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LIBERTA’ SI GREEN PASS NO di Fronte del Dissenso, 3V, No Paura Day, Ancora Italia, FISI

Libertà Sì! Green Pass No!

Il “green pass” è uno strumento di segregazione e controllo sociale: i cittadini che non accettano di mettere il proprio corpo a disposizione del governo, tutti i dissidenti che non credono alle loro menzogne, saranno privati di fondamentali diritti civili, sociali e umani, quindi isolati e confinati come reietti.

Siamo ad un bivio storico. Il popolo è chiamato a decidere: difendere libertà, democrazia e giustizia sociale, oppure arrendersi ad un potere oligarchico che, passo dopo passo, vuole chiuderci in una nuova dittatura.

Contro questa minaccia tutti coloro che non accettano di rinunciare ai propri fondamentali diritti civili, sociali e umani si stanno mobilitando.

Uniamo le nostre forze, uniamo la protesta, prepariamoci e stiamo insieme.

Ci Vediamo in piazza!

La manifestazione è promossa da:

Fronte del Dissenso, 3V, No Paura Day, Ancora Italia, FISI

Fonte: marciadellaliberazione.it




31 LUGLIO: DI NUOVO IN PIAZZA! di Fronte del Dissenso

Comunicato stampa

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Il FRONTE DEL DISSENSO ha ripetutamente ufficializzato il proprio sostegno alle manifestazioni di protesta in difesa dei diritti, che stanno animando le piazze italiane.

Pur rilevando che persistono aspetti che generano preoccupazione (non si riesce a capire chi si nasconda dietro alla sigla “basta dittatura”), il Fronte ritiene cha vada valorizzato ed incoraggiato il carattere di spontaneità emerso in tante piazze, segno di un processo di maturazione popolare.

Invitiamo dunque tutte le realtà associative, che da un anno e mezzo hanno animato la nuova resistenza, ad essere presenti a viso aperto nelle piazze di sabato prossimo affinché siano combattive, gioiose e pacifiche.

Viviamo un momento storico, di particolare delicatezza, che necessita di comportamenti responsabili e consapevoli.

Invitiamo infine tutti gli aderenti al Fronte del Dissenso a far prevalere, in tutti gli eventi, la pacificità delle azioni unite alle argomentazioni delle ragioni del dissenso.

Fronte del Dissenso

27 luglio 2021

Per restare aggiornati sulle iniziative del Fronte del Dissenso segui il canale telegram
https://t.me/Frontedeldissenso

Fonte: marciadellaliberazione.it




COMUNISTI, ULTIMA CHIAMATA di Moreno Pasquinelli

«Quando senti suonare la campana non chiederti per chi suona. Essa suona anche per te». Ernest Hemingway

Con lo spauracchio della pandemia il governo Draghi ha prolungato lo Stato d’emergenza e, col cosiddetto “green pass”, ha reso de facto obbligatoria la vaccinazione di massa. Con una fava due piccioni: si istituisce uno strumento politico di controllo e discriminazione sociale facendo così compiere un salto di qualità all’inveramento di un orwelliano Stato di polizia.

Guai a chi nega che qui ci sia un salto di qualità. Dicemmo, l’anno scorso, che entravamo in un territorio inquietante e sconosciuto. Ora i timori più terribili iniziano a prendere forma.

Che il “green pass” sia un diabolico strumento di discriminazione sociale lo dicono quelli stessi che lo hanno concepito. Draghi docet: “Chi non si vaccina porta la morte”. Chi rifiuterà di diventare cavia di pseudo-vaccini sperimentale; chi non metterà il suo corpo a disposizione del governo; chi intende disobbedire al comando del potere; chi non accetta il culto idolatrico della “scienza”; è un assassino che va identificato, perseguitato, escluso dalla vita sociale. Non merita, infine, alcuna cristiana pietà.

E’ un regime di apartheid quello che sta nascendo sotto i nostri occhi: milioni di cittadini precipiteranno nell’inferno dei reietti e degli emarginati, costretti alla segregazione sociale e al confino.

D’altra parte una maggioranza di cittadini, intossicati da una propaganda e reti unificate senza precedenti, ha deciso di fare buon viso a cattivo gioco, pensando di riconquistare la libertà che gli era stata tolta. Si illude poiché questa libertà, ottenuta con un atto di obbedienza, è non solo vigilata ma condizionale e provvisoria. Peggio. La logica sottesa alla mossa del governo è tremenda, è quella di provocare una violenta spaccatura sociale, ci saranno, come nell’universo concentrazionario di Primo Levi, i sommersi e i salvati, con milioni di esercenti costretti a fare i kapò, sbirri facenti funzione.

Procedimenti repressivi che i comunisti dovrebbero conoscere molto bene, visto che essi per primi, nel ‘900, ne sono stati vittime. Ma dove stanno i comunisti oggi? Davanti all’incalzare del mostro gli hanno ubbidito, hanno chiamato al rispetto di tutte le sue prescrizioni liberticide; hanno suonato lo stesso spartito del nemico per cui tamponi farlocchi e vaccinazione di massa sarebbero stati la sola salvezza. Si sono rifiutati di ascoltare medici e autorevoli scienziati i quali, giudicata omicida la terapia della medicina di regime (tachipirina e vigile attesa), dimostravano nei fatti come ci si poteva guarire dal Covid. Comunisti che non hanno voluto vedere né il disegno biopolitico dell’élite mondialista, né la colossale speculazione delle multinazionali farmaceutiche, né i giganteschi conflitti di interessi tra controllori e controllati.

Infine, davanti ai movimenti di disobbedienza civile che si sono manifestati, hanno taciuto, si sono voltati dall’altra parte, si sono imboscati. Non li abbiamo infatti visti nelle proteste sociali contro lo Stato d’emergenza, in difesa dei diritti di libertà, contro chiusure e confinamenti che mentre hanno straziato chi sta in basso hanno premiato i privilegiati. Peggio, se ne sono dissociati, accusando quelli come noi che si sono ribellati in nome della verità e della fedeltà alla Costituzione, di essere “negazionisti”, o peggio, una “marmaglia reazionaria”. Hanno insomma fatto proprio il discorso delle élite dominanti, hanno dato loro man forte nel vano sforzo di isolarci. Si sono arruolati come truppe ausiliarie nell’esercito nemico. In pratica hanno scelto di fare i collaborazionisti.

Ora siamo giunti al giorno del giudizio.

In queste ore, davanti al salto di qualità operato dal nemico, anche in Italia, le piazze di tante città si vanno spontaneamente riempiendo di comuni cittadini che ubbidendo alla loro coscienza gridano “no green pass”. Proteste che sono l’orgoglio di un intero popolo, che redimono i peccati dell’ignavia e della rassegnazione. I piccoli rivoli che nell’ultimo anno hanno animato la protesta iniziano a confluire, come eravamo convinti sarebbe accaduto, in un unico fiume. C’è tempo affinché diventi una piena. Serviranno intelligenza, determinazione, astuzia e tutte le armi dell’arte della lotta politica. Il nemico ha un piano, ma commetterà inesorabilmente errori. Una nuova resistenza sta nascendo e siamo certi che si farà strada.

Ebbene, malgrado il momento drammatico, i comunisti sono latitanti. Nessuna organizzazione o gruppo sta dando segni di cambiamento di rotta. Non vediamo nelle piazze nessuno di loro. Hanno scelto ancora una volta di girarsi dall’altra parte.

Sappiate “compagni” che questa è per voi l’ultima chiamata. E’ anche per voi che suona la campana. Potete ancora riscattare l’ignominia raggiungendo la mobilitazione in atto. Se lo farete sarete perdonati. Altrimenti subirete la condanna, scontando la più severa delle pene: quella di finire come collaborazionisti nella spazzatura della storia.

Ps

Incombe, fra qualche giorno, proprio quando entrerà in vigore il “green pass”, l’anniversario funesto del 4 agosto 1914. I comunisti sanno di che parliamo. La grande guerra segnò la linea divisoria tra chi passò armi e bagagli dalla parte dei governi imperialisti, e chi restò fedele ai principi della lotta rivoluzionaria. Diversamente da allora gli imperialisti chiedono oggi ai popoli di intrupparsi nell’esercito cosmopolitico della salvezza. Non chiamano alle armi in nome degli stati nazionali, vogliono anzi, in nome della globalizzazione, estinguerli, così da completare la ristrutturazione tecnocratica e oligarchica a scala mondiale. Lo chiamano “Grande Reset”, di qui lo shock pandemico come cataclisma per giustificarlo.

Rivoluzionari sono coloro i quali, denunciata la trappola del Covid, riconosciuto per tempo il grande cambiamento in atto, non si sono fatti cogliere impreparati dal capovolgimento di fronte e si sono riposizionati nel campo della nuova resistenza. Rivoluzionari sono coloro che hanno compreso che la difesa della sovranità nazionale, della democrazia, della libertà, della giustizia sociale sono un tutt’uno. Sono coloro che han capito che solo in questo campo potrà un giorno rigermogliare il fiore di un nuovo socialismo.




PER LA FEDERAZIONE DELLE FORZE PATRIOTTICHE E DEMOCRATICHE

Pubblichiamo di seguito la risoluzione approvata dalla Direzione Nazionale di Liberiamo l’Italia il 18 giugno 2021

“Nulla sarà come prima”. Questo il mantra che le élite dominanti cercano di inculcare nella testa dei cittadini affinché accettino come ineluttabile il futuro infernale che hanno progettato e che chiamano, senza peli sulla lingua, “Grande Reset”. Per giustificare questo rivolgimento avevano bisogno di scatenare un evento catastrofico a scala planetaria. E infatti è esplosa la pandemia Sars-coV-2. Ma cos’è il “Grande Reset”? Un neoliberismo 2.0 che punta all’abbattimento degli ultimi ostacoli che si frappongono al totale predominio del grande capitalismo transnazionale. Ostacoli sono quindi le istituzioni democratiche; gli stati nazionali; i popoli con le loro identità e tradizioni culturali; i movimenti di resistenza basati sui valori dell’eguaglianza e della libertà.

Al contrario del suo precursore questo neoliberismo 2.0 non fa leva sulla destra conservatrice e/o reazionaria. Esso si ammanta di un progressismo fanatico; dichiara di voler realizzare le promesse incompiute della modernità; il culto delle facoltà salvifiche della tecno-scienza è la sua cifra; l’individualismo congenito della tradizione liberale è spinto, nella prospettiva dell’ibridazione uomo-macchina, al distopico approdo del superuomo.

L’estrema pericolosità di questo disegno, le peculiarità di questo nuovo nemico, impongono alle forze della nuova Resistenza non solo un cambio di passo ma un salto politico di paradigma. Ciò che fino a ieri era considerato impensabile e contro natura, diventa oggi non solo plausibile ma inderogabile. In ogni Paese esistono oggi agguerrite minoranze che sono tuttavia divise e disperse anche perché hanno la testa rivolta al passato. Lo sguardo va invece rivolto all’oggi e al futuro. Occorre unire queste forze, pena l’abisso. Da tempo sosteniamo che occorre seguire l’esempio del CLN, con il cui fondamentale contributo nacque la Repubblica. Solo un fronte nazional-popolare di massa potrà fermare il mostro che si erge innanzi a noi.

Proprio in risposta allo Stato d’emergenza sanitario (grimaldello per attuare la “distruzione creativa” e asservire il popolo e la nazione) e nonostante le difficili condizioni, la spinta all’unità si è fatta strada. Non c’è nessuno che non consideri necessaria la confluenza dei tanti rivoli per alimentare un unico fiume. Ogni tentativo che va nella direzione di fare fronte, di incamerare questa energia evitando che si disperda, va sostenuto — in particolare va appoggiato il Fronte del Dissenso.

Non basta. Occorre un centro strategico di aggregazione. Come dobbiamo unire i movimenti di protesta, le soggettività politiche del patriottismo democratico debbono dare il buon esempio dando vita ad una federazione comune. Non è ammissibile che malgrado esistano punti sostanziali di convergenza programmatica queste organizzazioni e/o associazioni marcino in ordine sparso. Il momento per questa federazione è ora. Ora che con il governo Draghi si punta alla definitiva sudditanza dell’Italia alla Unione europea; ora che si prepara il terreno del “Grande Reset”, combinato disposto di stato d’emergenza e austerità permanenti; ora che l’élite vuole ripristinare un regime bipolare di ferro con tanto di regime presidenziale; ora che siamo alle porte non solo di duri conflitti sociali ma di elezioni politiche con cui i dominanti vogliono sancire il definitivo cambio di sistema.

Coloro che accettano l’idea della federazione comune si mettano attorno ad un tavolo, ne definiscano la piattaforma, indichino un metodo condiviso di procedere. Non nascondiamo infine, anzi ribadiamo, il nostro augurio, quello per cui la federazione possa diventare il luogo dove si realizzi un vero proprio processo costituente per dare vita all’unico partito che non c’è, la casa comune di tutti i patrioti che combattono per un’Italia democratica e sovrana.

Liberiamo l’Italia

18 giugno 2021

Fonte: Liberiamo l’Italia

 




FACCIAMO IL MIRACOLO

Grande adesione all’assemblea del Circo Massimo

Il capo della Polizia di Stato, via Corriere della Sera di oggi 23 aprile, ci informa che da inizio anno ci sono state in Italia ben 4.500 manifestazioni di protesta, la gran parte delle quali per porre fine allo stato d’emergenza permanente.

E’ più di un sintomo, è la prova di un risveglio generale, che la pentola bolle e il coperchio potrebbe saltare. E’ il segnale che si sta uscendo dal clima di paura narcotizzante, che Draghi ed i satrapi che lo sostengono non dormono sonni tranquilli.

Da Sud a Nord in questi mesi è stato un proliferare di iniziative, a volte piccole, a volte molto grandi. Sono germogliate in questo anno, malgrado le catene della “dittatura sanitaria”, una moltitudine di associazioni e comitati. Una vivacità sorprendente — alla faccia di chi blaterava di un popolo italiano assuefatto e inerte — che fa dell’Italia il Paese dove la nuova resistenza è più capillare, forte e politicamente avanzata.

Tutti questi rivoli vanno ora fatti confluire in un unico grande fiume in piena. Basta con la frammentazione e la dispersione. Occorre unità, occorre fare fronte comune.

Per questo la MARCIA DELLA LIBERAZIONE ha indetto l’assemblea che si svolgerà domani a partire dalle ore 14:00 a Circo Massimo (Roma).

Siamo a più di 90 movimenti e associazioni che hanno aderito e assicurato la loro presenza, assieme a tanti comuni cittadini ribelli. Ribelli non eversori, poiché eversivo è il regime che è stato istituito col pretesto della pandemia. Quando un governo agisce fuori dalla legalità la ribellione è legittima.

Qui sotto l’elenco delle adesioni aggiornate ad oggi pomeriggio:

Aggregazione Spontanea Base; Alle Arti Collettivo artistico; Alleanza Cristiana; Alleanza Stop5G; Alternativa Riformista; Ancora Italia; APS Country Road (Formigine-Mo); APS Vivibensipo; Arca dell’Alleanza Ct; Assis (Serravalle); Associazione Fieristi Italiani (AFI); Associazione Happiness University; Associazione Rinascita VCO; Atto Primo SALUTE AMBIENTE CULTURA; Becciolini Network; Coalizione Etica; Coemm-Clemm; Comilva; Comitato covid19-Basta Paura; Comitato di Cittadinanza (Salento); Comitato E ORA BASTA!; Comitato federativo provvisorio; Comitato Liberi Pensatori (Cinisello Balsamo); Comitato MoNo5G! (Modena); Comitato Nonna Maura; Comitato Romagna per la Costituzione; Comitato Romagna per la scuola; Comitato sana e robusta costituzione; Comitato Salute Bene Comune; Comitato spontaneo Il Quadrifoglio (Friuli Venezia Giulia); Comitato tecnologie sostenibili – stop5g Romagna; Comitato valdostano per la Tutela dei Diritti Umani; Confederazione Sovranità Popolare; Contrordine Sociale; Coordinamento umbro per la Costituzione; Costituzione in azione – Udine; ESC (Palermo); FaCiviltà; Faremondo (Bologna); Federazione Civica Italiana Bene Comune; Federazione Popolo Sovrano; Fococlaro R2020 (Roma); Forza del Popolo; Forze Popolari (Toscana e La Spezia); Fuoco Energia Vulcanica R2020 Catania; Fuoco R2020 (Chieti); Fuoco R2020 Economia del dono; Fuoco R2020 (Gravellona); Fuoco R2020 (Pesaro); Fuoco Sacro (Fuoco di resistenza R2020 Napoli); Genitori Lombardia; Io apro tutto Roma; Italexit; Italia unita; La Genesi (Milano); L’Eretico; La Prima Linea; Le Partite Iva Italia; Libera Scelta Campania; Libera Scelta Terni; Liberazione Italia; Liberiamo l’Italia; Liberi cittadini Milano; M.e.d.a. Movimento Europeo Diversamente Abili; Medici per la Verità; Medici e Operatori Sanitari Istanza Diritti Umani (IDU); Movimento Cittadini Italiani; Movimento Imprese Italiane; Movimento Italia Unita; Movimento Libertario; Movimento Ristoratori; Movimento Sport e Salute; MPL-P101; Nel nome del padre Ippocrate; Onda Popolare; Palestre GimFIVE; Partito Nazionale; Partito Sovranità Popolare; Partito Valori Umani; Popolo Sovrano; Reopen Italia; Resistenza Attiva; Resistenza Tricolore; Rete Informazione Europea; Riconquistare l’Italia (FSI); Rinascita Nazionale; Riscossa Italia; Romagna per la Costituzione; Romagna per la scuola; RRI2020 & The Walk of Change; Salviamo i bambini dalla dittatura sanitaria; Sìamo; Soprattutto Liberi; Teatri Consapevoli; Unialeph; Unione Partite Iva (UPI); World Wilde Demonstration Italia
Fonte: Liberiamo l’Italia



NO AL PASSAPORTO VACCINALE di Moreno Pasquinelli

Verrà il giorno della giustizia, verrà il giorno della vendetta…

Il famigerato Roberto Burioni (su Twitter) non ha peli sulla lingua: «Secondo me l’idea del ‘pass’ è ottima. Impedire a chi rifiuta il vaccino i movimenti e l’ingresso nei bar e nei ristoranti sarà più efficace di qualunque obbligo nello spingere gli indecisi a vaccinarsi».

Detto fatto. Anche in questo caso ubbidendo alle direttive della funesta Unione europea, il governo Draghi vuole istituire a passo di corsa, cioè già dal 26 aprile, la “certificazione verde”, nome infingardo per intendere il passaporto vaccinaleQUI i dettagli. Previsto addirittura l’arresto per chi falsificasse l’attestato.

Ove entrasse in vigore saremmo piombati in uno STATO DIGITALE DI POLIZIA. Un ulteriore passo nel regime del capitalismo della tecno-sorveglianza di massa. In nome della salute pubblica una nociva dittatura, sotto le mentite spoglie dell’emergenza sanitaria un politico Stato d’Eccezione.

Come dice giustamente Agamben, tutti gli asintomatici che rifiutassero di vaccinarsi sarebbero classificati untori e per questo bollati con lo stigma della colpa, del più infamante dei peccati. Essi verranno per questo emarginati, allontanati dalla comunità. Il passo per il loro isolamento in appositi campi di reclusione potrebbe essere breve. Stato digitale di polizia fa quindi rima con regime di apartheid. In attesa di nuovi campi di concentramento, in quanto minaccia, se rifiuti il vaccino di Big Pharma ti verrà impedito, tanto per cominciare, di salire su un aereo o su un treno, poi ti sarà proibito l’accesso a scuola, al lavoro, al cinema, al supermercato, ad ogni occasione in cui ci sia di mezzo “assembramento”, ovvero socialità e convivialità.

C’è di più. Col passaporto vaccinale è il concetto stesso di cittadinanza che viene circoscritto e politicamente ridefinito. Solo il vaccinato potrà godere dei residui diritti sociali e politici di libertà a cui la cittadinanza da accesso. Chi non si vaccinerà sarà un cittadino di serie B, uno spregevole paria. Proprio come nella religione induista sono considerati gli intoccabili, i fuori casta. La sola differenza è che nel liberale Occidente questo crimine non viene giustificato in nome della religione bensì in nome della tecno-scienza — ove quest’ultima, divinizzata assieme ai suoi tecno-sacerdoti, pretende di rimpiazzare le religioni tradizionali.

Nel regime del capitalismo della tecno-sorveglianza di massa, nel futuristico Stato digitale di polizia non avremo quindi solo, metamorfosate, le vecchie classi sociali — distinte tra chi possiede come capitale i mezzi di produzione e di scambio e chi non possiede che la sua forza-lavoro e quindi è costretto per tirare a campare a venderla a chi detiene il capitale. Avremo un sistema misto, che combinerà e intreccerà il sistema di classe con quello rinascente delle caste sociali. La strada che così viene tracciata (apertamente evocata da quelli del Grande Reset) non è solo quella che conduce ad un regime di tirannia politica, si tratta in verità di qualcosa di più profondo, del passaggio ad un nuovo sistema sociale, un post-capitalismo come tecno-feudalesimo e di tipo asiatico.

Chiunque capisce che la partita del passaporto vaccinale è di enorme importanza. E’ il particolare in cui si annida l’universale. E’ una Linea del Piave per le opposizioni sociali e politiche tutte, sfondata la quale il nemico dilagherebbe, e dopo la quale non resterebbe ad esse che una strategia di lunga e difficile guerriglia dietro le lineee nemiche.

Persa la partita del Covid-19, trovandoci attestati su questa Linea del Piave, siamo tenuti a difenderla con le unghie e coi denti, costi quel che costi. Siamo obbligati a fare fronte. La Marcia della Liberazione ha lanciato l’allarme, indicendo per sabato prossimo l’Assemblea del Fronte del Dissenso per la nascita di un Coordinamento nazionale.

Continuare divisi e sparpagliati è un lusso che non possiamo permetterci. Il passaggio da azioni di resistenza eterogenee a fronte unico non sarà facile. Implica visione, intelligenza tattica, disciplina condivisa, una direzione collettiva autorevole. Al punto in cui siamo l’unità non può quindi essere un’accozzaglia ribellistica di scontenti. Deve basarsi su una piattaforma politica propositiva (democratica, sociale, costituzionale e rivoluzionaria), e sul metodo di una coraggiosa disobbedienza civile di massa. Con coloro che non condivideranno piattaforma e metodo, che quindi non faranno parte del fronte, vale la vecchia massima: “colpire uniti, marciare separati”, reparti distinti ma difesa coordinata della Linea del Piave.




COVIDISMO, FASE SUPREMA DEL NEOLIBERISMO di Alceste De Ambris

Con la parafrasi di Lenin del titolo, intendo suggerire che, se la situazione emergenziale durerà ancora a lungo (e l’intenzione del Sistema sembra sia di farla durare), gli storici del futuro identificheranno il 2020 come anno di nascita di una nuova forma di governo, che chiameranno forse “Covidismo”, termine con suffisso “ismo” coniato per analogia con liberalismo, comunismo, fascismo ecc. , e che andrà ad aggiungersi alla classiche forme come monarchia, repubblica, bonapartismo, colonialismo ecc.

Per capire, distinguiamo bene quattro elementi:

1) il virus, il Sars-cov2

2 ) la malattia, denominata Covid19, (molto) eventualmente contratta da chi è venuto a contatto col virus

3) la campagna di propaganda mediatica, l’ infodemia, che ha per scopo, strumentalizzando i punti 1-2), di creare le condizioni affinché si impongano le misure liberticide di cui al punto 4)

4) il sistema di governo, che ho chiamato “Covidismo”; ciò che il Sistema le chiama “le regole”, mentre i critici usano il termine “great reset” o Grande Riassetto

I media, per creare confusione, usano in tutti i casi la parola “covid”, ma è chiaro che si tratta di concetti distinti, elementi naturali i primi due (almeno in teoria), elementi artificiali, frutto della volontà umana, gli ultimi due.

Mentre il virus e la malattia sono presenti ovunque nel mondo, l’infodemia e il sistema covidista variano da un luogo all’altro. Sono massimi nei paesi occidentali e in quelli in cui gli Usa hanno forte influenza, mentre sembrano deboli nel continente africano, in Russa e in generale in Asia (in alcuni paesi asiatici il morbo viene dichiarato debellato, senza una logica spiegazione). L’impressione è che la rilevanza attribuita al covid (o addirittura la sua presenza/scomparsa), dipenda più da una “scelta” politica, che dalle normali variabili epidemiologiche.

L’infodemia consiste una propaganda a media unificati mirata a diffondere nel pubblico una paura irrazionale, che trasforma in una sorte di Pesta nera una malattia dalla bassa letalità, presumibilmente intorno allo 0,3% (non molto superiore all’influenza stagionale, che  ha una letalità dello 0,1% circa), verosimilmente paragonabile alla pandemie di influenza asiatica del 1957 e del 1968 (che ai tempi non avevano suscitato particolare allarme, né indotto a misure di distanziamento). La campagna mediatica in atto non si discosta da altre campagne a cui abbiamo assistito nei decenni scorsi: ricordiamo quelle volte a demonizzare certi Paesi che si vogliono colpire o invadere (Serbia, Libia, Venezuela ecc.), a giustificare e auspicare le “riforme” antisociali (privatizzazioni, austerità…), a condannare la “corruzione” di un certo leader politico scomodo, a spargere la fobia del terrorismo pseudo-islamico ecc. All’occhio allenato non sfugge anche nel nostro caso l’uso dei classici strumenti della propaganda: la ripetizione ossessiva, l’imposizione dell’agenda, la criminalizzazione dei dissenzienti, la censura, l’introduzione di un “esperto” per imporre certe idee sotto veste neutrale ecc.

La differenza è che questa volta la propaganda è rivolta contro il proprio paese, e pertanto il suo successo dipende anche da quanto spazio di sovranità quel paese abbia mantenuto, o viceversa quanto sia eterodiretto, com’è il caso dell’Italia. Gli uomini politici, rispetto a questa campagna martellante, appaiono succubi, timorosi di finire sotto la gogna mediatica qualora osino contraddire i dogmi del “sanitariamente corretto”. Dogmi che peraltro variano col tempo, senza una coerenza logica, per cui le dichiarazioni dei politici o degli “scienziati” in televisione assomigliano a certe gare di improvvisazione teatrale, dove gli attori devono inventarsi cosa dire sul momento, in base ai suggerimenti di chi sta fuori dal palcoscenico, e il più bravo è chi riesce a rendere verosimili le uscite più stravaganti.

La campagna-covid sembra avere scopi di breve periodo e di lungo periodo (tale differenza potrebbe rispecchiare le intenzioni di fazioni diverse dell’Oligarchia globalista, l’una più “moderata”, l’altra più “estremista”). Proveremo a individuarli.

Lo scopo di breve periodo era probabilmente quello di sconfiggere i movimenti populisti al di qua e al di là dell’Atlantico. Negli Usa occorreva sconfiggere Trump: missione raggiunta, anche grazie alle elezioni truccate. In Europa bisognava evitare il contagio della Brexit e impedire la dissoluzione dell’Unione europea, oltre che liberarsi in Francia dei fastidiosi Gilè gialli, ultimi residui di genuina protesta sociale: missione compiuta.

Occorreva inoltre annichilire (affinché non ci riprovi in futuro) la classe sociale che costituiva il nerbo di tali movimenti, ossia la classe media in crisi, la piccola borghesia, i piccoli imprenditori, gli artigiani, gli agricoltori, i negozianti ecc. Proprio a questo servono le chiusure economiche selettive, che colpiscono solo alcuni operatori, lasciando mano libera, con la digitalizzazione e il commercio elettronico, ai monopolisti della rete. E mentre tutti si indebitano (Stati, aziende e privati), le mega-banche acquisiscono nuovi crediti e si incamerano i beni dei falliti. Un colpo da maestro.

Il modello che si vuole instaurare è un capitalismo “sudamericano”, una piramide con un élite in cima e alla base una massa di poveri e nullatenenti, senza una classe media che stia tra i due. Il modello social-democratico, per rimanere nella metafora geometrica, tendeva invece a formare una società egualitaria, in forma “ovale”: pochi ricchi, pochi poveri, la maggior parte della popolazione si piazza nella fascia centrale, grazie alle sue tipiche istituzioni (protezione  sociale, diritti dei lavoratori, economia mista, tassazione progressiva).

Il neo-liberismo ha impiegato una trentina d’anni per assottigliare la fascia medio-bassa della piramide, il suo nemico storico (un agglomerato che un tempo si identificava con la “ sinistra”), sospingendola verso la base, riducendo la classe lavoratrice alla condizione di plebe, una massa amorfa di precari, lavoratori sottopagati e disoccupati. Ora il covidismo politico si è assunto il compito di neutralizzare la fascia medio-alta (quell’universo più tradizionalmente legato alla “ destra”): liberi professionisti e piccoli imprenditori sono figure destinate a sparire, nei loro progetti, tutti devono diventare dipendenti/sudditi degli Oligopoli globali. In ciò il Sistema ha impiegato il classico espediente del “divide et impera”, prima affrontando l’avversario principale (il “proletariato” appunto) e poi l’altro, sfruttando le diffidenze tra i due. In ciò è evidente la miopia della borghesia italiana, che in passato non ha perso occasione per contrastare i sindacati, i partiti di sinistra (quando esistevano) e lo Stato imprenditore: alla fine ha contribuito a creare il mercato globale senza regole (o meglio, con regole dettate dai più forti), quel mare aperto dove i pesci grossi (multinazionali e colossi finanziari) mangiano i piccoli. Il capitalismo, lasciato a sé stesso, tende inevitabilmente all’oligopolio.

Lo scopo di lungo periodo, secondo alcuni, è l’istaurazione di un nuovo regime politico, che ho chiamato “ Covidismo”, in cui le misure di “autodistruzione” economica e psicologica, imposte in via emergenziale, diventano permanenti o ricorrenti. Non conosciamo i tratti precisi di questo progetto, né sappiamo se avrà la forza di durare lungo.

Esso rappresenta una sorta di esito finale o di pieno dispiegamento del neo-liberismo (1991-2019), il quale consisteva nel superamento dello stato social-democratico di impronta keynesiana (1945-1990). Il Covidismo da una parte sembra avere certe caratteristiche dei totalitarismi moderni: potere in capo ad un’oligarchia inamovibile, partito unico (nella forma di tanti partiti tutti uguali), ideologia ufficiale indiscutibile, controllo totale dell’informazione, il popolo come massa da manipolare e non attore della vita politica. D’altra parte esso sembra rifarsi ad assetti premoderni e feudali, precedenti alla rivoluzione francese. Si è parlato di “capitalesimo”, con riferimento a tratti come: il collasso dello Stato nazionale, l’emergere di Poteri privati senza controllo, l’ereditarietà della ricchezza (appannaggio di poche grandi famiglie), la ripartizione del potere in circoli chiusi (e passaggi da un ruolo all’altro tramite il metodo delle “porte girevoli”), la sostituzione dei diritti con i benefici (revocabili), nell’ambito lavorativo l’apprezzamento del valore della fedeltà rispetto alla competenza ecc.

Semplificando, si potrebbe esprimere la novità dicendo che, nel neo-liberismo, il nuovo patto sociale prevedeva lo svuotamento della democrazia e dello stato sociale, in cambio però del mantenimento della libertà personale e di un certo grado di benessere diffuso (o almeno un’illusione di benessere). Negli ultimi trent’anni abbiamo visto appunto la democrazia evolvere in post democrazia e lo stato sociale ridursi al minimo.

Nel Covidismo si procede oltre: anche il benessere e la libertà vengono sequestrate. Il Sistema non ha più nulla di positivo da promettere, ma si impone la paura.

Il benessere (anche nel suo lato negativo, il consumismo) viene meno perché l’élite economica globalista, (che trae i suoi profitti non tanto dalla produzione industriale ma dalle rendite finanziarie), non è più in grado di garantirlo, né ha interesse a farlo, né intende introdurre correttivi (aumento della domanda interna, inflazione, limiti ai movimenti dei capitali ecc.) che minerebbero la propria posizione. Le crisi economiche e la disoccupazione di massa divengono cicliche e non c’è modo di evitarle: anche senza emergenza sanitaria, una nuova crisi era già prevista da molti. Svanisce il grande argomento contro il socialismo reale, ossia che il mito della maggiore efficienza del capitalismo: il capitalismo è inefficiente, ma non si può confessarlo apertamente, e quindi i suoi fallimenti vengono attribuiti… a una malattia. Questo futuro di miseria generalizzata viene poi mascherato sotto il paravento della riconversione ecologica (per cui, quando il cittadino medio potrà permettersi di comprare solo una bicicletta come mezzo di trasporto, ciò verrà presentato come un grande progresso…).

La libertà viene sequestrata tramite i noti provvedimenti neo-proibizionisti di segregazione e confinamento. L’isolamento sociale qui non è un mezzo, ma il fine stesso, ossia evitare la formazione di movimenti, di partiti, anche semplicemente di manifestazioni e aggregazioni, di persone che intendono discutere e opporsi al progetto. La politica richiede presenza e partecipazione fisica: non solo le fabbriche, ma anche le scuole le università, persino i bar e i teatri sono stati storicamente i luoghi in cui la coscienza politica di è sviluppata.

A questo punto qualcuno potrebbe chiedere come si concilia il piano di lungo periodo, qui ipotizzato, con la propaganda vaccinale, che da qualche mese ci presenta il vaccino come farmaco miracoloso e senza rischi, unica soluzione per uscire dall’emergenza sanitaria. Apparentemente infatti vi è contraddizione, perché se veramente i vaccini funzionano, l’infodemia resterebbe priva di contenuti e il governo covidista subirebbe un arresto. E’ difficile dirlo… logicamente le alternative sono:

1) Il vaccino è realmente efficace e risolutivo; in questo caso (e nel caso 2) significa che il piano di lungo periodo non esiste o è stato accantonato

2) Il vaccino dal punto di vista medico è di dubbia utilità, ma funge da pretesto per porre termine alla campagna covid (se, grazie all’immunità di gregge, la malattia si esaurisce da sola, qualcuno potrebbe pensare che le misure liberticide non erano così necessarie…)

3) Il vaccino viene propagandato per favorire i profitti delle case farmaceutiche (ma, a mio parere, le poche decine di miliardi di profitti non possono costituire il movente principale di un’azione di così vaste proporzioni)

4) Il vaccino rappresenta la “carota davanti all’asino”, ossia un’illusione di libertà futura, che serve per far tollerare nel presente segregazioni e impoverimento, senza protestare

5) E’ irrilevante l’attuale vaccino in sé, conta il “dispositivo” che il vaccino porta con sé, ossia quel cambiamento che le popolazioni altrimenti non avrebbero accettato: ad es. l’obbligo universale di vaccinarsi ogni anno (con riserva, qualora occorrerà, di somministrare qualsiasi altra sostanza, in modo aperto o occulto), oppure un controllo totale e una limitazione permanente alla libertà di movimento (passaporto vaccinale)

6) Il vaccino è controproducente perché favorisce la comparsa di varianti del virus più pericolose (anziché più attenuate, come avviene naturalmente quando una malattia diventa endemica), e quindi prolunga la permanenza della patologia

Quale che sia il progetto preciso, è imperativo opporsi. Il compito dei sovranisti è aggregare una compagine più ampia possibile, intorno a un programma minimo, come presupposto per la liberazione e il socialismo. Tornando ancora a Lenin, egli aveva escogitato le parole d’ordine “pace e terra”, che rappresentavano le istanze immediate dei contadini e della maggioranza della popolazione. Nel nostro contesto le parole d’ordine potrebbero essere “no euro  – no segregazione”, oppure in positivo qualcosa come “italexit “ e “liberi tutti”.

No pasaran!




GLOBAL RESET: ISTRUZIONI PER L’USO di Umberto Bianchi

E’ proprio dell’altro giorno, l’uscita del Ministro per l’Economia Franco, allorchè durante uno dei tanti breefing ufficiali, candidamente ci metteva al corrente che, al passar della Pasqua, le cose si sarebbero man mano andate regolarizzando, le misure “restrittive” ( leggi dittatoriali…sic!) avrebbero subito un’attenuazione e, delizia delle delizie, a partire da Settembre tutti i piani di aiuto e sovvenzione, avrebbero subito un graduale, ma deciso, ridimensionamento. Una frasetta che, a prima vista, potrebbe sembrare un segnale di speranza in direzione di un ritorno alla normalità ma che, a ben vedere, nasconde un tutt’altro genere di sorprese.

Se andiamo a ben vedere, Lor Signori stanno cercando di metterci pian pianino di fronte al fatto compiuto che, passata la fase apicale della crisi sanitaria, si sarebbero cominciati a chiudere i cordoni, di quella già asfittica, borsa pubblica. La qual cosa poi, non dovrebbe meravigliarci più di tanto. Certo, a rigor di una logica che fosse volta a fare l’interesse dei cittadini, questo sarebbe il momento di aumentare ed intensificare sovvenzioni, aiuti e sforamenti di bilancio.

La distribuzione gratuita di protezioni sanitarie di ogni genere e tipo, l’erogazione a 360° di fondi e sovvenzioni per tutti i cittadini, sia sotto forma di contributi individuali mensili, che sotto forma di finanziamenti garantiti dallo Stato, all’insegna della gratuità, (sulla falsariga dell’ “helicopter money” di trumpiana memoria…), la sospensione degli obblighi fiscali per un anno ed una successiva ripartenza all’insegna di una flat tax al 10%, per almeno un triennio, dopo il quale elevare non oltre un limite del 15/20% massimo, tale aliquota.

Queste dovrebbero essere alcune delle linee portanti di un vero piano di aiuti, di una “cura da cavallo”, in grado di far ripartire il nostro paese, invertendo la pericolosa china di declino sulla quale l’Italia sembra essersi adagiata. Ma, ahimè, le cose stanno ben diversamente. Al pari di quelli del precedente esecutivo Conte, i piani del governo Draghi, danno tanto l’impressione di essere dei timidi palliativi, faticosamente approvati tra i mugugni ed i distinguo di forze politiche, la cui miglior aspirazione è quella di far pagare tutto e di più ai cittadini, come nel caso delle polemiche sull’annosa vicenda delle cartelle esattoriali, senza contare la attuale persistenza delle spese sanitarie, tutte a carico del cittadino, per mascherine, tamponi e via dicendo.

Il tutto, accompagnato da uno strano alternarsi di notizie buone e cattive, nella stessa giornata. Cala la percentuale di contagio, ma aumentano i morti, le misure saranno allentate, ma già stanno allo studio ulteriori proroghe restrittive. Se poi, qualcuno osa tirar fuori certe proposte, vi verrà risposto, con la solita italica lamentazione, che mancano i soldi, il debito pubblico è a cifre astronomiche e via dicendo. Il tutto, dimentichi dei soldi letteralmente buttati, in missioni militari all’estero, in sovvenzioni ai trafficanti di migranti/schiavi (leggi Ong…), in cooperazioni del tutto inutili e dispendiose, il tutto accompagnato da un burocratismo, ora fattosi asfissiante. Anziché efficientizzare e velocizzare i servizi di pubblica utilità, con la scusa della pandemia, si è adottato il disastroso sistema dello “smart working”, con il risultato del quasi totale fermo delle attività a tale destinazione d’uso , legate. A tal proposito, sopra tutti, l’esempio della scuola e della cosiddetta, fallimentare Dad (Didattica a distanza…).

Intanto se l’Italia piange, l’Europetta circense non ride, avendo sempre più, preso a modello l’Italia ed ancor prima, la Cina. Se in Germania, si profilano proroghe emergenziali sin ben oltre Pasqua, la Gran Bretagna del borioso Boris Johnson, si permette, con un provvedimento senza precedenti, di blindare in uscita per i cittadini, le proprie frontiere.  E così quello che, a detta dei suoi cantori, da Altiero Spinelli, da De Gasperi ad Adenauer, non senza passare per un pensatore fuor dalle righe, alla Jean Thiriart, doveva divenire uno spazio di libertà ed integrazione, si è nuovamente trasformata in una vera e propria gabbia dei popoli. La qual cosa, ci fa capire che, nuovamente, le lezioni della Storia, a poco o nulla, sono servite.

In questo caso però, a dare un tocco di lustro in più, il fatto che gli eventi che stiamo vivendo, sono il frutto di un ben preciso piano di “reset” globale. In un mondo nel quale, grazie alla progressiva interconnessione determinata dalla rivoluzione informatica, notizie ed idee hanno cominciato a circolare con una rapidità prima inconcepibile, il rischio di una quanto mai inaspettata e rapida presa di coscienza delle coscienze, a livello globale, di idee e di conseguenti, scelte non conformi, ha dato la stura ad un processo di globale inversione di quelle che sinora, rappresentavano le linee-guida di un’apparente condizione di libertà individuale.

E quella della “pandemia”, è stata la più imperdibile delle occasioni che a Lor Signori, potesse capitare. Le varie crisi finanziarie succedutesi nel corso degli anni a livello mondiale, stavano ingenerando, come abbiamo visto, delle quanto mai confuse, ma concrete istanze anti sistemiche, declinate a svariate latitudini del globo e con altrettante differenti modalità. Era dunque arrivata l’ora di un totale cambio di rotta a livello planetario.

Quello pandemico, è stato il “casus belli” che ha permesso di tener giocoforza le persone ( e le coscienze…) ferme, impaurite, rinchiuse in una specie di limbo, fatto di “restrizioni”, “isolamenti sociali”, “distanziamenti” e via discorrendo. Strano a dirsi ma, il modello occidentale, non ammette dissensi e prassi politiche “controcorrente”. Quella che per ora è la sua forza, (ma che presto o tardi si rivelerà, invece, quale suo lato debole) sta nell’unidirezionalità di un pensiero che, come abbiamo poc’anzi avuto modo di rilevare, non ammette né deroghe, nè dissensi. Per queste persone, è democratico solamente chi la pensa come loro.

Quella del “resettaggio” è una pratica volta a conseguire un definitivo allineamento delle coscienze, trasferendo la psicosi dell’emergenza e dell’insicurezza che essa genera, sul piano della normalità, sia socio-economica, sempre più favorendo i grandi raggruppamenti economico finanziari, rottamando e collocando in un ruolo quanto mai marginale, il ceto piccolo-medio, sia sul piano normativo, accelerando il processo di dismissione degli Stati in favore di anodine autorità sovra nazionali.  Queste ultime, ancor più dei singoli Stati, potranno riconfermare un’impostazione legislativa volta, a limitare progressivamente, le libertà dei cittadini, sulla falsariga di quanto ora sta accadendo in Italia ed un po’ in tutta Europa.

Il “resettaggio” globale sta notevolmente accelerando un altro fenomeno: quello del costante immiserimento delle popolazioni che, al fine di sopperire ai nuovi bisogni indotti da una società globale, in cui tutto è a pagamento, sempre più dovranno indebitarsi. Questo perché, nel nuovo modello che va profilandosi, non ci può più esser spazio per “diritti acquisiti” né, per quanto possa sembrare strano o incoerente, per opportunità, che non siano quelle di ricevere degli oboli o di indebitarsi per sostenere i ritmi vitali di una società che, per la sopravvivenza del singolo, sempre più richiede.

Dalla prestazione sanitaria, all’accesso ai servizi essenziali, sino all’aria che respiriamo, tutto dovrà essere a pagamento. Ed in questo, come al solito, il nostro paese con il suo caro-prezzi e con la sua carenza di servizi che non siano a pagamento, può esser considerato alla stregua di un vero e proprio laboratorio d’avanguardia. Ma, come in tutti i processi fisiologici (ed anche quello delle civiltà può esser considerato tale…sic!), esiste un basilare meccanismo evolutivo, che fa sì che ogni organismo vivente, porti in sé una potenziale capacità di adattamento ai continui stimoli dell’ambiente.

Dopo un iniziale shock, l’organismo sociale si adatta alla nuova situazione e genera nuove forme di protezione, assieme a nuove strategie di attacco. L’odierno tentativo di “transumanizzare” il mondo, attraverso una sempre maggior pressione tecnologica sull’individuo, tramite il suo “impacchettamento” in una dimensione di “full service”: dal vaccino, alla moneta ed al documento elettronici, sino alla osmotica e livellante onnipresenza della Rete, è destinato a fallire. Questo, grazie proprio a quella Téchne che, invece, potrebbe rivelarsi l’unico strumento in grado di svellere l’incontrastato dominio del Globalismo.

Tanto per fare un esempio, quella Rete che, a prima vista, potrebbe anche rappresentare un micidiale strumento di controllo sociale, finisce con l’assumere anche la valenza di formidabile veicolo di idee e visioni del mondo, divenuto oramai, difficilmente controllabile, proprio a causa della facilità con cui, ad oggi, si può avere a disposizione una tecnologia di interconnessione.

La Téchne, va così facendosi heideggerianamente “Ereignis”, “Evento”, tornando a dare un senso all’umana esistenza e rimettendo in moto la ruota della Storia, lasciando a bocca asciutta tutti coloro che, negli ultimi, tragici eventi, avevano creduto di cogliere l’occasione per affermare in modo incontrastato, il proprio dominio usuraio sul mondo intero.




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  • Per affermare i diritti sociali e le libertà oggi calpestate, dicendo no al regime del Grande Reset
  • Per farla finita col neoliberismo ed applicare la Costituzione del 1948
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LA POLITICA AL POSTO DI COMANDO di Moreno Pasquinelli

Se ne sentono, riguardo alla missione affidata a Draghi, di tutti i colori. Ce n’è una che le supera tutte, quella secondo cui, con il nostro, ce ne andremmo più facilmente dall’euro. Patetico alibi di quelli che una volta si sarebbero chiamati rinnegati.

Nessuno abbia dubbi che le mosse di Draghi, quali che saranno gli inciampi che troverà sul suo percorso (grandi), si dispiegheranno dentro una ferrea cornice eurista ed atlantista.

Subito dietro, nella classica delle scemenze, c’è l’idea che il governo Draghi sarà un “Monti 2.0”, ovvero attuerà politiche fiscali restrittive e non espansive, ovvero di tagli alla spesa pubblica e forti dosi di ulteriore austerità.

No, il nuovo governo è un nemico ben più insidioso e temibile in quanto, pur sempre proseguendo sul solco del liberismo (l’idea della “crescita” fondata su alti tassi di disoccupazione, quindi bassi salari e alta precarizzazione del lavoro), tenterà di far leva sulla spesa pubblica per tentare di rilanciare la domanda aggregata (spesa in investimenti e consumi dei diversi comparti economici).

Posto che il settore privato non investe ed anzi tende a tesaurizzare usando i profitti decrescenti in rendita finanziaria, non può essere che lo Stato, con spesa in deficit, a tentare di far ripartire il motore economico capitalistico grippato. La qual cosa, sia detto di passata, è la lampante conferma del fallimento del draghiano Quantitative easing, che ha riconfermato la validità della nota “trappola della liquidità” di keynesiana memoria, o se si preferisce la metafora del “cavallo che non beve”.

L’ingente massa monetaria sfornata dalla Bce ha sì salvato l’euro, ma è restata imprigionata nella sfera della speculazione finanziaria — così che l’economia europea è in stagnazione con l’aggravante che la depressione è più grave di ieri visto che sono cresciuti sia l’ammontare del debito privato che quello pubblico.

Vedremo presto, a partire dal discorso con cui Draghi andrà a chiedere la scontata fiducia alle camere, e quindi dalla prova del nove del 31 marzo quando scadrà la proroga del blocco dei licenziamenti, se abbiamo torto o ragione poiché, una volta sciolto il dilemma, l’opposizione dovrà attrezzarsi alla bisogna e indicare linea e modalità della lotta al nuovo governo ed a quello che prenderà il suo posto.

Tuttavia una cosa dev’essere chiara, non si deve cadere nella trappola di un approccio economicista.

«Nata come legislatura populista, Mattarella ha avuto il merito di costringere, con pazienza morotea, Lega e M5S ad appoggiare l’ex presidente della Bce. E’ la conferma della definitiva costituzionalizzazione dei movimenti antisistema italiani. Il Capo dello Stato, dall’alto della sua lunga esperienza, tuttavia sa che la navigazione non sarà agevole né scontata. Quanto durerà questo governo? Almeno un anno, fino all’elezione del prossimo Capo dello Stato, si scommetteva ieri tra gli stucchi del Colle. Nel febbraio 2022 a Mattarella potrebbe succedere Draghi». [Concetto Vecchio, la Repubblica, 14 febbraio 2021]

Il giornalista ha centrato il bersaglio. La funzione di Draghi, al netto di quella che potremmo chiamare “draghinomics”, è anzitutto politica: consacrare l’inclusione — sussunzione per usare un sofisticato sostantivo marxiano — degli ex-populisti nell’alveo sistemico, ovvero disinnescare quella bomba ad orologeria sotto le chiappe dell’Unione che il nostro Paese è stato e continua ad essere.

Un Grande Reset quindi — annullare la spinta sovranista emersa maggioritaria nelle urne del marzo 2018 — alla scopo di riportare l’Italia nei ranghi, e quindi salvare anzitutto l’Unione europea, col che sottrarci gli ultimi brandelli di sovranità per soggiogare il Paese con un “vincolo esterno” rafforzato.

Ci sono amici e compatrioti i quali, sulla scia dell’oligarchia dominante, deducono, dal passaggio di M5S e Lega nel campo euro-oligarchico, la fine del “momento populista”, dal che concludono un mesto ritorno a casa, immaginando che sia oggi plausibile e necessario rilanciare l’idea di un soggetto politico “di classe”, cioè una forza che, posto il  proletariato come forza rivoluzionaria in sé, faccia del marxismo (con il suo dogma che la lotta di classe tutto spiega e tutto può)  la propria cifra ideologica. Deduzione sbagliata, conclusione inverosimile. La verità è che né il proletariato possiede genetiche capacità rivoluzionarie, né si dovrebbe predicare un ritorno al marxismo “autentico”.

Chi non ha elaborato il lutto del ‘900, chi si dedica al culto dei morti, è destinato ad autoescludersi dal prossimo campo di battaglia. Il populismo, piaccia o meno, non è morto, è un fiume carsico, che per adesso scorre sottotraccia. Esso riemergerà presto, solo in forme differenti da quelle passate. Chi vuole stare in partita è a dargli forma che si deve attrezzare. Una cosa è certa, esso sarà più radicale di quelli che abbiamo conosciuto. E se è così potrà prendere, mutatis mutandis, solo due forme, che semplificando possono essere o neo-socialista o fascistoide.

Col “momento Draghi” il nemico ha il vento in poppa. Non durerà a lungo. Posto che l’oligarchia ha avuto successo nell’addomesticare i populismi, data la natura organica della crisi sistemica, quella affidata a Draghi (far uscire il Paese dal marasma), è una “missione impossibile” — impossibile date le vere cause della depressione economica (ci torneremo su). Bisogna quindi prepararsi ad incontrare il vento quando cambierà, mai dimenticando che quel momento giungerà “come un ladro di notte”. Che sia il nemico ad essere colto di sorpresa, non noi.

Giorni addietro esortavamo, contro l’ultimo travestimento del nemico, a dare vita ad un grande FRONTE DEL RIFIUTO. Immaginiamo che dovremo indire degli Stati Generali dell’opposizione sociale e politica. Un fronte per un’alternativa di società, basato su un nuovo progetto di Paese opposto a quello dei dominanti (il regime biopolitico fondato sull’emergenza permanente, il liberismo economico rimodellato come sistema della sorveglianza e della punizione). Un fronte che non potrà quindi essere né sindacalistico, né corporativo, la cui forza sovversiva sarà inversamente proporzionale al ribellismo spontaneista.

Chi riuscirà ad unire le prime forze di questo fronte si sarà guadagnato la prima linea, e solo chi avrà occupato quella prima linea potrà pretendere di fondare il Partito della Rivoluzione Italiana.