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GOVERNO: GAME OVER di Sauro Presenzini

Tutti contro tutti.

La degna fine del pessimo “Governo dei peggiori”, che non avrebbe dovuto nemmeno iniziare).

Dopo i primi scricchiolii e distinguo, ora il Governo dei pessimi e dei peggiori, inizia a sfaldarsi, ad inclinarsi pericolosamente, prima della caduta.

Qualcuno, anzi più di uno per la verità, inizia a dissociarsi, a mettere le mani avanti, politici che nutrono dubbi e ora fanno anche domande, la “tele-starlette virologica” non è più compatta e affetti dalla “sindrome della prima donna” ora si danno dell’imbecille l’un con l’altro in Tv.

Il CTS contro il Governo, gli altri Stati europei che ci guardano come marziani, anche qualche giornalista, seppur timidamente ed esitante, inizia a ricordarsi quale mestiere stia esercitando e a chi deve rendere conto (visto che i giornali della disinformazione, non vendono più copie in edicola), ma sopravvivono solo con le sovvenzioni statali.

I sondaggi, sono sfavorevoli all’azione di Governo e a Draghi in eroica fuga, perché ormai il totale sfacelo e fallimento è sotto gli occhi di tutti, sia in campo economico, dove il Governo può incidere di più per la parte di sua competenza e meno (ma non NULLA) per le crisi internazionali, che in tema di pandemia.

Gli italiani sembrano rimproverare ora la questione principe, seppur non la sola, la gestione fallimentare della “tragica farsa Covid”.

Le esitazioni, le contraddizioni, le smentite, gli obblighi imposti come salvifici e con garanzia, che garanzia SI È SCOPERTO NON È.

Vaccini che non immunizzano, che non sono efficaci come si narrava, ma che hanno bisogno di richiami continui ogni 3-4 mesi, che non sono efficaci come dichiarato, che non servono a nulla contro le varianti, oramai siamo tutti contagiati e contagiosi.

Governo e il Generale pennuto, che non riescono a stare dietro alla campagna vaccinale, caos totale, mentre gli altri Stati non solo si dissociano, ma fanno marcia indietro riaprendo alla vita, dichiarando terminata la pandemia!

L’Organizzazione Mondiale della Sanità -OMS-, l’Agenzia Europea per i medicinali -EMA-, l’americano Fauci il primo virologo mondiale, lo stesso CTS italiano, sono proiettati in direzione opposta e in netto dissenso con i provvedimenti del Governo.

Dissenso su tutto, anche Crisanti che è ora contro il Governo e contro Bassetti, contro il CTS (e viceversa), la dice lunga sui risultati inefficaci cui assistiamo e subiamo oggi.

Le voci più autorevoli, oggi metteno in guardia il mondo, dal reiterare nel breve tempo, i troppi richiami vaccinali ravvicinati, che possono compromettere irreversibilmente il nostro sistema immunitario -il che, non è esattamente un dettaglio-!!!

Non solo, oggi dopo le scellerate scelte “DEI PEGGIORI”, vediamo padri di famiglia senza stipendio, per difendere un proprio diritto, ovvero non accettare -non genericamente i vaccini- bensì QUESTO SPECIFICO E PARTICOLARE “NON–VACCINO” (di cui oggi, si inizia a dubitare …e non solo in Italia).

Piano di vaccinazioni e tracciatura in tilt, cure domiciliari seppur a macchia di leopardo inesistenti, obblighi vaccinali per categorie che ha condotto alla ribellione generalizzata, anche di quelli vaccinati, Leggi incomprensibili ed illeggibili, dati fasulli e falsati volutamente, che hanno fatto arrendere anche l’ultimo fideista alla narrativa unica governativa, mandandolo in oggettiva confusione su scuola, mascherine, trasporti, mono, doppia e tripla dose …pronti per la quarta, salvo soprire poi, che non riescono a vaccinare una nazione intera ogni 3-4 mesi.

Ma va!???

Oggi è “bellissimo” vedere i tri-vax che discriminano i bi-vax, che a loro volta se la prendono con i mono-vax che sono incazzati con i no-vax, perché TUTTI SI CONTAGIANO!

E tutti insieme equiparati, si ritroveranno molto presto anche loro senza lavoro e libertà di cazzeggio!!!

E’ scritto nella Legge …non è un’opinione!

Prosaicamente …la gente si è rotta i coglioni.

IL LAVORO È UN DIRITTO,

IL TAMPONE UNA TANGENTE,

IL NON-VACCINO ..UN VILE RICATTO

(da parte di un vile affarista)”.




NON SCENDEREMO A PATTI!

Contro gli ultimi infami decreti del governo Draghi, il Fronte del Dissenso ha rivolto un appello urgente alla mobilitazione e all’unità di tutte le forze della resistenza costituzionale: ai coordinamenti no green pass, alla associazioni ed ai movimenti politici organizzati, agli intellettuali ed ai parlamentari solidali con la nostra lotta. Si sono così svolti, il 6 e l’8 gennaio, due partecipati e appassionati incontri nazionali. E’ stato discusso e approvato all’unanimità un patto in cui ci si impegna a promuovere una “capillare campagna di resistenza attiva e disobbedienza civile, affinché sorga, in stretta connessione con i movimenti di resistenza degli altri paesi, una grande opposizione politica antisistemica”.

 

NON SCENDEREMO A PATTI!

 Operazione Covid”. Nonostante due anni di guerra psicologica e di terrorismo mediatico, malgrado innumerevoli atti liberticidi, milioni di italiani continuano a rifiutare i diktat del governo e l’infame “green pass”.

Coloro che si oppongono a questo trattamento sanitario sperimentale sono stati puniti, privati del lavoro, del reddito, del diritto allo studio, dell’accesso a qualsiasi attività pubblica. La democrazia costituzionale è morta e al suo posto è sorto un regime di dittatura, di oppressione e di segregazione sociale.

Come se non bastasse l’eversivo governo del “vile affarista” Draghi, sostenuto da partiti corrotti, ha compiuto l’ennesimo, gravissimo, strappo anticostituzionale:  con l’ultimo decreto l’obbligo vaccinale è stato esteso a 27 milioni di persone e 7 di queste vivranno il ricatto del posto di lavoro e della perdita del reddito mentre, anche per accedere ai pubblici uffici ed a molte tipologie di negozi ci vorrà il lasciapassare verde, per finire con lo scandaloso sequestro di massa a cui sono sottoposti i tanti cittadini delle isole.

Il momento è drammatico. La resistenza a queste misure liberticide è la nostra linea del Piave, il punto da cui si deve ripartire per sconfiggere il nuovo regime raccolto attorno a Draghi — un regime prono agli interessi della finanza predatoria globale e deciso a svendere all’Unione europea (vedi il Pnrr e la minaccia del Mes) gli ultimi scampoli di sovranità popolare e nazionale.

Tutti coloro che hanno a cuore la libertà, la giustizia sociale, lo democrazia e la dignità della Patria debbono ribellarsi e serrare i ranghi.

Per questo, come rappresentanti dei coordinamenti no Green Pass, dei movimenti e delle associazioni che sin dal primo momento si sono opposti alla svolta autoritaria, ci siamo riuniti allo scopo di organizzarci meglio e di lanciare una capillare campagna di resistenza attiva e disobbedienza civile, affinché sorga, in stretta connessione con i movimenti di resistenza degli altri paesi, una grande opposizione politica antisistemica

Queste le forme di mobilitazione principali sulle quali ci impegniamo a fornire indicazioni più precise a breve:

– Sciopero generale, con un’astensione dal lavoro che utilizzi tutte le forme possibili

– Partecipazione alla manifestazione del 15 gennaio a Roma

– Sviluppo delle manifestazioni locali in vista di una grande prova di forza nazionale

– Realizzazione di un incontro internazionale dei movimenti di lotta da tenersi in Italia

Ritiro immediato del “green pass” dello Stato d’emergenza e di tutte le restrizioni anticostituzionali! Nessun cedimento! Nessuna collaborazione! Nessuno dev’essere lasciato solo! Indietro non si torna!

L’assemblea nazionale dei movimenti di resistenza costituzionale

8 gennaio 2022

 




PUNTO DI SVOLTA di Leonardo Mazzei

La criminale offensiva del governo Draghi continua. Più il fallimento della strategia vaccinale è manifesto, più si insiste con la ricerca del capro espiatorio, dunque con la caccia ai non vaccinati. Adesso toccherà alla platea degli ultracinquantenni. Oltre 27 milioni di persone, una parte delle quali (circa 7 milioni) verrà sottoposta – come già avvenuto con sanitari, lavoratori della scuola e forze dell’ordine – al ricatto della sospensione dal lavoro e della perdita del reddito.

Il decreto approvato ieri sera segna in tutti sensi un punto di svolta. Il salto quantitativo della spinta all’obbligo è evidente, confermando ancora una volta il disegno autoritario del blocco dominante. Al tempo stesso, però, questo blocco comincia a presentarsi meno compatto del solito. Incrinature sono apparse tanto nel campo dei “tecnici” (si pensi alle dichiarazioni di uno come Crisanti, che ha parlato di “follia incostituzionale”), quanto nella maggioranza politica che sostiene Draghi. Per ora queste incrinature non hanno frenato l’azione del governo, al massimo l’hanno solo resa più confusa. Ma diamo tempo al tempo e forse ne vedremo delle belle.

Il fatto è che queste prime crepe dipendono da tre fattori, strettamente connessi tra loro.

Il primo sta nell’oggettività del fallimento vaccinale, sommato all’evidenza di un’epidemia che presenta ormai tassi di letalità di una normale influenza. Basti pensare che perfino Bassetti adesso ammette che la Omicron provoca al massimo “un raffreddore rinforzato anche nei non vaccinati”. Ne consegue che il problema dell’elevata contagiosità potrebbe (dovrebbe) essere affrontato privilegiando da un lato le terapie domiciliari, dall’altro potenziando gli ospedali e le terapie intensive. L’esatto contrario di quanto fatto finora dal governo.

Il secondo fattore ci riguarda più da vicino. Se anche il Palazzo della politica inizia ad essere scosso, ciò dipende anzitutto dalle lotte di questi mesi. Senza il grande movimento contro il Green pass la strategia dei dominanti non avrebbe trovato ostacoli. Grazie a questo movimento, invece, qualcuno sta iniziando a fare i conti con un terzo del Paese, quello che non si è bevuto la narrazione dominante e che non si è piegato ai diktat del regime. En passant, questa è la dimostrazione di quanto sbagli chi dice che le manifestazioni non sono servite a nulla.

Il terzo fattore si chiama Draghi. Quello che è stato (e in parte lo è ancora oggi) un decisivo elemento di forza dei nostri nemici, sta perdendo vistosamente potenza e credibilità. Anche chi non è d’accordo con noi osserva oggi una plastica verità: il Paese è nel caos, ed a gettarcelo è stato in buona parte il “governo dei migliori”. Uno statista, anche modesto, avrebbe provato a definire una strategia in grado di durare almeno qualche mese. Qui siamo invece ad un decreto legge a settimana, a norme spesso incomprensibili, contraddittorie, generalmente assurde. La vicenda dell’ultimo decreto è da guinness dei primati. In 24 ore siamo passati dall’obbligo vaccinale per tutti i lavoratori, a quello limitato ai pensionati, fino al mix finale della fascia d’età più anziana.

Certo, c’è del metodo in questa follia, ma c’è anche tanta improvvisazione. Ricordiamoci sempre una regoletta della politica: il nemico non va mai sottovalutato, ma anche quando ha un grande potere non per questo diventa invincibile. Fortunatamente, esso commette sempre errori. L’abilità di chi si oppone sta nel saperli cogliere per portare l’attacco giusto al momento giusto.

Se questo è il quadro generale, vediamolo adesso dal nostro punto di vista.

La nostra linea del Piave

Grande è la posta in palio della lotta al regime. In gioco c’è la libertà, il diritto al lavoro, il ripristino di fondamentali principi costituzionali. Ma in ballo c’è anche qualcosa di più grande: lo stop al progetto della cupola mondialista che ci vorrebbe sudditi senza voce.

Alimentato a Covid, sono due anni che quel disegno va avanti. Dopo tanti arretramenti siamo adesso alla linea del Piave. La linea di una ritirata come di un possibile contrattacco. Se l’ultimo decreto legge andrà in porto senza problemi si sarà aperta la strada ad una rotta dalle conseguenze incalcolabili. Lo dobbiamo evitare in tutti i modi. Se invece sapremo ingaggiare la lotta, inchiodare il governo alle sue responsabilità, trasformare la battaglia contro l’obbligo vaccinale in una mobilitazione unitaria più ampia, forse non fermeremo il decreto ma creeremo le basi della controffensiva. Le prossime settimane saranno dunque cruciali.

Abbiamo sempre parlato di una lotta lunga, ma il momento decisivo è ora davanti a noi. I nodi stanno venendo al pettine. La prima cosa da fare è resistere, respingendo un obbligo vaccinale che ha soltanto obiettivi politici, non sanitari. La seconda è aiutare a resistere chi è maggiormente in difficoltà. E’ l’ora della solidarietà attiva! La terza cosa da fare è di natura politica. E’ questo il momento della massima unità di tutte le forze che si oppongono al regime. E’ il momento dell’elaborazione di una strategia di resistenza e contrattacco, è il momento di iniziative coordinate ed efficaci.

Dobbiamo resistere sulla nostra linea del Piave. Se ci riusciremo, verrà presto il momento in cui inizieremo a strappare forze al blocco avversario. Anche la notte più lunga sfocia sempre nell’alba. La storia del nostro Paese non finirà con Draghi! Facciamo in modo che sia lui, il “vile affarista”, a finire nel fango quanto prima!




FULL METAL JACKET E L’OPERAZIONE COVID di David Monticelli

Il film Full Metal Jacket è letterale e metaforico al tempo stesso: letterale perché descrive un campo di addestramento dei marines in preparazione del loro invio in Vietnam e i metodi attraverso cui le identità dei giovani militari vengono represse e umiliate fino all’obbiettivo ultimo del loro sradicamento per ottenere l’ubbidienza che l’esercito necessita in guerra; metaforico perché ci parla degli analoghi meccanismi che i detentori del potere nelle società umane da sempre (o almeno da qualche secolo) cercano di esercitare nei confronti dei popoli.

Nel drammatico periodo storico che stiamo vivendo, iniziato nel marzo 2020, in cui i popoli e in particolare quello italiano stanno subendo un’aggressione capillare e pervasiva alle proprie vite e ai propri diritti attraverso il tentativo di instaurazione di un neo-totalitarismo basato sull’emergenzialismo, il messaggio di Full Metal Jacket è estremamente attuale. Il terrore su scala globale, innescato da quella che possiamo definire una vera e propria Operazione Covid, (cioè la strumentalizzazione biopolitica del virus Sars-Cov-2), fornisce la giustificazione per aprire la strada al Grande Reset, un pianificato sconvolgimento economico, politico e sociale che punta all’impoverimento di milioni di lavoratori e delle loro famiglie tentando di possedere pressoché letteralmente le loro menti e i loro corpi.

La rasatura delle reclute sulle note di “Hello Vietnam”

E’ proprio il possesso dei corpi delle giovani reclute infatti il primo obiettivo del campo di addestramento. Neanche il tempo di iniziare e subito il film incalza lo spettatore con la sequenza del taglio dei capelli. Sulle note suadenti e sulla retorica patriottico-militarista di “Hello Vietnam” di Johnny Wright (a metà tra il country e la musica hawaiana) le folte chiome delle reclute cadono con velocità impressionante a causa della rasatura con la macchinetta per tagliare i capelli usata con maestria dal barbiere militare.

L’effetto è brutale: lo spettatore, come la recluta, viene catapultato subito in un nuovo contesto autoritario e totalizzante. Il primo passo è tagliare a tutti i capelli a zero, cancellare ogni precedente identità, appiattire in un’omologazione spersonalizzante e indistinta quei giovani. Si mira così a creare tra loro uno spirito di corpo coatto, non basato sull’interazione delle loro rispettive personalità in vista di un libero affiatamento, ma fondata sull’ubbidienza a regole assurde e arbitrarie di fronte alle quali ogni personalità, ogni umana intelligenza, ogni senso critico e pratico devono categoricamente abdicare. Il parallelismo con l’utilizzo delle mascherine mediche nell’emergenza pandemica è evidente: ogni individualità, ogni personalità, ogni identità devono essere cancellate da un dispositivo la cui efficacia sanitaria è pari a zero, ma il cui vero obiettivo è quello di omologare tutti in un’unica massa senza volto, umiliata nella forma della propria costrizione (qualcuno parla giustamente di museruola), dirompente simbolo di perdita di libertà non fosse altro che per l’intralcio ad una delle funzioni primarie dell’organismo: la respirazione. Ebbene sì, i metodi scientemente sperimentati e utilizzati sono gli stessi, come pure gli obiettivi che in entrambi i casi si vogliono raggiungere.

Il sergente Hartman e il soldato Joker

Nella successiva sequenza in cui viene introdotto il personaggio del sergente maggiore Hartman (Ronald Lee Ermey), ci prova la recluta “Jocker” (Matthew Modine) a ridicolizzare, com’è giusto che sia, le assurde prescrizioni del sottufficiale attraverso una battuta pronunciata di nascosto, ma subito la violenza del “sistema”, rappresentata da un pugno assestatogli nello stomaco dal sergente stesso, lo obbliga ad allinearsi.

L’altro personaggio che esercita il suo pensiero critico e che non riesce a distogliersi dalla vera normalità (non la “nuova normalità” che vorrebbero imporci le élite mondialiste e che ricorda molto il set di regole abusive e repressive del campo di addestramento) è il soldato Lawrence, “Palla di lardo” (Vincent D’Onofrio). Di fronte al monologo irrefrenabile del sergente Hartman e ai suoi pittoreschi sproloqui, Leonard Lawrence non riesce a non sorridere. Anche in questo caso la risposta repressiva e violenta del “sistema” non si fa attendere, ma con una sfumatura che è degna della nostra massima attenzione e che sottolinea il genio del regista Stanley Kubrik.

Il sergente Hartman non sopporta il sorriso di “Palla di lardo” e decide di punirlo strangolandolo per alcuni secondi. Tuttavia, egli pretende che sia la recluta ad inginocchiarsi e ad “autostrangolarsi” buttando il peso del suo corpo sopra la mano del sergente che rimane ferma a ghermirgli il collo. La sottigliezza della pretesa filosofica della forma di violenza di questa scena è portentosa: il potere non si accontenta di esercitare la violenza sull’individuo, pretende che sia egli stesso ad autoinfliggersela e ad accettarla. Pretende che la sottomissione al potere e al suo arbitrio violento, sia interiorizzata e considerata naturale dalle stesse vittime. E anche questo è un fenomenale tentativo di controllo totalizzante degli individui: non solo siate oppressi, ma siate accondiscendenti nel farvi opprimere perché è nella natura delle cose! In questa pretesa si addensa l’assurda ipocrisia delle classi dominanti e la loro farneticante autoconvinzione di superiorità nei confronti degli altri esseri umani.

Non può qui non venire in mente il finale del romanzo distopico 1984 di George Orwell in cui si svolge un confronto dialettico tra il protagonista Winston e il capo della psicopolizia O’Brien. Quest’ultimo, durante un interrogatorio in cui tortura Winston, pretende che questi dichiari che le 4 dita che O’Brien gli sta mostrando, siano 5. Non solo pretende che lo dichiari: pretende che lo ammetta, che lo creda veramente. La violenza della tortura passa in secondo piano nelle intenzioni dell’autore: ciò che si sottolinea invece è che il regime distopico del partito del Grande Fratello, alla violenza di fondo che pratica quotidianamente, aggiunge la violenza subdola dell’estorsione di un consenso “volontario”  alla propria narrazione della “normalità”, consenso volontario che – esattamente come nella scena dell’autostrangolamento in Full Metal Jacket il sergente Hartman pretende dalle sue reclute – nel romanzo di Orwell il partito pretende dai propri “bravi cittadini”. L’ostinazione con cui Winston, nonostante si sforzi, riesce a vedere solo 4 dita e non 5 è inammissibile per il regime[1]: si tratta di una mancanza molto grave definita psicoreato, cioè l’aver soltanto pensato qualcosa di diverso dal pensiero unico dominante pur non avendo commesso niente di illegale.

E anche qui è evidente il parallelismo che stiamo vivendo nei nostri giorni altrettanto assurdi e distopici: il governo pretende che i cittadini accettino con fede cieca la sua narrazione dominante. La vaccinazione è il dogma, il bene assoluto, l’unica soluzione. Cure domiciliari? Ma quando mai! Non c’è alternativa. Ricordate il T.I.N.A. (There Is No Alternative) di Margaret Thatcher? Perché è l’unica soluzione? Perché lo dice il governo e la cerchia di presunti professionisti di cui si circonda, ma in realtà perché esso ubbidisce ai diktat delle oligarchie finanziarie transnazionali in tema di politiche di distruzione della sanità pubblica, farmaci sperimentali e vaccinazioni di massa. E allora con la scusa dell’emergenza sanitaria, mediante l’obbligo del green pass ricatta tutti quei cittadini che intendono invece esercitare la libera scelta di non vaccinarsi. Una capillare sorveglianza informatica degli individui e l’agghiacciante Sistema di Credito Sociale già in vigore in Cina sono il vero obiettivo del lasciapassare verde, ma lo si dissimula spacciando come virtù morale del governo la persecuzione di quei cittadini cui nega il diritto al lavoro, allo studio e quindi di fatto il loro diritto al sostentamento e ad una vita dignitosa. Ipocritamente, però, questa violenza brutale e diretta si ferma in un punto in cui è il cittadino ad essere messo nella condizione di doverla accettare “liberamente”, di dover affermare di averla ufficialmente interiorizzata e condivisa, assumendosi la responsabilità di rilasciare il proprio “consenso informato”, scaricando il governo dalle conseguenze legali delle sue azioni coercitive. Si estorce così il consenso ad un’ennesima prassi arbitraria, al novello pensiero unico tecno-sanitario che pretende di inoculare un vaccino che non impedisce la trasmissione del virus e dunque non ha alcuna logica quale misura di salute pubblica (per quanto comunque tale presunta logica dovrebbe essere oggetto di un dibattito approfondito e non capzioso, che non lasci mai il solco entro cui è categoricamente proibito travalicare i diritti umani e i trattati internazionali sull’inviolabilità del corpo). Ancora una volta, come si vede, la questione è impossessarsi di corpi e di menti, e non altro.

La scena del pestaggio di “Palla di lardo”

Infine, la vetta della denuncia politica di Kubrik al potere e ai suoi meccanismi di controllo e manipolazione, viene raggiunta nella scena del pestaggio di “Palla di Lardo” da parte dei suoi commilitoni. Il sergente Hartman impone la sua “normalità” di regole assurde e repressive, ma “Palla di lardo” non riesce ad adattarsi: consapevolmente o meno egli è un dissidente, un ribelle. La strategia di Hartman allora cambia: intensifica le vessazioni e le punizioni nei confronti delle altre reclute incolpando di ciò il soldato Lawrence e le sue “mancanze”. I compagni cercano di resistere e di solidarizzare con lui, ma alla fine cedono alla narrazione dominante. Nella loro mente scompare il vero motivo delle vessazioni e cioè l’azione violenta di un’autorità che cerca di imporsi su di loro con la coercizione e appare una nuova verità: la colpa non è dell’autorità, ma è di qualcuno che non vuole ubbidire e che sta mettendo tutti nei guai. La menzogna fabbricata appositamente dall’autorità stessa appare improvvisamente vera.

Nasce così una sacra alleanza tra il carnefice e le sue vittime, (o almeno la maggioranza di esse), tra chi ordisce il totalitarismo e chi lo subisce fornendo inconsapevolmente la base di consenso senza cui il regime non riuscirebbe mai ad instaurarsi. E’ scontato il riferimento agli innumerevoli casi storici del passato e agli studi sui totalitarsimi, in particolare all’esperimento di Stanley Milgram sull’ubbidienza o ai saggi di René Girard sulle vittime sacrificali e il capro espiatorio sociale. Del resto è la collaudata strategia degli antichi romani: divide et impera. La guerra tra poveri è servita! Le classi dominanti distolgono l’attenzione sulle loro precise responsabilità, mettendo i cittadini gli uni contro gli altri nell’inevitabile sfogo delle tensioni causate dalle politiche scellerate che loro stesse hanno architettato. Si scarica su una minoranza, su un capro espiatorio, la colpa delle deliberate scelte distruttive di queste oligarchie finalizzate ovviamente ad accrescere profitti e potere a discapito di masse popolari che devono essere impoverite sempre più.

Tracciando un ultimo parallelismo tra il film e l’Operazione Covid, il regime totalitario della “nuova normalità” aveva già predisposto la disumana realtà denominata “crisi pandemica”. Si è dato da fare per scatenare una guerra civile non dichiarata ai danni del popolo italiano fatta di orrori sociali sempre più inauditi, impensabili fino a pochi mesi fa, utilizzando le bocche da fuoco di un apparato bellico di propaganda e di manipolazione mediatica senza precedenti. In questi giorni si ventila l’idea di nuove zone colorate e lockdown punitivi, perfettamente inutili dal punto di vista sanitario come ampiamente dimostrato, ma utili ad incolpare qualcuno non allineato al pensiero unico e a seminare odio sociale, esattamente come le arbitrarie punizioni del sergente Hartman servivano a far odiare alle reclute il concetto stesso di dissenso e ad assicurarsi ubbidienza. E così una cloaca di mercenari della politica, della scienza, dell’economia, della comunicazione, della cultura, dello sport e dello spettacolo ci viene a raccontare che la colpa non è di chi ha pianificato da tempo questa folle aggressione al genere umano, ma è dei nuovi infedeli contro cui scagliano rabbiosi le parole d’ordine della loro guerra santa. Ma questi cittadini che vengono da loro spregiativamente etichettati “NO VAX” sono invece i consapevoli detentori del riscatto del nostro popolo: nel rispetto della democrazia e della Costituzione hanno il coraggio di dissentire e di opporsi a questo disegno disumano e inaccettabile che vorrebbe opprimerci tutti.

[1]   Si veda sul tema il magistrale cortometraggio “Two & Two” del regista iraniano Babak Anvari https://www.youtube.com/watch?v=EHAuGA7gqFU

Fonte: liberiamolitalia.org




IL GIORNO DELLA FINE NON TI SERVIRA’ L’ECONOMIA di M. M. Bartolucci

La voce del padrone

Parafrasando C. Schmitt, direi: servo è chi prolunga lo stato di emergenza. Draghi non è un sovrano ma un servo, Cossiga lo definì “il vile affarista”, troppa grazia, ancora non sapeva che doveva diventare “il vile esecutore”, l’uomo della provvidenza delle élite finanziare sovrannazionali che, manu militari, avrebbero occupato le istituzioni portando i punti dell’Agenda globalista, espressa egregiamente negli articoli del World Economic Forum, in un parlamento ormai completamente esautorato da ogni potere e ridotto a simulacro, simbolo vuoto di una inesistente democrazia.

In questo lavoro certosino è stato affiancato da pseudo esperti aggregati sotto il pomposo nome di Comitato Tecnico Scientifico che, seguendo lo schema della neolingua pandemica, non ha nulla di tecnico, né, tantomeno, di scientifico: un insieme di persone, specializzate nelle più svariate discipline, che di nessuna utilità potrebbero essere nel fronteggiare un’emergenza sanitaria ma che, invece, diventano fondamentali per sdoganare il pensiero magico-scientifico che deve essere capillarmente diffuso.

Chi è al vertice? Chi guida i passi di Draghi?

Sbrigativamente, qualcuno legato ad una visione del mondo appartenente ad un’altra era, potrebbe rispondere l’Europa! Risposta inesatta, il vincolo esterno europeo è un tramite, una cinghia di trasmissione, il vertice è economico ma, poiché parliamo di Stakeholder¹, portatori di interesse, costoro diventano agenti a tutto campo con una visione, del loro mondo, che è anche e, soprattutto, sociale; la politica, nel senso nobile a cui noi ci riferiamo, operare scelte per la polis, è altra cosa.

Per chiarire un po’ e semplificare molto, quando parliamo di finanza transnazionale parliamo di grandi compagnie informatiche, da Apple ad Amazon, Microsoft ma anche Johnson&Johnson, aziende che hanno a disposizione e gestiscono tutti i nostri dati, personali compresi quelli medici, nonché tutte le informazioni che ci riguardano, i nostri gusti, i nostri interessi, le nostre interazioni, i nostri legami… tutta la nostra vita è nei loro data base.

Ma non è tutto, queste compagnie gestiscono e veicolano comunicazione, ovvero, attraverso i loro mille canali, propagano il pensiero dominante, un pensiero unico in base al quale si decide il socialmente corretto, ciò che è falso e quel che deve essere vero: pensiamo alle rivisitazioni storiche fatte dalle diverse serie tv Made in USA, o alle pubblicità ma, d’altro canto, anche ai blocchi di profili social, agli oscuramenti di pagine non perfettamente allineate… una censura efficiente, a tutto campo, unita ad una, altrettanto efficiente, diffusione di quel che deve entrarci in testa, giorno dopo giorno, come goccia che scava la roccia.

Queste compagnie sono i megafoni ed i censori, ma sono una parte di un organismo articolato.

Aggiungiamo, alle aziende sopracitate, altre mega-compagnie, leader in diversi settori, per esempio quello alimentare, un altro pilastro del dominio, come Nestlé, ABF, ma anche Cargill, che detiene l’80% del commercio cerealicolo mondiale, e che monopolizzano il mercato mondiale grazie alla creazione di sciagurati accordi come il WTO, NAFTA, GATT, CAFTA, che obbligano i paesi aderenti ad assurde regole che ne svuotano ogni autorità, riducono ogni possibilità di sviluppo interno ed il cui fine principale è quello di aumentare la dipendenza dalle multinazionali, il famoso Mercato Globale. Dulcis in fundo, le aziende farmaceutiche, che, peraltro, partecipano, in varia misura anche alle altre sopra citate, Johnson & Johnson, Pfizer, Novartis, Astra Zeneca…

Andando a vedere nel dettaglio scopriamo che gli interessi, di tutti questi giganti finanziari che sembrerebbero operare in campi diversi, si intrecciano, tramite partenariati, quote ecc., basti pensare a Black Rock e Vanguard, in un labirinto di connessioni che le trasformano in enormi e potentissime entità corporative sovrannazionali che, letteralmente, decidono non solo i processi economici ma, soprattutto, tramite i loro fedeli servi, quelli sociali ed amministrativi da imporre, sostituendosi, de facto, alla sovranità degli stati nazione che, totalmente esautorati, devono scomparire perché ormai obsoleti, un inutile intralcio ad una tecnica di governo globale che nulla ha più di politico.

Questi potentati economici diventano veri e propri centri di governo, amministratori e tutori dei popoli, a livello mondiale.

Mondializzazione, Europa ed altri vincoli: dissertazioni sul governo tecnico e sulla natura delle sue scelte

Nello specifico italiano, l’introduzione del sistema maggioritario, la riduzione del numero dei parlamentari e l’elezione di qualsiasi essere umano che passasse per strada, mi riferisco al concetto dell’”uno vale uno” di grillina memoria, sono stati fondamentali grimaldelli per compiere l’opera di depauperizzazione del capitale politico e svilire la politica stessa fino a farla diventare accessoria e farla percepire, ai cittadini, come inutile, dannosa, qualcosa che va tolto dall’ordinamento dello stato italiano.

Lentamente ma inesorabilmente dovevamo arrivare ad essere convinti che: ci pensano i tecnici!

La politica va eliminata, i cittadini devono essere apolitici, devono pensare ad altro, anzi devono non pensare, meglio, devono pensare ciò che si è deciso che pensino ed avere le opinioni che si è deciso debbano avere, quelle che vengono diffuse.
A questo servono i mass media: reiterare un concetto, in modo ossessivo, fino a farlo entrare in testa, ripeterlo in ogni programmazione quotidiana, rimbalzarlo nei giornali, infilarlo in pubblicità, film e serie televisive, uniformando il linguaggio.

Fare un piccolo chiarimento è d’obbligo per proseguire nel ragionamento.

Intanto dobbiamo sgombrare il campo da un fraintendimento molto comune, dato che si è persa la semantica politica e, di conseguenza, i rapporti tra significati e significanti si sono confusi: partitico e politico sono due concetti totalmente diversi che, troppi, erroneamente, sovrappongono.
Da questo equivoco concettuale ne deriva, conseguentemente, un altro altrettanto comune, infatti una cosa è non aver fiducia negli attuali partiti, concetto per noi lapalissiano ed assolutamente sottoscrivibile, altro è non aver più fiducia nella politica.

Quest’ultima affermazione è priva di senso sia da un punto di vista formale che teorico: ogni comunità di esseri umani ha bisogno di operare scelte e questo banale concetto si chiama “politica”, ma entriamo più nel dettaglio.

La politica non è esattamente sovrapponibile alla gestione amministrativa di uno stato e confondere i due piani è un errore concettuale oltreché linguistico.

In parlamento, oggi più che mai, non siedono dei politici ma degli amministratori che condividono la stessa visione neoliberale, declinata in modo leggermente diverso, il che fa, de facto, svanire il concetto di opposizione, dissolvendosi l’opposizione, siamo di fronte ad un unico blocco sistemico in cui scompare anche l’illusione del bipolarismo, così come storicamente inteso secondo criteri analitici novecenteschi.

Alla luce di quanto affermato precedentemente, i blocchi possono essere solo due: sistemico, quello che va da neoformazioni come “L’Alternativa c’è” o “Italexit” a quelli consolidate come “Fratelli d’Italia” o “Lega”, ed anti-sistemico, ancora tutto da fare.

Perché consideriamo sistemiche anche quelle forze partitiche che si auto dichiarano opposizione? Semplicemente perché non lo sono: perché hanno sostenuto il governo Conte 2, perché ne hanno appoggiato la narrazione, perch é hanno avallato la proclamazione dello stato di emergenza, perché hanno sostenuto tutti i DPCM, hanno vietato le autopsie, perché hanno permesso le bare di Bergamo, i confinamenti, la DaD, i banchi a rotelle… tutti i passi che hanno portato all’istaurarsi di questo regime totalitario. “per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”².

Alcuni non hanno buona memoria, altri sono compiacenti, altri opportunisti, altri ancora buonisti o possibilisti, noi, al contrario vogliamo essere realisti: i colpevoli, nessuno escluso, devono pagare per tutto quello che hanno deciso e permesso, per convenienza o incompetenza, poco importa. Le loro scelte vili ed asservite hanno provocato morti, messo in ginocchio un paese, distrutto il tessuto sociale, instillato il terrore, dilaniato i rapporti, contribuito alla svendita del nostro patrimonio.

Come si fa anche solo a poter immaginare di allearsi con questi criminali? Come si fa a poterli ritenere degli interlocutori, dei possibili alleati?

Noi non possiamo, la nostra dignità intellettuale ce lo impedisce: sarebbe difficile spiegare ai cittadini, che li hanno puniti alle elezioni amministrative, che i loro carcerieri saranno la loro salvezza; i sepolcri imbiancati li lasciamo volentieri ad altri più dotati equilibristi, Parigi, non sempre, vale una messa.

Non siamo puristi o settari, siamo realisti e vogliamo sgombrare il campo dalle carogne.

La politica, come noi la intendiamo, è altro dallo squallido gioco delle parti a cui assistiamo: nasce da un’ideologia, da una visione del mondo, è analisi del reale, scelta metodologica di interazione, proposizione, diffusione di idee, non è la “scienza dell’opportunismo ed arte del compromesso”, come scriveva il musicista F. Liszt, ed anzi, rivendicare quest’ultima affermazione vuol dire appiattirsi su una concezione neoliberale che rappresenta l’antipolitica per eccellenza.

Politica non è un sinonimo di governo.

Ed eccoci al nodo nevralgico: perché un governo tecnico non è politico.

Intanto in Italia si sono susseguiti un numero alto, ma calcolabile e verificabile, di governi che, di fatto, erano tecnici e questa continuità ha fatto sì che ci abituassimo all’espulsione della scelta politica dall’idea di governo, l’eccezione è diventata regola senza confermarla.

Un governo “politico” dovrebbe essere il risultato di una consultazione elettorale che porta in parlamento le forze partitiche scelte, dai cittadini, mediante il voto, sulla base di programmi precisi che ne delineano l’azione; questo processo dovrebbe creare un patto d’intesa tra elettori ed eletti ed un rapporto basato sull’assunzione di responsabilità, da parte degli eletti, tramite un vincolo di premio/punizione: la mancata attuazione del programma elettorale, sulla base del quale si è avuto il voto, dovrebbe essere, normalmente, punita dalle urne.

Quanto avvenuto recentemente è la conferma di questo vincolo: nelle ultime elezioni nazionali, il premio delle urne è andato a due forze percepite come anti sistemiche, lo svolgere degli eventi ha dimostrato che il programma e le promesse preelettorali sono state totalmente disattese, le successive elezioni amministrative hanno sancito la punizione di quelle stesse forze attraverso la perdita di consenso.

In tale contesto le elezioni diventano la cartina al tornasole delle azioni politiche che le forze partitiche di governo portano avanti, tramite scelte, per il bene dei cittadini.
Questa deve essere la base di un qualsiasi governo politico: amministrazione della res publica per conto dei cittadini e finalizzata al loro bene. Questa è la Politica come dovrebbe essere, quella che dovrebbe costituire il capitale ideologico di ogni essere umano, diversa, anzi proprio all’opposto degli intrighi grotteschi ed opportunistici a cui ci siamo abituati.

Il presidente del consiglio di un governo tecnico non è espressione di forze partitiche, non ha nessun rapporto con i cittadini, non si assume alcuna responsabilità di fronte a nessun elettore, non deve render conto alla popolazione delle scelte che effettua. Un governo tecnico è composto sempre con la connivenza di parlamentari che abdicano al loro mandato ed è presieduto da qualcuno estraneo alle dinamiche parlamentari.

Un tecnico, presidente del consiglio, è evidentemente, espressione di coloro che vogliono che il paese venga pilotato lungo una rotta pre/determinata, mediante scelte precise che non saranno mai operate per il bene del paese, quindi dei cittadini, perché non è questo il fine; nello specifico, queste scelte verranno assunte al solo scopo di facilitare gli interessi di quella élite finanziaria sovrannazionale che ha precise finalità da perseguire che non possono, data la loro natura, coincidere, in alcun modo con quelle di uno stato sovrano.

Si può polemizzare, superficialmente, che è sempre stato così. Sarebbe una banalizzazione, non un’analisi articolata.

La situazione economica e, di conseguenza, sociale, pre Unione Europea era totalmente diversa: il vincolo esterno era di carattere sociale ed il ruolo di partiti come il PCI e dei sindacati era la materializzazione plastica di questo vincolo.
I partiti erano portatori delle diverse istanze interne al paese, in una dinamica di interrelazione, sebbene di facciata; il capitalismo ancora, fondamentalmente, nazionale aveva esigenze specifiche ed è su queste esigenze che si è modulata la società con la controparte impegnata a contenere il dissenso di massa, attraverso regolamentazioni, per esempio quella del diritto di sciopero, ed incamerarne le rivendicazioni al fine di smorzare e depotenziare il conflitto sociale.

Ma tutto avveniva nell’alveo parlamentare di forze elette, scelte, il “bene” era quello di una parte del paese, quella che definiremo “borghesia”, ma, proprio per limitare il malcontento, ancora si poteva pensare ad alcune forme di stato sociale non totalmente privatizzato.

Con l’ingresso nell’Unione Europea, il parlamento ha subito un cambiamento radicale nella sua composizione, piano piano siamo entrati nell’era della mondializzazione, o globalizzazione che dir si voglia, e la finanza sovrannazionale ha iniziato ad insinuarsi nelle istituzioni anche, e soprattutto, grazie alla Santa Unione, in tal modo le decisioni prese a Bruxelles, trattati e direttive, sono diventate il nuovo vincolo esterno.

Le istituzioni, ed in primo luogo il parlamento, sono diventate un puro orpello, un mezzo di trasmissione di decisioni prese altrove che dovevano essere solo ratificate, per tale scopo non servivano più i partiti tradizionali, che venivano ancora percepiti dalla popolazione in senso dialettico: sinistra/destra, maggioranza/opposizione.

La spallata finale è stata data dalla creazione a tavolino di una forza partitica che doveva essere percepita come antisistema, creata dal basso ed aperta a tutti: l’operazione Movimento 5 stelle è stato il capolavoro delle élite sovrannazionali che hanno dato forma ad un potente contenitore del dissenso per poi ammutolirlo e renderlo inattivo, innocuo, riempiendo il parlamento di inetti facili da indirizzare.

Quindi, prima della UE e della mondializzazione, bastavano i soli parlamentari formati nelle scuole di partito, a portare avanti il lavoro di rappresentanza di interessi di una parte del paese, dopo, al contrario, questo non è stato più possibile, ed oggi, i soli parlamentari formati, per seguire una precisa visione del mondo, sono quelli del Partito Democratico, gli altri, dalla estrema sinistra alla destra, passando per la massa informe dei Cinque stelle, compresi coloro che ne sono usciti, svolgono la sola funzione di frenare ed intrappolare il dissenso.

Facciamo ulteriore chiarezza: gli attuali parlamentari, non sono assolutamente atti a rappresentare degnamente le élite, possono solo servirle, convenientemente, svolgendo il loro ruolo di obbedienti esecutori istituzionali, per dare ai cittadini l’idea che esista ancora una parvenza di democrazia. Il vero rappresentante, portatore degli interessi delle élite sovrannazionali, è il presidente del consiglio, dalle élite stesse designato.

In questa piramide del potere, al vertice ci sono le élite finanziare sovrannazionali a cui accennato sopra (il Signore), sotto organismi internazionali, compresa l’Unione Europea (i Vasalli), più in basso i rappresentanti di stato (Valvassini e Valvassori), poi i servi, i parlamentari.
Questo schema piramidale si adegua perfettamente al concetto di Stakeholder Capitalism disegnato da Schwab: denominare i sotto-posto, finanche i servi, “detentori di interessi” rende l’idea della partecipazione, nella neolingua pandemica, e coloro che sono semplici passa carte del potere, assumono, anche se solo verbalmente, un ruolo attivo.

Siamo nell’ambito del socialmente corretto ed è quindi normale una ricerca terminologica che non sia offensiva e servi, francamente, potrebbe esserlo, mentre “detentori di interessi” no.

Ora è chiaro che, in una situazione come quella attuale, il capo di governo non eletto, non gode, necessariamente, del supporto della popolazione che, piuttosto, lo subisce, ovvero non è assolutamente certo che le scelte che deve fare, per conto delle élite, siano condivise dai cittadini, questo perché gli interessi delle élite sovrannazionali, di cui è portavoce, non possono in alcun modo coincidere con quelle della stragrande maggioranza della popolazione.

Inoltre, poiché questa dinamica, nello specifico, si unisce alla profonda crisi sistemica in atto, una tale forma di governo richiede, gioco forza, l’attuazione di forme di controllo sulla popolazione più stringenti, i vecchi meccanismi di controllo sociale non sono più efficaci, ne servono di nuovi.

La messa in atto di tale forma di coercizione è sotto i nostri occhi, se solo sapessimo guardare oltre la spessa cortina fumogena, messa in atto dal sistema, che fa sì che un problema politico, quindi economico e sociale, sia presentato come una questione esclusivamente medico-sanitaria.

Viste da tale prospettiva, molte delle misure prese, a partire da quando venne formulata la dichiarazione dello stato di emergenza, assumono un’altra dimensione: durante il primo confinamento, come sarebbe possibile spiegare, da un punto di vista sanitario, il divieto, nei supermercati di vendere materiale di cancelleria ma non, per esempio pelati o scatolame?

I negozi erano chiusi, come scuole ed università, ma gli studenti erano in DaD e per loro quel materiale era di prima necessità.

Durante il secondo confinamento, come si può dare una giustificazione medica alla chiusura dei ristoranti, che erano solo da asporto, mentre si poteva tranquillamente sedersi e consumare un pranzo o una cena in Autogrill?
Come si è potuto accettare il divieto di uscire dopo le 22:00 giustificato su base scientifica?

Questi sono solo alcuni esempi preclari di costrizioni, divieti ed obblighi che nulla hanno di misure sanitarie credibili, perché assolutamente contraddittorie, prive come sono non solo di fondamento “scientifico” ma persino di una minima valenza logica, è allora evidente che, se non hanno alcun valore scientifico, sono esclusivamente misure amministrative finalizzate al controllo ed alla coercizione, ergo assumono un carattere politico e come tali, non possono che essere contrastate in modo politico.

Questo è il punto nodale: chiunque si limiti ad analizzare la situazione servendosi di parametri sanitari, non ha assolutamente presente la realtà e non ne ha compreso la complessità.

La sola risposta seria possibile è politica, la contro-narrazione che deve essere fatta, di conseguenza, non può che essere politica: non servono dati, prove e controprove, non serve il dibattito medico, per altro a volte, estremamente cialtronesco ed inaffidabile, serve un’analisi politica che tragga conseguenze politiche e produca soluzioni politiche, il Che fare?

Non la corsa a fare, non banali bacchette magiche affidate a sciamani della legge o peggio della medicina che di nessun aiuto possono essere in questo momento, a meno di non voler collaborare, mettendo, umilmente, le loro competenze al servizio del movimento, e non pretendendo di capeggiarlo.

Così facendo, sostituiremmo solo un tecnico con altri tecnici, contravvenendo alla necessità di far rinascere la sfera politica come unica possibilità reale di riscatto, la sola in grado di trovare ed indicare soluzioni economiche, legali, sanitarie, culturali, sociali per il bene della comunità.

Clericismo regolare e secolare: giù dall’eburnea torre

In generale chi per primo occupa il campo di battaglia e si predispone in attesa del nemico sarà in vantaggio… perciò chi eccelle nell’arte della guerra costringe gli avversari a fare ciò che desidera e non il contrario³.

Come si costruisce una contro-narrazione adeguata? Intanto smontando il linguaggio, ovvero non usando la neolingua pandemica che, similmente al bipensiero orwelliano, scinde il significante dal significato in una costruzione irreale che è finalizzata alla non comprensione.

Il linguaggio costruisce la visione del mondo, ecco perché è di fondamentale importanza usare termini corretti ed adeguati alla complessità del presente.
In tal senso, il linguaggio politico ed economico novecentesco non può, in alcun modo, oggi, costruire un’efficace Weltanschauung perché assolutamente inadeguato ad analizzare, e quindi rendere intellegibile, la situazione attuale; gli schemi linguistici vanno, di conseguenza, adeguati al fine di poter originare paradigmi interpretativi validi.

Molti hanno iniziato a percepire che un nuovo mondo stava prendendo forma eppure hanno continuato a proporre analisi inadeguate perché basate su vecchi modelli interpretativi, il rischio che si corre, per inerzia, incapacità o nostalgia, è quello di usare il linguaggio di ieri per costruire una visione di un mondo passato e analizzare il mondo di ieri, non l’attuale nuovo mondo distopico, costruito a partire dai parametri del Grande Reset.

Un’efficace contro-narrazione deve quindi poggiare su solide basi linguistiche e, di conseguenza, interpretative, scevra da qualsiasi compromesso col campo semantico del nemico, anche terminologicamente: il nemico usa una narrazione pseudo scientifica, dogmatica di carattere sanitario, noi dobbiamo costruire una contro-narrazione politica.

Il nemico ha un vantaggio temporale, ha iniziato decadi fa ma la sua visione si è palesata solo pochi anni fa “vota la scienza, scegli PD”, il Patto in difesa della scienza e la legge Lorenzin ne erano l’avamposto.

Solo pochi hanno capito, ancora meno hanno iniziato a reagire: noi di Frontiere siamo stati i primi a spiegare che l’implicazione era politica, che la scienza era il mezzo e che il suo vincolo esterno stava soppiantando quello economico.

Analisi del sociale (qui e qui) della politica (qui e qui) del linguaggio (qui o qui) analisi approfondite sul così detto “transumanesimo” (qui ) sul nuovo ciclo di accumulazione capitalistico (qui), sul clima (qui) sul nuovo mondo (qui), sulla ricerca di superamento dell’essere umano (qui o qui) …tutto è lì dal 2019, trattato in modo approfondito ed accurato, nessun luogo comune, nessuna banalizzazione, nessuna lusinga al passato, nessuna nostalgia. Ecco perché non abbiamo bisogno di starlette o di guru del pensiero che ripetono concetti vuoti senza alcuna profondità epistemica né, tantomeno, politica, privi come sono di analisi nonché di una preparazione adeguata.

Solide basi linguistico-interpretative permettono un’accurata analisi e, conseguentemente, un’elaborazione di una visione del mondo appropriata. Ripeto la questione è politica, la risposta e la contro-narrazione devono essere politiche non può essere altrimenti.

È tanto vero che la questione è politica che la prima risposta di massa, la prima reazione “spontanea”, all’ennesima assurda imposizione, è stata politica, sebbene ancora in forma inconsapevole. La prima vera risposta politica al confinamento ed all’isolamento è stato il riappropriarsi degli spazi comuni, quegli spazi aperti e di incontro che ci avevano negato: le piazze.

Dagli inizi del 2021 molti hanno iniziato a reagire scendendo in piazza, rendendo così visibile il loro opporsi a questo stato di cose e, manifestandosi, hanno compiuto un preciso atto politico, a questo ne sono seguiti e ne stanno seguendo altri come gli scioperi, la protesta degli studenti e dei docenti.

Piazze, futuro e una vera forza antisistemica: il secondo blocco

Queste sono azioni politiche precise; certo, devono crescere e rafforzarsi, devono unificarsi ed assumere una valenza politica più stringente se vogliono diventare realmente incisive ma proprio questo è il compito di chi vuole far crescere questo movimento, trasformando ed unendo le diverse istanze prepolitiche, limitando i rischi di infiltrazione, di strumentalizzazione e costruendo insieme una strada, avendo chiari il fine e stabilendo i mezzi.

I guerrieri vittoriosi prima vincono poi vanno in guerra, mentre i guerrieri sconfitti prima vanno in guerra, poi cercano di vincere4.

Sapere dove si deve andare è il primo passo necessario per scegliere il percorso da fare, chi non sa dove deve andare, si perde e fa perdere chi lo segue.

Chi vuole riportare il movimento entro il recinto istituzionale è un traditore, perché vuole solo sbarrare la strada al dissenso, tappargli la bocca e ricondurlo nell’inerzia, chi propone atti eclatanti è un vigliacco perché vorrebbe accelerarne, pericolosamente, i processi, dirigendo, in tal modo, il movimento verso la repressione, e quindi fa il gioco del nemico, consciamente o meno.

Altrettanto pericolosi sono i guru che chiedono fiducia cieca e promettono soluzioni facili, bacchette magiche, magari con seminari al costo di €200,00, vitto ed alloggio esclusi, o gli imbonitori/influencer del web che, privi totalmente di visione ed analisi politica, ripetono concetti espressi da altri.

Il movimento deve diffidare di tutti questi cialtroni, di questi ciarlatani del sabato pomeriggio.

Occorre prestare attenzione, non rispondere a facili sollecitazioni, resistere al richiamo di sirene che si rivelerebbero solo vacui ammaliatori da circo Barnum. La cialtronaggine di certuni è manifesta, in altri è celata da vuoti pneumatici ideologici espressi, però, in modo pomposo e altisonante: difficile districarsi nel mare magnum di proposte che spuntano, come funghi allucinogeni, riempiendo il virtuale.

Prima condizione è quella di stabilire forti legami territoriali, formare una vera communitas che esca dal virtuale ed entri nell’ambito dei rapporti reali, creare vincoli e legami, creare una vera rete di solidarietà, un mutuo soccorso che non sia umiliante “dono”, ma collaborazione: per esempio costruire reti territoriali di lavoratori sospesi che aiutino e siano pagati per questo.

Le vie di fuga non sono un’alternativa che, per chi vuol difendere la libertà, possa essere presa in considerazione, la non lotta non è una prospettiva, è la fine di ogni prospettiva, è la resa, è la peggiore delle sconfitte.

Resistere per riappropriarci del politico, dell’”umano”, della sua dimensione sociale, spazzando via il progressismo ideologico, figlio del peggior liberismo, che ha tentato di costruire un mondo di apolidi ed apolitici, seguaci di ogni molecola di spazzatura intellettuale propagata dal pensiero unico.

Tutto questo rappresenta un rischio reale di sconfitta interna a cui si unisce, oltretutto, da parte del governo, un controllo sociale che diventa, visibilmente, sempre più stringente in termini di propaganda, divieti, obblighi e repressione.

Controllo sociale e violenza: significati e significanti

Il perfezionamento della forma di controllo si è andata via via palesando con atti concreti: legge Lorenzin, Sovranismo psichico, elettrostimolazione cerebrale, Triptorelina5, in breve, la medicalizzazione del dissenso e l’induzione medicalizzata del consenso.

Questo bisogno, del governo tecnico, di controllo stringente e capillare sulla popolazione diventa chiaro nell’uso strumentale della pandemia, e si fonda sulla politica del terrore portata avanti fin dall’inizio, sull’istillazione incessante della paura, sulla diffusione della sensazione di impotenza, sul principio di dubitare e, addirittura, temere il prossimo, sul distanziamento di sicurezza che diventa, sempre nella neolingua pandemica, “distanziamento sociale” proprio perché deve colpire la socializzazione, minare le basi dell’interazione umana, sgretolare i rapporti per favorire il suo divide et impera.

Esprimere un dubbio, un’opinione diversa dal pensiero dominante, al momento, può portare ad una sospensione, che sia quello di un profilo social, il blocco di un blog o di una pagina, ma siamo solo nel virtuale?

No. I medici, gli operatori sanitari e i professori sono stati sospesi per questo e qui non siamo più nel virtuale, qui si entra nel reale, nella vita di un essere umano.

Giorno dopo giorno, si fa evidente la necessità di aumentare la stretta sul controllo, conseguentemente deve aumentare l’insicurezza tra la popolazione, questo era lo scopo di DPCM che si susseguivano senza tregua, anche ad ore tarde, proprio per contribuire a dare il senso di emergenzialità, di instabilità, di incertezza.

Cos’è il controllo sociale?

un insieme di norme, generalmente codificate, e di strumenti coercitivi finalizzato ad identificare, prevenire, scoraggiare e punire comportamenti che sono considerati devianti rispetto ai valori della comunità.

da definizione Treccani

Orbene, quali sono i comportamenti devianti, rispetto ai valori della comunità, che questo governo tecnico vorrebbe tenere sotto controllo e punire?

La risposta è assai semplice.

In un ribaltamento totale dei significati, questi comportamenti devianti sono quelli che, fino al 31 gennaio 2020, ancorché indeboliti ed a rischio, ancora fondavano la democrazia stessa, quelli della società come comunità, quelli della condivisione, quelli su cui poggia tutta la nostra tradizione, valori etici con cui ognuno di noi, indipendentemente dal credo politico e religioso, è cresciuto e, al rispetto dei quali è stato educato ed educa.

Ovvero, si è prodotta una tale distorsione profonda, all’interno della società, per cui, quei comportamenti eticamente inammissibili e socialmente inaccettabili, sono diventati un modello comportamentale diffuso e condiviso.

Ne cito uno che ritengo basilare: accudire, proteggere e curare i fragili, ossia i malati, gli anziani, i bambini.

Ebbene, se accettiamo la definizione data sopra di comportamento deviante punibile, questo governo è colpevole:

  • reo di aver fatto morire gli anziani soli nelle RSA,
  • reo di averne vietato un funerale dignitoso,
  • reo di aver impedito ai medici di operare in scienza e coscienza,
  • reo di aver reso gli ospedali impraticabili,
  • reo di aver impedito di assistere i propri cari malati,
  • reo di aver vietato le cure necessarie,
  • reo di impedire ai bambini di vivere normalmente e serenamente la loro infanzia,
  • reo di averli rinchiusi in casa di fronte ad uno schermo,
  • reo di averli privati di attività sportive, di svago, e di poter perseguire i loro interessi,
  • reo di averli isolati,
  • reo di impedire il contatto tra di loro,
  • reo di averli resi schiavi di regole aberranti ed assurde.

Oggi siamo arrivati all’obbligo di un Green-pass per avere la possibilità, prima diritto, di vivere normalmente: lavorare, mangiare al ristorante, seguire lezioni universitarie e sostenere esami, andare in ospedale, andare a prendere un figlio malato a scuola, prendere un treno o un aereo, visitare un museo, assistere ad un convegno, avere accesso ad uffici pubblici… tutto ciò che facevamo senza un permesso governativo, ora, ci è vietato per legge, ancora una volta l’eccezione è diventata regola, norma.
Siamo arrivati a dover avere un permesso governativo per esistere e avere assicurate libertà fondamentali.

La nostra vita sociale dipende ed è regolata da un codice digitale basato su un concetto medico.

Però, se fosse davvero una questione medica, dovremmo chiederci perché non sia valido ovunque, perché, per esempio, si può accedere ai centri commerciali, ai supermercati, ai negozi?

Risposta: perché non si può vietare tutto!

Quindi si vieta in base ad un concetto sanitario che, però, non è valido ovunque o è valido a seconda dei casi?
Siamo nel teatro dell’assurdo.

Da un punto di vista sanitario, tutto questo è assolutamente insensato e, per altro, si lega, in modo diretto, al problema delle mascherine: queste, secondo la prescrizione governativa, che le ha rese obbligatorie al chiuso, dovrebbero essere in grado di proteggerci. Allora dovrei poter andare al lavoro, a scuola, al supermercato, prendere treni, aerei o autobus, andare al ristorante.

A questo dovevano servire le misure messe in atto fino ad ora dal governo, quelle che erano valide fino a qualche mese fa…

Però, se si ha bisogno di esercitare controllo stringente per far sopravvivere lo status quo di un regime tecnico, che se ne sbatte della Costituzione, che calpesta diritti fondamentali e che risponde solo ai desiderata di una élite finanziaria sovrannazionale che, per superare la crisi sistemica in atto deve resettare economia e società, allora il problema, evidentemente non è sanitario ma politico, le misure sono sociali, la pandemia si trasforma in manna dal cielo e lo stesso controllo elettronico, per ora “solo” tramite green-pass di carattere medico, già in tal forma potente strumento coercitivo, aumenta ed estende la sua efficacia.

Questa violenza è stata accettata dalla maggior parte della popolazione senza un minimo segno di sdegno, di rabbia, tutto ciò è stato accettato, subito passivamente.
Comportamenti devianti, rispetto ai valori della comunità, che prima sarebbero stati stigmatizzati, sono stati accolti come normali, anzi come norma, come comportamento normato per legge, codificato.

È stato chiesto ai cittadini di rispettare un governo deviante che identifica, scoraggia e punisce comportamenti assolutamente normali che seguono, semplicemente, valori umani generalmente condivisi e difesi: le basi di qualsiasi civiltà, di qualsiasi tradizione.

Ci è stato chiesto di rinnegare tutto questo e scendere al rango di sub-umani non pensanti, anaffettivi ed incapaci di autonomia intellettuale.

Ci è stato chiesto di credere in una società senza valori, senza rispetto per l’altro, senza cultura, senza radici, senza legami: una società oleosa in cui molecole di diversa natura non possono aggregarsi.

Stato d’eccezione come stato di emergenza

Disgregata, divisa ed isolata, qualsiasi comunità umana smette di essere tale, smette di agire come tale, restano gli individui, monadi incapaci di unione, egocentriche ed anaffettive, chiuse nel loro egoismo narcisista. Una società in cui l’altro diventa pericoloso o, peggio, inutile.

Questo percorso di isolamento facilita la nascita di fenomeni da baraccone del web, star blogger pontificanti, il proliferare di dive e primedonne in ambito medico e giuridico, seguendo la narrazione del nemico che definisce il campo d’azione, favorendo, allo stesso tempo, anche l’incapacità di condivisione, di lavorare con gli altri mettendosi al servizio della comunità, di una causa condivisa.

Le basi di quell’attività che definiamo politica ne sono minate e l’individualismo trionfa.

I tecnici della comunicazione hanno preparato la strada a tutto questo anche creando i social, luoghi di incontro e condivisione virtuali in cui ci si isola dal mondo, al pari di monasteri di clausura laici, e si vive la vita che vorremmo: le relazioni sentimentali che vorremmo, quelle sessuali che vorremmo, quelle umane che vorremmo, la politica che vorremmo, la voce in capitolo che vorremmo avere… le frustrazioni del reale non trovano soluzioni effettive ma sono sublimate nel virtuale in cui si sfogano senza colpo ferire, senza mettere in discussione la vita ed il mondo in cui agiamo.

Dall’amore al sesso alla politica, tutto diventa fantasmatico, irreale e fuori dalle vere dinamiche sociali, dandoci l’impressione di benessere perché, finalmente, siamo quello che vorremo essere.

Ma la realtà ci raggiunge sempre, per fortuna, e questa massa dormiente ha iniziato a svegliarsi ed aggregarsi, ha iniziato a dare una forma reale al proprio malcontento.

Questa possibilità, forse, non era nei piani dei tecnici che gestiscono le sorti dei paesi, magari avevano sottovalutato l’istinto di sopravvivenza dell’essere umano, il suo attaccamento al mondo, come luogo in cui si intrecciano legami, in cui si condividono valori, in cui si creano comunità che decidono di non isolarsi ma di aprirsi.

Il giorno della fine: conclusione in sintesi

Allora, il giorno della fine, annunciata, della civiltà, o di quello che resta di essa dopo lo scempio mondialista, il giorno, metaforico, dell’avvento di questo distopico nuovo mondo in cui il “transumano” deve soppiantare l’umano, in cui l’UE è un mezzo ma non il fine, e la Scientocrazia sembra regnare incontrastata, non ci servirà l’economia.

Non ci serviranno la marea di analisi sciatte o, ancor peggio, accurate, prodotte dal pensiero novecentesco, che cercavano di costruire una contro-narrazione correndo dietro alle analisi liberiste per confutarle sul loro stesso piano, con i loro stessi argomenti e, così facendo, ingabbiando la riflessione politica.

Quell’economia che per miopia, per anni, avete contribuito a rendere sovrana e che ha schiacciato il pensiero su una singola parte di un dibattito molto più ampio e complesso, non vi servirà più.

Non ce la fate a rassegnarvi perché non avete altri argomenti, è povertà di spirito, è nostalgia per una visione del mondo ormai totalmente inadeguata, continuare a propagarla come utile, blocca ed incanala, la costruzione di una visione del mondo attuale, in un vicolo cieco dal quale sarà difficile uscire.

Se i fatti non sono serviti a mutare il vostro punto di vista, siete destinate a essere relegati nel dimenticatoio, una sineddoche non può costituire la sola base di un pensiero, necessariamente molto più complesso.

In questo Gran Mercado del Mundo6 in cui gli uomini sono diventati, a tutti gli effetti, merce da delocalizzare, al pari delle industrie, l’essere umano, come parte di una communitas e non isolato nel suo becero individualismo, deve tornare ad essere il centro di una complessa riflessione che porti da un’adeguata analisi, ad una sintesi e, quindi a dare una risposta ad interrogativi fondamentali: qual è il fine? Che fare? Come fare? Con quali mezzi?

Qualsiasi soggetto politico voglia prendere forma, dalle ceneri del liberismo sovrannazionale, per spargere il sale sulle macerie del mondialismo e costruire una nuova visione del mondo, nonché una prospettiva politica credibile, deve avere risposte convincenti a tutte le domande poste sopra, non potrà essere altrimenti, nessuna strizzata d’occhio né al passato né, men che meno, al futuro trionfante di un’intelligenza artificiale il cui sintagma è solo un ossimoro.

Va costruito insieme a chiunque sia convinto di non voler lavorare con traditori e opportunisti che hanno già mostrato la loro squalificante natura politica: il movimento è forte, fa gola a tanti parassiti e, se davvero vogliamo essere uomini, smettiamo di essere pecore e di seguire i lupi, lasciamoli soli, isoliamoli e creiamo insieme il nostro percorso.

Manete, missa non est.

Fonte: frontiere.me

[1] Schwab, Klaus, Stakeholder Capitalism: A Global Economy That Works for Progress, People and Planet, Jhon Wiley & Sons, 2021
[2] De André, Fabrizio, Canzone del maggio, da Storia di un impiegato, 1973
[3] Sun Tzu, L’arte della guerra, p. 133, Neri Pozza editore, 1999
[4] ibid.
[5] È un farmaco usato nel trattamento dei tumori alla prostata ma, dal 2018, è stata introdotta, rimborsabile, “per sospendere l’arrivo della pubertà e dare più tempo per indagare la propria identità di genere” (Wired, 8 marzo 2019)
[6] Cit. de la Barca, Pedro Calderón, El gran mercado del mundo, Ediciones Cátedra, 1989



FALLIMENTO VACCINALE di Leonardo Mazzei

Il 15 dicembre i nostri giornaloni si crogiolavano beatamente del presunto “vantaggio” italiano sul resto d’Europa. Draghi l’epidemiologo, degno successore del Mussolini contadino, lo aveva calcolato in venti giorni o giù di lì.

Secondo costoro, i minori contagi rispetto agli altri paesi europei erano il frutto dell’italico successo vaccinale, un primato da sbandierare ogni dì. Un “vantaggio” da preservare a suon di obblighi e divieti, di sospensioni dal lavoro, di Green pass rafforzato e terze dosi a gogò. Adesso, che di giorni ne son passati solo 10, quel vantaggio è già sfumato del tutto. L’Italia è nelle stesse condizioni della Germania, della Francia e della Gran Bretagna.

Era difficile prevederlo? Assolutamente no. Bastava osservare le curve dei diversi paesi per capirlo, per comprendere in primo luogo la loro assoluta indifferenza alle percentuali di vaccinazione. Solo i pennivendoli che conosciamo potevano scambiare una banale sfasatura temporale per un vantaggio strategico dovuto al sacro siero.

Ristabilita così la verità delle cose, possiamo adesso aspettarci qualche accenno di autocritica? La risposta è no. Siamo ormai di fronte ad una realtà rovesciata, ad una narrazione a geometria variabile che della verità effettiva se ne infischia bellamente. L’unica “verità” ammessa è quella costruita a tavolino dal nuovo regime.

Solo il tempo ci dirà fino a quando questa realtà rovesciata verrà accettata dalla maggioranza delle persone. Apparentemente questa luna di miele tra il potere ed il grosso delle sue stesse vittime regge ancora. Il combustibile della paura non è ancora esaurito e l’useranno fino all’ultima goccia. Tuttavia, ogni cosa ha un limite. E pure l’essere umano fortunatamente ce l’ha.

Quattro punti fermi ed alcune conferme

In un articolo di quindici giorni fa (Vaccini: la propaganda e la realtà), fotografando alcune questioni sulla base degli stessi numeri ufficiali, avevamo messo a fuoco quattro punti fermi:

1) A dispetto del vaccino il virus corre come nel 2020 (adesso perfino di più).

2) Peggio ancora, esso corre maggiormente proprio dove (come in Europa) ci sono più vaccinati.

3) La letalità del Covid è in calo indipendentemente dai vaccini.

4) L’immunità naturale è l’unica che funziona, come ci dimostrano i casi dell’Indonesia e dell’India.

Queste quattro convinzioni stanno trovando puntuali riscontri nell’andamento dell’epidemia di questi ultimi giorni. Qui ci soffermeremo brevemente su alcune conferme, che ci giungono dall’India (riguardo al ruolo dell’immunità naturale) e dai paesi investiti per primi dalla variante Omicron (a proposito del calo della letalità).

Perché in India il Covid non fa più paura”, questo il titolo dato dall’Agenzia Italia (Agi) alla notizia di un’analisi condotta da due medici indiani sulla situazione di quel Paese. Il succo della loro tesi è nel sottotitolo dell’Agi:

«La stragrande maggioranza della popolazione, fin dalla scorsa estate, è stata infettata da qualche variante del virus e l’immunità di gregge della variante Delta è ormai stata raggiunta e superata. Il resto dei non immunizzati costituisce ora una porzione troppo piccola per generare una terza ondata».

Dunque, l’immunità naturale funziona. Ed è l’unica che funziona veramente, smentendo la combriccola dei soliti virologi da talk show che nei mesi scorsi sosteneva che questa era addirittura inferiore a quella (risultata in realtà debolissima ed a tempo) dei vaccini.

Questo fatto ha delle implicazioni notevoli, specie se considerato insieme al netto calo della letalità del virus. Un calo che – l’abbiamo dimostrato nell’articolo già citato – riguarda vaccinati e non vaccinati grosso modo nella stessa misura. Un calo che sembra destinato ad accentuarsi con la variante Omicron, come mostrano gli studi condotti in Sudafrica, Danimarca ed Inghilterra. Sta di fatto che in questi paesi – dove Omicron è ormai nettamente prevalente – la letalità del Covid è adesso pari a quella di una normale influenza.

Ma i dati della Danimarca sono interessanti anche per un altro motivo. In quel paese, i vaccinati (anche quelli con la terza dose) si stanno ammalando – in proporzione alle rispettive percentuali sul totale della popolazione – come i non vaccinati. Secondo uno studio perfino di più. Ecco un altro stupefacente successone delle inoculazioni di massa!

Ma di tutto questo non si parla, mentre si cerca invece di attribuire tutto il merito della minor letalità ai vaccini. Ed in fondo si parla poco (intendiamoci, “poco” relativamente al passato) anche dell’attuale boom dei casi, proprio perché si tratta della prova lampante del fallimento della strategia vaccinale.

Questo fallimento è ormai acclarato, ma quando si riverbererà sulla politica e sul regime tecnocratico che l’ha prodotto? Questo oggi non lo possiamo sapere, ma il fallimento c’è e lo dobbiamo denunciare in tutti i modi. Questo vale soprattutto per l’Italia, Paese scelto come rompighiaccio del disegno del Grande Reset. E vale ancor di più per Draghi, lo squallido personaggio che ne porta la maggiore responsabilità. Che lo sdegno di chi paga la sua politica criminale contribuisca almeno a sbarrargli la strada del Quirinale!




IL GATTOPARDO GLOBALE: ANATOMIA DI UNA PANDEMIA di Graziano Priotto

Premesso che come sempre potere politico e potere economico altro non sono che le due facce della medesima medaglia, è facile comprendere quale delle due facce abbia in questa fase di sviluppo del capitalismo il sopravvento.

Nessun governo al mondo può infatti decidere alcunché senza il beneplacito dei colossi della finanza:questo è un dato di fatto incontestabile poiché si basa su cifre che chiunque può verificare.

Mi limito a citare il maggiore fondo internazionale di amministrazione finanziaria  Black Rock , che  muove capitali per 9,46 trilioni (cioè miliardi di miliardi), corrispondente alla somma dei PIL di Germania, Francia , Italia e Spagna   nel 2020.

Che fra gli investimenti controllati da questo ed altri colossi finanziari ai primi posti vi siano industrie farmaceutiche e degli armamenti è comprensibile poiché esse offrono i maggiori dividendi e prospettive di crescita dei corsi delle rispettive azioni. Non da meno sono tuttavia gli altri protagonisti della quarta rivoluzione industriale (computer, internet e logistica degli acquisti on-line).

È dunque comprensibile ed inevitabile che chi ha il potere attui tutte le strategie adeguate a mantenerlo e ad aumentarlo. Quali sono queste strategie non richiede fantasie su presunti complotti o congiure di oscure forze del male: i progetti per ri-plasmare il mondo (cioè l’umanità) secondo le necessità del capitalismo sono state da lungo preannunciate fin nei dettagli in pubblicazioni, relazioni, conferenze e documenti accessibili a tutti meno che al popolino bue che si accontenta dei telegiornali o della stampa di regime (1) .

L’ obiettivo del capitale (in questo termine sono raccolti tutti gli attori che agiscono nel senso sopra descritto) è evidente e dichiarato:  rendere irreversibile la mutazione del capitalismo col trasferimento delle decisioni politiche dai parlamenti (ridotti a coreografia teatrale) ai consigli di amministrazione dei giganti della finanza, che così divengono i veri ed unici detentori di tutti i poteri politici ed economici.

Non ci si deve meravigliare dunque che per implementare questa strategia fosse realmente necessaria una pandemia (anch’ essa preannunciata in pubblicazioni a tutti accessibili).

Non è stato nemmeno necessario diffondere un agente patogeno artificiale, è bastato ingigantire nell’ immaginazione collettiva planetaria un morbo ricorrente e soprattutto NON eliminabile: un virus influenzale della famiglia dei “corona virus”.

Dunque mentre pienamente a ragione si devono considerare pazzi coloro che negano l’esistenza del virus (certo che c’ è , anzi ci sono sempre stati virus di questo tipo, più antichi dell’umanità) altrettanto si deve ricordare agli illusi che il modo di gestire la pandemia non è assolutamente di natura esclusivamente terapeutica

E qui nasce un altro equivoco voluto ad arte: se questo virus ora in circolazione si presenta oggettivamente più mortifero di altri precedenti, ciò è imputabile a fondamentalmente a  due motivi che nulla hanno a che fare con esso direttamente.

Un breve sguardo indietro nell’ultimo mezzo secolo ci aiuta a comprendere analogie e differenze. Ci sono stati infatti molti cicli influenzali letali anche negli ultimi 50 anni, mi limito a citarne due.

Intanto va ricordato che questi virus sono tendenzialmente endemici, cioè permanenti e  non scompaiono se non soppiantati da altri . Dunque chi sostiene che si possa uscire da una pandemia eliminando il virus che l’ ha causata non conosce l’argomento o mente scientemente.(https://www.bmj.com/content/372/bmj.n494?int_source=trendmd&int_medium=cpc&int_campaign=usage-042019).

Prendiamo l’esempio della cosiddetta ” influenza asiatica” nel 1957 (H2N2): non durò a lungo e scomparve dopo soli 11 anni. dopo aver causato circa 2 milioni di morti nel mondo.

Il suo successore fu il sottotipo A/H3N2 , noto come “influenza di Hong Kong”, giunto in Europa nel 1968/69. Nel mondo causò soltanto un milione di morti, probabilmente perché gran parte della popolazione era ancora immunizzata contro questa variante grazie all’infezione precedente (1957). (https://fondazionehumanitasricerca.it/prima-del-coronavirus-le-pandemie-ed-epidemie-dal-900-a-oggi/)

In Italia negli anni 1968-69-70 un abitante su quattro venne infettato e gli ospedali erano al collasso benché a quei tempi avessero un numero di posti letto per cure intensive almeno doppio di quelli attuali. I decessi furono valutati nell’ordine di 20.000.

L’attuale agente patogeno denominato Covid 19 e le sue numerose varianti (https://www.nbst.it/1120-quante-varianti-covid-ci-sono-ad-oggi-e-cosa-ne-sappiamo.html#) è sicuramente più letale dei precedenti. Ma la causa dei decessi che sono direttamente attribuibili a questa infezione hanno implicazioni ben più ampie: detto alla breve, questo virus è un po’ come la cartina di tornasole che rivela il preoccupante grado di degrado della salute pubblica.

Praticamente tutte le malattie più diffuse che sono causa diretta o concausa dei decessi (diabete, cancro, malattie circolatorie e della respirazione) sono direttamente collegabili al degrado delle condizioni generali di salute della popolazione ed a sua volta riconducibili a inquinamento di aria ed acqua, diete con cibi edulcorati e malsani, vita sedentaria, mancanza di movimento, obesità, abuso di tabacco, alcool …. e medicinali per curare i sintomi del degrado della salute.

Non ci si deve dunque meravigliare se l’arrivo di un agente patogeno come il Covid 19 abbia provocato un aumento consistente di ricoveri e decessi:  la quasi totalità delle persone che hanno avuto grave decorso della malattia o sono decedute erano affette da gravi patologie plurime preesistenti.

Che queste patologie si accumulino con l’età è un dato di fatto evidente e la minore mortalità delle pandemie precedenti è facilmente spiegabile: nel 1968-70 l’aspettativa di vita era di anni 70, oggi è di anni 80.

L’allungamento dell’aspettativa di vita è stato ottenuto grazie ai progressi della medicina. Ma senza una corrispondente radicale modifica del modo di curare la propria salute, se un maggior numero di persone vivono più a lungo, le loro condizioni di salute sono sempre più precarie, molti hanno una salute danneggiata dai troppi e spesso inutili medicamenti, dalle  cattive abitudini di  vita  e dal crescente inquinamento.

D’altro lato la conferma che la causa dei decessi da Covid erano collegati a patologie preesistenti è dimostrato dal fatto che circa l’85 % dei contagiati sani non ha avuto sintomi, molti come il sottoscritto (che è quasi ottuagenario) non se ne erano nemmeno accorti.

Questo è sì un fatto preoccupante poiché così è difficile evitare la diffusione del contagio, ma questo problema non è assolutamente risolvibile coi vaccini, fermo restando che come scientificamente e praticamente dimostrato, i vaccinati sono altrettanto diffusori di contagio come i non vaccinati.

Ed infatti, sebbene vaccinato, prima di contattare altre persone mi sottopongo a test, unica sicurezza attualmente, cosa che consiglio a tutti (anche se restano i dubbi sull’affidabilità dei test, ma non c’è altro per ora).

Le misure prese dai governi di tutto il mondo (salvo alcune eccezioni, es. Svezia) sono state quasi identiche, ed identici sono stati anche i risultati o meglio dire i fallimenti: arresti domiciliari, maschere, coprifuoco ed infine vaccinazioni di massa non hanno  messo fine alla pandemia. Anzi almeno in Europa, l’area con maggiori vaccinazioni, i contagi sono addirittura in aumento.

Continuare col sistema “more of the same” (aumentare la dose quando un farmaco si rivela sbagliato) è puro controsenso, è un voler ignorare la realtà dimenticando che i fatti sono testardi e alla fine emergono rivelando i fallimenti altrimenti prevedibili se si fosse usato il buon senso .

Con un semplice ragionamento sulle esperienze passate era infatti insensato  attendersi risultati con simili strategie: quando un virus è di natura endemica, se ne può rallentare la diffusione e forse si possono mettere al riparo dal contagio le categorie più fragili (anziani malati) ma non lo si può vincere con vaccinazioni: il tempo necessario a sviluppare un vaccino anche a prescindere dai controlli regolari, è di gran lunga maggiore di quello che impiega il virus a sviluppare sempre nuove varianti: è il classico caso della lumaca che cerca di catturare una mosca.

Che fare ?

Difficile rispondere e probabilmente inutile, poiché come detto in apertura le decisioni prese dai governi dipendono da ben altri interessi economici e strategici dello sviluppo del capitalismo mondiale, che è sostanzialmente l’unico modello economico esistente attualmente  e örecisamente nelle due varianti fondamentali (USA= decisione da parte delle oligarchie economiche  e Cina = decisioni concordate fra oligarchie e partito unico).

Che cosa non fare?

A questa domanda è più facile rispondere. La migliore risposta è stata data ed è verificabile dal successo del modello svedese, che a sua volta ha fallito sì in un punto (tutela dei cittadini più anziani e fragili) ma ha dimostrato la sua superiorità in tutto il resto (nessuna restrizione sostanziale, nessuna costrizione, nessuna divisione nella popolazione fra fautori di misure restrittive e vaccinazioni obbligatorie e nemici dei vaccini: libertà di scelta). Ed anche il numero minore dei decessi in quel Paese è rivelatore. Gran parte dei cittadini svedesi sono nel frattempo vaccinati quasi come nei Paesi circostanti, ma tutti volontariamente (colà le vaccinazioni antinfluenzali sono prassi consolidata).

E se si tiene conto che Stoccolma ha una densità di popolazione maggiore di Milano non si può facilmente ignorare l’esperienza del piccolo Paese scandinavo dicendo che è scarsamente popolato.

All’opposto abbiamo il caso austriaco: obbligo vaccinale imposto con ferocia inusitata (multe o prigione per chi rifiuta). A parte la dubbia legittimità di imporre un vaccino sperimentale (non importa se dichiarati non pericolosi dai produttori e dalle agenzie finanziate dai medesimi  è come “chiedere all’oste se il vino è buono”), questo modello è già smentito dall’esperienza israeliana, dove ormai dopo aver vaccinato l’intera popolazione si deve ricorrere a richiami (terzo, quarto) senza alcuna garanzia sulla loro efficacia, anzi proprio  la necessità di vaccinazioni a catena ne inficia la credibilità.

Fra i modelli peggiori si situa tuttavia indubbiamente quello italiano: ipocritamente si è aggirato l’obbligo vaccinale diretto imponendolo però indirettamente con quello del certificato per poter lavorare oltre che per ogni altro momento della vita sociale.

I danni creati da questa spaccatura artificiale nella popolazione sono gravissimi e passano in molti casi addirittura all’interno delle famiglie. Mai si era assistito a tanta animosità di fazioni contrapposte. Se a ciò si aggiunge la deliberata confusione delle informazioni, prima ostinatamente celate (protocolli della commissione tecnico-sanitaria) e poi trasmesse solo in parte ai cittadini  e la dogmatica presentazione delle misure  come senza alternativa, ben si comprende che nessuna società può resistere a lungo in una tale situazione senza giungere a conflitti insanabili.

Non è infine necessario ricorrere a teorie o ipotesi complottistiche per comprendere come le inutili se non dannose misure imposte alle popolazioni sono servite a garantire mano libera ai governanti per far accettare ai loro parlamenti (o addirittura senza consultarli) misure che in tempi normali mai sarebbero state approvate.

E queste misure sono tutte di natura economico-politica nel senso di garantire la realizzazione degli obiettivi della quarta rivoluzione industriale: esautorare i parlamenti e imporre obbedienza alle popolazioni vanno nel medesimo senso. E come già disse indirettamente nel 2012 la cancelliera Merkel: la democrazia deve consentire decisioni conformi al mercato e quindi essergli subordinata (https://www.faz.net/aktuell/politik/harte-bretter/marktkonforme-demokratie-oder-demokratiekonformer-markt-11712359.html).

Se apparentemente questa regola può sembrare sensata (sarebbe assurdo che decisioni democratiche distruggessero o rendessero impossibile lo sviluppo economico) nei fatti, estesa a tutti i settori, questa regola  diviene non solo liberticida ma anche distruttiva: non si possono gestire a soli fini di profitto i settori come l’ istruzione o la salute pubblica, non si può consegnare al profitto privato incontrollato ad es. la gestione dell’ acqua potabile, dei trasporti o del sistema pensionistico senza causare discriminazioni ed aumentare la forbice fra benestanti e meno abbienti.

Ma questo è invece esattamente l’obiettivo perseguito dai governanti.

Un caso eclatante: nell’ultimo anno in Germania i posti letto per terapie intensive sono calati di 4000 unità … proprio in un momento di grande bisogno, una contraddizione così evidente che mette a nudo l’ipocrisia dei governanti che chiedono a tutti una sforzo per superare … la pandemia e nel contempo riducono l’assitenza sanitaria!!

Tralasciamo qui gli scandali di coloro che in tutta Europa si sono impunemente arricchiti grazie alle vendite di  maschere e vaccini: i contratti della Commissione dell’UE secretati e poi pubblicati ma con fogli anneriti  per non rivelare i regali miliardari ai produttori (non si hanno ancora le prove, ma si possono ben immaginare le somme che i lobbisti hanno distribuito a profusione per ottenere l’approvazione dai parlamentari europei e dalla Commissione): se costoro hanno taciuto di fronte a contratti insensatamente favorevoli ai venditori si può supporre che qualche soldo sia stato distribuito (altrimenti visti i prezzi e le condizioni capestro per l’acquisto avremmo a che fare con una massa di incapaci).

Certo il problema non è limitato ai parlamenti, come abbiamo scritto sopra essi non contano più nulla nella nuova strategia globale della quarta rivoluzione industriale.

La quarta rivoluzione industriale (1) è infatti il “Gattopardo Globale” nel senso di Tomasi di Lampedusa: cambiare tutto affinché tutto resti come prima, il potere  e l’abbondanza per pochi e l’obbedienza  e le rinunce da parte delle masse.

In questa prospettiva è difficile ma necessario cercare di resistere, anche se la generazione alla quale appartengo (immediato dopoguerra) sta cedendo il posto a quelle successive.

Il più urgente compito è attualmente di salvare almeno i bambini risvegliando le coscienze intorpidite dei genitori ingannati e frastornati da una propaganda che ricorda da vicino quella fascista con cui si voleva fare dei piccoli “balilla” i futuri obbedienti servitori del regime.

Da nonno quale sono mi angoscia il pensiero di veder vaccinare d’ imperio e con l’inganno, con un farmaco dalle conseguenze negative tuttora impossibili da conoscere, i bimbi che nulla rischiano dal Covid 19. E ciò cinicamente allo scopo dichiarato di proteggere gli anziani: una perversione dei valori, poiché avevamo sempre creduto che fossero gli anziani se necessario a doversi sacrificare per i figli e per i nipoti  e non viceversa.

NOTE

(1) Cosí come descritta nel 2018 non dai complottisti ma dai protagonisti, nientemeno che  dal fondatore e presidente del Forum economico di Davos:  (Klaus Schwab, “Shaping the Future of The Fourth Industrial Revolution” )




IN RICORDO DI RENATA BALDI

Il 17 Dicembre 2021, pochissime ore dopo quelle stesse in cui il Comune di Firenze inaugurava nel parco delle Cascine una statua del suo amatissimo Dostoevskij, lasciava la realtà terrena una diplomatica italiana di lunghissimo corso, la Signora Baldi.

Romana di origini siciliane, allieva del professore Angelo Maria Ripellino, la Baldi era sicuramente tra le più grandi slaviste e russiste viventi in Occidente. La sua conoscenza della lingua russa, che alternava peraltro a quella del tedesco, del persiano, del francese, dell’ebraico e del latino e greco dell’antichità, era pressoché perfetta al punto che da segretaria particolare dell’Ambasciatore Sergio Romano, verso il quale la Nostra avrebbe sempre nutrito una profondissima duratura stima professionale ed una sincera riconoscenza, era solita sostituire, in caso di missioni delicate, la specifica traduttrice preposta.

1987 Mosca: Renata Baldi accanto a Sergio Romano, al tempo ambasciatore in URSS

A lei dobbiamo varie traduzioni in lingua italiana di pezzi fino a allora inediti di Puskin, Solzenicyn e del poco conosciuto generale Aleksandr Svecin – padre dell’odierna Scienza militare russa – ucciso nel 1938 nel corso del periodo detto “Grande Terrore”. Profondamente ispirata dalle motivazioni fondamentali della Spiritualità russa, la diplomatica italiana nel corso degli Anni ’80 fu molto vicina al movimento per la ricostruzione artistica e patriottica chiamato Pamjat (Memoria) e al noto artista Ilja Sergeevic Glazunov, che venerava in modo particolare.

La diplomatica Baldi, che già dalla fine degli Anni ’70 aveva elaborato un documento in cui prevedeva lucidamente il crollo dell’Unione Sovietica sulla base della “Questione Nazionale” ancor prima che sul motivo del catastrofismo economicistico, visse come un assordante e intimo trauma la recente e violenta scissione della Ucraina dalla Russia. Considerato il significato spirituale primigenio di Kiev per la cristianità grande-russa, era solita paragonare la perdita dell’Ucraina a quella del Kosovo subita dai serbi negli anni recenti.

Aliena da estremismi e fanatismi di sorta, data anche la sua pregressa esperienza sul campo, non lasciava affatto passare nemmeno certi toni russi, che giudicava stonati, non rammemoranti affatto la lunga e terribile raccolta di innocente sangue ucraino versato negli anni ’30 del ‘900. Rifiutò per questo un delicato incarico affidatogli dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in vista di una missione diplomatica italiana a Kiev, quando il conflitto nel Donbass stava già purtroppo divampando.

Univa a una eccezionale conoscenza del campo astronomico e fisico-scientifico una profonda religiosità – devota in modo particolare a Serafino di Sarov, Padro Pio da Pietrelcina e Teresa di Lisieux –, ebbe modo di conoscere il precedente Pontefice Benedetto XVI e i precedenti Patriarchi di Mosca Pimen I e Alessio II; un suo scritto inviato nell’aprile 2013 all’attuale Pontefice Francesco, in cui si prevedevano guerre ibride biochimiche e climatiche, nel più universale quadro di una secolare conflittualità geopolitica, invitando chi di dovere a correre immediatamente ai ripari, non fu preso nell’adeguata considerazione.

Con il suo recente trasferimento nella Regione Umbria, ebbe modo di partecipare in posizione defilata alle iniziative culturali di “Fronte del Dissenso”. Fu decennale amica di Giulietto Chiesa e visse con grande tristezza e malinconia la sua recente dipartita, ricordando i comuni anni passati a Mosca. Operando in modo modesto e silenzioso, dietro le linee molto spesso solitaria, ha fatto sì, più di chiunque altro, che quel misterioso filo che lega Roma a Mosca  ovvero la Prima Roma del popolo alla Terza Roma del Cristo del Secondo e ultimo Avvento, non si spezzasse mai. Il suo sacrificio non sarà di certo vano. Для нашей чести

Chi volesse meglio conoscere l’opera della Baldi, può leggere con attenzione questo suo brevissimo scritto del 2000 pubblicato da SLAVIA, pp. 85-88. Pur con la Russia allora distrutta e a pezzi, la diplomatica seppe ben anticipare la tendenza fondamentale dei nostri giorni: ossia la Rinascita del nazionalismo russo tra Imperialismo Occidentale e Orientale. http://www.slavia.it/volumi/SLAVIA_2000_04.pdf




VACCINI: LA PROPAGANDA E LA REALTA’ di Leonardo Mazzei

Ogni settimana un giro di vite. Ogni giorno che passa una nuova proposta di restringimento delle libertà. Ogni minuto del teatrino della (dis)informazione ufficiale occupato da una caccia alle streghe che sarebbe perfino comica ove non fosse anche tragica. La ragione di questo accanimento è semplice: tanto più cresce l’evidenza del flop della strategia vaccinale, tanto meno la si vuole ammettere. Eccoci così arrivati al paradosso dello scarso funzionamento di un vaccino imputato a chi ha deciso di non farselo! Come ha ben scritto Andrea Zhok, con la costruzione mediatica della figura criminalizzante del “no vax”, i non vaccinati sono diventati il capro espiatorio cui attribuire ogni colpa.

Quando si fermeranno? Siamo ormai così abituati al peggio che questa domanda risuona perfino banale, mal posta e fuori luogo. Non si fermeranno mai, qualora si affermasse la sinistra profezia di Klaus Schwab. Più precisamente, non si fermeranno finché non verranno fermati. Ma la lotta sarà lunga e difficile e, come ha scritto Moreno Pasquinelli: “Per adesso hanno vinto loro”.

Sappiamo bene come le misure governative non abbiano alcuna funzione sanitaria, volendo invece sviluppare un nuovo modello di controllo politico e sociale. Tuttavia, l’ossessione liberticida a cui stiamo assistendo viene giustificata proprio come l’unica via di salvezza per uscire dall’epidemia. La concatenazione logica di questo ragionamento è quanto mai semplice: primo, il virus è un mostro in grado di sterminarci; secondo, solo il vaccino può fermarlo; terzo, solo un lasciapassare sempre più stringente può convincere gli ultimi riottosi alla sacra e risolutrice puntura.

Il Mostro, il Bene e il Male: questi sono i tre ingredienti tipici di una narrazione che vorrebbe essere edificante quanto definitiva. Tralasciando qui ogni considerazione sulla malattia, che esiste ma non è la peste e neppure la Spagnola, è chiaro come questo racconto si regga fondamentalmente sul secondo elemento: il “Bene” rappresentato dal vaccino, unico strumento in grado di sconfiggere il “Mostro”.

Ora, siccome non siamo all’ora zero della campagna di vaccinazione, siccome le dosi aumentano ma i casi di Covid pure, sarà bene andare a verificare la credibilità della narrazione dominante. Certo, che sia fallace lo sappiamo da tempo, come sappiamo che lorsignori possono sempre riadattarla alla bisogna. Tuttavia questa volta si sono infilati in un vicolo che potrebbe non avere vie d’uscita.

Il principale problema del vaccino anti-Covid è che funziona maluccio assai. Come ha detto qualcuno, “funzionicchia”. Non previene il contagio e neppure la malattia, figuriamoci se potrà mai consentirne l’eradicazione! I vaccinomani ci risponderanno che, nonostante i limiti che non possono più negare, il vaccino un po’ il contagio lo previene, che un pochino le forme gravi le riduce, eccetera, eccetera. Peccato che questa narrazione non regga il confronto neppure con i dati ufficiali, quelli che loro stessi si premurano di propinarci ogni dì. Entriamo allora nel merito di alcune tra le questioni più significative.

  1. A dispetto del vaccino, il virus corre come nel 2020

Nella settimana appena terminata (29 novembre – 5 dicembre), la media giornaliera mondiale è stata di 611.489 positivi rilevati, contro i 614.481 della stessa settimana dello scorso anno. Un miserrimo -0,5%, a fronte di 8 miliardi e 176 milioni di dosi inoculate, pari al 104% della popolazione del pianeta. Insomma, per il vaccino un risultato stratosferico!

Va un po’ meglio il dato dei deceduti. In un anno siamo infatti passati da una media giornaliera di 11.258 nel 2020 a quella attuale di 7.122 morti (-36,7%). Questo secondo dato non deve però trarre in inganno. I vaccinomani lo attribuiscono senz’altro al loro siero magico, ma – lo vedremo più avanti – le cose stanno diversamente, visto che è in atto un calo della letalità del virus a prescindere dal vaccino.

  1. L’impietoso confronto tra l’Europa vaccinata e l’Asia non vaccinata

I risultati della vaccinazione risultano ancor più negativi se consideriamo che oggi l’epidemia è fortemente concentrata (con circa il 65% dei casi) proprio in Europa, cioè nel continente a massima percentuale di vaccinati con doppia dose (nella UE siamo al 67,5% sul totale degli abitanti). Con meno del 10% della popolazione mondiale, l’Europa ha i due terzi dei casi ufficiali: un successo strepitoso!

Ancora più impietoso è il raffronto con l’Asia. Diversi pennivendoli si sono dedicati all’elogio di alcuni paesi dell’estremo oriente (Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Singapore), attribuendo i risultati ottenuti alla disciplina sociale di quei popoli. Ma l’Asia è enorme e ci offre ben altri esempi. Non disponendo di dati aggregati, ci siamo perciò dedicati ad un raffronto quanto mai istruttivo: quello tra i quattro paesi più popolosi dell’Asia (Cina esclusa) e i loro omologhi europei. Abbiamo escluso volutamente la Cina perché i suoi dati, particolarmente positivi, vengono sempre contestati in occidente.

Il raffronto, fatto sempre sulla media giornaliera della settimana 29 novembre – 5 dicembre, non lascia scampo ai fanatici della punturina “immunizzatrice”.

Partiamo dall’Asia. In India (vaccinazione al 34%) i casi sono passati in un anno da una media giornaliera di 35.927 ad una di 8.675 (-75,9%). In Indonesia (vaccinazione al 35,8%) la diminuzione è stata dai 5.958 casi del 2020 agli attuali 250 (-95,2%). In Pakistan (inoculazioni al 22,7%) si è scesi da 2.977 a 376 positivi al giorno (-87,4%). Risultato del tutto simile a quello del Bangladesh (vaccinati al 22,6%), dove il calo è stato dell’89,2%, con una discesa da 2.180 casi a 237. Come si vede i dati dell’Asia scarsamente vaccinata (dal 22 al 34%) sono decisamente positivi, con un miglioramento della situazione tra il 75 ed il 95%!

Confrontiamo ora questo campione asiatico, ampiamente rappresentativo – i 4 paesi esaminati sommano 2 miliardi e 70 milioni di abitanti, cioè più di un quarto della popolazione del globo – con i 4 corrispettivi europei: Germania, Francia, Gran Bretagna e Russia. Tra questi paesi, la Russia ha un tasso di vaccinazione particolarmente basso, mentre gli altri tre presentano percentuali alte e molto simili tra loro.

Nel confronto sullo scorso anno la Germania (vaccinazione al 68,3%) è passata da 18.304 casi giornalieri agli attuali 56.696 (+309,7%). La Francia del green pass macroniano (vaccinati al 70%) non ha voluto essere da meno, con un incremento da 9.757 positivi a 42.460 (+435,1%). La Gran Bretagna è sì uscita dall’Ue, ma sul Covid è in linea col continente, ed è passata dai 14.267 casi del 2020 ai 45.470 del 2021 (+316,4%). Pur con un elevato numero di decessi (tipico di un est europeo con sistemi sanitari allo sfascio), va meglio la Russia (40% di vaccinati), che ha avuto un incremento dei contagi più contenuto (+22,2%), arrivando quest’anno a 33.034 casi contro i 27.014 del 2020.

Che dire? Stando a questi ufficialissimi dati, se c’è una relazione tra vaccino e diffusione del virus, questa sembrerebbe piuttosto una relazione opposta a quella attesa: più ci si vaccina e più ci si contagia. Ma chi scrive non è affetto da una speculare sindrome burioniana, per cui per il momento non arrivo a tanto, anche se qualche dubbio viene ed una spiegazione potrebbe in effetti esserci. Ma di questo parleremo al punto 4. Quel che possiamo dire in maniera inoppugnabile è che il vaccino il virus non lo ferma neanche un po’. Alla faccia dei ciarlatani che parlano della vaccinazione come “immunizzazione”. Il confronto tra l’Europa iper-vaccinata e l’Asia che non ha fretta di punturarsi è tutto a vantaggio di quest’ultima. Ecco un tema cui dovrebbe dedicarsi l’informazione, se non si fosse ormai totalmente convertita in propaganda.

  1. La letalità è in calo indipendentemente dal vaccino

Ed a proposito di propaganda, veniamo adesso ad una questione decisiva. Si è già visto al punto 1 come ad un numero di contagi sostanzialmente uguale a quello dello stesso periodo del 2020, corrisponda a livello globale un calo dei decessi pari al 36,7%. Una diminuzione senz’altro significativa, ma non il potente abbattimento che i piazzisti di Pfizer and company vantano ogni dì. Il punto vero è però un altro: questo miglioramento è tutto da attribuirsi al vaccino?

Chi scrive non ha mai pensato, né pensa oggi, che il vaccino sia del tutto inefficace. Il problema è quello di stabilire in maniera attendibile l’efficacia reale e la sua durata nel tempo, onde poterla confrontare con i rischi di un vaccino che ha già cumulato più vittime e reazioni avverse di tutti quelli precedentemente usati nella storia dell’umanità. Di più, oltre a questo confronto, bisognerebbe chiedersi poi l’effetto generale sull’epidemia della strategia vaccinale adottata, comparandolo a quello ottenuto con la ben più efficace immunizzazione naturale, di cui parleremo al punto 4.

Per cercare di venirne a capo passiamo adesso all’Italia, paese tra i più vaccinati di cui si conoscono maggiori dati di dettaglio. Nel suo aggiornamento del 24 novembre, l’Istituto superiore di sanità (Iss) riconosce candidamente che:

«Dopo sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale, scende dal 72% al 40% l’efficacia nel prevenire qualsiasi diagnosi sintomatica o asintomatica di COVID-19 rispetto ai non vaccinati».

Eccoci dunque a due interessantissime confessioni. Non solo si ammette che dopo 6 mesi il tracollo dell’efficacia è verticale, ma si riconosce anche che l’efficacia iniziale è del 72%, ben al di sotto del 90-95% della propaganda che ci ha bombardato per mesi! Se tanto mi dà tanto, questo vuol dire che anche il 40% a 6 mesi va sicuramente rivisto al ribasso. Come si può continuare a sproloquiare di vaccino con dati di questo tipo?

L’Iss ci parla però di un miglior risultato nella prevenzione della malattia severa, un dato che sembrerebbe confermato dal tasso di letalità registrato attualmente in Italia. Nel nostro Paese questo tasso – che ci dice quanti decessi si sono avuti in percentuale sul totale dei positivi – è passato dal 3,55% del 2020 allo 0,51% di quest’anno (valore grezzo calcolato sempre sulla settimana dal 29 novembre al 5 dicembre). Un calo di sette volte, indubbiamente ragguardevole. Un risultato che possiamo riscontrare anche in altri paesi europei, che parrebbe confermare un’efficacia del vaccino quantomeno nel prevenire le forme più gravi della malattia. Ma è davvero così? Assolutamente no.

Vediamo ora i dati dell’Iss relativi al mese di ottobre. In quel mese i positivi sono stati 61.908 tra i non vaccinati e 102.488 tra i vaccinati, mentre i decessi sono stati 449 tra i non vaccinati e 571 tra i vaccinati. Dunque, chi ha detto che attualmente i vaccinati prevalgono sia riguardo al contagio che ai decessi ha detto la verità. Ma è una verità parziale, alla quale la propaganda governativa obietta facilmente parlando di “effetto paradosso”, quello per cui i colpiti tra i vaccinati sono in maggioranza perché la loro percentuale sul totale della popolazione si è fatta ormai molto alta.

Il punto, però, non è questo. La questione vera è che la propaganda vorrebbe farci credere che la riduzione della letalità, che è poi il dato di maggior interesse, dipenda al 100% dai vaccini, il che è invece del tutto falso. Calcolando il tasso di letalità in base ai dati di ottobre dell’Iss, abbiamo che esso è pari allo 0,55% per i vaccinati, allo 0,72% per i non vaccinati. Dunque, i primi hanno un valore più basso dell’11% rispetto al tasso medio (0,62%), i secondi un incremento del 14% sempre rispetto alla media. Tutto qui? Tutto qui. La differenza tra vaccinati e non è davvero minima. La letalità sta dunque calando per tutti, e senza siero magico quella dei non vaccinati è passata in un anno dal 3,55% allo 0,72%. Ognuno tragga le sue conclusioni.

  1. L’immunità naturale: quella sì che funziona

Qualcosa sta dunque cambiando nell’epidemia. E sta probabilmente cambiando seguendo le solite vie naturali già conosciute in passato. Da questo punto di vista non c’è solo la diminuzione del tasso di letalità, ma pure un certo effetto che comincia a manifestarsi dell’immunità naturale.

Prendiamo il caso della Svezia. Questo paese è stato criminalizzato per un anno intero per il suo rifiuto del lockdown e delle tante forme di chiusura e distanziamento. Quello svedese è stato un esempio di gestione alternativa dell’epidemia, opposto all’emergenzialismo trionfante in larga parte del continente. Ebbene, questa politica, probabilmente proprio perché ha fatto circolare maggiormente il virus, aumentando così l’immunità naturale, ha dato i suoi risultati. Nello stesso periodo che abbiamo già preso in considerazione per gli altri paesi, la situazione svedese ha avuto un miglioramento impressionante. I contagi medi giornalieri sono passati da 5.398 a 1.234 (-77,1%), mentre i decessi sono passati da 64 a 1 (-98,4%). Già, dirà qualcuno, ma quanti morti ha provocato la linea svedese prima di arrivare agli ottimi risultati di oggi? Ne ha provocati – se così si può dire – molti meno della linea emergenzialista. Il tasso della mortalità complessiva ufficialmente attribuito al Covid (calcolato a partire dal febbraio 2020) risulta pari allo 0,14% in Svezia, contro lo 0,18% della Francia, lo 0,21% della Gran Bretagna e lo 0,22% della “virtuosissima” Italia draghiana. Se la linea svedese è stata criminale, come dovremmo qualificare quella degli altri paesi citati?

Si dirà che la Svezia è un paese tutto sommato periferico e poco popolato. Vero, ma conferme ancora più importanti sul ruolo dell’immunità naturale ci giungono da popolatissime nazioni asiatiche. Abbiamo già parlato dell’India e dell’Indonesia, ma dobbiamo tornarci sopra. Questi paesi hanno due caratteristiche precise. La prima è che sono estremamente popolosi, con metropoli affollate e con pessime condizioni igieniche che hanno reso praticamente inutili le misure di contenimento adottate dai rispettivi governi. La seconda è che essi hanno prima registrato un picco molto alto di contagi – in India nel maggio scorso, in Indonesia a luglio – dopo di che la curva ha preso ad appiattirsi senza soluzione di continuità. Per la precisione, dopo quei picchi l’India ha abbattuto il contagio del 98%, l’Indonesia del 99,5%!

Ora, può darsi che il futuro smentisca questo ragionamento, ma quanto sta avvenendo è comunque interessante rispetto al ruolo dell’immunità naturale. Già all’inizio del 2020 il caso indiano era finito sulla stampa internazionale e ce ne eravamo occupati con un apposito articolo. Ecco cosa scriveva Il Fatto Quotidiano del 2 febbraio scorso, riprendendo il Financial Times del 29 gennaio:

«Un calo progressivo e sistematico di morti e contagi da inizio anno, così come di ricoveri in terapia intensiva. Il trend della pandemia in India – paese da 1,3 miliardi di abitanti secondo solo agli Stati Uniti per numero di casi, a oggi più di 10,8 milioni – suggerisce che alcune aree del Paese stiano andando verso l’immunità di gregge».

E ancora:

«A dare un’indicazione importante sull’ipotesi dell’immunità di gregge sono i test sierologici effettuati a Delhi, Mumbai e Pune, città da milioni di abitanti, da cui è emerso che “più della metà dei residenti è già stata esposta al virus”. Addirittura, aggiunge Ft, nello stato del Karnataka che ha oltre 60 milioni di abitanti, ad agosto 2020 i contagi erano stati in tutto 31 milioni: colpita dal virus il 44% della popolazione rurale e il 54% di quella urbana».

Certo, nel frattempo è passato quasi un anno e nel mezzo c’è stata l’ondata di casi più forte. Un’ondata importante, ma pur sempre inferiore alla metà di quella che registrano oggi i vaccinatissimi e chiusuristi paesi europei. Sta di fatto che, dopo quell’ondata, in India l’azione del virus sembra adesso spegnersi, ed i dati dei test sierologi (che oggi darebbero risultati ancora più alti) lasciano immaginare un ruolo decisivo dell’immunità naturale.

Ma che questa immunità sia ben più potente di quella con la scadenza a tempo dei vaccini, ci viene confermato anche da un dato italiano sul quale nessuno riflette.

Se noi chiedessimo ad un lettore qualsiasi qual è la provincia italiana simbolo del Covid, senza dubbio quasi tutti risponderebbero Bergamo. E sarebbe una risposta giusta, dato che quella provincia è stata realmente la più colpita in assoluto.

Eppure i dati ufficiali ci raccontano un’altra storia. Mentre non conosciamo quelli sulle vittime, dato che vengono aggregati solo regionalmente, vengono invece aggiornati quotidianamente quelli sui casi complessivi delle singole province da inizio epidemia. In questa speciale classifica (calcolata in base alla percentuale dei contagiati sulla popolazione) uno si aspetterebbe di trovare Bergamo al primo, o comunque nei primissimi posti. E invece? Invece, su 107 province italiane, Bergamo è solo al 95° posto, mentre tra le 47 del Nord la provincia di Bergamo è addirittura l’ultima.

Come si spiega questo paradosso? A me pare che possa spiegarsi in un solo modo. Quando l’epidemia è iniziata, Bergamo è stata effettivamente la realtà di gran lunga più colpita. Ma allora si facevano pochi tamponi, per cui il numero dei positivi rilevati era solo una minuscola frazione di quelli reali. Successivamente il numero di tamponi è cresciuto sempre più, ed in maniera sostanzialmente omogenea sul territorio nazionale. Da quel momento in avanti è chiaro che Bergamo ha avuto molti meno casi che altrove, all’ingrosso la metà di quelli delle altre province lombarde. Come spiegare questo effetto “isola felice” se non con una maggiore immunizzazione naturale ottenuta nella prima parte dell’epidemia?

Ecco allora che si torna sempre lì. Mentre l’immunizzazione da vaccino è parziale e limitatissima nel tempo, quella naturale funziona eccome! Prenderne atto una buona volta sarebbe quel che si dovrebbe fare, ma un regime costruito sull’emergenzialismo, la paura e la nuova religione vaccinale mai e poi mai lo ammetterà.

Conclusioni

Se sciocca sarebbe la pretesa di avere capito tutto, ancor più stupido sarebbe mettere la testa sotto la sabbia per non vedere il grande inganno dell’«Operazione Covid». Questa operazione ha un suo perché negli obiettivi politici, economici e sociali dell’oligarchia dominante. E’ dentro questo progetto che si inserisce la strategia vaccinale con i suoi dispositivi coercitivi e violenti. Siamo perciò ben consapevoli del fatto che contro la totalitaria narrazione attuale la razionalità vale ben poco.

Tuttavia, anche quel poco può però essere utile: oggi per contrastare le panzane che ci vengono propinate, domani per chiederne conto alla cupola di criminali al potere.

Ovviamente il tema del vaccino anti-Covid è pressoché inesauribile, ma i quattro temi qui sviluppati ci mostrano quanto la propaganda sia distante dalla realtà.

In questo buio momento, in cui si obbligano le persone ad inocularsi un vaccino insicuro ed inefficace pena la perdita del posto di lavoro, la verità sembra essersi perduta per sempre. Ma siamo certi che non andrà così. Viceversa sarebbe la fine. Non per noi, ma per l’essere umano così come l’abbiamo conosciuto finora.




CENSIS: CHI SPAVENTA CHI? di Sandokan

“La società irrazionale”. Il CENSIS ha dato questo sorprendente titolo al suo ponderoso Rapporto annuale 2021. Nell’incipit del riepilogo, ad uso e consumo dei media, leggiamo infatti: “L’irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale”.

Un rapporto che merita di essere letto e studiato ritengo, perché, da punto di vista empirico e sociologico, getta un fascio di luce abbagliante sul declino in cui è rimasto intrappolato il capitalismo italiano da quando si è gettato nel vortice della globalizzazione neoliberista e, soprattutto, da quando si è inginocchiato ai piedi dell’euro-germania.

Il Rapporto segnala infatti che gli italiani sono non solo più poveri e scontenti, sono consapevoli che sarà sempre peggio:

«Per due terzi (il 66,2%) nel nostro Paese si viveva meglio in passato: è il segno di una corsa percepita verso il basso. Per il 51,2%, malgrado il robusto rimbalzo del Pil di quest’anno, non torneremo più alla crescita economica e al benessere del passato. Il Pil dell’Italia era cresciuto complessivamente del 45,2% in termini reali nel decennio degli anni ’70, del 26,9% negli anni ’80, del 17,3% negli anni ’90, poi del 3,2% nel primo decennio del nuovo millennio e dello 0,9% nel decennio pre-pandemia, prima di crollare dell’8,9% nel 2020. Negli ultimi trent’anni di globalizzazione, tra il 1990 e oggi, l’Italia è l’unico Paese Ocse in cui le retribuzioni medie lorde annue sono diminuite: -2,9% in termini reali rispetto al +276,3% della Lituania, il primo Paese in graduatoria, al +33,7% in Germania e al +31,1% in Francia. L’82,3% degli italiani pensa di meritare di più nel lavoro e il 65,2% nella propria vita in generale. Il 69,6% si dichiara molto inquieto pensando al futuro, e il dato sale al 70,8% tra i giovani.

Solo il 15,2% degli italiani ritiene che dopo la pandemia la propria situazione economica sarà migliore. Per la maggioranza (il 56,4%) resterà uguale e per un consistente 28,4% peggiorerà. La ricchezza complessiva delle famiglie è pari a 9.939 miliardi di euro. Il patrimonio in beni reali ammonta a 6.100 miliardi (il 61,4% del totale), depositi e strumenti finanziari valgono 4.806 miliardi (al netto delle passività finanziarie, pari a 967 miliardi, corrispondono al 38,6% della ricchezza totale). Ma nell’ultimo decennio (2010-2020) il conto patrimoniale degli italiani si è ridotto del 5,3% in termini reali, come esito della caduta del valore dei beni reali (-17,0%), non compensata dalla crescita delle attività finanziarie (+16,2%). Gli ultimi dieci anni segnano quindi una netta discontinuità rispetto al passato: si è interrotta la corsa verso l’alto delle attività reali che proseguiva spedita dagli anni ’80. La riduzione del patrimonio, esito della diminuzione del reddito lordo delle famiglie (-3,8% in termini reali nel decennio), mostra come si sia indebolita la capacità degli italiani di formare nuova ricchezza».

E’ a causa di questo declino, del generale impoverimento, di aspettative insoddisfatte e speranze tradite, che i cervelloni del CENSIS denunciano la “fuga nell’irrazionale degli italiani”. E quali sarebbero i sintomi, anzi i “chiari segnali” di questa “fuga nell’irrazionale”? Sentiamo:

«Accanto alla maggioranza ragionevole e saggia si leva un’onda di irrazionalità. È un sonno fatuo della ragione, una fuga fatale nel pensiero magico, stregonesco, sciamanico, che pretende di decifrare il senso occulto della realtà. Per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni di persone) il Covid semplicemente non esiste. Per il 10,9% il vaccino è inutile e inefficace. Per il 31,4% è un farmaco sperimentale e le persone che si vaccinano fanno da cavie. Per il 12,7% la scienza produce più danni che benefici. Si osserva una irragionevole disponibilità a credere a superstizioni premoderne, pregiudizi antiscientifici, teorie infondate e speculazioni complottiste. Dalle tecno-fobie: il 19,9% degli italiani considera il 5G uno strumento molto sofisticato per controllare le menti delle persone. Al negazionismo storico-scientifico: il 5,8% è sicuro che la Terra sia piatta e il 10% è convinto che l’uomo non sia mai sbarcato sulla Luna. La teoria cospirazionistica del «gran rimpiazzamento» ha contagiato il 39,9% degli italiani, certi del pericolo della sostituzione etnica: identità e cultura nazionali spariranno a causa dell’arrivo degli immigrati, portatori di una demografia dinamica rispetto agli italiani che non fanno più figli, e tutto ciò accade per interesse e volontà di presunte opache élite globaliste. L’irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale, sia le posizioni scettiche individuali, sia i movimenti di protesta che quest’anno hanno infiammato le piazze, e si ritaglia uno spazio non modesto nel discorso pubblico, conquistando i vertici dei trending topic nei social network, scalando le classifiche di vendita dei libri, occupando le ribalte televisive». [sottolineature mie]

Sarebbe interessante smascherare i pregiudizi filosofici e le corbellerie epistemologiche che stanno dietro a questa violenta cascata di “giudizi di valore”. E’ evidente come tutto il discorso (inquisitorio) dei cervelloni del CENSIS si basi sull’ideologia oggi tornata in voga e dominante dello scientismo dogmatico, quella che considera Lascienza forma di sapere infallibile, indiscutibile e suprema, mentre tutte le altre forme di conoscenza sono squalificate come credenze fallaci e irrazionali.

Lorsignori sbandierano lo spaventapasseri della “irrazionalità”, sperando così di fornire l’ennesima arma al regime psico-sanitario: tentano di terrorizzare i cittadini mostrandoli allo specchio, ovvero cercando di convincerli che sono dei mostri.

In verità, se c’è qualcuno fa gli scongiuri perché davvero spaventato dai dati del CENSIS, sono proprio lorsignori. Cosa infatti ci dice il rapporto? Che una fortissima minoranza di italiani, malgrado tutti gli sforzi compiuti dal regime, non crede all’élite, né ai suoi scienziati, tantomeno ai suoi politicanti. Vien fuori anzi che grandi masse hanno compreso che l’unico mostro realmente esistente è la razionalità paranoica e diabolica del potere.

Se si considera la massiccia operazione ideologica del regime per avere masse obbedienti la cosa è di buon auspicio per il futuro.