LOCKDOWN: LE PROVE DI UN CLAMOROSO FALLIMENTO

Chi ci segue sa che abbiamo sempre contestato confinamenti, quarantene e lockdown non solo perchè hanno fatto da apripista ad un regime biopolitico autoritario. Chi ci segue sa che abbiamo contestato radicalmente la presunta efficacia terapeutica delle chiusure restrittive. I corifei della dittatura sanitaria come pure tanti pseudo-antagonisti hanno provato a deriderci condannando le nostre critiche come “antiscientifiche”. Ebbene, ora vien fuori la verità. I giornaloni di regime la nascondono ma è arrivata una ricerca che fa a pezzi la narrazione ufficiale.

* * *

IL RE DEGLI EPIDEMIOLOGI FA A PEZZI IL LOCKDOWN

«A mettere in dubbio l’efficacia del lockdown, decretando di fatto la sua sostanziale inutilità, è arrivata una ricerca pubblicata venerdì scorso sul prestigioso Journal of Clinical epidemiology.

Uno studio firmato tra gli altri dal celebre epidemiologo statunitense John Ioannidis e intitolato “Effect estimates of Covid-19 non pharmaceutical interventions are non robust and highly model dependent” (Gli effetti stimati delle misure nella lotta al covid-19 di carattere non farmaceutico non sono solidi e risultano fortemente modello dipendenti).

Un nome una garanzia, quello di Ioannidis. Laureatosi in medicina con il massimo dei voti all’università di Atene, lo scienziato greco americano si è poi specializzato ad Harvard. Vincitore di numerosi premi, oggi Ioannidis ricopre l’incarico di professore all’università di Stanford, universalmente riconosciuto come uno dei migliori atenei al mondo. Per dare un’idea del valore della sua produzione scientifica, basti sapere che Google Scholar  gli attribuisce oltre 330000 citazioni e un “h-index”, l’indice utilizzato per valutare l’impatto e la produttività scientifica, pari a 212. Tanto per citare due virologi nostrani, a Roberto Burioni viene riconosciuto un “h-index” di 33, mentre Fabrizio Pregliasco si ferma a 23.

Non è il primo studio scettico nei confronti delle chiusure sfornato dall’epidemiologo di Stanford. Quest’ultimo, tuttavia, ha una caratteristica che lo rende forse ancora più autorevole. Per valutare l’efficacia del lockdown, Ioannidis e i suoi hanno infatti paragonato due differenti modelli elaborati dall’Imperial College di Londra, entrambi volti a capire l’evoluzione dell’indice di riproduzione (Rt) del Covid-19.

Il primo, pubblicato a giugno 2020 su Nature, valuta l’effetto delle restrizioni – altrimenti dette “non pharmaceutical interventions” o Npi –, misure che vanno dalla chiusura delle scuole, al distanziamento sociale, al divieto di grandi eventi, fino alla chiusura totale, e rappresenta la pietra filosofale dei “chiusuristi”, dal momento che attribuisce ai lockdown nazionali “la riduzione dell’80% dell’Indice di riproduzione Rt”, e un risparmio in termini di vite umane pari a 3,1 milioni di persone in 11 paesi europei.

Il secondo, pubblicato a dicembre dell’anno scorso, su Nature communications prende invece in esame la variazione dell’Rt in funzione della sola mobilità (spostamenti e interazioni sociali).

Traslando i due modelli del contagio di 14 paesi europei – trai quali Italia, Francia e Germania – gli scienziati si sono resi conto che, al netto di effetti diversi sull’Rt attribuibili ai casi “sommersi” e alla differente capacità di testing, il risultato in termini di decessi giornalieri risulta praticamente identico.

Secondo gli scienziati, gli effetti delle restrizioni “non sono solidi” e risultano “altamente sensibili al modello utilizzato, alle ipotesi e ai dati utilizzati per adattare i modelli”.

Daltronde, sottolinea il gruppo di Ioannidis, gli stessi due modelli realizzati dall’Imperial college arrivano a conclusioni diverse: se il primo considera il lockdown come la misura più efficace per arginare il numero dei decessi, il secondo in realtà attribuisce alle chiusure totali un beneficio minimo, se non addirittura nullo.

Tradotto, attuando le misure base previste dal “modello 2” – riduzione della mobilità, distanziamento, uso delle mascherine e igiene –, il risultato in termini di decessi sarebbe stato identico. Non proprio una bella notizia, segno che il virus “morde” indipendentemente dalle limitazioni messe in campo ma quantomeno ci saremmo risparmiati un lockdown.

Che problema c’è, potrebbe chiedersi qualcuno. Del resto per la scienza confutare le tesi e formularne di nuove rappresenta il pane quotidiano. Tuttavia, ammettono gli autori, il primo modello ha avuto un peso determinante nel condizionare la scelta del decisore politico di attuare le chiusure totali, e, sempre secondo gli scienziati, trascurare la “sostanziale incertezza del modello” quando si è trattato di applicare restrizioni “più aggressive” in grado di produrre “effetti più negativi su altri aspetti della salute, della società e dell’economia”, ha rappresentato un errore madornale.

Nessuno può tornare indietro per cambiare il passato e impedire l’applicazione di misure che oggi possiamo considerare sproporzionate. Ma perchè alla luce di questi studi l’unica soluzione proposta contro il Covid, anche nel nostro Paese, rimane solo chiudere, chiudere e ancora chiudere? Una posizione ideologica, frantumata oggi dalla scienza che i tifosi del lockdown invocano ad ogni piè sospinto».

[ di Antonio Grizzuti, La Verità, 31 marzo 2021 ]




COVID: NUMERI A VANVERA di Leonardo Mazzei

«Covid, il premier blocca Salvini: “Si decide in base ai contagi”». Questo il titolo de la Repubblica di ieri. Chiaro il messaggio: l’ignorante e pressapochista padano è stato stoppato dallo scientifico ed oggettivo presidente del Consiglio. A decidere sono i “numeri”, come avrebbe alla fine convenuto anche mister “pesce in barile”, al secolo Giancarlo Giorgetti.

In realtà le cose appaiono leggermente più complesse. Sono mesi che, con i loro numeri, giocano settimanalmente a disegnare una folle “Italia a colori”: giallo, arancione e rosso, con sullo sfondo un mitico ed irraggiungibile bianco. Ma ora si sono stancati. A metà marzo hanno così eliminato il giallo: troppo aperturista ed umano, roba non confacente ai tempi nostri. Doveva essere fino a Pasquetta, ma adesso sappiamo che il giallo sarà cancellato almeno fino al 30 aprile.

Il partito rigorista ha dunque vinto anche stavolta, questa è la chiave di lettura dei commentatori. Nessuno dei quali si chiede però come mai questa linea venga continuamente riproposta nonostante i suoi clamorosi insuccessi. Guardare un po’ più in là del proprio naso potrebbe infatti comportare qualche rischio, meglio tenersi bassi e continuare a disquisire sui numeri.

Nel tripudio dei fautori del governo dei tecnici, sono loro (i numeri) “a decidere”. Questo almeno è quel che ci dicono. In questo modo la vita dei governanti è diventata oltremodo comoda, le loro decisioni indiscutibili.

Dunque, tutto il potere ai numeri! Già, ma quali numeri? Tante le cose da dire in proposito, e molte le abbiamo già affrontate in questo anno, ma oggi vogliamo dedicarci ad un solo aspetto, una questioncella rivelatrice assai. Come vengono calcolati i cosiddetti “casi”? Tutti i giorni leggiamo e sentiamo parlare di nuovi positivi, che vanno ad aggiungersi al totale conteggiato il giorno precedente. Ma i “nuovi casi” sono davvero tutti nuovi? Sembrerebbe proprio di no.

Il caso della Lombardia

Nella pittoresca Italia della controriforma del titolo V della Costituzione del 2001, non è chiaro se ogni Regione adotti criteri propri, oppure no, nemmeno nella rituale conta giornaliera dei casi di Covid 19. Nell’incertezza è bene stare dunque alle dichiarazioni ufficiali. Due in particolare, giunte nelle ultime 48 ore, ci paiono piuttosto interessanti.

La prima ci viene dall’account Twitter ufficiale della Regione Lombardia. Oggi infatti i responsabili politici ed amministrativi non spiegano mai chiaramente ciò che fanno, ma in compenso twittano e postano su Facebook.

«Il numero dei positivi comprende anche quelli che sono risultati positivi ai successivi tamponi». L’italiano è un po’ stentato, ma il succo è chiaro: i positivi che ogni giorno vengono aggiunti al totale non sono tutti “nuovi positivi”, dunque “nuovi casi”. Al contrario, in ogni dato quotidiano si sommano mele e pere, addizionando i veri nuovi casi con le positività di chi positivo lo è già da tempo. Dunque, vi saranno casi che figurano una volta, altri due, tre, eccetera. Che valore abbiano numeri messi insieme in questo modo non sarà difficile da giudicare. Quel che è certo – su questo non sbagliano mai – è che così facendo la statistica non è solo falsa, ma sempre alterata in un’unica direzione: quella dell’ingigantimento dei dati reali.

Questo assurdo metodo di conteggio era già emerso nella primavera del 2020. Si disse allora che era dovuto all’impreparazione ed al caos del momento. Gli ingenui come me ci credettero e non se ne parlò più. Che adesso, dopo 13 mesi (tredici), il sistema sia ancora quello è un fatto che si commenta da solo.

Ho parlato della cosa con un amico medico, per capire se aveva un’interpretazione del tweet di cui sopra diversa dalla mia. In certi casi uno spera sempre di sbagliarsi… Ma questa spiegazione non l’ho avuta: «sai siamo in Lombardia e lì può succedere di tutto».

Purtroppo però la Lombardia non è sola…

La conferma della Toscana

Questo è il post di giovedì scorso del presidente della Toscana, Eugenio Giani. Uno schema non casuale e replicato tutti i giorni.  Nella frase finale – «Il tasso dei nuovi positivi è 6,14% (13,9% sulle prime diagnosi)» – la confessione dei barbari lumbard viene di fatto confermata dai civilissimi toscani. Se non vi fosse l’inganno è chiaro che “nuovi positivi” e “prime diagnosi” dovrebbero coincidere. Ma così non è, perlomeno non nella comunicazione del Giani.

Chiaro dunque che anche qui, come abbiamo già visto in Lombardia, i “nuovi positivi” non sono del tutto nuovi, assommando invece vecchi e nuovi come fossero la stessa cosa. I veri nuovi positivi, coloro che manifestano la positività per la prima volta, corrispondono evidentemente alle “prime diagnosi”, delle quali però si fornisce la percentuale ma – domandiamoci il perché – non il numero.

Il bello è che la Toscana passerà da lunedì prossimo in zona rossa solo per 21 casi. Dopo che le autorità regionali avevano trionfalmente annunciato la permanenza in arancione (quasi fosse il regno di Bengodi!), alla fine è arrivato l’immancabile Iss ad annunciare il rosso. Causa di questo cambio di colore la “scoperta” di 102 casi che si “erano persi” (colpa dei cinesi?) in provincia di Prato.

Ma quanti dei 9.200 casi settimanali registrati nella regione sono dovuti in realtà alla positività dei tamponi di controllo? Stime ultra-prudenti parlano di almeno un 30%, cioè di 2.700 “casi” che si dovrebbero sottrarre al totale. Si aggiungano a questi i falsi positivi, particolarmente elevati nei test rapidi, ed ognuno potrà capire la bestialità di affidarsi unicamente ai numeri. Quantomeno a questi numeri.

Ora, noi siamo assolutamente contrari alla carnevalata dell’Italia a colori. Assurda quanto inutile nel contrasto all’epidemia, essa serve solo a proseguire in altre forme un confinamento che uccide l’economia e falcidia ogni libertà. Ma anche chi questa buffonata la sostiene, dovrebbe almeno riflettere sul sistema di rilevamento dei dati, un’offesa bella e buona all’intelligenza di ognuno.

Conclusioni

Mai avremmo pensato di doverci ritrovare a commentare una simile falsificazione dei dati tredici mesi dopo l’inizio dell’epidemia. La cosa è talmente grave da risultare quasi incredibile. Ed invece è credibilissima. Ad attestarcelo sono proprio le fonti ufficiali che abbiamo citato. Tuttavia qualcuno continuerà a pensare ad una nostra malevola interpretazione. Benissimo, chi è in grado di mettere in discussione quel che abbiamo scritto lo faccia quanto prima. Saremmo felicissimi di essere smentiti, ma ben difficilmente ciò avverrà.

L’assurda metodologia che abbiamo denunciato nel quotidiano rilevamento dei “nuovi” casi (che nuovi sono solo in parte) viene utilizzata solo in Toscana ed in Lombardia? Decisamente improbabile. Chi scrive ha solo accertato un diverso comportamento da parte della Regione Marche. Ma il fatto stesso che esistano metodologie diverse ed opposte tra regioni, che sono poi soggette agli stessi parametri nazionali al fine delle misure di confinamento da adottare, è di una gravità inaudita. Ed altrettanto grave è l’assoluto silenzio dei media su tutto ciò.

E’ questa la tecnica nel tempo in cui tutti ci cantano le virtù di un potere affidato ai tecnici? E’ questa l’applicazione concreta della scienza nell’epoca in cui essa si è fatta religione assoluta? E’ questa la competenza nella stagione del presunto “governo dei competenti”? Ammazzate oh!, come direbbero a Roma.

Infine una considerazione non nuova, ma alla quale siamo costretti ogni dì. Il pressappochismo nella rilevazione dei casi di Covid produce sì statistiche false – e già non è poco – ma produce soprattutto statistiche sempre orientate nello stesso senso: quello dell’ingigantimento dell’epidemia. Errare è umano, ma (fateci caso) mai che avvenga un errore in senso opposto. Il catastrofismo della narrazione ufficiale ha da essere alimentato in tutti i modi. Esso serve a giustificare ogni porcheria, a coprire ogni arbitrio incostituzionale, ad occultare il dramma sociale di una disoccupazione reale ormai alle stelle. Di fronte a tutto ciò, volete che rinuncino alla falsificazione bella e buona dei dati? Sarebbe chieder troppo a lorsignori. Ed infatti quelli che ci vengono forniti sono spesso dei numeri a vanvera, ma che hanno sempre un loro perché. Non scordiamolo mai.

Fonte: Liberiamo l’Italia




AAA, ONESTA’ INTELLETTUALE CERCASI di Leonardo Mazzei

AAA, onestà intellettuale cercasi: questo l’annuncio che dovrebbe campeggiare in testa alle prime pagine dei giornaloni e nei titoli dei Tg. Ma questo sarebbe possibile solo ove l’oggetto della ricerca fosse presente in quei luoghi almeno in minima dose. Ma così palesemente non è. Ed è proprio per questo che la ricerca è difficile. Oggi, in tempi di narrazione pandemica unificata e di regime, addirittura disperata.

Detta così sembrerebbe quasi la mitica scoperta dell’acqua calda. Del resto, l’onestà intellettuale è da sempre merce rara. Ma qui non stiamo parlando di un’onestà perfetta ed assoluta, difficile da ottenersi per chiunque. Qui vogliamo occuparci invece della manifesta disonestà intellettuale che ci viene riversata addosso a tonnellate ogni dì. Per essere più chiari: una cosa è insistere su una propria idea anche quando i suoi presupposti cominciano a vacillare nella realtà fattuale; altra cosa è negare l’esistenza stessa dei fatti che la inficiano. Nel primo caso siamo di fronte ad un errore correggibile, al massimo ad un peccato veniale; nel secondo alla menzogna bella e buona.

Prendiamo il caso dei vaccini. Già alla fine dello scorso anno, abbiamo sostenuto come su questa controversa questione bisognerebbe passare dalla tifoseria al ragionamento. Così scrivevamo infatti il 29 dicembre scorso:

«Possiamo negare che il vaccino possa in qualche modo contribuire a contrastare l’epidemia? Possiamo cioè negare in assoluto il suo valore d’uso? Evidentemente no. Possiamo, e con mille ragioni, dubitare della sua sicurezza. Così come possiamo dubitare ragionevolmente della sua sensatezza, visto che avrà forse un’efficacia temporale molto limitata, o considerato comunque che l’epidemia si esaurirà probabilmente da sola in un biennio, come ci ha ricordato il 24 dicembre lo stesso presidente dell’Aifa – Agenzia italiana del farmaco – Giorgio Palù.  Ma, ci direbbe subito il vaccinista di turno, si può per questo negare che il vaccino possa avere un ruolo, magari marginale, nel salvare un certo numero di vite umane? Ecco, è a questo punto del discorso che si imporrebbe – beninteso, per entrambe le parti – il passaggio dalla tifoseria al ragionamento. Certo che il vaccino potrebbe salvare un certo numero di vite umane, ma quante altre potrebbe metterne a rischio a causa di una sperimentazione del tutto insufficiente? Vale davvero la pena adottare una “soluzione” forse peggiore del male?».

Da allora sono passati due mesi e mezzo, ma l’atteggiamento religioso, addirittura sacrale nei confronti del vaccino – peggio ancora, dei vaccini qualunque essi siano (unica eccezione quello russo!) – non è cambiato di una virgola. La tifoseria dei vaccinisti a prescindere si fa anzi sempre più rumorosa ogni giorno che passa. Siamo così arrivati ad una disonestà intellettuale vomitevole, tanto imbarazzante da essere ormai quasi incommentabile.

Due irrisolvibili contraddizioni chiariscono al meglio ciò di cui stiamo parlando.

La prima. Da un lato ci dicono che vaccinarsi è un dovere morale (lo ha detto perfino il Papa), il non plus ultra della solidarietà esprimibile in questi nostri e disgraziati tempi. Dall’altro ci ricordano invece che il vaccino non protegge comunque dal contagio, tant’è vero che il vaccinato dovrà continuare a mascherarsi e a “distanziarsi” al pari dei non vaccinati. Ma se è così, se il vaccinato continua ad essere un possibile veicolo dell’infezione al pari del non vaccinato (tra parentesi: ma che razza di vaccino è???), in cosa consisterebbe questa solidarietà? Qualcuno è in grado di spiegarcelo? Ovviamente no, ma se tu lo fai notare ecco che scatta subito la sentenza: negazionistaaa! E va bene: negazionista sì, ma delle fandonie che vorrebbero farci bere a tutti i costi.

Ma c’è una seconda contraddizione emersa alla grande negli ultimi giorni. Come noto, dopo numerose morti sospette, alcuni paesi europei hanno sospeso l’uso del vaccino di AstraZeneca, mentre altri (tra i quali l’Italia) hanno tolto dalla circolazione il lotto incriminato. Bene, questa azione precauzionale – peraltro fin troppo tardiva – ha senso solo come premessa ad un accertamento dell’eventuale legame tra quei decessi e la somministrazione del vaccino. Viceversa, sospensioni e ritiri sarebbero atti semplicemente insensati. Per cui delle due una: o le autorità politiche e sanitarie hanno agito in modo scriteriato (e allora lo si dica), oppure dobbiamo aspettare delle risultanze minimamente attendibili. Cosa avviene invece? Mentre queste risultanze ancora non ci sono, a pronunciarsi sono i politici, i giornalisti e gli osceni scienziatoni da palcoscenico che continuano a dirci da un anno la stessa cosa: che hanno ragione loro a prescindere, e – questo è il bello – ce l’hanno sia che dicano bianco sia che dicano nero.

Il giorno dopo allo scoppio del problema in Italia (ed in Europa) così sottotitolava il Sole 24 Ore: «Draghi e Von der Leyen: “Nessun legame con la trombosi”». Stessa musica dall’Ema e dagli infettivologi che conosciamo – Galli: “E’ una bufala” – mentre ieri l’impagabile Speranza assicurava che “AstraZeneca è sicuro”. E potremmo continuare, perché da lorsignori è tutto un coro di rassicurazioni, ma nessuno che ci spieghi allora il senso delle misure prese.

Fermiamoci qui che basta e avanza. La faccia tosta di questi signori è davvero insopportabile. Si potrebbe capire un ragionamento che dicesse: “d’accordo, vista l’insufficiente sperimentazione, questi vaccini hanno limiti di efficacia da verificarsi nel tempo, insieme a rischi che stiamo ancora valutando, ma essi vanno a nostro avviso accettati a confronto di quelli rappresentati dal virus”. Noi non saremmo comunque d’accordo, ma un discorso così sarebbe almeno formalmente onesto.

Questa onestà, anche solo formale, l’odierno potere non se la può permettere. I cittadini non devono essere messi nella condizione di ragionare. Essi, in quanto sudditi, devono solo obbedire. Da qui le menzogne a cascata del nuovo regime politico-mediatico-scientifico. Da qui l’inevitabile disonestà degli intellettuali che stanno coi frati e zappano l’orto.

Sono stato troppo tranchant? Temo di esserlo stato troppo poco.




COVID: LA SMENTITA INDIANA di Leonardo Mazzei

Se ne dicono tante in questi mesi di caos vaccinale. Una che va per la maggiore riguarda il presunto “successo di Israele”, grazie al record di inoculazioni targato Pfizer-BioNTech. Quale sia il reale significato di questo primato è già stato oggetto di un precedente articolo. Qui ci limitiamo ad un breve aggiornamento.

Ad oggi, con una percentuale di vaccinati del 56%, Israele continua ad avere una media di 3.519 casi al giorno. Rapportando i casi alla popolazione, è come se l’Italia ne avesse ora 24.375, mentre – ma con una vaccinazione 11 volte più bassa – ne ha in realtà 20.316. Aggiungiamo a questo che il calo dei casi in Israele, rispetto al picco del 16 gennaio, non solo è in linea con quello di altri paesi, ma è addirittura più lento e contraddittorio di quello che lo stato sionista aveva registrato dopo il precedente massimo del settembre 2019, quando dei vaccini non c’era neppure l’ombra. Mi pare che ciò basti ed avanzi per nutrire almeno qualche dubbio su un “successo” che i media vorrebbero indiscusso e soprattutto indiscutibile.

Ma perché parlare di Israele in un articolo dedicato all’India? La ragione è semplice. I cultori con l’elmetto della strategia vaccinale ci spiegano che non ci sono altre soluzioni per chiudere la partita con il virus. La loro narrazione è monocorde, a dispetto delle infinite contraddizioni che pure sono in qualche modo costretti a riconoscere: dalla reale efficacia dei vaccini, all’effetto delle varianti; dall’incertezza sulla capacità di fermare il contagio, al limitato periodo temporale della “copertura” vaccinale.

Per opposti ma convergenti motivi – in Israele l’epidemia non si placa nonostante il vaccino, in India l’emergenza è sostanzialmente finita senza alcun bisogno di ricorrervi – questi due paesi concorrono entrambi a smentire il racconto ufficiale. Ecco perché è bene occuparsene.

Il caso indiano

Veniamo allora all’India. Sia chiaro: come respingiamo il modello israeliano, qui non suggeriamo affatto di adottare quello indiano. Ma se proporlo sarebbe assurdo, ragionarci su può essere invece istruttivo. In realtà il caso indiano non è il frutto di un modello, bensì la risultante delle peculiari condizioni di quel paese: dalle pessime condizioni igieniche, all’esistenza di grandi ed affollate metropoli, fino alla bassa età media della popolazione. L’insieme di queste condizioni ha reso praticamente inutili le misure di contenimento adottate dal governo. Tutto ciò ha forse prodotto una strage? No, è avvenuto l’esatto contrario. E questa smentita indiana agita assai gli stessi media mainstream impegnati a sostenere la narrazione dominante.

Lo scorso 29 gennaio ha iniziato ad occuparsene il Financial Times, ripreso in Italia da Il Fatto Quotidiano del 2 febbraio. Ci sono tornati poi sopra il Riformista del 16 febbraio ed il Corriere della Sera del 26. Tutti in qualche modo stupiti dai dati indiani e dal loro evidente significato.

Ma quali sono questi dati? Questa la sintesi del Fatto:

«Un calo progressivo e sistematico di morti e contagi da inizio anno, così come di ricoveri in terapia intensiva. Il trend della pandemia in India – paese da 1,3 miliardi di abitanti secondo solo agli Stati Uniti per numero di casi, a oggi più di 10,8 milioni – suggerisce che alcune aree del Paese stiano andando verso l’immunità di gregge».

Altrettanto netto il Riformista:

«Quando in Italia iniziava a propagare la pandemia c’era un paese che era stato dato per “spacciato” con 100mila contagi al giorno di Covid. Parliamo dell’India, uno dei paesi più popolosi al mondo e dove si sa, le condizioni igienico sanitarie non sono mai state delle migliori. Eppure quel paese dall’altra parte del mondo, senza far nulla, sta uscendo dall’emergenza».

Da notare il “senza far nulla”: criminali questi indiani, come si permettono?

Con un pezzo dal titolo assai problematico – India, il rebus della curva: poca prevenzione ma i contagi restano bassi – un richiamo al rigore viene dal solerte Corriere:

«Il numero di casi è crollato, come quello dei morti, senza bisogno di una vaccinazione di massa (orrore, orrore, triplo orrore!), ciò ha un po’ rilassato, e da qualche giorno c’è un piccolo gradino verso l’alto». Speriamo salga ancora, sembra dire il giornalone di Milano…

Ad ogni modo, lo stupore un po’ indispettito dei nostri inviati al fronte (ogni riferimento a Burioni è tutt’altro che casuale) non riesce a nascondere i fatti. In particolare, quello che proprio non si può celare è che il calo dei casi è strettamente correlato all’immunità naturale, con relativo sviluppo degli anticorpi, raggiunta da buona parte della popolazione indiana, evidentemente già venuta a contatto (e senza troppi danni!) col virus.

A tal proposito gli articoli citati riportano dati davvero eclatanti e coincidenti tra loro. Scrive ad esempio il Fatto:

«A dare un’indicazione importante sull’ipotesi dell’immunità di gregge sono i test sierologici effettuati a Delhi, Mumbai e Pune, città da milioni di abitanti, da cui è emerso che “più della metà dei residenti è già stata esposta al virus”. Addirittura, aggiunge Ft, nello stato del Karnataka che ha oltre 60 milioni di abitanti, ad agosto 2020 i contagi erano stati in tutto 31 milioni: colpita dal virus il 44% della popolazione rurale e il 54% di quella urbana».

A conferma del significato del caso indiano ci sono poi i dati che vengono dal Kerala. Scrive sempre il Fatto:

«Paradossalmente, chi sta osservando una maggiore insorgenza di casi è lo stato del Kerala, ovvero quello che inizialmente si era più attivato per il controllo del virus».

Dunque, per quanto non voluto, il fatto che il virus abbia circolato alla grande, migliora di molto le prospettive dell’India sulla fine dell’epidemia. Ora qualcuno potrebbe pensare che questa circolazione abbia però prodotto un massacro. Abbiamo già detto che non è così, ma vediamolo con le cifre di worldometers.

In India, il tasso ufficiale di mortalità (morti Covid per milione di abitanti) è 14 volte più basso che in Italia (114 contro 1.657) e 16 volte più basso (114 contro 1.828) rispetto ai vecchi colonialisti inglesi. Morti ce ne sono stati, ma assai meno che nei paesi dove si è chiuso praticamente tutto. Eh, l’efficacia dei lockdown…

Conclusioni 

Come abbiamo già scritto, le differenze tra l’India e l’Europa sono abissali. Non tenerne conto sarebbe perciò un grossolano errore. Ma un errore ancora più grave sarebbe quello di non vedere cosa ci insegna l’India, la sua prospettiva di un’uscita più rapida dall’epidemia, unita ad un tasso di mortalità enormemente più basso.

Almeno tre le considerazioni che si impongono.

In primo luogo, è ragionevole pensare che ciò che vale per l’India valga probabilmente anche per il grosso del Terzo Mondo. Ed il modesto sviluppo del Covid in Africa sembra confermarcelo. Bill Gates si dia dunque una calmata, che il continente nero può fare volentieri a meno dei suoi vaccini.

In secondo luogo, lo straordinario risultato dell’India è dovuto almeno in parte ad un’età media molto bassa, dove gli over 65 sono solo il 6% della popolazione e gli under 25 arrivano invece al 50%. Bene, ma se è qui la ragione della bassa mortalità, questa banale osservazione ci fa capire quale sia veramente la fascia di popolazione da proteggere. Questa considerazione dovrebbe valere anche da noi, suggerendo misure mirate, opposte al confinamento generalizzato fin qui perseguito.

In terzo luogo, e questo è il punto più importante, l’India ci conferma in maniera plateale come il ricorso ai lockdown variamente declinati sia non solo inutile, ma probabilmente dannoso. Un modo per non venirne più fuori. Ma forse è proprio questo che si vuole…




IL VACCINO-TRUFFA di Sandokan

La Repubblica di oggi (26 gennaio) titola: «La clausola segreta nel contratto Pifizer: “In caso di reazioni avverse al vaccino a risarcire sarà lo Stato”».

E’ come se la multinazionale americana confermasse le accuse che scienziati e medici  dissidenti hanno sollevato riguardo ai possibili effetti collaterali del vaccino messo in circolazione in fretta e furia. Pur di mandare avanti ad ogni costo la vaccinazione di massa l’Unione europea ha accettato di esonerare la Pfizer da ogni responsabilità penale e civile. Si era mai visto? No, non si era mai visto.

Ma non finisce qui….

– Se mi vaccino posso togliermi la mascherina ??

– No.

– Potranno riaprire i ristoranti, bar, pub e tutti lavorare normalmente ??

– No.

– Vaccinandomi divento resistente al Covid ??

– Forse, ma non lo sappiamo di sicuro.

– Almeno non contagio più gli altri ??

– No, potresti ancora contagiare gli altri. Nessuno lo sa.

– Se vacciniamo tutti i bambini, le scuole torneranno alla normalità ??

– No.

– Se mi vaccino, posso smettere di fare distanziamento sociale ??

– No.

– Se mi vaccino, posso smettere di disinfettarmi le mani ??

– No.

– Se io e mio nonno ci vacciniamo, possiamo abbracciarci ??

– No.

– Dopo le vaccinazioni potranno riaprire i teatri, i cinema e gli stadi ??

– No.

– I vaccinati potranno riunirsi per feste o eventi ??

– No.

– Qual è il reale beneficio del vaccino ??

– Il virus non ti ucciderà.

– Sei sicuro non mi ucciderà ??

– No.

– Se il virus statisticamente può uccidermi lo stesso.. cosa mi vaccino a fare ??

– Per proteggere gli altri.

– Quindi se mi vaccino, gli altri sono 100% certi che non li infetto ??

– No.

Ricapitolando: Il vaccino Covid…

– Non dà immunità

– Non elimina il virus

– Non previene la morte

– Puoi beccare il Covid lo stesso

– Puoi trasmetterlo lo stesso

– Non preclude la necessità di divieti sui viaggi

– Non preclude la necessità di chiusure di esercizi commerciali

– Non preclude la necessità di isolamento




IL TERRORE VACCINALE di Umberto Bianchi

Riceviamo e pubblichiamo

In una Roma desolata ed impaurita, sotto una pioggerellina triste e battente, si è inaugurato l’anno nuovo. Sotto lo sguardo occhiuto di forze dell’ordine sempre più schierate a far non si sa che, tra il continuo e sgradevole battere delle eliche di elicotteri, intenti a sorvolare le nostre città, tutte le radio e le tivvù embedded, sono intente a trasmettere e ritrasmettere come in un ossessivo mantra le cifre dell’evento pandemico.

Quando, lì per lì, sembra passare un filo di speranza, con il calo di qualche percentuale di malati, ecco che subito ti arriva un piccolo, ma ben calcolato, getto di doccia fredda. “Sì le cifre sono effettivamente calate, ma era a causa dei minori dati del fine settimana”, “In verità è nuovamente aumentato l’indice di contagiosità” e via discorrendo. Con le loro faccette serie e corrusche, i vari sapienti da strapazzo, avvisano, ammoniscono ma, specialmente inoculano, non il vaccino della speranza, ma quello di un silenzioso e strisciante terrore, che tutto paralizza e rende inane e fatuo.

Nulla si muove, tutto tace, i dati economici nazionali, sempre più al ribasso, ci ricordano la discesa verso un declino che, con l’andar del tempo, rischia di divenire irreversibile. Si parla di decine di migliaia di imprese destinate alla chiusura e di altrettante decine di migliaia di lavoratori, che perderanno il posto. Ma Loro, con la faccia di bronzo di chi sa di avere (per ora…) le spalle ben coperte, ti rispondono che tutto questo, è per la “salute pubblica”, per il “bene collettivo”. Un risposta che ha il sapore di una sinistra e ben orchestrata beffa.

Qui nessuno nega l’esistenza di un virus, esiziale e pericoloso, al pari delle tante patologie che, da sempre affliggono il genere umano ed il cui unico, tragico, vezzo, sta nell’essersi presentato, in uno dei peggiori momenti di crisi economica e politica mondiale.  In tutta questa tragica vicenda, dovrebbe oramai esser chiaro, agli occhi di tutti, che molto più si sarebbe potuto fare, ma così non è stato. Di fronte allo spettacolo di un paese-continente, di un miliardo e passa di anime travolto da un evento epidemico di queste proporzioni e considerato che, di questo miliardo, un imprecisato numero di individui gira per il mondo, come turista o residente estero, andava da sé che il rischio di una ondata epidemica di ampie proporzioni, era sotto gli occhi di chiunque avesse un minimo di buon senso e che, pertanto, si dovesse provvedere con sollecitudine, a filtrare e chiudere le frontiere con la Cina.

Con lo stesso buon senso, l’arrivo di un evento epidemico sul suolo nazionale, avrebbe dovuto essere accompagnato da una immediata mobilitazione sanitaria, volta a far ottenere gratuitamente o quasi, tutto quello che è il materiale di protezione sanitaria, ai cittadini tutti. Dalle famose mascherine, guanti, visiere, ma anche quei tamponi per effettuare una rapido e massiccio monitoraggio sanitario della popolazione, avrebbero dovuti essere messi alla portata di tutti in breve tempo. Le stesse strutture sanitarie, avrebbero dovute esser tempestivamente integrate, con le famose tenso-strutture, in grado di alleggerire il sovraccarico ed il riempimento di posti nelle strutture sanitarie pubbliche. Stesso discorso avrebbe dovuto valere, per gli spazi chiusi pubblici, dai locali commerciali, agli uffici, sino alle scuole. Anche qui, primaria avrebbe dovuto essere, l’installazione di impianti di sanificazione dell’aria, sulla falsariga di quanto già esiste sugli aeromobili delle varie compagnie.

Ora, tutta questa serie di provvedimenti illustrati in brevi linee ed a cui si potrebbero aggiungere altrettanti ed ulteriori addentellati, non avrebbero certo evitato morti e ricoveri, ne avrebbero sicuramente ridotto, in modo molto sensibile il numero, permettendo, tra l’altro, ai paesi interessati di non subire inutili e quanto mai, dannose quarantene, queste sì, tutte a detrimento dell’economia, del benessere e del generale stato di salute della popolazione tutta. Invece, stranamente, l’Europa ed il mondo occidentale intero, hanno mantenuto un ambiguo atteggiamento di “laissez faire”.

Certo, utilizzare le risorse pubbliche in modo coordinato ed intelligente, non rientrava nei dettami del neoliberismo, che hanno così bene ispirato le politiche dei paesi occidentali degli ultimi trenta-quaranta anni. Il demandare progressivamente a forme assicurative, un numero sempre maggiore di competenze sanitarie pubbliche, la chiusura  di interi poli sanitari ( in ispecial modo in Italia…sic!), hanno fatto il resto, lasciando le popolazioni d’Europa (e degli Usa…sic!) alla mercè di un’ondata epidemica che, differentemente, avrebbe potuto essere gestita con costi molto minori.

Un velo di pessimismo e di terrore indiscriminato, supportato ed alimentato dai media embedded, sembra aver avvolto lo stato d’animo delle popolazioni europee tutte. A farla da padrone ora, il continuo martellamento con le cifre sui contagiati e sui decessi che, se viste in una generale e più ampia ottica sanitaria, in Italia ammontano ad uno 0,0006 per cento o giù di lì, della intera popolazione,cosa che non accade invece con altre patologie, quali quelle legate all’apparato cardiocircolatorio ed al comparto oncologico che, a ben altre medie arrivano. Contagi e decessi, vengono spregiudicatamente adoperati al fine di intimidire le popolazioni e far loro accettare l’idea della supina accettazione di vaccini di cui, ad oggi, non si conoscono ancora bene, né le controindicazioni, né i reali effetti di copertura; con il rischio, quindi, di dover ripetere all’infinito lo stesso trattamento più e più volte.

Ma, il motivo che sta alla base di tanto martellamento mediatico, va ricercato nel tentativo di prorogare “sine die”, un illegale stato di privazione delle principali libertà individuali. Da notare che l’ultimo Dpcm sarebbe stato emesso, a detta di Lor Signori, al fine di rendere più libere e fruibili le festività natalizie e di fine d’anno. Intento che, invece, è stato puntualmente disatteso, in favore di ancor più restrittive ed odiose misure restrittive. La scusa è sempre la solita: quei dati che descrivono un significativo aumento di contagi sul territorio ma, a quanto sembra, non sono confortati da nessuna seria verifica a riguardo.

Una tra tutte: la quanto mai sospetta e repentina sparizione del dato riguardante i contagi dovuti all’influenza stagionale che, generalmente, fa capolino proprio con l’irrompere della stagione fredda e che, quest’anno, sembra mancare del tutto dallo scenario nazionale. Una subdola forma di ricatto psicologico sta spingendo il nostro paese e l’Europa tutta, verso una forma di neo paternalistica dittatura. Nel nostro paese, in particolare, assistiamo allo spettacolo di un premier (non eletto) che governa e proroga, di volta in volta, uno stato di emergenza ed altri consimili provvedimenti, per via di decretazione d’urgenza, senza passare per il parlamento.

Tutto ciò, in un paese che, rispetto ad altre realtà statuali, si è sempre fatto scudo della Carta Costituzionale del ’48, al fine di condannare, ostracizzare, mettere a tacere, qualunque forma di istanza non conforme ai “desiderata” della maggioranza. Ora, quello che si sta verificando in Italia, è estremamente grave, lesivo delle libertà  dei cittadini e sta producendo delle pesanti ricadute sia sul piano economico, tramite il generale impoverimento della popolazione, che su quel medesimo settore sanitario che, oberato da una endemica disorganizzazione, ora non riesce a far fronte ad altre e più gravi patologie. Sempre più, a livello capillare, va facendosi strada il sospetto di una manipolazione dei dati statistici sulla pandemia e/o del  concorso di mani umane nel suo diffondersi,proprio in concomitanza con eventi quali le elezioni Usa, l’arrivo dei vaccini, le festività varie…

A questo punto, sarebbe ora di mobilitarsi senza indugio, senza attendere oltre. Una imponente raccolta firme, con richiesta di immediata revoca di inutili ed incostituzionali “coprifuoco”, sino ad uno sciopero generale e ad una generale serrata, potrebbero costituire un primo e decisivo segnale di democrazia diretta, un concreto avviso sfratto, per un governo che agisce senza l’autenticazione della volontà popolare.  Questo perché, non si possono strangolare un paese ed un popolo intero, con la scusa di una pandemia. È necessario che, una volta per tutte, edotti sulle coperture sanitarie atte a curare o prevenire le conseguenze del virus, i cittadini, in virtù di quanto chiaramente espresso dalla carta Costituzionale, tornino ad essere artefici del proprio destino, senza se e senza ma.




SONO UN “NEGAZIONISTA” E ME NE VANTO di Sandokan

Art. 661 del Codice penale: «Chiunque, pubblicamente, cerca con qualsiasi impostura, anche gratuitamente, di abusare della credulità popolare è soggetto, se dal fatto piò derivare un turbamento dell’ordine pubblico, alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5mila a euro 15mila»
Che chi sta sopra e comanda, per restarci, abbia bisogno del consenso o della remissività di chi sta sotto, è un dato assodato.
Delle ragioni per cui chi sta sotto acconsenta di starci malgrado questa posizione sia disagevole assai, se ne occupano quelle che vengono chiamate scienze sociali.
L’anno che ci lasciamo alle spalle, ne sono sicuro, sarà un giorno materia di studio anzitutto per la psicoanalisi.
Masse sterminate, in paesi dalle più diverse radici culturali, in nome della battaglia per proteggersi da un virus influenzale il cui tasso di mortalità si dimostra relativamente più aggressivo di quelli ordinari, hanno accettato supinamente di rinunciare ai fondamentali diritti civili e sociali di libertà.
Esse, pur senza capirci un cazzo, anzi, forse proprio per questo, hanno voluto credere al discorso degli “scienziati”, consegnando il proprio destino nelle loro mani.
Alcuni hanno così stabilito un’analogia tra scienza e teologia, ovvero la scienza come religione e gli scienziati come nuovo clero.
A me pare piuttosto che se proprio si debba stabilire un’analogia questa ci riporti piuttosto alla magia, a quella ancestrale forma di sapere esoterico e iniziatico che pretende di controllare le forze della natura con riti che sarebbero in grado di produrre, manipolare o evitare questo o quell’evento.
La scienza come magia quindi, e gli scienziati come gli stregoni e le fattucchiere di un tempo. Il vaccino spacciato come una specie di acqua benedetta , come pozione dalle miracolose facoltà.
Poi può succedere che chi ingurgita il taumaturgico intruglio non registri alcun beneficio o addirittura ci lasci le penne.
Ed ecco piombare la notizia riportata ieri dai media svizzeri. Un anziano muore subito dopo essere stato vaccinato (proprio quello di Pfizer/BioNtech) ma per l’associazione dei medici svizzeri non ci sarebbe alcun nesso causale tra l’avvenuta vaccinazione e il decesso. La vera causa della morte risiederebbe invece, affermano, nel fatto che questa persona “era affetta da patologie gravi”.
E’ vero? E’ falso? Ci fosse una scienza, questa ci dovrebbe, dopo accurata indagine ed eventuale necroscopia dare una risposta credibile. Invece Swissmedic, in quattro e quattr’otto, ha sentenziato che il vaccino non c’entra niente. Il malcapitato sarebbe morto” con vaccino non per il vaccino”. Sentenza quanto meno sospetta, non fosse che per l’evidente conflitto d’interessi, visto che Swissemedic è proprio l’autorità svizzera preposta al controllo degli agenti terapeutici (l’equivalente della Agenzia italiana del farmaco), ed è quindi l’ente che ha autorizzato l’uso dell’intruglio di Pfizer/BioNtech. Della serie: non si chiede all’oste com’è il vino….
Vero o falso che sia, salta agli occhi che agli “scienziati” è bellamente concesso di adottare due pesi e due misure. Il lettore saprà della querelle sulla reale causa di morte dei deceduti in quest’ultimo anno di pandemia. Morti per Covid o con Covid? Chi ha contestato non solo che sia in corso un’ecatombe, chi ha osato segnalare che la stragrande maggioranza dei decessi era molto probabilmente dovuta proprio al fatto che le vittime erano affette da gravi e pregresse patologie, è stato bollato come “negazionista”. I social network hanno così oscurato migliaia di pagine di chi ha osato porre in dubbio la narrazione ufficiale, stampa e Tv di regime hanno censurato virologi ed epidemiologi non allineati. Dulcis in fundo e in  barba al giuramento di Ipocrite l’Associazione italiana dei medici ha avviato istruttorie per espellere dall’albo decine di medici controcorrente.
Dopo questo che dire? Posto che il sostantivo“negazionista” qualifica chi non crede alla versione ufficiale, lo ammetto, lo sono me ne vanto. E sono anche certo che prima ancora che la psicoanalisi abbia modo di spiegarci come e perché il 2020 sia stato l’annus horribilis segnato da una smisurata “credulità popolare”, tutti coloro che scientemente ne hanno approfittato, verranno messi alla gogna.



SCANDALO IN GERMANIA: LA GRANDE TRUFFA DEL TAMPONE di F. William Engdahl

Questo documento, proveniente da una seria organizzazione e redatto da un ricercatore pure serio, è significativo per molti aspetti.

Innanzi tutto riguarda un paese che ci si ostina a considerare sopra ad ogni sospetto, dimenticando suoi megascandali famosi come quelli riguardanti ad es. Siemens, Volkswagen, Deutsch Bank, e la cui voce fa testo per molti paesi.

Poi la serietà dei consulenti di cui si circondano molti governi. Gioverebbe ricordare un altro caso, quello spagnolo dove per mesi il governo ha giustificato le proprie politiche anti-Covid con i pareri di una commissione fantasma che, alla fine, ha dovuto dichiarare inesistente.

E ancora: il mito delle riviste scientifiche “peer to peer”. E l’equivoco talvolta dei loro nomi: in questo caso Eurosurveillance, che è una rivista privata e non ufficialmente legata all’Unione europea, anche se lo fa credere.”Peer to peer” significa che gli articoli pubblicati sono stati preventivamente analizzati e riconosciuti validi da due scienziati la cui credibilità è almeno pari a quella dell’autore dell’articolo.

Un’ultima considerazione: la pandemia è stata dichiarata quando ancora nel mondo i morti erano solo una decina. Se le prove. E una domanda: come si è proceduto a analizzare i risultati sui volontari espostisi alla prova dell’efficacia dei vaccini? Spero che almeno su questo venga fugato ogni possibile dubbio. E ora alla denuncia di William Engdahl.

[Aldo Zanchetta*] 

 * * *

SCANDALO CORONAVIRUS SCOPPIATO NELLA GERMANIA DI MERKEL. FALSI POSITIVI E IL TEST DROSTEN PCR

di F. William Engdahl**

  1. William Engdahl*, Global Research, 11 Dicembre 2020

https://www.globalresearch.ca/coronavirus-scandal-breaking-merkel-germany/5731891

Il modello tedesco del governo di Angela Merkel, ampiamente elogiato per il modo di affrontare la pandemia di COVID-19 è ora investito da una serie di scandali potenzialmente devastanti che vanno al cuore dei test e dei consigli medici utilizzati per ordinare chiusure economiche draconiane e prossime vaccinazioni obbligatorie di fatto. Gli scandali coinvolgono un professore al centro del gruppo consultivo sul coronavirus di Merkel. Le implicazioni vanno ben oltre i confini tedeschi fino alla stessa OMS e le sue raccomandazioni globali.

L’intero caso del lockdown imposto dall’OMS di aziende, scuole, chiese e altre arene sociali in tutto il mondo si basa su un test introdotto, in modo incredibilmente veloce, nella saga del coronavirus di Wuhan, in Cina. Il 23 gennaio, 2020, sulla rivista scientifica Eurosurveillance, del Centro dell’UE per la Prevenzione e il Controllo delle malattie, il Dott. Christian Drosten, insieme a diversi colleghi dell’Istituto di Virologia di Berlino presso il Charite Hospital, insieme al capo di una piccola società biotecnologica berlinese, TIB Molbiol Syntheselabor GmbH, ha pubblicato uno studio sostenendo di aver sviluppato il primo test efficace per rilevare se qualcuno è stato infettato dal nuovo coronavirus identificato pochi giorni prima a Wuhan. L’articolo di Drosten era intitolato “Rilevamento del nuovo coronavirus 2019 (2019-nCoV) in tempo reale” tramite RT-PCR[1] (Eurosurveillance 25(8) 2020[2]).

La notizia è stata accolta con appoggio immediato dal corrotto direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom, il primo non medico a capo dell’OMS. Da allora il test sostenuto da Drosten per il virus, chiamato test in tempo reale o RT-PCR, è stato diffuso attraverso l’OMS in tutto il mondo, come il modello di test più utilizzato per determinare se una persona potrebbe avere contratto il COVID-19, la malattia.

Il 27 novembre un gruppo molto rispettato di 23 virologi internazionali, microbiologi e scienziati correlati ha pubblicato un invito a Eurosurveillance a ritirare l’articolo di Drosten del 23 gennaio 2020. La loro attenta analisi del testo originale è demolitoria. La loro è una vera e propria “revisione tra pari”. Accusano Drosten e compagni di incompetenza scientifica “fatale” e difetti nel promuovere il loro test.

Per cominciare, come rilevano gli scienziati critici, il documento che ha indicato il test PRC di Drosten per il ceppo Wuhan del coronavirus, ed è stato subito adottato con fretta indecente dal governo Merkel insieme all’OMS per impiego a livello mondiale, con conseguenti lockdown a livello globale e una connessa catastrofe economica e sociale, non è mai stato valutato “peer to peer” prima della sua pubblicazione sulla rivista Eurosurveillance.

I critici sottolineano che “il documento Corman-Drosten è stato presentato a Eurosurveillance il 21 gennaio 2020 e accettato per la pubblicazione il 22 gennaio 2020. Il 23 gennaio 2020 il documento era online.” Incredibilmente, il protocollo operativo Drosten, che era già stato inviato all’OMS a Ginevra il 17 gennaio, è stato ufficialmente raccomandato dall’OMS come test mondiale per determinare la presenza del coronavirus Wuhan, ancor prima di essere stato pubblicato .

Come sottolineano gli autori del documento dei critici, per un argomento così complesso e importante per la salute e la sicurezza mondiale, non è possibile una seria “peer review” di 24 ore da parte di almeno due esperti del settore. I critici sottolineano che Drosten e il suo co-autore Dr. Chantal Reusken, non hanno reso noto un evidente conflitto di interessi. Entrambi erano anche membri del comitato editoriale di Eurosurveillance. Inoltre, come riportato da BBC e Google Statistics, il 21 gennaio vi era un totale mondiale di 6 morti attribuiti al virus Wuhan. Si chiedono: «Perché gli autori hanno assunto una sfida per i laboratori di sanità pubblica mentre all’epoca non c’erano prove sostanziali che indicassero che l’epidemia era più diffusa di quanto inizialmente pensato?».

Un altro coautore del documento Drosten che ha dato una copertura di apparente credibilità scientifica alla procedura PCR Drosten è stato il capo dell’azienda che ha sviluppato il test commercializzato oggi, con la benedizione dell’OMS, in centinaia di milioni di esemplari, Olfert Landt, di Tib-Molbiol a Berlino, ma Landt non ha rivelato questo fatto pertinente neppure nel documento Drosten.

Certamente niente di sospetto o improprio in questo, oppure? Sarebbe importante sapere se Drosten, il principale consulente scientifico della Merkel per il covid-19, il “Tony Fauci” tedesco di fatto, ottiene una percentuale per ogni test venduto da Tib-Molbiol nel suo accordo di marketing globale con Roche.

Falsi positivi?

Dalla fine di gennaio 2020, i principali media mondiali ci hanno inondato tutti di spaventosi aggiornamenti orari sul “numero totale di infettati da coronavirus”. Di solito aggiungono semplicemente ogni aumento giornaliero a un totale globale di “casi confermati”, attualmente oltre 66 milioni. Allarmante, ma per il fatto che, come appunto sottolineano Pieter Borger e i suoi colleghi collaboratori scientifici, “casi confermati” è un numero assurdo. Perché?

Il rapporto Borger identifica quelli che essi definiscono “dieci problemi fatali” nel documento Drosten dello scorso gennaio. Qui prendiamo il più eclatante che può essere facilmente compreso dalla maggior parte dei lettori.

Drosten & co. hanno dato sequenze di primer e probe confuse e non specificate.[3] I critici notano: «Questo alto numero di variazioni non solo è insolito, ma è anche molto confondente per i laboratori. Queste sei posizioni non specificate potrebbero facilmente portare alla progettazione di diverse sequenze di primer alternative che non si riferiscono alla SARS-CoV-2 … la descrizione confusa e non specificata nel documento Corman-Drosten non è accettabile come Protocollo Operativo Standard. Queste posizioni non specificate avrebbero dovuto essere indicate in modo inequivocabile. Aggiungono che “RT-PCR non è raccomandato per la diagnostica primaria dell’infezione. Questo è il motivo per cui il test RT-PCR utilizzato nella routine clinica per il rilevamento del COVID-19 non è appropriato per la diagnosi del COVID-19 su base normativa».

Cicli di amplificazione

Ma ancora più penalizzante per Drosten è il fatto che non ha menzionato da nessuna parte che un test sia positivo o negativo, o addirittura che cosa definisca un risultato positivo o negativo! Il rapporto Borger osserva: “Questi tipi di test virologici diagnostici devono essere basati su un SOP (Standard Operational Protocol), incluso un numero convalidato e fisso di cicli PCR (valore Ct) dopo di che un campione è considerato positivo o negativo. Il valore Ct massimo ragionevolmente affidabile è di 30 cicli. Al di sopra di un Ct di 35 cicli, ci si deve aspettare un numero in rapida crescita di falsi positivi… studi scientifici dimostrano che con valori Ct di 35 vengono rilevati solo virus non infettivi (morti). (vedi qui).

L’OMS e Drosten raccomandano un Ct di 45 cicli e, secondo quanto riferito, attualmente è ciò che fanno anche i funzionari sanitari tedeschi. Non c’è da stupirsi che man mano che il numero di test aumenta nell’inizio della stagione influenzale invernale, i “positivi” PCR in Germania e altrove esplodono. Come sottolineano gli autori critici, se le autorità sanitarie specificano al massimo 35 cicli, il numero di coronavirus positivi sarebbe inferiore al 3% del numero attuale! Notano, “un risultato analitico con un valore Ct di 45 è scientificamente e diagnosticamente assolutamente privo di significato (un valore Ct ragionevole non deve superare i 30). Tutto ciò dovrebbe essere detto molto chiaramente. È un errore significativo che il documento Corman-Drosten non menzioni il valore massimo Ct per il quale un campione può essere considerato inequivocabilmente come un risultato positivo o negativo del test. Anche questo importante limite di soglia di ciclo non è specificato in alcun documento successivo presentato fino ad oggi. Gli autori aggiungono: «Il fatto che questi prodotti PCR non siano stati convalidati a livello molecolare è un altro errore sorprendente del protocollo, rendendo inutile qualsiasi test basato su di esso come strumento diagnostico specifico per identificare il virus SARS-CoV-2». (vedi ).

In poche parole, l’intero edificio della fondazione Gates, del governo Merkel, l’OMS e il WEF[4], nonché il caso dei vaccini approvati velocemente non testati adeguatamente, di fatto si basa sui risultati di un test PCR per il coronavirus che non vale un fico secco. Il test di Drosten e dell’OMS è più o meno una schifezza scientifica.

Manca anche la prova del Dottore?

Questa critica devastante di ventitré scienziati leader a livello mondiale, tra cui scienziati che hanno brevetti relativi alla PCR, all’isolamento e al sequenziamento del DNA, e un ex scienziato capo Pfizer, è schiacciante, ma non l’unico problema che il professor Christian Drosten deve oggi affrontare. Lui e i funzionari della Goethe University di Francoforte, dove sostiene di aver conseguito il dottorato in medicina nel 2003, sono accusati di frode in materia di laurea. Secondo il Dott. Markus Kühbacher, specialista che indaga su frodi scientifiche come il plagio delle tesi, la tesi di dottorato del Dr. Drosten, per legge deve essere depositata ad una certa data presso le autorità accademiche della sua Università, che poi firmano un forma llegale, Revisionsschein, verificata con firma, timbro dell’Università e data, con titolo di tesi e autore, da inviare all’archivio universitario. Con esso, vengono depositate tre copie originali della tesi.

Kühbacher accusa la Goethe University di essere colpevole di insabbiamento sostenendo, falsamente, che la Revisionsschein di Drosten era in archivio. Il portavoce dell’Università in seguito è stato costretto ad ammettere che non è stato archiviato, almeno da loro non localizzabile. Inoltre, delle tre copie obbligatorie del suo fascicolo medico, fortemente importanti data l’importanza a livello globale del ruolo di Drosten nel coronavirus, due copie sono “scomparse” e la restante unica copia è danneggiata dall’acqua. Kühbacher dice che Drosten ora probabilmente dovrà affrontare accuse legali per possesso di un titolo di dottorato fraudolento .

Se questo avverrà, è un dato di fatto che a Berlino è stato avviato un altro procedimento legale contro due persone responsabili di un sito di media tedesco, Volksverpetzer.de, per calunnia e diffamazione, avviato da un noto e critico medico tedesco, il dottor Wolfgang Wodarg. Il procedimento giudiziario chiede agli imputati 250.000 euro di risarcimento danni per diffamazione e danni materiali a Wodarg da parte degli imputati sul loro sito online, così come su altri media tedeschi, sostenendo che brutalmente e senza prove, hanno diffamato Wodarg, definendolo un “covid-denier” (negazionista del Covid), definendolo falsamente un estremista di destra (è un ex membro del parlamento del Partito socialdemocratico per tutta la vita) e numerose altre accuse false e dannose .

Il legale del dottor Wodarg è un noto avvocato tedesco-americano, il dottor Reiner Fuellmich. Nelle sue accuse contro gli imputati, Fuellmich cita per intero le accuse contro il test di Drosten per il coronavirus del Dr. Pieter Borger e altri ricordato sopra. Ciò sta di fatto costringendo gli imputati a confutare il documento Borger. È un passo importante sulla strada per confutare l’intera frode del test PCR COVID-19 dell’OMS. Già una corte d’appello a Lisbona, in Portogallo, l’11 novembre ha stabilito che il test PCR di Drosten e dell’OMS non era valido per rilevare l’infezione da coronavirus e che non era una base per ordinare un lockdown a livello nazionale o parziale.

Se la posta in gioco non fosse così mortale per l’umanità, sarebbe tutto materiale per una commedia dell’assurdo. Lo zar della salute mondiale, il capo dell’OMS Tedros, non è un medico e la OMS è finanziata massicciamente da un manager di computer miliardario, Gates, che è anche consigliere del governo Merkel sulle politiche per il covid-19. Il governo Merkel usa il test PCR di Drosten e Drosten come “saggio” esperto per imporre le conseguenze economiche più draconiane, a parte le guerre. Il suo ministro della Salute, Jens Spahn, è un ex banchiere che non ha una laurea in medicina, ma solo un periodo come lobbista per Big Pharma. Il capo del CDC[5] tedesco, chiamato Robert Koch Institute, Lothar Wieler, non è un virologo ma un veterinario, Tierarzt. Con questa squadra i tedeschi vedono le loro vite distrutte da blocchi e misure sociali mai immaginate prima al di fuori dell’Unione Sovietica di Stalin. C’è la scienza e poi c’è la scienza. Tuttavia, non tutta la “scienza” è valida. 

* Traduzione di Aldo Zanchetta. Il traduttore è un ingegnere chimico e non un biologo e si scusa per eventuale improprietà della traduzione di qualche termine. I neretti sono nell’originale.

**F. William Engdahl è consulente strategico per il rischio e docente; ha conseguito una laurea in politica presso l’Università di Princeton ed è autore di best-seller sul petrolio e la geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” dove questo articolo è stato originariamente pubblicato. È ricercatore associato al Centro di ricerca sulla globalizzazione.

N.d.T. – Prime è un segmento di DNA o RNA che è complementare a una data sequenza di DNA e che è necessario per iniziare la replicazione in una operazione di polimerasi. Probe è una sequenza di singolo filamento di DNA o RNA per la sua sequenza complementare i un campione di genoma. Il probe viene posto in contatto col campione esaminato in condizioni tali da permettere alla sequenza del probe di ibridizzarsi con la sua sequenza complementare. Il probe viene etichettato con un tag radioattivo o chimico che consente al suo punto di collegamento di essere visualizzato. In modo analogo, anticorpi traghettati vengono usati per verificare in un campione la presenza di una specifica proteina.

[1] N.d.T. – Lo rtPRC è un metodo di rilevamento in tempo reale di tracce di una entità biologica tramite un processo di polimerasi. Non sono in grado di spiegare in modo elementare il funzionamento ma la sua veridicità è legata al numero di “cicli” con cui viene effettuata. Lo stesso suo inventore, Kari Mullis, deceduto un anno or sono, aveva precisato che oltre un numero di cicli (30) il risultato era inattendibile. Vedi ad es. www.lantidiplomatico.it › dettnews-tamponi_e_tracciamento.

[2] N.d.T. – Eurosurveillance è una rivista settimanale scientifica peer-reviewed dedicate all’epidemiologia, sorveglianza, prevenzione e controllo di malattie infettive, con un focus su quei temi che sono rilevanti per l’Europa.

[3] N.d.T.: Nel linguaggio scientifico medico queste due parole hanno il seguente significato: N.d.T. – Prime è un segmento di DNA o RNA che è complementare a una data sequenza di DNA e che è necessario per iniziare la replicazione in una operazione di polimerasi. Probe è una sequenza di singolo filamento di DNA o RNA per la sua sequenza complementare i un campione di genoma. Il probe viene posto in contatto col campione esaminato in condizioni tali da permettere alla sequenza del probe di ibridizzarsi con la sua sequenza complementare. Il probe viene etichettato con un tag radioattivo o chimico che consente al suo punto di collegamento di essere visualizzato. In modo analogo, anticorpi traghettati vengono usati per verificare in un campione la presenza di una specifica proteina.

[4] N.d.T. – World Economic Forum.

[5] N.d.T.: Centro per il controllo delle malattie.




VOI MEDICI TRADITORI di Sonia Savioli

Lettera aperta a quei medici che ogni giorno tradiscono il giuramento d’Ippocrate

Cari medici, che state avallando una psicopandemia finalizzata ad accelerare la Quarta Rivoluzione Industriale e con essa una dittatura che intenderebbe essere globale e che non avrebbe nulla da invidiare al nazismo (non avrebbe da invidiare nemmeno l’eugenetica implicita nella ricerca con brevetti sulla sintesi del genoma umano)(1), sappiate che nel progetto di Quarta Rivoluzione Industriale, che prevede di eliminare ottocento milioni di lavoratori (2), non c’è posto nemmeno per voi. Siete tra quegli ottocento milioni che saranno eliminati dalla cibernetica, cioè dalle tecniche digitali. “Sanità virtuale”, questo vogliono e stanno sviluppando, col vostro inconsapevole ma colpevole aiuto, i capitalisti globali. Ne parlano apertamente, dicono che “per gli operatori sanitari, un paziente connesso virtualmente permette trattamenti più sostenibili anche a casa, riducendo i costi…”, e “nuove opportunità emergono dal digitale, dalla spedizione di telemedicine alle prescrizioni digitali…” (WEF Reimagining Digital Identity: a Strategic Imperative). Intanto che i biotecnici, detti erroneamente “medici” e “scienziati”, pasticciano con cellule e DNA, illudendosi di creare materia vivente sintetica e creando invece nuove, terribili malattie, le multinazionali-finanziarie globali, loro padrone, progettano e prospettano la sanità farmaceutico-cibernetica, le diagnosi fatte da una applicazione su cellulare, le prescrizioni date da un computer intelligente, i farmaci consegnati da un drone.

Sono decenni che voi, quella parte di medici-traditori, nutritre il corpaccione ipertrofico di Big Pharma, rendendo il mercato sanitario tra i più appetibili per i globalcapitalisti. Sono decenni che vi siete ridotti a distributori automatici di farmaci, che passate gran parte del tempo a ricevere i piazzisti delle multinazionali farmaceutiche, erroneamente detti “informatori scientifici”, invece che a visitare e curare i vostri pazienti. Perché quei piazzisti di farmaci sono latori di regali e prebende, stimoli e incentivi da parte di chi vi governa davvero e ha “modellato, plasmato” la vostra cultura e conoscenza.

Questa parola, “modellare, plasmare”, piace moltissimo agli psicopatici del Forum Economico Mondiale (WEF), che hanno inventato una pandemia falsa per realizzare una dittatura vera, che si considerano semidei e credono di poter creare di sana pianta un’umanità e una società secondo i loro disegni e interessi.

Mentre, in fondo, sono questa società e questa umanità che hanno creato loro e i loro sogni di onnipotenza. Ed è giunto ormai il momento di disfarli, il loro sistema e i loro sogni, prima che distruggano l’umanità e il pianeta.

Siete stati plasmati per essere gli strumenti di poteri economici senza volto e vocazione; avete ascoltato le loro indicazioni, applicato i loro “protocolli”, consegnato la medicina e i vostri pazienti alla cieca avidità del capitalismo farmaceutico-sanitario. Prescrivete farmaci dei quali non leggete nemmeno le schede tecniche, e li prescrivete spesso senza neanche visitare i vostri pazienti e interrogarli, senza verificare se possano giovarsene o venirne danneggiati. Avete gettato a mare, come un’inutile zavorra, il motto fondamentale della vostra professione “primo, non nuocere”. Grazie ai medicinali biochimicosintetici che sono, insieme agli armamenti, il più ricco mercato dei tempi in cui viviamo, avete creato più malattie di quelle che avete curato, ma in questo modo avete fornito alle multinazionali del farmaco quei clienti affezionati, perché ammalati cronici, che servivano all’ipertrofica industria chimico-biotecnologica-farmaceutica.

Siete stati plasmati dal capitalismo globale, che sui farmaci ha puntato le sue carte, contando su di voi.

Per quel che riguarda i meno anziani tra voi, del resto, non c’è da meravigliarsi per la degenerazione che avete imposto alla professione medica, ma anzi c’è da domandarsi come avrebbe potuto essere altrimenti. Molti di voi hanno scelto medicina non perché votati a curare, guarire, mitigare le sofferenze dei propri simili ammalati ma per il prestigio e il benessere economico che prometteva. Poi, quel che c’era di buono nelle vostre intenzioni e anime, ci hanno pensato le università a seppellirlo sotto coltri di arrivismo. Università che sono ormai centri di potere e competizione, al servizio delle multinazionali e da loro finanziate.  Università con veri e propri settori speculativi e affaristici, e che in molti casi brevettano i risultati della loro ricerca e bussano alle porte della grande industria multinazionale per offrire i loro servigi e cercare investimenti, senza più un fine etico né scientifico. Docenti collaboratori delle suddette multinazionali, nonché azionisti di industrie globali, quando non tra i loro dirigenti, vi hanno “plasmato” per diventare i servi perfetti del capitalismo globale: poveri di scienza, conoscenza e cultura; infarciti di nozioni più o meno complicate; privi di spirito critico  ma ricchi di ambizione e competitivi.

Gli psicopatici del Forum Economico Mondiale intitolano tutti i loro documenti “Plasmare il futuro…” di questo e di quello (3).  E adesso la parola “plasmare” comincia ad apparire nei media: ci vogliono abituare ad essere “plasmati” dal potere economico nelle forme per esso più convenienti. Come è successo a voi.

Un pugno di multinazionali, attraverso la psicopandemia e con la complicità di alcuni governi, tutti i media mainstream e parte di medici spergiuri, vuole plasmare una società e un’umanità nuova, una società a misura dei loro deliri di rapace onnipotenza. Ma in quella società, secondo i loro progetti, non ci sarà più posto nemmeno per quelli che li hanno fedelmente serviti.

Un servo umano è pur sempre inaffidabile, può avere improvvisamente degli scrupoli e dei dubbi; un colpevole può sentire la necessità di confessarsi, magari all’autorità giudiziaria, e redimersi; uno stupido conformista e ambizioso può aprire gli occhi e rendersi conto dell’enormità delle proprie malefatte.

Così come i droni-bombardieri sono più affidabili di un pilota umano, un’applicazione digitale, un programma computerizzato sono più affidabili di un medico, per i mercanti di farmaci e prodotti “terapeutici”. Non ci credete? Fate male.

“Parte l’ospedale virtuale per la telemedicina a domicilio”, intitola l’ANSA con toni trionfalistici. Con la volenterosa collaborazione dell’Università Statale di Milano e con l’utilizzo dei suoi “specializzandi” per le televisite, così non c’è neanche bisogno di pagarli. (4) E questo è solo l’inizio, poi non ci sarà bisogno neanche di loro, sarà l’applicazione sullo smartphone a decidere se abbiamo un infarto in corso, “dall’espressione del viso”.

Speriamo di non essere troppo o troppo poco espressivi.

Solo per fare un esempio, “Il sistema dell’identità digitale in Estonia… ha ridotto i costi, con il 99% delle prescrizioni fornite elettronicamente”. (5)

Sì, ci vuole anche l’identità digitale, ma con l’aiuto della “pandemia” contano di arrivarci, i compari del Forum Economico Mondiale, e progettano di “rompere le barriere ai dati sanitari” di ognuno di noi; vogliono creare un consorzio di aziende e istituzioni per abbatterle, tali barriere. Includono anche i dati genetici, che devono diventare patrimonio delle multinazionali. Solo così potranno ancor meglio fare della salute un mercato “digitale”, e potranno eliminare un sacco di spese. Basta intermediari: medici, infermieri, ospedali, ambulatori, centri diagnostici. Tutto uno spreco di soldi in stipendi, e poi magari il medico o l’infermiera consigliano di mettersi a letto e farsi qualche inalazione, invece di prescrivere antivirali e altri costosi prodotti biochimicosintetici, più adatti, nel caso il paziente sopravviva, a creare qualche bella malattia cronica e autoimmune.

I soldi, sia i nostri che quelli degli Stati, li vogliono rastrellare tutti loro.

Le multinazionali che abbiamo nutrito con le nostre scelte e i nostri consumi incoscienti stanno, attraverso la loro Quarta Rivoluzione Industriale ( e la pandemia, nei documenti del Forum Economico Mondiale, ha lo scopo dichiarato di accelerarla), cercando di creare un mondo in cui il capitale sarà indipendente dal lavoro. Manderanno a casa, secondo gli studi della Mc Kinsey, 800 milioni di lavoratori. Tra quegli ottocento milioni ci sono anche i medici, medici di base e medici ospedalieri. (6)

Resteranno gli “apprendisti stregoni”, che pasticciano nei laboratori di ricerca delle suddette multinazionali e delle loro appendici universitarie per creare prodotti sempre più tossici che, alleviando in parte una malattia, ne creeranno un’altra o più altre, bisognose di altri prodotti tossici per essere soltanto alleviate. Tutto grasso che cola per i loro padroni. Resteranno quelli che pasticciano con la vita, credendo di poterla riprodurre o migliorare e riuscendo soltanto a storpiarla; credendosi semidei ed essendo invece asini che camminano con i paraocchi e vedono come orizzonte solo una strada stretta e infinita e nulla di ciò che li circonda.

Questo prevede la Quarta Rivoluzione Industriale: che centinaia di milioni di esseri umani diventino “inutili”. Anche voi.

Prevede che tutto sia in mano a una piccola élite, denaro e potere. E quel denaro prevede che sia anch’esso virtuale, e dunque incontrollabile da coloro che non avranno il potere, e saranno invece in questo modo controllati  e costretti anche nelle loro scelte di spesa. Prevede che il sogno del capitale, di essere finalmente indipendente dal lavoro e dai lavoratori, si avveri. E che quei pochi che resteranno, per esempio i biotecnici, detti erroneamente “medici” e “scienziati”, facciano parte del “capitale”: saranno cioè tra i padroni-azionisti delle aziende per cui lavorano.

Ma voi non ci sarete.

Vi resterà la soddisfazione, o il rimorso, di essere stati tra gli ignari realizzatori di questo progetto.

Oppure potrete, come molti di noi, aprire gli occhi e opporvi. Non è mai troppo tardi per tornare ad essere medici veri e rispettare il giuramento sacro che avete prestato:

“di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione… di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza nel rispetto della dignità e della libertà della persona… di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione preliminare al consenso, comprensibile e completa”.

 “E a me, dunque, che adempio tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato dagli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro”. 

* Fonte: www.ariannaeditrice.it
 NOTE

(1)  http://www3.weforum.org/docs/WEF_Sharing_Sensitive_Health_Data_2020.pdf

(2)  https://www.bbc.com/news/world-us-canada-42170100https://www.ansa.it/osservatorio_intelligenza_artificiale/notizie/salute/2020/10/06/medere-vince-bioupper-sanita-digitale-sempre-piu-centrale_8cfd1cf4-c1a8-4b1f-9496-f2179e382e97.html

https://www.ansa.it/osservatorio_intelligenza_artificiale/notizie/salute/2020/08/31/cina-le-coronaropatie-si-vedranno-con-un-selfie_c30c9908-de97-4895-8395-17b857cf959f.html

(3)  https://www.weforum.org/platforms/shaping-the-future-of-the-new-economy-and-society

(4)  https://www.ansa.it/osservatorio_intelligenza_artificiale/notizie/salute/2020/11/23/parte-lospedale-virtuale-per-la-telemedicina-a-domicilio_51179d59-db64-4d66-b682-98b8d8261a65.html

(5)  http://www3.weforum.org/docs/WEF_Digital_Identity_Strategic_Imperative.pdf

(6)  https://www.mckinsey.com/featured-insights/future-of-work/jobs-lost-jobs-gained-what-the-future-of-work-will-mean-for-jobs-skills-and-wages




COVID: IL TERRORE GIUSTIFICA I MEZZI di Leonardo Mazzei

Chi ci segue sa quel che pensiamo del Covid. Primo, l’epidemia c’è, ma non è né la peste né la spagnola. Secondo, l’emergenza sanitaria c’è, ma al 90% è frutto dei tagli alla sanità targati euro(pa). Terzo, i morti ci sono, ma la quasi totalità è deceduta col Covid, non di Covid, e talvolta pure senza Covid. Quarto, e ben più importante, il virus è esattamente quel che lorsignori aspettavano per far passare, grazie alla paura diffusa h24 dai media, progetti e misure che avrebbero avuto ben altra opposizione in tempi normali.

Senza questo quarto e determinante aspetto, senza il decisivo fattore P (come paura), non si spiegherebbe quasi nulla di quel che sta accadendo. Tantomeno verrebbero accettate narrazioni al limite dell’assurdo, limitazioni di ogni forma di libertà, una censura di fatto applicata non solo ai “dissidenti”, ma pure alla più piccola sbavatura (vedi il caso Crisanti) nella narrazione ufficiale.

Già, il racconto ufficiale… Ma quanto è coerente questo racconto? Ecco una bella domanda alla quale vale la pena di dedicarsi. Lo faremo con una serie di esempi, che ci porteranno ad una conclusione che già anticipiamo: la narrazione ufficiale è tanto coerente nei fini (terrorizzare, terrorizzare, terrorizzare), quanto incoerente nei fatti e nelle tesi che utilizza per generare quel terrore. Anzi, da questo punto di vista, essa fa acqua da tutte le parti.

  1. La bufala del lockdown che “ci protegge”

Ci siamo già occupati di questa leggenda in primavera, quando, sulla base di dati ufficiali, dimostrammo quanto l’andamento dell’epidemia nei singoli paesi apparisse piuttosto indifferente alle diverse forme di contenimento adottate. Ci è capitato di tornare su questo tema parlando della Svezia, portata come esempio negativo (nessun lockdown) da contrapporsi alla virtuosa Italia dalla chiusura facile: peccato che la mortalità attribuita al Covid sia molto più bassa nel paese scandinavo che da noi.

Bene, nonostante tutte queste smentite, la storiella secondo cui verremmo maggiormente protetti da un governo italiano più attento di altri alla salute, e perciò sempre il primo della classe in quanto a norme di confinamento e chiusura, ci viene riproposta di continuo. Ultima in ordine di tempo l’infinita commedia dell’assurdo attorno alle prossime feste natalizie. Il discorso è sempre il solito: “sì, le chiusure sono dolorose, ma lo facciamo per il vostro bene, così si limitano i contagi e si riducono le vittime”.

Certo, una “società” di individui rigorosamente confinati l’uno rispetto all’altro azzererebbe di sicuro il contagio, ma con due piccoli effetti collaterali: che i più (i più deboli ed i più poveri) morirebbero di fame; che in tal modo la società in quanto tale scomparirebbe con loro.

Ma veniamo ai dati attuali. Pur essendo al ventitreesimo posto come numero di abitanti nel mondo, la virtuosissima Italia del “chiudi e butta la chiave” è invece all’ottavo per numero di contagiati ed addirittura al sesto per numero di morti. Certo, la validità di queste cifre è altamente discutibile, ma allora lo si ammetta e la si faccia finita col terrorismo (dis)informativo. Perché delle due, una: o quei numeri sono falsi, oppure dimostrano il fallimento assoluto della linea adottata dal governo Conte. Opta… come avrebbe detto il comico. Ovviamente, aggiungiamo noi, una cosa non esclude necessariamente l’altra.

Ad oggi, però, quelle cifre ci vengono ancora presentate come una verità indiscutibile. Bene, se lo sono, l’italico fallimento è acclarato. Oggi (5 dicembre) la graduatoria del “morti Covid” per milione di abitanti è la seguente: Belgio 1.467, Spagna 996, Italia 974, Gran Bretagna 891, Usa 861, Francia 838, Messico 835, Brasile 825. Dunque la sempre lodata Italia è ai vertici di questa triste classifica. Non solo, essa fa pure peggio degli Usa, del Brasile e del Messico, paesi di cui si dice invece un gran male.

E la Svezia, questo Paese di criminali biondi e dagli occhi azzurri dediti allo sterminio dei vecchi? Al momento è a quota 698, ben al di sotto dei virtuosi “chiuditutto” guidati dall’Italia. Ma non è tutto. Chiudendo molto meno, il tasso di mortalità tedesco è di 223 morti a milione. Che c’entrino qualcosa i diversi sistemi sanitari, che i meccanismi dell’euro hanno consentito a qualcuno di mantenere, mentre qualcun altro doveva tagliarli anno dopo anno? Non lo si dica mai che si fa peccato. Peccato doppio se pronunciato proprio ora che bisogna beccarsi pure il Mes!

Non parliamo poi dell’Asia. Questi i tassi di mortalità di alcuni dei principali paesi: Turchia 171, India 101, Indonesia 64, Giappone 18, Corea del Sud 10, Cina 3. Ne consegue che la mortalità italiana risulta 9 volte quella dell’India, 54 volte quella del Giappone, 97 volte quella della Corea (che nulla ha chiuso), 324 volte quella della Cina. Insomma, un successone!

  1. “Ma se non funziona è colpa vostra”. La leggenda dei contagi d’estate che colpiscono d’autunno

Pur disponendo di un sistema mediatico che definire servile è solo un immeritato complimento, ogni tanto lorsignori sentono il bisogno di giustificare i propri fallimenti. Ed allora, siatene certi, la colpa sarà vostra. Sempre vostra. Solo vostra.

Una delle storie più assurde, eppure più gettonate, della narrazione dominante è quella secondo cui l’aumento dei casi di ottobre e novembre sarebbe ascrivibile al “liberi tutti” dell’estate. Ora, a parte il fatto che non si è capito in cosa consistesse quel “liberi tutti”, vista la permanenza dell’obbligo di mascherina al chiuso e – da metà agosto – perfino nei luoghi affollati all’aperto, qui proprio i conti non tornano.

Se, come ci dicono, i tempi di incubazione della malattia vanno dai 2 agli 11 giorni, che c’azzeccano i contagi rilevati in autunno con il presunto “liberi tutti” di luglio-agosto? Fosse stato così avremmo dovuto avere un forte aumento già in estate, al massimo a cavallo tra la fine d’agosto e l’inizio di settembre. Ma così non è stato. Come non sono state molte altre cose. Vogliamo ricordarci di quando (fine aprile) si favoleggiava di un inevitabile aumento dei casi dopo le riaperture della prima parte di maggio? Vogliamo ricordarci di quando il Cts (Comitato tecnico scientifico) prevedeva che con quelle riaperture si sarebbero avuti 151mila ricoveri in terapia intensiva entro metà giugno e 430mila entro l’anno?

Previsioni azzeccatissime, che vi pare? Ma guai a ricordarlo, che sarebbe un attacco alla Scienza, forse addirittura alla $cienza, e questo proprio non si può.

Un altro caso clamoroso è stato quello dei festeggiamenti dei tifosi del Napoli per la vittoria sulla Juventus in Coppa Italia. Era il 18 giugno, quando tutti si scatenarono contro quella festa che (secondo loro) avrebbe prodotto contagi a migliaia. “Sciagurati!”, li definì il direttore aggiunto dell’Oms Ranieri Guerra, mentre perfino Salvini sentì il bisogno di ergersi a sceriffo addirittura più intransigente dello sceriffissimo De Luca. Bene, passarono le settimane, ma a Napoli ed in Campania i contagi proprio non vollero salire. Autocritica dell’Oms? Non sia mai. Sta di fatto che ci sono voluti 4 mesi perché in quella regione i contagi salissero davvero. Ma, strano a dirsi, quando ciò è avvenuto gli stadi erano rigorosamente chiusi…

Ad ogni modo state tranquilli. Il governo, ma più ancora tecnici e scienziati, lavorano per voi. Ma se poi le loro ricette non funzionano la colpa sarà sempre vostra, che avete festeggiato, che siete andati a trovare la fidanzata fuori comune, che non vi siete igienizzati le mani 24 volte al giorno, che avete usato la mascherina ma male, che avete mandato il figlio a scuola quando poteva stare a casa, che vi siete presentati ad un pronto soccorso pretendendo addirittura che vi curassero non solo per il Covid.

E la colpa sarà vostra anche a gennaio, quando diranno: noi abbiamo fatto tutto per proteggervi, ma voi avete voluto ingozzarvi a Natale e perfino a Capodanno, siete usciti dal comune per andare a trovare un amico. E l’avete fatto perfino alle 22:01, quando il virus è più aggressivo che mai!

  1. Gli “esperti” contro gli “esperti”

Fin qui siamo alla contrapposizione tra i cosiddetti “esperti” ed il “popolo bue” che vorrebbero indottrinare. Il bello è che per i primi l’indottrinamento del secondo è sempre insufficiente, sempre da perfezionare. Ma quanto sono coerenti tra loro i cosiddetti “esperti”?

Ecco un punctum dolens di cui malvolentieri si parla. Lo fa invece – anche se non certo per nobili motivi – Reputation Science, una società italiana che si occupa di gestione della reputazione e che ha come clienti Google, Enel, Tim e (ne ha davvero bisogno) Atlantia. Un suo studio è stato recentemente presentato, con grande dovizia di particolari, dall’insospettabile Repubblica.

«Coronavirus, dagli esperti italiani troppe informazioni spesso incoerenti», questo l’eloquente titolo dell’articolo.

Leggiamone alcuni significativi passaggi:

«Il ruolo degli esperti dovrebbe essere di orientare cittadini e politici nelle decisioni necessarie ad arginare la pandemia e invece, sottolinea Auro Palomba, presidente di Reputation Science, “Questo eccesso di voci continue, sovrapposte e contrapposte ha sortito l’effetto di disorientare ulteriormente. È chiaro che si tratta di una situazione inedita – osserva Palomba – però chiunque parli deve tenere conto degli effetti che le sue parole potranno sortire”. “Come cittadini – dice ancora il fondatore di Reputation Science – abbiamo sentito che era nostro dovere analizzare quanto stava accadendo”».

Palomba non ci dice ovviamente chi gli ha commissionato lo studio, che arriva non a caso a stilare delle vere e proprie classifiche dei virologi e degli epidemiologi che vanno per la maggiore, ma chiaro è il suo scopo: richiamarli un po’ tutti all’ordine affinché ognuno di loro si preoccupi non della verità (non sia mai!) quanto piuttosto degli “effetti che le sue parole potranno sortire“.

Così continua l’articolista:

«Lo studio, come detto, ha fatto emergere non solo un volume di contenuti generati dagli esperti estremamente rilevante, ma anche un doppio livello di incoerenza nelle dichiarazioni rilasciate. Non solo infatti molti esperti hanno cambiato approccio nei vari mesi, ma in generale si è assistito a una forte divergenza tra le opinioni riguardo alla gravità della pandemia e alla severità delle misure di contenimento; questo potrebbe aver reso gli alti volumi di contenuti registrati ancora più impegnativi da gestire dal punto di vista informativo per i cittadini».

Bene, bene, bene: “doppio livello di incoerenza”, “cambiamento d’approccio”, “forte divergenza tra le opinioni”. Tutto vero, ovviamente. E tutto scritto non da chi contesta la narrazione ufficiale, ma da chi la sacralizza di notte e di giorno. Ma allora perché si bolla come negazionista chiunque, al di fuori di questa cerchia dorata, sollevi dubbi, proponga altri approcci e manifesti opinioni diverse da quelle ufficiali?

Già, chissà perché! A tal proposito giova ascoltare ancora il ciarliero Palomba:

«Dalle analisi emerge in modo molto chiaro come il flusso di comunicazione innescato dagli esperti sia stato eccessivo e incoerente – afferma ancora Auro Palomba – è ora più che mai necessario comprendere in modo chiaro i meccanismi della comunicazione, il peso che singole parole e messaggi più articolati possono avere sulla percezione e sui livelli di ansia delle persone, già sottoposte a forti pressioni dal contesto attuale. Purtroppo, stiamo assistendo a molti singoli professionisti che stanno utilizzando la ribalta mediatica per promozione personale e ad un gruppo di esperti che sta progressivamente perdendo la propria capacità di svolgere un ruolo di guida. Una deriva acuita dai casi di reciproche accuse a cui abbiamo assistito. Purtroppo, un effetto negativo di questo trend riguarda il fatto che rischia di ledere l’importanza delle misure e dei comportamenti fondamentali per limitare la pandemia».

Avete capito? “Flusso di comunicazione incoerente”, da parte di “molti singoli professionisti che stanno utilizzando la ribalta mediatica per promozione personale”. Toh, chi l’avrebbe mai detto! Ma naturalmente queste accuse hanno un solo scopo: rendere la comunicazione ancor più a senso unico. Da qui i richiami al “ruolo guida” degli esperti, affinché non si mettano in discussione le misure prese dal governo.

Siamo dunque agli “esperti” che vigilano sugli “esperti”, affinché la loro “esperienza” non li porti fuori strada rispetto alla verità ufficiale. Chi ancora dubita del fatto che si sia ormai entrati in una spirale totalitaria, a pensiero unico pandemico, avrebbe qui materia per riflettere. Speriamo lo faccia.

  1. Vaccinificio Italia?

Tra gli esperti richiamati all’ordine, ha fatto un certo scalpore il caso di Andrea Crisanti. Costui è passato dalla qualifica di scienziato a quella di “irresponsabile” dalla sera alla mattina, reo di aver detto che senza dati convincenti su efficacia e sicurezza il vaccino a gennaio lui non se lo farà. Una dichiarazione di puro buon senso, ma proprio per questo assolutamente inaccettabile al Gotha della cricca affaristico-sanitaria che detta legge sui media.

La sua colpa? Aver espresso dei dubbi sui tempi e sui modi della folle corsa al vaccino. Illuminante l’argomento principe dei sui critici: il vaccino – ma dovremmo dire, i vaccini – quando sarà autorizzato dovrà essere considerato automaticamente sicuro. Nessun dubbio può essere ammesso. Di più, i giornaloni all’unisono ci hanno anche spiegato che, al di là dei controlli, dubbi non possono proprio esserci, perché in questi casi le aziende si giocano la loro reputazione.

Bene, benissimo, ma se ogni vaccino è da considerarsi sicuro dopo l’approvazione (se non addirittura già prima), perché l’Ema (l’Agenzia europea per i medicinali) ha sparato ad alzo zero contro l’approvazione del vaccino Pfizer-BioNTech decisa nei giorni scorsi dalla Mhra, l’omologa autorità farmaceutica britannica?

Come si vede la partita non è tra scienza ed oscurantismo, bensì tra concretissimi interessi economici e pure geopolitici. Ma questo lo capisce anche un bambino.

Ad ogni modo le contraddizioni sul vaccino sono infinite. Da un lato si dice che la sua capacità immunizzante sarebbe superiore a quella che si produce come effetto della malattia, dall’altro si ammette di non sapere per quanto tempo l’efficacia del vaccino sarà valida.

Ma ha senso una vaccinazione così? Per i vaccinisti non esiste dubbio alcuno. Peccato che oltre alle forzature sui tempi della sperimentazione, qui ci sia un problema aggiuntivo. Quello contro il Covid 19 non è infatti un vaccino tradizionale, bensì un vaccino a RNA messaggero o mRNA, i cui effetti collaterali potrebbero emergere anche dopo molti anni dalla somministrazione. E’ davvero il caso di correre un rischio del genere, oltretutto in cambio di una protezione solo temporanea?

Quel che pare incredibile è che nessuno abbia proferito parola sulle recenti dichiarazioni del ministro Speranza, secondo il quale l’Italia avrà a disposizione entro marzo 2021 ben 202 milioni di dosi di vaccino anti-Covid. Lì per lì abbiamo pensato ad un errore, ma quella cifra è riportata da tutti i quotidiani che abbiamo avuto modo di consultare.

Ora, Speranza ha anche detto che l’obiettivo è quello di raggiungere l’immunità di gregge, vaccinando 40 milioni di persone, cioè 2 italiani su 3. Certo, è noto come i vaccini fin qui prodotti abbiano bisogno di un richiamo, ma 40 x 2 fa 80 milioni non 202. A cosa dovrebbero servirci gli altri 122 milioni di dosi già disponibili a marzo? In attesa che questo mistero si chiarisca, il dubbio che qualcuno voglia trasformare l’Italia in un diuturno vaccinificio h24 pare più che lecito. Che stiano eccedendo solo perché stanno pensando troppo intensamente alla nostra salute? Chi ci vuol credere ci creda, ma la biografia politica degli attuali decisori non lascia troppe speranze in tal senso.

Sia chiaro, sugli strani numeri del ministro il sottoscritto non è in grado di avanzare alcuna ipotesi, ma il mistero di questo curioso eccesso di zelo andava comunque segnalato.

  1. Infine il Giappone

Prima di chiudere andiamo all’estero. Sarebbe infatti sbagliato fossilizzarsi sull’Italia. Certo, il nostro Paese pare all’avanguardia nell’ossessione pandemica, ma anche all’estero non è che si scherzi. D’altronde, l’utilizzo dell’epidemia per ben altri scopi (il cosiddetto Great Reset) fa intravedere un disegno complessivo delle oligarchie globaliste, un progetto non certo limitato ad un solo paese.

C’è una notizia che viene dal Giappone. In questo paese le persone morte per suicidio nel solo mese di ottobre (2.153) sono più di quelle decedute per Covid dall’inizio dell’epidemia (2.087). Questo tanto per ristabilire un certo senso della misura. Ma la cosa più importante, riferita da un reportage della Cnn, è che l’attuale incremento dei suicidi è da ricollegarsi (per ansia, isolamento sociale e disoccupazione) alla gestione dell’epidemia.

Eppure il Giappone non è tra i paesi più colpiti dal virus, e neppure tra quelli che hanno preso misure più drastiche. Ma proprio per questo il boom di suicidi lì registrato potrebbe indicarci una tendenza ben più grave a livello mondiale.

Ecco quel che ci dice Michiko Ueda, uno studioso della Waseda University di Tokio:

«Non abbiamo nemmeno avuto un lockdown, e l’impatto di Covid è minimo rispetto ad altri Paesi ma vediamo ancora questo grande aumento del numero di suicidi. Ciò suggerisce che anche altri Paesi potrebbero vedere un aumento simile o addirittura maggiore del numero di suicidi nel prossimo futuro».

Il fatto è che, a differenza del Giappone, i paesi occidentali (Italia inclusa) forniscono i dati sui suicidi con un discreto ritardo. Dunque non ci sono ad oggi numeri sui quali si possa ragionare. Ci sono però le notizie che giungono da tanti reparti psichiatrici, dalle quali si apprendono due cose: che questi reparti sono pieni come non lo sono mai stati, che molti di questi pazienti sono arrivati lì dopo aver tentato il suicidio.

Ecco un altro effetto del terrorismo pandemico. Un effetto che si aggiunge ai danni alla salute che l’ossessione del Covid ha prodotto in termini di cure negate alle persone affette da tutte le altre patologie. Ed ecco un tema di cui nessuno parla, perché qualora se ne parlasse emergerebbe quanto la gestione terroristica dell’epidemia faccia più danni dell’epidemia stessa. E questo senza considerare le vittime economiche, coloro che hanno perso il lavoro ed il reddito.

Conclusione: il racconto ufficiale fa acqua da tutte le parti

L’abbiamo detto in premessa e qui lo riaffermiamo: la narrazione ufficiale sul Covid non tiene, essa fa acqua da tutte le parti. Gli aspetti che abbiamo trattato lo dimostrano a sufficienza. E’ evidente come quella narrazione sia in realtà una costruzione artefatta che risponde ad un disegno ben preciso.

Quale sia quel disegno lo abbiamo tratteggiato ormai in decine di articoli e documenti, non ultimo quello approvato dalla recente Conferenza nazionale di Liberiamo l’Italia.

“Nulla sarà come prima”. Questa apodittica sentenza apparve sulla stampa fin dai primi giorni dell’epidemia. Come poteva giustificarla un virus del quale si sapeva in fondo assai poco? Che forse era la prima pandemia influenzale affrontata dall’umanità? Che forse dopo quelle conosciute nel Novecento nulla è stato più come prima? Suvvia, siamo seri. Una simile affermazione, peraltro ripetuta all’unisono da tutti i media mainstream, ci parla piuttosto di un messaggio pesato e pensato dalla cupola oligarchica che ci vuole schiavi. E che con il Covid punta allo scacco matto nei confronti dell’Homo sapiens.

Questa è la partita vera. Prendiamone atto ed agiamo di conseguenza.

Fonte: Liberiamo l’Italia