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IL PIANO STRATEGICO DEL NEMICO di Moreno Pasquinelli

Che l’adozione del “Green Pass” (avvenuta in assenza di qualsivoglia minaccia per la “salute pubblica”) segni un tornante, un eversivo salto di qualità delle politiche autoritarie e liberticide è comprovato, oltretutto, dal fatto che ha suscitato in Francia e in Italia un moto popolare di ribellione che per consistenza  e determinazione non si vedeva da molti anni.

Quella del “Green Pass” non è una scelta improvvisata di governi in preda al panico, bensì una mossa calcolata entro un piano strategico. Non a caso, in due paesi cavia, hanno scelto due tecno-banchieri: Macron e Draghi. Nel caso specifico dell’Italia, ai dominanti occorreva, nello Stato d’emergenza, un governo d’emergenza che avesse la potenza e gli appoggi necessari per avviare d’imperio la definitiva transizione verso un nuovo regime.

Di che piano si tratta? Quale regime, chi comanda, ha in mente?

Scrivevamo nell’aprile dell’anno scorso, con Conte ancora a palazzo Chigi:

«Col pretesto del contrasto della pandemia il Grande Fratello, da distopia orwelliana, è ormai realtà, sopra di noi, attorno a noi, dentro di noi. L’Italia è diventata, non a caso assieme ad Israele, un laboratorio di sperimentazione per quello che potremmo chiamare, ci sia concessa la figura, regime liberal-fascista. Demiurgo di questo salto nel buio è un governo di “sinistra”, una sinistra che dopo aver fatto a pezzi i diritti sociali sull’altare di quelli civili, ora, pur di ubbidire ai suoi padroni, deve sacrificare anche quelli».

Premessa: la crisi sistemica scatenatasi nel 2007-2008 ha prodotto due risultati principali: da un lato l’avanzata strepitosa della Cina come potenza globale ed il relativo indebolimento dell’egemonia dell’Occidente, dall’altro la fine della spinta propulsiva del neoliberismo. E’ in questa cornice che ci spieghiamo il “Grande Reset”, ovvero il tentativo delle élite mondialiste di utilizzare la pandemia per imprimere un’accelerazione radicale al mutamento per un cambio sistemico.

Il cosiddetto “Grande Reset” è una medaglia con due facce. La prima: avendo calcolato che come ogni grande mutamento anche questo produrrà giocoforza instabilità politica, conflittualità sociale, nonché fatturazioni nel loro stesso campo, i dominanti vogliono farvi fronte edificando un efficace sistema di prevenzione e repressione. La seconda: essi debbono poter giustificare la grande svolta sistemica con una nuova e seducente narrazione ideologica, in questo caso un progressismo fanatico fondato sull’idea dell’infallibilità de LaScienza e sulla distopia di una società tecnocratica governata dall’intelligenza artificiale.

“Liberal-fascismo” sta appunto come metafora per indicare un sistema sociale nuovo che mentre sul piano economico vuole restare liberista su quello politico e istituzionale deve sopprimere la forma democratica rimpiazzandola con regimi semi-dittatoriali fondati sul paradigma dello Stato d’eccezione permanente. Sorvolando sulle dispute di scuola in merito alla compatibilità tra liberismo e democrazia, qual era il mantra con cui si giustificò la fine del periodo keynesiano e l’avvento del neoliberismo? Ricordiamoci l’icastica espressione della Thatcher: “La società non esiste, esistono solo gli individui”. Fu in nome della “libertà individuale”, della sacralità del singolo atomizzato e del disprezzo dei principi di solidarietà, che il neoliberismo poté strappare l’egemonia in Occidente e quindi procedere allo smantellamento del cosiddetto “stato sociale” e  delle tradizioni solidaristiche proprie del movimento operaio — diremmo, in italiano, che fu la rivincita del guicciardiniano  particulare sull’universale machiavelliano.

Con lo shock pandemico la narrazione ideologica che avanza è di segno opposto a quella che giustificò l’avanzata neoliberista. La svolta è enorme e dalle profonde conseguenze. I liberisti si aprirono la strada a fine anni ’70 scagliandosi contro quello che chiamarono “Stato etico” in difesa del principio dello “Stato minimo”; oggi, e ben vedere, assistiamo ad un insidioso ribaltamento: l’élite si sbarazza della maschera liberale e marcia spedita verso un nuovo Leviatano autoritario che sostituisce il liberale Stato di diritto con un mostruoso Stato etico liberticida che procede implacabile con divieti e invasive prescrizioni biopolitiche per cui i corpi stessi delle persone sono, come nel feudalesimo, nella piena e insindacabile disponibilità del sovrano — la vaccinazione coatta essendo un simulacro di questo ribaltamento.

Col pretesto dell’emergenza sanitaria il sovrano ha tracciato la nuova linea metafisica che separa il bene dal male, si appresta a edificare un Panopticon cibernetico per la capillare sorveglianza di massa, punta a spiare e intrufolarsi nei più remoti anfratti delle vite di ognuno, sanzionando e punendo i recalcitranti che non vogliono adeguarsi al nuovo regime, alla nuova vita, al nuovo mondo. I dominanti non lo dicono apertamente, ma il modello politico a cui aspirano, mutatis mutandis, è quello del regime neo-confuciano cinese, col suo diabolico meccanismo di rating sociale che classifica i cittadini e ne fissa il rango sociale in base al grado di sudditanza al sovrano politico e di rigoroso rispetto delle sue regole disciplinari. Si potrà fare a meno di campi di prigionia e internamento dei disobbedienti, ove sia sufficiente togliere loro diritti e ridurli a paria, ad accattoni, ed esiliati interni in libertà vigilata.

Chiamiamo liberal-fascismo questo sodalizio bastardo tra liberismo in economia (tuttavia di nuovo tipo, con elementi forti di corporativismo sociale pensati per disinnescare preventivamente il conflitto tra opposti interessi di classe — vedi il concetto di stakeholder capitalism propugnato dai paladini del “Grande Reset” e che fa il paio al paradigma confuciano dell’eterna armonia) — e dirigismo tecno-autoritario nella sfera dell’eticità, delle relazioni sociali, delle condotte morali. Uno Stato etico di nuovo conio insomma, dove LaScienza, per sua natura anassiologica, viene invece fatta assurgere a suprema entità creatrice di nuovi valori e nuove norme morali.

E qui ci spieghiamo l’apparente paradosso per cui, questo nuovo Stato etico tecnocratico, mentre procede a cancellare sia i diritti sociali delle classi subalterne che quelli universali dell’uomo, propugna la difesa dei diritti LGBTQ* (con la follia del fluid gender) e difende a spada tratta i diritti delle minoranze. Una difesa necessaria e strumentale poiché via LGBTQ*/fluid gender avanza appunto la nuova etica che vuole cancellare tutte quelle che l’hanno preceduta; parliamo dell’estremistica e aberrante ossessione del progresso; parliamo della transumanistica idea di fondare l’ultima eticità, una nuova visione del mondo e dell’uomo da rimpiazzare, grazie all’ibridazione macchinica, col superuomocyborg; parliamo quindi della fiducia cieca ne LaScienza, nei “miracoli” dell’ingegneria genetica, che oltre a consentire questo trapasso permetterebbe di debellare i dilemmi esistenziali  dell’umanità e la coscienza infelice della vecchia borghesia. Altrettanto funzionali sono i panegirici sui diritti delle minoranze. Il “melting pot” simboleggia il tipo di società che questi nuovi borghesi hanno in mente: una paccottiglia clanica di etnie, sette confessionali, e tribù di genere in cui il conflitto verticale alto-basso sia sostituito da quello orizzontale basso-basso, e quindi siano cancellati i tradizionali vincoli di appartenenza, di classe o nazionali.

E qui veniamo al terzo pilastro del “Grande Reset”: in nome di una nuova e dispiegata globalizzazione, sbarazzarsi una volta per tutte degli stati-nazione, considerati, per loro stessa natura, un ostacolo sulla via del pieno dominio delle forze del “libero mercato” — ovvero “tutto il potere ai miliardari” purché filantropi. E’ in ballo la trasformazione dell’Occidente in impero unico, un’unificazione con un comando centrale senza la quale esso non resisterà all’avanzata cino-asiatica e alla resistenza della vecchia Russia, visto che ove non riuscisse a resistervi sarà condannato, l’Occidente, a scomporsi su vecchie e nuove linee nazionali. Ci saranno pur sempre delle nazioni, ma eviscerate e prive di sovranità politica, sovranità che dovrà essere consegnata ad un ente tecnocratico e oligarchico sovranazionale, di cui i governi nazionali non saranno che ccomitati d’affari e, nel migliore dei casi, prefetture o diocesi imperiali.

Si può capire, in questa prospettiva storica, perché l’Europa sia il principale banco di prova di questa grande trasformazione. L’Unione rappresenta infatti il tentativo più avanzato ed il modello più sofisticato che funga da ponte verso questo nuovo ordine mondiale. Ove quest’Unione saltasse la nuova mondializzazione andrebbe infatti a carte quarantotto. Ed è in questo quadro generale che si può comprendere la missione affidata a Draghi. Essendo l’Italia il Tallone d’Achille dell’Unione, è qui da noi che le élite debbono provare, oltre alla loro obbedienza, la capacità di raddrizzare una volta per tutte il legno storto che è il nostro Paese, dimostrando di avere la forza tutta politica di porre fine alla guerra per bande interna all’élite dirigente e di passare il guado domando ogni possibile reazione popolare.

Siamo insomma ad un passaggio storico, al transito da un sistema ad un altro, da un tipo di capitalismo ad un altro. Come sempre in questi frangenti ciò produce un effetto di spiazzamento e spaesamento nell’immaginario collettivo, uno scombussolamento del quadro politico che innesca imprevedibili processi di ricomposizione e riallineamento delle forze.

Lucidità, sguardo lungo e nervi saldi sono indispensabili, per capire questa metamorfosi, per individuare contraddizioni nel fronte nemico, prevedere i contorni del paesaggio sociale e politico futuro; il tutto per gettare le basi di una resistenza che sia in grado un domani di passare al contrattacco. Questi sono i compiti ineludibili dei rivoluzionari.




CACCIARI: “FARETE TUTTI LA FAME” di Sandokan

C’era un vecchio che tanti decenni fa mi disse: “Tutto ‘sto bumm economico nun me quadra. Aricordate quer che te dico, io nun c’arriverò, ma voi che sete pischelli sì: verrà ‘r momento che farete ‘na gran magnata de fame”.

Una pillola di saggezza di un uomo qualunque, che profetizzava che prima o poi sarebbe arrivata una crisi catastrofica che i ricchi avrebbero utilizzato per riprendersi tutto ciò che erano stati costretti a concedere alla povera gente.

La sensazione che si va diffondendo è che questa catastrofe sia finalmente arrivata.

Pare l’abbia capito anche il filosofo di regime per eccellenza, Massimo Cacciari, che da anni, smesso di ostentare sapienza passando senza soluzione di continuità dalla teologia al nichilismo, nella veste del politologo che la sa lunga, salta da un salotto televisivo all’altro per dispensare suggerimenti al sovrano — non senza spararla grossa per tenere su l’audience.

La sparata fatta l’altra sera a Piazzapulita merita di essere segnalata.

Dopo avere denunciato la “strategia casual” del governo davanti alla pandemia e giudicato assurdo che fabbriche e industrie restano aperte mentre si chiudono ristoranti e bar, sferra il colpo di maglio, annuncia la sua premonizione: “Voglio dire ai miei colleghi dello stato e del parastato, prima o poi arriveranno a voi, per forza”.

Uno potrebbe intenderla come se il Cacciari volesse sventare la macelleria sociale, e invece no. Ha infatti subito aggiunto:

“E io spero che ci arrivino, perché è intollerabile che questa crisi la paghi la metà della popolazione italiana!”

Non solo io, penso, di scatto, ho portato la mano destra sulle parti basse. Avete capito no? Non è giusto che solo la metà degli italiani sia gettata sul lastrico, sul lastrico debbono andarci tutti, compresi coloro che riescono ancora a sbarcare il lunario.

Il filosofo che più di ogni altro ha contribuito in Italia a demolire come utopia metafisica ogni anelito rivoluzionario, nel tentativo di finire la propria carriera in bellezza atteggiandosi a profeta, si scopre in realtà un meschino uccello del malaugurio….