COVIDISMO, FASE SUPREMA DEL NEOLIBERISMO di Alceste De Ambris

Con la parafrasi di Lenin del titolo, intendo suggerire che, se la situazione emergenziale durerà ancora a lungo (e l’intenzione del Sistema sembra sia di farla durare), gli storici del futuro identificheranno il 2020 come anno di nascita di una nuova forma di governo, che chiameranno forse “Covidismo”, termine con suffisso “ismo” coniato per analogia con liberalismo, comunismo, fascismo ecc. , e che andrà ad aggiungersi alla classiche forme come monarchia, repubblica, bonapartismo, colonialismo ecc.

Per capire, distinguiamo bene quattro elementi:

1) il virus, il Sars-cov2

2 ) la malattia, denominata Covid19, (molto) eventualmente contratta da chi è venuto a contatto col virus

3) la campagna di propaganda mediatica, l’ infodemia, che ha per scopo, strumentalizzando i punti 1-2), di creare le condizioni affinché si impongano le misure liberticide di cui al punto 4)

4) il sistema di governo, che ho chiamato “Covidismo”; ciò che il Sistema le chiama “le regole”, mentre i critici usano il termine “great reset” o Grande Riassetto

I media, per creare confusione, usano in tutti i casi la parola “covid”, ma è chiaro che si tratta di concetti distinti, elementi naturali i primi due (almeno in teoria), elementi artificiali, frutto della volontà umana, gli ultimi due.

Mentre il virus e la malattia sono presenti ovunque nel mondo, l’infodemia e il sistema covidista variano da un luogo all’altro. Sono massimi nei paesi occidentali e in quelli in cui gli Usa hanno forte influenza, mentre sembrano deboli nel continente africano, in Russa e in generale in Asia (in alcuni paesi asiatici il morbo viene dichiarato debellato, senza una logica spiegazione). L’impressione è che la rilevanza attribuita al covid (o addirittura la sua presenza/scomparsa), dipenda più da una “scelta” politica, che dalle normali variabili epidemiologiche.

L’infodemia consiste una propaganda a media unificati mirata a diffondere nel pubblico una paura irrazionale, che trasforma in una sorte di Pesta nera una malattia dalla bassa letalità, presumibilmente intorno allo 0,3% (non molto superiore all’influenza stagionale, che  ha una letalità dello 0,1% circa), verosimilmente paragonabile alla pandemie di influenza asiatica del 1957 e del 1968 (che ai tempi non avevano suscitato particolare allarme, né indotto a misure di distanziamento). La campagna mediatica in atto non si discosta da altre campagne a cui abbiamo assistito nei decenni scorsi: ricordiamo quelle volte a demonizzare certi Paesi che si vogliono colpire o invadere (Serbia, Libia, Venezuela ecc.), a giustificare e auspicare le “riforme” antisociali (privatizzazioni, austerità…), a condannare la “corruzione” di un certo leader politico scomodo, a spargere la fobia del terrorismo pseudo-islamico ecc. All’occhio allenato non sfugge anche nel nostro caso l’uso dei classici strumenti della propaganda: la ripetizione ossessiva, l’imposizione dell’agenda, la criminalizzazione dei dissenzienti, la censura, l’introduzione di un “esperto” per imporre certe idee sotto veste neutrale ecc.

La differenza è che questa volta la propaganda è rivolta contro il proprio paese, e pertanto il suo successo dipende anche da quanto spazio di sovranità quel paese abbia mantenuto, o viceversa quanto sia eterodiretto, com’è il caso dell’Italia. Gli uomini politici, rispetto a questa campagna martellante, appaiono succubi, timorosi di finire sotto la gogna mediatica qualora osino contraddire i dogmi del “sanitariamente corretto”. Dogmi che peraltro variano col tempo, senza una coerenza logica, per cui le dichiarazioni dei politici o degli “scienziati” in televisione assomigliano a certe gare di improvvisazione teatrale, dove gli attori devono inventarsi cosa dire sul momento, in base ai suggerimenti di chi sta fuori dal palcoscenico, e il più bravo è chi riesce a rendere verosimili le uscite più stravaganti.

La campagna-covid sembra avere scopi di breve periodo e di lungo periodo (tale differenza potrebbe rispecchiare le intenzioni di fazioni diverse dell’Oligarchia globalista, l’una più “moderata”, l’altra più “estremista”). Proveremo a individuarli.

Lo scopo di breve periodo era probabilmente quello di sconfiggere i movimenti populisti al di qua e al di là dell’Atlantico. Negli Usa occorreva sconfiggere Trump: missione raggiunta, anche grazie alle elezioni truccate. In Europa bisognava evitare il contagio della Brexit e impedire la dissoluzione dell’Unione europea, oltre che liberarsi in Francia dei fastidiosi Gilè gialli, ultimi residui di genuina protesta sociale: missione compiuta.

Occorreva inoltre annichilire (affinché non ci riprovi in futuro) la classe sociale che costituiva il nerbo di tali movimenti, ossia la classe media in crisi, la piccola borghesia, i piccoli imprenditori, gli artigiani, gli agricoltori, i negozianti ecc. Proprio a questo servono le chiusure economiche selettive, che colpiscono solo alcuni operatori, lasciando mano libera, con la digitalizzazione e il commercio elettronico, ai monopolisti della rete. E mentre tutti si indebitano (Stati, aziende e privati), le mega-banche acquisiscono nuovi crediti e si incamerano i beni dei falliti. Un colpo da maestro.

Il modello che si vuole instaurare è un capitalismo “sudamericano”, una piramide con un élite in cima e alla base una massa di poveri e nullatenenti, senza una classe media che stia tra i due. Il modello social-democratico, per rimanere nella metafora geometrica, tendeva invece a formare una società egualitaria, in forma “ovale”: pochi ricchi, pochi poveri, la maggior parte della popolazione si piazza nella fascia centrale, grazie alle sue tipiche istituzioni (protezione  sociale, diritti dei lavoratori, economia mista, tassazione progressiva).

Il neo-liberismo ha impiegato una trentina d’anni per assottigliare la fascia medio-bassa della piramide, il suo nemico storico (un agglomerato che un tempo si identificava con la “ sinistra”), sospingendola verso la base, riducendo la classe lavoratrice alla condizione di plebe, una massa amorfa di precari, lavoratori sottopagati e disoccupati. Ora il covidismo politico si è assunto il compito di neutralizzare la fascia medio-alta (quell’universo più tradizionalmente legato alla “ destra”): liberi professionisti e piccoli imprenditori sono figure destinate a sparire, nei loro progetti, tutti devono diventare dipendenti/sudditi degli Oligopoli globali. In ciò il Sistema ha impiegato il classico espediente del “divide et impera”, prima affrontando l’avversario principale (il “proletariato” appunto) e poi l’altro, sfruttando le diffidenze tra i due. In ciò è evidente la miopia della borghesia italiana, che in passato non ha perso occasione per contrastare i sindacati, i partiti di sinistra (quando esistevano) e lo Stato imprenditore: alla fine ha contribuito a creare il mercato globale senza regole (o meglio, con regole dettate dai più forti), quel mare aperto dove i pesci grossi (multinazionali e colossi finanziari) mangiano i piccoli. Il capitalismo, lasciato a sé stesso, tende inevitabilmente all’oligopolio.

Lo scopo di lungo periodo, secondo alcuni, è l’istaurazione di un nuovo regime politico, che ho chiamato “ Covidismo”, in cui le misure di “autodistruzione” economica e psicologica, imposte in via emergenziale, diventano permanenti o ricorrenti. Non conosciamo i tratti precisi di questo progetto, né sappiamo se avrà la forza di durare lungo.

Esso rappresenta una sorta di esito finale o di pieno dispiegamento del neo-liberismo (1991-2019), il quale consisteva nel superamento dello stato social-democratico di impronta keynesiana (1945-1990). Il Covidismo da una parte sembra avere certe caratteristiche dei totalitarismi moderni: potere in capo ad un’oligarchia inamovibile, partito unico (nella forma di tanti partiti tutti uguali), ideologia ufficiale indiscutibile, controllo totale dell’informazione, il popolo come massa da manipolare e non attore della vita politica. D’altra parte esso sembra rifarsi ad assetti premoderni e feudali, precedenti alla rivoluzione francese. Si è parlato di “capitalesimo”, con riferimento a tratti come: il collasso dello Stato nazionale, l’emergere di Poteri privati senza controllo, l’ereditarietà della ricchezza (appannaggio di poche grandi famiglie), la ripartizione del potere in circoli chiusi (e passaggi da un ruolo all’altro tramite il metodo delle “porte girevoli”), la sostituzione dei diritti con i benefici (revocabili), nell’ambito lavorativo l’apprezzamento del valore della fedeltà rispetto alla competenza ecc.

Semplificando, si potrebbe esprimere la novità dicendo che, nel neo-liberismo, il nuovo patto sociale prevedeva lo svuotamento della democrazia e dello stato sociale, in cambio però del mantenimento della libertà personale e di un certo grado di benessere diffuso (o almeno un’illusione di benessere). Negli ultimi trent’anni abbiamo visto appunto la democrazia evolvere in post democrazia e lo stato sociale ridursi al minimo.

Nel Covidismo si procede oltre: anche il benessere e la libertà vengono sequestrate. Il Sistema non ha più nulla di positivo da promettere, ma si impone la paura.

Il benessere (anche nel suo lato negativo, il consumismo) viene meno perché l’élite economica globalista, (che trae i suoi profitti non tanto dalla produzione industriale ma dalle rendite finanziarie), non è più in grado di garantirlo, né ha interesse a farlo, né intende introdurre correttivi (aumento della domanda interna, inflazione, limiti ai movimenti dei capitali ecc.) che minerebbero la propria posizione. Le crisi economiche e la disoccupazione di massa divengono cicliche e non c’è modo di evitarle: anche senza emergenza sanitaria, una nuova crisi era già prevista da molti. Svanisce il grande argomento contro il socialismo reale, ossia che il mito della maggiore efficienza del capitalismo: il capitalismo è inefficiente, ma non si può confessarlo apertamente, e quindi i suoi fallimenti vengono attribuiti… a una malattia. Questo futuro di miseria generalizzata viene poi mascherato sotto il paravento della riconversione ecologica (per cui, quando il cittadino medio potrà permettersi di comprare solo una bicicletta come mezzo di trasporto, ciò verrà presentato come un grande progresso…).

La libertà viene sequestrata tramite i noti provvedimenti neo-proibizionisti di segregazione e confinamento. L’isolamento sociale qui non è un mezzo, ma il fine stesso, ossia evitare la formazione di movimenti, di partiti, anche semplicemente di manifestazioni e aggregazioni, di persone che intendono discutere e opporsi al progetto. La politica richiede presenza e partecipazione fisica: non solo le fabbriche, ma anche le scuole le università, persino i bar e i teatri sono stati storicamente i luoghi in cui la coscienza politica di è sviluppata.

A questo punto qualcuno potrebbe chiedere come si concilia il piano di lungo periodo, qui ipotizzato, con la propaganda vaccinale, che da qualche mese ci presenta il vaccino come farmaco miracoloso e senza rischi, unica soluzione per uscire dall’emergenza sanitaria. Apparentemente infatti vi è contraddizione, perché se veramente i vaccini funzionano, l’infodemia resterebbe priva di contenuti e il governo covidista subirebbe un arresto. E’ difficile dirlo… logicamente le alternative sono:

1) Il vaccino è realmente efficace e risolutivo; in questo caso (e nel caso 2) significa che il piano di lungo periodo non esiste o è stato accantonato

2) Il vaccino dal punto di vista medico è di dubbia utilità, ma funge da pretesto per porre termine alla campagna covid (se, grazie all’immunità di gregge, la malattia si esaurisce da sola, qualcuno potrebbe pensare che le misure liberticide non erano così necessarie…)

3) Il vaccino viene propagandato per favorire i profitti delle case farmaceutiche (ma, a mio parere, le poche decine di miliardi di profitti non possono costituire il movente principale di un’azione di così vaste proporzioni)

4) Il vaccino rappresenta la “carota davanti all’asino”, ossia un’illusione di libertà futura, che serve per far tollerare nel presente segregazioni e impoverimento, senza protestare

5) E’ irrilevante l’attuale vaccino in sé, conta il “dispositivo” che il vaccino porta con sé, ossia quel cambiamento che le popolazioni altrimenti non avrebbero accettato: ad es. l’obbligo universale di vaccinarsi ogni anno (con riserva, qualora occorrerà, di somministrare qualsiasi altra sostanza, in modo aperto o occulto), oppure un controllo totale e una limitazione permanente alla libertà di movimento (passaporto vaccinale)

6) Il vaccino è controproducente perché favorisce la comparsa di varianti del virus più pericolose (anziché più attenuate, come avviene naturalmente quando una malattia diventa endemica), e quindi prolunga la permanenza della patologia

Quale che sia il progetto preciso, è imperativo opporsi. Il compito dei sovranisti è aggregare una compagine più ampia possibile, intorno a un programma minimo, come presupposto per la liberazione e il socialismo. Tornando ancora a Lenin, egli aveva escogitato le parole d’ordine “pace e terra”, che rappresentavano le istanze immediate dei contadini e della maggioranza della popolazione. Nel nostro contesto le parole d’ordine potrebbero essere “no euro  – no segregazione”, oppure in positivo qualcosa come “italexit “ e “liberi tutti”.

No pasaran!




GLOBAL RESET: ISTRUZIONI PER L’USO di Umberto Bianchi

E’ proprio dell’altro giorno, l’uscita del Ministro per l’Economia Franco, allorchè durante uno dei tanti breefing ufficiali, candidamente ci metteva al corrente che, al passar della Pasqua, le cose si sarebbero man mano andate regolarizzando, le misure “restrittive” ( leggi dittatoriali…sic!) avrebbero subito un’attenuazione e, delizia delle delizie, a partire da Settembre tutti i piani di aiuto e sovvenzione, avrebbero subito un graduale, ma deciso, ridimensionamento. Una frasetta che, a prima vista, potrebbe sembrare un segnale di speranza in direzione di un ritorno alla normalità ma che, a ben vedere, nasconde un tutt’altro genere di sorprese.

Se andiamo a ben vedere, Lor Signori stanno cercando di metterci pian pianino di fronte al fatto compiuto che, passata la fase apicale della crisi sanitaria, si sarebbero cominciati a chiudere i cordoni, di quella già asfittica, borsa pubblica. La qual cosa poi, non dovrebbe meravigliarci più di tanto. Certo, a rigor di una logica che fosse volta a fare l’interesse dei cittadini, questo sarebbe il momento di aumentare ed intensificare sovvenzioni, aiuti e sforamenti di bilancio.

La distribuzione gratuita di protezioni sanitarie di ogni genere e tipo, l’erogazione a 360° di fondi e sovvenzioni per tutti i cittadini, sia sotto forma di contributi individuali mensili, che sotto forma di finanziamenti garantiti dallo Stato, all’insegna della gratuità, (sulla falsariga dell’ “helicopter money” di trumpiana memoria…), la sospensione degli obblighi fiscali per un anno ed una successiva ripartenza all’insegna di una flat tax al 10%, per almeno un triennio, dopo il quale elevare non oltre un limite del 15/20% massimo, tale aliquota.

Queste dovrebbero essere alcune delle linee portanti di un vero piano di aiuti, di una “cura da cavallo”, in grado di far ripartire il nostro paese, invertendo la pericolosa china di declino sulla quale l’Italia sembra essersi adagiata. Ma, ahimè, le cose stanno ben diversamente. Al pari di quelli del precedente esecutivo Conte, i piani del governo Draghi, danno tanto l’impressione di essere dei timidi palliativi, faticosamente approvati tra i mugugni ed i distinguo di forze politiche, la cui miglior aspirazione è quella di far pagare tutto e di più ai cittadini, come nel caso delle polemiche sull’annosa vicenda delle cartelle esattoriali, senza contare la attuale persistenza delle spese sanitarie, tutte a carico del cittadino, per mascherine, tamponi e via dicendo.

Il tutto, accompagnato da uno strano alternarsi di notizie buone e cattive, nella stessa giornata. Cala la percentuale di contagio, ma aumentano i morti, le misure saranno allentate, ma già stanno allo studio ulteriori proroghe restrittive. Se poi, qualcuno osa tirar fuori certe proposte, vi verrà risposto, con la solita italica lamentazione, che mancano i soldi, il debito pubblico è a cifre astronomiche e via dicendo. Il tutto, dimentichi dei soldi letteralmente buttati, in missioni militari all’estero, in sovvenzioni ai trafficanti di migranti/schiavi (leggi Ong…), in cooperazioni del tutto inutili e dispendiose, il tutto accompagnato da un burocratismo, ora fattosi asfissiante. Anziché efficientizzare e velocizzare i servizi di pubblica utilità, con la scusa della pandemia, si è adottato il disastroso sistema dello “smart working”, con il risultato del quasi totale fermo delle attività a tale destinazione d’uso , legate. A tal proposito, sopra tutti, l’esempio della scuola e della cosiddetta, fallimentare Dad (Didattica a distanza…).

Intanto se l’Italia piange, l’Europetta circense non ride, avendo sempre più, preso a modello l’Italia ed ancor prima, la Cina. Se in Germania, si profilano proroghe emergenziali sin ben oltre Pasqua, la Gran Bretagna del borioso Boris Johnson, si permette, con un provvedimento senza precedenti, di blindare in uscita per i cittadini, le proprie frontiere.  E così quello che, a detta dei suoi cantori, da Altiero Spinelli, da De Gasperi ad Adenauer, non senza passare per un pensatore fuor dalle righe, alla Jean Thiriart, doveva divenire uno spazio di libertà ed integrazione, si è nuovamente trasformata in una vera e propria gabbia dei popoli. La qual cosa, ci fa capire che, nuovamente, le lezioni della Storia, a poco o nulla, sono servite.

In questo caso però, a dare un tocco di lustro in più, il fatto che gli eventi che stiamo vivendo, sono il frutto di un ben preciso piano di “reset” globale. In un mondo nel quale, grazie alla progressiva interconnessione determinata dalla rivoluzione informatica, notizie ed idee hanno cominciato a circolare con una rapidità prima inconcepibile, il rischio di una quanto mai inaspettata e rapida presa di coscienza delle coscienze, a livello globale, di idee e di conseguenti, scelte non conformi, ha dato la stura ad un processo di globale inversione di quelle che sinora, rappresentavano le linee-guida di un’apparente condizione di libertà individuale.

E quella della “pandemia”, è stata la più imperdibile delle occasioni che a Lor Signori, potesse capitare. Le varie crisi finanziarie succedutesi nel corso degli anni a livello mondiale, stavano ingenerando, come abbiamo visto, delle quanto mai confuse, ma concrete istanze anti sistemiche, declinate a svariate latitudini del globo e con altrettante differenti modalità. Era dunque arrivata l’ora di un totale cambio di rotta a livello planetario.

Quello pandemico, è stato il “casus belli” che ha permesso di tener giocoforza le persone ( e le coscienze…) ferme, impaurite, rinchiuse in una specie di limbo, fatto di “restrizioni”, “isolamenti sociali”, “distanziamenti” e via discorrendo. Strano a dirsi ma, il modello occidentale, non ammette dissensi e prassi politiche “controcorrente”. Quella che per ora è la sua forza, (ma che presto o tardi si rivelerà, invece, quale suo lato debole) sta nell’unidirezionalità di un pensiero che, come abbiamo poc’anzi avuto modo di rilevare, non ammette né deroghe, nè dissensi. Per queste persone, è democratico solamente chi la pensa come loro.

Quella del “resettaggio” è una pratica volta a conseguire un definitivo allineamento delle coscienze, trasferendo la psicosi dell’emergenza e dell’insicurezza che essa genera, sul piano della normalità, sia socio-economica, sempre più favorendo i grandi raggruppamenti economico finanziari, rottamando e collocando in un ruolo quanto mai marginale, il ceto piccolo-medio, sia sul piano normativo, accelerando il processo di dismissione degli Stati in favore di anodine autorità sovra nazionali.  Queste ultime, ancor più dei singoli Stati, potranno riconfermare un’impostazione legislativa volta, a limitare progressivamente, le libertà dei cittadini, sulla falsariga di quanto ora sta accadendo in Italia ed un po’ in tutta Europa.

Il “resettaggio” globale sta notevolmente accelerando un altro fenomeno: quello del costante immiserimento delle popolazioni che, al fine di sopperire ai nuovi bisogni indotti da una società globale, in cui tutto è a pagamento, sempre più dovranno indebitarsi. Questo perché, nel nuovo modello che va profilandosi, non ci può più esser spazio per “diritti acquisiti” né, per quanto possa sembrare strano o incoerente, per opportunità, che non siano quelle di ricevere degli oboli o di indebitarsi per sostenere i ritmi vitali di una società che, per la sopravvivenza del singolo, sempre più richiede.

Dalla prestazione sanitaria, all’accesso ai servizi essenziali, sino all’aria che respiriamo, tutto dovrà essere a pagamento. Ed in questo, come al solito, il nostro paese con il suo caro-prezzi e con la sua carenza di servizi che non siano a pagamento, può esser considerato alla stregua di un vero e proprio laboratorio d’avanguardia. Ma, come in tutti i processi fisiologici (ed anche quello delle civiltà può esser considerato tale…sic!), esiste un basilare meccanismo evolutivo, che fa sì che ogni organismo vivente, porti in sé una potenziale capacità di adattamento ai continui stimoli dell’ambiente.

Dopo un iniziale shock, l’organismo sociale si adatta alla nuova situazione e genera nuove forme di protezione, assieme a nuove strategie di attacco. L’odierno tentativo di “transumanizzare” il mondo, attraverso una sempre maggior pressione tecnologica sull’individuo, tramite il suo “impacchettamento” in una dimensione di “full service”: dal vaccino, alla moneta ed al documento elettronici, sino alla osmotica e livellante onnipresenza della Rete, è destinato a fallire. Questo, grazie proprio a quella Téchne che, invece, potrebbe rivelarsi l’unico strumento in grado di svellere l’incontrastato dominio del Globalismo.

Tanto per fare un esempio, quella Rete che, a prima vista, potrebbe anche rappresentare un micidiale strumento di controllo sociale, finisce con l’assumere anche la valenza di formidabile veicolo di idee e visioni del mondo, divenuto oramai, difficilmente controllabile, proprio a causa della facilità con cui, ad oggi, si può avere a disposizione una tecnologia di interconnessione.

La Téchne, va così facendosi heideggerianamente “Ereignis”, “Evento”, tornando a dare un senso all’umana esistenza e rimettendo in moto la ruota della Storia, lasciando a bocca asciutta tutti coloro che, negli ultimi, tragici eventi, avevano creduto di cogliere l’occasione per affermare in modo incontrastato, il proprio dominio usuraio sul mondo intero.




TESSERATI A LIBERIAMO L’ITALIA!

Sostienici e aderisci a Liberiamo l’Italia

La campagna di tesseramento a Liberiamo l’Italia (LIT) è in corso.

Per chi non è già in contatto con i nostri Comitati popolari territoriali (Cpt) è possibile richiedere l’adesione scrivendo a tesseramento@liberiamolitalia.org

Verrete ricontattati al più presto.

Chi invece, pur non intendendo ancora iscriversi a LIT, vuole però dare il suo sostegno economico alla nostra causa, può farlo effettuando un versamento su Paypal.

Sostenere ed aderire a Liberiamo l’Italia è il modo migliore per rafforzare le idee e le battaglie che stiamo conducendo:

  • Per costruire l’opposizione al governo Draghi
  • Per affermare i diritti sociali e le libertà oggi calpestate, dicendo no al regime del Grande Reset
  • Per farla finita col neoliberismo ed applicare la Costituzione del 1948
  • Per uscire dalla gabbia dell’UE e dell’euro
  • Per un forte partito del patriottismo costituzionale

Per tutti questi motivi ti chiediamo di aderire e sostenere Liberiamo l’Italia. Vieni con noi, è il momento di agire.




LA POLITICA AL POSTO DI COMANDO di Moreno Pasquinelli

Se ne sentono, riguardo alla missione affidata a Draghi, di tutti i colori. Ce n’è una che le supera tutte, quella secondo cui, con il nostro, ce ne andremmo più facilmente dall’euro. Patetico alibi di quelli che una volta si sarebbero chiamati rinnegati.

Nessuno abbia dubbi che le mosse di Draghi, quali che saranno gli inciampi che troverà sul suo percorso (grandi), si dispiegheranno dentro una ferrea cornice eurista ed atlantista.

Subito dietro, nella classica delle scemenze, c’è l’idea che il governo Draghi sarà un “Monti 2.0”, ovvero attuerà politiche fiscali restrittive e non espansive, ovvero di tagli alla spesa pubblica e forti dosi di ulteriore austerità.

No, il nuovo governo è un nemico ben più insidioso e temibile in quanto, pur sempre proseguendo sul solco del liberismo (l’idea della “crescita” fondata su alti tassi di disoccupazione, quindi bassi salari e alta precarizzazione del lavoro), tenterà di far leva sulla spesa pubblica per tentare di rilanciare la domanda aggregata (spesa in investimenti e consumi dei diversi comparti economici).

Posto che il settore privato non investe ed anzi tende a tesaurizzare usando i profitti decrescenti in rendita finanziaria, non può essere che lo Stato, con spesa in deficit, a tentare di far ripartire il motore economico capitalistico grippato. La qual cosa, sia detto di passata, è la lampante conferma del fallimento del draghiano Quantitative easing, che ha riconfermato la validità della nota “trappola della liquidità” di keynesiana memoria, o se si preferisce la metafora del “cavallo che non beve”.

L’ingente massa monetaria sfornata dalla Bce ha sì salvato l’euro, ma è restata imprigionata nella sfera della speculazione finanziaria — così che l’economia europea è in stagnazione con l’aggravante che la depressione è più grave di ieri visto che sono cresciuti sia l’ammontare del debito privato che quello pubblico.

Vedremo presto, a partire dal discorso con cui Draghi andrà a chiedere la scontata fiducia alle camere, e quindi dalla prova del nove del 31 marzo quando scadrà la proroga del blocco dei licenziamenti, se abbiamo torto o ragione poiché, una volta sciolto il dilemma, l’opposizione dovrà attrezzarsi alla bisogna e indicare linea e modalità della lotta al nuovo governo ed a quello che prenderà il suo posto.

Tuttavia una cosa dev’essere chiara, non si deve cadere nella trappola di un approccio economicista.

«Nata come legislatura populista, Mattarella ha avuto il merito di costringere, con pazienza morotea, Lega e M5S ad appoggiare l’ex presidente della Bce. E’ la conferma della definitiva costituzionalizzazione dei movimenti antisistema italiani. Il Capo dello Stato, dall’alto della sua lunga esperienza, tuttavia sa che la navigazione non sarà agevole né scontata. Quanto durerà questo governo? Almeno un anno, fino all’elezione del prossimo Capo dello Stato, si scommetteva ieri tra gli stucchi del Colle. Nel febbraio 2022 a Mattarella potrebbe succedere Draghi». [Concetto Vecchio, la Repubblica, 14 febbraio 2021]

Il giornalista ha centrato il bersaglio. La funzione di Draghi, al netto di quella che potremmo chiamare “draghinomics”, è anzitutto politica: consacrare l’inclusione — sussunzione per usare un sofisticato sostantivo marxiano — degli ex-populisti nell’alveo sistemico, ovvero disinnescare quella bomba ad orologeria sotto le chiappe dell’Unione che il nostro Paese è stato e continua ad essere.

Un Grande Reset quindi — annullare la spinta sovranista emersa maggioritaria nelle urne del marzo 2018 — alla scopo di riportare l’Italia nei ranghi, e quindi salvare anzitutto l’Unione europea, col che sottrarci gli ultimi brandelli di sovranità per soggiogare il Paese con un “vincolo esterno” rafforzato.

Ci sono amici e compatrioti i quali, sulla scia dell’oligarchia dominante, deducono, dal passaggio di M5S e Lega nel campo euro-oligarchico, la fine del “momento populista”, dal che concludono un mesto ritorno a casa, immaginando che sia oggi plausibile e necessario rilanciare l’idea di un soggetto politico “di classe”, cioè una forza che, posto il  proletariato come forza rivoluzionaria in sé, faccia del marxismo (con il suo dogma che la lotta di classe tutto spiega e tutto può)  la propria cifra ideologica. Deduzione sbagliata, conclusione inverosimile. La verità è che né il proletariato possiede genetiche capacità rivoluzionarie, né si dovrebbe predicare un ritorno al marxismo “autentico”.

Chi non ha elaborato il lutto del ‘900, chi si dedica al culto dei morti, è destinato ad autoescludersi dal prossimo campo di battaglia. Il populismo, piaccia o meno, non è morto, è un fiume carsico, che per adesso scorre sottotraccia. Esso riemergerà presto, solo in forme differenti da quelle passate. Chi vuole stare in partita è a dargli forma che si deve attrezzare. Una cosa è certa, esso sarà più radicale di quelli che abbiamo conosciuto. E se è così potrà prendere, mutatis mutandis, solo due forme, che semplificando possono essere o neo-socialista o fascistoide.

Col “momento Draghi” il nemico ha il vento in poppa. Non durerà a lungo. Posto che l’oligarchia ha avuto successo nell’addomesticare i populismi, data la natura organica della crisi sistemica, quella affidata a Draghi (far uscire il Paese dal marasma), è una “missione impossibile” — impossibile date le vere cause della depressione economica (ci torneremo su). Bisogna quindi prepararsi ad incontrare il vento quando cambierà, mai dimenticando che quel momento giungerà “come un ladro di notte”. Che sia il nemico ad essere colto di sorpresa, non noi.

Giorni addietro esortavamo, contro l’ultimo travestimento del nemico, a dare vita ad un grande FRONTE DEL RIFIUTO. Immaginiamo che dovremo indire degli Stati Generali dell’opposizione sociale e politica. Un fronte per un’alternativa di società, basato su un nuovo progetto di Paese opposto a quello dei dominanti (il regime biopolitico fondato sull’emergenza permanente, il liberismo economico rimodellato come sistema della sorveglianza e della punizione). Un fronte che non potrà quindi essere né sindacalistico, né corporativo, la cui forza sovversiva sarà inversamente proporzionale al ribellismo spontaneista.

Chi riuscirà ad unire le prime forze di questo fronte si sarà guadagnato la prima linea, e solo chi avrà occupato quella prima linea potrà pretendere di fondare il Partito della Rivoluzione Italiana.




GIORNATA DEL RISVEGLIO PER LE LIBERTA’ E L’OBBEDIENZA COSTITUZIONALE

GIORNATA DEL RISVEGLIO PER LE LIBERTA’ E L’OBBEDIENZA COSTITUZIONALE

SABATO 19 DICEMBRE ORE 18:00

Sabato 19 dicembre dalle ore 18.00 alle ore 22.00 la Marcia della Liberazione chiede al popolo italiano di marciare tutti insieme per una grande #fiaccolata in alcune città italiane allo scopo di testimoniare l’urgenza di un #risveglio collettivo in un momento storico in cui, in nome di una strumentalizzazione del diritto alla salute, questo governo sta violando in modo spietato le libertà costituzionali della persona (Art. 13 Cost.). Tra le prime città Udine, Milano, Civitanova Marche, Belluno, Perugia, Bracciano, Torino, Benevento, Napoli. Chiunque potrà organizzarsi in altre città o comuni e potrà dare notizia inviando una mail al Comitato Organizzativo della Marcia.

Senza alcun passaggio democratico che passi dal Parlamento, il presidente Conte continua da mesi ad imporre agli italiani limitazioni lesive della libertà personale, abusando di DPCM incostituzionali e illegittimi.

Con la detenzione domiciliare (Cd. Lockdown), la chiusura e la limitazione dell’orario di apertura e di chiusura delle attività commerciali e professionali e delle scuole, la chiusura della circolazione e l’imposizione delle mascherine e, per finire, ora anche l’impossibilità di trascorrere il Natale con i propri familiari e di partecipare alla Santa Messa di Natale, sono stati oltrepassati tutti i limiti possibili per un Paese democratico.

La Marcia della Liberazione accenderà, la sera del 19 dicembre, una luce nel buio più profondo che sta attraversando il nostro Paese. E’ un richiamo alla obbedienza costituzionale poiché il nostro faro guida è la Costituzione Italiana, quella che questo governo sta violando ripetutamente.

E’ un richiamo alla Ribellione costruttiva perché oggi ribellarsi è un atto di amore per l’Italia, per noi stessi e per i nostri cari.

E’ questo il tempo del coraggio, il tempo del risveglio!

Ce la faremo uniti!

Per informazioni organizzative: segreteria@marciadellaliberazione.it

MOBILITAZIONI CITTADINE E REFERENTI TERRITORIALI:

Aosta: ore 18:00 Piazza Chanoux

Udine: ore 18:00 via Manin, Alessandro Gallo tel. 3397610833

Pordenone: ore 18:00 Loggia del Municipio (presso Porta Romana), Loredana Borean tel. 3488040074

Milano: ore 18:00 Piazza 24 Maggio, Marina Assandri 3382261531

Belluno: ore 18:00 Piazza dei Martiri, Giuliano Dal Cin tel. 3482251342; Silvia Zanardo 3920465706

Busto Arsizio: ore 18:00 Piazza San Giovanni, Graziano Mirante 3384843169

Torino: ore 15:30 via Verdi, 14 (sotto la sede Rai), Alberto Melotto tel. 327 2305057

Venezia: ore 18:00 Campo San Bortolomio, Riccardo Di Martiis tel. 3478573834

Genova: ore 17:00 Piazza De Ferrari, Michele Canessa tel. 3703735519

Pesaro: ore 21:00 Piazzale Lazzarini, Beatrice Marinelli tel. 3276295333

Civitanova Marche: Beatrice Marinelli tel. 3276295333

Ancona: ore 20:30 Passetto (presso Monumento ai Caduti), Beatrice Marinelli tel. 3276295333

Perugia: ore 18:00 Piazza della Repubblica, Daniela Di Marco tel. 3348143745

Terni: ore 18:00 Piazza Tacito

Bracciano: ore 18:00 ingresso Castello di Bracciano, Tiziana Alterio t.alterio@ilmediterraneo.it

Benevento: ore 16:30 Piazza Castello, Nunzio Guagliotti tel. 3476222575

Lecce: ore 17:00 Piazza Sant’Oronzo, Sergio Starace tel. 3202491928

Cagliari: ore 18:00 Piazza Yenne, Stefano Cogliandro tel. 3280688900

Fonte: www.marciadellaliberazione.it




NO AL COPRIFUOCO! NO AL CONFINAMENTO!

NO AL COPRIFUOCO!
NO AL CONFINAMENTO!
DIFENDIAMO IL LAVORO, IL REDDITO, LA SCUOLA, LA LIBERTA’!
Con il Dpcm del 3 novembre l’Italia sta piombando di fatto in un nuovo lockdown, che per la sua prevedibile durata sarà peggiore del primo. Siccome il governo non ha il coraggio di proclamarlo apertamente, esso procede con un Dpcm a settimana, aggiungendo così al terrorismo mediatico anche il caos normativo.
Si tratta di una scelta illegittima, irresponsabile e criminale. Illegittima, perché fondata su uno “stato d’emergenza” che la Costituzione non prevede in alcun modo. Irresponsabile, perché mentre ben poco aiuta ad affrontare l’epidemia, essa serve solo a coprire le gravissime inadempienze del governo e delle Regioni. Criminale, perché si spinge ancor più il Paese nel baratro di una crisi senza vie d’uscita.
E’ illegittimo imporre il coprifuoco, limitare la libertà di movimento, cancellare quella di riunirsi e manifestare. E’ stato da irresponsabili non aver preso le necessarie misure sanitarie, basti pensare al mancato incremento dei posti di terapia intensiva promessi ed al permanere delle gravissime carenze di personale. I tagli, imposti dalle politiche austeritarie di un decennio targato Europa, restituiscono oggi i loro frutti velenosi non solo nella sanità, ma pure nella scuola e nei trasporti. In questi mesi sarebbe servita una svolta, ma non c’è stata.
E’ da criminali chiudere il Paese, mettendo così in ginocchio centinaia di migliaia di attività, tagliando (in molti casi azzerandolo del tutto) il reddito di milioni di persone, spingendo così nella povertà una grande fetta della popolazione. E’ da criminali, indifferenti al destino delle nuove generazioni, mandare allo sfascio la scuola, imporre l’uso delle mascherine pure ad alunni e studenti già in condizione di distanziamento fisico. E’ da criminali insistere con l’aberrazione dello smart working, con la sistematica distruzione di ogni forma di socialità, con la cancellazione dello sport ad eccezione (guarda caso) di quello che genera affari per lorsignori.
Per tutti questi motivi la Marcia della Liberazione, che riunisce organizzazioni e associazioni appartenenti all’area del sovranismo costituzionale, insieme alle realtà produttive e del lavoro del nostro Paese, dice NO al coprifuoco ed al nuovo confinamento imposto dal governo Conte.
Per questi motivi, chiediamo il ritiro immediato degli ultimi Dpcm e la fine dello stato d’emergenza. Per questi motivi sosteniamo attivamente le proteste, le mobilitazioni, le manifestazioni in atto ormai da due settimane. Per questi motivi facciamo appello ad ogni forma praticabile di pacifica disobbedienza civile. Non arrendiamoci alla nuova dittatura!
Comitato nazionale della Marcia della Liberazione
Comunicato stampa del 5 novembre 2020



UN GRIDO DI LIBERTA’ di Tiziana Alterio

Pubblichiamo l’intervento con cui Tiziana Alterio ha aperto la Marcia della Liberazione

Voglio tranquillizzare la stampa rimandando indietro le parole negazionista, No Mask, estremista, complottista, terrapiattista perché queste sono loro invenzioni che non ci appartengono e non ci riguardano. Le nostre parole sono amore per la vita e per questa Terra che ci ospita.

Voglio ancora tranquillizzare tutti che non siamo persone eversive, rispettiamo i DPCM, il distanziamento perché questa non è una manifestazione No MASK come è stato scritto da tutti. Noi li rispettiamo, anche se non li condividiamo, ma utilizzeremo tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione per impugnarli. Siamo qui perché sentiamo la sofferenza di chi ha perso il lavoro, dei nostri imprenditori, artigiani, dei nostri bambini, dei nostri anziani e voi ci state diffamando. Saremo costretti a difenderci nelle aule dei Tribunali querelando chi falsifica la realtà raccontando menzogne.

Voglio tranquillizzare ancora i giornalisti di Repubblica, del Corriere che noi siamo qui anche per voi, per i vostri figli, i vostri padri e le vostre madri perché ci sentiamo tutti parte di una unica comunità. Non vogliamo alzare muri tra noi. Vi invitiamo a metter giù le vostre armi affilate per un dialogo costruttivo con voi e con il governo perché siamo tutti parte di un unico Paese che sta soffrendo.

Sento di essere qui con voi perché sono innanzitutto una madre e come tutte le madri del mondo abbiamo un istinto innato di difendere la vita. Quattro mesi fa mi venne l’idea di fare una Marcia della Liberazione ma non avrei mai immaginato di riuscire a coinvolgere tanti amici e attivisti. Oggi siamo chiamati a difendere la vita da un mondo malato, schizofrenico che ci ha messi gli uni contro gli altri e che ci sta impoverendo materialmente e spiritualmente.

E’ un grande onore per me poter camminare insieme a tutti voi, insieme al popolo italiano che ha dimostrato in molte occasioni nella storia che è capace di risorgere dai momenti più bui.

In questi mesi abbiamo lavorato con l’obiettivo di unire le diverse anime, i diversi gruppi, Movimenti, le associazioni delle categorie produttive e abbiamo ottenuto un grande risultato.

Perché la Marcia della Liberazione ?

Noi non neghiamo l’esistenza del virus ma contestiamo con forza e determinazione l’uso strumentale e politico che si sta facendo del Covid per imporre scelte economiche e sociali che portano l’Italia ancora di più nel baratro e che impongono un modello di società dell’iper controllo basato sulla paura che noi respingiamo.

Siamo qui perché vogliamo superare il modello neoliberista che sta accelerando la sua corsa anche grazie a quanto sta accadendo negli ultimi mesi ma è un modello disumano, predatorio che ci sta portando verso l’autodistruzione arricchendo pochi e impoverendo la maggioranza.  Siamo qui perché non riconosciamo questa Unione Europea che anche in questo momento così drammatico ha mostrato il suo volto più spietato e questo governo accettando i finti aiuti del Recovery Fund indebiterà noi e i nostri figli per i prossimi anni.

E’ il tempo di trasformare la resistenza in una direzione precisa nutrendo profondamente una visione diversa di mondo e possiamo iniziare dalle nostre scelte quotidiane, anche quelle più piccole, possono essere rivoluzionarie perché noi siamo molti mentre loro sono un piccolissimo manipolo di persone. Usciamo dalla prigione dell’impossibilità.

Dobbiamo chiedere il rispetto della Costituzione, un atto oggi rivoluzionario perché vilipesa e oltraggiata da oltre 20 anni,  dobbiamo pretendere che lo Stato riprenda il ruolo che le compete che non è quello di svendere i nostri beni agli stranieri.

E’ un tempo storico difficile ma anche straordinario perché se saremo uniti potremo vedere gli albori di una Nuova Umanità ma dovremo ripartire da dove siamo stati distrutti, dal recuperare la nostra identità più profonda, le nostre ricchezze in modo che l’Italia possa avere un ruolo centrale nel Mediterraneo così come auspicava Aldo Moro, mentre oggi siamo diventati i Pigs, i Paesi maiali da spolpare.

E’ il tempo per una Nuova Umanità incentrata sul rispetto della natura, degli animali, dell’uomo, sui suoi bisogni e la sua naturale socialità e condivisione.

E’ in corso in tutto il mondo un risveglio delle coscienze, un risveglio collettivo e voi siete la testimonianza di questo risveglio. Questa Marcia è il primo passo di un cammino per spingere come cittadini questo Paese in una direzione in cui siano rispettate la vita, il lavoro, le nostre libertà fondamentali e la sovranità che appartiene al popolo italiano. Lavoreremo alla costituzione di un ufficio legale con avvocati, giuristi e costituzionali per impugnare ogni atto anticostituzionale e antidemocratico di questo governo. E chiunque voglia dare una mano si faccia avanti. E’ il momento che uomini e donne coraggiosi si mettano in cammino.

Facciamo in modo che per il neoliberismo sia l’ultimo colpo di coda per ritrovarci in una Nuova Umanità.

L’energia, la fede, il coraggio e la determinazione che porteremo in questo cammino renderà la nostra esistenza degna di essere vissuta.

CONCLUSIONI

Mio nonno era un sopravvissuto di guerra, era rimasto invalido tutta la vita ma era stato pronto a morire, come molti altri italiani, affinchè io e voi vivessimo in un Paese libero e democratico con una Costituzione che ha fatto grande l’Italia nel mondo.

Il nostro compito oggi è essere quel ponte invisibile tra i nostri nonni e i nostri figli.

Il nostro compito è restituire al popolo italiano ogni decisione economica, politica, culturale e sociale, decisioni che oggi sono invece nelle mani di quelle elite globaliste, a cui l’Unione Europea e questo governo si sono piegati.

Il nostro compito è riprenderci ciò che è nostro di diritto, la nostra libertà e una vita che sia degna di essere vissuta e onorata.

Dobbiamo tutti insieme trasformare la resistenza in una direzione perché senza direzione mai alcun vento sarà per noi favorevole.

Dobbiamo riprendere in mano la nostra identità come popolo italiano e mediterraneo, ricordarci chi eravamo e chi siamo facendo appello quei valori che sono nostri per nascita ma che abbiamo svilito in nome di un finto progresso che ha portato infelicità, depressione, ansia, paura e che ci ha impoveriti tutti materialmente e spiritualmente.

Ritorneremo ad essere grandi se con forza chiediamo il rispetto della nostra Costituzione e se ci riprenderemo tutti quei beni che una volta erano degli italiani e che grazie a Prodi, Bersani, Amato ora sono in mani straniere. Mi auguro che verrà un giorno in cui queste persone rispondano davanti ad un tribunale e davanti al popolo italiano delle loro azioni predatorie.

Oltre ad avere una visione occorre una rivoluzione comunitaria perché solo ricreando un senso di comunità avremo speranza di vincere questa battaglia.

E una rivoluzione comunitaria significa anche ripartire dai territori per alimentare quelle economie locali che un tempo erano la nostra ricchezza mentre abbiamo permesso che fossero spazzate via dalle multinazionali che ci lasciano a mani vuote perché portano la ricchezza altrove.

Rivoluzione comunitaria vuol dire ancora uscire dalle nostre tane, dalle nostre abitudini e partecipare come cittadini alla trasformazione necessaria, così come voi avete fatto oggi con spirito guerriero.

Non è più tempo di uomini e donne tiepidi, addormentati e addomesticati, è il tempo del coraggio.

Ma la visione e l’unità non bastano da soli, abbiamo bisogno di creare un Comitato di Liberazione Nazionale che, per prima cosa, si doti di un ufficio legale.

Visione, Unità e Comitato di Liberazione Costituzionale sono le sfide a cui siamo chiamati.

Abbiamo un grande compito e abbiamo tutte le capacità per determinare il futuro dell’Italia e dell’Europa intera dimostrando per la terza volta nella storia, dopo l’Impero Romano e il Rinascimento, che possiamo essere grandi con un Nuovo Rinascimento Mediterraneo che ridarà centralità all’Italia e indicherà la direzione per una Nuova Umanità.

Restiamo uniti!

Fonte: www.marciadellaliberazione.it




CE L’ABBIAMO FATTA!

Secondo la stampa e i media di regime eravamo “poche centinaia”.

Ci vuole una bella faccia tosta ed una disonestà morale smisurata per negare il grande successo della Marcia della Liberazione.

20 mila persone hanno sfidato la campagna di paura e di sciacallaggio che ci è stata rovesciata addosso.

20 mila persone che hanno vinto la scommessa assieme a noi. Un successo che ci riempie di gioia e ci da tanto coraggio per continuare una battaglia politica e sociale che sappiamo irta di difficoltà. Siamo troppo stanchi ora per fare un bilancio compiuto. Ci torneremo presto. Adesso lasciateci godere la festa!

Non un passo indietro.

Tiziana Alterio e Moreno Pasquinelli

Fonte: marciadellaliberazione.it




DOMANI TUTTI IN PIAZZA SAN GIOVANNI IN LATERANO! di Marcia della Liberazione

“Lavoro, Reddito, Democrazia, Sovranità”. Con queste parole d’ordine saremo in piazza domani a Roma. Contrariamente ad alcune voci messe in circolazione, la manifestazione è stata regolarmente autorizzata dalla Questura. L’enorme pressione politico-mediatica, messa in campo per impedirci di manifestare, ha fallito il suo obiettivo.

Di fronte a pressioni, minacce e provocazioni di ogni tipo, quattro giorni fa avevamo scritto che la manifestazione si sarebbe fatta “senza sé e senza ma“. La nostra tenacia ha vinto! Ed è questa la vittoria di tutti i democratici, di tutti quelli che non si rassegnano allo stato di cose presente.

Nel salutare l’enorme afflusso di adesioni di queste ore, che ci da la certezza di un grande successo, denunciamo con forza la vigliacca campagna di denigrazione messa in atto da tanti giornali. Volendo negare alla manifestazione ogni legittimità, questi giornali hanno fatto ricorso ad una serie di falsi.

E’ ovviamente falso che vi sia una qualche relazione tra la nostra manifestazione di piazza San Giovanni e quella che si terrà in un altro luogo della città. E’ falso che siamo “negazionisti”, dato che non neghiamo affatto l’esistenza del virus, mentre ne denunciamo invece il suo utilizzo politico, a partire da quello “stato d’emergenza” che si vorrebbe prorogare all’infinito, anche per mettere in secondo piano l’emergenza sociale provocata dalle scelte del governo. Ed è proprio di questa emergenza – dalla disoccupazione alla perdita del reddito; dalla crescita della povertà, alle prospettive buie della piccola impresa, fino al dramma in cui è stata gettata la scuola – che parleremo domani

Contro le falsità dei media, il Comitato organizzatore della Marcia della Liberazione ha già querelato gli organi di (dis)informazione che le hanno diffuse. Identica querela verrà presentata contro chi, nonostante le nostre prese di posizione pubbliche, vorrà continuare sulla strada della diffamazione.

Ma la miglior risposta a questi falsari incalliti sarà la grande partecipazione che prevediamo per la manifestazione di domani.

Tutti in piazza San Giovanni dalle ore 14:00!

Comitato Organizzatore Marcia della Liberazione

07 ottobre 2020

Fonte: marciadellaliberazione.it

 




MARCIA DELLA LIBERAZIONE: ECCO COME TI SPUTTANO di Sandokan

«Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci». (Gandhi)

Di norma i media di regime, davanti ad ogni iniziativa di lotta chiara e forte di contenuti, scelgono la via dell’oscuramento e del silenzio per non fargli pubblicità. Quando invece la stessa iniziativa prende piede malgrado la censura, quando ottiene tante e qualificate adesioni, ove quindi la linea dell’oscuramento si è rivelata inefficace, gli stessi media passano al Piano B (che avevano già pronto nel cassetto): lo sputtanamento.

Come si sputtana un avversario politico, tanto più se esterno al teatrino della politica e non corruttibile?

C’è una tecnica da tempo consolidata che il PUPPC — alias: Partito Unico del Pensiero Politicamente Corretto — in questi casi utilizza: quella di satanizzare l’avversario, negandogli dignità politica e presentandolo come l’incarnazione del male, come il più subdolo dei pericoli, come fosse il demonio.

Non è, come si potrebbe pensare, un’operazione impolitica, è piuttosto una squisita operazione politica.

Come con lo spettro della pandemia, il potere fa leva sull’istinto primordiale della paura per governare e soggiogare le masse, la satanizzazione agisce su un piano più sofisticato ma non meno profondo: quello religioso della dicotomia morale bene-male. Una volta sbattuto all’inferno, si è tolto all’avversario non solo legittimazione, ma dignità politica.
Ergo: ove il potere riesca, agli occhi dell’opinione pubblica, a togliere la dignità politica ad un avversario, allora si giustifica e rende lecito ogni mezzo per contrastarlo e annientarlo.

Si parla tanto, dopo decenni di intossicazione ideologica neoliberista, di governance. Questo odioso anglicismo non sta solo a significare una data tecnica per strutturare il potere e la sua catena di comando — ove il criterio mercatista prevale su ogni altra sfera. C’è una governance che attiene alla comunicazione di massa, come potente tecnica di propaganda politica.

Non l’hanno inventata i liberali, bensì i nazisti, per l’esattezza Goebbels: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volta e diventerà una verità”. Questa tecnica il potere l’ha resa ancor più insidiosa. Essendo nota la sua matrice nazista esso doveva camuffarla per renderla credibile. Ecco quindi che la satanizzazione viene accompagnata e rafforzata dalla hitlerizzazione. Allo scopo di non dare scampo all’avversario, esso non è solo bollato come incarnazione del male morale, ma pure dell’assoluto male politico: il nazismo.

Questa micidiale macchina del fango l’avevamo vista all’opera per giustificare la distruzione manu militari della Jugoslavia e dell’Iraq. Per giustificare i più ignobili crimini di guerra e le più palesi violazioni del cosiddetto “diritto internazionale”; e quindi strappare il consenso delle opinioni pubbliche, Milosevic e Saddam Hussein vennero additati al mondiale pubblico ludibrio come criminali assoluti. Le sanguinarie macchine da guerra del Pentagono e della NATO agirono e la spuntarono grazie al fatto che la strada gli venne spianata dalle armate mediatiche dell’imperialismo, dei pennivendoli con l’elmetto in servizio permanente effettivo.

Collaudato il sistema, i media di regime lo stanno riutilizzando ora verso tutti i movimenti che contestano l’uso politico e terroristico della pandemia. C’è un aggettivo che essi, a tutte le latitudini (segno evidente di una unica regia), stanno utilizzando per squalificare chi non abbocca e anzi respinge il racconto dominante sul virus; l’aggettivo è noto: “negazionisti”. Ecco qua che con una sola diabolica paroletta hanno fuso assieme satanizzazione e hitlerizzazione.
Chi manifesta oggi contestando la narrazione ufficiale è bollato come “negazionista”, e questo stigma è appioppato anche a chi la pandemia non nega, ma condanna senza se e senza ma lo strumentale e cinico uso politico liberticida che ne fanno i governi per consolidare il loro predominio.

E’ la sorte toccata ai manifestanti di Berlino, Londra, Parigi, Madrid.  Non poteva essere che noi italiani fossimo risparmiati. Ecco quindi che la nave ammiraglia della flotta italica dell’intossicazione mediatica, nel caso di specie LA REPUBBLICA [ vedi grafica sopra], ha dato il segnale dell’offensiva. La Marcia della Liberazione è accusata di essere una rimpatriata di svitati, per di più insinuando la menzogna che i promotori siano pittoreschi sovranisti d’estrema destra.

In barba ai contenuti su cui la Marcia è stata indetta (LAVORO, REDDITO, DEMOCRAZIA, SOVRANITA’); in barba al comunicato stampa con cui i promotori si sono dissociati dai pagliacci di Bocca della Verità; nonostante sabato 10 ottobre a Roma, le diverse frange dei fascistoidi e dei confusionari esaltati manifestino per conto loro (e per conto di chi vattela a pesca) boicottando dunque la manifestazione di Piazza san Giovanni.

Suppongo che i promotori della Marcia della Liberazione s’aspettassero l’eventualità di quest’attacco.

Sono certo che non cadranno nella trappola.