1

ROSSI DI VERGOGNA di Moreno Pasquinelli

Gli uomini non si giudicano da quello che dicono di se stessi ma da quello che fanno e da come giustificano quello che non fanno

Il 15 ottobre è entrata in vigore l’infame legge che ha esteso il “green pass” a tutti i comparti del mondo del lavoro per cui, se non hai la tessera, non varchi i cancelli e vieni privato del salario, e se rimani senza salario, farai la fame. Se non vuoi morire di fame non ti resta che sottoporti a vaccinazione. Un atto di coercizione e di discriminazione che non avviene in nessun’altra parte del mondo e che ha un solo precedente, non a caso italiano: la legge mussoliniana del 1938 per cui, o ti iscrivevi al Partito Nazionale Fascista, o eri buttato fuori dal posto di lavoro.

Contro questa legge ignobile ieri, in concomitanza con l’appello allo sciopero generale lanciato dal piccolo sindacato FISI, e seguendo l’esempio dei portuali di Trieste, si sono svolte in molte città dell’Italia centro-settentrionale belle e combattive manifestazioni, alcune davvero imponenti. La gran parte dei manifestanti erano lavoratrici e lavoratori così come sono stati prodotti dai processi di precarizzazione, frammentazione e polverizzazione post-fordista del tessuto produttivo e sociale del Paese. Tute blu e impiegati, lavoratori a partita Iva e insegnanti, infermieri e medici, ingegneri e badanti, studenti e pensionati, disoccupati e artigiani, commercianti e anche intellettuali. Una polvere d’umanità, un nuovo movimento di massa ribelle che irrompe sulla scena, come un fiore sboccia dal letame di una società impazzita. E’ il popolo dei senza-Qr-Code, gli emarginati del costituendo regime di sicuritarismo sanitario, quelli che il sistema tecno-liberista vorrebbe segregare come fuori-casta, come intoccabili.

Chi ieri era in piazza ha visto i volti di questi oppressi senza vergogna; ha udito il loro grido di guerra; ha condiviso, assieme alla rabbia, la loro sete di libertà e di giustizia sociale; ha percepito la forza di chi, al ricatto di chi sta sopra, oppone il riscatto di chi sta sotto. E’ l’epifania di un’Italia che non t’aspettavi, destinata a dare filo da torcere alle classi dominanti. Lunga e irta di trappole e ostacoli è tuttavia la strada che conduce alla vittoria. Avremo modo di analizzare e decidere il da farsi.

Dobbiamo occuparci però dei morti che stendono la mano sui vivi, di coloro che ieri non c’erano, di quelli che dopo aver proferito bestemmie e contumelie, hanno tramato per il fallimento della protesta. L’élite tecnocratica? Il governo? La Confindustria? I loro pagliacci politici? No, parliamo della sinistra transgenica, in particolare di certi gruppuscoli comunisti che giocano a fare i guardiani della fede ma sono come i preti sorpresi in un campo di nudisti.

Potremmo compilare una triste lista di questi zombi, ce n’è uno che spicca su tutti gli altri, il Fronte della Gioventù Comunista — ce ne eravamo già occupati di passata QUI e QUI.

Una copia macchiettistica degli stalinisti d’antan. Il medesimo tetragono fanatismo, solo trasferito dalla difesa del socialismo reale a quella surrealistica del regime sanitario istituito in Italia e culminato nelle misure draconiane del governo Draghi.

Non si pensi che il vero e proprio odio che questi imbecilli hanno espresso verso la protesta contro green pass e Qr-Code sia frutto di un’acrimonia passeggera, di rivalità tattica, o dell’invidia del gruppo di quattro gatti verso un vivace movimento di massa. No. L’avversione è più che politica, è metafisica — così ci spieghiamo come alcuni di loro siano potuti giungere a tentare patetiche aggressioni ai danni degli Studenti contro il green pass.

Siamo rimasti agghiacciati leggendo la “Risoluzione del Comitato Centrale del Fronte della Gioventù Comunista su pandemia, green pass e vaccinazione” approvata all’unanimità nella data sfigata dell’11 settembre 2021. Lo citiamo perché condensa in forma chimicamente pura, osiamo dire pornografica, le posizioni di tutta l’estrema sinistra italiana.

Sapevamo delle bestialità commesse da questi “compagni”. Sapevamo che davanti alla pandemia essi hanno agito come truppe ausiliarie delle classi dominanti, come agenti ideologici del nemico.

Hanno abboccato come allocchi alla narrazione ufficiale delle élite dominanti di una pestilenza catastrofica globale —“Siamo in guerra, nulla sarà come prima”; hanno quindi negato l’uso politico e strategico della pandemia come mezzo per giustificare il “grande reset” e il passaggio ad un regime tecno-liberista totalitario; hanno sostenuto di conseguenza lo Stato d’emergenza e le misure “sanitarie” di contrasto come il lockdown, il coprifuoco, le mascherine, il distanziamento sociale, l’uso di dispositivi digitali di tracciamento e spionaggio dei cittadini, smart working e la didattica a distanza.

Il documento di cui sopra, lungi dal contenere elementi di autocritica, aggrava la situazione e trasforma le bestialità precedenti in veri e propri crimini.

Quattro in sostanza le proposizioni contenute: (1) i vaccini, compresi quelli genetici a mRNA sfornati dai laboratori di manipolazione biotecnologica di Big Pharma, malgrado i rischi gravi ammessi da prestigiosi scienziati e dalle stesse aziende produttrici, sono ritenuti “strumenti fondamentali nella lotta contro la pandemia”; (2) il green pass è considerato “una foglia di fico”, poiché “si dovrebbe istituire l’obbligo vaccinale universale”, e poco importa se tale obbligo è palesemente incostituzionale, e cristallizzerebbe un dispositivo di segregazione sociale; (3) tutte le critiche sulla pericolosità del vaccino ed in nome della libertà di scelta terapeutica sono bollate come “antiscientifiche, cospirazioniste e reazionarie”, proprio come sostengono gli stregoni e i media di regime; (4) le proteste sviluppatesi contro le prescrizioni liberticide e anticostituzionali dei governi, nonostante da fine luglio siano partecipate anzitutto da lavoratori salariati, sono condannate come “piccolo borghesi e contro la collettività”.

Raccapricciante!

Potremmo buttarla in filosofia, smontando l’infantile scientismo positivista che sta alla base di certe posizioni politiche, ricordando un secolo e mezzo di critica dello scientismo tecnocratico, da Husserl alla Scuola di Francoforte passando per Heidegger, discettando di epistemologia popperiana e post-popperiana. Non servirebbe vista la rozzezza politica e culturale degli interlocutori.

Dati i momenti critici che viviamo, perdere tempo è un lusso che non possiamo permetterci. Il deposito culturale e teorico che abbiamo, se davvero lo abbiamo, preferiamo custodirlo e semmai attingervi per mettere le sue armi a disposizione del movimento nascente che certo ha molti limiti, ma non quello di intelligenza col nemico.




AUTUNNO CALDO di Moreno Pasquinelli

Mai come nel caso dell’infame passaporto sanitario vale l’adagio “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”.

In preda ad un vero e proprio delirio di onnipotenza, la casta al potere pare aver perso ogni contatto con la realtà. Prigioniera della concezione élitaria e classista secondo cui il popolo è un bue, si era convinta che coll’infame ricatto avrebbe ottenuto un boom di vaccinazioni, quindi una vittoria politica schiacciante.

Ma questa cantonata della casta ha altre cause. Lassù si erano autoconvinti che assieme alla lotta di classe fosse scomparso il proletariato, inghiottito nella melassa della “società liquida”, dissolto e neutralizzato nella “cetomedizzazione sociale”.

Scoprono invece che un nuovo proletariato sta sorgendo, che esso è anzi il lievito di una nuova opposizione sociale. Scoprono che proprio chi sta più in basso nella loro scala sociale non ha abboccato alla grande campagna di terrore pandemico e di addomesticamento sociale. Scoprono che l’operazione Draghi, dopo il fallimento dei “populisti” e successivo loro arruolamento come vassalli, ha i piedi di argilla.

Che Draghi si fosse cacciato in un guaio, lo avevamo detto subito dopo che a fine luglio annunciò tracotante l’estensione a tutto il mondo del lavoro del “green pass”. Grazie alla sua goffa conferenza stampa, ma anzitutto per l’evidente attacco ai diritti di milioni di lavoratori, la protesta iniziò a dilagare in gran parte del Paese.

Alle porte del fatidico 15 ottobre politicanti e tecnocrati di regime, come pugili suonati, scoprono che ben tre milioni e mezzo di lavoratori, in barba alla più invasiva campagna di propaganda, nonostante il ricatto «se non ti vaccini non lavori!», hanno detto signor No! Si tratta di un clamoroso atto politico di disobbedienza civile, simboleggiato dalla vera e propria ribellione dei portuali di Trieste. Un vento di rivolta che va alimentato affinché diventi contagioso. Per questo si deve sostenere lo sciopero generale ad oltranza proclamato dal FISI con inizio venerdì 15 ottobre.

La “concessione” fatta dal governo ai portuali di Trieste dimostra che solo con la lotta si possono  ottenere risultati. I portuali hanno risposto giustamente picche: non gli interessa il tampone gratuito, il 15 entreranno in sciopero ad oltranza affinché sia ritirato il decreto legge che istituisce il green pass obbligatorio. Per l’intanto si sono aperte crepe nel fronte nemico, il governo Draghi è per la prima volta in seria difficoltà, anche perché la sua “concessione” sta facendo arrabbiare milionate di lavoratori e potrebbe rivelarsi un boomerang.

Il fronte che si va mobilitando per far fallire questo sciopero politico è comunque potente, guai a sottovalutarlo. Comprende il governo, la Confindustria, i partiti e i sindacati di regime. Ahinoi comprende anche i cosiddetti “sindacati di base” che accampano le più risibili ragioni per giustificare la loro ignavia.

Draghi e il suo governo tremano anche perché lo stesso fronte degli industriali si va mettendo di traverso. Interi reparti e settori dell’economia rischiano la paralisi, le linee produttive potrebbero incepparsi a causa dell’applicazione del “green pass”, chiedono proroghe e deroghe.

Troppo tardi per metterci un pezza. Oramai i giochi sono fatti. Il governo è in un vicolo cieco, non vuole e non può tornare sui suoi passi. Se lo facesse, non solo perderebbe la faccia, contribuirebbe ad alimentare il vento della rivolta. A maggior ragione occorre colpirlo adesso, senza esitazioni.

Sia chiaro che il 15/10 non è il Giorno del Giudizio. Lo sciopero non paralizzerà il Paese, né farà cadere il governo. Molta è la strada da percorrere per ottenere la vittoria. Il 15/10 è un altro passo verso la giusta direzione. E sarà giusta, la direzione.




LA NUOVA RESISTENZA C’E’ di Fronte del Dissenso

COMUNICATO STAMPA
26 settembre 2021
FRONTE DEL DISSENSO
LA NUOVA RESISTENZA C’E’
ROMA – Sentivamo che sarebbe stato un grande successo, siamo stati comunque sorpresi noi stessi dalle sue reali dimensioni. Ieri 100 mila persone hanno riempito Piazza San Giovanni in Laterano per dire no al green pass e per chiedere Lavoro e Libertà.
Una manifestazione enorme che nessun altro sarebbe in grado di organizzare.
Questa imponente manifestazione segna un tornante.
Il governo Draghi e i poteri forti che esso rappresenta, non hanno più di fronte solo una legittima e diffusa protesta contro lo stato d’emergenza e l’uso autoritario della pandemia. D’ora in poi dovranno fare i conti con un movimento di massa di cittadini consapevoli che tutte le prescrizioni repressive adottate con il pretesto della pandemia, sono mezzi per spianare la strada ad un nuovo tipo di regime e alla società del grande reset.
Un regime che sarà segnato da ancor più profonde ingiustizie sociali, dalla scomparsa dei diritti democratici e civili, dallo strapotere delle grandi multinazionali e della finanza predatoria. A questa società del tecnoliberismo corrisponderà quindi un regime autoritario che servendosi delle nuove tecnologie potrà spiare e sorvegliare i cittadini, quindi prevenire e punire ogni resistenza.
I poteri forti e gli abusivi al loro servizio hanno cavalcato l’onda del SARS-CoV 2 con uno stato d’emergenza senza fine, e la storia insegna che ogni emergenza è stato l’inizio di un totalitarismo, e ci hanno avvertito che: «nulla sarà come prima». Messaggio ricevuto. Neanche per loro nulla sarà più come prima.
La protesta si sta trasformando in un’opposizione politica a tutto campo che sa riconoscere il proprio nemico e i suoi pagliacci politici. Sappiamo che questa nuova resistenza troverà sul suo percorso molti ostacoli, ma ogni marcia comincia da un primo passo nella giusta direzione, e questa giusta direzione è stata tracciata dalla manifestazione di ieri a Roma: massima unità e massima convergenza sul piano ideale e sui metodi e le forme di resistenza.
Non servono azioni velleitarie e minoritarie, bensì una battaglia di massa fatta di azioni mirate e ben organizzate che sappiano conquistare appoggio e consenso anche da parte dei tanti cittadini che hanno accettato di rinunciare a fondamentali diritti di libertà in cambio di una presunta sicurezza sanitaria.
La grande manifestazione di Roma del 25 settembre dà forza a questa nuova consapevole resistenza, premia il metodo seguito dal Fronte del Dissenso: perseguire la massima unità nella chiarezza di contenuti e nella coerenza degli atteggiamenti.
Ci scusiamo con i tanti amici che avrebbero voluto anche loro prendere la parola. C’è posto per tutti nella nuova resistenza, a condizione che l’adesione non sia fittizia e che ognuno sia sinceramente disposto a lavorare mano nella mano con gli altri, mettendo da parte egoismi di bandiera.
Non ci stupiamo che i media di regime abbiano scientemente oscurato la nostra manifestazione o distorto vergognosamente i fatti, il che dimostra il loro imbarazzo: Piazza San Giovanni ha clamorosamente smentito la narrazione di un movimento di protesta minoritario e pittoresco.
Invitiamo dunque tutti i cittadini disobbedienti a fare proprio l’appello che è giunto dalla piazza: la vittoria è possibile se sapremo rafforzare l’unità, resistere senza fare alcun passo indietro.



ROMA 25 SETTEMBRE: APPELLO

APPELLO

ROMA, 25 SETTEMBRE 2021, MANIFESTAZIONE NAZIONALE

NO AL GREEN PASS! PER LIBERTÀ, IL LAVORO E IL FUTURO!

Quando chi comanda teme un crollo del sistema, se necessario, procede alla sua demolizione controllata per ricostruirlo su nuove fondamenta. Per giustificare tale operazione eversiva deve creare un enorme shock. Questa volta è accaduto che una ciclica pandemia è stata ingigantita fino a farne un mostro che avrebbe potuto decimare la popolazione mondiale. E’ accaduto così che misure che fino al giorno prima avrebbero suscitato scandalo sono diventate plausibili e ineluttabili. Ecco quindi lo Stato d’Emergenza, la soppressione di essenziali diritti di libertà e agibilità politica, confinamenti, coprifuoco, denunce penali a tappeto, criminalizzazione del dissenso, ed infine il ricatto sui posti di lavoro. La chiamano “nuova normalità”, un duraturo Stato d’eccezione alimentato da una campagna terroristica fondata su tamponi fasulli, manipolazione dei dati e terapie criminogene.

A dimostrazione che l’élite non va a casaccio ma esegue un disegno è sopraggiunta la campagna per la vaccinazione di massa. Raggirati con pomposi discorsi sulla natura salvifica della scienza di regime, gli umani vengono usati come cavie per testare farmaci sperimentali di cui nessuno conosce gli effetti a lunga distanza. Malgrado tutti i dati indichino che i vaccini non fermano la pandemia, nonostante l’evidenza di gravi effetti avversi tra cui anche la morte, il governo Draghi ha imposto l’obbligo di vaccinazione, prima ai lavoratori della sanità poi a quelli della scuola: “non ti vaccini? sei licenziato! Non ti vaccini ti è vietata l’istruzione!” Ora questo governo di golpisti vuole addirittura imporre l’obbligo per tutti (alias un TSO universale): senza inoculazione nessuno otterrà il “green pass” e il Qr-Code, senza i quali non si potrà circolare, lavorare, vivere. Sta nascendo, anche con l’ausilio delle tecnologie informatiche, un sistema totalitario e disumano che combina bio-sorveglianza di massa e segregazione sociale. Il Qr-Code anticipa infatti l’adozione del cinese “Sistema di Credito Sociale” per cui i cittadini, spiati in ogni loro movimento, verranno classificati in base al loro tasso di obbedienza al regime, così che ogni persona “deviante” verrà iscritta in una lista nera e privata di diritti fondamentali.

Ma la demolizione controllata non ha colpito solo ciò che restava della democrazia costituzionale. Lo shock programmato ha inferto all’economia italiana danni irreparabili. Nel 2020 il PIL ha avuto un crollo senza precedenti (-8.9%). Ciò ha avuto conseguenze sociali gravissime: le persone in povertà assoluta (anzitutto giovani) sono diventate 5,6 milioni. Sul fronte dell’occupazione quasi un milione i posti di lavoro scomparsi, col tasso di disoccupazione giovanile passato al 33,8%. Senza precedenti anche il crollo dei consumi (-10,8%). Tutti dati che in verità sottostimano il disastro se si considera che nel 2020 hanno definitivamente chiuso i battenti più di 390mila imprese di commercio e servizi, mentre si calcola siano destinate a fallire mezzo milione di piccole imprese. Inneggiano alla “ripresa” ma tutto indica che milioni di persone non troveranno lavoro e chi lo troverà lo avrà precario, senza diritti e con salari da fame. I neoliberisti chiamano questo massacro sociale “distruzione creativa”. Gli “aiuti” europei, oltre a privare l’Italia degli ultimi barlumi di sovranità, vanno nella direzione di provocare una sanguinosa ristrutturazione del sistema economico e sociale.

Noi siamo decisi a fermare questa folle corsa verso un liberismo tecnocratico e totalitario.

Per questo facciamo appello a tutti i cittadini consapevoli ad intensificare manifestazioni e azioni di disobbedienza civile contro il “green pass” ed a partecipare alla grande manifestazione nazionale del 25 settembre 2021 dalle ore 15:00, a Piazza San Giovanni a Roma, affinché l’attuale rivolta si trasformi in Resistenza permanente e organizzata.

ATTUARE LA COSTITUZIONE, NO AL “GREEN PASS” E ALLO STATO D’EMERGENZA

LIBERTÀ DI SCELTA TERAPEUTICA, NO ALL’OBBLIGO VACCINALE

PER LA DEMOCRAZIA, NO AL REGIME DELLA BIO-SORVEGLIANZA

PER UN’ECONOMIA DELLA SOLIDARIETÀ SOCIALE, NO AL NEOLIBERISMO

LAVORO E REDDITO DIGNITOSI PER TUTTI, NO AL DOMINIO DELLA FINANZA

SOVRANITÀ NAZIONALE E POPOLARE. VIA DALLA GABBIA EUROPEA

Ancora Italia, F.I.S.I., Fronte del Dissenso, No Paura Day, 3V




APPELLO CONTRO IL “GREEN PASS“ DEI DOCENTI UNIVERSITARI

L’Università e la Scuola sono, per definizione, il luogo dello scambio, dell’inclusione, della riduzione delle barriere sociali, della crescita personale attraverso i legami di amicizia e di interessi culturali. Vedere oggi queste istituzioni diventare uno dei luoghi privilegiati di esclusione e separazione è uno spettacolo non solo inquietante ma desolante.

Senza dubbio, agli occhi di molti la crisi provocata dal Covid-19 – comunque la si voglia considerare sotto il profilo strettamente sanitario – ha funzionato come fattore di accelerazione e catalizzazione di tendenze autoritarie sul piano politico, sociale e antropologico, che vengono da lontano, almeno dalla “controriforma” neo liberista iniziatasi negli anni ‘80. Una deriva che, per essere in atto da tempo, non risulta meno angosciosamente preoccupante. Dopo i primi mesi di schock, a molti è apparso sempre più chiaro come la risposta alla crisi assumesse sempre più un carattere politico più che strettamente sanitario, investendo le libertà e i diritti individuali in modo scarsamente giustificabile razionalmente.

L’introduzione della “certificazione verde”, il cosiddetto “green pass” (anglicismo che, come spesso accade, vuole coprire la natura problematica del documento), non fa che culminare questo processo involutivo. Essa riporta l’Italia a epoche passate di discriminazione tra cittadini che speravamo di non vedere mai più.

Un settore crescente della popolazione assiste, tra l’angoscia e la stupefazione,  a una deriva autoritaria e transumanista delle nostre società, a livello nazionale e globale, di cui era difficile prevedere l’intensità e la rapidità. Un’aggressività del potere inedita, una violenza sistemica finora sconosciuta, apparati di propaganda senza freni, una mentalità bellica che segnalano una sorta di mutazione genetica delle classi dirigenti e del rapporto di queste con le popolazioni.

Questa pressione estrema corrisponde all’importanza della posta in gioco, ora svelata completamente dal meccanismo discriminatorio del “green pass”: la ristrutturazione in profondità delle relazioni umane a tutti i livelli, verticale e orizzontale. Un sistema che trascende i fascismi e punta su una società della disciplina totale coniugata a un individualismo estremo basato sulla paura, in cui l’altro in definitiva è sempre una potenziale minaccia: competitore, aggressore razzista o machista, e ora potenziale killer biologico.

Le relazioni umane vengono sterilizzate e precostituite dall’alto attraverso regole di “distanziamento” che mirano a diventare permanenti e dettate da un Potere autoreferenziale, con la sua folla di “esperti” che a vario titolo riscrivono le regole delle relazioni interpersonali, anche le più intime, in una sottrazione di autodeterminazione senza precedenti noti.

Una frammentazione estrema che capovolge l’identità stessa dell’individuo, trasformandolo da “animale sociale” per natura in “homo oeconomicus” e carne di social media. Ma dal sociale ai social si perde più di una lettera: si perde l’umanità. La sovranità su se stessi e sui propri comportamenti più spontanei, questa è la posta in gioco definitiva del “green pass”.

Per questo, da intellettuali impegnati a vario titolo nei campi delle scienze umane e sociali, facciamo appello a una presa di coscienza collettiva che si traduca in azione, razionale, pacifica ma energica, di risposta a questa sfida che rischia di trasformare per sempre, in senso distopico, le nostre società.

*Guido Cappelli, docente Letteratura italiana, Università Orientale, Napoli

*Giuseppe Germano, docente di Letteratura italiana presso l’Università Federico, Napoli

* Antonietta Iacono, docente di Letteratura italiana presso l’Università Federico, Napoli




EPURARE IL MOVIMENTO di Moreno Pasquinelli

Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io

«Il trasporto ferroviario è un servizio pubblico essenziale che garantisce il diritto costituzionale alla mobilità dei cittadini. Chi decidesse di interromperlo arbitrariamente violerebbe la legge».

Sembrerebbe un sacrosanto j’accuse contro le misure restrittive e di Stato d’emergenza adottate dal governo Conte e poi potenziate da quello Draghi col “Green Pass”. Invece no, è quanto scrivono ieri, in un comunicato ufficiale Cgil, Cisl e Uil Trasporti in merito al proclama con cui “Basta Dittatura” (canale Telegram amministrato da loschi provocatori) invita per oggi a bloccare le stazioni ferroviarie. Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere che gli stessi sindacati, che non hanno alzato un dito quando il governo ha letteralmente abolito assieme a quello della mobilità sostanziali diritti di libertà, oggi facciano la voce grossa.

Come se non bastasse, ancora una volta un ex-sindacalista e ora araldo di +Europa, Giuliano Cazzola, in diretta TV, invoca un nuovo Bava Beccaris a ”sparare sui no vax”. Non si tratta solo di istigazione alla violenza (punibile in base all’art. 604bis c.p.), siamo davanti all’invocazione stragista. Non illudetevi che ci sia un magistrato che deciderà di metterlo in galera. Non ci sarà come non ci sono stati magistrati che, malgrado le tante e argomentate denunce, abbiano trovato il coraggio di mettere sotto accusa governi, ministri e politicanti che hanno palesemente violato leggi dello Stato e la stessa Costituzione.

In galera finiranno invece di sicuro coloro i quali, magari in buona fede, aderendo all’appello di “Basta Dittatura”, bloccheranno oggi, da qualche parte, stazioni ferroviarie e binari.

L’annunciato blocco è una vera e propria manna per un governo in grande difficoltà davanti ad un movimento che in queste settimane è andato crescendo, e alle prese con gli intoppi della campagna vaccinale. Gli consente di trasformare una vicenda tutta politica in questione di ordine pubblico.

Ecco che ci spieghiamo come, da alcuni giorni, è stata scatenata ad arte una vera e propria campagna di criminalizzazione contro il movimento No Green Pass”. Vecchia e collaudata tecnica made in Italy quella della Strategia della tensione. La differenza è che nei tempi andati ci volevano una strage o dei morti nelle piazze per scatenare la repressione, ora, a conferma dei tempi minacciosi che viviamo, basta l’annuncio di blocchi ferroviari. Come ogni Strategia delle tensione essa va fatta precedere dalla campagna propagandistica del fango e della criminalizzazione del movimento. Ecco quindi che i giornaloni in edicola oggi affermano che il movimento sarebbe “guidato dall’estrema destra”. Una menzogna ovviamente, ma tutto fa brodo per sputtanare le proteste e isolare il movimento.

Non che non siano giustificate azioni di protesta contundenti tese a inceppare la macchina della nascente dittatura. Ma ciò che è moralmente e teoricamente giustificabile non per questo è fattibile e ammissibile politicamente. Chi dirige un movimento deve ben calcolare le mosse, e questo implica intelligenza, maestria, senso della realtà. Deve tenere conto dei rapporti di forza tra esso e il nemico e, soprattutto avere contezza della natura del movimento stesso, delle sue peculiarità. Ogni azione produce una reazione. Se si decide di alzare il livello dello scontro bisogna essere attrezzati alla eventuale risposta del nemico. Questo movimento appena nato sarebbe in grado di tenere testa ad un’eventuale dura offensiva del governo? La risposta è no, e se la risposta è no vanno evitate velleitarie fughe in avanti.

Non stiamo parlando agli occulti personaggi che giocano ad estremizzare le forme di resistenza. Non dialoghiamo coi provocatori.  Noi vogliamo mettere in guardia gli attivisti che dovessero cadere nella loro trappola. Che il movimento fosse stato infiltrato lo avevamo detto già nei mesi scorsi. Questo è il momento di separare il grano dal loglio. Se il movimento non saprà epurarsi presto dai provocatori e dagli avventurieri, se non sarà capace di sbarazzarsi degli azzeccarbugli, esso andrà incontro, per la gioia del potere, ad una veloce sconfitta.

Occorre quindi lasciarsi alle spalle la fase della spontaneità, fisiologica di ogni movimento che muove i primi passi. Giunti a questo punto ogni culto impolitico della “spontaneità” è un assist al governo. Come abbiamo detto l’entusiasmo deve diventare tenacia. Bisogna ficcarsi bene in testa che abbiamo una lunga e difficile Resistenza davanti e non illudersi di ottenere qualche clamorosa vittoria. E Resistenza implica organizzazione, visione politica, direzione.

Fonte: liberiamolitalia.org




NON CADREMO NELLA TRAPPOLA DELLA SPIRALE DI VIOLENZA E CONTRO-VIOLENZA

«Non cadremo nella trappola della spirale di violenza e contro-violenza»

Comunicato stampa 30 agosto 2021

E’ sotto gli occhi di tutti, contro il cosiddetto “green pass” e l’obbligo vaccinale, in difesa della libertà di scelta terapeutica e della democrazia, è sorto un grande movimento di massa.

Un movimento che vede la partecipazione consapevole dei più diversi soggetti sociali: dai lavoratori della sanità e della scuola, alle partite Iva, agli studenti.

E’ una nuova e tenace resistenza quella che sta sorgendo, essa può e deve crescere, espandersi acquistare forza e autorevolezza. Ma essa ha diversi nemici, esterni ma pure interni, anzitutto un potere tetragono deciso a fondare un nuovo regime autoritario e tecnocratico.

Visto che il terrorismo psicologico e le minacce non hanno fermato le proteste, il potere ha messo nel conto di usare il pugno di ferro per soffocare questo movimento nella sua culla. Sappia, chi detiene il potere, che noi non ci faremo intimidire.

Davanti ad una eventuale offensiva repressiva sapremo difenderci mettendo in campo vincenti azioni di disobbedienza civile di massa. Non cadremo quindi nella trappola della spirale di violenza e contro-violenza.

Per questo, pur sentendoci vicini al sentimento di rivolta di tanti cittadini, denunciamo apertamente coloro i quali, si tratti di soggetti nascosti dietro all’anonimato o sciagurati personaggi che si muovono tra ambienti avventuristi e di malavita, vanno lanciando azioni di forza bellicose: dai blocchi delle autostrade e delle stazioni ferroviarie, agli assalti al Parlamento.

Per un movimento che sta muovendo i primi passi questa fuga in avanti sarebbe un suicidio e presterebbe il fianco proprio al potere che non vede l’ora di fermare i moti di rivolta.

Per questo, mentre condanniamo questi esagitati, invitiamo tutti i cittadini risvegliati a non seguire le loro indicazioni ambigue e velleitarie ed a proseguire nelle mobilitazioni in corso, città per città, fino alla grande manifestazione nazionale del 25 settembre a Piazza San Giovanni a Roma.

Certo che dovremo bloccare la macchina diabolica del potere, ma potremo farlo quando saremo in grado di avere con noi milioni di cittadini consapevoli e ben organizzati. E quando saremo milioni tutto sarà possibile, anche la resa dei conti con i criminali abusivi che occupano le istituzioni della Repubblica.

Fronte del Dissenso

frontedeldissenso@gmail.com

Pagina Facebook: Fronte del Dissenso

Canale Telegram: FRONTE DEL DISSENSO




PUNTO DI SVOLTA di Moreno Pasquinelli

Anche ieri.

Anche ieri, sabato 28 agosto, molte piazze hanno protestato contro il cosiddetto “Green Pass”. E con ieri fa un mese di mobilitazioni per dire no allo Stato d’emergenza, alla segregazione sanitaria, al regime della sorveglianza di massa. Tre no che stanno per tre sì: alla libertà, ai diritti costituzionali, alla giustizia sociale.

Spicca non a caso, tra le diverse mobilitazioni, quella di Milano. Piazza Duomo pressoché gremita. Le 30mila persone, la manifestazione di ieri è stata la più grande dall’inizio dell’incubo pandemico.

Un risultato straordinario, per certi versi inatteso anche per noi.

Un evento che lancia un doppio segnale, al governo anzitutto ed ai fantocci politici che lo sostengono, come pure al movimento di massa che si è messo in moto a fine luglio.

Al governo dice che più esso insiste nella campagna di terrorismo vaccinale, più ricorre a trucchi ed atti di forza illegali, più insiste nelle minacce; più la nuova resistenza si estende, guadagnando consensi.

Sappiamo di essere una minoranza, ma una minoranza che va crescendo in quantità ma pure in qualità, in consapevolezza.

Consapevolezza di cosa?

Della straordinaria importanza del passaggio politico che stiamo vivendo.

Si fa strada la coscienza che lo shock pandemico è stato orchestrato per giustificare l’avvento di un regime di assolutismo tecnocratico dove non ci sarà posto per la democrazia ed i diritti di libertà, dove i lavoratori diventeranno nuovi servi della gleba. Che il “Green Pass” è solo il primo passo verso un sistema cibernetico nel quale la vita di ognuno dipenderà da cosa contiene il proprio Qr-code, con tanto di meccanismi di rating e punteggi in cui le persone saranno classificate in base al loro tasso di obbedienza o di disobbedienza al nuovo regime.

Inizia a farsi largo l’idea che siamo alle soglie di una vera e propria svolta di civiltà, che all’incubo della loro “distruzione creativa” occorre opporre quella che abbiamo chiamato “conservazione creativa”. I dominanti vogliono tenersi l’acqua sporca e uccidere il bambino della democrazia sociale, bisogna invece salvare il bambino e sbarazzarsi dell’acqua sporca di questo capitalismo predatorio e tecnocratico.

Al movimento l’evento di Piazza Duomo dice quindi che esso può e deve compiere un salto politico, quello dal dissenso all’opposizione a tutto campo, dal ribellismo alla rivolta sociale organizzata.

Di qui l’importanza della coalizione costituitasi a fine luglio, l’alleanza tra i diversi soggetti che hanno promosso le manifestazioni del 31 luglio a Roma e del 28 agosto a Milano.

Questa alleanza, sorta come fronte di scopo (no al “Green Pass”), è chiamata per prima a dimostrare di essere capace di fungere da incubatrice della nuova opposizione anti-sistema.

C’è solo da augurarsi che questo salto sia possibile.

Fonte: Liberiamo l’Italia




STAVOLTA NON SI SCHERZA di Leonardo Mazzei

Dicono i sondaggi che due terzi degli italiani sono favorevoli al green pass, mentre il restante terzo è decisamente contrario. Una conferma di quel che sapevamo. A battersi contro il nuovo regime autoritario è sì una minoranza, ma una minoranza piuttosto consistente che, ad alcune condizioni, potrebbe incidere assai sul futuro del Paese.

Oggi è il 6 agosto. Esattamente 76 anni fa la prima bomba atomica veniva sganciata su Hiroshima. E’ curioso come proprio in questa data il governo Draghi abbia voluto avviare la stretta più dura alle libertà individuali e collettive. In quell’agosto 1945 pochi compresero che il mondo stava entrando in una nuova era, e così adesso sono ancora in tanti quelli che non vedono la dittatura in costruzione.

Due cose sono ormai chiare. La prima è che l’Italia è un laboratorio fondamentale del nuovo sistema della sorveglianza, quello che chiamiamo convenzionalmente “Grande Reset”. La seconda è che il gruppo di tecnocrati salito al potere con Draghi procede come un treno. Se oggi è il giorno del green pass per tantissime attività, ieri è arrivata la nuova mazzata su scuola, università e trasporti.

Perché tutta questa fretta? Certo non per ragioni sanitarie. Il vaccino non protegge dall’infezione, ed una volta infettato il vaccinato diventa infettante quanto il non vaccinato. Che così stiano le cose, specie dopo l’arrivo della variante Delta, lo abbiamo già scritto (vedi qui e qui) e non ci torniamo sopra. Del resto, gli stessi dati ufficiali ci mostrano un aumento dei positivi in parallelo con quello dei vaccinati, mentre se il vaccino funzionasse dovrebbe avvenire esattamente l’inverso. Si è mai vista una cosa del genere? Evidentemente no, ma nei media l’argomento è un tabù.

Dunque, dal punto di vista sanitario, il green pass è un assurdo. Ma è un assurdo che nasconde altri scopi di tipo politico e sociale. Ed è su questo che dobbiamo concentrarci.

Il movimento oggi in piazza è preziosissimo. Una linfa vitale che dimostra come, nonostante tutto, la nostra società abbia ancora anticorpi funzionanti. Ma proprio perché questo movimento è così prezioso, è necessario avere coscienza della vera posta in gioco.

Il neoliberismo non è più in grado di riprodursi uguale a se stesso, mentre la cornice della globalizzazione che è stato l’habitat ideale per il suo sviluppo è in crisi da anni. Il Covid è stato dunque la manna benedetta, venuta dal cielo per consentire all’oligarchia al potere un intervento chirurgico sulla società al fine di preservare, rimodellandolo, il suo sistema di dominio.

Questo è il disegno in generale, perlomeno in occidente. Ma, tenendo conto che ogni paese ha le sue specificità, quali le ricadute sull’Italia?

Abbiamo già detto che, sfortunatamente, l’Italia si presenta oggi come un laboratorio d’avanguardia del Grande Reset. Approfittando dello straordinario degrado – politico, economico e sociale – in cui il nostro Paese è stato gettato in oltre un ventennio di gabbia eurista, il blocco dominante sta oggi cercando di assestare un colpo decisivo. Lo strumento fondamentale di questa operazione è il governo Draghi, la cui forza sarebbe sbagliato sottovalutare. E’ da Draghi, non dall’esangue Speranza, che conta come il due di picche quando briscola è denari, che viene la spinta decisiva verso tutte le misure liberticide imperniate sul green pass, dunque verso la costruzione di un nuovo regime.

Quali caratteristiche avrà questo regime lo vediamo già ora: un potere tecnocratico, quindi costitutivamente antidemocratico, basato sul ruolo legittimante di una scienza fattasi religione. In altre parole, i “tecnici” della finanza (Draghi & C.) associati a quelli di una “scienza” totalmente asservita al potere. Il tutto benedetto da un sistema mediatico ormai istituzionalizzatosi come componente interna ed essenziale del nuovo blocco di potere.

Inutile dire come tutto ciò possa stare in piedi solo grazie all’emergenzialismo. Oggi la sanità, domani chissà, l’importante è che l’emergenza continui insieme alla paura. Chi ancora non ha capito che questo è il motore fondamentale della nuova dittatura non ha capito nulla.

Piuttosto chiari sono anche gli obiettivi del nuovo regime: una profonda ristrutturazione dell’economia (via i piccoli a favore delle multinazionali), una ancor più forte precarizzazione del lavoro, nuovi sacrifici in nome dell’Europa che “ci protegge”. Il blocco dominante sa bene come questa direzione di marcia potrà riaprire il conflitto sociale, meglio allora inquinare tutto con la cortina fumogena dell’emergenza sanitaria. Per dirla all’Agamben, il potere pensa che tutto (anche l’inaccettabile) finirà invece per essere accettato in nome della protezione (vera o finta che sia) della “nuda vita”.

Ma oltre agli obiettivi economici e sociali il disegno dei dominanti ha anche un ambiziosissimo fine politico. La ristrutturazione in senso antidemocratico ed anticostituzionale del sistema politico è in atto da trent’anni, ma ciò nonostante l’obiettivo ultimo dell’integrale sterilizzazione della rilevanza fattuale del voto non è ancora raggiunto. Le ultime elezioni del 2018 solo lì a dimostrarlo. Tanto è vero che il significato di quel voto – un no trasversale alle politiche sistemiche degli ultimi anni – è stato poi recuperato solo grazie a tre complesse manovre: 1) l’infiltrazione del governo giallo-verde con il decisivo ruolo di Mattarella, 2) la successiva normalizzazione in senso eurista delle due forze (M5s e Lega) che lo componevano, 3) l’arrivo di Draghi grazie al provvidenziale virus.

Adesso lorsignori pensano sia giunto il momento del colpo decisivo. Quello di una ristrutturazione ben più solida dell’intero sistema politico. Per arrivarvi, con nuove e devastanti controriforme costituzionali, occorre prima una stabilizzazione imperniata su due elementi: il ruolo di Draghi e, attorno ad esso, la costruzione di un adeguato consenso sociale.

Chi scrive, forse sbagliandosi, si sta convincendo che il “piano A” dei dominanti non è quello di Draghi al Quirinale (che sarebbe semmai il “piano B”), quanto piuttosto quello che prevede Draghi a Palazzo Chigi anche nella prossima legislatura. Non entriamo qui nei dettagli di questa ipotesi, che magari affronteremo in un prossimo articolo. Quello che è importante capire è che questo pericolosissimo disegno si regge su un consenso reale, oggi stimabile nella misura dei due terzi dei sondaggi di cui abbiamo parlato all’inizio.

E’ quel consenso che dobbiamo cominciare ad incrinare. Non sarà un lavoro facile né breve, ma il movimento contro il green pass ed il Grande Reset, e più in generale contro l’intera narrazione pandemica, è la base essenziale da cui partire. Un movimento nuovo, fresco, di persone che almeno hanno capito che stavolta non si scherza.

Il nemico procede come un treno. Noi non solo dobbiamo resistergli, dobbiamo anche essere capaci di contrattaccare: creando coscienza e consapevolezza, costruendo organizzazione e solidarietà, unendo la difesa della libertà alle lotte per il lavoro e la dignità.

Ce la faremo? Solo la storia ce lo dirà. Ma non abbiamo altra strada che quella del combattimento, che per essere efficace richiede sia forza e determinazione, che intelligenza e perfino astuzia. “Bisogna adunque essere golpe… e lione”, per dirla con Machiavelli.

Oggi rappresentiamo all’incirca un terzo della popolazione? Bene, non è poco. Un terzo attivo e cosciente può ribaltare la situazione. A condizione che sia capace di cominciare a lavorare per sgretolare l’altro blocco, quello dei due terzi. E’ un lavoro possibile, perché le contraddizioni su cui agire sono tante, dalla palese inefficacia della strategia vaccinale, all’impossibilità di continuare a tenere sotto controllo la bomba sociale della disoccupazione e della precarietà. L’importante è sapere che è qui, nell’incontro tra lavoro e libertà, che si gioca la partita decisiva del nostro futuro.

Stavolta non si scherza.

Fonte: liberiamolitalia.org




PENSIERO UNICO VACCINALE di Geminello Preterossi

Il governo Draghi ha varato un drastico irrigidimento del green pass, sulla scia delle scelte di Macron, che le ha difese in tv con toni aggressivi, i quali hanno suscitato vaste e intense proteste in Francia (di cui per diversi giorni a stento si riusciva a trovare notizia nei media italiani). Un giro di vite che non a caso si è accompagnato alla minaccia, da parte di Macron, di rimettere in campo in autunno le contestatissime riforme neoliberiste delle pensioni, del lavoro e dei sussidi sociali. Queste avevano suscitato una forte, vasta mobilitazione di massa alla fine del 2019, con scioperi continui e manifestazioni sindacali molto partecipate, che avevano portato al ritiro del pacchetto di riforme euriste (che noi avevamo già conosciuto con Monti), la cui attuazione è sempre stato il vero mandato del Presidente francese creato in provetta dai centri finanziari euro-globalisti. Poi, la crisi del coronavirus ha desertificato non solo la società francese, ma tutto l’Occidente, neutralizzando a lungo la possibilità stessa del conflitto. Oggi, di fronte all’emergere di nuove proteste, Macron ha confermato l’impianto di fondo del green pass, anche se ha dovuto concedere qualche lieve alleggerimento. Del resto, anche il Consiglio di Stato si era pronunciato sfavorevolmente su alcune misure, giudicate “sproporzionate”, in particolare in merito all’entità delle multe e al profilo anche penale delle sanzioni previste. Non c’è da illudersi, ma l’esempio francese (tanto quello delle lotte iniziate alla fine del 2018 con i Gilets jaunes, quanto il ridestarsi della società oggi) mostra che forse la partita generale, pur difficilissima, è ancora aperta: protestando, criticando, non piegando la testa, si può provare a frenare la deriva in atto, e comunque testimoniare il rifiuto di esserne complici.

Bisogna avere ben chiaro che questione sociale ed emergenza democratica si tengono, diritti sociali e diritti di libertà viaggiano assieme e debbono essere difesi congiuntamente. Le pulsioni autoritarie del potere neoliberale di fronte alla crisi di legittimità e consenso che attanaglia l’Occidente, e in particolare l’Europa, sono le medesime, sia quando si tratta di lavoro sia quando si tratta di green pass: la crisi del coronavirus non fa che rivelarle ulteriormente ed esacerbarle. Il problema è come dare espressione politica coerente e organizzata a questo diffuso, motivato rifiuto popolare trasversale di assetti di potere che hanno perso ogni credibilità.

A ben vedere, l’aggressività non è mancata neppure all’Epistocrate nostrano: “non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire. Non ti vaccini, ti ammali, contagi, lui/lei muore”. Bella forma di mistificazione “populista”, visto che chiunque ragioni, e non debba fare propaganda, sa che questa è, a voler essere caritatevoli, una gigantesca semplificazione. Se quell’affermazione fosse vera, ne deriverebbe per il governo il dovere immediato di imporre l’obbligo vaccinale. Ma guarda caso si omette di farlo. La Germania, almeno per ora, si tiene alla larga non solo dall’obbligo vaccinale ma anche dalla previsione di discriminazioni come strumento di coercizione indiretta: sul tema c’è un grande dibattito nel mondo politico e culturale, molti mettono in guardia dai rischi di scivolamento progressivo su un pericoloso piano inclinato. Evidentemente il rispetto della dignità individuale e il principio di ragionevolezza, su un tema così delicato come quello dei trattamenti sanitari, che chiama in causa anche una memoria storica dolorosissima, ancora contano qualcosa, e suggeriscono cautela. In particolare, si mantiene una linea di grande cautela sulla vaccinazione dei giovani. La stessa cosa fa il Regno Unito, che pure è stato tra i primi a realizzare una vasta campagna di vaccinazione: ma senza obblighi vaccinali (neppure per il personale del servizio sanitario nazionale, almeno per ora), né norme discriminatorie. Secondo il Comitato congiunto per le vaccinazioni e le immunizzazioni (JCVI) del Regno Unito, per bambini e adolescenti “i benefici della vaccinazione Covid-19 non superano i potenziali rischi” (tranne per chi è portatore di peculiari fragilità). Niente di ciò in Italia, dove siamo alla caccia alle streghe: il green pass come “purga”, rieducazione dei refrattari. In un primo momento, la società italiana e il mondo intellettuale sono parsi intorpiditi, forse fiaccati da un anno e mezzo di dpcm ed emergenzialismo, come presi alla sprovvista dalla brusca accelerazione neo-autoritaria. Ad esempio, davvero scarse, e troppo timide, sono state le reazioni all’irricevibile proposta della Confindustria che chiede l’obbligo vaccinale generalizzato per tutti i lavoratori del settore privato, e la sospensione dal lavoro senza retribuzione per chi non si vaccina.

Stranamente cauti anche certi ambienti della “sinistra” radicale, di solito avvezzi alla retorica anti-impresa “a prescindere” (riflettendoci, però, non è poi così strano…). Tuttavia, per fortuna, sta partendo anche da noi una protesta trasversale, ragionata e di piazza, che avanza dubbi e pone domande legittime: ma di fronte si trova, compatta, la furia stigmatizzatrice del mainstream, che nega la possibilità stessa del dibattito e della contestazione, in nome del suprematismo morale della nuova religione sanitaria. Il cui contenuto teologico–politico è per l’appunto determinato dal cortocircuito tra “mera vita” e moralismo sanitario, dal quale deriva una nuova, totalizzante “grande discriminazione”. Aveva ragione Carl Schmitt: tutto è politicizzabile, cioè può divenire oggetto e causa di ostilità. Anche il coronavirus. Esso si è anzi rivelato fonte privilegiata di ostilità moralizzata, incarnando al meglio la cifra tipica del progressismo neoliberale: una pretesa polemica estrema e dissimulata, che nega all’altro lo status di legittimo interlocutore e scinde in due il corpo sociale, creando le condizioni di una guerra di tutti contro tutti. È la stessa logica dell’umanitarismo usato come strumento di gerarchizzazione dell’umanità. L’uso politico del coronavirus, lo stigma e la discriminazione vaccinale, sono la forma teologico-sanitaria della discriminazione inumano/umanitaria attuale. Il lessico bellico non mente: siamo in guerra contro il virus, non essergli complice non vaccinandoti, chi pone domande è disfattista, anzi dovete amare i vostri governanti perché hanno a cuore il vostro bene (l’ha detto un prelato: ma ormai anche gli uomini di Chiesa sono preda di questo clima assurdo). Sono convinto che senza una rinnovata dialettica “laica”, ma aperta al “senso di ciò che manca”, tra cose “ultime” e “penultime”, non ci sia immaginazione del futuro, critica dei meccanismi di potere né possibilità di trascendenza politica rispetto al mondo amministrato dalla tecnica. Tutto è appiattito sull’immanenza assoluta della “mera vita”, sacralizzata e allo stesso tempo nichilistica. “Mera vita”, asocialità disincarnata e algoritmi tecno-finanziari rischiano di saldarsi in un micidiale dispositivo di dominio. Così anche la “salute”, da benessere psico-fisico che ha un valore tanto individuale quanto sociale, si riduce a pretesto di omologazione e disciplinamento. Ma la deriva è in atto da tempo. Se siamo a questo punto, è perché se ne erano già create le condizioni: ci siamo abituati all’eccezione quotidiana, a ripetute sospensioni di diritti e libertà in teoria indisponibili come se si trattasse non di gravi cedimenti, ma di banali parentesi temporanee, da non temere perché di un potere che si pretende “neutro” ci si può “fidare”: una riedizione dell’oligarchia in forma epistocratica, spesso travestita moralisticamente, sostenuta dalla “fede” nella tecno-scienza al servizio dei “divini” mercati e dei poteri globali, e nell’oggettività “scientifica” del neoliberismo.

Le decisioni assunte nel decreto varato da Draghi contengono una violenta prevaricazione in veste pseudo-legale, che pretende di normalizzare forzature inaccettabili, sancendo un principio di discriminazione irragionevole, che dovrebbe perlomeno creare disagio alla coscienza dei giuristi. Come si possono togliere o limitare diritti e libertà fondamentali sanciti solennemente dalla Costituzione a un’intera categoria di persone, per il solo fatto di esercitare una scelta – quella di non vaccinarsi contro il coronavirus – che, non essendo vietata, è ovviamente permessa e legittima? La costituzionalità di tutto ciò può essere sostenuta solo al prezzo di arrampicarsi sugli specchi, piegando agli interessi del potere oggi dominante la Costituzione medesima. Si passa così, scivolando sempre più nell’arbitrarietà, distruggendo gli anticorpi democratici, dall’uso disinvolto dell’emergenzialismo a un’inaccettabile politica discriminatoria, varata per decreto, senza neppure il coraggio di stabilire un esplicito obbligo, per paura dei risarcimenti, visto che vengono di fatto imposti, surrettiziamente, vaccini sperimentali. Un attacco alla Costituzione travestito da legalità emergenziale, da stato di necessità, che ne deturpa i fondamenti. Non a caso si procede, come se fosse normale, prorogando di sei mesi in sei mesi lo stato di emergenza, che è ormai tecnica di governo ordinaria. Del resto, un governo di emergenza, estraneo alla volontà popolare, fondato sul coronavirus (oltre che sull’obbedienza più cieca a eurismo e atlantismo) non può che mirare a prorogare il più possibile i presupposti fittizi sui quali si regge, che hanno vanificato la sovranità democratica (il voto del 2018 non ha nulla a che fare, politicamente, con Draghi e i consiglieri di cui si circonda, Giavazzi e Fornero in primis). Per questo bisogna marcare ora una netta differenza. Tracciare una linea perché è in gioco un nucleo etico-culturale, prima ancora che costituzionale, su cui non si può cedere. É fondamentale testimoniare un dissenso a futura memoria. Con equilibrio e prudenza, ma anche con la necessaria fermezza. Continuando a ragionare in autonomia, senza pregiudizi, senza farsi condizionare dal clima infame che si sta creando.

La questione non è il vaccino, ma la libertà. Sui vaccini sperimentali anti-coronavirus c’è un ampio dibattito scientifico, che non dovrebbe essere censurato. Una consapevolezza anche minimale di quale sia il profilo non negoziabile di uno Stato democratico pluralista, che non può non nutrirsi di un confronto razionale, basato su argomenti e verifiche fattuali, e non su isterie e demonizzazioni dall’alto, dovrebbe consigliare prudenza (soprattutto per adolescenti e bambini) e trasparenza nell’informazione sui pro e i contro. Lo ha affermato, di recente, Robert W.Malone, uno degli scienziati che ha posto le basi delle terapie geniche su cui si fondano i nuovi vaccini a mRNA, come il Pfizer: vi sono questioni bioetiche, è fondamentale informare correttamente i cittadini visto che si tratta di vaccini approvati in via derogatoria rispetto alle procedure ordinarie, soprattutto occorre essere cauti per quello che riguarda la vaccinazione dei giovani (naturalmente, per queste dichiarazioni è stato attaccato e anche censurato). Ora, non si tratta di essere contro i vaccini in generale, ovviamente. Né di contrastare un uso prudente e trasparente, che bilanci rischi e vantaggi, dei vaccini contro il coronavirus. Soprattutto per le categorie a rischio e le fasce d’età per le quali il calcolo costi-benefici è favorevole, essi rappresentano, unitamente all’applicazione diffusa delle cure precoci e allo sviluppo di nuovi farmaci, una via ragionevole, senza forzature e drammatizzazioni, alla risoluzione del problema. A proposito di cure, vogliamo assicurare allo Spallanzani i finanziamenti necessari per la sperimentazione sul nuovo farmaco (basato sugli anticorpi monoclonali), i cui primi risultati sono molto promettenti, invece di fare i fenomeni in conferenza stampa? Per inciso, qualcuno ci spiegherà un giorno perché il vaccino Reithera, sempre dello Spallanzani, è stato abbandonato, tagliando i fondi? Storie di ordinaria, assurda inefficienza, o c’è qualcos’altro?

Personalmente, le guerre di religione sui vaccini mi sono estranee. Ma ciò significa, innanzitutto, che è inaccettabile un fideismo irrazionalista che pretende di troncare qualsiasi discussione nel merito e far passare un’imposizione di fatto generalizzata, a prescindere da qualsiasi considerazione di prudenza, reale efficacia e necessità, colpevolizzando e ricattando i cittadini, sottraendo loro libertà e diritti. Cioè trasformando tutti noi in inermi sudditi nelle grinfie del potere, che toglie e concede spazi di libertà senza appello e senza limiti. Torna alla mente la metafora di Canetti in Massa e potere sul gatto che gioca con il topo: la nostra è ormai la libertà del topo? Invece della ragionevolezza (spesso invocata come stella polare dalla Corte Costituzionale), si decide di passare all’attacco, di imporre una dose ancora maggiore di stato di eccezione (in questo caso vaccinale). Adottando la stessa logica con la quale, per anni, si sono difese le mitiche riforme neoliberiste richieste dalla UE: se non funzionano, è perché non ne avete fatte abbastanza! Che il prezzo sia calpestare le libertà fondamentali di milioni di persone, trasformate in nemico interno e deprivate di diritti, sembra non preoccupare i moralisti a comando, i difensori della Costituzione a parole, quando non costa. In nome di un malinteso interesse pubblico, agitato strumentalmente. Considerato, oltretutto, che non c’è certezza scientifica sul fatto che questi vaccini producano anche una immunizzazione per i contagi; quindi chi non si vaccina, nel caso, danneggia se stesso, non chi è protetto, mentre chi è vaccinato è probabile possa essere veicolo del virus, come chi non lo è, almeno allo stato attuale delle conoscenze: si pensi al caso di Boris Johnson, vaccinato e finito in quarantena, e a tanti altri casi simili (del resto, se il vaccino immunizzasse dalla malattia, per accedere alla conferenza stampa dell’Epistocrate non sarebbe stato richiesto, oltre al certificato vaccinale, anche il tampone! Una scena impagabile per la sua plastica capacità di rivelare quanto sia grottesca e ben poco credibile la narrazione dominante). Ma forse proprio qui si radica una delle questioni di fondo, di chiara matrice ideologica globalista, all’opera nell’uso politico del coronavirus: l’ossessione della prevenzione assoluta (anche da minacce eventuali), il mito dell’eradicazione del “nemico” (di cui il virus è un perfetto simbolo). Il corollario è una strategia di indocilimento e controllo pervasivo: il conflitto, la dissidenza sono interdetti. E poi ci sono i “costi”, un classico della polemica neoliberista (ma anche del progressismo neoliberale in stile Blair) contro il Welfare. Si, perché dopo aver demolito la sanità, e non aver fatto niente per rimetterla in piedi (soprattutto quella sul territorio), la cosa più facile è criminalizzare paternalisticamente i cittadini, scaricando ancora su di loro inadempienze, fallimenti e zone grigie. Discorso analogo si può fare per la scuola, l’università e i trasporti pubblici (che saranno oggetto di prossime “attenzioni”). Del resto, si sa, i nostalgici del lockdown e della DAD non mancano…Forse si vuole giocare in anticipo rispetto a una nuova “ondata” in autunno, che sancirebbe un ovviamente non augurabile fallimento dei vaccini sperimentali, e una conseguente, pesante crisi di legittimazione per chi ha gestito finora la questione coronavirus? Si vuole creare un clima terroristico preventivo al fine di spostare l’attenzione su capri espiatori, scaricare la responsabilità di eventuali nuove chiusure sui non vaccinati, anche al costo di organizzare una grande menzogna di Stato, legittimando come normale la discriminazione dei cittadini e cancellando di fatto la libertà di scelta?

Si è cominciato con i diritti sociali e il lavoro, si è proseguito con la sovranità democratica, adesso si arriva alle libertà civili. Siamo al punto che va eradicato, coartato anche chi semplicemente pone domande, avanza qualche dubbio, oppure decide di esercitare una scelta magari discutibile per molti, ma lecita (in assenza di obblighi formali). Seguendo la stessa logica che ha portato a stigmatizzare e osteggiare in ogni modo un dibattito sereno sulle cure precoci, così da alimentare una realtà scissa: quella ufficiale del Ministero della Salute e di quei virologi che si sono prestati a fare le maschere del potere sui media, quella concreta di centinaia di medici (tra cui diversi luminari) che hanno operato sul territorio, curando e assistendo, infischiandosene delle direttive laconiche e omertose dei tecnici del Ministero. Una realtà scissa che ha determinato un vero e proprio buco nero di opacità e ingiustizia (chi non aveva medici di famiglia seri, che non se ne sono lavate le mani, o amici o parenti medici in grado di dare indicazioni tempestive sulle cure precoci, è stato abbandonato a se stesso). Ora, dunque, è comprensibile che omissioni, ritardi inspiegabili, opacità, documenti occultati o ritoccati suscitino qualche sospetto: il cosiddetto “complottismo” non c’entra nulla. Una volta il pensiero “progressista” coltivava controinformazione e diffidenza. Oggi fa da mosca cocchiera al discorso dominante. Bisogna “credere” a chi sa, cioè a chi ha il potere, senza fare domande. Mi sembra che urga un ripasso dei fondamentali, anche per certi scrittori…Siamo passati da Pasolini ed Elsa Morante ai cantori del moralismo peloso delle élites, oltretutto senza argomenti, per esplicita confessione (imponete, c’è poco da discutere!). Dunque, dobbiamo aspettarci che d’ora innanzi tutto sia possibile? Dobbiamo rassegnarci a vivere tempi apocalittici? Non ci resta che l’emigrazione interna? Per la prima volta, probabilmente, siamo sprovvisti di katéchon. Prepariamoci a una segreta lotta, dei puri di spirito, di quanti non si piegano al “divieto di pensare” (il nuovo Denkverbot denunciato da Slavoj Žižek), contro un proibizionismo senza ragione ma che si ammanta di conformismo violento e acritico (la banalità del presunto “bene” come suprema arma di un potere mefitico, in decadenza). Temo che, se non reagiremo, se non testimonieremo e organizzeremo forme di resistenza, se non preserveremo isole di pensiero critico, questo neo-autoritarismo dissimulato sia il drammatico piano inclinato che ci aspetta, anche rispetto alle prossime crisi, del debito, dello spread, della disperazione sociale.

* Fonte: La Fionda