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FUSARO E LA NOTTE DEL MONDO di Eos

 [  11 maggio 2019 ]

SOLO IL FILOSOFO IN QUANTO FILOSOFO DELLA POLITICA PUÒ CANGIARE IL MONDO E LA STORIA


LA NOTTE DEL MONDO, MARX HEIDEGGER E IL TECNOCAPITALISMO, il saggio di Diego Fusaro per i tipi della UTET si iscrive a pieno titolo in quel filone dell’idealismo immanentistico e soggettivo, di cui esemplare forma teoretica si ha proprio con il precedente scritto: Filosofia dell’Azione. Il Futuro è nostro (Bompiani 2014). 

E’ un saggio di profonda filosofia della politica, oltre che teoretica, laddove crocianamente e schmittianamente, se non si vuol dire platonicamente, si sappia concepire la Politica come la sfera più alta e “divina” della filosofia. L’autore di questo pregevole e voluminoso  saggio rende un grande servizio, oltre che alla pura conoscenza e alla retta ermeneutica filosofica, al marxismo rivoluzionario, attualizzando con arguzia quella che, sulla scia di Giovanni Gentile, è concepita come l’aurea sostanza del marxismo, ben oltre lo stesso Das Kapital: le Tesi su Feuerbach. La visione del mondo marxiana ha qui un cuore, appunto le famose Tesi e tante sue ramificazioni, che sarebbero rappresentate da quelle opere marxiane che hanno indubbiamente avuto più “fortuna” storica. Il nostro fa in questo caso i conti con Heidegger letto proprio attraverso quell’idealismo prassistico marxiano de le Tesi e con Marx riletto alla luce della teoria heideggeriana dell’Abbandono. Quale la soluzione rispetto al monoteismo fanatico e fondamentalista del Mercato che ha disgregato l’Occidente nelle sue fondamenta etiche e esistenziali?

Azione o abbandono?

Il Fusaro precisa da subito (p. 15) che Marx mira appunto alla riconquista e all’emancipazione dell’uomo per via rivoluzionaria, ovvero tramite una attiva trasformazione del mondo alienato, concepito quale oggettivazione storica e temporale mai definitiva del fare soggettivistico. 

Heidegger, viceversa, soprattutto dopo la Kehre [la svolta Ndr] rifiutando ogni prassi politica, punta all’ “abbandono” del fare tecnicistico cosale, all’estinzione della metafisica quale oblio nichilista e notturno dell’essere, alla inevitabile riproposizione della “questione dell’essere” ed ad un nuovo aurorale inizio, capace di superare la quintessenza nichilista cui l’esito della metafisica occidentale, da Platone in avanti, ha condotto. Fusaro riconosce che il filosofo tedesco abbia valorizzato la teoria marxista dell’alienazione come cifra dell’ “assenza di patria” dell’uomo in balia del tecnocapitalismo  schiavo del pensiero scientista, matematico-quantitativo. Ma per Heidegger il marxismo, figlio legittimo dell’idealismo tedesco, e dunque della concezione dell’essere come esito dell’azione noetica e pratica dell’uomo, non potrebbe per questo fare luce sull’essenza della tecnica, essendo giustappunto un episodio, per quanto centrale, dell’ontostoria segnata dalla grande dimenticanza dell’essere.

«La metafisica idealistica della mediatezza del porre…per cui l’essere è dedotto dal fare (tanto l’hegeliano autoprodursi storico dello Spirito, quanto il fichtiano Io determinante il non-Io), prospetta una riduzione dell’essere a esito del porre soggettivo che, insieme con la nietzschiana “volontà di potenza” (Wille zur Macht), è, per Heidegger, il fondamento stesso su cui viene costituendosi la tecnica planetaria come infinita volontà di autopotenziamento». (p. 18).

Di conseguenza, la concezione della realtà e del mondo quale contrassegnata dalla strategia irriducibile della prassi rivoluzionaria, ben lontana dal poter essere una terapia guaritiva e purificatrice rispetto al demonismo tecnoscientista e nichilista, sarebbe parte non secondaria del male che si pretenderebbe di curare, inquadrabile com’è per sua essenza, in quella jungeriana “Mobilitazione Totale” intorno al mito della tecnica che tutto ridurrebbe a attivismo scomposto e caotico. 

E’ importante comprendere questa posizione heideggeriana poiché qui si svolge una profonda metanoia di paradigma, di sostanza idealistica e immanentistica,  che Diego Fusaro svolge rispetto al tema dell’ “impianto” e dell’ “abbandono”. Per il nostro, infatti, Heidegger non solo non comprende l’essenza dell’alienazione e della tecnica capitalistica moderna né nelle radici socioeconomiche né nella loro vera natura di prodotti sociali dell’agire umano scaturenti dalla eraclitea lotta nella storia del mondo, in quanto la irruzione stessa della tecnica non sarebbe altro che un destinale messaggio dell’essere. Ma non comprenderebbe neanche l’idea della Praxis, anzi proprio la visione heideggeriana dell’ “abbandono” e del “lasciar essere” si mostrerebbe come il completamento ideologico destinale del capitalistico regno animale dello Spirito e della moderna alienazione (lo smarrimento nesciente del soggetto nei propri prodotti oggettivati non più riconosciuti come tali). 

Il primato delle cose e della tecnica

Lo “storicismo destinale” heideggeriano può rivendicare sull’astratto e infondato culto marxiano della scienza di radice positivistica e sulla teoria del filosofo di Treviri basata su una presunta neutralità della tecnica la comprensione dell’inversione metafisica del regno tecnocapitalistico operato dalla plutocrazia occidentale, per cui l’uomo tecnico è un prodotto finale e irreversibile dell’uomo metafisico occidentale, precisamente frutto di quella metafisica fondata perciò sulla rappresentazione soggettivistica illusoria come Heidegger la concepisce; ma di contro, per Fusaro, lo storicismo idealistico ed umanistico marxiano finisce per consacrare, ben oltre il fatalismo ontologico heideggeriano, l’oggettività assoluta dell’azione soggettiva in quanto l’oggetto che questa mira a contemplare è un prodotto della prassi del soggetto agente (è, di più, il soggetto visto come oggettivato a se stesso). Il lavoro è infatti concepito da Marx come una delle fondamentali estrinsecazioni della prassi umana, in particolare di quella che permette il ricambio organico tra uomo e natura. L’uomo, che pure è parte della natura, si contrappone mediante la prassi lavoristica alla pura materialità primitivistica della natura originaria umanizzandola, piegandola alle proprie esigenze. Marx, seppure da una prospettiva differente rispetto a quella heideggeriana, delinea il processo di autonomizzazione del Gestell tecnocratico del capitale [con Gestell Heidegger vuole intendere propriamente il darsi perentorio, impositivo della tecnica, Ndr], concentrando l’attenzione sull’adorante primato delle cose sugli uomini: il paesaggio capitalistico si presenta come un mondo capovolto e stregato, dominato come è da rapporti di cose tra persone e rapporti sociali tra cose (p. 449). 

Il soggetto non è più l’uomo, nel capitalismo dispiegato, ma il mercato, la produzione, l’apparato con le sue macchine, i suoi strumenti tesi alla creazione di plusvalore, con l’uomo decaduto appunto a mero esecutore di una attività che tradisce la essenza e la missione autenticamente umane. Ma se Heidegger, di fronte alla “fuga degli dei” (Holderlin), si rifugia nella ricerca esasperata del silenzio logos originario, nell’allontanamento strategico dalla demonologia tecnica che anche simbolicamente diviene una ritirata assoluta e assolutistica, territorialistica, “ultra-provincialistica” e anche oltre (nel cuore della Foresta Nera) dall’erranza, dell’oblio dell’essere, considerando infine il pastore-custode dell’essere la figura apicale di un pensiero che non può pensare l’essere con la sua idea stessa di “verità” (Wahrheit), ma solo può domandare pietosamente con il pensiero restando passivamente in attesa oltre ogni ipotesi di umana, e dunque fallibile e fallimentare, progettazione, nell’universalismo marxiano manca come detto la più profonda comprensione dell’essenza tecnica oltre il suo uso capitalistico fondato sul valore d’uso. Ma il Marx teorico del valore e della dinamica di autovalorizzazione del capitale, finisce per configurare il capitalismo come un teatro, una messa in scena in cui i singoli individui, quale sia il loro ruolo sociale (compreso il capitalista), sono gli attori forzati della recita, costretti a giocare per forza di cose un ruolo in un mondo storico che essi stessi hanno creato e che ora si è autonomizzato da loro (p. 448).

Quale rivoluzione?

Fusaro, infine, riallacciandosi a quanto in parte intuì Marcuse, mira a rivoluzionare mediante la “rivoluzione ontologica di Heidegger” ( P. 453), lo stesso concetto marxiano di rivoluzione. Di conseguenza, però, portando alle necessarie conseguenza la giusta ermeneutica del nostro, l’ “idealismo filosofico marxiano” non può che concretarsi, oltre ogni riduzionismo di unilaterale e deviante economicismo, così come oltre ogni psicologismo pseudosoggettivistico marcusiano, in progettazione politica rivoluzionaria. Lo storicismo marxismo, se è realmente fedele alle Tesi, non può che essere potenza metafisica di penetrazione-trasformazione della “realtà effettuale”, come spiegò acutamente Benedetto Croce, il quale dette al Marx l’onore storico-politico di essere “il Machiavelli del proletariato”. Scrive proprio Diego Fusaro:

«Per Marx, si tratta di operare la Werwirklichung der Philosophie, la “realizzazione della filosofia”….Dal punto di vista marxiano, la filosofia è chiamata a donarsi al mondo, filosificizzandolo, ossia permeandone le strutture, secondo l’identità dinamica di Hegel … Per Marx, la “realizzazione della filosofia” consiste nella soppressione del classismo e del dominio tecnico-capitalistico: la filosofia si realizza trasformando il mondo e rimuovendo la contraddizione. Per Marx, la realizzazione inverante della filosofia si dà come superamento prassistico del mondo tecnocapitalistico». (p. 368, 370).

Diego Fusaro

“Concetto”, nell’idealismo marxiano caro al Fusaro, diviene perciò egemonismo storico etico-politico, preciso strumento tattico e chirurgico di un Fronte strategico dell’essere Uomo e Soggetto di nuova civiltà antimaterialista e anticapitalista, il quale, abbia ancora qualcosa da dire e “donare” con spirito di universale comunione, sappia allora attualizzare il suo originario pathos sovversivistico nella strategia definitiva finalizzata a perforare ed “oltrepassare” il dramma metafisico della “notte del mondo” di radice tecnocapitalistica.

Marx tolse l’idea di potenza alla realpolitik internazionale e la trasportò nella lotta di classe. Ma l’egemonismo, nel campo imperialista occidentale, appartiene, oggi più che mai dopo decenni di fallimentare “lotta di classe”, alla volontà di potenza impositiva del capitalismo assoluto, perfetta incarnazione del grande potere totalitario della plutocrazia scienza. Togliere l’idea di potenza alla scienza totalitaria e plutocratica del “Grande Satana” d’Occidente (come è definito dal Dottor Ahmadinejad, ma non, stranamente, da Greta Thunberg, né dagli “antimperialisti”di sinistra  al servizio permanente di Soros e del pensiero ultraprogressista e genderista del “marxista” Saul Alisky) significherebbe, oggi, togliere il terreno sotto i piedi alle “élite” plutocratiche dell’ imperialismo occidentale. 

Imam Khomeini, il protagonista carismatico della grande “Rivoluzione platonica” del ‘900, colui che, primo eroico Iniziatore del nuovo ciclo multipolare, sovvertendo la logica di Yalta, “oltrepassò” concretamente, nella e con la pura prassi mistico-politica, lo stordimento da “intossicazione demonologica occidentale” (cit. Ahmad Fardid), ricevette nel corso del suo esilio francese discepoli di Heidegger, appartenenti al gruppo di ricerca spirituale di “Antaios”. Nel corso della conversazione, l’Imam premise loro che pur conoscendo il pensiero heideggeriano riteneva essere il Goethe de Il Divano occidentale orientale il più grande tra i pensatori e filosofi tedeschi. Dell’epoca contemporanea Goethe, infatti, lì prefigurava il futuro dell’umanità guidato da una saggia élite “populista” e sociale che, di contro al materialismo super-razzista e imperialista anglosassone in particolare, occidentale in generale, fosse veridicamente ispirata a un Islam globale temperato e non particolaristico. Quando poi si passò a considerazioni di taglio geopolitico o specificamente politico organizzativo, Imam Khomeini disse loro:

«Gli Oppressori, le potenze del sionismo e del capitalismo occidentale….temono anzitutto e soprattutto l’Uomo. Non vogliono uomini ma automi. Il loro sistema è creato e concepito per l’annientamento dell’uomo…. Per questo loro diffamano e infangano la memoria dei più grandi rivoluzionari di questi tempi, per questi li hanno uccisi e processati, per questo ancora morti li temono. I rivoluzionari sono morti per gli Oppressi, i capitalisti affogano nel loro regno di tenebra…Ma la lotta contro l’arroganza globale del Nemico dell’Uomo non si fermerà sino a quando vi sarà anche un solo Uomo sulla faccia di questa terra…».

La lotta centrale e strategica, per quegli uomini che aspirano ad essere ancora tali in un mondo occidentale-sionista totalmente e religiosamente assoggettato al potere totalitario del Grande Apparato è dunque la lotta contro la ideologia plutocratico-capitalistica fondata sul dominio algoritmico tecnoscientifico. 

E’ ancora una volta la lotta dell’Uomo contro il Nemico dell’Uomo.

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NÉ MESSIA NÉ GURU di Tonguessy

Friedrich Wilhelm Nietzsche

[ 26 luglio 2017 ]


Il 17 luglio pubblicavamo il breve saggio filosofico di Eos dal titolo DAVANTI AL NICHILISMO TECNO-MONDIALISTA.
Il saggio riceveva l’encomio di Giada Boncompagni —Nichilismo e idolatria della tecnica.
Di diverso avviso l’amico Tonguessy che ci ha inviato queste rilessioni.

Ho trovato lo scritto “DAVANTI AL NICHILISMO TECNO-MONDIALISTA“ di Eos semplicemente irritante. Analizza solo una parte del pensiero filosofico per arrivare a tesi costruite ad hoc grazie ad assiomi palesemente di parte e ad appigli inconsistenti. 


L’articolo parte con una premessa chiara: “Solo il discorso di Cristo si può opporre al nichilismo biologico dello scientismo”.

PREGO? 

Si tratterebbe quindi di scegliere tra l’immondo feudalesimo culturale e materiale della chiesa (quella di S. Pietro e relative indulgenze che portarono alla Riforma, poi Controriforma e Inquisizione) e la Nuova Chiesa della Scienza che ha ormai cauterizzato ogni possibile dissenso (vedi la questione omeopatia, metodo Hamer etc) all’interno di prassi consolidate dalla Nuova Chiesa medesima? La scelta possibile quindi è Torquemada oppure Piero Angela? E tutta la ricerca non solo filosofica ma anche antropologica su modelli totalmente distanti dove la buttiamo? Prendiamo l’animismo, per citare la prima cosa che mi viene in mente. Secondo questo modello non esiste un Cristo, ovvero un disgraziato che si fa crocifiggere (così dice la vulgata) per salvare l’umanità. Piuttosto esistono tanti volontari che si prefiggono la salvezza della tribù. La Sundance è un bell’esempio di ciò che intendo: l’energia della “piccola crocifissione” degli Sioux (si tratta di conficcarsi dei paletti sui pettorali e collegarli attraverso strisce di cuoio ad un palo, poi il volontario si allontana mentre fissa il sole) serve come esperienza purificatrice per tutta la tribù. C’è sofferenza ma alla fine c’è sopravvivenza, ben diversamente dalla crocifissione a cui fa seguito la sepoltura. Tralascio le interpretazioni secondo cui la resurrezione faceva parte di una prassi Essena, sepoltura compresa.

Sono fortemente contrario a qualsiasi centralismo narrativo. Cristo fa indubbiamente parte di una narrazione che vuole l’umanità inane, ottusa ed incapace di reazione mentre esistono dei salvatori che si prendono in carico (ma che glielo ha mai chiesto?) di redimere l’umanità stessa. Credo sia arrivato il momento di salutare definitivamente i guru che da sempre affliggono l’umanità con le loro narrazioni (per quanto affascinanti rimangono le LORO narrazioni) e cominciare ad interessarci alle masse e a ciò che i popoli possono fare. Questo da marxista mi sento di dire.

Ma andiamo oltre: “Chi non conquista è conquistato: è una massima storica e spirituale.”

Ma chi avrebbe mai detto una castroneria simile? Voglio dire che esiste anche il Tao, lo Yin e lo Yang ed il Wu Wei, l’agire non agendo, giusto per citare una delle filosofie che non vuole né conquistare né essere conquistate. Dove e come il buddismo Zen vorrebbe espletare velleità di conquista? Non mi si venga qui a dire che si stava considerando solo la filosofia occidentale, dato che l’assioma qui sopra è fin troppo chiaro: parla di “massima spirituale”. Cioè della storia del pensiero metafisico umano.

Parlando del quale urge una precisazione. Secondo Onfray la causa prima del monoteismo va fatta risalire a Platone, che ha messo definitivamente a tappeto (non sempre con modi “spirituali”, diciamo, vedi la questione con i sofisti) i particolari, gettando le basi per gli universali. Ora si legge: “nichilismo: il mondialismo dispiegato che si fa astrattamente, propagandisticamente difensore dei diritti umani, dell’ “umanità”.”

Questa frase contiene almeno due errori. Il primo, come ho appena spiegato, è non collegare la filosofia platonica degli universali alla deriva dirittumanista sia essa di stampo propagandistico oppure di qualsiasi altro genere. Il secondo, altrettanto grave, è di non avere saputo leggere Nietzsche con gli occhiali corretti. Nihil è ben diverso da mondialismo, ovvero dalla forza che vuole imporre una uguaglianza parolaia mentre nasconde dei piani di neocolonialismo che si stanno realizzando anche nel primo mondo (in questo l’uguaglianza funziona: stiamo diventando terzo mondo!). Il nichilista ha occhi disincantati perché sa vedere ben oltre le promesse, siano esse di redenzione piuttosto che di universalismi globalizzanti. Ecco come Galimberti, citando Nietzsche, descrive questo pensiero: Nichilismo: manca il fine; manca la risposta al “perché?”. Che cosa significa nichilismo? – che i valori supremi perdono ogni valore.

Purtroppo l’errore di confondere il nichilismo con le faccende mondane che stanno devastando le nostre vite non si ferma qui. Eos cita il “sapere ipotetico-deduttivo scientifico, che proclama dall’illuminismo a oggi tramite la mediazione neo-scientista nicciana il principio della “morte di Dio”.

Ora vorrei capire in che modo Nietzsche si sia mai reso responsabile di cotanta infamia. Nietzsche neo-scientista? Parlando di Kathècon, Nietzsche affermava: “Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro.” Afferma cioè l’esatto contrario di ciò di cui viene accusato.

Ma non solo: “La metafisica, la morale, la religione, la scienza vengono prese in considerazione in questo libro soltanto come altrettante forme di menzogna: con il loro aiuto si crede nella vita. “ Con questa ultima frase Nietzsche dichiara tutta la potenza del pensiero nichilista. Se “la fede cristiana è fin da principio sacrificio: sacrificio di ogni libertà, di ogni orgoglio, di ogni autocoscienza dello spirito, e al tempo stesso asservimento e dileggio di se stessi, automutilazione” e la scienza è una forma identica di menzogna, ne consegue che anche la scienza è foriera di inutili sacrifici. Altro che “mediazione neo-scientista nicciana”!

E così mentre Eos denuncia“l’estrema definitiva rivincita del razionalismo fanatico, laicista, scientista, estremista e nichilista che vuole definitivamente cancellare l’Uomo platonico, l’Uomo “originario” della Tradizione Occidentale” (che poi coincide con l’umanità che vuole/deve essere guidata da un Salvatore, incapace com’è di discernere le ombre dalle figure all’interno della caverna in cui si trova), Nietzsche formula una frase assolutamente perentoria: nessun compromesso né con il cristianesimo né con la scienza dato che “l’elemento criminale nell’essere cristiani aumenta nella misura in cui ci si avvicina alla scienza. Il criminale dei criminali è perciò il filosofo.”

Ecco fatto. Gli farà eco, un secolo più tardi, un altro filosofo: Hans Jonas. Esperto di vangeli gnostici (ma com’è diversa la Genesi vista da quel punto di vista!), ha lasciato un libro-testamento nel quale si allinea in qualche modo a Nietzsche quando afferma che la filosofia se deve servire per disquisire su questioni marginali o inutili è meglio che sparisca per sempre. Se vuole tornare ad avere un senso occorre, viceversa, che si impegni ad orientare i discorsi verso orizzonti di pubblica utilità. Cioè i filosofi devono essere impegnati anche in politica, sperando non siano tutti come Cacciari.

Infine Eos commette un ultimo, irreparabile errore: dice che le oligarchie sono “avversarie radicali della Tradizione Platonica e cristiana”. Falso. Ci sono oligarchie made in USA che sono assolutamente nazionaliste e cristiane e si battono contro il globalismo né né che, secondo questi think tank, è “apolide e di sinistra”. Peccato che non sia ancora stato pubblicato il mio articolo che analizza proprio questo aspetto della politica USA così sottovalutato che ha portato Trump alla Casa Bianca.

Ovviamente non sono minimamente d’accordo sulla salvezza messianica che rimane il nucleo argomentativo dell’articolo di Eos. Come ho già scritto detesto i guru e chi decide cosa sia bene dell’umanità, salvezza compresa. La Storia del secolo scorso e dell’ultimo periodo ci ha già dato ampiamente dimostrazione che sotto la presunta salvezza (da una crisi, ma anche dalla carenza di un posto al sole) si cela un piano che vuole sottomettere i popoli ai propri deliranti voleri. Io vorrei che fossero i popoli a decidere autonomamente cosa vogliono fare. Draghi fa di nome Salvatore?


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NICHILISMO E IDEOLATRIA DELLA TECNICA di Giada Boncompagni

[ 22 luglio 2017 ]

Cari amici,

Vi ringrazio per aver sottoposto alla mia attenzione lo scritto di Eos DAVANTI AL NICHILISMO TECNO-MONDIALISTA, di straordinario interesse poiché guarda, adottando il punto di vista della filosofia con originalità, coraggio e stile, al tema concretamente impattante del “postumano” e del dominio della tecnica sulle nostre vite, sulle nostre menti.

Ieri ho assistito a uno scambio verbale di mio marito con “Siri”(la segretaria elettronica offerta da IPhone) nel corso del quale lei lo ha preso in giro con ironia delicata e femminile, adottando un linguaggio idiomatico in una frase che suonava circa così: “… non vorrai che io prenda sul serio questa tua uscita!” (lui aveva appena detto una cazzata, è vero: aveva anche detto, per la precisione, la parola “minchia”).

Questo fatto mi ha subito emozionata (quasi “ingelosita?”); ho visto che l’adozione di modi, espressioni scelte dal frasario quotidiano e attuale trovate da Siri nel “mare magnum” di Google e attentamente selezionate per via della loro frequenza e attualità, la rendeva un’interlocutrice capace di simulare emozioni, dunque già capace di emozionare noi umani.

Siri è un’entità con la quale, cioè, già contraiamo un rapporto “protoaffettivo”. E’ fatta, insomma! Presto i robot saranno indistinguibili da noi, in quanto la loro mimesi imperfetta viene resa perfetta dalla nostra attività cognitiva, che riempie i “buchi” percettivi e le inevitabili incongruenze del loro comportamento correggendoli, irrorandoli con il nostro desiderio.

E mentre i robot avanzano grazie agli studi congiunti di neuroscienziati e informatici, la nostra mente regredisce proprio grazie alla sua nuova simbiosi con la tecnologia. Stiamo perdendo l’uso del linguaggio, poiché ogni nostra conversazione può oramai fare a meno dell’uso dei simboli linguistici, delle metafore per costruire e ricostruire il mondo nella nostra mente e in quella dell’altro: non ne abbiamo bisogno, possiamo MOSTRARE la foto sul cellulare per dire dove eravamo e cosa abbiamo fatto (così facendo, però , non dobbiamo nemmeno confrontarci con l’elaborazione emotiva dell’esperienza fatta, che è la prima matrice della “mente”) . Abbiamo persino gli ideogrammi, immaginette nate come Emoticon che anch’esse han preso vita propria (destino dei prodotti nell’era della tecnica) e che stanno sostituendo i sostantivi. La nostra mente “umana” sta svanendo, persi i simboli avremo perduto ogni capacità progettuale…

E’ ancora di ieri l’episodio dalla parrucchiera: due mamme decidono davanti alle figlie undicenni di andare tutte assieme al mare, le figlie non dicono nulla, sebbene amiche per la pelle. Collocate a due metri di distanza l’una dall’altra, le bambine si messaggiano invece frasi di esultanza ed Emoticon in quantità. La spiegazione: “è così faticoso parlare!”. Giuro.

Decerebrati e orbati della memoria (che un tempo era identità) affidata alle macchine (oggi non è più identità perché è “cosificata” e non elaborata, elenco di fatti minimi e non storicizzati, cui cioè non ci si da ‘ la pena di dare quel “senso”, quel significato soggettivo in assenza del quale la vita non si fa biografia), non possiamo che vivere da cyborg… dipendenti, cioè, completamente dalle macchine.

Dunque, dall’Apparato.

Mi ha affascinato la teoria severiniana che asserisce che la lotta è ora tra le élite, che ancora recano il pallido ricordo della filosofia platonica o dell’amore umanistico per l’uomo, e la Tecnica, da esse creata che è divenuta il nuovo nemico. E’ così per quanto riguarda l’Ideologia di tanta scienza psicologica attuale, che reifica i risultati dei suoi esperimenti, entificando dati molto pragmatici, molto parcellizzanti, molto avulsi da una teoria della mente che muova da una reale vicinanza alla mente stessa, da una “frequentazione” della stessa che può essere garantita solo dal metodo clinico e non da quello sperimentale. Il dominio di questa visione, di questo paradigma arbitrariamente adottato è in parte dovuto allo strapotere ideologico dell’America (e torniamo alle tesi di Schmitt), alla sua inclinazione pragmatica e antifilosofica, tanto che possiamo dire che quando Freud asserì “Ora portiamo loro la peste”, parlando di quando avrebbe introdotto la psicoanalisi in America, non teneva conto di quanto la “peste” del pensiero americano avrebbe impattato e modificato il suo pensiero, edulcorandolo e censurandolo anche per via del suo puritanesimo, a partire dalla stessa traduzione in inglese della sua opera, nella quale finezze terminologiche essenziali sono letteralmente finite “lost in translation “.

L’attuale dominio delle neuroscienze, della classificazione nosografica categoriale del DSM-5, del paradigma cognitivo-comportamentale (che nasce paragonando la nostra mente a un computer e studiandola per simulazione su computer… ma che considerando, per via di quel suo assunto di base, le “cognizioni” come elemento “motivazionale” del comportamento, perde di vista il fatto che se è pur vero che l’attività rappresentazionale della mente è motivante, è anche vero che il suo fondamento è più pulsionale e affettivo che cognitivo) è certo dovuta a un sopravvento della “prassi”, del “fare”, di una sperimentazione spesso “acefala”, che può procurare al ricercatore crediti, pubblicazioni, illusioni di progresso anche quando il “progresso” è vuoto e insignificante; è insomma anch’essa dovuta a un rivoltarsi della tecnica contro l’uomo che la pratica ma non la domina…

Il DSM-5, manuale a diffusione planetaria che è la “Bibbia” di tutti i professionisti della mente, è finanziato dalle case farmaceutiche. Ecco perché sono state create ex novo nuove patologie, che hanno “entificato” arbitrariamente malesseri al fine di poterli “curare” con gli psicofarmaci. (Possibile che tanti bambini che un tempo avremmo descritto come “vivaci” siano davvero affetti da Disturbo da Deficit dell’attenzione, dunque siano da sedare con lo psicofarmaco?).

Il dubbio che questa “tecnica ” non sia più così “acefala”, in questo caso, mi viene.

Cosa fare nel concreto? Come agire da subito, per cambiare dal basso l’ideolatria delle macchine, della tecnica, dell’Apparato?

Oggi il nostro stile di vita necrofilo e nichilista feticizza l’immaterialità di una comunicazione tra uomini aleatoria profondamente plasmata nella sua stessa essenza dal mezzo di comunicazione adottato (Facebook o WhatsApp) e la idolatra poiché essa resta l’unica testimonianza tangibile di una identità che non si esercita altrove.

Questa apparente modalità per “esistere” e “sperimentare se stessi” attraverso la Rete porta invece l’uomo alla follia, a una profonda infelicità.

L’uomo oggi è affamato! Affamato di sé, di cui non sente la consistenza, e dell’Altro reale, che sempre gli sfugge.

Per traghettare quest’uomo “perduto” e affamato al di fuori di tutto questo occorrerebbero un pensiero e un modello “Nutriente e Nutritivo”.

Un pensiero improntato a quell’amore per la vita che Erich Fromm chiamò “biofilia”. Amore per la vita, per gli altri, per l’umanità che si ottiene … parlandone molto, d’amore! Vivendolo. Coltivandolo. Dimostrando attraverso la propria amorevole e creativa opera nel mondo che contrarre un rapporto “libidico” e produttivo con le cose e con la vita è l’unica fonte di gioia. Ed è così radicato il bisogno d’amore che se riuscissimo a “pubblicizzarlo”, a farlo tornare di moda, scalzerebbe la fede falsa nelle tecnologie.

Comunicare dunque l’appartenenza a famiglia, nazione, comunità in modo affascinante, usando termini vicini a chi ci ascolta e pian piano commuoverne e avvincerne l’immaginazione… conquistandone l’immaginario, bonificandolo rispetto alla falsa fede nella tecnica. Usare solo le parole che le persone alienate di oggi possono comprendere, per piano piano introdurne di nuove, sconvolgenti….

Mi fermo qui, per ora. Sono conscia di non avere le basi filosofiche per confrontarmi seriamente con il testo di Pino, tuttavia sono felice che esso mi abbia tanto affascinato e ispirato. Grazie ancora e… a presto!




DAVANTI AL NICHILISMO TECNO-MONDIALISTA di Eos

[17 luglio 2017 ]

«Chi non conquista è conquistato: è una massima storica e spirituale. E oggi il sottosuolo essenziale della filosofia vuole che la Tecnica ci divori totalmente, totalitariamente, mediante un nuovo Assolutismo; il più pericoloso e abissale mai comparso sulla faccia della terra»

Con questo intervento Eos inizia la sua collaborazione con SOLLEVAZIONE. Speriamo anzi di poter avere d’ora innanzi una vera e propria rubrica filosofica. Il soggetto della sua riflessione è la minaccia rappresentata dallo strapotere della tecnica.
* * * 

«Solo il discorso di Cristo si può opporre al nichilismo biologico dello scientismo, che cerca di cancellare ogni specificità della condizione umana». 


Carl Schmitt ed Emanuele Severino

Con queste parole Pietro Barcellona concludeva un lungo dialogo filosofico con Emanuele Severino; dialogo nel quale le rotture, i contrari prevalevano sull’armonia concettuale, anche in virtù di una svolta paradigmatica, tale è da considerare anche se potrebbe essere negato, compiuta dal Severino. Il nichilismo, nella forma del determinismo post-umano delle neuroscienze, diventava per il Barcellona l’orizzonte epistemico o più precisamente cripto-epistemico entro il quale si situava il Severino con il suo concetto del “sottosuolo esistenziale” e filosofico del nostro tempo. 
Per quanto il Severino si fosse confrontato per decenni con il filosofo tedesco Heidegger, giungendo a ipotesi gnoseologiche contrapposte a quelle a cui è pervenuto recentemente, pareva essere approdato a questa svolta più mediante un continuo approfondimento della “metafisica” tutta politica e “immanentistica” – per quanto assolutamente fondata sul diritto all’intervento Trascendente “catecontico”- di Carl Schmitt; e non a caso il testo fondamentale, il più interessante ed esplicito, della “svolta” si chiama o intende definirsi come un saggio su Il tramonto della Politica. Considerazioni sul futuro del mondo.  In realtà un saggio sulla “grande politica”. 

Sebbene Severino precisi che la concezione di Heidegger sullo sradicamento dell’Essere da parte degli enti sia filosoficamente più profonda, il dialogo principale è con Schmitt. Forse lo considera più attuale? Forse ha preso attualisticamente, definitiva coscienza che non può esistere vera Filosofia se non si fa “grande politica”? Ricorrono ovunque, in queste pagine di rarissima profondità, meditazioni intense di tematiche schmittiane e motivazioni schmittiane che però assumono un significato altro, assolutamente altro, da quello originario dello Schmitt. La tesi fondamentale di Schmitt sul problema decisivo, il problema della tecnica, si sviluppa dalla metà degli Anni Trenta del ‘900 in avanti.  Per Schmitt il problema della tecnica rimanda ad una visione del mondo, ad una sorta di “archetipo spirituale”: è il grande spazio marittimo britannico politicamente ed ontologicamente strettamente connesso allo “sradicamento” dell’uomo, dunque al monocraticismo globale tecnocratico. C’è un filo diretto tra questo e la conquista degli oceani da parte

dell’Inghilterra, la rivoluzione industriale, lo sviluppo capitalistico, il progresso tecnico e la sua legittimazione filosofica da parte dell’illuminismo e infine, poi, il controllo anglosassone del pianeta. Essenza unificante di questi fattori è ciò che oggi si definisce “mondialismo”: la pianificazione totalitaria che mira all’unità tecno-capitalista del mondo lasciandosi alle spalle non solo lo Stato, le Nazioni, ma anche ogni autenticità originaria politica, ogni centralità politica, ogni aspirazione ai “grandi spazi”.


Da ciò discendeva per Schmitt la sostanziale identità tra Occidente capitalista ed Oriente comunista, uniti dal tratto essenziale incentrato sul processo di pianificazione meccanicistico e materialistico (fordismo, sfruttamento del lavoro, annientamento delle culture “interne” non progressiste ecc).

Questo è per Schmitt il nichilismo: il mondialismo dispiegato che si fa astrattamente, propagandisticamente difensore dei diritti umani, dell’ “umanità”. In questo caso l’umanità non combatte più un nemico umano (dato che soltanto esso, il tecnomondialismo, è l’umano) ma qualcosa di “non umano”, di “barbarico”, “reazionario” che va annientato con operazioni “morali” di polizia internazionale, tramite “guerre giuste”: nella Rivoluzione legale mondiale (1978) Egli specifica che l’uomo autentico si trasforma in non uomo e la sua vita è un non valore. E’ la guerra planetaria per l’umanità, la democrazia, la libertà.
Ed è qui che Severino avanza tramite Schmitt demolendo in realtà la visione schmittiana. Laddove Schmitt vede la tecnoscienza proprietà di oligarchie plutocratiche anglosassoni, laddove quest’ultimo vede l’astratta livellatrice, sub-naturale, unità mondialista come impulso “politico” dispiegato, tecno marittimo, dell’Impero Britannico (Egli ci porta l’esempio della Rivoluzione francese, quando nella notte del 4 Agosto 1789 “i privilegiati rinunciarono solennemente ai loro privilegi feudali”), Severino vi vede di contro “azioni di grande complessità”: a dominare non saranno le elite britanniche o anglosassoni schmittiane ma la tecnica. La tecnica è destinata al dominio terraneo delle forze nazionali, religiose, ideologiche che si fronteggiano e si combattono: la conflittualità ideologica, economica, tra tali forze diventa anzi una guerra di retroguardia rispetto al conflitto primario esistente tra esse e la tecnica. Lo scopo dell’Apparato tecno-scientifico planetario non è il bene cristiano, non è lo Stato etico corporativo fascista, non è l’uguaglianza comunista, non è la rappresentatività democratica dell’umanità:  è l’aumento indefinito e vorticoso della Potenza.

L’Apparato si potenzia, secondo il filosofo italiano, riducendo tale conflittualità, eliminandola quindi del tutto, almeno nelle forme a noi storicamente conosciute. La pax technica andrà riconfigurando anche questo ambito. La “destinazione” dell’Apparato implica dunque che tali conflittualità abbiano a diventare guerre di retroguardia rispetto al conflitto primario, quello cioè esistente tra le forze che si servono della tecnica e la tecnica stessa, il conflitto dove quest’ultima prevarrà inevitabilmente. L’uomo, come nel capitalismo, ma ancor più radicalmente che nel capitalismo, non è assunto dall’Apparato come un fine. 

Alla base dell’ “universalismo”tecnico, Schmitt vede la filosofia dell’Illuminismo, che per lui non è “verità”. Ma la tecnica è destinata al dominio perché il sottosuolo essenziale della filosofia degli ultimi due secoli mostra, al di là di ogni scetticismo ingenuo, che l’unica verità possibile è il divenire del tutto, in cui viene travolta ogni altra verità e anzitutto la verità della tradizione dell’Occidente…che pone limiti all’agire tecnico. L’unica verità possibile mostra cioè l’impossibilità di ogni limite; mostra quindi che la tecnica è legittimata a incrementare all’infinito la propria potenza, senza doversi arrestare di fronte ad alcun ostacolo “inviolabile””. (E. Severino, Il Tramonto della Politica, p. 239)

Questo in sostanza l’oltrepassamentointuito dal Severino negli ultimi anni (il saggio Oltrepassare è del 2007); questa la “grande politica” schmittiana declinata e potenziata quale potenza ultra-nichilista. Potenza, potenziata potenziante da fuori  (da un sottosuolo essenziale archetipico….) un soggetto macchinico, matematizzato, de-umanizzato. Questa “grande politica” teorizza di lasciarci “conquistare” dalla tecnica totalitaria avanzante,

scuotendo dalle sue fondamenta quella Barriera tra demoniaco e divino, quella Barriera che fu il Nemico originario dell’uomo, quella Barriera che iniziò a farsi conoscere uccidendo la vita che tenta continuamente di aprirsi. Giustamente Severino interpreta il più originario processo storico su cui Schmitt a lungo si soffermò, il Nòmos,  non tanto come “legge” ma come “Conquista”.  Chi non conquista è conquistato: è una massima storica e spirituale. E oggi il sottosuolo essenziale della filosofia vuole che la Tecnica ci divori totalmente, totalitariamente, mediante un nuovo Assolutismo; il più pericoloso e abissale mai comparso sulla faccia della terra. 

Kathècon

Qui Severino sembra applicare la visione heideggeriana de L’abbandono rispetto al logòs pensante puro; spostando però la tecnica noetica dell’abbandono verso un sottosuolo che schmittianamente è un puro caòs subnaturale, un cosmo di antiessenze, una pura volontà di potenza quale anti-Pensare. E’ così l’abbandono verso l’Apparato tecno-scientifico quello stesso che, nella concezione del mondo di Carl Schmitt ha marciato di pari passo nella storia spirituale e politica dell’umanità mediante la proiezione spaziale dell’Imperialismo talassocratico anglosassone. Una marcia vorticosa e senza sosta, una frenetica gioiosa, edonistica, danza dei demoni che avrebbe chiamato all’azione il Kathècon, l’Autorità spirituale —un Reggente del Cristo del Barcellona? Una Giovanna d’Arco, un Costantino?… Il Kathècon, questa forza frenante la marcia supermaterialista e nichilista il cui fine è stato quello di spazzare via, frantumare ogni Barriera tra il mondo divino e quello demoniaco con il piano di mezzo, quello umano, campo di battaglia passivo senza conoscere la posta in gioco. Forse la sua stessa anima? Significativo che la “grande politica” severiniana, risorgente dal “tramonto della politica”, si annuncia con l’avanzata del “sottosuolo” essenziale; il sottosuolo potrà agire soltanto mediante una radicalizzazione della “volontà isolante”. La macchina è la più sublime incorporazione di questa “volontà isolante” : volontà isolante il sogno della terra isolata dal destino e da ogni destinazione “metafisica”. Sarà dunque la volontà isolante, tecnico-macchinica, a spazzare via quello stesso sapere ipotetico-deduttivo scientifico, che proclama dall’illuminismo a oggi tramite la mediazione neo-scientista nicciana il principio della “morte di Dio” ma non lo ha ancora realizzato mediante la Potenza della “volontà isolante”, perché è ancora troppo diretto il rapporto con  la forza metafisica Originaria della Tradizione d’Occidente. Il nemico della “grande politica” del Severino è dunque senza posa individuato nell’auctoritas delle sapienze tradizionali d’Occidente, pagano-cristiane. 

Abbattute definitivamente queste, abbattuto del tutto il loro potere frenante, soprattutto sul piano politico-sociale, il dado sarà tratto. Il “sottosuolo” eromperà: l’uomo pagano-cristiano occidentale sarà un pallido ricordo. Trionferà la Filosofia del Severino, la “grande politica. D’altronde, la tradizione spirituale platonica occidentale, che è in fondo il Nemico assoluto, l’hostis non l’inimicus, del “sottosuolo”, per quanto non esplicitamente citato come Nemico assoluto, ha comunque già perso: l’Eterno ha già perduto poiché Eterno platonicamente e cristicamente significherebbe Verità assoluta che non consente l’esistenza della disponibilità della Cosa e conseguentemente della “volontà isolante” di disporne. La cosa rimanda platonicamente all’origine, ovvero all’ Idea, dunque non può realizzarsi compiutamente come pura cosa. Ma il limite, il limite platonico, è stato rivoluzionariamente infranto. La vita è ormai la Cosa: essa può essere infranta e a sua volta ricreata dal neo-illuminismo tecno-scientifico, che ancora non sarebbe conscio del suo infinito potere, della sua infinita volontà di potenza.   

Il punto radicale per cercare di dipanare la matassa concettuale cui si verte ruota ora tutto intorno alla possibilità politica e sociale del Kathecon. Il presidente iraniano Ahmadinejad enunciava il concetto di Mahdi, ma la sostanza non diverge molto. Come noto, dopo le bombe atomiche basate sulla fissione del nucleo atomico dell’uranio, ossia sulla sua scissione, tragicamente inaugurata nell’Agosto del ’45, son state costruite le bombe H —H è il simbolo chimico dell’idrogeno— basate di contro sulla “fusione” dei nuclei atomici leggeri, che son addirittura più potenti delle precedenti. Le bombe atomiche annientano la vita da fuori, dopo la sua costituzione; l’ingegneria genetica ha iniziato invece a minacciare la vita dal di dentro, nel suo costituirsi stesso. L’ingegneria genetica mediante la pratica della manipolazione del codice genetico è forse più pericolosa per l’ “umanità”, per la vita, di quanto lo siano state due guerre mondiali (atomica inclusa).  Essa avanza, manipola la vita dal di dentro con mezzi apparentemente indolori, mascherati da “conquista pacifica”. Sul piano della manipolazione dei “geni” e degli embrioni, in concorrenza con la Gran Bretagna solo una Cina ormai totalmente occidentalizzata, formalmente neo-confuciana, rigidamente oligarchica come lo è più o meno la tradizionale costituzione sociale e politica Anglosassone, è all’avanguardia tecnoscientifica nell’attuazione della tecnica Crisp-Cas9. La Gran Bretagna d’altra parte è stata l’unica, almeno per ora, Nazione al mondo ad autorizzare, tramite una sentenza definita choc, l’ibernazione post-mortem per una ragazza di 14 anni (17.11.2016). Sul piano della “geopolitica delle armi autonome”, le più avanzate competenze tecnologiche nella sfera delle armi cibernetiche e autonome vanno ancora a Stati Uniti e Gran Bretagna, sebbene in questa sfera – per quanto filtri all’esterno – soprattutto la Russia, subito dopo Israele e Cina ma anche Francia, Iran, India, Germania paiono se non  reggere bene il confronto almeno correre subito dietro….. (G. Giacomello, “Geopolitica delle armi autonome”, Limes 2/2017 Chi comanda il mondo?).

Non tutto è morto con Dio

Tutte analisi che sembrano confermare le previsioni schmittiane, ossia che la pianificazione tecnologica planetaria, arma da combattimento di oligarchie “mercantili” britannico-occidentali, lungi dal neutralizzare il conflitto, lo amplierà, rendendolo anche forse più crudele. Per Severino, viceversa, quelle che tutti chiamano guerre sono le forme visibili di una guerra più profonda e distruttiva che per lo più passa inosservata: è appunto la guerra tra la tecnica e la Tradizione d’Occidente. Con la Tradizione d’Occidente saranno sconfitte le forze che vogliono utilizzare la tecnica per i propri scopi politici e economici. Ciò avverrà poiché il “sottosuolo filosofico” postilluminista possiede l’ “autorità” che consentirà di affermare la destinazione inevitabile della tecnica al dominio. 
Scrive Severino (pag. 260) che 

la voce del sottosuolo non è ancora udita dalla tecnica e quindi nel tempo presente la tecnica è ancora debole e maggiore è il pericolo che la Terza guerra mondiale non si trovi ancora spinta e rinchiusa nella zona della guerre di retroguardia, un pericolo, comunque….che viene fronteggiato….dalla coscienza che nessuna guerra potrà condurre allo scontro tra i propri arsenali nucleari, sì che nessuna guerra potrà avere il carattere dell’autentica Terza guerra mondiale”.

Che cosa significa Pensare?; si chiedeva Heidegger. Quali forze scatena il mondo della tecnica? Si tratta forse di pensare un mistero, un oltremondo o un non mondo che si manifesta mediante la tecnica? Quale la dimensione che questo non mondo evoca? E’ una lotta tra Apparati o uomini in carne ed ossa che possono contemplare o realizzare le

Platoniche Idee, tra robot  o visioni del mondo? E’ forse l’estrema definitiva rivincita del razionalismo fanatico, laicista, scientista, estremista e nichilista che vuole definitivamente cancellare l’Uomo platonico, l’Uomo “originario” della Tradizione Occidentale? La saggezza spirituale del Logòs deve dunque essere scientificamente annientata poiché così vuole il sottosuolo? Cerchiamo di tirare le conclusioni da tutto questo.

a) La pianificazione tecnocratica mondialista non è neutra; è il veicolo di espansione ideologica dell’Anglo-Saxon Way of Life. La storia spirituale degli ultimi secoli lo ha mostrato. La tecnica ha prodotto un’unità di orizzonte categoriale ma non l’unità, “internazionalista”, politica del mondo, che si rivela sempre più un’utopia irrealistica e astratta. In realtà, all’interno dell’unità categoriale tecnocratica – checché ne dica il Severino – i conflitti si accendono ancor più acutamente. La tecnica rimane quindi prigioniera dello scontro politico o geopolitico. Il pericolo della indefinita e incontrollata “presa industriale” sul mondo è anzi l’apocalisse della “guerra civile mondiale”, è una sorta di tragico preludio di una guerra di tutti contro tutti. L’unica soluzione è dunque un nomòs “stato- centrico” o comunque un nomòs fondato su una concreta realtà spirituale, al tempo stesso metafisica e politica, frenante. Alla forza conflittuale del Politico deve essere associata una forza ordinatrice che valorizzi gli elementi di differenziazione politica legati alla terra ed ai Grandi spazi concreti, quale contrappeso alla dimensione astrattamente uniformante, vorticosamente livellatrice dell’ideologia tecno-mondialista, per la quale la spinta isolante dell’uomo desiderante (sessualmente, gastronomicamente, materialisticamente) significherebbe il trionfo planetario dell’homo oeconomicus di radice borghese, anche e soprattutto se socialmente ridotto alla condizione di nuovo schiavo.

b) La forma politica mediante cui la tecnocrazia ha marciato è quella della democrazia parlamentare bipolare anglosassone, ossia quella che meglio potesse assicurare la dissoluzione della Forma Stato custode della Costituzione e dell’Auctoritas e dare dunque il totale semaforo verde al supercapitalismo finanziario delle Multinazionali e delle Oligarchie.  Vediamo oggi che laddove si affermano modelli politici antagonisti alla democrazia rappresentativa parlamentare (Russia e Turchia ad esempio) l’espansione sociale tecnocratica, la fisima ossessiva e postumana dei “diritti senza confine” sono ideologie bollate come pure sovversioni “terroriste ed antiumane” messe ai margini senza troppi complimenti.  La strategia della “guerra civile mondiale”, la strategia dell’abisso diviene dunque, sul piano storico-spirituale, una lotta tra Oligarchie (nichiliste) ed Elite (tradizionaliste e platoniche). Le Oligarchie plutocratiche e nichiliste conoscono concretamente il “sottosuolo filosofico” di cui parla Severino; il “progresso tecnologico”, questa illusione pericolosa e perniciosa come la chiamava G. Sorel, è la legittimità metafisica per operare una “rivoluzione mondiale continua” (Schmitt). Il progresso oligarchico non è realtà il progresso umano; non corrisponde al progresso sociale, tantomeno a quello morale. E’ anzi il regresso dell’umano e l’avvento del post-umano, di una nuova dimensione “antropologica” contraddistinta da tratti chimici biologici super-umani che avanzano secondo un istinto di potenza verso un presunto “illimitato”. E’ l’uomo macchina che cerca una sua immortalità, fuori e contro ogni platonismo e ogni cristianesimo platonico. Il modello delle elite nichiliste è dunque questa nuova immortalità, metamorfosata sul piano della volontà di potenza tecno-scientifica.

c) La lotta dunque tra Élite tradizonaliste-platoniche ed Oligarchie sarà una lotta assolutamente politica. Le Élite, “sacre” custodi della Tradizione Platonica occidentale, il principale bersaglio dell’ideologia tecno-mondialista, dovranno salvaguardare l’umano. Uomo significa Parola. Nel pensiero greco, logòs indica la parola che si articola nel discorso. Il filosofo Eraclito usa l’immagine del logòs identificandolo con il principio ideale metafisico del divenire. Le Oligarchie, viceversa, Avversarie radicali della Tradizione Platonica e cristiana, son già tutte proiettate in un atmosfera “ideologica” nella quale l’uomo è neo-darwinisticamente un animale, per quanto “superumano”,  non pascalianamente una

condizione spirituale e morale.  La lotta sarà politica, non potrà che essere politica, poiché solo la politica conosce così intimamente la fase “shivaita” della Distruzione e della Costruzione. Non la conosce la Scienza, né la conosce l’Economia. Entità così intimamente platoniche come Alessandro il Grande, Giovanna d’Arco, Napoleone Bonaparte – autentiche forze “catecontiche”-  erano entità spirituali radicalmente Politiche. E’ necessario quindi agire nel senso della Ricostruzione di Grandi spazi nei quali il pensiero politico, la parola politica sappiano socializzare e nazionalizzare concretamente il progresso tecnico, laddove questo sia volto alla ricostruzione della condizione spirituale e morale dell’uomo. Ciò esige l’hegeliano Spirito del tempo. Occorre dunque ripensare un Pensiero politico universale, forte di una visione del mondo metafisica, che non arretri e non si culli in sogni reazionari di fronte alle sfide post-umane. Un Pensiero che sappia essere sintesi della Tradizione Platonica occidentale e al tempo stesso incorpori la forza sociale “catecontica”, correttrice dello squilibrio difforme e caotico. Altrimenti sarà l’abisso di cui vediamo già ben chiari, minacciosi i segnali. Non è la Quarta teoria politica di Dughin, sostanzialmente già postmoderna e profondamente altra dallo spirito del grande popolo russo per quanto voglia ricalcare l’Ontologia antiplatonica heideggeriana; non è la “grande politica” antiumana del Severino; è il Mito “sociale” di George Sorèl, ossia il platonismo dei “nuovi tempi”, quale forza di rigenerazione morale e risveglio spirituale.

d) Il “sottosuolo” del Severino corre il rischio di essere la classica “montagna che produce il topolino”. Esaminando la presunta “rivoluzione antropologica”, o forse “sub-antropologica”?, dell’industrializzazione di quarta generazione, di cui una serie di intellettuali van facendo da tempo una apologia ossessiva  e decontestualizzata —notevoli e significativi a tal riguardo i contributi marxisti, con T. Negri che riesce a torcere in senso neo-averroista non solo Spinoza ma addirittura il Machiavelli e taluni elementi schmittiani….!—, molto saggiamente il Butera precisa che 

le tecnologie possono in linea teorica assorbire quasi tutti i compiti umani operativi ma non quelli che richiedono manipolazioni dei fini, ossia l’intelligenza nelle mani; non possono svolgere i compiti di creazione, innovazione, relazione, servizio; non possono andare out of the box (De Masi, Lavoro 2025, Marsilio 2017, p. 129).

Ancora; la ricerca compiuta da Magone e Mazali, la più ampia e seria di cui disponiamo riguardo l’ “Industria 4.0”, chiarisce in modo definitivo che non è in ballo l’ipotesi di sostituzione di macchine all’uomo, ma una nuova forma realistica di collaborazione tra uomo e macchina.

e) “Dio è morto”: certamente. Nelle ideologie —che vediamo però sempre più delegittimate dalla realtà e dal divenire— che puntano nichilisticamente ad annientare le Idee platoniche. Nonostante una guerra psicologica terroristica da Terza guerra mondiale (se vi è una Terza Guerra Mondiale, è questa….), le identità nazionali e popolari non son morte. Sono più vive che mai. Nonostante una decennale discriminazione sottile e pervicace dei costumi eterosessuali —discriminazione di radice
anglosassone, alla quale la cultura germanica-europeista si è subito uniformata per un atavico complesso d’inferiorità verso Oltremanica, mentre quella russa, anche in tal caso, ha ben mostrato la sua profonda vitalità tradizionale e “rivoluzionaria”— il modello di famiglia tradizionale è vivo e vegeto.


Ad esempio, guardiamo l’Italia. Nonostante il tentativo storiografico di radice anglosassone, impostosi subito dal primo dopoguerra (M. Cereghino, G. Fasanella, Il Golpe Inglese) di scrivere una nuova storia d’Italia, “non italiana” dunque, in cui a dettare legge fosse una impostazione utilitaristica, materialistica, scettica, son sempre i capi di stato “forti”, idealisti, patriottici della nostra storia a riscuotere la simpatia e il consenso della maggioranza del nostro popolo. Certamente l’attacco nichilista dispiegato contro le identità tradizionali dei popoli corrisponde spiritualmente e socialmente alla prova di una guerra mondiale. Si pensi alla Grecia, dove la contraffazione e la mistificazione sulle radici storiche della Nazione, partita negli anni ’80 con l’esecutivo Papandreou, ha portato alla catastrofe attuale. Ma anche lì la partita non è affatto chiusa; il fronte patriottico ed antimondialista è comunque forte nella coscienza popolare morale.  

Se dunque vi sarebbero moltissimi motivi per disperare, ve ne sono oggettivamente molti di più per sperimentare direttamente che l’autocoscienza ideale e morale di Popolo non è affatto conquistata dagli Oligarchi, nemmeno nell’estremo Occidente. 

“Dio è morto”, dunque?  Forse. Ma non il Katèchon 


QUI UN SINTETICO VOCABOLARIO DELLE PAROLE-CHIAVE USATE DA EOS


Abbandono
: il concetto di “abbandono” ha una sua decisiva centralità nella pratica di abbandono della volontà personale come emerge nella mistica renana, in particolare in Meister Eckart: abbandono della volontà personale che si fonde in comunione con l’impulso Cristo. Heidegger, nel secolo XX, lo renderà attuale nel suo fondamentale Die Gelassenheit, dove campeggia immota e dinamica la forza del Logòs.

Katèchon: nel contesto dei suoi scritti dei primi anni Quaranta del ‘900, Schmitt utilizzava per la prima volta il concetto escatologico di katèchon; in seguito svilupperà tale visione nella sua funzione teologico-politica forte. Usato due volte da San Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi, katèkhov indica “la Forza che trattiene”, ossia che frena l’avvento dell’Anticristo. A tal riguardo, si rimanda all’ottimo studio di M. Maraviglia, La penultima guerra. Il katèkhov nella dottrina dell’ordine politico di Carl Schmitt, Università di studi di Milano. Pubblicazioni della facoltà di Lettere e Filosofia, Milano 2006. Per un definitivo approfondimento del concetto di Katèchon vedi: Vladimir Soloviev; I TRE DIALOGHI. Il racconto dell’anticristo. Marietti 1975

Mahdi: è una Entità fondamentale della escatologia islamica, Egli verrà nei tempi finali; il suo parto sarà preceduto dalla doglia messianica sovvertitrice del Dajjal (un Anticristo); il suo giorno è il giorno del giudizio. La visione politica dello Sciismo militante identifica l’epoca del Mahdi come un’epoca caratterizzata dall’estinzione del conflitto e da una sorta di pace aurea.

Verità: in questo contesto si utilizza la visione platonica della Verità, come assoluto sperimentabile mediante intuizione del pensare, dunque non trascendente, ma immanente come sembra svilupparsi nelle Conferenze “esoteriche” sul Bene.

Hostis-Inimicus
: Nella concezione teologico-politico schmittiana, “nemico” è solo il nemico pubblico: nemico è l’hostis, non l’inimicus in senso ampio. In Platone (Politeia, libro V, cap. XVI) la contrapposizione di guerra e guerra civile è assai accentuata e solo una guerra tra Greci e barbari (che sono per natura nemici) è realmente guerra, mentre le lotte tra Greci sono “discordie”. Specifica Schmitt che il citato passo evangelico “diligite inimicos vestros” non recita appunto “diligite hostes vestros”, sottolineando appunto che non si parla del nemico politico. Cfr C. Schmitt, Le categorie del Politico, Bologna 2009, pp. 111-112.


* Tutte le immagini sono parti degli affreschi di Luca Signorelli presso il duomo di Orvieto. In particolare tratte dalle grandiose scene apocalittiche dedicate alla Venuta dell’Anticristo, alla Fine del mondo, alla Resurrezione della carne e al Giudizio universale.<!– /* Font Definitions */ @font-face { panose-1:0 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-alt:Arial; mso-font-charset:77; mso-generic- mso-font-format:other; mso-font-pitch:auto; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;} /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-parent:""; margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; Times New Roman"; mso-fareast-Times New Roman"; mso-bidi-Times New Roman";} @page Section1 {size:612.0pt 792.0pt; margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; mso-header-margin:36.0pt; mso-footer-margin:36.0pt; mso-paper-source:0;} div.Section1 {page:Section1;}

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