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«LI PURGHEREMO CON IL GREEN PASS!» di Giorgio Agamben

Come avviene ogni volta che si istaura un regime dispotico di emergenza e le garanzie costituzionali vengono sospese, il risultato è, come è avvenuto per gli ebrei sotto il fascismo, la discriminazione di una categoria di uomini, che diventano automaticamente cittadini di seconda classe. A questo mira la creazione del cosiddetto green pass.

Che si tratti di una discriminazione secondo le convinzioni personali e non di una certezza scientifica oggettiva è provato dal fatto che in ambito scientifico il dibattito è tuttora in corso sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini, che, secondo il parere di medici e scienziati che non c’è ragione di ignorare, sono stati prodotti in fretta e senza un’adeguata sperimentazione.

Malgrado questo, coloro che si attengono alla propria libera e fondata convinzione e rifiutano di vaccinarsi, verranno esclusi dalla vita sociale. Che il vaccino si trasformi così in una sorta di simbolo politico-religioso volto a creare una discriminazione fra i cittadini è evidente nella dichiarazione irresponsabile di un uomo politico, che, riferendosi a coloro che non si vaccinano, ha detto, senza accorgersi di usare un gergo fascista: “li purgheremo con il green pass”.

La “tessera verde” costituisce coloro che ne sono privi in portatori di una stella gialla virtuale.
Si tratta di un fatto la cui gravità politica non potrebbe essere sopravvalutata.

Che cosa diventa un paese al cui interno viene creata una classe discriminata? Come si può accettare di convivere con dei cittadini di seconda classe? Il bisogno di discriminare è antico quanto la società e certamente forme di discriminazione erano presenti anche nelle nostre società cosiddette democratiche; ma che queste discriminazione fattuali siano sanzionate dalla legge è una barbarie che non possiamo accettare.

* Fonte: Quodlibet




LA VERA POSTA IN PALIO di Giorgio Agamben

Quello che colpisce nelle discussioni sul green pass e sul vaccino è che, come avviene quando un paese scivola senza accorgersene nella paura e nell’intolleranza – e indubbiamente questo sta avvenendo oggi in Italia – è che le ragioni percepite come contrarie non solo non sono in alcun modo prese seriamente in esame, ma vengono rifiutate sbrigativamente, quando non diventano puramente e semplicemente oggetto di sarcasmi e di insulti. Si direbbe che il vaccino sia diventato un simbolo religioso, che, come ogni credo, funge da spartiacque fra gli amici e i nemici, i salvati e i dannati. Come può pretendersi scientifica e non religiosa una tesi che rinuncia allo scrutinio delle tesi divergenti?

Per questo è importante innanzitutto chiarire che il problema per me non è il vaccino, così come nei miei precedenti interventi in questione non era la pandemia, ma l’uso politico che ne viene fatto, cioè il modo in cui fin dall’inizio essi sono stati governati.

Ai timori che si affacciavano nel documento che ho firmato con Massimo Cacciari, qualcuno ha incautamente obiettato che non c’era da preoccuparsi, «perché siamo in una democrazia». Com’ è possibile che non ci si renda conto che un paese che è ormai da quasi due anni in stato di eccezione e in cui decisioni che comprimono gravemente le libertà individuali vengono prese per decreto (è significativo che i media parlino addirittura di «decreto di Draghi», come se emanasse da un singolo uomo) non è più di fatto una democrazia? Com’è possibile che la concentrazione esclusiva sui contagi e sulla salute impedisca di percepire la Grande Trasformazione che si sta compiendo nella sfera politica, nella quale, com’ è avvenuto col fascismo, un cambiamento radicale può prodursi di fatto senza bisogno di alterare il testo della Costituzione? E non dovrebbe dare da pensare il fatto che ai provvedimenti eccezionali e alle misure di volta in volta introdotte non viene assegnata una scadenza definitiva, ma che essi vengono incessantemente rinnovati, quasi a confermare che, come i governi non si stancano di ripetere, nulla sarà più come prima e che certe libertà e certe strutture basilari della vita sociale a cui eravamo abituati sono annullate sine die? Se è certamente vero che questa trasformazione – e la crescente depoliticizzazione della società che ne risulta – erano già in corso da tempo, non sarà per questo tanto più urgente soffermarsi a valutarne finché siamo in tempo gli esiti estremi? È stato osservato che il modello che ci governa non è più la società di disciplina, ma la società di controllo -ma fino a che punto possiamo accettare che questo controllo si spinga?

È in questo contesto che si deve porre il problema politico del green pass, senza confonderlo col problema medico del vaccino, a cui non è necessariamente collegato (abbiamo fatto in passato vaccini di ogni tipo, senza che mai questo discriminasse due categorie di cittadini). Il problema non è, infatti, soltanto quello, pure gravissimo, della discriminazione di una classe di cittadini di serie B: è anche quello, che sta certamente più a cuore dell’altro ai governi, del controllo capillare e illimitato che esso permette sui titolari stoltamente fieri della loro “tessera verde”. Com’è possibile — chiediamo ancora una volta — che essi non si rendano conto che, obbligati a mostrare il loro passaporto persino quando vanno al cinema o al ristorante, saranno controllati in ogni loro movimento?

Nel nostro documento avevamo evocato l’analogia con la “propiska”, cioè col passaporto che i cittadini dell’Unione sovietica dovevano esibire per spostarsi da una località all’altra. È questa l’occasione di precisare, visto che purtroppo sembra necessario, che cos’ è un’analogia giuridico-politica. Ci è stato senza alcun motivo rimproverato di istituire un paragone fra la discriminazione risultante dal green pass e la persecuzione degli ebrei. È bene precisare una volta per tutte che solo uno stolto potrebbe equiparare i due fenomeni, che sono ovviamente diversissimi. Non meno stolto sarebbe però chi rifiutasse di esaminare l’analogia puramente giuridica — io sono giurista di formazione — fra due normative, quali sono quella fascista sugli ebrei e quella sull’istituzione del green pass. Forse non è inutile rilevare che entrambe le disposizioni sono state prese per decreto legge e che entrambe, per chi non abbia una concezione meramente positivistica del diritto, risultano inaccettabili, perché — indipendentemente dalle ragioni addotte — producono necessariamente quella discriminazione di una categoria di esseri umani, a cui proprio un ebreo dovrebbe essere particolarmente sensibile.

Ancora una volta tutte queste misure per chi abbia un minimo di immaginazione politica vanno situate nel contesto della Grande Trasformazione che i governi delle società sembrano avere in mente — ammesso che non si tratti invece, come pure è possibile, del procedere cieco di una macchina tecnologica ormai sfuggita a ogni controllo. Molti anni fa una commissione del governo francese mi convocò per dare il mio parere sull’istituzione di un nuovo documento europeo di identità, che conteneva un chip con tutti i dati biologici della persona e ogni altra possibile informazione sul suo conto. Mi sembra evidente che la tessera verde è il primo passo verso questo documento la cui introduzione è stata per qualche ragione rimandata.

Su un ultima cosa vorrei richiamare l’attenzione di chi ha voglia di dialogare senza insultare. Gli esseri umani non possono vivere se non si danno per la loro vita delle ragioni e delle giustificazioni, che in ogni tempo hanno preso la forma di religioni, di miti, di fedi politiche, di filosofie e di ideali di ogni specie. Queste giustificazioni sembrano oggi — almeno nella parte dell’umanità più ricca e tecnologizzata — venute meno e gli uomini si trovano forse per la prima volta di fronte alla loro pura sopravvivenza biologica, che, a quanto pare, si rivelano incapaci di accettare.

Solo questo può spiegare perché, invece di assumere il semplice, amabile fatto di vivere gli uni accanto agli altri, si sia sentito il bisogno di instaurare un implacabile terrore sanitario, in cui la vita senza più giustificazioni ideali è minacciata e punita a ogni istante da malattie e morte. Così come non ha senso sacrificare la libertà in nome della libertà, così non è possibile rinunciare, in nome della nuda vita, a ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

* Fonte: LA STAMPA.IT




COMUNISTI, ULTIMA CHIAMATA di Moreno Pasquinelli

«Quando senti suonare la campana non chiederti per chi suona. Essa suona anche per te». Ernest Hemingway

Con lo spauracchio della pandemia il governo Draghi ha prolungato lo Stato d’emergenza e, col cosiddetto “green pass”, ha reso de facto obbligatoria la vaccinazione di massa. Con una fava due piccioni: si istituisce uno strumento politico di controllo e discriminazione sociale facendo così compiere un salto di qualità all’inveramento di un orwelliano Stato di polizia.

Guai a chi nega che qui ci sia un salto di qualità. Dicemmo, l’anno scorso, che entravamo in un territorio inquietante e sconosciuto. Ora i timori più terribili iniziano a prendere forma.

Che il “green pass” sia un diabolico strumento di discriminazione sociale lo dicono quelli stessi che lo hanno concepito. Draghi docet: “Chi non si vaccina porta la morte”. Chi rifiuterà di diventare cavia di pseudo-vaccini sperimentale; chi non metterà il suo corpo a disposizione del governo; chi intende disobbedire al comando del potere; chi non accetta il culto idolatrico della “scienza”; è un assassino che va identificato, perseguitato, escluso dalla vita sociale. Non merita, infine, alcuna cristiana pietà.

E’ un regime di apartheid quello che sta nascendo sotto i nostri occhi: milioni di cittadini precipiteranno nell’inferno dei reietti e degli emarginati, costretti alla segregazione sociale e al confino.

D’altra parte una maggioranza di cittadini, intossicati da una propaganda e reti unificate senza precedenti, ha deciso di fare buon viso a cattivo gioco, pensando di riconquistare la libertà che gli era stata tolta. Si illude poiché questa libertà, ottenuta con un atto di obbedienza, è non solo vigilata ma condizionale e provvisoria. Peggio. La logica sottesa alla mossa del governo è tremenda, è quella di provocare una violenta spaccatura sociale, ci saranno, come nell’universo concentrazionario di Primo Levi, i sommersi e i salvati, con milioni di esercenti costretti a fare i kapò, sbirri facenti funzione.

Procedimenti repressivi che i comunisti dovrebbero conoscere molto bene, visto che essi per primi, nel ‘900, ne sono stati vittime. Ma dove stanno i comunisti oggi? Davanti all’incalzare del mostro gli hanno ubbidito, hanno chiamato al rispetto di tutte le sue prescrizioni liberticide; hanno suonato lo stesso spartito del nemico per cui tamponi farlocchi e vaccinazione di massa sarebbero stati la sola salvezza. Si sono rifiutati di ascoltare medici e autorevoli scienziati i quali, giudicata omicida la terapia della medicina di regime (tachipirina e vigile attesa), dimostravano nei fatti come ci si poteva guarire dal Covid. Comunisti che non hanno voluto vedere né il disegno biopolitico dell’élite mondialista, né la colossale speculazione delle multinazionali farmaceutiche, né i giganteschi conflitti di interessi tra controllori e controllati.

Infine, davanti ai movimenti di disobbedienza civile che si sono manifestati, hanno taciuto, si sono voltati dall’altra parte, si sono imboscati. Non li abbiamo infatti visti nelle proteste sociali contro lo Stato d’emergenza, in difesa dei diritti di libertà, contro chiusure e confinamenti che mentre hanno straziato chi sta in basso hanno premiato i privilegiati. Peggio, se ne sono dissociati, accusando quelli come noi che si sono ribellati in nome della verità e della fedeltà alla Costituzione, di essere “negazionisti”, o peggio, una “marmaglia reazionaria”. Hanno insomma fatto proprio il discorso delle élite dominanti, hanno dato loro man forte nel vano sforzo di isolarci. Si sono arruolati come truppe ausiliarie nell’esercito nemico. In pratica hanno scelto di fare i collaborazionisti.

Ora siamo giunti al giorno del giudizio.

In queste ore, davanti al salto di qualità operato dal nemico, anche in Italia, le piazze di tante città si vanno spontaneamente riempiendo di comuni cittadini che ubbidendo alla loro coscienza gridano “no green pass”. Proteste che sono l’orgoglio di un intero popolo, che redimono i peccati dell’ignavia e della rassegnazione. I piccoli rivoli che nell’ultimo anno hanno animato la protesta iniziano a confluire, come eravamo convinti sarebbe accaduto, in un unico fiume. C’è tempo affinché diventi una piena. Serviranno intelligenza, determinazione, astuzia e tutte le armi dell’arte della lotta politica. Il nemico ha un piano, ma commetterà inesorabilmente errori. Una nuova resistenza sta nascendo e siamo certi che si farà strada.

Ebbene, malgrado il momento drammatico, i comunisti sono latitanti. Nessuna organizzazione o gruppo sta dando segni di cambiamento di rotta. Non vediamo nelle piazze nessuno di loro. Hanno scelto ancora una volta di girarsi dall’altra parte.

Sappiate “compagni” che questa è per voi l’ultima chiamata. E’ anche per voi che suona la campana. Potete ancora riscattare l’ignominia raggiungendo la mobilitazione in atto. Se lo farete sarete perdonati. Altrimenti subirete la condanna, scontando la più severa delle pene: quella di finire come collaborazionisti nella spazzatura della storia.

Ps

Incombe, fra qualche giorno, proprio quando entrerà in vigore il “green pass”, l’anniversario funesto del 4 agosto 1914. I comunisti sanno di che parliamo. La grande guerra segnò la linea divisoria tra chi passò armi e bagagli dalla parte dei governi imperialisti, e chi restò fedele ai principi della lotta rivoluzionaria. Diversamente da allora gli imperialisti chiedono oggi ai popoli di intrupparsi nell’esercito cosmopolitico della salvezza. Non chiamano alle armi in nome degli stati nazionali, vogliono anzi, in nome della globalizzazione, estinguerli, così da completare la ristrutturazione tecnocratica e oligarchica a scala mondiale. Lo chiamano “Grande Reset”, di qui lo shock pandemico come cataclisma per giustificarlo.

Rivoluzionari sono coloro i quali, denunciata la trappola del Covid, riconosciuto per tempo il grande cambiamento in atto, non si sono fatti cogliere impreparati dal capovolgimento di fronte e si sono riposizionati nel campo della nuova resistenza. Rivoluzionari sono coloro che hanno compreso che la difesa della sovranità nazionale, della democrazia, della libertà, della giustizia sociale sono un tutt’uno. Sono coloro che han capito che solo in questo campo potrà un giorno rigermogliare il fiore di un nuovo socialismo.




LIBERTÀ SENZA SE E SENZA “PASS”! di Fronte del Dissenso

Sabato 26 giugno giornata di mobilitazione contro l’obbligo vaccinale e il “green pass”

Giorno dopo giorno prende corpo il disegno eversivo del governo Draghi: la “distruzione creativa” (dogma liberista degli strateghi del Grande Reset) non è solo economica ma anche politica. L’obiettivo economico di sterminare i pesci piccoli a vantaggio di quelli grossi (impedendo allo Stato di tutelare i deboli contro i forti) prevede la demolizione dell’ordinamento costituzionale e dei diritti sociali e delle libertà conquistati dal popolo, implica cancellare ogni vera opposizione affinché i cittadini accettino di essere degradati a sudditi ed i lavoratori posti in regime di schiavitù.

Dopo l’approvazione dell’infame DL 44, che impone l’obbligo vaccinale per tutti i lavoratori della sanità, siamo ora al passaggio successivo: obbligo vaccinale per chiunque, compresi ragazzi e bambini . Ancora una volta, al grido “ce lo chiede l’Europa!”,  si vuole adottare il cosiddetto “certificato verde” (“green pass”), l’anticamera del “passaporto sanitario” che attesterà l’avvenuta vaccinazione per cui, chi non accettasse di farsi vaccinare, verrebbe privato di vitali diritti, da quello alla libera circolazione allo stesso diritto al lavoro e, forse, come già accaduto con la Legge Lorenzin, all’istruzione obbligatoria.

Infatti il governo sta architettando un nuovo Decreto per cui lo “Stato d’emergenza” verrà nuovamente prorogato e il “green pass” sarà forse necessario per accedere agli uffici pubblici, ai cinema, agli alberghi, e forse ai ristoranti. Peggio ancora: gli esercenti, come se fossero pubblici ufficiali, saranno tenuti (grazie ad un’applicazione in grado di leggere il codice Qr) a impedire l’accesso ai non vaccinati e a chiedere il documento d’identità.

Dato il carattere discriminatorio, anticostituzionale del “certificato verde” e dato che esso annuncia un vero e proprio regime di apartheid, il Fronte del Dissenso chiama alla più ampia mobilitazione popolare.

Proponiamo a tutto l’arcipelago delle opposizioni una campagna di sensibilizzazione e di lotta che prevede una giornata di mobilitazione nazionale, con manifestazioni in tutti i capoluoghi di regione, da tenersi sabato 26 giugno.

No all’obbligo vaccinale, ed al “green pass”

No a questa nuova forma di apartheid

Sì alle libertà, individuali e collettive

Per la difesa dei diritti democratici e sociali previsti dalla Costituzione.

FRONTE DEL DISSENSO

16 giugno 2021

Fonte: Liberiamo l’Italia




MALEDETTI VOI! di Moreno Pasquinelli

Gatta ci cova, suona l’adagio.

L’élite globalista, usando tutta la sua enorme potenza di fuoco, bombarda le teste degli inermi cittadini, con l’obbiettivo di indurli a vaccinarsi in massa, con la promessa della “immunità di gregge”. La parola chiave non è il sostantivo bensì l’aggettivo: “gregge”. Gli imbecilli (la cui madre come suol dirsi è sempre gravida) trattano la questione come fosse una mera questione sanitaria. Si rifiutano di ammettere che invece si tratta di una questione politica per eccellenza. Per la precisione: una dirimente questione politica spacciata come sanitaria. Trasformare i popoli in greggi obbedienti e sottomesse è l’obbiettivo strategico dell’élite, che così tenta di ribadire il suo intangibile predominio. Dopo aver ostentato lo spauracchio del mortale nemico invisibile ecco la visibile e magica pozione, il toccasana, il balsamo miracoloso che offre la vita. Il vaccino appunto.

Ma… c’è un problema. Gli stessi pastori che ci hanno chiuso per un anno nella stalla a motivo che fuori c’era la morte, ammettono che il vaccino non immunizza davvero. Tanto si evince dal fatto che le pecore, pur vaccinate, dovranno mantenere il distanziamento di almeno un metro, e che potranno uscire dall’ovile scaglionati e con rigoroso obbligo di mascherina. Vengono altresì confermate meticolose prescrizioni come il coprifuoco, su come non ci si deve abbracciare, su come non si deve viaggiare e guidare in auto, su come non fare festa, su come non si deve invitare più di tot amici a casa, su come si deve entrare, stare e uscire dai locali pubblici, su come è vietato manifestare il proprio dissenso. In poche parole, vaccino o non vaccino, restano in piedi tutti i divieti e le proibizioni.

Pur tuttavia lorsignori vogliono istituire il passaporto sanitario, altrimenti detto “green pass” (art.9 del decreto legge 52-2021). Le pecore che lo otterranno godranno di miserabili privilegi ma anzitutto di diritti umani e democratici, quelli che no, ne saranno invece privati: non potranno viaggiare, non potranno partecipare ad eventi culturali o sportivi, né a cerimonie civili e religiose. Sarà infine loro proibito riunirsi e/o di partecipare a convegni o congressi.

La sostanza è nazista, ma la modalità è capovolta. Le vittime che vennero marchiate con la Stella di Davide furono precipitate nell’inferno della esclusione e della emarginazione sociale. Qui avviene il contrario: i marchiati che accettano di inocularsi il veleno vengono innalzati, se non al cielo al purgatorio, premiati per il loro atto di sottomissione.

In una società che più che liquida è liquidata, in una comunità frantumata e attraversata da molteplici divisioni (sociali, culturali e politiche), col passaporto sanitario l’élite introduce così un nuovo micidiale criterio di ripartizione sociale: i mansueti da un lato e i renitenti dall’altro, i docili  qui e i trasgressori di là. In ultima istanza i buoni da una parte ed i cattivi dall’altra (doppiamente bollati come “negazionisti” e come untori).

Non solo la divisione quindi, ma una colossale schedatura politica. L’élite tecno-capitalistica nella sua fuga verso un sistema della bio-sorveglianza, istituisce un meccanismo preventivo e capillare di individuazione degli anomali e dei devianti (poiché questo noi siamo per loro) che avrebbe fatto invidia anche ai più crudeli dittatori. Beninteso, come ogni hobbesiano Leviatano, esso compie il suo crimine per un buon fine e la pubblica salute.

Disgraziati, anzi maledetti siano tutti coloro che pur vedendo il mostro che avanza, tacciono e si voltano dall’altra parte.

Non basta resistere. Dobbiamo unirci e organizzarci affinché la nostra resistenza abbia speranza di successo, quindi evitando di chiuderci nel recinto dei devianti — che è proprio l’errore politico che il potere auspica che noi si commetta. Non basta più protestare, occorre darsi una strategia. Il piano del nemico è lungi dall’essere perfetto. Anche il pelide Achille non era invulnerabile. Se lo fosse non avremmo scampo. Il nemico ha già commesso errori e ne commetterà di più gravi. Dovremo saperlo colpire al momento giusto e nel suo punto più debole. Certo che dobbiamo opporci al regime sanitario, ma non sta qui il suo tallone. Il suo tallone è la protervia con cui vorrà celebrare la piena ricostituzione della sua dittatura di classe, con cui vorrà strappare anima e  cuore al popolo lavoratore. La “distruzione” non sarà infatti “creativa”. Sarà al contrario una distruzione sociale che spingerà il Paese verso l’abisso e la gran parte di coloro che stanno sotto ad una vita di stenti e di nuova schiavitù. Verrà inesorabile il momento della rottura sociale e del grande e tremendo risveglio. Chi ne dubita, chi non ha fede nel riscatto della moltitudine e degli umili, non avrà la forza di resistere e combattere. Ma per i molti che si perderanno per strada molti di più si aggiungeranno.