CHI SARÀ SPAZZATO VIA? di Moreno Pasquinelli

Il due febbraio, nelle stesse ore in cui Mattarella consegnava al Presidente della Camera Fico il “mandato esplorativo”, immaginando l’arrivo di Draghi scrivevo:

«Che sia un governo del Presidente, di unità nazionaled’emergenza, poco cambia, è sicuro che dovrà essere un governo politico forte, non quindi una riedizione di quello di Monti. Affinché la trama vada a buon fine, affinché nasca una maggioranza ampia e trasversale, occorre scompaginare il quadro politico e disarticolare i diversi partiti — possibilmente senza passare per le urne. Per questo lorsignori dovranno  far entrare in scena un grande timoniere che traghetti il Paese all’agognato approdo. Egli sarà intronizzato come il grande redentore — in verità sarà un Caronte che condurrà il Paese verso l’Inferno».

[ IL VERO PIANO DEI POTERI FORTI ]

Le clamorose dimissioni di Zingaretti sono l’icastica manifestazione della prevista disarticolazione dei diversi partiti, quindi lo scompaginamento del quadro politico che inevitabilmente risulterà dalla più grave crisi sociale dopo la seconda guerra mondiale. Con Draghi la “Terza Repubblica” è in marcia, e avanzerà distruggendo senza pietà i corpi politici di ciò che resta della Seconda. Il mostro nascente ha iniziato a divorare LeU, poi ha sconquassato i Cinque Stelle, ed ora tocca al Pd. E’ la prova che la distruzione creativa è già iniziata, ma è cominciata sul terreno politico. Non poteva essere altrimenti. I dominanti non possono realizzare l’ambizioso piano di ristrutturazione economica e sociale del Paese — conditio sine qua non per mettere in salvo l’Unione europea e non essere spazzati via dal Grande Reset — senza darsi una nuova direzione politica, senza ricostruire una cabina di regia. Draghi non è dunque solo un escamotage tecnico e tattico per tirare a campare; è invece l’incarnazione di un insidioso disegno politico strategico: sottoporre l’Italia ad un regime di custodia o protettorato così da far avanzare il progetto di un’Europa ad assetto federale.

Sbaglia chi pensa che questa distruzione creativa del quadro politico tocchi soltanto le compagini di centro-sinistra che hanno sorretto il Conte2. Essa riguarderà anche il centro-destra, disgregando anzitutto ciò che resta di Forza Italia, per poi coinvolgere Lega e Fratelli d’Italia — l’addomesticamento della Lega “sovranista” è solo la prima tappa.

Di più. Il combinato disposto causato dalla grande crisi, da dodici mesi di pandemia e dall’arrivo di Draghi, travolgerà l’arcipelago delle minoranze oppositive, il campo dove sono oggi confinate le forze del patriottismo sovranista e costituzionale. Se ne vedono già i primi segni — vedi la scissione di Vox Italia e la falcidia in atto dei diversi tentativi soggettivi comparsi e scomparsi nell’ultimo anno.

Nell’agosto del 2019 noi proponemmo un “PARTITO DELL’ITALEXIT”, immaginando che fosse necessario dare vita, mutatis mutandis, ad un partito sullo stile di quello di Farage nel Regno Unito. Il profondo mutamento del quadro sociale e politico ci dicono che quella ipotesi è oramai derubricata, esclusa; ci dicono che, pur restando la riconquista della sovranità nazionale e democratica il punto d’arrivo, non solo va ridefinita la rotta, va ripensata la nave che serve per prendere il largo così da poter attraversare il mare in tempesta. La qual cosa implica un equipaggio che sia all’altezza. Serve insomma un partito a tutto campo, attrezzato a far fronte alle prove durissime che abbiamo innanzi.

Questo partito non si costruisce in quattro e quattr’otto, non lo si edifica a tavolino assemblando pezzi alla rinfusa. Lo si costruisce a due condizioni. Primo: se si apre un processo costituente che ponga a tema questioni strategiche ineludibili che vanno al di là dell’uscita dall’Unione — il fine, ovvero definire il modello economico e sociale del Paese che vogliamo (e la sua collocazione geopolitica); i mezzi per realizzare questo fine, anzitutto su quale blocco sociale fare leva per vincere. Secondo: se saremo in grado, non solo di stare dentro i movimenti di resistenza sociale, ma di agire per superare la loro attuale frammentazione, essendo quindi il lievito di quello che abbiamo chiamato IL FRONTE DEL RIFIUTO CONTRO DRAGHI.

Questa è la sfida. Chi indugerà, chi non si adatterà, verrà spazzato via.




LA DISTRUZIONE NON SARÀ CREATIVA di Moreno Pasquinelli

Lo spettacolo è osceno. Mai s’erano visti tanta piaggeria e tanto servilismo. Non parliamo solo di quella rimpatriata di sbandati politici che gli voteranno la fiducia. Per quanto sia un antico male italiano quello della cortigianeria degli intellettuali, è disarmante vedere fino a che punto si sta spingendo il loro livello di depravazione morale. Un riluttante patriarca ortodosso ebbe a dire all’imperatore bizantino “ti adoro ma non ti venero”.  Draghi è non solo adorato, ma venerato come uomo della Provvidenza. Verrà presto, per tutti questi ruffiani, il momento in cui scopriranno che la Provvidenza non lavora per loro, ma contro di loro.

Passando dal cielo alla terra, il punto di massima forza politica del grande blocco che sostiene Draghi corrisponde al punto di massima debolezza. Quale sia ce lo indica Wolfgang Münchau: “La sua nomina è comunque una scommessa alta —semplicemente perché, se fallisce, non esiste un Piano B”.

E’ proprio così, Mario Draghi è, per i dominanti, l’ultima chance per provare a raddrizzare quel legno storto che è l’Italia, incatenarla al vincolo esterno e allinearlo finalmente agli standard eurocratici e liberisti. Una missione che Draghi non potrà certo portare a compimento, ma che deve impostare come processo irreversibile. Che abbia successo non dipende evidentemente solo dalle sue mosse, ma dalla combinazione di molteplici fattori che non sono nella sua disponibilità. In quanto convinto assertore del Grande Reset, sa bene che, affinché la sua missione vada a buon fine, deve avere dalla sua una veloce ripresa economica dell’intero Occidente e un quadro geopolitico favorevole. Due condizioni altamente improbabili.

Probabile è che accada che la distruzione Non sia creativa, bensì catastrofica.

Per il momento i dominanti segnano tuttavia un punto a loro favore. Draghi e l’accozzaglia che lo sostiene hanno il vento in poppa. Inutile per le minoritarie forze d’opposizione ingaggiare una battaglia frontale. “Ritirarsi quando il nemico avanza, attaccarlo quando esso indietreggia, disturbarlo quando si riposa”.

Noi abbiamo evocato la costituzione di un Fronte del Rifiuto, lo ribadiamo, ammonendo che per adesso dobbiamo ritirarci, evitando sia azioni velleitarie sia una ritirata disordinata, provando quindi a consolidare le nostre posizioni in attesa che il vento cambi direzione.

“Quando la notte è più buia, l’alba è più vicina”.