 miliardi di dollari, che nessuno è disposto a riconoscere e a risarcire. Ed è proprio l’Europa di Bruxelles, con la sua costituzione a-democratica by design, a costituire fin dall’Atto Unico del 1986, il supremo strumento di normalizzazione dell’eccezionale, facendosi garante dell’Asse atlantico.

Tornerò su questo punto in un prossimo articolo. Per il momento, sarà sufficiente osservare che quel bombardamento dei ponti di Belgrado, affollati di civili terrorizzati nell’estate del 1999, svolse, mutatis mutandis rispetto al corso del successivo decennio, la stessa funzione che le bombe fasciste di Piazza Fontana del dicembre ’69 svolsero, per “normalizzare” gli anni Settanta (ripercorsi magistralmente da Geraldina Colotti in un recente intervento su l’Antidiplomatico). Il primo decennio del nuovo millennio fu infatti quello che, apertosi con le Torri Gemelle, segnò la nascita politica del capitalismo della sorveglianza (descritto nel celebre libro di Shoshana Zuboff). È come se alla fine di ogni decennio, un evento di portata spettacolare (pensiamo alla caduta del Muro di Berlino dell’89, o alla crisi del 2008), marcasse quello successivo, costruendo un’emergenza la cui risoluzione deve essere priorità numero uno per tutti gli amici, costruendo come nemico chi si concede il lusso del dissenso.

Del resto, insieme all’antitesi (non dialettica) fra amico e nemico va letta la teoria dello stato di eccezione schmittiana, quella utilizzata da un maestro come Giorgio Agamben, uno dei pochi intellettuali che, in una serie di interventi sul sito di Quodlibet, non si sono allineati, per leggere la pandemia Covid 19, con cui si è aperta la decade che stiamo vivendo. Lo stato di eccezione dichiarato dall’Oms ha infatti offerto l’assist ad ogni potere costituito per ristrutturare uno status quo ed una “normalità” che pareva messa in discussione dai rantoli (anche osceni) di una sovranità statale (sopratutto quella statunitense con Trump) restia ad arrendersi ai nuovi rapporti di forza globale, in cui il politico è controllato in ogni suo aspetto dal potere tecnologico e finanziario, concentrato nelle mani di pochissimi individui.

È così che il decennio del centenario del fascismo al potere ha potuto essere interamente predeterminato alla lotta tecnologica nei confronti della pandemia, la quale passa attraverso la deportazione della vita sulla piattaforma online (Big tech), nonché la rinnovata ed incrollabile fede nella scienza così come interpretata da Big pharma. Il tutto ovviamente sotto la supervisione attenta della finanza, la vera governance autoritaria con cui un’oligarchia sempre più potente di capitalisti predatori, si arricchisce senza vergogna ai danni della classe lavoratrice e dei i beni comuni. L’araba fenice della normalità, unita alla paura per la nuda vita (spettacolarmente rappresentata dalla mascherina ostentata dai potenti anche quando palesemente inutile) segna, nell’a-politica e nell’a-democrazia, il Dna del decennio che ci aspetta. Il nemico contro cui combattere per l’emancipazione mi pare chiaro. – (1. Segue)

* Fonte: Italia Libera




SI SONO FUMATI IL CERVELLO di Renato F.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

L’anno scorso, da poco scatenatasi la pandemia, pubblicavate un articolo — IL SISTEMA NE AMMAZZA PIÙ DEL VIRUS — in cui stabilivate un nesso causale tra l’alta percentuale di morti attribuiti al corona virus in Pianura Padana e l’alto inquinamento atmosferico dell’area. Citavate i dati dell’ENEA (2017) secondo cui c’erano 85mila morti l’anno a causa delle polveri sottili.

Ad un anno di distanza, quanto scrivevate è confermato da una recente inchiesta della rivista scientifica The Lancet, in cui, dati alla mano, si dimostra che Milano è tra le venti città del mondo con la più alta mortalità per polveri sottili.

Ebbene, in questo contesto di ambiente avvelenato, col provvedimento “Aria” il Comune di Milano ha deciso di imporre il divieto di fumo all’aperto entro il 2025. Il sindaco Sala ci tiene a far sì che Milano venga annoverata, con insopportabile anglicismo, una delle green city smoking free. Chi si accenderà una sigaretta, verrà sanzionato.

Sull’onda dell’isteria pandemica, per cui ognuno è sospettato di contagiare e diffondere morte, anche il fumatore diventa perseguitato come untore.

Il pensiero unico salutista, l’ideologia integralista-ecologista della “vita sana”, verranno imposti per legge.

Andando ad aggiungersi alle soffocanti restrizioni anti-covid, questo divieto, mostra quanto lo “stato liberal-democratico” tenda ad assomigliare ogni giorno che passa, ai regimi di dittatura.

Fra poco rischiamo di vedere nascere il “Ministero delle virtù”.

Mai avrei pensato che fumare una sigaretta all’aperto sarebbe diventato un gesto di DISOBBEDIENZA CIVILE.

Ed io giuro che disobbedirò!

Milano, 24 gennaio




TU APRI, IO ESCO! di Sandokan

«A volte tutta la vita si riduce ad un unico, folle gesto» Jake Sully nel film Avatar

 Un anno. E’ un anno che siamo sottoposti ad un soffocante Stato d’emergenza. In questi dodici mesi numerose proteste pubbliche ci sono state, ma hanno visto mobilitarsi piccole minoranze coraggiose — su tutte ha spiccato la Marcia della Liberazione del 10 ottobre, quindi la grande manifestazione svoltasi a Milano il 9 gennaio. Sembrava che esse fossero condannate a cadere nel vuoto, visto che la stragrande maggioranza dei cittadini ha voluto credere alle autorità. Sembrava un’adesione blindata, che niente e nessuno poteva scalfire. “Italiani più disciplinati che i tedeschi”, suonava il refrain dei media per la gioia del governo. Sembrava…

Ad un anno di distanza il vento sta cambiando, una luce si intravvede in fondo al tunnel della pandemenza.

Primo. Ieri, 13 gennaio, un gruppo di ristoratori napoletani, sfidando apertamente i divieti repressivi, hanno prima rallentato e poi bloccato l’Autostrada del Sole [vedi foto sopra] contro le scellerate disposizioni governative che di fatto condannano a morte certa, assieme alla grande maggioranza degli esercenti, i lavoratori del settore e l’enorme indotto che gira attorno al settore. Si è trattato della più spettacolare azione collettiva di DISOBBEDIENZA CIVILE da un anno a questa parte. Una bella vittoria visto che essi hanno ottenuto che una delegazione fosse ricevuta in mattinata a Roma dalla Presidenza del Consiglio.

Secondo. Migliaia di studenti medi, stanchi della follia chiamata “didattica a distanza”, hanno inscenato vivaci proteste in tutto il Paese. Dalla loro anche insegnanti e presidi. Universitari non pervenuti, e non per caso. Mentre le università sono frequentate dai figli di ceti abbienti (dove è più forte la presa del pensiero globalista, europeista) le medie superiori sono ancora luoghi in cui si ammassano giovani di umili condizioni sociali, ovvero gli strati sociali che sono più penalizzati dalle scellerate politiche di regime. Il sintomo, insomma, di un risveglio della nostra gioventù.

Terzo. “#IO APRO!”. Sta diventando virale la proposta, lanciata da un gruppo di ristoratori, di violare le inaccettabili e insensate disposizioni di chiusura del governo, aprendo agli avventori domani 15 gennaio. A tre giorni dal lancio già 50mila adesioni. E stanno crescendo. Si tratta della prima clamorosa azione di DISOBBEDIENZA CIVILE di massa contro la “dittatura sanitaria” dall’inizio dell’incubo. Lassù non nascondono di essere fortemente preoccupati. Hanno ragione ad esserlo.

Io, domani sera sarò tra i disobbedienti che si recheranno al ristorante. Non avrei mai pensato che mangiare una pizza o un piatto di pastasciutta sarebbe stato un gesto sovversivo! Ci sarà chi farà spallucce e parlerà di follia. Rispondo come Jake Sully in Avatar: “A volte tutta la vita si riduce ad un unico, folle gesto”.