CONTRO IL GRANDE RESET di Moreno Pasquinelli

«Per salute non si deve intendere soltanto la conservazione della vita, a qualunque condizione; ma una vita per quanto possibile felice». Thomas Hobbes

PREMESSA

L’idea di fondo di chi scrive è questa: il turbocapitalismo neoliberista, anzitutto occidentale, è entrato da tempo in una crisi mortale, tuttavia, come ogni organismo storico-sociale, esso vuole sopravvivere ad ogni costo. Potrà riuscirci solo se sarà in grado di auto- trasformasi. Così è accaduto in ogni grande crisi sistemica, anche quella degli anni ’70 del secolo scorso, che partorì appunto il mostro neoliberista. Malgrado il Covid non sia nemmeno lontanamente paragonabile alla peste che decimò la popolazione europea nel XIV secolo, il XXI potrebbe assomigliare proprio a quello che segnò il passaggio epocale dal Medioevo alla modernità. L’avanguardia politica dei globalisti ne sembra convinta ed ha chiaro in testa dove condurre l’umanità. Essa sa che un simile passaggio non sarà indolore, che dovrà spazzare via resistenze tenaci, che ci saranno profonde turbolenze sociali… cadranno teste, crolleranno regimi, spariranno nazioni, modi di vita saranno sconvolti. Affinché simili “distruzioni creative” possano produrre gli effetti desiderati, chi le pilota ha bisogno di eventi sconvolgenti, tali da scioccare le masse e da convincerle della ineluttabile necessità del mutamento radicale che questa avanguardia politica ha in mente. La cosiddetta “pandemia” ha consegnato a questa avanguardia politica un’occasione d’oro per attuare quello che chiama “Il Grande Reset” (ovvero reimpostare il sistema capitalistico nel caos per ricostruirlo). Scioccare le masse è solo la prima fase, dopo il coma farmacologico narcotizzante, esse andranno risvegliate per essere quindi mobilitate e intruppate. La cupola, nel tentativo di indirizzare gli eventi, sfodera la sua “nuova” visione del futuro, offre alle larghe masse un’ideologia seducente, così da giustificare le pene dell’inferno che stanno subendo e dovranno subire. Ecco dunque che il bio-potere (il sovrano che mentre dice di conservare la vita proprio per questo pretende il rispetto dei suoi definitivi dispositivi disciplinari), brandito il fantasma della “morte nera”, esibisce la sua abbagliante e super-progressista promessa: in virtù dei miracoli della scienza, delle diavolerie digitali e della farmacologia, il futuro prossimo sarà un paradiso post-umano tecnicamente perfetto. Dopo lo shock la narcotizzazione. Chi non si oppone a questa narrazione dietro alla quale il bio-potere si maschera e nasconde le sue pretese totalitarie, è complice.

SINDEMIA O PANDEMIA?

Il mondo scientifico è tutt’altro che unanime sull’origine del virus. Non è affatto certo, né il cosiddetto “spillover” (il salto da animale a uomo), né che il passaggio sia avvenuto a Wuhan o nella provincia dello Hubei. L’autorevole ricerca compiuta dall’Istituto dei tumori di Milano e dall’Università di Siena, analizzando i campioni di 959 persone asintomatiche che avevano partecipato agli screening per il tumore al polmone tra settembre 2019 e marzo 2020, ha ad esempio accertato che l’11,6% di queste persone aveva gli anticorpi al coronavirus, di cui il 14% già a settembre. Il virus aveva quindi iniziato a diffondersi in Italia già dall’estate 2019. Le autorità politico-sanitarie, per giustificare le loro misure sproporzionate e liberticide e lo stato d’emergenza a singhiozzo, hanno costruito una vera e propria campagna di terrore fondata sull’idea che saremmo in presenza del rischio di uno sterminio di massa. Per confermarlo esse usano il criterio aleatorio del tasso di letalità di una pandemia (rapporto tra le persone decedute a causa della malattia col totale dei malati). In verità è il tasso di mortalità (rapporto tra deceduti e popolazione) il parametro decisivo, anche perché permette un confronto tra l’epidemia attuale e quelle precedenti. Solo negli ultimi cento anni ne ha subite almeno tre: quella devastante è stata la spagnola (H1N1) nel 1918-19, neanche paragonabili la “asiatica” (H2N2) nel 1957-58, la “Hong Kong” (H3N2) nel 1968-69.  Ebbene, il tasso di mortalità del Covid su scala planetaria si attesta ad oggi allo 0,016, quello dell’Asiatica dello 0,068, quello della Spagnola del 3,3%. Da sempre l’umanità ha dovuto far fronte a pandemie influenzali. Prendendo per buoni i dati dell’OMS (metà novembre 2020) sarebbero decedute nel mondo, “causa Covid”, 1.338.769 persone, il doppio di quelle morte per problemi respiratori legati ai virus influenzali negli anni scorsi. Numeri ufficiali che mentre smentiscono coloro che negano la pericolosità di questa sindemia, quando non la sua stessa esistenza, a maggior ragione destituiscono di ogni fondamento l’isterica  drammatizzazione in atto. Non è finita qui. C’erano state già nella primavera scorsa polemiche sulla classificazione sbrigativa dei decessi. Virologi di fama, immediatamente silenziati, avevano fatto notare che mentre nelle altre pandemie influenzali le statistiche abbiano sempre considerato le “morti indirette per complicanze polmonari o cardiovascolari”, col Covid questa tassonomia sia scomparsa. Oggi non c’è più alcun dubbio che la classificazione usata in primavera sia stata deliberatamente ingannevole: “Abbiamo sbagliato a contare i decessi, anche chi aveva un infarto con un tampone positivo lo abbiamo registrato come morto per Covid”.

Tuttavia considerare il Covid-19 (Sars-CoV-2) una pandemia, se è tecnicamente giusto, è essenzialmente sbagliato. Come attestato da autorevoli scienziati, si tratta piuttosto di una “sindemia”: la sindrome respiratoria causata dal Covid interagisce con malattie non trasmissibili quali diabete, cancro, patologie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche. Le sindemie sono cioè caratterizzate da interazioni biologiche e sociali che aumentano la suscettibilità di una persona a peggiorare il proprio stato di salute. L’economia liberista ha creato un habitat propizio alla letalità dei virus influenzali, causando in tal modo la crescita di queste malattie croniche di massa. Affrontare il virus dunque significa affrontare anche ipertensione, obesità, diabete, malattie cardiovascolari o respiratorie croniche e cancro. Ciò spiega la ragione del fallimento delle risposte adottate dai sistemi politico-sanitari nel contenere la curva di contagio. Se si vogliono evitare nuove “tempeste sanitarie perfette” va ripensato il concetto di salute pubblica e seppellito il modello economico-sociale neoliberista.

A conferma del carattere sindemico della malattia parlano i numeri: la stragrande maggioranza dei decessi, ha infatti riguardato soggetti con patologie croniche, per di più tra i 70 e i 90 anni d’età. La conferma che si tratta di una sindemia viene da un altro dato: più ancora che le differenze biomediche sono state infatti le differenze sociali e di classe a determinare l’alto numero di decessi. Sociologi e scienziati hanno parlato infatti di “pandemia della diseguaglianza”, dato che la stragrande maggioranza dei colpiti risulta collocato nelle zone più basse e indifese della scala sociale. E’ quindi l’economia neoliberista, in quanto porta alle estreme conseguenze la pulsione capitalistica alla crescita illimitata ad ogni costo, la malattia fondamentale, quella che ha creato la “tempesta perfetta”, il combinato disposto tra il virus e sistemi sanitari aziendalizzati.

UN DISASTRO ANNUNCIATO

Le autorità politico-sanitarie, a partire dall’OMS, per giustificare il ricorso alla medievale quarantena utilizzano come criterio il tasso di letalità. Esso dipende dal metodo con cui si decide di considerare e rilevare le persone considerate “malate” o “contagiate”. In Italia e altrove questa modalità da risultati fallaci poiché si basa sulla diagnostica basata sullo screening a tappeto tramite tamponi naso-faringei (RT-CPR) per rilevare la “positività al virus”. La comunità scientifica è divisa sulla affidabilità di questa metodologia (come del resto non è unanime sull’affidabilità delle mascherine come strumento anti-contagio). Essa si basa sulla individuazione, nelle secrezioni respiratorie del paziente, non del Covid19 (il cui genoma RNA non è ancora stato effettivamente isolato), ma geni virali di diverso tipo (nel caso del tampone molecolare) o generiche proteine virali (nel tampone antigenico). Il risultato di questo tamponificio è che anche i soggetti asintomatici, paucisintomatici, compresi quelli con sintomi lievi sono, a torto considerati “malati contagiosi”.

Al contrario, l’epidemiologia ha acquisito da tempo il principio secondo cui la possibilità o meno di trasmettere il virus dipende dalla intensità della carica virale — che può variare da soggetto a soggetto e più è bassa più scende la probabilità di contagiosità. Le autorità, interessate ad alimentare il “terrorismo sanitario”, nella seconda come nella prima “ondata”, spaventano i cittadini sparando alzo zero i numeri crescenti dei “contagiati”, ed evitando di segnalare che la grandissima parte guarisce. E’ il Ministero della sanità a confermarci (dato del 16 novembre 2020) che il 95% dei “contagiati” si cura a casa ed è asintomatico, che solo il 4,5% è ospedalizzato e che lo 0,5% è in terapia intensiva. Numeri che quindi smentiscono l’isterico allarmismo voluto dal bio-potere potentemente alimentato dal circo mediatico ad esso asservito.

Prestigiosi studi avevano subito messo in guardia le autorità politico-sanitarie sostenendo che il lockdown non sarebbe servito a fermare il diffondersi del virus. Quanto accaduto in Italia ha confermato il clamoroso fallimento della quarantena estesa a tutti ed a tutto il Paese — arresti domiciliari di massa, “distanziamento sociale” con illegalizzazione della vita associata, devastante blocco dell’attività economica, serrata delle scuole con la sciagurata “didattica a distanza” che la stessa OMS ha condannato. Non solo abbiamo avuto   migliaia di decessi di anziani già malati (molti ammassati nelle RSA) che potevano essere evitati con una strategia di protezione più accorta; come una bomba ad orologeria è sopraggiunta la cosiddetta “seconda ondata”. Non occorre andare molto lontano per verificare che forme di contrasto non basate sulla quarantena totale hanno ottenuto migliori risultati: in Svizzera il tasso di mortalità si attesta allo 0,04%, in Svezia allo 0,06%, in Germania (13.362 decessi) addirittura alla 0,01%, mentre in Italia (47.870 decessi) è allo 0,08%, al netto dei decimali più di cinque volte tanto. Come mostra anche l’esempio delle elezioni americane, ogni tentativo di opporsi a questa artificiale ondata di irrazionalismo, è stato vano. Chiunque si opponga a questa narrazione è stato ingiuriato e additato al pubblico ludibrio come “negazionista”. Stessa sorte è toccata anche ad autorevoli scienziati controcorrente, scherniti e derisi come “pazzi”.

Sui protocolli adottati nella primavera scorsa per guarire i malati in rianimazione, restano inquietanti interrogativi. Secondo una parte della comunità medica, i metodi usati nelle terapie intensive si sarebbero rivelati addirittura letali. Si fa riferimento, in particolare, all’errore di ricorrere alla ventilazione polmonare forzata nei casi di ricoveri per tromboembolia ed infine a quello di non ricorrere all’uso di antinfiammatori e di antibiotici, che poi si riveleranno invece fondamentali. Inquietante è stata infine la decisione dell’Agenzia del farmaco di vietare, con tanto di minaccia verso i medici che l’avessero invece prescritta, l’uso della idrossiclorochina, che invece si è dimostrata sicura ed efficace nelle prime fasi della malattia. Uno dei tanti casi, in smaccata violazione del giuramento di Ippocrate, di dittatura sanitaria da parte di corporazioni colluse con la grande industria farmaceutica globale. L’accanimento diagnostico ovvero la caccia compulsiva del “malato” tra la popolazione non solo non ha precedenti nella storia dell’epidemiologia sanitaria occidentale, è una delle cause del tracollo del sistema sanitario pubblico, già falcidiato da decenni di tagli lineari. La ricerca massiccia tra la popolazione sana, con milioni di test per il tracciamento dei positivi, oltre ad essere incompatibile con la natura e gli scopi del servizio sanitario, ha causato guasti senza precedenti: blocco dei servizi diagnostici, cura e riabilitazione, aumento dei malati di cancro (“ci troviamo nel mezzo di una vera e propria emergenza oncologica”) e patologie cardiovascolari. A questo vanno aggiunti quelli che a torto sono considerati danni collaterali secondari: la dittatura sanitaria, la distruzione della vita associata, la campagna di isterico terrorismo, secondo psicologi e psichiatri, sta già causando un aumento enorme dei più disparati disturbi psichici: ansia, depressione, disturbi della personalità, schizofrenia. La conferma l’abbiamo dall’aumento dell’abuso e della dipendenza da psicofarmaci.

Di converso e com’era prevedibile, lo sfascio della sanità pubblica ha causato una veloce espansione della sanità privata: chi ha soldi può ricorrere a cure efficaci, chi non ce li ha finisce nel vortice in fondo al quale può esservi la morte. Malgrado molti governi occidentali si fossero dotati di piani contenenti non solo misure ex post, ma specifiche misure terapeutiche ex ante per contrastare il rischio di pandemie, abbiamo assistito ad un clamoroso fallimento. Più marcato esso è stato nei paesi che hanno perseguito politiche neoliberiste di tagli e privatizzazioni, meno devastante in quelli dove tali politiche sono state più sfumate. L’Italia è uno di quei paesi in cui la distruzione del sistema sanitario è andata più avanti. Tagli ai fondi, tagli al personale, tagli ai posti letto, tagli alle apparecchiature, tagli ai servizi di sanificazione e igienizzazione. L’emergenza sanitaria, causata dall’allarmismo isterico, mentre ha mandato in tilt ospedali e centri sanitari, ha mostrato la totale disfatta della “riforma” del sistema fondato sul binomio micidiale aziendalizzazione/regionalizzazione. E’ quindi sulle spalle dei governi neoliberisti che si sono succeduti negli ultimi decenni, prima ancora che su quelle del virus, che ricade la principale causa dei lutti che hanno afflitto tante famiglie italiane.

PANDECONOMIA

Non è dato sapere se la profezia di Bill Gates del 2015, quella per cui era in arrivo una pandemia che avrebbe fatto 10 milioni di morti, sia stata un’uscita estemporanea o invece la dimostrazione che certe élite globaliste avevano in mente un piano per provocare e utilizzare uno shock globale. Resta che malgrado la relativa pericolosità del virus, l’avanguardia mondialista ha deliberatamente agito per farne l’evento traumatizzante per aprire la via e giustificare il Grande Reset. Come a comando le autorità politico-sanitarie e la grande armata mediatica hanno quindi suonato all’unisono lo stesso spartito, utilizzando la pandemia per generare il contagio davvero devastante, il  sentimento di panico e di paura e, sulla falsa riga di T.I.N.A., a far diventare senso comune che non c’è alternativa e l’apocalittica idea “nulla ormai sarà come prima”.

Gli effetti nefasti della gestione della sindemia sono molteplici, primo tra tutti un collasso generalizzato della produzione, degli scambi e dei consumi. Collasso che non a caso è stato più profondo in quei paesi come il nostro che hanno scelto la via della quarantena totale (il Pil italiano ha subito in pochi mesi il più grande crollo della storia: -10%). Un crollo destinato a produrre effetti sconvolgenti e duraturi. Nessuno oramai crede più alla favola della “ripresa a V”. Tra questi effetti il fallimento in massa di piccole e media aziende; la rovina per centinaia di migliaia di esercizi commerciali e attività artigianali; l’annientamento di interi settori e distretti economici, fallimenti bancari causa crediti deteriorati, la caduta delle entrate fiscali. Le conseguenze sociali saranno drammatiche: un aumento esponenziale della disoccupazione, la volatilizzazione dei risparmi, lo sfascio del tessuto sociale, il pauperismo di massa. Alla forte diminuzione della ricchezza prodotta corrisponderà un’ancora sua più diseguale distribuzione. Avremo un’ulteriore concentrazione di capitale a favore dei colossi economici e finanziari mondiali, siano essi conglomerati bancari o speculativi, i quali andranno all’incasso depauperando i paesi con forti debiti pubblici e privati.

Entrata fortemente indebolita in questa grande crisi a causa dell’appartenenza all’Unione europea e alla zona euro, l’Italia rischia di lasciarci le penne. Il processo di saccheggio dei suoi capitali e dei suoi cespiti si accentuerà col rischio di essere fagogitato, addirittura di essere sottoposto ad un regime umiliante di protettorato. Se questo poco importa all’élite del grande capitalismo italiota, i politici pronti a fare i Quisling occupano tutte le postazioni istituzionali apicali. Per i colossi globalizzati della finanza e dell’industria il nostro Paese è solamente una minuscola porzione del mercato mondiale, tanto più che per essi gli stati nazionali sono diventati ostacoli sulla loro strada, quindi ovunque possibile si dovrà rimuoverli o, come minimo, sottoporre ad uno stato di succubanza.

Fatte le pentole il diavolo si sarà anche questa volta dimenticato di fare i coperchi? La grave crisi sociale e politica accentuata dalle politiche anti-Covid farà saltare i coperchi anche ove se ne fosse ricordato. Non è dato sapere quando e dove ma sappiamo il come: le per ora molteplici ma minoritarie manifestazioni di disobbedienza civile sono destinate a diventare ondate di agitazioni popolari, vere e proprie sollevazioni generali. Contro politiche antipopolari globali le rivolte non potranno che essere nazionali e popolari. I dominanti lo sanno bene e si stanno attrezzando alla bisogna. Col pretesto della pandemia essi stanno stringendo definitivamente la garrota al collo della democrazia, collaudando quasi dappertutto, come non era mai avvenuto dalla fine della seconda guerra mondiale, meccanismi e dispositivi di silenziamento del dissenso e di repressione preventiva del conflitto politico e sociale. In Italia questo attacco ha fatto passi da gigante. Un governo scalcagnato, nato solo grazie al sostegno dell’eurocrazia e dei poteri forti, con la modalità di ordinanze e decreti del Presidente del Consiglio di dubbia costituzionalità ha sottoposto il Paese ad un inedito e anticostituzionale Stato d’Emergenza a singhiozzo che ha di fatto soppresso numerosi ed essenziali diritti sociali e di libertà. Lo ha fatto in nome del rispetto dell’Art. 32 della Costituzione e della tutela del diritto alla salute. Sorvolando sull’implicito e meschino concetto di salute, verificato che apprendisti stregoni hanno miseramente fallito, va ricordato loro che il 32 è preceduto da una serie di articoli che sanciscono il diritto al lavoro, alla libertà di pensiero, di manifestazione, a quella di circolazione.

Proprio per evitare questa sorte essi vanno blindando i fortilizi nei quali sono asserragliati e ostentano la loro vile sudditanza al grande capitalismo predatorio. Non solo non danno segni di resipiscenza, difendono tutte le misure scellerate che hanno spinto il Paese nel baratro, senza nascondere che esse si inquadrano, appunto, nell’ottica del “Grande Reset” invocato dall’avanguardia globalista. Non nascondono che puntano a vaccinazioni di massa, con tanto di passaporto sanitario obbligatorio attraverso chip impiantati nel corpo;  alla digitalizzazione dispiegata della vita sociale; a rendere permanenti i dispositivi orwelliani di psico-polizia; allo smantellamento dei settori economici che non possono reggere la competizione globale; a consegnare ulteriori quote di sovranità nazionale all’eurocrazia. Non fanno mistero quindi di credere in un futuro distopico e disumano in cui la maggioranza dei cittadini, trasformati in nuovi schiavi, ricevuto in cambio dell’ubbidienza un umiliante “reddito universale”, dovranno accettare come sovrana un’élite oligarchica transanazionale, una politica che lascerà il posto a “task force” di ragionieri e in cui il ruolo-guida spetterà alla tecno-scienza.

Contro queste forze diaboliche non resta che costruire un grande e trasversale fronte popolare patriottico d’opposizione. Gli ascari che hanno ridotto in brandelli la Costituzione, che stanno distruggendo l’Italia, saranno equiparati a malfattori e per questo sconteranno la pena che meritano.




LE FALSITA’ DEL COVID di Leonardo Mazzei

Oggi voglio parlarvi di un fatto concreto, avvenuto in un ospedale della Toscana, raccontatomi da un’amica che ha perso il padre nei giorni scorsi. Spesso i fatti della vita di tutti i giorni ci dicono molto di più di mille discorsi su grafici e tabelle.

Sappiamo tutti come i numeri del Covid siano inaffidabili. Inaffidabili quelli sui contagi, inattendibili quelli sul numero delle vittime. In tanti sappiamo pure che questa inaffidabilità non è casuale, bensì voluta. E sappiamo anche che tanti potenti interessi concorrono ad una sovrastima della reale portata dell’epidemia.

«Dacci oggi il nostro panico quotidiano» scrive Diego Fusaro commentando il comportamento dei media. E ieri i giornali hanno dato l’assurda notizia di un virus che in Italia sarebbe più letale che altrove. Ovviamente si tratta di una delle tante bufale messe in giro da questi messaggeri della paura controllati da chi col virus rafforza il proprio dominio. Questi giornalistoni fingono di non sapere che il tasso di letalità – che altro non è che il rapporto tra morti attribuiti al Covid e numero ufficiale di positivi – dipende da tanti fattori che con la pericolosità del virus c’entrano come i cavoli a merenda. Il primo di questi fattori è il numero dei tamponi, il secondo è l’attendibilità dell’esame degli stessi, il terzo è la correttezza nell’attribuzione delle cause di morte. E si potrebbe continuare.

Ragionare su questi fattori comporterebbe però una certa fatica e, soprattutto, rallenterebbe la diffusione quotidiana h24 del solito allarme terroristico che tanto piace nei palazzi del potere. Quegli stessi palazzi dove risiedono i responsabili degli ultradecennali tagli alla sanità, fatti in nome dell’Europa, che sono la principale causa degli attuali problemi sanitari.

Ma per una volta non voglio mettermi a discutere di tutto ciò. Preferisco invece riferirvi quanto mi è stato raccontato sulla vicenda accennata in premessa. A seguito delle sue peggiorate condizioni, un uomo, già sofferente da anni di diverse patologie, con seri problemi cardiaci, arriva in ospedale per un controllo, durante il quale ha un arresto cardiaco che lo porta alla morte. Ai familiari – che a tutto pensavano fuorché al Covid – viene fatto sapere che hanno due possibilità. Fargli fare il tampone post mortem ed aspettare l’esito prima di procedere alla sepoltura, oppure chiudere la cassa e fare il funerale in tempi brevi. Ovviamente, come avremmo fatto (quasi) tutti, i familiari hanno scelto la seconda opzione. Ma è qui che arriva la sorpresa: senza tampone la morte viene comunque attribuita d’ufficio al Covid.

Avete capito il valore dei numeri che vi sparano in fronte tutti i giorni i Tg?

Ora, è sempre triste dover parlare di queste cose. E mi rattrista ancor di più doverlo fare per il padre di una persona cara, ma possiamo tacere di fronte ad una simile mostruosità? No, non possiamo, anche perché è difficile pensare ad un caso isolato, ad un errore o ad una semplice violazione delle norme. Probabile, molto più probabile, che questa procedura sia ammessa e tutelata, se non addirittura incoraggiata, dalle regole emergenziali decise dal governo.

Venti giorni fa Guido Bertolaso ha rivelato la convenienza che hanno gli ospedali (2mila euro al giorno a paziente) nel gonfiare i numeri del Covid. Chi scrive non sa se nel caso narrato entri anche questo aspetto. Quel che è chiaro però è la volontà che viene dall’alto di alimentare una narrazione terroristica. Con la paura si governa facile e qualcuno fa pure tanti affari.

In quale incubo ci vogliono ingabbiare? Domandarselo è doveroso. Iniziare a darsi delle risposte è possibile. Ma anche chi è ancora incerto, inizi almeno a riflettere. Il virus è un problema, l’uso che ne fa la cupola al potere lo è di più.

Fonte: Liberiamo l’Italia




35 DOMANDE A UN COVIDISTA di Alceste De Ambris

Anche nell’ambito degli intellettuali critici verso il pensiero unico, che su altri argomenti esprimono opinioni originali, quando si tratta del tema Covid19 alcuni non si scostano dalla narrativa dominante. Ultimo della lista scopro ad es. l’analista di geopolitica Stefano Orsi, che deride la “Marcia della liberazione” dell’11 ottobre come un gruppuscolo di negazionisti.

I termini “negazionista” e “complottista” non sono definizioni ma insulti, coniati appositamente per delegittimare l’avversario e impedire un confronto. Volendo invece suscitare una riflessione, con intento costruttivo e non polemico, a queste persone indirizzo una serie di questioni, in forma interrogativa; non ho certezze ma dubbi (anche se alcune domande sono retoriche e fanno intuire il mio pensiero) che cerco di condividere.

La narrativa covidista consiste in due tesi: che ci troviamo in presenza di una malattia del tutto nuova e di una pericolosità senza precedenti; e che dunque qualsiasi misura restrittiva della libertà è giustificata a tempo indeterminato, qualsiasi siano gli effetti economici. La prima è un’affermazione di fatto, la seconda un giudizio etico-politico. Lo scetticismo sul covid prenderà dunque due forme (che possono coesistere): i dubbi sulla natura della malattia, e quelli sull’opportunità delle misure politiche messe in atto per contenerla. Il Sistema tende a confutare e ridicolizzare il primo ordine di argomenti (solitamente riportando solo le opinioni più pittoresche, es. curarsi con la candeggina e simili), mentre io mi privilegerò gli elementi etico-politici. Non sono un medico, e proprio per questo posso esprimermi liberamente senza rischi per la carriera.

  1. È possibile che i grossi finanziamenti da parte delle case farmaceutiche o della Fondazione Gates abbiano condizionato l’azione dell’Oms o di altre istituzioni sanitarie, o le opinioni di medici e ricercatori?
  2. Perché i medici “ufficiali” e da salotto tv, anziché limitarsi a descrivere il corso della malattia, si permettono di auspicare questo o quell’intervento securitario, invadendo il campo della politica? Se la scienza è discussione e non dogma, tantopiù se si tratta di fenomeni nuovi e non conosciuti, perché i medici critici verso il discorso dominante vengono censurati derisi e minacciati?
  3. Bloccare le attività economiche, causando fallimenti povertà e disoccupazione di massa, non è il classico caso di cura peggiore del male? Non assomiglia a chi, per risolvere il problema di un dolore alla mano, si fa amputare il braccio?!
  4. In una situazione di reale pericolo, poniamo ad es. una guerra, il comportamento tipico delle istituzioni, e dei media organici al potere, è di diffondere fiducia e sicurezza; perché invece qui tra istituzioni e media si fa a gara per diffondere paura e panico tra i cittadini? come si spiega se non con una campagna terroristica orchestrata e diretta a uno scopo? Un governo è necessariamente impotente di fronte agli “attacchi di panico” mediatici, o può far uso dell’art. 648 del codice penale che punisce per procurato allarme l’annuncio di disastri e pericoli inesistenti?
  5. Il diritto alla salute è previsto all’ 32 della Costituzione italiana: prima ci sono 31 articoli che sanciscono il diritto al lavoro, l’inviolabilità della libertà personale, la libertà di circolazione, il diritto di riunione, di culto, il diritto all’istruzione ecc.: è ragionevole che un unico diritto sopprima tutti gli altri, o la collettività dovrebbe cercare un compromesso tra tutti i valori in gioco?
  6. Se al cd. lockdown non c’è alternativa (la nota ideologia “tina”), perché alcuni paesi (come la Svezia) non l’hanno applicato, ottenendo risultati migliori di altri che l’hanno applicato?
  7. Perché escludere a priori che il virus possa essere stato creato in laboratorio, e poi da lì fuoriuscito (per cause colpose o dolose)?
  8. L’argomento per cui bisogna limitare i contatti tra le persone sane perché gli ospedali sono pieni, non equivale a un’ipotetica proposta di vietare i rapporti sessuali perché i reparti di natalità sono pieni?! o cambiando settore, alla proposta di depenalizzare tutti i reati perché le carceri sono piene? Senza la propaganda televisiva quotidiana, non sembrerebbe una follia? Dovrebbero essere i servizi pubblici ad adeguarsi ai bisogni e alle vite delle persone, o viceversa?
  9. Concentrare tutta l’attenzione e tutte le risorse su un’unica malattia, non lascia sguarnita la diagnosi e la cura di altre patologie, anche più diffuse e pericolose? (tumori, malattie cardiologiche ecc.)
  10. È vero che ci sono forti dubbi sull’attendibilità’ dei test Prc, su cui si basano i tamponi, oltre un certo numero di cicli di amplificazione, per cui molti dei cd. “positivi” sarebbero in realtà falsi positivi? (qui lo studio del noto Raoult). In quale altra patologia la maggioranza dei positivi a un esame diagnostico sono asintomatici?
  11. Abbiamo fondate ragioni per credere nella risolutività di un vaccino, posto che per altri coronavirus (Sars e Mers) un vaccino non è mai stato trovato, e che per l’influenza stagionale, a causa della mutabilità del virus, il vaccino protegge solo da una minoranza (30%?) dei virus circolanti?
  12. Se ammalarsi e guarire (magari con pochi o nessun sintomo) equivale a essersi vaccinati, perché demonizzare i “nuovi postivi”, sopratutto tra i giovani, anziché considerarli un evento positivo che conduce all’immunità di gregge?
  13. Nella comunicazione ufficiale non sembrano in atto alcuni trucchi retorici utilizzati durante la crisi economica del 2008, es. il mantra del “fate presto” per far accettare provvedimenti disastrosi, il dogma del “non c’è alternativa”, la soluzione dell’ “aumentare la dose” di un provvedimento inefficace (se l’austerità o il confinamento non funziona è perché non è stato applicato abbastanza), il meccanismo di colpevolizzazione delle vittime (se l’epidemia si diffonde è colpa dei comportamenti dei cittadini indisciplinati) ecc ?
  14. La misura della quarantena esiste da tempo immemorabile, ma è sempre stata applicata ai malati, mentre qui viene applicata alla platea dei sani: è normale o è un abuso?
  15. È vero che non vi sono prove scientifiche sull’utilità delle mascherine da parte del grande pubblico, soprattutto all’aperto? (qui una bibliografia, tra cui uno studio dell’Oms). E che le mascherine possono avere effetti collaterali, se usate per lunghi periodi da non professionisti? oltre agli evidenti aspetti simbolico-antropologici: è mai esistita una società in cui tutti vanno in giro mascherati, se non è carnevale?
  16. Se la mortalità da covid fino a 70 anni circa è simile a quella di una normale influenza (qui lo studio di Ioannidis, epidemiologo di fama mondiale ), e solo dopo i 70 assume un’incidenza significativa (grafico) non sarebbe più logico concentrare la protezione sulle categorie a rischio? Se la mortalità da covid riguarda soprattutto ultraottantenni con tre patologie pregresse (rapporto Iss) non sarebbe più logico isolare solo gli anziani, fornire loro assistenza affinché non abbiano bisogno di spostarsi ecc., anziché condannare agli arresti domiciliari l’intera nazione? Si veda Dichiarazione di Great Barrington
  17. I giovani sono i meno soggetti ad ammalarsi in modo grave: ha senso chiudere le scuole e università, vanificando i diritto all’istruzione? Non rappresenta un’ingiustizia generazionale il neo-proibizionismo delle occasioni sociali (coprifuoco serale, divieto di eventi, feste, sport ecc), che privilegia un astratto “diritto a non essere contagiati” da parte di soggetti anziani che hanno già vissuto ciò di cui privano gli altri ?
  18. Nelle malattie infettive i portatori sani sono solitamente innocui, o comunque molto meno contagiosi dei sintomatici: è giustificata nel covid l’attenzione spasmodica verso gli asintomatici? (cioè potenzialmente chiunque)
  19. Il settore sanitario negli anni scorsi è stata massacrato dai provvedimenti di austerità (tagli per 26 miliardi), con tagli alla medicina di base, posti-letto, medici, infermieri, blocco del turnover ecc.: ripotenziare la sanità con ingenti investimenti pubblici non sarebbe di gran lunga meno costoso rispetto ai danni economici provocati da un lockdown? Perché non è stato fatto? Non era prevedibile il caos e l’intasamento delle strutture sanitarie in caso di inazione?
  20. L’uomo è un animale sociale: la misura prolungata del “distanziamento sociale” da praticare in casa non fa aumentare i disturbi psichici, le depressioni, i suicidi, soprattutto nei soggetti più fragili… oltre a indebolire le difese immunitarie? Identificando in ogni estraneo una minaccia, non distrugge la fiducia reciproca, che è il fondamento di ogni società?
  21. I media ufficiali (mio articolo) nell’ultimo decennio ci hanno propinato bufale colossali sulle virtù morali dell’Unione europea, sulla convenienza del pareggio di bilancio e delle privatizzazioni, sul “salvataggio” della Grecia (in realtà delle banche franco-tedesche), sul pericolo dell’inflazione e la necessità che la Banca centrale resti “ indipendente”, su BinLaden e l’Isis e i terroristi islamici, sulle sanzioni contro i Paesi che il terrorismo lo combattono davvero (Iran, Russia, Siria), su Israele unica democrazia in Medioriente, sull’invalidità delle elezioni in Venezuela e Bolivia che giustificano il riconoscimenti dei golpisti, sulla legittimità dell’arresto di Assange, sull’ambientalismo farlocco di Greta, sulle rivoluzioni colorate in Ucraina e Hong Kong, sulla necessità di censurare le cd. fakenews (altrui)… se finora ci hanno mentito, perché ora dovremmo credergli?
  22. A prescindere dalla reale gravità della malattia, non sembra in ogni caso che il Sistema stia approfittando dell’occasione per instaurare uno stato di polizia, un dispositivo di controllo cui corpi (come direbbe Foucault), una “dittatura sanitaria” senza precedenti dai tempi del fascismo?
  23. È vero che la nostra Costituzione volutamente non ha previsto lo stato di emergenza, e che la grave violazioni delle libertà personali tramite reiterati dpcm (non leggi parlamentari o decreti-legge) è di dubbia legittimità? E’ normale che l’opposizione sia muta, o si limiti a contestare aspetti secondari dei provvedimenti governativi o addirittura ne chieda di più rigorosi?
  24. È vero che nel conteggio dei morti “da covid” e dei ricoverati “da covid” compaiono anche le persone “con covid”, ossia dei semplici positivi, morti e ricoverati per tutt’altre patologie? È vero che gli ospedali ricevono incentivi economici se classificano un paziente come affetto da covid?
  25. È possibile che inizialmente siano state commessi, anche per la novità della malattia, gravi omissioni ed errori terapeutici? Perché inizialmente sono state vietate le autopsie e bruciate le salme? L’organizzazione della sanità a livello regionale, conseguenza dell’ideologia federalista, può aver contribuito a una mancanza di coordinamento e quindi inefficienza nella gestione dell’emergenza?
  26. L’obbiettivo implicito delle misure securitarie sembra essere quello di azzerare il numero dei contagi: non è utopistico nel medio-lungo periodo, considerando che l’Italia non è isolata, il virus continuerà a circolare nel resto del mondo, e le frontiere non possono rimanere chiuse per sempre?
  27. È vero che ora sono disponibili terapie efficaci, e che la cura per la maggior parte dei malati può essere praticata a domicilio, senza sovraffollare gli ospedali? È vero che molte persone ricoverate sono in buone condizioni, ma si sono recate in pronto soccorso a causa della paura diffusa dai media o della mancanza di qualcuno che possa assisterli durante la malattia? È vero che ad oggi le terapie intensive sono ancora vuote circa la metà dei posti disponibili a livelli nazionale (6000)?
  28. Quotidianamente ci viene propinato il bollettino di guerra, in cui compaiono tutti i dati possibili, anche quelli più inutili (come il numero dei “nuovi casi” che alla fine dipende dal  numero dei tamponi) tranne i dati che sarebbero significativi, ovvero la mortalità da covid confrontata con  quella delle malattie respiratorie, dell’influenza o delle altre cause di morte in generale (600-650 mila ogni anno): non è strana questa omissione senza eccezioni?
  29. Quanto dura un’emergenza? Se vi dicessero che il Covid durerà 5 o 10 o 20 anni, sareste disposti a trascorrere tutto questo tempo isolati e mascherati? La vita la libertà e la ricerca della felicità costituiscono un rischio, ma non sono preferibili alla mera sopravvivenza fisica in una condizioni di semi-prigionia?
  30. La decisione su quali rischi siano accettabili e quali libertà siano rinunciabili è eminentemente politica: non dovrebbe essere il popolo a decidere, anziché il governo o i tecnici? Una classe politica che si proclama liberale non farebbe meglio ad abbandonare l’atteggiamento paternalista di chi tratta i cittadini come bambini, limitandosi semmai a dare raccomandazioni e aiuti, ma senza obbligare alcuno a fare alcunché (salvo i malati contagiosi ovviamente)?
  31. E’ corretto dire che le misure anti-covid colpiscono duramente l’economia per ora in modo selettivo, certe classi sociali (precari, autonomi, piccoli imprenditori…) e certi settori, ma che alla fine il conto sarà pagato da tutti? Quando tutto sarà finito, chi pagherà i costi della peggior recessione economica (auto-inflitta) dai tempi della guerra? Una conseguenza non sarà l’enorme indebitamento di famiglie, imprese e Stati?
  32. A fronte della massa dei perdenti, c’è una minoranza che si arricchisce: è realistico pensare che i potentati finanziari, gli oligopoli informatici, le multinazionali, gli oligarchi, chi guadagna sulle oscillazioni di borsa, chi “per caso” avesse previsto in anticipo la crisi sanitaria facendo gli investimenti giusti… tutti costoro stanno facendo enormi profitti e alla fine saranno ancora più potenti di prima?
  33. Non sembra che la malattia si diffonda globalmente, a livello cronologico e geografico, senza apparente ordine logico, e anzi contro un certo buon senso (di più o prima dove meno ce lo si aspetterebbe, e viceversa)?
  34. È legittimo presumere che, se non si fosse verificata l’emergenza covid, in Usa Trump sarebbe stato riconfermato presidente, e in Europa il tema all’ordine del giorno sarebbe l’uscita di vari paesi dall’euro (la Brexit precede immediatamente lo scoppio dell’epidemia)?
  35. Il domandone finale: poiché sia la malattia sia le restrizioni impattano pesantemente sulla vita dei cittadini, su tutti gli aspetti che ho elencato non dovrebbe essere in atto un diffuso dibattito pubblico, aperto a tutte le opzioni e a tutte le opinioni? Se ciò non avviene, è perché queste considerazioni sono assurde o viceversa perché (almeno alcune) sono verosimili?



IL PROGETTO E’ CHIARO di Eugenio Capozzi

*Analisi del professor Eugenio Capozzi, Professore ordinario di Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Napoli.*

Il lockdown generale è già stato deciso da tempo.

Tutte le oscillazioni di queste settimane sono soltanto gioco del poliziotto buono e cattivo, tattica per imporre la decisione gradualmente, testando volta a volta le reazioni.

Il progetto è chiaro. Non ha niente a che vedere con la situazione sanitaria, che è sotto controllo (salvo le solite inefficienze di certe regioni) e che vede una pressione sugli ospedali inferiore a quella che si verifica abitualmente ogni anno per le epidemie stagionali di influenza. Morti e terapie intensive sono evidentemente in gran parte anziani ammalati di altro, spesso già ricoverati – i dati emergono su scala locale anche se il governo si guarda bene dal chiarirlo a livello nazionale. Se si volesse affrontare seriamente la protezione delle fasce di cittadini a rischio (chiarissimamente individuabili per via statistica) basterebbe monitorare gli anziani con patologie specifiche attraverso medicina di base e Usca, somministrare loro terapie ormai note ai primi sospetti di virus, fornire servizi per evitare loro il più possibile di uscire di casa, e raccomandare ai loro familiari di adottare con loro il più rigoroso distanziamento.

Ma chiaramente di questo a chi governa non importa nulla. Il progetto già pianificato dalla primavera è un altro, e tutto politico: un esperimento di ri-disciplinamento autoritario delle società funzionale ad un modello economico ben preciso.

È un progetto non solo italiano ma europeo, che parte dall’asse franco-tedesco e da Bruxelles, e di cui il governo italiano è solo uno tra gli esecutori. Non bisogna essere complottisti per individuarlo: esso è già palese nella torsione paternalista, eticizzante delle istituzioni Ue di cui Ursula von der Leyen è la garante.

L’obiettivo di queste classi politiche è enfatizzare a dismisura il virus per distruggere quel che resta della piccola e media impresa, del terziario autonomo, degli spazi di formazione, socialità e cultura “fisici”, e sostituirli con consumi, intrattenimento, didattica, socialità integralmente digitalizzati, completamente inglobati dalle grandi corporations hi tech globali.

La narrazione terroristica del Covid e i lockdown sono lo strumento per rimpiazzare del tutto la socializzazione con i social, le comunità di scuola e università con la didattica su piattaforma, l’amore e il sesso con il dating virtuale, i ristoranti e i bar con il food delivery, i cinema e i teatri con Netflix, lo shopping con Amazon, i concerti con le dirette a distanza, lo sport con il “workout” casalingo gestito da app, il lavoro con sussidi statali di semi-indigenza, il culto religioso comunitario con una spiritualità solitaria senza nessun rilievo sociale. E, soprattutto, per eliminare ogni forma di associazione culturale, circolo, movimento civico e politico libero, non controllabile, trasformando la società civile in una pluralità di individui isolati che si limitano ad essere followers dei leader politici, in un quotidiano reality show, “profilati” e sottoposti al continuo martellamento delle news unanimi di regime selezionate per loro dai social media depurandole di quelle che loro chiamano fake news, cioè di ogni fonte che non sia approvata dal complesso politico-mediatico mainstream.

L’accelerazione di questa trasformazione permetterebbe, per le élites europee, la saldatura tra il mega-tecno-capitalismo d’oltreoceano, lo statalismo burocratico Ue a economia sussidiata e il modello di mercato autoritario cinese.

L’unico ostacolo che può ancora frapporsi tra il progetto e la sua attuazione è la reazione, la resistenza, la mobilitazione delle società civili europee, dei ceti e delle fasce sociali che si è deciso di sacrificare. Dalla loro capacità di ribellione, dalla loro capacità di coordinarsi, dando vita a un blocco sociale e politico coerente in sostituzione di una rappresentanza politica ormai inesistente, dipende se l’esperimento tecno-autoritario riuscirà o sarà dichiarato fallito, o quanto meno dilazionato.”




THE LANCET: SINDEMIA, NON PANDEMIA

The Lancet è considerata una delle più prestigiose riviste medico-scientifiche. Sia chiaro, anche The Lancet ha preso cantonate, come quando ha dovuto smentire uno studio (poi ricusato) sui pericoli della idrossiclorochina, studio che è servito all’Oms per sospendere l’uso del farmaco nei trial clinici, e lo stesso ha fatto l’Aifa italiana. 

Di recente la rivista ha pubblicato un intervento del suo direttore, Richard Horton, che contesta, in riferimento al Covid-19, non solo le clausure il terrorismo sanitario dei governi, bensì lo stesso concetto di pandemia  e propone quello di Sindemia. Un neologismo inglese Sindemia (synergy e epidemic) che è usato per caratterizzare l’aggregazione di due o più epidemie concomitanti o sequenziali o gruppi di malattie in una popolazione con interazioni biologiche che aggravano la curva prognostica delle malattie stesse. [Vedi: G. Collecchia, Il modello sindemico in medicina, in Recenti Progressi in Medicina, 220, 2019, pp. 271 ss]

Segnaliamo ai lettori l’articolo che segue.

* * *

The Lancet: Covid-19 non è una pandemia, ma una sindemia

di Edmondo Peralta

Covid-19 is not a pandemic“: non una pandemia, ma una “sindemia“. Per il direttore di The Lancet la gestione dell’emergenza, basata solo su sicurezza ed epidemiologia, non raggiunge l’obbiettivo di tutelare la salute e prevenire i morti. Covid-19 non è la peste nera né una livella: è una malattia che uccide quasi sempre persone svantaggiate, perché con redditi bassi e socialmente escluse oppure perché affette da malattie croniche, dovute a fenomeni eliminabili se si rinnovassero le politiche pubbliche su ambiente, salute e istruzione. Senza riconoscere le cause e senza intervenire sulle condizioni in cui il virus diventa letale, nessuna misura sarà efficace. Nemmeno un vaccino.

«All’avvicinarsi della quota di un milione di morti nel mondo, dobbiamo ammettere di aver adottato un approccio troppo limitato per gestire questa epidemia».

Esordisce così nel suo ultimo editoriale Richard Horton, direttore della celebre rivista scientifica The Lancet, tra le cinque più autorevoli al mondo. Horton in passato aveva sostenuto la necessità di un lockdown più tempestivo e localizzato (come alcuni studi riportati dal Corriere della Sera suggeriscono) in Italia e in altri Paesi come la Gran Bretagna.

Ora non lesina critiche alla gestione dell’emergenza, vista unicamente come securitaria ed epidemiologica. E puntualizza: non siamo in presenza di una pandemia, ma di una sindemia.

« Abbiamo ridotto questa crisi a una mera malattia infettiva. Tutti i nostri interventi si sono concentrati sul taglio delle linee di trasmissione virale. La “scienza” che ha guidato i governi è composta soprattutto da epidemiologi e specialisti di malattie infettive, che comprensibilmente inquadrano l’attuale emergenza sanitaria in termini di peste secolare. Ma ciò che abbiamo imparato finora ci dice che la storia non è così semplice. Covid-19 non è una pandemia. È una sindemia».

Non chiamiamola pandemia, ma sindemia

I governi sarebbero colpevoli di aver trascurato la vera natura di Covid-19, soprattutto ora, a nove mesi dallo scoppio dell’emergenza.

Cos’è una sindemia?

A differenza della pandemia, che indica il diffondersi di un agente infettivo in grado di colpire più o meno indistintamente il corpo umano con la stessa rapidità e gravità ovunque, la sindemia implica una relazione tra più malattie e condizioni ambientali o socio-economiche. L’interagire tra queste patologie e situazioni rafforza e aggrava ciascuna di esse. Questo nuovo approccio alla salute pubblica è stato elaborato da Merril Singer nel 1990 e fatto proprio da molti scienziati negli ultimi anni. Consente di studiare al meglio l’evoluzione e il diffondersi di malattie lungo un contesto sociale, politico e storico, in modo di evitare l’analisi di una malattia senza considerare il contesto in cui si diffonde.

Per intenderci, chi vive in una zona a basso reddito o altamente inquinata, corre un maggior rischio di contrarre tumori, diabete, obesità o un’altra malattia cronica. Allo stesso tempo, la maggiore probabilità di contrarre infermità fa salire anche le possibilità di non raggiungere redditi o condizioni di lavoro che garantiscano uno stile di vita adeguato, e così via, in un circolo vizioso.

La sindemia è quel fenomeno, osservato a livello globale, per cui le fasce svantaggiate della popolazione risultano sempre più esposte alle malattie croniche e allo stesso tempo sempre più povere.

«Ci sono due categorie di malattie in circolazione al momento: insieme al Covid-19, abbiamo una serie di patologie croniche non trasmissibili (MNT). Entrambe colpiscono determinati gruppi e settori della società».

Le malattie non trasmissibili e status sociale, i protagonisti dell’epidemia

Horton si riferisce a obesità, diabete, malattie cardio-vascolari e respiratorie. E al cancro. Il numero delle persone affette da queste patologie è in crescita in tutto il mondo. I deceduti positivi al coronavirus (più precisamente al “Sars-CoV-2”) presentano caratteristiche e condizioni di salute particolari, che sempre più spesso sono correlate a determinate aree geografiche o classi sociali svantaggiate. «Parlare solo di comorbilità è superficiale», ammonisce lo scienziato.

Se i programmi per contrastare il coronavirus non terranno in conto fenomeni come la crescita dell’inquinamento, degli effetti della povertà sulla salute psico-fisica e della mancanza di investimenti in sanità pubblica – conclude l’editoriale – questi programmi saranno fallimentari, perché non garantiranno mai la salute di tutti. E nemmeno la ricchezza, se consideriamo che l’obesità da sola provoca perdite triliardarie al prodotto interno lordo mondiale. Alcuni Stati, per esempio, nonostante le pressioni delle lobby alimentari, sono riusciti a mettere a punto alcune leggi contro il “cibo spazzatura”, allontanato quantomeno dalle mense scolastiche e dagli istituti. In Messico la popolazione ha volontariamente ridotto il proprio consumo di zucchero dopo solo due anni dalla riforma.

Pochi investimenti in ambito sanitario, mirati ed efficaci, destinati al miliardo di abitanti più povero del pianeta, potrebbero evitare la morte prematura di 5 milioni di persone, cioè cinque volte tanto i deceduti positivi al coronavirus. E la cifra potrebbe crescere, se si considerano anche gli eventuali contagiati da Covid-19, esposti automaticamente a un rischio di morte maggiore in presenza di malattie croniche non trasmissibili.

Il virus non è uguale per tutti, certifica Istat

È ormai evidente a tutti che il coronavirus non è una livella. Salvo casi rari (nell’ordine di uno su mille-diecimila, a seconda dell’età, come si può rilevare ponderando con i contagi stimati il tasso di mortalità grezzo, basato invece solo sul rapporto morti/casi confermati) risparmia la vita dei giovani, di chi è in buona salute e di chi ha la possibilità di ricevere cure tempestive ed efficaci.

(Grafico Il tasso di mortalità va ricalcolato alla luce dei dati sui reali contagi. Nelle zone più colpite, dove si trova il 70% dei morti, si stimano oltre il decuplo di ‘positivi occulti/sommersi’, mai comparsi nei bollettini. Le stesse zone presentano tassi d’inquinamento tra i più alti d’Europa)

Il particolare svantaggio dei ceti meno abbienti e istruiti è stato certificato dalle analisi sui morti condotte negli Stati Uniti e in America Latina, dove decessi e contagi risultano prevalenti tra comunità afroamericane e minoranze. E anche dai dati dell’Istituto nazionale di statistica italiano: a partire dai mesi primaverili del 2020 è stato registrato un aumento dell’incidenza della mortalità tra le persone meno istruite rispetto a quelle più istruite. Nelle donne, il divario porta alla situazione per cui ogni 4 decedute meno istruite ne muoiono 3 con un grado di istruzione superiore, riporta l’Istat.

Le misure restrittive decise dai governi inoltre possono creare un vero e proprio circolo vizioso che riduce i redditi già bassi, diminuendo contemporaneamente condizioni di lavoro e aspettative di vita dei più deboli. Lo schema qui sotto, elaborato dall’epidemiologo Giuseppe Costa e dal ricercatore dell’Università di Torino Michele Marra, mette in luce alcuni esempi di queste dinamiche.

Le cause non riconosciute

L’exploit di malattie cardio-circolatorie e respiratorie è ben noto ma non sottolineato dai decisori pubblici, né interpretato come un problema prioritario-urgente nelle politiche di prevenzione sanitaria. In Europa un deceduto ogni sette, in termini assoluti, è legato all’inquinamento dell’aria, in particolare a quello causato dalle polveri sottili e al diossido di azoto. Le soglie limite fissate dall’Organizzazione mondiale della sanità secondo molti scienziati sarebbero inadeguate e non garantirebbero la salute della popolazione esposta all’inquinamento. E l’Unione europea consente tassi d’inquinamento più che doppi rispetto a quelli consigliati dall’Oms. Tutto ciò dopo che dal 2009 al 2016 diverse case automobilistiche hanno prodotto e messo in circolazione veicoli che emettevano fino a 40 volte i contaminanti consentiti dalla legge. Era il dieselgate.

Dalla scoperta delle emissioni delle auto ‘taroccate’, la legislazione ha spesso tollerato le discrepanze tra i gas emessi realmente in strada e quelli dichiarati dopo i test ‘farlocchi’ condotti nelle officine. Dal 2015 non è stato varato un nuovo test valido e sempre efficace, ma il nuovo protocollo presentava numerose eccezioni. Lo stop alle vendite dei modelli di auto con emissioni falsificate è arrivato solo a fine 2018. Nel frattempo sono state emanate clausole di tolleranza – ancora in vigore – per consentire differenze fino a oltre il doppio tra le reali emissioni dei veicoli e quelle dichiarate permesse dalla legge, anche dopo il dieselgate. Insomma, eradicare le polveri sottili e il diossido di azoto – e i decessi che causano – non sembra un’urgenza.

Diversi studi, inoltre, evidenziano anche i gravi effetti dell’inquinamento acustico, che nei grandi centri abitati è responsabile di morti premature per malattie cardio-circolatorie.

Poi c’è il diabete: un terzo dei morti positivi al coronavirus in tutto il mondo conviveva con questa malattia. Il numero di malati è in crescita esponenziale in Italia, nei Paesi europei, ovunque: colpisce circa tre volte di più le fasce della popolazione a basso reddito e preoccupa la sua diffusione tra i giovanissimi. Circa il 10% della popolazione ha il diabete, che uccide 20mila persone all’anno soltanto in Italia. Anche l’obesità cresce di pari passo.

Per quanto riguarda i tumori, alla situazione preesistente in cui i più poveri sopravvivono decisamente meno dei più ricchi, si aggiunge l’enorme mole di esami e screening sospesi e rinviati per colpa dei “lockdown”. I dati parlano di oltre 5 milioni di esami non eseguiti, con possibili conseguenze drammatiche su futuri aumenti di mortalità.

Cambiare prospettiva

I governi dovrebbero quindi realizzare che siamo di fronte a un fenomeno epocale, e questo fenomeno epocale non è il virus, o meglio, non da solo. Il coronavirus ha dato il “colpo di grazia” a un trend già segnato. Nel 2019, la stessa The Lancet, avvertiva: obesità, inquinamento e cambiamento climatico stanno cominciando a interagire tra loro e questa interazione costituisce una nuova minaccia per la salute globale. «Il cambiamento climatico e gli eventi meteorologici estremi provocheranno ulteriore malnutrizione e insicurezza alimentare. Il fenomeno potrà influire sui prezzi, soprattutto di frutta e verdura. Aumenterebbe così il consumo di alimenti industriali», certamente poco salutari e quindi pericolosi per la salute pubblica.

Mortalità in crescita anche in era pre-Covid

Per quanto riguarda l’Italia, nel 2015 e nel 2017 si sono registrati dei veri e propri boom di mortalità, che scienziati e statistici non sono riusciti a spiegare del tutto. Complici sono stati l’influenza, l’ondata di calore del luglio 2015 e l’invecchiamento della popolazione, ma la cifra totale non si spiega soltanto con queste cause. Diverse le ipotesi: dai tagli alla spesa pubblica all’inquinamento, fino alle crescenti disuguaglianze. La Spagna, uno dei Paesi più colpiti dal virus, dal 2012 ha sofferto un epocale aumento di mortalità, oggetto di studio di una Commissione nazionale nominata ad hoc e di un lungo dibattito sulle reali cause di questo boom.

Le conclusioni del direttore di The Lancet, Richard Horton, sono perentorie:

«La conseguenza più importante di inquadrare Covid-19 come una sindemia è sottolineare le sue origini sociali».

«A meno che i governi non riconoscano questi problemi ed elaborino politiche e programmi per invertire le profonde disparità, le nostre società non saranno mai veramente al sicuro da Covid-19» .

«La vulnerabilità dei cittadini più anziani, delle comunità nere, asiatiche e delle minoranze etniche, e dei lavoratori di servizi essenziali mal pagati e senza protezioni sociali, mostra una verità finora appena riconosciuta: non importa quanto efficace sia la protezione fornita da un vaccino o da un farmaco. Una soluzione puramente biomedica al Covid-19 fallirà».

QUI il link all’editoriale completo.

il report sulla sindemia globale del 2019.

Fonte: ilperiodista.it




L’EMERGENZA IMMAGINARIA di Alceste De Ambris

La recente ordinanza del Ministro della salute (ormai per limitare le nostre libertà personali non hanno più bisogno di leggi o almeno di decreti-legge) prevede la chiusura di discoteche e l’obbligo di mascherina dalle 18 in poi.

È già stata notata l’assurdità del provvedimento, che sembra presupporre che le malattie si diffondano solo al buio… e che gli unici luoghi affollati siano le discoteche… Vietato ballare: manco fossimo i protagonisti del film “Dirty dancing”! Il prossimo passo immagino sarà vietare i baci o i rapporti sessuali tra i giovani…

A parte le battute, il punto fondamentale è un altro. Ossia che, numeri alla mano, nonostante i media da settimane martellino su un ritorno del virus, in realtà al momento in Italia non esiste alcuna emergenza sanitaria che giustifichi ulteriori limitazioni delle libertà personali.

Non ho competenze mediche o statistiche, ma poiché nessun medico o statistico (almeno quelli interpellati dai media di regime) lo dice, è compito del cittadino comune cercare le informazioni e trarne le conclusioni (basterebbe anche un giornalista onesto…). Mi baso sui dati ufficiali delle istituzioni, pubblicamente reperibili su internet (le fonti sono indicate  in fondo).

Il fatto che nessuna testata giornalistica o programma televisivo riporti questi semplici dati, limitandosi a ripetere litanie senza senso (“oggi contagi in aumento”…), così come nessun partito politico anche di opposizione (esiste un’opposizione?) contesti il discorso dominante, polemizzando magari su questioni secondarie, la dice lunga sullo stato dell’informazione e della democrazia nel nostro paese.

E nessun fiato nemmeno dalla sinistra “antagonista”: dopo aver ammorbato per trent’anni le facoltà di filosofia con il pensiero di Foucault (pensatore peraltro anarcoide e anti-statalista e quindi innocuo al Sistema), non riescono a riconoscere il biopotere nemmeno quando si manifesta in modo così aperto… Negli anni Trenta forse c’era più pluralismo…

Il numero dei contagi sembra un dato irrilevante, sia perché dipende dal numero dei tamponi effettuati, sia perché i tamponi danno molti falsi positivi, e soprattutto perché questi nuovi infetti sono in realtà per la maggior parte sani, asintomatici o con sintomi lievi. Per svariate ragioni il virus col tempo ha perso pericolosità e letalità. L’aumento dei contagi, tra le categorie non a rischio, potrebbe anzi essere un fattore positivo, perché aiuta a costituire l’immunità’ di gregge (senza attendere vaccini miracolosi).

Il dato rilevante e’ quello dei decessi. Si tratta, come noto, di decessi presunti, perché sono stati considerate vittime del coronavirus persone “con” il coronarivus ma morti per altre malattie. E’ lo stesso Ministero della salute a dirci che l’età media dei deceduti è di 80 anni (e la mediana di 82), e che solo il 3,9% di questi non aveva patologie pregresse (e il 61% aveva tre o più patologie pregresse).

Ad ogni modo atteniamoci ai dati ufficiali. Il grafico dei decessi giornalieri presenta la classica curva a campana: raggiunto il picco a fine marzo-inizio aprile (massimo 919 morti), la curva  scende gradualmente da aprile – giugno, fino quasi ad azzerarsi a luglio e agosto. A luglio il numero dei decessi giornalieri varia da 3 a 30, con una media di 12. A agosto (fino ad ora) il numero varia da 2 a 12, con una media di 6 decessi al giorno. Diciamo pure, per arrotondare, negli ultimi due mesi, 10 decessi al giorno per covid.

Sono numeri di cui preoccuparsi ? Qui occorre ragionare a mente fredda: è chiaro che ogni vita umana è preziosa, ma purtroppo quando si fanno scelte politiche (non solo in ambito sanitario, ma anche economico ecc.) occorre valutare i pro e i contro. La vita umana è mortale e in nessuna attività esiste un rischio zero. Ad es. nessuno pensa di vietare la circolazione delle auto perché quotidianamente muoiono persone in incidenti stradali (in media oltre 3000 ogni anno).

La verità è che, avendo un termine di paragone, sono numeri non solo bassi ma proprio irrilevanti. L’Italia ha una popolazione di circa 60 milioni di persone. L’Istat ci fornisce i dati sulla mortalità annuale. Ecco ad esempio i dati dal 2014 al 2018 (arrotondati al migliaio per semplicità): rispettivamente 598 mila, 648 mila, 615 mila, 649 mila, 633 mila morti per tutte le cause. Va notato che uno scostamento di 50 mila morti da un anno all’altro è considerato fisiologico e non degno di allarme (e infatti nessun mezzo di informazione nel 2015 ci ha allertato per tale incremento o cercato spiegazioni).

La media è 628600. Dividiamo questo numero per 365 giorni, viene 1722 decessi quotidiani. Poiché ci troviamo in quella metà dell’anno in cui, viste le temperature, la mortalità è più bassa, togliamo pure un 10-15%: viene 1500 arrotondato. Ogni giorno in Italia in questo periodo muoiono circa 1500 persone. Come si vede si tratta di calcoli a spanne, solo per capire l’ordine di grandezza di ciò di cui si parla. Resta il fatto che appare razionalmente incomprensibile perché media e politici si occupino ossessivamente dei 10 morti per covid e non dei 1490 morti giornalieri per tutte le altre cause.

Per quali cause? È l’Istat stesso a dircelo (ad es. per il 2017): il 36% per malattie del sistema circolatorio, 28% per tumori, 8% per malattie respiratorie, 5% per demenze, 4% apparato digerente e 3% per diabete. Tra le malattie respiratorie ci sono polmoniti, influenze e altre. Solo per influenza si calcolano mediamente 8000 morti all’anno (per un’influenza di media gravità, di più se è grave). Il che significa, considerando che l’influenza è attiva circa per quattro mesi, una media di 65 morti al giorno (nel periodo appunto dicembre-marzo). Eppure per l’influenza non è mai stato immaginato alcun obbligo sanitario (il vaccino è facoltativo) né il telegiornale ci informa ogni giorno sul numero di infetti e sui focolai…

La situazione quindi è molto chiara: il covid è una delle malattie meno pericolose che circolino nel nostro paese, in cui da almeno due mesi non c’è alcuna emergenza sanitaria. Eppure media e governo ci fanno credere che c’è (è stato infatti prorogato lo stato di emergenza).

In questo modo continuano a diffondere panico tra la popolazione, il che sicuramente avrà degli effetti negativi sullo stato psicologico dei cittadini (in forma di depressione, ansia, nevrosi ecc.). Inoltre le limitazioni e l’incertezza danneggiano  l’economia: interi settori (ristorazione, spettacolo, trasporti, piccoli negozi ecc.) subiscono perdite ingenti, e le persone perdono il lavoro.

La somma di questi due fattori (disagio psicologico e perdita di reddito) è probabile avrà un impatto negativo sulla salute, per cui prevedo che il 2020 si concluderà effettivamente con una maggiore mortalità rispetto agli anni scorsi, ma non tanto a causa del covid, ma a causa dei provvedimenti presi per contrastare il covid.

E dunque, se è inutile e controproducente, perché media e politici continano a propinarci un’epidemia ormai inesistente? Certo non è un semplice errore o incompetenza, anche perché la campagna propagandistica ha un respiro globale e non riguarda solo l’Italia.

Sono state avanzate tante ipotesi, che tirano in gioco il controllo sociale, la lobby dei vaccini, speculazioni finanziarie, conflitti geopolitici ecc. Non so, ma ho il sospetto che la pandemia (reale o percepita) non finirà tanto presto, e che anzi diventerà il nuovo discorso dominante, nuova arma di distrazione di massa e capro espiatorio dietro a cui nascondere i fallimenti del finanz-capitalismo. Per un ventennio ci hanno imposto come ordine del giorno il “terrorismo islamico”: all fine si è capito che in realtà i presunti fondamentalisti non erano che balordi e mercenari utilizzati in ottica neocoloniale da una serie di potenze, soprattutto occidentali, per destabilizzare Stati ribelli e occupare zone strategiche. Dopo che Putin e Trump hanno scoperto il bluff, questo tipo di propaganda non tiene più (e infatti il terrorismo sembra scomparso da un giorno all’altro)… Occorre dunque mobilitare un nuovo nemico immaginario.

Fonti:

Ministero della salute http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?area=nuovoCoronavirus&id=5351&lingua=italiano&menu=vuoto
e
http://www.salute.gov.it/portale/caldo/dettaglioContenutiCaldo.jsp?lingua=italiano&id=4547&area=emergenzaCaldo&menu=vuoto

Istituto superiore di sanità
https://www.epicentro.iss.it/influenza/sorveglianza-mortalita-influenza

Istat
http://dati.istat.it/Index.aspx?QueryId=18462#
e
https://www.istat.it/it/files/2020/03/Nota_mortalità-per-causa_regionale-1marzo_15Maggio-_2017_e_2020.pdf

Per i dati sui decessi (grafico e giornalieri)
https://statistichecoronavirus.it/coronavirus-italia/
https://lab24.ilsole24ore.com/coronavirus/




SICURITARISMO GIALLO-ROSSO di Sandokan

Mentre le terapie intensive sono vuote, mentre i decessi per Covid-19 sono prossimi allo zero, da alcuni giorni non c’è telegiornale o quotidiano che non abbiano come titolo la minaccia di una “seconda ondata” in arrivo.

Un esempio su tutti, il Corriere della Sera di tre giorni fa sparava in prima pagina questa notizia: “Trecento nuovi malati”. Si trattava in realtà di trecento positivi al tempone, che non sono malati affatto e scoppiano di salute.

La verità è che in nome della salute, goccia dopo goccia, passo dopo passo, ci stanno togliendo il diritto alla vita.

Non c’è dubbio che dietro a questo seminare panico e paura c’è una regia, chi ne fa parte he dei fini, si pone uno scopo. Seminare paura aiuta forse le strutture sanitarie ad essere meglio attrezzate per fare fronte all’eventuale pericolo? Certo che no! E allora perché questa campagna terroristica? Quale la sua ratio se non quella, tutta politica, di impaurire i cittadini così da impedirgli di capire, così da tenerli in stato di perenne soggezione, così da immobilizzarli?

Certo che questa è la ratio. A lorisignori non sfugge infatti che la crisi sociale è devastante, che tanti si troveranno disoccupati e alla fame, sanno che c’è il rischio sì di una “ondata”, ma di proteste sociali. Ecco quindi spiegata la campagna di panico: cristallizzare e congelare la situazione sociale per tenere in piedi un ordine sociale e politico che, alle spalle dei sondaggi farlocchi, è più traballante che mai.

Morale: chi comanda, pur di difendere ad ogni costo l’ordine costituito, punta a trasformare lo Stato d’emergenza in uno stato ordinario, facendo quindi strame delle democrazia, delle libertà politiche e dei diritti sociali e individuali.

Il sicuritarismo di Salvini è niente rispetto a quello che ci sta facendo questo governo “di sinistra”. Come ebbe a dire Giovanni Agnelli, se vuoi far passare politiche di destra, devi farle fare da governi “di sinistra”.

Dobbiamo impedire questa deriva. Si deve chiamare i cittadini alla disobbedienza civile. Ma serve una protesta seria e ben organizzata. Per questo la Marcia della Liberazione del 10 ottobre prossimo è una tappa decisiva. Forse sarà un caso, o forse no, ma il governo, decidendo di prolungare al 15 ottobre dello Stato d’emergenza, ha costruito uno sbarramento forte al successo della manifestazione come delle altre proteste annunciate. Mi auguro che i promotori sapranno superare questo sbarramento e che i cittadini non si faranno intimorire.

Ps
L’Organizzazioene Mondiale della Sanità ha scelto Mario Monti come super-commissario europeo “per la salute e lo sviluppo sostenibile”.
Monti dovrà dare “raccomandazioni sugli investimenti e sulle riforme per migliorare la resilienza dei sistemi sanitari e di assistenza sociale”.
Dato che fu proprio Monti a tagliare la spesa sanitaria italiana di ben 8 miliardi, la decisione la dice lunga su cos’è e come funziona l’OMS.




PIETRE NELLE SCARPE di Dr. Rosario Spina

Io faccio il medico in una specialità chirurgica quindi sono abituato all’uso della mascherina e al modo in cui va indossata, tolta, usata e a tutto ciò che concerne un uso appropriato di uno strumento di profilassi che per essere efficace, “ammesso e poco concesso che lo sia per i virus”, deve possedere determinate caratteristiche e che va usata per un tempo limitato e poi sostituita, ecc ecc.

Cosa servano i cenci sudici, attaccati al gomito, alle giugulari, che entrano e escono dalle tasche, ficcate e ritoccate, usate per giorni, non è dato saperlo.

Non ho mai assistito a una cosa così ridicola e a una vessazione così palesemente forfettaria. L’importante è lavere il cencio da mettersi su bocca e naso, in genere solo in bocca, perché con il caldo muori soffocato.

Le figure più vittimizzate sono i poveri camerieri e baristi, che spesso soffrono in silenzio e agonizzano dietro il cencio.
L’importante è averla sul muso, che serva o meno nelle condizioni in cui è, non importa.

L’importante è vessare con controlli di tutti i tipi e multe oscene.

L’importante è piegare le gambe alla gente.
Poi che dire dei tamponi? Un testa o croce possibilistico, che oltre a essere fatto in modo scorretto nel posto scorretto, ha un indice di falsi positivi aberrante.
Tanto che spiritosi infermieri hanno provato a mandare al test rampini vergini e son risultati positivi senza rilevanti alterazioni statistiche. Ce n’è da dire di cosucce.

Ce ne sarebbero di pietre nelle scarpe ma che importa?

Intanto fino a dicembre ci vorrebbero ostaggi di un governo non eletto, sostenuto da una maggioranza oggi risibile.

Ma che importa? Che importa se domani ti dicono che c’è un focolaio vicino e ti chiudono a casa! Che importa se ti obbligano a fare il vaccino influenzale, anche se non hai mai avuto un’influenza e da quel momento ti ammalerai e anche il minchiavirus se è nei paraggi te lo prendi con effetti più gravi e più facilmente.

Che importa se ti possono fare un TSO perché scrivi post come questo.

Credete veramente nel tampone? Credete nella mascherina cencio? Credete in Conte ed agli scienziati della cupola filantropica che vi vuole tutti pronti a subire? Credete ancora che i governi contano qualcosa? Credete che loro facciano il nostro bene? Che tutelino la salute?

Allora dovrebbero chiudere Taranto e tanti altri posti pieni di veleni dove si muore senza virus, dovrebbero chiudere gli allevamenti intensivi dove milioni di animali convivono con le loro feci e noi li mangiamo, dovrebbero chiudere i macelli e togliere dai mercati il novanta per cento del cibo che ci fanno mangiare, dovrebbero fare una moratoria su certi farmaci che ingoiamo inutilmente e che obbligano noi medici a prescrivervi, terrorizzandoci con i protocolli “ imposti “ dall’OMS, dovrebbero occuparsi dei troppi veleni in agricoltura che hanno inquinato ogni falda acquifera, dovrebbero leggere e studiare, non dovrebbero farsi pizzicare con i padroni del vapore come tale Bill G.

Ma secondo voi che ci fanno membri del governo e scienziati di regime con Bill? Si prendono cura delle loro vacche sacre? O prendono ordini su cosa infilarci nel corpo? Sono solo alcune domande alla portata di tutti, risparmio questioni tecniche.

È solo per stuzzicare la fantasia del popolo mascherato e per prendermi un TSO tra qualche mese.
Una buona vita a tutte le vittime di questo abominio.




“CLINICAMENTE IRRILEVANTE” di Nunzio Gagliotti

Nel tempo dell’inganno universale
dire la verità è un atto rivoluzionario.
(George Orwell, La fattoria degli animali)

E così avviene che, a reti unificate, i banditori alfieri del coronamedia calano inesorabile lo stigma del pericoloso eversore sul prof. Alberto Zangrillo, primario dell’Unità Operativa di Anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare del San Raffaele di Milano.

Questi, reo semplicemente d’aver rivelato — apertis verbis e senza tema di infrangere il tenue confine del già definito “politicamente corretto eticamente corrotto” — quanto la cui evidenza incrina e compromette il piano liscio della dominante / imperversante narrazione terroristica sulla letalità del virus covid-19.

«Dopo essermi confrontato” – dice il prof. Zangrillo – “con la mia direzione scientifica, con la mia Università all’interno della quale sono rappresentate tutte le specialità che si sono occupate di covid … il virus attualmente è clinicamente irrilevante .. non è in grado fortunatamente di produrre quei casi clinici gravi che ci hanno accompagnato per tutto il mese di marzo e parte del mese di aprile … e nessuno mi può impedire di dire la verità …».

Laddove quest’ultima liberatoria rivendicazione della libertà di espressione potrebbe riferirsi all’affermazione del viceministro della Salute — tal Sandra Zampa — secondo cui egli diffonderebbe un messaggio che potrebbe portare le persone ad atteggiamenti rischiosi. Decrittato: censura disciplinare pronta a calare comme la louisette.

Un uomo coraggioso, dunque, prima che un medico ed accademico, il prof. Zangrillo.
Certamente consapevole del linciaggio, innanzitutto mediatico, al quale sarebbe stato sottoposto per aver osato dire la verità, ciò nondimeno non si è tirato indietro.
Così incarnando palpitante esempio di come si accende un “fuoco di resistenza”.

E mentre, al presente, patisce reiterate aggressioni a microfono armato interviene in suo tempestivo e legittimo soccorso — in tal modo abbracciando, con animo parimenti intemerato, la medesima croce — il prof. Enrico Gherlone rettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele nonché primario dell’Unità di Odontoiatria dell’ospedale milanese del Gruppo San Donato : «Dal 24 aprile non ricoveriamo più pazienti in terapia intensiva e registriamo mediamente tre accessi a settimana con sintomi lievi … il virus è diventato clinicamente irrilevante» del 2.6.2020

Per parte nostra, non assisteremo inerti al vile tentativo di zittire, intimorire, redarguire coloro i quali resistono, con dignitoso ed irremovibile piglio, al magma incandescente che il circo mediatico vomita sui volti e sui cuori puri di coloro i quali non si piegano.

Giungano, dunque, al professore Alberto Zangrillo, con la solidarietà che gli esprimiamo, i sensi della più sincera riconoscenza

Nunzio Gagliotti è membro del Cpt di Benevento di Liberiamo l’Italia




LA MASCHERINA DI CARTA È UNA TRUFFA di Stefano Montanari

Contro il dottor Stefano Montanari Roberto Burioni e la sua banda di scienziati di regime hanno scatenato una vera e propria campagna di linciaggio, ovviamente raccolta dai media mainstream. Montanari è stato presentato come un pagliaccio, peggio, come un “negazionista”. Si faccia attenzione a quest’ultima accusa che nel decalogo politicamente corretto dei peccati mortali è in cima alla lista. Burioni ha fatto un gran baccano, subito amplificato dal circo mediatico, contro l’affermazione di Montanari secondo cui le mascherine non solo non servono ma sarebbero pericolose alla salute.  Ma cosa ha esattamente detto Montanari?

«Io non ho nessun problema a mettere una mascherina mezz’ora se devo andare a far la spesa. Anche se non serve a niente (o meglio serve tanto quanto starnutire nella manica o nel fazzoletto, che preferirei usare) perché i virus sono più piccoli della trama, se siete più felici la metto. Male per mezz’ora non mi fa. Ma se mi venite a dire che i miei figli devono tenerla per tutte le ore che andranno a SCUOLA, quando qualunque cardiologo vi dirà che rischiano L’INFARTO, qualunque dermatologo che rischiano micosi e dermatiti, qualunque immunologo che sotto la mascherina i germi si moltiplicheranno e che senza contatti sociali il sistema immunitario si indebolirà, allora NO, non ci sto più. Accendete il lume della ragione e spegnete la paura, non possiamo ubbidire a ogni ordine assurdo di task force di gente in conflitto di interessi. Leggete cosa ne pensa un esperto VERO:
“Qualche anno fa, pochi anni fa, io insieme con mia moglie e insieme al CNR di Bologna, ho studiato un filtro per la respirazione…
Questo filtro per la respirazione era stato studiato perché c’era stato chiesto al ministero della difesa, quindi lavoravamo per il ministero…mia moglie, io e il CNR di Bologna…

La parte CNR era diretta da Franco Prodi, (fratello di Romano Prodi) che è un ottimo fisico, è andato in pensione da poco, ma è un bravissimo fisico…
Abbiamo lavorato proprio su un problema, che è lo stesso problema di oggi, cioè impedire che qualcosa di estremamente piccolo possa entrare nel nostro organismo.
Quel qualcosa di piccolo allora erano le nano polveri causate dalle esplosioni, ma le dimensioni sono quelle dei virus.
Il coronavirus è grande 120 nanometri, più o meno come le polveri di cui noi ci occupavamo.

Per un filtro, che sia un virus o che sia un’altra cosa, non importa. Il filtro è, semplificando molto, uno scolapasta: blocca quella determinata dimensione…
Noi, per poter studiare quel filtro, ci abbiamo impiegato un anno e mezzo…abbiamo lavorato su delle apparecchiature, con un gruppo di fisici, abbiamo fatto degli esperimenti, tanti esperimenti…abbiamo fatto dei prototipi di filtro, abbiamo lavorato con Finceramica per produrre questi prototipi, e alla fine ce l’abbiamo fatta.
Vi assicuro, è tutt’altro che facile fare un filtro di quel genere…non tanto per il fatto della dimensione di quello che devi bloccare, ma il problema grosso era il fatto che chi le portava doveva respirare…perché se io ti metto una mascherina di cemento armato è chiaro che fermo tutto, ma dopo due minuti tu muori! Quindi devo rendere compatibile la mascherina con la tua vita…

Noi lavoravamo per il ministero della difesa, quindi per qualcosa che doveva andare ai soldati, ai militari…e il soldato deve scappare, deve inseguire, deve portare dei pesi, deve fare degli sforzi quindi deve respirare bene…assicuro che è difficilissimo…
Allora chi è che può pensare che tutti i nostri sforzi siano stati ridicolizzati da una mascherina di carta o di stoffa…
Cioè noi, un gruppo di scienziati, con apparecchiature costose, tempo, viaggi, non c’eravamo accorti che bastava una mascherina di carta per fare esattamente la stessa cosa…

Purtroppo non è vero…la mascherina di carta è una truffa!
Voi vi mettete questa mascherina, e non importa se è di tipo 1,2,3,4,5,27…voi ve la mettete e respirate, dovete respirare….
Quando voi respirate emettete del vapore…bagnate la mascherina…e quando la mascherina è bagnata prende i virus, i batteri, i funghi, i parassiti e li concentra lì, e voi vi portate per delle ore funghi, batteri, virus, parassiti ad un millimetro dal naso e ve li tenete lì. Quindi vi ammalate o rischiate di ammalarvi a causa di QUEI patogeni…perché adesso la gente è convinta che esiste solo il coronavirus, ma il coronavirus è uno dei molti miliardi di virus che esistono…ma poi ci sono anche i batteri, che sono una quantità enorme, i funghi, i parassiti, le rickettsie…tutta roba che si appiccica lì e voi ve la tenete appiccicata al naso, quindi è follia pura…
E questo basterebbe per dire “abbiamo scherzato”…

Quando porti la mascherina ed espiri, cioè butti fuori quello che i tuoi polmoni hanno deciso essere lo scarto del metabolismo dei tuoi tessuti, delle tue cellule, cioè l’anidride carbonica…hai un impedimento a buttarlo fuori, quindi inevitabilmente ributti dentro al tuo organismo l’anidride carbonica…
Il tuo sangue va in ipercapnia, vuol dire che hai un eccesso di anidride carbonica, porti alle tue cellule il loro scarto…
Quando sei in ipercapnia, vai anche in acidosi, il tuo organismo diventa più acido del dovuto, il ph si abbassa…più è acido l’organismo, più hai facilità ad ospitare malattie…
La malattia più vistosa che si instaura con acidosi è il cancro!»