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LABORATORIO ITALIA di Leonardo Mazzei

Ormai l’hanno capito tutti: nella narrazione sul Covid, così come nell’adozione delle misure che ne sono derivate, l’Italia è un Paese speciale. La vicenda della moderna Tessera del Fascio, denominata Green Pass, è lì a dimostrarlo.

La tabella qui sotto è inequivocabile. Pur essendo uno dei paesi con il più alto tasso di vaccinazione, l’Italia è nettamente prima nella speciale classifica delle leggi liberticide messe in campo. Segue, ma a grande distanza, la Francia macroniana. Gli altri sono tutti staccatissimi.

Tra le altre cose brilla la sequela di NO della Danimarca, laddove troviamo invece l’infinita serie di SI’ ad ogni obbligo possibile e immaginabile del nostro Paese. Se, shakespearianamente, un tempo il marcio risiedeva in Danimarca, oggi sembra essersi spostato a Roma, laboratorio prescelto di un imbroglio e di un esperimento sociale planetario a danno dei popoli.

Perché l’Italia ha assunto questo ruolo? Ecco un punto che bisogna cercare di comprendere bene. A mio avviso le ragioni sono tre, ovviamente collegate tra loro.

Se, come pensiamo, il progetto globale è quello della transizione ad un mondo ademocratico, popolato da regimi autoritari basati sul potere di una tecnocrazia ormai liberatasi dalle stesse regole della democrazia liberale, l’Italia è il paese perfetto per fare da apripista a questo disegno. E lo è tanto più dopo che il simbolo vivente di questa tecnocrazia globalista e ferocemente antipopolare, Mario Draghi, ha preso le redini del comando.

Se l’ex presidente della Bce è la prima e decisiva ragione della disgrazia che è toccata al nostro Paese, ciò è dovuto però ad altri due motivi: la straordinaria crisi della politica e delle istituzioni che si trascina oramai da un trentennio; la condizione di Paese eternamente ricattato via debito dentro i micidiali meccanismi della gabbia dell’euro.

Senza una politica ridotta al lumicino, e senza il perenne ricatto del debito, alimentato dalla cupola oligarchica che governa un’Unione Europea che è parte decisiva del progetto del Grande reset, la tecnocrazia non avrebbe potuto imporsi. Di sicuro non in questa misura.

Queste semplici considerazioni ci portano a due conclusioni.

La prima è che la lotta che conduciamo in Italia ha una straordinaria importanza. Se il nostro Paese è il laboratorio avanzato delle mostruosità non solo antipopolari, ma financo anti-umane messe in campo dal blocco dominante, il suo esito avrà conseguenze che andranno ben oltre i confini nazionali.

La seconda è che dobbiamo sempre nominare il nemico. Il dissenso deve dunque diventare opposizione. In primo luogo opposizione al nuovo regime ed al suo massimo rappresentante Mario Draghi.

L’attuale presidente del Consiglio non solo ricopre infatti una posizione centrale e difficilmente sostituibile, ma gode pure di un notevole consenso. Il consenso è però merce volatile assai, e potrebbe anche indebolirsi ben prima del previsto. Proprio per questo bisogna alzare sia il livello della mobilitazione che quello della consapevolezza politica.

La lotta sarà dura, ma non impossibile. L’autoritario “Laboratorio Italia” deve fallire. La libertà, il diritto al lavoro, la democrazia deve trionfare. E’ stato questo il senso della grande manifestazione del 25 settembre. Andiamo avanti!




“TUTTO È COMPIUTO” di Sandokan

Dato che in Francia Macron dichiara di voler fare marcia indietro, l’Italia è il solo paese al mondo in cui si impone per legge l’obbligo vaccinale universale. Nient’altro che un infame Trattamento Sanitario Obbligatorio erga omnes, nessuno escluso (tra poche settimane anche i bambini).

Un atto di forza sbalorditivo, a conferma che col pretesto dell’emergenza sanitaria siamo piombati in un regime nuovo, in uno Stato d’eccezione appunto, che se non viene presto rovesciato, sarà ricordato come anticamera  di una vera e propria dittatura.

Atto di forza che sarebbe stato inimmaginabile solo due anni fa. L’italietta colabrodo, l’italietta dei governi deboli e dell’instabilità permanente è invece diventata, in fatto di sperimentazione del nuovo ordine biopolitico e tecnocratico, capofila dell’Occidente, anzi avanguardia mondiale.

La domanda che alcuni si fanno è: come è stato possibile? Domanda che tradisce un pregiudizio, che anzi contiene una premessa, quella per cui la nostra sarebbe un’italietta legno storto, pasticciona, italietta colabrodo con classi dirigenti incompetenti e corrotte. Certa nostrana élite liberale ha avuto un ruolo decisivo nel costruire e propalare questa leggenda. Italiani brutti, sporchi, cattivi e sempre indietro sui tempi della storia, alla rincorsa dei campioni, sempre stranieri, del progresso e della modernità. E’ la stessa élite che ha accettato nel dopoguerra la sudditanza agli USA e poi invocato il vincolo esterno euro-tedesco.

Ma le cose non sono mai state davvero così. L’Italia è sempre stata un importante laboratorio politico che ha spesso indicato per prima la strada che altri paesi hanno seguito dopo. Così è anche questa volta: Italia apripista, Italia banco di prova, Italia agnello sacrificale eventualmente.

Colpiscono la fermezza e la postura irremovibile di Draghi e dei suoi sodali della maggioranza di governo. Da dove viene questa sicumera? Questa certezza di vittoria? Viene certo dal sostegno che gli assicura la grande borghesia italiana, l’élite eurocratica, i poteri forti mondiali. Ultimo ma non meno importante: viene dal fatto che la politica psico-sicuritaria è egemonica, ha consenso maggioritario tra i cittadini.

C’è tuttavia dell’altro, a me pare, dietro a questi consecutivi e brutali atti di forza del governo. Mosse non solo tattiche ma strategiche altamente rischiose me le spiego solo a patto di considerare una malcelata ambizione da parte dell’élite italiana, la pretesa di mettersi a capo del “grande reset”, a guida del mutamento sistemico occidentale. Aleggia insomma, nei romani palazzi del potere, così come nei cenacoli dell’industria e del mondo bancario, uno stato di trance e di esaltazione politica, come si fosse in preda ad un improvviso delirio di onnipotenza. Di qui la vera e propria cieca fiducia in Mario Draghi, celebrato  addirittura come messia e redentore di atavici peccati.

Tutto sembra filare liscio per lorsignori. Debbono invece stare molto attenti, non solo perché le vertigini del successo inducono quasi sempre a commettere errori. L’Italia è questo strano paese che si affida al salvatore della Patria, ma fa altrettanto presto a gettarlo nella polvere.




RESTARE UMANI di Leonardo Mazzei

I media sono eccitati. Il “Vile affarista” (copyright Francesco Cossiga) ha detto sì. Sì all’obbligo vaccinale, sì alla terza dose. Ed intanto si porta avanti con il super Green pass, quello da estendere ai lavoratori dei trasporti, della ristorazione e dell’intero comparto pubblico. Il nuovo decreto legge è già annunciato per la prossima settimana. Ma non basta: l’obbligo per gli statali farà da apripista a quello per i dipendenti delle aziende private. Così Confindustria sarà contenta… ed i sindacati pure!

Abbiamo dunque un governo che procede con un decreto dopo l’altro, che estende il nuovo salvacondotto medievale prima ancora che il parlamento abbia approvato quelli precedenti. Un governo che impone obblighi con il ricatto del lavoro, di fatto con quello della fame! E lo fa non solo nel silenzio, ma con la complicità dei tanti che dovrebbero parlare. Bel Paese l’Italia, avremo anche la Costituzione più bella del mondo, ma di certo abbiamo i costituzionalisti più vigliacchi della Via Lattea!

Ma come si spiega questa foga inoculatrice? Come si spiega un lasciapassare vaccinale che non ha uguali al mondo, superando ormai in restrizioni pure l’iniziale modello francese?

C’è forse una qualche ragione sanitaria che lo giustifichi? A leggere i dati sembrerebbe proprio di no. L’Italia è, fin dall’inizio, uno dei paesi dove ci si vaccina di più. E nei giorni scorsi è stato annunciato trionfalmente il raggiungimento dell’obiettivo del 70% di vaccinati, quel numero magico che secondo gli espertoni da talk show avrebbe consentito il conseguimento dell’immunità di gregge. Almeno così dicevano all’inizio dell’anno, mentre adesso – chissà perché! – hanno spostato l’asticella all’80, al 90 e perfino al 95% annunciato dal solito Abrignani (Cts) ieri mattina!

Il fatto è che il vaccino non funziona. O, perlomeno, funziona assai meno di quel che vorrebbero farci credere. Di certo è un vaccino a tempo: funzionicchia nei primi mesi, ma smette di farlo del tutto in tempi rapidi assai. Del resto, se così non fosse, che senso avrebbe la terza dose?

Lorsignori cercano di convincerci sulla bontà dei vaccini con un profluvio di numeri, ma evitano di rispondere al dato più importante di tutti, quello del confronto della situazione del 2021 (anno della santa vaccinazione) rispetto a quella del 2020 (anno della totale assenza di ogni tipo di vaccino).

Già ci occupammo della questione ad inizio giugno, ma dopo tre mesi la musica è la stessa: si stava meglio quando (secondo la narrazione dominante) si stava peggio.

Vediamo dunque i numeri ufficiali, esaminando la media giornaliera (casi e morti) dell’ultima settimana di agosto, in Italia e nel mondo.

Nel nostro Paese, a fine agosto 2020 si aveva una media di 1.274 casi giornalieri, saliti quest’anno a 6.449, con un aumento di oltre cinque volte. Stessa dinamica, anzi pure peggiore, per i morti attribuiti al Covid. In questo caso la media giornaliera di 6 vittime del 2020 è salita fino alle 51 del 2021, con un incremento di 8 volte e mezzo.

Non diversamente vanno le cose nel mondo, dove (sempre nella stessa settimana) i casi medi giornalieri ufficiali sono passati dai 267.268 del 2020 ai 645.186 di quest’anno, mentre i morti sono aumentati da 5.878 a 9.455.

Che dire? Il vaccino funziona alla grande, come no!

Conosciamo bene le 2 obiezioni dei sostenitori della narrazione ufficiale: 1) i responsabili della prosecuzione dell’epidemia sono i non vaccinati, 2) c’è poi la terribile variante delta senza la quale avremmo già chiuso la partita col virus. Questo è quel che ci dicono i famosi “esperti”, la cui esperienza non basta però a nascondere le contraddizioni in cui cadono fin dall’inizio di questa storia.

Le loro obiezioni sono infatti assai fragili. In primo luogo, i non vaccinati saranno pure i criminali che si dice, ma se il vaccino funzionasse l’andamento dei casi (e dei decessi) dovrebbe essere inverso rispetto a quello delle vaccinazioni. Al crescere delle seconde dovrebbe corrispondere un calo proporzionale dei primi. Sfortunatamente così non è. Anzi, si verifica esattamente il contrario! Ce lo dicono i loro stessi dati.

In secondo luogo, aggrapparsi alle varianti è sintomo di una malafede che si commenta da sola. Intanto, che una variante riduca drasticamente l’efficacia del vaccino è la prova provata dell’assurdità di aver puntato tutto su questa soluzione contro un virus che si sapeva sarebbe mutato. Ma poi, è vero o non è vero che molti scienziati – a partire dal premio Nobel Luc Montagnier – avevano messo in guardia per tempo proprio sul fatto che una vaccinazione di massa durante l’epidemia avrebbe provocato l’emergere di nuove forme del virus? Quel che sta avvenendo non è forse la conferma di quanto temuto dallo scienziato francese?

Ora, ognuno può avere le opinioni che crede, ma mi pare difficile contestare che il dato fondamentale per capire come stanno davvero le cose sia quello dell’andamento generale dell’epidemia. E’ inutile che si dimostri che il vaccino ha comunque un’efficacia x rispetto ai casi, se magari quei casi sono cresciuti proprio a causa di varianti frutto di quello stesso vaccino. Il fatto che conta è che i più si aspettavano dalla vaccinazione un netto miglioramento della situazione. Abbiamo al contrario un peggioramento, qualcosa vorrà pure dire…

Torniamo allora alle domande iniziali: perché questa foga inoculatrice, perché un Green pass sempre più restrittivo?

Credo che queste domande abbiano due risposte: 1) perché si vuol nascondere il fallimento della strategia vaccinale con la caccia alle streghe, 2) perché l’obiettivo delle misure liberticide non è di tipo sanitario, bensì politico.

In proposito chi scrive non ha dubbi. La questione sanitaria, che pure esiste ma in termini ben diversi da quelli narrati, è solo un pretesto. Il Covid è lo strumento per costruire un moderno regime autoritario, basato sul dominio totalitario di una tecnocrazia legittimata da una scienza fattasi religione. E l’Italia, specie con l’arrivo al potere del più pericoloso capo di governo del dopoguerra, è uno dei laboratori più avanzati (forse addirittura il più importante) di questo progetto criminale che investe tutto l’occidente.

Ecco perché siamo arrivati all’impensabile, perché andranno avanti, perché la lotta sarà durissima. Ed ecco perché siamo obbligati a vincere. Per difendere il lavoro e la libertà, in una parola per restare umani.




IL PNRR SPIEGATO IN 6 PARTI a cura di Stefano Beneforti

ABSTRACT

I prestiti e le sovvenzioni che arriveranno in Italia con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) non sono un regalo, ma hanno bensì lo scopo di orientare le scelte economiche fiscali e sociali nella direzione indicata dalla UE, con il suo green deal, e imprimendo un forte impulso alla digitalizzazione del paese, indirizzandolo verso la ristrutturazione dell’intero sistema economico e sociale mondiale secondo l’idea del Grande Reset immaginato a Davos all’Economic World Forum del 2021.

Quando il green deal europeo fu presentato, fu subito evidente che, soffriva della mancanza di fondi per essere attuato, ma il fortuito o meno verificarsi della pandemia ha permesso di progettare un piano di finanziamento della ripresa delle economie dei paesi colpite dai fermi imposti dai vari governi.

Con la scusa della solidarietà tra paesi membri veniva così ridato fiato all’ambizioso programma iniziale, e senza spendere un euro, trattandosi di finanziamenti, che per la prima volta la UE va a reperire  sui mercati internazionali, e di sovvenzioni finanziate dagli stessi paesi membri mediante contribuzioni aggiuntive.

Con il PNRR vengono inoltre ad essere cedute le ultime quote di sovranità residue, riducendo ulteriormente la rappresentatività delle istituzioni democratiche, sempre più ridotte a mere ratificatrici delle decisioni prese in altre sedi.

Per adesso, nelle attuali condizioni, con un governo saldamente in mano ad uno dei massimi rappresentanti della finanza internazionale, non è possibile fare niente di concreto per fermare tutto questo, ma è perlomeno necessario avere una idea di cosa è realmente il PNRR e di come esso influirà sulla vita economica e sociale dell’Italia nei prossimi anni.

A tale scopo, basandosi sulle norme e sui regolamenti UE, è stata quindi condotta una analisi delle caratteristiche tecniche del Next Generation UE, lo strumento finanziario sulla base del quale gli stati membri UE possono chiedere i finanziamenti/sovvenzioni e una analisi del documento del PNRR Italiano, con il quale tali fondi sono stati richiesti, proseguendo poi con l’analisi delle condizionalità, tutt’altro che secondarie, che questo strumento comporta e delle ricadute che avranno sulle PMI, sul lavoro e sull’occupazione.

Le analisi condotte mostrano che il PNRR non è per niente un jackpot, come molti ritengono e propagandano, ma uno strumento attraverso il quale saranno erosi gli ultimi scampoli di sovranità per realizzare un programma perfettamente allineato al Grande Reset a totale carico della cittadinanza, che attraverso le condizionalità sarà obbligata a pagarne integralmente i costi.

Infatti i prestiti e le sovvenzioni ottenute dovranno essere  impiegati in massima parte per soddisfare le rigide indicazioni impartite della UE (soprattutto riguardanti il green per non meno del 37% e digitalizzazione per non meno del 20%,  temi facenti parte dell’agenda del Grande Reset), sottomettendosi ad altrettanto rigide condizionalità (con gli accordi del Luglio 2021 sono stati contatati 528 tra traguardi e obiettivi da soddisfare per ottenere le erogazioni) le quali, ammantate di tanti buoni propositi, ma che realtà comportano maggiori tasse e tagli ai servizi per soddisfare ai vincoli di bilancio, alla liberalizzazione dei subappalti per favorire la concorrenza e al perfezionamento del recupero crediti da parte delle banche, non potranno avere che effetti nefasti sulla economia italiana, già devastata da decenni di privatizzazioni, tagli ai servizi e carichi fiscali eccessivi, esasperati dalle soluzioni suicide adottate nell’ultimo anno e mezzo per contrastare la crisi pandemica, decimando le PMI e creando ulteriore disoccupazione e povertà.

Tutte queste considerazioni, mostrano il PNRR per quel che è, e hanno quindi portato a tentare di elaborare una possibile, seppur parziale, alternativa, focalizzata sul soddisfacimento di alcuni bisogni reali del paese, sicurezza del territorio, mobilità e accesso alle risorse primarie, da finanziare evitando l’intermediazione della UE.

CONTENUTI SIX PACKS

PACK I: Il Next Generation UE (NGEU)

Il Next Generation UE, è uno strumento finanziario della UE composto da finanziamenti e sovvenzioni articolato in vari fondi tra i quali il Recovery Fund, nato per favorire la ripresa dell’economia dei paesi membri danneggiate a seguito della emergenza pandemica del Covid.

Il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è il programma sulla base del quale i paesi membri possono richiedere i finanziamenti e le sovvenzioni previste con l’NGEU.

Nel PACK I si andrà ad analizzare come è strutturato l’NGEU, descrivendone la genesi, le motivazioni ufficiali e i meccanismi di assegnazione dei fondi ai singoli stati membri.

PACK II: PNRR: Il documento

Il Piano Nazionale di ripresa e Resilienza PNRR è il programma con il quale ogni singolo stato, in linea con il regolamento dell’NGEU, motiva la propria richiesta di fondi.

Nel PACK II, sarà illustrata l’articolazione del PNRR italiano.

PACK III: PNRR: Le condizionalità

Le condizionalità sono tutte quelle norme contenute nel regolamento dell’NGEU, alle quali gli stati membri dovranno aderire affinché le rate previste siano erogate.

Molte di queste norme sono in chiaro e consistono in riforme da introdurre negli ordinamenti dei singoli stati, mentre altre condizionano l’erogazione dei fondi al soddisfacimento delle raccomandazioni specifiche per paese membro, attualmente sospese fino al 2023, che riguardano essenzialmente le politiche fiscali e di bilancio dei singoli stati.

Nel PACK III, si andrà a considerare quali sono sia le condizionalità in chiaro sia quelle derivanti delle raccomandazioni specifiche per i singoli stati.

PACK IV: PNRR: Lavoro, PMI e occupazione

Le condizionalità che l’Italia dovrà soddisfare per ottenere l’erogazione dei fondi, hanno delle ricadute su lavoro, PMI e occupazione, che non vengono evidenziate nel PNRR.

Nel PACK IV, si analizzerà come il PNRR, contravvenendo alle sue stesse previsioni, è in realtà uno strumento che prosegue nelle politiche di distruzione sistematica del tessuto industriale ancora esistente in Italia, con le conseguenti ricadute negative su lavoro e occupazione.

PACK V: Considerazioni finali

L’NGEU e il relativo PNRR sono la conseguenza dello Shock che l’emergenza Covid ha provocato, per fare rientrare le politiche economiche europee nell’ambito del Great Reset.

Nel PACK V, si cercherà di sviluppare questa intuizione, andando a vedere come l’impatto del Covid sull’economia poteva essere diversamente gestito

PACK VI: Una possibile alternativa al PNRR

Una volta definita la visione generale dello sviluppo che si intende dare il paese basata sulla centralità del benessere dei propri cittadini, sarà possibile definire anche le priorità da dare ai singoli settori o temi.

Nel PACK VI, sarà riportato un progetto di investimenti prioritari relativi al solo tema dei lavori pubblici che sto’ sviluppando

SIX PACKS SINTESI 

Sono qui raccolte le considerazioni finali relative a ciascuno dei 6 PACKS precedenti.

Stefano Beneforti (Agosto 2021)

Fonte: www.liberiamolitalia.org




VIETATO PENSARE, VIETATO RIUNIRSI di Liberiamo l’Italia e Frontiere

Ci scusiamo con i relatori ed i molti che avevano assicurato la loro partecipazione ma, a causa delle misure fortemente restrittive contemplate nel Decreto legge sul “Green Pass” — inconcepibile per noi accettare di riunirci a condizione di possedere il lasciapassare sanitario —, ci vediamo obbligati ad annullare il Forum “No al Grande Reset” previsto per i giorni 4 e 5 settembre. Tutti i tentativi di aggirare la misura che proibisce ogni tipo di convegno politico e scientifico sono risultati vani.

Ciò da la misura, ove ce ne fosse stato bisogno, della portata liberticida dei dispositivi repressivi adottati dal governo Draghi. In una situazione in cui le forze antagoniste sono gettate di fatto in una situazione di semi-clandestinità, dovremo trovare la maniera adeguata per diffondere le idee e organizzare i momenti di discussione e confronto collettivo. Non per questo resteremo inermi. Parteciperemo convinti alle mobilitazioni in corso per abrogare tutte le leggi repressive.

Liberiamo l’Italia

Frontiere




STAVOLTA NON SI SCHERZA di Leonardo Mazzei

Dicono i sondaggi che due terzi degli italiani sono favorevoli al green pass, mentre il restante terzo è decisamente contrario. Una conferma di quel che sapevamo. A battersi contro il nuovo regime autoritario è sì una minoranza, ma una minoranza piuttosto consistente che, ad alcune condizioni, potrebbe incidere assai sul futuro del Paese.

Oggi è il 6 agosto. Esattamente 76 anni fa la prima bomba atomica veniva sganciata su Hiroshima. E’ curioso come proprio in questa data il governo Draghi abbia voluto avviare la stretta più dura alle libertà individuali e collettive. In quell’agosto 1945 pochi compresero che il mondo stava entrando in una nuova era, e così adesso sono ancora in tanti quelli che non vedono la dittatura in costruzione.

Due cose sono ormai chiare. La prima è che l’Italia è un laboratorio fondamentale del nuovo sistema della sorveglianza, quello che chiamiamo convenzionalmente “Grande Reset”. La seconda è che il gruppo di tecnocrati salito al potere con Draghi procede come un treno. Se oggi è il giorno del green pass per tantissime attività, ieri è arrivata la nuova mazzata su scuola, università e trasporti.

Perché tutta questa fretta? Certo non per ragioni sanitarie. Il vaccino non protegge dall’infezione, ed una volta infettato il vaccinato diventa infettante quanto il non vaccinato. Che così stiano le cose, specie dopo l’arrivo della variante Delta, lo abbiamo già scritto (vedi qui e qui) e non ci torniamo sopra. Del resto, gli stessi dati ufficiali ci mostrano un aumento dei positivi in parallelo con quello dei vaccinati, mentre se il vaccino funzionasse dovrebbe avvenire esattamente l’inverso. Si è mai vista una cosa del genere? Evidentemente no, ma nei media l’argomento è un tabù.

Dunque, dal punto di vista sanitario, il green pass è un assurdo. Ma è un assurdo che nasconde altri scopi di tipo politico e sociale. Ed è su questo che dobbiamo concentrarci.

Il movimento oggi in piazza è preziosissimo. Una linfa vitale che dimostra come, nonostante tutto, la nostra società abbia ancora anticorpi funzionanti. Ma proprio perché questo movimento è così prezioso, è necessario avere coscienza della vera posta in gioco.

Il neoliberismo non è più in grado di riprodursi uguale a se stesso, mentre la cornice della globalizzazione che è stato l’habitat ideale per il suo sviluppo è in crisi da anni. Il Covid è stato dunque la manna benedetta, venuta dal cielo per consentire all’oligarchia al potere un intervento chirurgico sulla società al fine di preservare, rimodellandolo, il suo sistema di dominio.

Questo è il disegno in generale, perlomeno in occidente. Ma, tenendo conto che ogni paese ha le sue specificità, quali le ricadute sull’Italia?

Abbiamo già detto che, sfortunatamente, l’Italia si presenta oggi come un laboratorio d’avanguardia del Grande Reset. Approfittando dello straordinario degrado – politico, economico e sociale – in cui il nostro Paese è stato gettato in oltre un ventennio di gabbia eurista, il blocco dominante sta oggi cercando di assestare un colpo decisivo. Lo strumento fondamentale di questa operazione è il governo Draghi, la cui forza sarebbe sbagliato sottovalutare. E’ da Draghi, non dall’esangue Speranza, che conta come il due di picche quando briscola è denari, che viene la spinta decisiva verso tutte le misure liberticide imperniate sul green pass, dunque verso la costruzione di un nuovo regime.

Quali caratteristiche avrà questo regime lo vediamo già ora: un potere tecnocratico, quindi costitutivamente antidemocratico, basato sul ruolo legittimante di una scienza fattasi religione. In altre parole, i “tecnici” della finanza (Draghi & C.) associati a quelli di una “scienza” totalmente asservita al potere. Il tutto benedetto da un sistema mediatico ormai istituzionalizzatosi come componente interna ed essenziale del nuovo blocco di potere.

Inutile dire come tutto ciò possa stare in piedi solo grazie all’emergenzialismo. Oggi la sanità, domani chissà, l’importante è che l’emergenza continui insieme alla paura. Chi ancora non ha capito che questo è il motore fondamentale della nuova dittatura non ha capito nulla.

Piuttosto chiari sono anche gli obiettivi del nuovo regime: una profonda ristrutturazione dell’economia (via i piccoli a favore delle multinazionali), una ancor più forte precarizzazione del lavoro, nuovi sacrifici in nome dell’Europa che “ci protegge”. Il blocco dominante sa bene come questa direzione di marcia potrà riaprire il conflitto sociale, meglio allora inquinare tutto con la cortina fumogena dell’emergenza sanitaria. Per dirla all’Agamben, il potere pensa che tutto (anche l’inaccettabile) finirà invece per essere accettato in nome della protezione (vera o finta che sia) della “nuda vita”.

Ma oltre agli obiettivi economici e sociali il disegno dei dominanti ha anche un ambiziosissimo fine politico. La ristrutturazione in senso antidemocratico ed anticostituzionale del sistema politico è in atto da trent’anni, ma ciò nonostante l’obiettivo ultimo dell’integrale sterilizzazione della rilevanza fattuale del voto non è ancora raggiunto. Le ultime elezioni del 2018 solo lì a dimostrarlo. Tanto è vero che il significato di quel voto – un no trasversale alle politiche sistemiche degli ultimi anni – è stato poi recuperato solo grazie a tre complesse manovre: 1) l’infiltrazione del governo giallo-verde con il decisivo ruolo di Mattarella, 2) la successiva normalizzazione in senso eurista delle due forze (M5s e Lega) che lo componevano, 3) l’arrivo di Draghi grazie al provvidenziale virus.

Adesso lorsignori pensano sia giunto il momento del colpo decisivo. Quello di una ristrutturazione ben più solida dell’intero sistema politico. Per arrivarvi, con nuove e devastanti controriforme costituzionali, occorre prima una stabilizzazione imperniata su due elementi: il ruolo di Draghi e, attorno ad esso, la costruzione di un adeguato consenso sociale.

Chi scrive, forse sbagliandosi, si sta convincendo che il “piano A” dei dominanti non è quello di Draghi al Quirinale (che sarebbe semmai il “piano B”), quanto piuttosto quello che prevede Draghi a Palazzo Chigi anche nella prossima legislatura. Non entriamo qui nei dettagli di questa ipotesi, che magari affronteremo in un prossimo articolo. Quello che è importante capire è che questo pericolosissimo disegno si regge su un consenso reale, oggi stimabile nella misura dei due terzi dei sondaggi di cui abbiamo parlato all’inizio.

E’ quel consenso che dobbiamo cominciare ad incrinare. Non sarà un lavoro facile né breve, ma il movimento contro il green pass ed il Grande Reset, e più in generale contro l’intera narrazione pandemica, è la base essenziale da cui partire. Un movimento nuovo, fresco, di persone che almeno hanno capito che stavolta non si scherza.

Il nemico procede come un treno. Noi non solo dobbiamo resistergli, dobbiamo anche essere capaci di contrattaccare: creando coscienza e consapevolezza, costruendo organizzazione e solidarietà, unendo la difesa della libertà alle lotte per il lavoro e la dignità.

Ce la faremo? Solo la storia ce lo dirà. Ma non abbiamo altra strada che quella del combattimento, che per essere efficace richiede sia forza e determinazione, che intelligenza e perfino astuzia. “Bisogna adunque essere golpe… e lione”, per dirla con Machiavelli.

Oggi rappresentiamo all’incirca un terzo della popolazione? Bene, non è poco. Un terzo attivo e cosciente può ribaltare la situazione. A condizione che sia capace di cominciare a lavorare per sgretolare l’altro blocco, quello dei due terzi. E’ un lavoro possibile, perché le contraddizioni su cui agire sono tante, dalla palese inefficacia della strategia vaccinale, all’impossibilità di continuare a tenere sotto controllo la bomba sociale della disoccupazione e della precarietà. L’importante è sapere che è qui, nell’incontro tra lavoro e libertà, che si gioca la partita decisiva del nostro futuro.

Stavolta non si scherza.

Fonte: liberiamolitalia.org




COLPO DI STATO? di Moreno Pasquinelli

Ogni giorno che passa è evidente l’uso strategico della pandemia. Una colossale operazione politica per spianare la strada e giustificare un cambio di regime. Nel loro delirio di onnipotenza, le élite neanche hanno il pudore di nasconderlo, lo chiamano “Grande Reset”. Non si tratta solo di mutamenti della forma di dominio. Né si tratta di una ciclica ristrutturazione di un sistema grippato. Il piano è più ambizioso, è la costruzione di un nuovo e spaventoso sistema sociale.

Chi non lo ha capito, non chieda domani perdono. Coloro che fanno finta di non capirlo e che anzi aderiscono alla crociata dell’élite dominante, dovranno essere spazzati via. Un caso al limite del grottesco è quello di Stefano Fassina.

Egli giustifica il passaporto vaccinale, che istituisce un vero e proprio meccanismo di segregazione e controllo sociale, spacciandolo addirittura come un rimedio contro l’individualismo liberista e un mezzo per celebrare un ritrovato spirito comunitario e solidaristico. Certi sinistrati dichiarano guerra non solo al nascente movimento di resistenza, si stanno dando al dileggio dell’allarme lanciato da filosofi come Agamben e Cacciari.

Per un Fassina che racconta cazzate, c’è per fortuna un Angelo Panebianco il quale giustifica il passaporto sanitario con ragioni opposte, e fornisce, da liberista qual è, un giudizio più onesto del nuovo movimento d’opposizione.

«I suddetti gruppi [si riferisce ai cittadini che si stanno mobilitando contro la “dittatura sanitaria, Ndr] pensano al popolo come se fosse un’entità reale, la quale per giunta, proprio come fa ciascuno di noi, «pensa», «desidera», «vuole». Se il popolo è così inteso e si assume che esso conti assai più dei singoli individui, spetta allora a chi si è autoproclamato interprete della sua volontà agire di conseguenza. E pazienza se, per realizzare tale volontà, si passa come rulli compressori sui corpi e sulle vite delle singole persone. Se non che, il popolo come loro lo intendono non esiste, è un’astrazione. Essendo inesistente non ha bisogno di avvocati né di tribuni. Esistono invece le persone, gli individui».

“Il popolo non esiste”, afferma questo liberal-liberista tutto d’un pezzo. Egli non solo disprezza come “totalitaristica” la tradizione filosofica rivoluzionaria (da Rousseau a Marx, passando per Hegel), getta alle ortiche le radici democratiche del movimento operaio e socialista, così giustificando le enormi responsabilità del liberalismo nell’aver permesso e sostenuto le dittature fascista e nazista. E così  Panebianco coglie nel segno quando considera che la corrente ideale di gran lunga maggioritaria tra chi scende in piazza questi giorni è certo un precipitato della recente “rivolta populista”, ma si muove sul solco delle secolare tradizione politica delle classi subalterne. 

*   *   *

Per tornare all’inizio del nostro discorso, a indicare fino a che punto sia radicale il piano strategico dell’élite e quanto esse siano decise a procedere nel loro piano eversivo, cade a fagiolo un editoriale di Marcello Sorgi su LA STAMPA di oggi (29 luglio).

La profezia è inquietante. Il Sorgi, alla fine di un sofisticato discorso sugli scenari possibili in caso di caduta del governo Draghi, così conclude: 

«Ma metti anche che, in un intento suicida, gli stessi responsabili delle dimissioni [di Draghi, Ndr] insistessero per mandare a casa il banchiere, giocandosi la fiducia dell’Europa e i miliardi di aiuti di cui sopra, al Presidente della Repubblica non resterebbe che mettere su un governo elettorale, FORSE PERFINO MILITARE, com’è accaduto col generale Figliuolo per le vaccinazioni. A mali estremi, estremi rimedi. Anche se non è affatto detto che ci si arriverà».

Nella rubrica delle affermazioni di inaudita gravità, questa fa il paio con quella di Draghi che chi non si vaccina è un killer che porta e diffonde morte.

Certo, “non è affatto detto che ci si arriverà”, ma intanto siamo stati tutti avvertiti: i dominanti sono disposti a tutto pur di realizzare il loro progetto.

Ed è proprio come dice Sorgi: a mali estremi, estremi rimedi.




PER IL FRONTE DEL LAVORO E DELLA LIBERTA’

Pubblichiamo qui di seguito la risoluzione approvata dalla Direzione Nazionale di Liberiamo l’Italia il 18 giugno 2021

Via il governo dei licenziamenti e del Grande Reset

E’ tutto un gran parlare di ripresa, ma il primo obiettivo di governo e padroni è licenziare. Licenziare quanto prima quanti più lavoratori possibile. Questo chiede da un anno Confindustria, questo ha deciso il governo Draghi con il decreto “Sostegni bis”. Che lo sblocco dei licenziamenti sia operativo dal 1° luglio come prevede il decreto, o che venga diluito per alcuni settori nell’arco di qualche mese (massimo fino al 31 ottobre), non cambia granché le cose. L’obiettivo è chiaro: licenziare adesso i lavoratori con contratti a tempo indeterminato, per sostituirli con nuovi dipendenti assunti con contratti a termine quando i livelli produttivi torneranno a crescere.

Questo disegno è stato prontamente appoggiato dalla Commissione europea, che ha definito lo stop ai licenziamenti addirittura “pericoloso” e “discriminatorio”. Per la cupola bruxellese c’è infatti un unico modo per rendere uguali i lavoratori: farli diventare tutti precari e ricattabili h24, 365 giorni all’anno. Ecco a cosa è servito il Covid. Tutto questo non deve stupire. L’Unione europea è uno dei massimi templi del neoliberismo, il cane da guardia degli interessi della classe dominante, il luogo prescelto per l’applicazione del Grande Reset. E come sempre l’Italia ha da essere uno dei luoghi privilegiati dell’applicazione delle politiche europee, come dimostrato dai vincoli draconiani che Draghi ha accettato con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

In questi giorni l’attacco ai lavoratori è sfociato perfino in diversi episodi di violenza squadristica, segno di un clima generale che si va facendo sempre più cupo.

Mentre la ripresa attuale altro non è che uno scontato rimbalzo rispetto al tracollo economico dovuto al lockdown della primavera 2020, mentre la disoccupazione reale (includente cioè anche i cassaintegrati ed i cosiddetti “scoraggiati”) è ora al 25%, la prima preoccupazione del governo è quella di colpire i lavoratori per spingere verso una nuova generalizzata riduzione del salario reale. Questa politica è quella chiesta dai grandi gruppi economici e dalle multinazionali, ed in particolare dai settori maggiormente legati alle esportazioni. Per le piccole aziende, per coloro che lavorano prevalentemente per il mercato interno, l’inevitabile contrazione dei consumi causata da queste scelte sarà invece un’ulteriore mazzata. Una mazzata che per tanti lavoratori autonomi e partite Iva andrà a sommarsi ai danni disastrosi già subiti a causa delle politiche di confinamento ed a quelli che verranno dalla prossima controriforma della giustizia.

Ma la politica economica del governo è strettamente connessa ad altri due aspetti. Il primo è l’accresciuta sudditanza agli USA proprio nel momento in cui, con Biden, viene riproposta una politica aggressiva e guerrafondaia. Il secondo è il pervicace attacco alle libertà individuali e collettive tutelate dalla Costituzione.

Come evidenziato nel recente vertice della Nato, Draghi non è semplicemente il garante dell’alta finanza, delle banche e dell’Ue. Egli è anche l’uomo del pieno asservimento agli USA, un presidente del consiglio che ripete a pappagallo tutta la propaganda antirussa ed anticinese che minaccia seriamente la pace come non avveniva da oltre trent’anni.

Altrettanto evidente è la sua scelta di proseguire sine die con la politica emergenzialista. D’altra parte tutto si tiene: se tanti lavoratori devono diventare schiavi, i cittadini devono essere trasformati in sudditi. Ecco allora la nuova proroga dello stato d’emergenza fino al 31 dicembre. Ed ecco infine l’imminente estensione del “certificato verde” a nuovi campi e nuove attività. Un modo per rendere di fatto obbligatorio il vaccino senza neppure assumersi le responsabilità di un eventuale obbligo legale. Quanto sia profonda questa spinta autoritaria è confermato dalla caccia agli over 60 non vaccinati dichiarata dal generale Figliuolo.

Chi ancora si chiede cosa sia il Grande Reset, pensando magari che si tratti di un’invenzione di qualche complottista, ha nelle scelte concrete del governo Draghi tanta materia su cui riflettere.

Contro questo governo, Liberiamo l’Italia chiama alla lotta ed alla mobilitazione.

  • No allo sblocco dei licenziamenti
  • No alla gabbia europea ed ai suoi cani da guardia
  • No al “certificato verde” ed all’obbligo vaccinale, per la fine immediata dello stato d’emergenza

Contro il governo dei licenziamenti e del Grande Reset, costruiamo il fronte del Lavoro e della Libertà.

Liberiamo l’Italia

18 giugno 2021

Fonte: Liberiamo l’Italia




COVID E VACCINI: CONTROINCHIESTA di Leonardo Mazzei

Allora, tutto va ben Madama la Marchesa?

A sentire i media parrebbe di sì. Catastrofisti quando spaventare è d’uopo, ottimisti e perfino euforici quando si tratta di incensare i loro idoli: così funzionano i gazzettieri d’oggidì. Ed il loro servilismo nel decantare le sovraumane doti del Salvatore di turno – chissà perché sempre un big delle banche e della finanza! – è pari soltanto a quello di cui danno prova davanti alla nuova religione laica di una scienza depurata dal dubbio e dalla ragione. Dunque, viva Draghi e viva il sacro vaccino!

Come tutte le narrazioni efficaci, la loro è di una semplicità impareggiabile. Da quasi un anno e mezzo ci dicono che siamo in lotta con un mostro capace di sterminare l’umanità. Contro di esso ogni arma è invana, salvo il fenomenale vaccino. Nella sua trepida attesa c’era solo da isolarsi, distanziarsi, rinunciare alla vita ed al lavoro senza protestare, barricandosi in casa muniti di un unico farmaco: la leggendaria tachipirina. Poi, come sempre d’oltreoceano, la salvezza è arrivata, riaprendo così alla speranza di una vita normale. Evviva Draghi, evviva il sacro vaccino. E già che ci siamo, viva anche il generale Figliuolo con le sue medagliette al (non si sa quale) merito!

Insomma, una storiella davvero edificante. Perché rinunciarvi in un’epoca così avara di miti? Beh, forse un paio di motivi ci sono.

Il primo è che la vita normale per ora non la vediamo neppure col binocolo. Il distanziamento continua, le mille norme vessatorie delle “linee guida” applicate a tante attività pure. Prosegue il mascheramento di massa anche laddove è palesemente inutile, come pure la buffonata dell’Italia a colori. Lo stato d’emergenza sarà in vigore fino al 31 luglio ed ancora non si sa se verrà davvero cancellato, mentre l’obbligo vaccinale (cioè l’imposizione forzata di un farmaco sperimentale) per i lavoratori della sanità è diventato legge. Nel frattempo, mentre la disoccupazione dilaga, nuovi dispositivi autoritari, discriminatori ed anticostituzionali sono stati messi in moto, dall’italico “certificato verde”, all’imminente “green pass” europeo (viva l’Europa, viva l’Europa, viva l’Europa!). E potremmo continuare…

Ma c’è un secondo motivo per dubitare dell’ammirevole storiella che ci viene propinata. E questo motivo sta nei numeri dell’epidemia. Naturalmente questi numeri sono largamente contestabili, per i tanti motivi di cui spesso ci siamo occupati in passato. Tuttavia questi dati sono gli unici che abbiamo. Gli unici su cui si possa ragionare. E siccome la loro attendibilità è dubbia oggi quanto lo era un anno fa, un confronto a pari data tra il 2020 ed il 2021 un senso ce l’ha.

Primavere 2020 e 2021: un confronto imbarazzante

Visto l’evidente andamento stagionale dell’epidemia, tipico del resto di ogni virus influenzale, confrontare gli stessi periodi dell’anno è certamente uno dei modi migliori per provare a capire come vanno davvero le cose.

Ma prima di questo confronto, spendiamo qualche riga sulla bufala che i grandi espertoni da talk show ci hanno spacciato a fine aprile. Esattamente come nel 2020 (guarda un po’!), le catastrofi annunciate a causa di una “riapertura” a loro giudizio troppo ampia e troppo precoce, proprio non ci sono state. Mentre ancora attendiamo le cataste di cadaveri con la maglietta neroazzurra degli irresponsabili tifosi dell’Inter accalcatisi in Piazza Duomo, le riaperture sembrano aver fatto bene – sia in termini di “casi” che di decessi – tanto nel 2021 quanto nel 2020. Che l’aria aperta, ed una vita un po’ meno claustrale giovino alla salute? Mi raccomando, mai fare una domanda cosi hard ai visi pallidi dei Crisanti e degli Speranza. Potrebbero risentirne.

Già a fine aprile avevamo notato come la curva dei contagi calasse meno, rispetto al picco di metà marzo, a confronto di quanto avvenuto dopo il culmine autunnale. Eppure, a differenza dell’autunno, ad aprile la vaccinazione era in corso da 4 mesi! Per gli amanti della precisione, i numeri (sempre riferiti alla media mobile a 7 giorni) sono questi: in autunno, dopo il picco del 16 novembre (35.289 positivi), i casi si dimezzano già il 10 dicembre (17.381), cioè in soli 25 giorni; in primavera invece, in piena figliuolesca inoculazione di massa, si arriverà al dimezzamento del picco del 17 marzo (22.623) solo 47 giorni dopo, con gli 11.371 casi medi registrati al 3 maggio. Questa maggiore lentezza nel calo della curva dei contagi, peraltro riscontrabile anche in altri paesi europei, già poneva dei seri dubbi sulla reale efficacia dei vaccini.

Ma certamente il confronto anno su anno, riferito alla stessa settimana di fine maggio, è ancor più significativo.

Cosa ci dicono questi dati? Se volessimo dedicarci al numero dei positivi il confronto risulterebbe assolutamente impietoso per il 2021. Nell’ultima settimana di maggio, nei quattro paesi più popolosi dell’Unione europea i casi ufficiali sono stati infatti 9/10 volte superiori a quelli del 2020. In Italia si è passati da una media giornaliera del periodo di 449 ad una di 3.403 quest’anno. Un aumento simile si è registrato in Francia (da 910 a 8.776), in Spagna (da 461 a 4.410) ed in Germania (da 453 a 4.275). Cifre che si commentano da sole, alle quali si potrebbe però parzialmente obiettare tenendo conto del maggior numero di tamponi effettuati oggi rispetto ad un anno fa.

Proprio per ovviare a questa obiezione, consideriamo allora il numero dei decessi ufficialmente attribuiti al Covid. In questo caso il numero dei tamponi è ininfluente, mentre si spera che almeno i morti li sappiano contare. Oltretutto questo secondo dato è ancor più significativo, visto che si afferma che se magari il vaccino non ferma il contagio esso serve però a prevenire gli effetti più gravi della malattia. Ragion per cui almeno i decessi dovrebbero essere sensibilmente in calo.

Ma è così? Assolutamente no. Nello stesso periodo di cui sopra i decessi medi giornalieri sono passati da 90 a 114 in Italia, da 62 a 122 in Francia, da 49 a 34 in Spagna, da 34 a 158 in Germania. Nonostante l’eccezione della Spagna, nel complesso dei quattro maggiori paesi dell’Ue si è dunque passati da un totale di 235 vittime giornaliere nel 2020 alle 428 (+82%) del 2021. E meno male che la vaccinazione sta avendo successo! Chissà cosa sarebbe avvenuto in caso contrario…

A fine maggio circa 34 milioni di dosi di vaccino (pari al 58% della popolazione) risultavano somministrate in Italia. Analoghe le percentuali degli altri tre paesi considerati. Ma la copertura delle fasce più a rischio (anziani e soggetti fragili) è ben più alta. Una ragione di più per attendersi un calo più netto della mortalità. Al posto del calo c’è stato invece un aumento, per cui i casi sono due: o i dati che ci forniscono sono completamente sballati o l’efficacia del vaccino è molto, ma molto più bassa di quanto annunciato.

Ora qualcuno dirà che queste nostre considerazioni sono però smentite dal caso della Gran Bretagna. Qui, se nello stesso periodo i casi sono comunque aumentati (da una media giornaliera di 1.700 ad una di 3.346 quest’anno), i decessi sono invece crollati da una media di 212 ad una di 8. La più estesa vaccinazione realizzata oltre-Manica, con 65 milioni di dosi inoculate (98%) e con 25 milioni di persone che hanno già avuto la doppia dose, sembrerebbe aver ottenuto un chiaro successo.

Guardando oltre l’Europa

Ma così come non sarebbe saggio limitarsi ad esaminare il caso dei maggiori paesi dell’Europa continentale, ugualmente sbagliato sarebbe considerare soltanto il caso britannico e non anche quello di altri paesi ad alto tasso di vaccinazione. E qui il discorso si complica maledettamente.

Si complica perché i dati sono tutt’altro che univoci. Mentre solo il caso israeliano (dosi somministrate pari al 122% della popolazione) suona come conferma di quello inglese, già negli Stati Uniti (88%) le cose vanno diversamente, visto che il calo delle vittime c’è stato ma in misura assai minore a Gran Bretagna ed Israele. In altri paesi con elevati tassi di somministrazione, come l’Ungheria (92%) e la Serbia (66%), la curva dell’epidemia è sì in diminuzione, ma le vittime sono ancora sopra a quelle dello stesso periodo del 2020.

Per contro abbiamo due paesi dell’area mediorientale con tassi di vaccinazione altissimi – Emirati Arabi Uniti (131%) e Bahrein (103%) – dove l’epidemia è tuttora in aumento. Viceversa, in quattro grandi paesi asiatici la curva è in forte regressione pur in presenza di tassi di vaccinazione particolarmente bassi. E’ questo il caso della Turchia (34%), del Bangladesh (3%), del Pakistan (3%) e dell’Indonesia (9%).

Spostandoci dal decisivo emisfero nord, al meno popolato emisfero sud che si avvia verso l’inverno, abbiamo alcune conferme al nostro ragionamento. In Cile, a dispetto di una vaccinazione a livelli britannici (97%) l’epidemia è in crescita. Una tendenza confermata dall’Uruguay (82%). Ma che il fattore stagionale batta comunque quello vaccinale è un fatto avvalorato anche dalla notevole impennata dei casi in Argentina. L’estate (che è inverno nell’emisfero sud) è ben più forte del vaccino. Una constatazione che lascia aperti dubbi enormi su quel che potrebbe accadere nel prossimo autunno.

Ovviamente quelli qui citati sono solo degli esempi, ma di esempi estremamente significativi si tratta.

Conclusioni

Dunque i vaccini non servono a nulla? Non è questa la tesi di chi scrive. A nulla probabilmente no, e sarebbe comunque presto per dirlo. Che servano però a poco, guardando anche ai dati ad oggi disponibili, mi pare lecito pensarlo. Quel poco che al momento possiamo immaginare giustifica allora la sperimentazione di massa? Giustifica i rischi ad essa connessi? Giustifica l’obbligo per alcune categorie? Giustifica forse i pass vaccinali? Giustifica infine l’autentico sabotaggio delle cure domiciliari?

Si faccia avanti chi è sicuro che tutto ciò sia in qualche modo giustificato. Alla luce di quel che oggi sappiamo questa giustificazione proprio non c’è.

Il sottoscritto, che detesta il “tanto peggio, tanto meglio”, vorrebbe tanto sbagliarsi. Ma, considerata anche l’incerta copertura temporale dei vaccini, siamo sicuri che alla prova della verità del prossimo autunno le cose andranno bene?

Questa certezza non ce l’ha nessuno. Ma l’attuale narrazione a lieto fine dei media di regime, altra faccia del loro incredibile catastrofismo dell’ultimo anno, è oggi un obbligo. Un obbligo che li porta a negare quanto il fattore stagionale pesi assai di più di quello vaccinale. Magari sperando che nel frattempo si confermi quel che è accaduto in passato, quando epidemie di questo tipo si sono sempre esaurite in un paio d’anni, per lorsignori il dogma assoluto da propagandare resta quello: solo il vaccino ci salverà.

Peccato che ad oggi i numeri ci narrino un’altra storia.

Fonti:

Tutti i dati sull’epidemia citati in questo articolo sono stati ripresi da Worldometers, quelli sulle vaccinazioni dal Sole 24 Ore.




IL TRILEMMA DI RODRIK, LA PANDEMIA E IL GRANDE RESET di Moreno Pasquinelli

Era il 2011 e quando uscì fece discutere molto. Parliamo del libro dell’economista Dani Rodrik La globalizzazione intelligente. Esso conteneva, riferendosi all’economia-mondo, il paradigma che sarà poi noto come TRILEMMA DI RODRIK.

Per chi come noi partecipò alla fondazione del Movimento Popolare di Liberazione (MPL) e alla Sinistra contro l’euro, rappresentò una conferma decisiva della reale natura dell’Unione europea (laboratorio avanzato dell’esperimento mondialista) e del perché fosse necessario impugnare l’obbiettivo della sovranità nazionale.

Ma andiamo con ordine. Il Paradigma di Rodrik è alquanto semplice: democrazia, autodeterminazione nazionale e globalizzazione economica non possono procedere assieme. Rodrik scriveva testualmente:

«Se vogliamo far progredire la globalizzazione dobbiamo rinunciare o allo Stato-nazione o alla democrazia politica. Se vogliamo difendere ed estendere la democrazia, dovremo scegliere tra lo Stato-nazione e l’integrazione economica internazionale. E se vogliamo conservare lo Stato-nazione e l’autodeterminazione dovremo scegliere fra potenziare la democrazia e potenziare la globalizzazione».

La chiave di volta del ragionamento di Rodrik era alquanto semplice: la globalizzazione economica, per sua natura, è disruptive, procede implacabilmente quella che viene chiamata “distruzione creativa, in nome della competitività selvaggia distrugge i settori economici meno “performanti”, favorisce una gigantesca concentrazione a vantaggio delle corporation di peso mondiale, crea enormi diseguaglianze sociali e quindi fratture e conflitti destabilizzanti nelle diverse nazioni. Rodrik concludeva col pronostico che la maggior parte dei paesi non avrebbe rinunciato alla sovranità nazionale, anzitutto non avrebbero accettato di essere travolti dalla iper-globalizzazione mega-stati come la Cina, la Russia, l’India, e nemmeno gli Stati Uniti e l’Unione europea.

A noi pare non ci siamo dubbi sul fato che Rodrik avesse visto giusto. La trionfante marcia verso la iper-globalizzazione pilotata delle élite mondialiste ha subito negli ultimi anni una marcia d’arresto: di qui l’ascesa di Trump negli Stati Uniti, l’uscita del Regno Unito dalla Ue, le politiche assertive di Pechino e Mosca (di cui le nuove tensioni geopolitiche).

La globalizzazione è dunque passata a miglior vita? Le élite mondialiste sono state definitivamente sconfitte e battono in ritirata?

La risposta è no. Il mondo è ancora un campo di battaglia tra le forze globaliste e antiglobaliste, l’esito è ancora aperto. E qui veniamo alla pandemia, al Grande Reset e alle sorti dell’Unione europea.

La pandemia ha segnato un momentaneo vantaggio per l’élite mondialista. Forte del suo peso economico e finanziario, padrona e monopolista dei potenti mezzi della comunicazione globale, avendo al suo servizio eserciti di politici, intellettuali e scienziati, ha potuto e saputo usare lo shock pandemico come letale arma per spingere alla ritirata tattica i suoi avversari (vedi la sconfitta di Trump) costringendo stati e potenze recalcitranti ad allinearsi alla narrazione che solo con la cooperazione e la collaborazione globale si può far fronte alla “emergenza planetaria” e alla apocalittica epoca di devastanti pandemie future.

Per quanto concerne il Grande Reset, posto che esso è abbracciato da frazioni del super-capitalismo globale (tra cui quelle che amministrano enormi corporation industriali nonché gestiscono il grosso della finanza predatoria, e che dunque possono decidere il bello e cattivo tempo pretendendo di mettere anche gli stati-potenza con le spalle al muro), esso consiste, in estrema sintesi, nella prospettiva distopica di un governo tecnocratico mondiale.

L’Unione europea è per lorsignori un banco di prova decisivo essendo la punta avanzata della loro strategia di avanzamento verso il governo tecnocratico mondiale. Qui in Europa si deve infatti dimostrare la fattibilità del loro progetto storico, quello di ottenere il graduale deperimento degli stati-nazione per lasciare posto ad un governo tecnocratico sovra-nazionale — e siccome Rodrik aveva visto giusto, con tanto di definitiva eliminazione della democrazia e del suo patrimonio di diritti sociali e civili.

Se inseriamo il particolare nel generale riusciamo quindi a capire perché Mario Draghi sia assurto a capo del governo in Italia: è stato messo lì per evitare che col deragliamento dell’Italia salti per sempre l’Unione europea. Draghi non è infatti un banale fantoccio politico dell’élite mondialista, egli essendo uno dei massimi esponenti di quella consorteria. Con lui l’élite ha così deciso di prendere in mano direttamente le redini del nostro Paese, togliendole a politicanti litigiosi, pasticcioni e recalcitranti.

Ciò a dimostrazione che se l’Unione europea è un banco di prova in cui si decide la sorte del successo dell’operazione del Grande Reset, l’Italia resta il punto dove un fatale corto circuito potrebbe far saltare il banco.