SI SONO FUMATI IL CERVELLO di Renato F.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

L’anno scorso, da poco scatenatasi la pandemia, pubblicavate un articolo — IL SISTEMA NE AMMAZZA PIÙ DEL VIRUS — in cui stabilivate un nesso causale tra l’alta percentuale di morti attribuiti al corona virus in Pianura Padana e l’alto inquinamento atmosferico dell’area. Citavate i dati dell’ENEA (2017) secondo cui c’erano 85mila morti l’anno a causa delle polveri sottili.

Ad un anno di distanza, quanto scrivevate è confermato da una recente inchiesta della rivista scientifica The Lancet, in cui, dati alla mano, si dimostra che Milano è tra le venti città del mondo con la più alta mortalità per polveri sottili.

Ebbene, in questo contesto di ambiente avvelenato, col provvedimento “Aria” il Comune di Milano ha deciso di imporre il divieto di fumo all’aperto entro il 2025. Il sindaco Sala ci tiene a far sì che Milano venga annoverata, con insopportabile anglicismo, una delle green city smoking free. Chi si accenderà una sigaretta, verrà sanzionato.

Sull’onda dell’isteria pandemica, per cui ognuno è sospettato di contagiare e diffondere morte, anche il fumatore diventa perseguitato come untore.

Il pensiero unico salutista, l’ideologia integralista-ecologista della “vita sana”, verranno imposti per legge.

Andando ad aggiungersi alle soffocanti restrizioni anti-covid, questo divieto, mostra quanto lo “stato liberal-democratico” tenda ad assomigliare ogni giorno che passa, ai regimi di dittatura.

Fra poco rischiamo di vedere nascere il “Ministero delle virtù”.

Mai avrei pensato che fumare una sigaretta all’aperto sarebbe diventato un gesto di DISOBBEDIENZA CIVILE.

Ed io giuro che disobbedirò!

Milano, 24 gennaio




TU APRI, IO ESCO! di Sandokan

«A volte tutta la vita si riduce ad un unico, folle gesto» Jake Sully nel film Avatar

 Un anno. E’ un anno che siamo sottoposti ad un soffocante Stato d’emergenza. In questi dodici mesi numerose proteste pubbliche ci sono state, ma hanno visto mobilitarsi piccole minoranze coraggiose — su tutte ha spiccato la Marcia della Liberazione del 10 ottobre, quindi la grande manifestazione svoltasi a Milano il 9 gennaio. Sembrava che esse fossero condannate a cadere nel vuoto, visto che la stragrande maggioranza dei cittadini ha voluto credere alle autorità. Sembrava un’adesione blindata, che niente e nessuno poteva scalfire. “Italiani più disciplinati che i tedeschi”, suonava il refrain dei media per la gioia del governo. Sembrava…

Ad un anno di distanza il vento sta cambiando, una luce si intravvede in fondo al tunnel della pandemenza.

Primo. Ieri, 13 gennaio, un gruppo di ristoratori napoletani, sfidando apertamente i divieti repressivi, hanno prima rallentato e poi bloccato l’Autostrada del Sole [vedi foto sopra] contro le scellerate disposizioni governative che di fatto condannano a morte certa, assieme alla grande maggioranza degli esercenti, i lavoratori del settore e l’enorme indotto che gira attorno al settore. Si è trattato della più spettacolare azione collettiva di DISOBBEDIENZA CIVILE da un anno a questa parte. Una bella vittoria visto che essi hanno ottenuto che una delegazione fosse ricevuta in mattinata a Roma dalla Presidenza del Consiglio.

Secondo. Migliaia di studenti medi, stanchi della follia chiamata “didattica a distanza”, hanno inscenato vivaci proteste in tutto il Paese. Dalla loro anche insegnanti e presidi. Universitari non pervenuti, e non per caso. Mentre le università sono frequentate dai figli di ceti abbienti (dove è più forte la presa del pensiero globalista, europeista) le medie superiori sono ancora luoghi in cui si ammassano giovani di umili condizioni sociali, ovvero gli strati sociali che sono più penalizzati dalle scellerate politiche di regime. Il sintomo, insomma, di un risveglio della nostra gioventù.

Terzo. “#IO APRO!”. Sta diventando virale la proposta, lanciata da un gruppo di ristoratori, di violare le inaccettabili e insensate disposizioni di chiusura del governo, aprendo agli avventori domani 15 gennaio. A tre giorni dal lancio già 50mila adesioni. E stanno crescendo. Si tratta della prima clamorosa azione di DISOBBEDIENZA CIVILE di massa contro la “dittatura sanitaria” dall’inizio dell’incubo. Lassù non nascondono di essere fortemente preoccupati. Hanno ragione ad esserlo.

Io, domani sera sarò tra i disobbedienti che si recheranno al ristorante. Non avrei mai pensato che mangiare una pizza o un piatto di pastasciutta sarebbe stato un gesto sovversivo! Ci sarà chi farà spallucce e parlerà di follia. Rispondo come Jake Sully in Avatar: “A volte tutta la vita si riduce ad un unico, folle gesto”.




PERCHÉ LA DAD NON È DIDATTICA di Alberto Giovanni Biuso

Ieri studenti, insegnanti ed anche presidi, hanno protestato affinché venga posto fine alla Didattica a Distanza (DAD). Un altro segnale positivo, nonostante gli evidenti limiti, della insostenibilità dello Stato d’emergenza permanente e della crescente consapevolezza che non si può più vivere nel terrore.

Ci sono delle formule che confessano da sole il proprio limite. L’acronimo Dad –‘didattica a distanza– è una di esse. Per la chiara e documentata ragione che ‘insegnare a distanza’ è una contraddizione in termini. Insegnare è infatti un’attività e una sfida che consiste nell’incontro tra persone vive, tra corpimente che occupano lo stesso spaziotempo non per trasmettere nozioni ma per condividere un mondo.

Scambiare saperi

Insegnare significa costruire giorno dopo giorno, saluto dopo saluto, sorriso dopo sorriso una relazione profonda, rispettosa e totale con l’Altro, in modo da riconoscersi tutti nella ricchezza della differenza. Insegnare significa abitare un luogo politico fatto di dialoghi, di conflitti, di confronto fra concezioni del mondo e pratiche di vita. Insegnare non significa erogare informazioni ma scambiare saperi mediante «voci, sorrisi, sguardi, rimproveri, incoraggiamenti, ragionamenti, corpi» (Anna Angelucci, Pedagogia dell’emergenza, in Medicina & Società). A distanza tutto questo è semplicemente impossibile perché l’università non è un servizio amministrativo, burocratico, formale, che possa essere svolto tramite software; l’università è un luogo prima di tutto fisico dove avviene uno scambio di totalità esistenziali. E invece «senza essere sfiorati dall’ombra di un dubbio, ci si è consegnati anima e corpo alla soluzione della didattica a distanza come forma che può sostituire la lezione in presenza», accettando «leliminazione del contatto fisico tra docente e studenti, e tra studente e studente» (Monica Centanni, Appunti sulla teledidattica 2).

Tra diritto al sapere e digital divide

Una certa adesione acritica alla didattica telematica sembra ignorare il Digital divide, il fatto che «un terzo delle famiglie non ha pc o tablet a casa”, specialmente al Sud» (Le nuove diseguaglianze al tempo della didatticala Repubblica, 6.4.2020). Non solo: «In questi giorni preoccupa anche l’opportunismo con cui vertici istituzionali e portatori di interessi prendono posizione sulla didattica a distanza, che docenti di ogni ordine e grado stanno praticando con straordinaria generosità, dedizione e competenza, nel tentativo di garantire agli studenti il diritto al sapere sancito dalla Costituzione. Il rischio è che una prassi imposta da ragioni di forza maggiore venga giudicata con ingenuo entusiasmo o, peggio, trasformata in una sorta di sperimentazione forzata, dietro la quale traspaiono finalità del tutto estrinseche ai diritti degli studenti e alle funzioni didattiche dei docenti» (Aa.Vv, Disintossichiamoci: sapere per il futuro).

È infatti assai grave ipotizzare di «lasciare molte migliaia di studenti ancora a lungo (o per sempre?) incollati agli schermi del PC di casa 10 ore al giorno, satelliti connessi con reti traballanti ma sempre più sconnessi dalle relazioni sociali e dalla prossimità umana che caratterizza l’esperienza universitaria, magari avendo anche la protervia di presentare pubblicamente la cosa come una grandiosa e splendida novità, il progresso “in loro favore”» (Rete29aprile, Emergenza e sistema universitario).

La finzione dei bit

Senza relazione tra corpi, tra sguardi, tra battute, tra sorrisi, tra esseri umani, e non tra piattaforme digitali, senza le persone vive nello spaziotempo condiviso, non esiste insegnamento, non esiste apprendimento, non esiste università. Non possiamo permettere che degli schermi riducano la conoscenza ad alienanti giornate dietro e dentro un monitor. La vita trasformata in rappresentazione televisiva o digitale diventa finta, si fa reversibile nell’infinita ripetibilità dell’immagine, nel potere che l’icona possiede di fare di sé stessa un presente senza fine. Abituandoci a sostituire le relazioni del mondo degli atomi con la finzione del mondo dei bit rischiamo di perdere la nostra stessa carne, il senso dei corpi, la sostanza delle relazioni. Non saremo più entità politiche ma ologrammi impauriti e vacui.

Sto svolgendo le mie lezioni in questo secondo semestre e più passano i giorni più sento l’alienazione intrinseca alla didattica on line, la tristezza di una distanza che lo strumento non può colmare, l’assurdità delle aule vuote. E sono sempre più convinto dell’equazione tra educazione e corporeità, quella che rende insostituibile la didattica in presenza. Agli studenti che mi vedono in Dipartimento ed esprimono uno struggente desiderio di tornare anch’essi al Monastero rispondo che sto tenendo loro il posto. Non pixel su un monitor ma umani nello spazio e nel tempo.

* Fonte: BOLLETTINO D’ATENEO

* *Alberto Giovanni Biuso, ordinario di Filosofia teoretica al Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania




LA SFIDA DELL’AVVENIRE di Moreno Pasquinelli

«Oh meraviglia! Com’è bello il genere umano! Oh mirabile e ignoto mondo che possiedi abitanti così piacevoli». [William Shakespeare, La tempesta, Atto V, scena I]

Gli stivali delle sette leghe possedevano la magica capacità di far compiere con un solo passo, distanze smisurate. Se ne parla in diverse fiabe. In quella di Pollicino li indossava l’orco che mangiava i bambini. Siccome quegli stivali stremavano chi se ne serviva, Pollicino riuscì a sfilarli all’orco mentre dormiva e se ne servì per ingraziarsi i favori del Re, riuscendo così a vivere felice e contento con la sua famiglia. Metafora, come vedremo più avanti, calzante quante altre mai.

Con la cosiddetta “Quarta Rivoluzione Industriale” quella che abbiamo definito “l’avanguardia politica dell’élite mondialista”, ultima propaggine della borghesia che fu, è certa di avere ai piedi gli stivali delle sette leghe. Vuole che noi tutti la seguiamo, librandoci così nel radioso e fantascientifico futuro che le forze dirompenti della digitalizzazione e della robotizzazione finalmente consentono. Futuro mirabolante, così viene spacciato da questa élite la sua fotocopia del The Brave New World (ottima questa recensione). Come nel racconto di Aldous Huxley l’umanità starebbe per raggiungere lo stadio di una perfetta (e confuciana) armonia: non ci saranno più ricchi e poveri né conflitti sociali, non avremo né pene né preoccupazioni. Saremo felici, sani e belli, e camperemo centocinquant’anni grazie ai prodigi dell’eugenetica. Saremo più intelligenti grazie alle neuro-tecnologie. Con l’ibridazione uomo-macchina, dalla sua tomba, Nietzsche potrà cantare vittoria: “eh bravi miei superuomini!”

Pensate che abbia le traveggole? Provate a leggere La quarta rivoluzione industriale (disarmante l’introduzione di John Elkann) e, sempre di Klaus Schwab, Covid-19: The Great Reset. Vi renderete conto che questa avanguardia politica mondialista raccolta nel World Economic Forum (un vero e proprio clan di miliardari d’ogni latitudine  – Cina compresa, ça va sana dire!) affiancati da teste d’uovo d’ogni branca dello scibile, è convinta di quel che dice, di essere il nuovo filantropico Redentore che per missione ha la progressistica palingenesi dell’umanità. Per dare al proprio discorso la forza della profezia che si auto avvera, non nasconde di aver previsto, e auspicato, la sindemia da Covid-19 — non pandemia signori, e che fa una bella differenza, ce lo dice The Lancet. Infine, servendosi della folta schiera di tecnoscienziati a libro paga e di politicanti che manovra come fantocci lusitani, non si fa scrupoli a sostenere che la sindemia è lo shock tanto atteso per realizzare il proprio catartico (e diabolico) piano.

In barba alla fine delle “grandi narrazioni”, a dispetto del discorso dei filosofi postmodernisti sulla morte delle ideologie, qui siamo in presenza della più ardita e prometeica delle narrazioni, della più sfacciata delle ideologie. Consapevoli che il loro sistema era sull’orlo del collasso, consci che il discorso neoliberista non aveva più generale consenso, compreso che non si può governare il mondo senza ipnotizzare le masse, senza miti e nuove fantasmagoriche e mitologiche visioni, questi tecno-assatanati nonché benefattori dell’umanità hanno resuscitato un’utopismo al quadrato, un pastrocchio sincretico che mescola Platone e Nietzsche, Cristo e Marx, Popper e Heidegger, il diavolo e l’acqua santa. Il guazzabuglio ha tuttavia un’anima, un’essenza, è il transumanesimo, l’idea di una società tecnocratica perfetta e dell’uomo aumentato iperconnesso.

Il clan dei plutocrati già prevede, per noi tecno-pessimisti, la possibilità di confinarci in apposite riserve. Non lo nasconde l’ex ministro danese dell’ambiente (ora nel WEF), l’invasata Ida Auken — Here’s how life could change in my city by the year 2030. L’analogia con quanto presagiva Huxley è impressionante; nel suo racconto i resilienti e gli scarti, finivano in Nuovo Messico, dove gli appartenenti alla iper-civiltà venivano inviati di tanto in tanto per vedere coi loro occhi quanto disgraziata fosse la vita dei “selvaggi” e quindi tornarsene nella gabbia di ferro convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili.

Si attaglia alla perfezione, alla visione transumanista, la condanna marxiana dell’ideologia come “falsa coscienza”: l’élite plutocratica camuffa con panegirici universalistici sul “bene comune” la propria volontà di potenza e di dominio, ovvero una concezione del mondo classista e partigiana.

Sarebbe un errore fatale sottovalutare questa ideologia. La sua seducenza contagiosa non dipende solo dal suo raccogliere il fugace spirito del tempo, quello che affida alla scienza e della tecnica funzioni salvifiche. Essa ha invece radici molto più lontane e che a ben vedere tracciano il solco della civiltà occidentale. Ci riferiamo ai concetti di peregrinatio e di novum  di Sant’Agostino (che introducono l’idea del progresso lineare nella storia), quindi il Terzo Regno di Gioacchino da Fiore, per il quale, dopo l’epoca del Padre e quella del Figlio, sarebbe venuta l’epoca dello Spirito Santo, il Regno in Terra della libertà, dell’amore e della pace.

Occorre impedire che l’umanità imbocchi questa strada, bisogna combattere l’ideologia dell’élite mondialista. Occorre farlo con ogni mezzo, occorre farlo sin da ora. Anzitutto smascherando il grande inganno della “pandemia”, contrastando l’uso biopolitico autoritario che ne viene fatto, quindi opponendo un’opposta visione della società e del mondo. Perderemmo la partita se spingessimo il nostro tecno-pessimismo fino ad abbracciare un’idea di società arcadica e agreste — equivarrebbe ad auto-esiliarci nella riserva indiana che lorsignori hanno già immaginato per quelli come noi. Non si può opporre un’utopia ad una distopia, nostalgie passatiste alla progressistica furia del dileguare.

Accettare davvero la sfida significa concepire un’idea opposta di progresso, in cui la scienza sia spodestata dal suo piedistallo e considerata una delle forme del sapere nient’affatto quella suprema, in cui la tecnica sia un mezzo per l’uomo e non viceversa, in cui le forze economiche siano sottoposte a controllo sociale. Infine, contro ogni irenismo, dobbiamo ribadire che il conflitto e la lotta sono la vera forza motrice della storia, che l’umano spirito di libertà, in ultima istanza, sempre prevarrà rispetto a quello della sottomissione e della servile obbedienza.

Occorre darsi una mossa poiché siamo molto indietro per quanto attiene ad un progetto fattibile di un’alternativa di società. Per questo occorre fare come Pollicino: dobbiamo rubare gli stivali all’orco per procedere spediti in una diversa direzione.

Occorre farlo ora che l’umanità è posta innanzi ad un bivio. Siamo appena entrati uno di quei passaggi storici in cui la bonaccia lascia il posto alla tempesta, alle porte di una rottura e di un brusco salto che deciderà del futuro della civiltà. L’élite ha drammatizzato la “pandemia” ed è riuscita così a trasformarla nell’evento scioccante per giustificare il salto sistemico. Invece di cadere preda dello sconforto, occorre avere l’audacia di utilizzare lo shock per utilizzarne la forza di spinta.

Lode dunque alle crisi! come sostenne Jakob Burckhardt:

«La crisi deve essere considerata come un nuovo nodo dello sviluppo […] Energie insospettate si risvegliano negli individui, nelle masse, e perfino il cielo ha un altro colore. Chi è qualcosa può farsi valere, perché le barriere sono state o vengono infrante».

Le vecchie barriere stanno in effetti cadendo. Sta a noi mostrare se siamo qualcosa, pensare e agire per farci valere.




ALTERNATIVA NON CE N’È di Moreno Pasquinelli

«Credo che ormai i tempi siano maturi per un passaporto sanitario. Le compagnie aeree hanno iniziato a dire che vogliono passeggeri con la garanzia del vaccino, ma presto cominceranno a chiederlo le strutture ricettive, gli spazi per congressi e via dicendo. In Veneto, certamente, potremo provvedere rapidamente». [Luca Zaia]
 
Dopo mesi di avvisaglie è stata lanciata in grande stile la campagna per la vaccinazione di massa.
Tutto previsto, tutto diabolicamente pianificato. La prima fase era funzionale alla seconda. La terrorizzazione dei cittadini era indispensabile sia per far accettare confinamenti e arresti domiciliari di massa (prima fase), quindi per giustificare come salvifica la soluzione vaccinale (seconda fase).
La scienza divinizzata, i tecnici dai taumaturgici poteri idolatrati, i sanitari con l’elmetto come eroi da venerare. I politicanti che ci raccontano che grazie al vaccino saremo di nuovi liberi così tornando alla agognata normalità, esaltati come redentori.
Invece non ci sarà nessun ritorno alla “normalità”. Il vaccino (la cui efficacia immunizzante è quanto meno incerta mentre pressoché sicuri sono i suoi effetti collaterali dannosi) è anzi funzionale a trasformare la dittatura sanitaria da fase straordinaria a regime ordinario, ovvero a rendere stabile lo Stato d’eccezione.
 
E’ scontato che chi mette in guardia i cittadini sulle reali intenzioni di chi comanda (ad esempio che verrà istituito un nazista “passaporto sanitario”), dopo l’accusa infida di “negazionismo”, verrà bollato e denigrato come “complottista”.
 
Nessun complotto segreto invece, nessuna oscura cospirazione. L’élite si sente talmente forte, è a tal punto tracotante, che non si fa scrupoli a dichiarare senza pudore che il vaccino sarà utilizzato come una clava biopolitica per sterilizzare le persone, per privarle d’ogni spirito critico, per trasformare dunque un popolo allo stremo in una mandria di buoi addomesticati ed ubbidienti.
Sì, useranno il vaccino come un’arma di distruzione di massa, per privarci dei residuali diritti personali e civili di cui godiamo.
Come faranno ce lo spiega, udite! udite!,  il “governatore” del Veneto Luca Zaia.
«Credo che ormai i tempi siano maturi per un passaporto sanitario. Le compagnie aeree hanno iniziato a dire che vogliono passeggeri con la garanzia del vaccino, ma presto cominceranno a chiederlo le strutture ricettive, gli spazi per congressi e via dicendo. In Veneto, certamente, potremo provvedere rapidamente».
Non potendo imporre ex lege l’obbligo vaccinale, per aggirare lo Stato di diritto ed il principio millenario dello habeas corpus, chi comanda ha escogitato la soluzione: le imprese private suppliranno alla deficienza del pubblico e si sostituiranno ad esso. Un passaporto sanitario virtuale ma non meno efficace. Un esempio luminoso di modus operandi neoliberista. Saranno le compagnie e le aziende private, a cominciare dai colossi multinazionali, a stilare le liste di proscrizione, tra chi usufruirà dei loro servizi e chi ne sarà escluso. “Non hai voluto vaccinarti? Accettane le conseguenze: non potrai recarti a fare compere, viaggiare, recarti al lavoro”.
Non saranno né la fede religiosa né il colore della pelle a giustificare questo nuovo regime di apartheid sanitario:  i sani da una parte, gli untori dall’altra.
Con l’ausilio dei prodigi della digitalizzazione e della sorveglianza elettronica di massa nessuno potrà sfuggire alla segregazione, che verrà presentata come scelta di reclusione volontaria e di autoprivazione di libertà da parte di chi non vorrà sottoporsi a questo TSO sotto mentite spoglie.
Lo stregone Arcuri dichiara che l’obbiettivo è che la vaccinazione raggiunga in autunno l’80% degli italiani.
Ci riusciranno? Non lo so, so tuttavia che compito di chi ha testa sulle spalle e non vuole vivere nella società psicotica che lorsignori hanno in mente, deve opporsi, disobbedire, agire affinché la macchina infernale si inceppi.
Alternativa non ce n’è.



VIVA LA MARCIA DELLA LIBERAZIONE! di Daniela Di Marco

Un Natale come questo non si era mai visto, nemmeno nel secolo XIV, quando la “peste nera” falcidiò un terzo dell’intera popolazione.

Quarantena dura estesa a tutto il Paese, arresti domiciliari di massa, vietato addirittura, per la prima volta in assoluto, celebrare la messa di Natale.

Alcuni se la cavano sostenendo che queste misure sono “sproporzionate”, visto che non sta circolando la peste, ma una sindemia dalla quale, lo mostrano i dati, si può guarire. I più sono stati indottrinati, lobotomizzati, indotti ad introiettare come inevitabili le misure restrittive e antisociali.

Giornata del Risveglio, Perugia 19 dicembre 2020

Ero in piazza a Perugia sabato scorso, in occasione della Giornata del Risveglio per le Libertà e l’obbedienza costituzionale. La nostra manifestazione si svolgeva in pieno centro, davanti ad una fiumana di gente che passeggiava, munita di mascherina d’ordinanza. Tanti sfilavano indifferenti, altri si fermavano ad ascoltarci.

C’erano anche i covidioti che inveivano perché alcuni di noi non erano muniti di mascherina, e incuranti del “pericoloso assembramento” della folla di persone che passeggiava, addirittura hanno chiesto alle forze dell’ordine di arrestare tutti noi…

Perugia, 19 dicembre 2020

Mai come in questa occasione ho sentito a pelle la distanza che mi separa dalla maggioranza dei “cittadini”, tuttavia mai come questa volta ho sentito dentro di me sia il dovere morale di protestare contro misure liberticide, sia l’obbligo politico di dire, proprio a chi finge di non ascoltare o fa spallucce, la verità. E la verità non è solo che a causa dell’uso politico della sindemia milioni di esseri umani vengono gettati sul lastrico, non solo che un governo fuorilegge calpesta la democrazia. La verità è che a scala globale i poteri forti, col pretesto del virus, stanno pilotando un gigantesco esperimento politico per resettare la società e imporci nuovi e terribili modelli di vita.

Giornata del Risveglio, Perugia 19 dicembre 2020

Qual è, in questo triste contesto, il ruolo di un’opposizione politica, se non appunto quello di resistere, protestare e denunciare l’immane pericolo? C’è forse un’alternativa? Undici mesi di quarantena a singhiozzo mostrano che alternativa non c’è. Le opposizioni, sia quelle che siedono in Parlamento, sia quelle extraparlamentari, sono precipitate in un pietoso stato di catalessi. Non hanno alzato un dito contro la “dittatura sanitaria”. Le uniche proteste le hanno animate, qua e là, le categorie sociali più duramente colpite dalle misure restrittive del governo. Nessuna forza politica, grande o piccola, le ha sostenute. Diverse, a seconda dei casi, le ragioni di questa collusione col governo, quella principale è che, tranne piccole minoranze, tutti hanno voluto credere che per contrastare la sindemia, le misure del governo erano legittime e necessarie.

Tra queste minoranze politiche e sociali, non c’è alcun dubbio, la Marcia della Liberazione, è stata la prima linea. Non ci siamo limitati ad usare i cosiddetti social, abbiamo organizzato diversi eventi pubblici di piazza, fino alla Giornata del Risveglio del 19 dicembre, svoltasi in quasi 20 città d’Italia. In alcune con manifestazioni molto partecipate, in altre con piccoli presidi e flash mob. Il punto di svolta è stata la grande manifestazione nazionale svoltasi a Roma il 10 ottobre. Punto di svolta perché la Marcia sta diventando il principale punto di riferimento dei cittadini coraggiosi, di coloro che non hanno portato la testa all’ammasso, di coloro che non credono all’inganno di regime, di coloro che avanzano un’idea opposta di Paese e di società rispetto a quella di chi ci comanda e ci vorrebbe servi della gleba: un Paese sovrano e democratico, una società fondata sui valori della libertà, della fratellanza, della partecipazione e dell’eguaglianza sociale.

Per tutto questo sono orgogliosa di fare parte della Marcia, la sola luce che intravedo in questo tunnel spettrale.




GIORNATA DEL RISVEGLIO PER LE LIBERTA’ E L’OBBEDIENZA COSTITUZIONALE

GIORNATA DEL RISVEGLIO PER LE LIBERTA’ E L’OBBEDIENZA COSTITUZIONALE

SABATO 19 DICEMBRE ORE 18:00

Sabato 19 dicembre dalle ore 18.00 alle ore 22.00 la Marcia della Liberazione chiede al popolo italiano di marciare tutti insieme per una grande #fiaccolata in alcune città italiane allo scopo di testimoniare l’urgenza di un #risveglio collettivo in un momento storico in cui, in nome di una strumentalizzazione del diritto alla salute, questo governo sta violando in modo spietato le libertà costituzionali della persona (Art. 13 Cost.). Tra le prime città Udine, Milano, Civitanova Marche, Belluno, Perugia, Bracciano, Torino, Benevento, Napoli. Chiunque potrà organizzarsi in altre città o comuni e potrà dare notizia inviando una mail al Comitato Organizzativo della Marcia.

Senza alcun passaggio democratico che passi dal Parlamento, il presidente Conte continua da mesi ad imporre agli italiani limitazioni lesive della libertà personale, abusando di DPCM incostituzionali e illegittimi.

Con la detenzione domiciliare (Cd. Lockdown), la chiusura e la limitazione dell’orario di apertura e di chiusura delle attività commerciali e professionali e delle scuole, la chiusura della circolazione e l’imposizione delle mascherine e, per finire, ora anche l’impossibilità di trascorrere il Natale con i propri familiari e di partecipare alla Santa Messa di Natale, sono stati oltrepassati tutti i limiti possibili per un Paese democratico.

La Marcia della Liberazione accenderà, la sera del 19 dicembre, una luce nel buio più profondo che sta attraversando il nostro Paese. E’ un richiamo alla obbedienza costituzionale poiché il nostro faro guida è la Costituzione Italiana, quella che questo governo sta violando ripetutamente.

E’ un richiamo alla Ribellione costruttiva perché oggi ribellarsi è un atto di amore per l’Italia, per noi stessi e per i nostri cari.

E’ questo il tempo del coraggio, il tempo del risveglio!

Ce la faremo uniti!

Per informazioni organizzative: segreteria@marciadellaliberazione.it

MOBILITAZIONI CITTADINE E REFERENTI TERRITORIALI:

Aosta: ore 18:00 Piazza Chanoux

Udine: ore 18:00 via Manin, Alessandro Gallo tel. 3397610833

Pordenone: ore 18:00 Loggia del Municipio (presso Porta Romana), Loredana Borean tel. 3488040074

Milano: ore 18:00 Piazza 24 Maggio, Marina Assandri 3382261531

Belluno: ore 18:00 Piazza dei Martiri, Giuliano Dal Cin tel. 3482251342; Silvia Zanardo 3920465706

Busto Arsizio: ore 18:00 Piazza San Giovanni, Graziano Mirante 3384843169

Torino: ore 15:30 via Verdi, 14 (sotto la sede Rai), Alberto Melotto tel. 327 2305057

Venezia: ore 18:00 Campo San Bortolomio, Riccardo Di Martiis tel. 3478573834

Genova: ore 17:00 Piazza De Ferrari, Michele Canessa tel. 3703735519

Pesaro: ore 21:00 Piazzale Lazzarini, Beatrice Marinelli tel. 3276295333

Civitanova Marche: Beatrice Marinelli tel. 3276295333

Ancona: ore 20:30 Passetto (presso Monumento ai Caduti), Beatrice Marinelli tel. 3276295333

Perugia: ore 18:00 Piazza della Repubblica, Daniela Di Marco tel. 3348143745

Terni: ore 18:00 Piazza Tacito

Bracciano: ore 18:00 ingresso Castello di Bracciano, Tiziana Alterio t.alterio@ilmediterraneo.it

Benevento: ore 16:30 Piazza Castello, Nunzio Guagliotti tel. 3476222575

Lecce: ore 17:00 Piazza Sant’Oronzo, Sergio Starace tel. 3202491928

Cagliari: ore 18:00 Piazza Yenne, Stefano Cogliandro tel. 3280688900

Fonte: www.marciadellaliberazione.it




LA GRANDE PERNACCHIA di Sandokan

«Governare gli italiani difficile? No, è semplicemente inutile!». E’ questo aforisma fulminante che mi è venuto in mente stamattina, 14 dicembre, leggendo i titoli allarmistici dei giornali in edicola. Mussolini rispose così a Emil Ludwig che mentre lo intervistava affermò «Ma deve essere ben difficile governare gente così individualista ed anarchica come gli italiani».

Cosa ci dicono dunque i giornali questa mattina?  Che ieri, in barba al terrorismo anti-covid, fiumane di italiani muniti di mascherina d’ordinanza, hanno preso d’assalto i centri cittadini, affollando negozi, bar e ristoranti [vedi foto].

Per tutta risposta, i supremi guardiani della salute pubblica si sono scatenati lanciando avvisi minacciosi: Arcuri: “Insopportabili assembramenti”. Quindi il ministro Francesco Boccia: “Le foto degli assembramenti mostrano scene ingiustificabili, irrazionali, irresponsabili. Se le cose vanno così a Natale chiuderemo tutto”.

Cosa ci dice quel che è accaduto ieri? Che la maggioranza  dei cittadini è stufa di stare chiusa in casa, che non sopporta più restrizioni e coprifuoco, che freme per tornare alla vita ordinaria. Ci dice, a ben vedere, anche un’altra cosa, quella che più preoccupa e fa tremare lorsignori, che dieci mesi di terrorismo da covid non hanno davvero addomesticato e rimbambito gli italiani i quali, alla prima occasione che si è presentata, hanno risposto al potere con una grande pernacchia.

Segnale che smentisce tanti antagonistici profeti di sventura che in questi mesi hanno imprecato contro il “popolo bue”, interpretando la sostanziale disciplina con cui la grande maggioranza ha assecondato le stringenti prescrizioni politico-sanitarie come segno di resa e di irreversibile plebea docilità.

Segnale che è di buon auspicio in vista dei prossimi mesi, quando si giocherà la partita davvero decisiva del post-covid, quando il governo non potrà più utilizzare l’alibi della “morte nera” incombente e dovrà dare risposte urgenti alla richiesta di lavoro, di reddito, di dignità.

Verranno queste risposte? E soprattutto, saranno adeguate? No, non verranno, e se verranno saranno del tutto inadeguate.

Scopriremo presto che la fiducia che la maggioranza ha dato ai governanti non è stata né cieca né incondizionata. Scopriremo che dieci mesi di menzogne per giustificare la “dittatura sanitaria” non hanno trasformato il carattere di un popolo. Che la linea di credito concessa al governo non era in bianco, ma condizionata, in cambio della promessa che passata la nottata, si sarebbe tornati alla “normalità”.

Davanti al fatto che nulla più sarà come prima non  resterà che un’opzione, la rivolta.




FERMIAMO IL MES! Manifestiamo perché il Senato dica no!

Fermiamo il Mes!

Manifestiamo perché il Senato dica no!

Mercoledì prossimo, 9 dicembre, la riforma del Trattato del Mes andrà in scena al Senato. In aula Giuseppe Conte farà le solite comunicazioni che precedono le riunioni del Consiglio europeo. E quello che si svolgerà nei giorni successivi (10 e 11 dicembre) tratterà proprio della micidiale riforma del Mes.

Ma intanto il ministro dell’Economia, l’euroinomane Roberto Gualtieri, ha già espresso il suo sì alla recente riunione dell’Eurogruppo, anticipando così la gravissima decisione politica del governo italiano. Il Mes è nato per piegare gli Stati, obbligarli a politiche pesantemente austeritarie, commissariarli con la Troika come successo alla Grecia. Ma con la sua “riforma” si vuole andare anche oltre, assegnando di fatto al Mes un potere assoluto nella gestione del debito pubblico e della sua eventuale ristrutturazione.

Ove un simile riforma passasse, saremmo alla totale cessione di ogni sovranità. Sarebbe come consegnare le chiavi di casa a chi non vede l’ora di poterla svaligiare a piacimento.

Contrariamente a quel che si vuole far credere, il Covid non ha minimante cambiato l’Unione europea. Messa in frigorifero per un anno, la riforma del Mes è stata ora riproposta esattamente com’era stata impostata fin dall’inizio. Mettere il potere di default degli Stati nelle mani degli eurocrati del Mes equivale per l’Italia ad un suicidio.

Non c’è nessun motivo per dire oggi di sì allo stesso meccanismo che era stato bocciato nei fatti un anno fa.

MERCOLEDI’ 9 DICEMBRE, DALLE ORE 15:30 PROTESTEREMO IN PIAZZA DELLA ROTONDA (PANTHEON)

Il Senato dica No al Mes!

No ai sacrifici che l’UE ci vuole imporre!

No ad un’Italia schiava della tecnocrazia europea!

Sì alla piena sovranità del nostro Paese!

Per una svolta politica radicale che affronti la crisi e mandi a casa i burattini di Bruxelles!

Liberiamo l’Italia, Marcia della Liberazione, Vox Italia, Riconquistare l’Italia – Roma, SìAmo, Movimento Stop euro, No Mes




COME SALVARE LA WHIRPOOL DI NAPOLI di Paolo Maddalena

La Whirlpool ha chiuso i battenti, mettendo sul lastrico, tra i suoi lavoratori e quelli dell’indotto, 1400 famiglie.

Essa ha dunque, ai sensi dell’articolo 42, comma 2, della Costituzione, violato il dovere inderogabile di perseguire la funzione sociale della proprietà, perdendo ogni diritto dominicale. Infatti detta disposizione costituzionale così recita:

“La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge (cioè dalla Repubblica, dal Popolo), che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti, allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”.

Il che significa che il mancato perseguimento della funzione sociale, cioè della condizione essenziale per il riconoscimento e la garanzia della proprietà privata, ha fatto venir meno quest’ultima e nessun diritto può più vantare la Whirlpool nei confronti del Popolo sovrano.

Con questo atteggiamento la Whirlpool ha fatto venir meno anche tutti gli atti, le concessioni, i contratti ecc., che sono stati da essa stipulati con soggetti italiani pubblici e privati.

Infatti il primo e secondo comma dell’articolo 41 Cost. pongono una norma imperativa la cui violazione implica la dichiarazione di annullamento da parte del giudice, ai sensi dell’articolo 1418 del codice civile.

Detta norma costituzionale imperativa così recita:

“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana“.

La Whirlpool ha agito contro l’utilità sociale e contro la sicurezza, la libertà e la dignità umana dei lavoratori napoletani. Dunque tutti gli atti con rilevanza giuridica da essa posti in essere sono da impugnare da parte dei lavoratori, considerati sia come singoli, sia come parte del Popolo italiano (art. 2 Cost.), davanti al giudice ordinario per farne dichiarare la nullità.

In base alla Costituzione, quindi, la via da seguire è la seguente: i lavoratori si devono costituire come “comunità di lavoratori” (secondo quanto dispone l’articolo 43 Cost.) attraverso la costituzione di una società mutualistica e devono adire il tribunale di Napoli per chiedere detta dichiarazione di nullità.

D’altro canto essi devono presentare, con atto notificato per ufficiale giudiziario, al Presidente del Consiglio dei Ministri in carica, la richiesta di far intervenire, per i prestiti necessari alla messa in funzione della fabbrica, la banca del Medio Credito Centrale (il cui capitale è al 100% del Ministero dell’Economia), la quale, in virtù della Legge n.191 del 2009, può erogare crediti alle piccole e medie imprese del Mezzogiorno.

Ci auguriamo che anche in questo caso il problema possa essere risolto in termini di osservanza dei principi e dei diritti fondamentali della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

* Fonte: Micromega