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NESSUN CRIMINE RESTERÀ IMPUNITO di Moreno Pasquinelli

Nonostante ci sia stato impedito, a causa delle interdizioni del “green pass” di far partire nostri autobus o di salire sui treni; domani (oggi per chi legge) a Roma si svolgerà una manifestazione che si prevede imponente, certamente la più grande degli ultimi tempi.

E’ stata indetta dalle forze associative e politiche (Fronte del Dissenso e Marcia della Liberazione intesta) che in questo annus horribilis hanno promosso e guidato le mobilitazioni contro lo stato d’emergenza, che hanno disobbedito a coprifuochi e confinamenti, e che, da fine luglio, hanno contribuito alla nascita del movimento di massa contro il passaporto sanitario e l’obbligo vaccinale mascherato.

Una manifestazione che segnerà un tornante, un prima e un dopo.

Chi pensa che si tratti di una protesta circoscritta alla contestazione della “dittatura sanitaria” si sbaglia di grosso. Sta nascendo un’opposizione sociale e politica a tutto campo. Ne fa fede l’Appello sottoscritto dai promotori, ne farà fede la manifestazione di domani e quello che certamente l’onda metterà in moto.

Non sfugge affatto, a chi riempirà Piazza San Giovanni, che la panoplia di prescrizioni repressive, così come passaporti sanitari e TSO mascherati da multiple vaccinazioni, non sono fini a se stessi, ma mezzi in vista di uno scopo, pezzi di un disegno in vista di una ristrutturazione profonda di un sistema che altrimenti andrebbe ramengo. A questa trasformazione hanno dato un nome infausto che è tuttavia un programma: “grande reset”. Vogliono portarci in un sistema di austerità permanente per il popolo lavoratore segnato da ingiustizie sociali inimmaginabili solo pochi anni fa. E per questo serve ai dominanti uno stato autoritario, in grado, grazie alla potenza delle nuove tecnologie, di spiare e sorvegliare, quindi prevenire sul nascere e punire ogni resistenza. Un capitalismo distopico che ho chiamato Cybercapitalismo. Cambieranno i rapporti sociali, cambierà il modo di lavorare, di ottenere reddito. Cambierà la vita, cambierà tutto. Un inferno per le masse, un paradiso per i plutocrati.

Dentro il piano dell’élite mondialista il nostro Paese è un Paese cavia, un banco di prova per testare il loro progetto strategico. Qui sta la sfida che siamo costretti ad accettare. A chi vuole fare dell’Italia apripista del “capitalismo della sorveglianza” dobbiamo rispondere con un’opposizione della disobbedienza. Il successo della manifestazione di Roma può contribuire alla nascita di questa nuova e combattiva opposizione, sapendo che la guerra sociale è di lunga durata, che potremo perdere diverse battaglie che “La vittoria strategica”, come disse Mao, “è il risultato di numerose sconfitte tattiche”. Non servono quindi centometristi ma maratoneti, non servono fughe in avanti velleitarie bensì azioni di massa mirate, contundenti, ben organizzate, esemplari e controegemoniche.

Il teatrino di ieri alla kermesse della Confidustria ci dice molte cose che ci riguardano. Bonomi ha chiamato tutti a sottoscrivere un “patto per lo sviluppo”. I padroni del vapore si sentono oggi fortissimi, con Draghi Presidente del consiglio hanno le vertigini del successo. Con tracotanza Confindustria chiede pace sociale, a Draghi “mano ferma” per porre fine di ogni antagonismo (testuale), ai partiti rispetto dei vincoli europei e applicazione pedissequa del Pnrr. E dunque Draghi, “l’uomo della necessità”, ovvero il loro uomo, incoronato Re dagli astanti, che lo vorrebbero dictator a vita.

E’ la solita infame borghesia italiana, elitista, opportunista, servile verso i poteri forti stranieri, pronta a svendere e spacchettare il Paese alla finanza predatoria in cambio di quattro spicci, pronta a tutto pur di non perdere i propri privilegi di classe.

A questa borghesia di ascari, ai suoi fantocci politici, al suo governo, domani mandiamo un avviso: non scherzate col fuoco! Qui nasce la nuova resistenza popolare! Nessun crimine resterà impunito!




ROMA 25 SETTEMBRE: APPELLO

APPELLO

ROMA, 25 SETTEMBRE 2021, MANIFESTAZIONE NAZIONALE

NO AL GREEN PASS! PER LIBERTÀ, IL LAVORO E IL FUTURO!

Quando chi comanda teme un crollo del sistema, se necessario, procede alla sua demolizione controllata per ricostruirlo su nuove fondamenta. Per giustificare tale operazione eversiva deve creare un enorme shock. Questa volta è accaduto che una ciclica pandemia è stata ingigantita fino a farne un mostro che avrebbe potuto decimare la popolazione mondiale. E’ accaduto così che misure che fino al giorno prima avrebbero suscitato scandalo sono diventate plausibili e ineluttabili. Ecco quindi lo Stato d’Emergenza, la soppressione di essenziali diritti di libertà e agibilità politica, confinamenti, coprifuoco, denunce penali a tappeto, criminalizzazione del dissenso, ed infine il ricatto sui posti di lavoro. La chiamano “nuova normalità”, un duraturo Stato d’eccezione alimentato da una campagna terroristica fondata su tamponi fasulli, manipolazione dei dati e terapie criminogene.

A dimostrazione che l’élite non va a casaccio ma esegue un disegno è sopraggiunta la campagna per la vaccinazione di massa. Raggirati con pomposi discorsi sulla natura salvifica della scienza di regime, gli umani vengono usati come cavie per testare farmaci sperimentali di cui nessuno conosce gli effetti a lunga distanza. Malgrado tutti i dati indichino che i vaccini non fermano la pandemia, nonostante l’evidenza di gravi effetti avversi tra cui anche la morte, il governo Draghi ha imposto l’obbligo di vaccinazione, prima ai lavoratori della sanità poi a quelli della scuola: “non ti vaccini? sei licenziato! Non ti vaccini ti è vietata l’istruzione!” Ora questo governo di golpisti vuole addirittura imporre l’obbligo per tutti (alias un TSO universale): senza inoculazione nessuno otterrà il “green pass” e il Qr-Code, senza i quali non si potrà circolare, lavorare, vivere. Sta nascendo, anche con l’ausilio delle tecnologie informatiche, un sistema totalitario e disumano che combina bio-sorveglianza di massa e segregazione sociale. Il Qr-Code anticipa infatti l’adozione del cinese “Sistema di Credito Sociale” per cui i cittadini, spiati in ogni loro movimento, verranno classificati in base al loro tasso di obbedienza al regime, così che ogni persona “deviante” verrà iscritta in una lista nera e privata di diritti fondamentali.

Ma la demolizione controllata non ha colpito solo ciò che restava della democrazia costituzionale. Lo shock programmato ha inferto all’economia italiana danni irreparabili. Nel 2020 il PIL ha avuto un crollo senza precedenti (-8.9%). Ciò ha avuto conseguenze sociali gravissime: le persone in povertà assoluta (anzitutto giovani) sono diventate 5,6 milioni. Sul fronte dell’occupazione quasi un milione i posti di lavoro scomparsi, col tasso di disoccupazione giovanile passato al 33,8%. Senza precedenti anche il crollo dei consumi (-10,8%). Tutti dati che in verità sottostimano il disastro se si considera che nel 2020 hanno definitivamente chiuso i battenti più di 390mila imprese di commercio e servizi, mentre si calcola siano destinate a fallire mezzo milione di piccole imprese. Inneggiano alla “ripresa” ma tutto indica che milioni di persone non troveranno lavoro e chi lo troverà lo avrà precario, senza diritti e con salari da fame. I neoliberisti chiamano questo massacro sociale “distruzione creativa”. Gli “aiuti” europei, oltre a privare l’Italia degli ultimi barlumi di sovranità, vanno nella direzione di provocare una sanguinosa ristrutturazione del sistema economico e sociale.

Noi siamo decisi a fermare questa folle corsa verso un liberismo tecnocratico e totalitario.

Per questo facciamo appello a tutti i cittadini consapevoli ad intensificare manifestazioni e azioni di disobbedienza civile contro il “green pass” ed a partecipare alla grande manifestazione nazionale del 25 settembre 2021 dalle ore 15:00, a Piazza San Giovanni a Roma, affinché l’attuale rivolta si trasformi in Resistenza permanente e organizzata.

ATTUARE LA COSTITUZIONE, NO AL “GREEN PASS” E ALLO STATO D’EMERGENZA

LIBERTÀ DI SCELTA TERAPEUTICA, NO ALL’OBBLIGO VACCINALE

PER LA DEMOCRAZIA, NO AL REGIME DELLA BIO-SORVEGLIANZA

PER UN’ECONOMIA DELLA SOLIDARIETÀ SOCIALE, NO AL NEOLIBERISMO

LAVORO E REDDITO DIGNITOSI PER TUTTI, NO AL DOMINIO DELLA FINANZA

SOVRANITÀ NAZIONALE E POPOLARE. VIA DALLA GABBIA EUROPEA

Ancora Italia, F.I.S.I., Fronte del Dissenso, No Paura Day, 3V




APPELLO CONTRO IL “GREEN PASS“ DEI DOCENTI UNIVERSITARI

L’Università e la Scuola sono, per definizione, il luogo dello scambio, dell’inclusione, della riduzione delle barriere sociali, della crescita personale attraverso i legami di amicizia e di interessi culturali. Vedere oggi queste istituzioni diventare uno dei luoghi privilegiati di esclusione e separazione è uno spettacolo non solo inquietante ma desolante.

Senza dubbio, agli occhi di molti la crisi provocata dal Covid-19 – comunque la si voglia considerare sotto il profilo strettamente sanitario – ha funzionato come fattore di accelerazione e catalizzazione di tendenze autoritarie sul piano politico, sociale e antropologico, che vengono da lontano, almeno dalla “controriforma” neo liberista iniziatasi negli anni ‘80. Una deriva che, per essere in atto da tempo, non risulta meno angosciosamente preoccupante. Dopo i primi mesi di schock, a molti è apparso sempre più chiaro come la risposta alla crisi assumesse sempre più un carattere politico più che strettamente sanitario, investendo le libertà e i diritti individuali in modo scarsamente giustificabile razionalmente.

L’introduzione della “certificazione verde”, il cosiddetto “green pass” (anglicismo che, come spesso accade, vuole coprire la natura problematica del documento), non fa che culminare questo processo involutivo. Essa riporta l’Italia a epoche passate di discriminazione tra cittadini che speravamo di non vedere mai più.

Un settore crescente della popolazione assiste, tra l’angoscia e la stupefazione,  a una deriva autoritaria e transumanista delle nostre società, a livello nazionale e globale, di cui era difficile prevedere l’intensità e la rapidità. Un’aggressività del potere inedita, una violenza sistemica finora sconosciuta, apparati di propaganda senza freni, una mentalità bellica che segnalano una sorta di mutazione genetica delle classi dirigenti e del rapporto di queste con le popolazioni.

Questa pressione estrema corrisponde all’importanza della posta in gioco, ora svelata completamente dal meccanismo discriminatorio del “green pass”: la ristrutturazione in profondità delle relazioni umane a tutti i livelli, verticale e orizzontale. Un sistema che trascende i fascismi e punta su una società della disciplina totale coniugata a un individualismo estremo basato sulla paura, in cui l’altro in definitiva è sempre una potenziale minaccia: competitore, aggressore razzista o machista, e ora potenziale killer biologico.

Le relazioni umane vengono sterilizzate e precostituite dall’alto attraverso regole di “distanziamento” che mirano a diventare permanenti e dettate da un Potere autoreferenziale, con la sua folla di “esperti” che a vario titolo riscrivono le regole delle relazioni interpersonali, anche le più intime, in una sottrazione di autodeterminazione senza precedenti noti.

Una frammentazione estrema che capovolge l’identità stessa dell’individuo, trasformandolo da “animale sociale” per natura in “homo oeconomicus” e carne di social media. Ma dal sociale ai social si perde più di una lettera: si perde l’umanità. La sovranità su se stessi e sui propri comportamenti più spontanei, questa è la posta in gioco definitiva del “green pass”.

Per questo, da intellettuali impegnati a vario titolo nei campi delle scienze umane e sociali, facciamo appello a una presa di coscienza collettiva che si traduca in azione, razionale, pacifica ma energica, di risposta a questa sfida che rischia di trasformare per sempre, in senso distopico, le nostre società.

*Guido Cappelli, docente Letteratura italiana, Università Orientale, Napoli

*Giuseppe Germano, docente di Letteratura italiana presso l’Università Federico, Napoli

* Antonietta Iacono, docente di Letteratura italiana presso l’Università Federico, Napoli




STAVOLTA NON SI SCHERZA di Leonardo Mazzei

Dicono i sondaggi che due terzi degli italiani sono favorevoli al green pass, mentre il restante terzo è decisamente contrario. Una conferma di quel che sapevamo. A battersi contro il nuovo regime autoritario è sì una minoranza, ma una minoranza piuttosto consistente che, ad alcune condizioni, potrebbe incidere assai sul futuro del Paese.

Oggi è il 6 agosto. Esattamente 76 anni fa la prima bomba atomica veniva sganciata su Hiroshima. E’ curioso come proprio in questa data il governo Draghi abbia voluto avviare la stretta più dura alle libertà individuali e collettive. In quell’agosto 1945 pochi compresero che il mondo stava entrando in una nuova era, e così adesso sono ancora in tanti quelli che non vedono la dittatura in costruzione.

Due cose sono ormai chiare. La prima è che l’Italia è un laboratorio fondamentale del nuovo sistema della sorveglianza, quello che chiamiamo convenzionalmente “Grande Reset”. La seconda è che il gruppo di tecnocrati salito al potere con Draghi procede come un treno. Se oggi è il giorno del green pass per tantissime attività, ieri è arrivata la nuova mazzata su scuola, università e trasporti.

Perché tutta questa fretta? Certo non per ragioni sanitarie. Il vaccino non protegge dall’infezione, ed una volta infettato il vaccinato diventa infettante quanto il non vaccinato. Che così stiano le cose, specie dopo l’arrivo della variante Delta, lo abbiamo già scritto (vedi qui e qui) e non ci torniamo sopra. Del resto, gli stessi dati ufficiali ci mostrano un aumento dei positivi in parallelo con quello dei vaccinati, mentre se il vaccino funzionasse dovrebbe avvenire esattamente l’inverso. Si è mai vista una cosa del genere? Evidentemente no, ma nei media l’argomento è un tabù.

Dunque, dal punto di vista sanitario, il green pass è un assurdo. Ma è un assurdo che nasconde altri scopi di tipo politico e sociale. Ed è su questo che dobbiamo concentrarci.

Il movimento oggi in piazza è preziosissimo. Una linfa vitale che dimostra come, nonostante tutto, la nostra società abbia ancora anticorpi funzionanti. Ma proprio perché questo movimento è così prezioso, è necessario avere coscienza della vera posta in gioco.

Il neoliberismo non è più in grado di riprodursi uguale a se stesso, mentre la cornice della globalizzazione che è stato l’habitat ideale per il suo sviluppo è in crisi da anni. Il Covid è stato dunque la manna benedetta, venuta dal cielo per consentire all’oligarchia al potere un intervento chirurgico sulla società al fine di preservare, rimodellandolo, il suo sistema di dominio.

Questo è il disegno in generale, perlomeno in occidente. Ma, tenendo conto che ogni paese ha le sue specificità, quali le ricadute sull’Italia?

Abbiamo già detto che, sfortunatamente, l’Italia si presenta oggi come un laboratorio d’avanguardia del Grande Reset. Approfittando dello straordinario degrado – politico, economico e sociale – in cui il nostro Paese è stato gettato in oltre un ventennio di gabbia eurista, il blocco dominante sta oggi cercando di assestare un colpo decisivo. Lo strumento fondamentale di questa operazione è il governo Draghi, la cui forza sarebbe sbagliato sottovalutare. E’ da Draghi, non dall’esangue Speranza, che conta come il due di picche quando briscola è denari, che viene la spinta decisiva verso tutte le misure liberticide imperniate sul green pass, dunque verso la costruzione di un nuovo regime.

Quali caratteristiche avrà questo regime lo vediamo già ora: un potere tecnocratico, quindi costitutivamente antidemocratico, basato sul ruolo legittimante di una scienza fattasi religione. In altre parole, i “tecnici” della finanza (Draghi & C.) associati a quelli di una “scienza” totalmente asservita al potere. Il tutto benedetto da un sistema mediatico ormai istituzionalizzatosi come componente interna ed essenziale del nuovo blocco di potere.

Inutile dire come tutto ciò possa stare in piedi solo grazie all’emergenzialismo. Oggi la sanità, domani chissà, l’importante è che l’emergenza continui insieme alla paura. Chi ancora non ha capito che questo è il motore fondamentale della nuova dittatura non ha capito nulla.

Piuttosto chiari sono anche gli obiettivi del nuovo regime: una profonda ristrutturazione dell’economia (via i piccoli a favore delle multinazionali), una ancor più forte precarizzazione del lavoro, nuovi sacrifici in nome dell’Europa che “ci protegge”. Il blocco dominante sa bene come questa direzione di marcia potrà riaprire il conflitto sociale, meglio allora inquinare tutto con la cortina fumogena dell’emergenza sanitaria. Per dirla all’Agamben, il potere pensa che tutto (anche l’inaccettabile) finirà invece per essere accettato in nome della protezione (vera o finta che sia) della “nuda vita”.

Ma oltre agli obiettivi economici e sociali il disegno dei dominanti ha anche un ambiziosissimo fine politico. La ristrutturazione in senso antidemocratico ed anticostituzionale del sistema politico è in atto da trent’anni, ma ciò nonostante l’obiettivo ultimo dell’integrale sterilizzazione della rilevanza fattuale del voto non è ancora raggiunto. Le ultime elezioni del 2018 solo lì a dimostrarlo. Tanto è vero che il significato di quel voto – un no trasversale alle politiche sistemiche degli ultimi anni – è stato poi recuperato solo grazie a tre complesse manovre: 1) l’infiltrazione del governo giallo-verde con il decisivo ruolo di Mattarella, 2) la successiva normalizzazione in senso eurista delle due forze (M5s e Lega) che lo componevano, 3) l’arrivo di Draghi grazie al provvidenziale virus.

Adesso lorsignori pensano sia giunto il momento del colpo decisivo. Quello di una ristrutturazione ben più solida dell’intero sistema politico. Per arrivarvi, con nuove e devastanti controriforme costituzionali, occorre prima una stabilizzazione imperniata su due elementi: il ruolo di Draghi e, attorno ad esso, la costruzione di un adeguato consenso sociale.

Chi scrive, forse sbagliandosi, si sta convincendo che il “piano A” dei dominanti non è quello di Draghi al Quirinale (che sarebbe semmai il “piano B”), quanto piuttosto quello che prevede Draghi a Palazzo Chigi anche nella prossima legislatura. Non entriamo qui nei dettagli di questa ipotesi, che magari affronteremo in un prossimo articolo. Quello che è importante capire è che questo pericolosissimo disegno si regge su un consenso reale, oggi stimabile nella misura dei due terzi dei sondaggi di cui abbiamo parlato all’inizio.

E’ quel consenso che dobbiamo cominciare ad incrinare. Non sarà un lavoro facile né breve, ma il movimento contro il green pass ed il Grande Reset, e più in generale contro l’intera narrazione pandemica, è la base essenziale da cui partire. Un movimento nuovo, fresco, di persone che almeno hanno capito che stavolta non si scherza.

Il nemico procede come un treno. Noi non solo dobbiamo resistergli, dobbiamo anche essere capaci di contrattaccare: creando coscienza e consapevolezza, costruendo organizzazione e solidarietà, unendo la difesa della libertà alle lotte per il lavoro e la dignità.

Ce la faremo? Solo la storia ce lo dirà. Ma non abbiamo altra strada che quella del combattimento, che per essere efficace richiede sia forza e determinazione, che intelligenza e perfino astuzia. “Bisogna adunque essere golpe… e lione”, per dirla con Machiavelli.

Oggi rappresentiamo all’incirca un terzo della popolazione? Bene, non è poco. Un terzo attivo e cosciente può ribaltare la situazione. A condizione che sia capace di cominciare a lavorare per sgretolare l’altro blocco, quello dei due terzi. E’ un lavoro possibile, perché le contraddizioni su cui agire sono tante, dalla palese inefficacia della strategia vaccinale, all’impossibilità di continuare a tenere sotto controllo la bomba sociale della disoccupazione e della precarietà. L’importante è sapere che è qui, nell’incontro tra lavoro e libertà, che si gioca la partita decisiva del nostro futuro.

Stavolta non si scherza.

Fonte: liberiamolitalia.org




PENSIERO UNICO VACCINALE di Geminello Preterossi

Il governo Draghi ha varato un drastico irrigidimento del green pass, sulla scia delle scelte di Macron, che le ha difese in tv con toni aggressivi, i quali hanno suscitato vaste e intense proteste in Francia (di cui per diversi giorni a stento si riusciva a trovare notizia nei media italiani). Un giro di vite che non a caso si è accompagnato alla minaccia, da parte di Macron, di rimettere in campo in autunno le contestatissime riforme neoliberiste delle pensioni, del lavoro e dei sussidi sociali. Queste avevano suscitato una forte, vasta mobilitazione di massa alla fine del 2019, con scioperi continui e manifestazioni sindacali molto partecipate, che avevano portato al ritiro del pacchetto di riforme euriste (che noi avevamo già conosciuto con Monti), la cui attuazione è sempre stato il vero mandato del Presidente francese creato in provetta dai centri finanziari euro-globalisti. Poi, la crisi del coronavirus ha desertificato non solo la società francese, ma tutto l’Occidente, neutralizzando a lungo la possibilità stessa del conflitto. Oggi, di fronte all’emergere di nuove proteste, Macron ha confermato l’impianto di fondo del green pass, anche se ha dovuto concedere qualche lieve alleggerimento. Del resto, anche il Consiglio di Stato si era pronunciato sfavorevolmente su alcune misure, giudicate “sproporzionate”, in particolare in merito all’entità delle multe e al profilo anche penale delle sanzioni previste. Non c’è da illudersi, ma l’esempio francese (tanto quello delle lotte iniziate alla fine del 2018 con i Gilets jaunes, quanto il ridestarsi della società oggi) mostra che forse la partita generale, pur difficilissima, è ancora aperta: protestando, criticando, non piegando la testa, si può provare a frenare la deriva in atto, e comunque testimoniare il rifiuto di esserne complici.

Bisogna avere ben chiaro che questione sociale ed emergenza democratica si tengono, diritti sociali e diritti di libertà viaggiano assieme e debbono essere difesi congiuntamente. Le pulsioni autoritarie del potere neoliberale di fronte alla crisi di legittimità e consenso che attanaglia l’Occidente, e in particolare l’Europa, sono le medesime, sia quando si tratta di lavoro sia quando si tratta di green pass: la crisi del coronavirus non fa che rivelarle ulteriormente ed esacerbarle. Il problema è come dare espressione politica coerente e organizzata a questo diffuso, motivato rifiuto popolare trasversale di assetti di potere che hanno perso ogni credibilità.

A ben vedere, l’aggressività non è mancata neppure all’Epistocrate nostrano: “non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire. Non ti vaccini, ti ammali, contagi, lui/lei muore”. Bella forma di mistificazione “populista”, visto che chiunque ragioni, e non debba fare propaganda, sa che questa è, a voler essere caritatevoli, una gigantesca semplificazione. Se quell’affermazione fosse vera, ne deriverebbe per il governo il dovere immediato di imporre l’obbligo vaccinale. Ma guarda caso si omette di farlo. La Germania, almeno per ora, si tiene alla larga non solo dall’obbligo vaccinale ma anche dalla previsione di discriminazioni come strumento di coercizione indiretta: sul tema c’è un grande dibattito nel mondo politico e culturale, molti mettono in guardia dai rischi di scivolamento progressivo su un pericoloso piano inclinato. Evidentemente il rispetto della dignità individuale e il principio di ragionevolezza, su un tema così delicato come quello dei trattamenti sanitari, che chiama in causa anche una memoria storica dolorosissima, ancora contano qualcosa, e suggeriscono cautela. In particolare, si mantiene una linea di grande cautela sulla vaccinazione dei giovani. La stessa cosa fa il Regno Unito, che pure è stato tra i primi a realizzare una vasta campagna di vaccinazione: ma senza obblighi vaccinali (neppure per il personale del servizio sanitario nazionale, almeno per ora), né norme discriminatorie. Secondo il Comitato congiunto per le vaccinazioni e le immunizzazioni (JCVI) del Regno Unito, per bambini e adolescenti “i benefici della vaccinazione Covid-19 non superano i potenziali rischi” (tranne per chi è portatore di peculiari fragilità). Niente di ciò in Italia, dove siamo alla caccia alle streghe: il green pass come “purga”, rieducazione dei refrattari. In un primo momento, la società italiana e il mondo intellettuale sono parsi intorpiditi, forse fiaccati da un anno e mezzo di dpcm ed emergenzialismo, come presi alla sprovvista dalla brusca accelerazione neo-autoritaria. Ad esempio, davvero scarse, e troppo timide, sono state le reazioni all’irricevibile proposta della Confindustria che chiede l’obbligo vaccinale generalizzato per tutti i lavoratori del settore privato, e la sospensione dal lavoro senza retribuzione per chi non si vaccina.

Stranamente cauti anche certi ambienti della “sinistra” radicale, di solito avvezzi alla retorica anti-impresa “a prescindere” (riflettendoci, però, non è poi così strano…). Tuttavia, per fortuna, sta partendo anche da noi una protesta trasversale, ragionata e di piazza, che avanza dubbi e pone domande legittime: ma di fronte si trova, compatta, la furia stigmatizzatrice del mainstream, che nega la possibilità stessa del dibattito e della contestazione, in nome del suprematismo morale della nuova religione sanitaria. Il cui contenuto teologico–politico è per l’appunto determinato dal cortocircuito tra “mera vita” e moralismo sanitario, dal quale deriva una nuova, totalizzante “grande discriminazione”. Aveva ragione Carl Schmitt: tutto è politicizzabile, cioè può divenire oggetto e causa di ostilità. Anche il coronavirus. Esso si è anzi rivelato fonte privilegiata di ostilità moralizzata, incarnando al meglio la cifra tipica del progressismo neoliberale: una pretesa polemica estrema e dissimulata, che nega all’altro lo status di legittimo interlocutore e scinde in due il corpo sociale, creando le condizioni di una guerra di tutti contro tutti. È la stessa logica dell’umanitarismo usato come strumento di gerarchizzazione dell’umanità. L’uso politico del coronavirus, lo stigma e la discriminazione vaccinale, sono la forma teologico-sanitaria della discriminazione inumano/umanitaria attuale. Il lessico bellico non mente: siamo in guerra contro il virus, non essergli complice non vaccinandoti, chi pone domande è disfattista, anzi dovete amare i vostri governanti perché hanno a cuore il vostro bene (l’ha detto un prelato: ma ormai anche gli uomini di Chiesa sono preda di questo clima assurdo). Sono convinto che senza una rinnovata dialettica “laica”, ma aperta al “senso di ciò che manca”, tra cose “ultime” e “penultime”, non ci sia immaginazione del futuro, critica dei meccanismi di potere né possibilità di trascendenza politica rispetto al mondo amministrato dalla tecnica. Tutto è appiattito sull’immanenza assoluta della “mera vita”, sacralizzata e allo stesso tempo nichilistica. “Mera vita”, asocialità disincarnata e algoritmi tecno-finanziari rischiano di saldarsi in un micidiale dispositivo di dominio. Così anche la “salute”, da benessere psico-fisico che ha un valore tanto individuale quanto sociale, si riduce a pretesto di omologazione e disciplinamento. Ma la deriva è in atto da tempo. Se siamo a questo punto, è perché se ne erano già create le condizioni: ci siamo abituati all’eccezione quotidiana, a ripetute sospensioni di diritti e libertà in teoria indisponibili come se si trattasse non di gravi cedimenti, ma di banali parentesi temporanee, da non temere perché di un potere che si pretende “neutro” ci si può “fidare”: una riedizione dell’oligarchia in forma epistocratica, spesso travestita moralisticamente, sostenuta dalla “fede” nella tecno-scienza al servizio dei “divini” mercati e dei poteri globali, e nell’oggettività “scientifica” del neoliberismo.

Le decisioni assunte nel decreto varato da Draghi contengono una violenta prevaricazione in veste pseudo-legale, che pretende di normalizzare forzature inaccettabili, sancendo un principio di discriminazione irragionevole, che dovrebbe perlomeno creare disagio alla coscienza dei giuristi. Come si possono togliere o limitare diritti e libertà fondamentali sanciti solennemente dalla Costituzione a un’intera categoria di persone, per il solo fatto di esercitare una scelta – quella di non vaccinarsi contro il coronavirus – che, non essendo vietata, è ovviamente permessa e legittima? La costituzionalità di tutto ciò può essere sostenuta solo al prezzo di arrampicarsi sugli specchi, piegando agli interessi del potere oggi dominante la Costituzione medesima. Si passa così, scivolando sempre più nell’arbitrarietà, distruggendo gli anticorpi democratici, dall’uso disinvolto dell’emergenzialismo a un’inaccettabile politica discriminatoria, varata per decreto, senza neppure il coraggio di stabilire un esplicito obbligo, per paura dei risarcimenti, visto che vengono di fatto imposti, surrettiziamente, vaccini sperimentali. Un attacco alla Costituzione travestito da legalità emergenziale, da stato di necessità, che ne deturpa i fondamenti. Non a caso si procede, come se fosse normale, prorogando di sei mesi in sei mesi lo stato di emergenza, che è ormai tecnica di governo ordinaria. Del resto, un governo di emergenza, estraneo alla volontà popolare, fondato sul coronavirus (oltre che sull’obbedienza più cieca a eurismo e atlantismo) non può che mirare a prorogare il più possibile i presupposti fittizi sui quali si regge, che hanno vanificato la sovranità democratica (il voto del 2018 non ha nulla a che fare, politicamente, con Draghi e i consiglieri di cui si circonda, Giavazzi e Fornero in primis). Per questo bisogna marcare ora una netta differenza. Tracciare una linea perché è in gioco un nucleo etico-culturale, prima ancora che costituzionale, su cui non si può cedere. É fondamentale testimoniare un dissenso a futura memoria. Con equilibrio e prudenza, ma anche con la necessaria fermezza. Continuando a ragionare in autonomia, senza pregiudizi, senza farsi condizionare dal clima infame che si sta creando.

La questione non è il vaccino, ma la libertà. Sui vaccini sperimentali anti-coronavirus c’è un ampio dibattito scientifico, che non dovrebbe essere censurato. Una consapevolezza anche minimale di quale sia il profilo non negoziabile di uno Stato democratico pluralista, che non può non nutrirsi di un confronto razionale, basato su argomenti e verifiche fattuali, e non su isterie e demonizzazioni dall’alto, dovrebbe consigliare prudenza (soprattutto per adolescenti e bambini) e trasparenza nell’informazione sui pro e i contro. Lo ha affermato, di recente, Robert W.Malone, uno degli scienziati che ha posto le basi delle terapie geniche su cui si fondano i nuovi vaccini a mRNA, come il Pfizer: vi sono questioni bioetiche, è fondamentale informare correttamente i cittadini visto che si tratta di vaccini approvati in via derogatoria rispetto alle procedure ordinarie, soprattutto occorre essere cauti per quello che riguarda la vaccinazione dei giovani (naturalmente, per queste dichiarazioni è stato attaccato e anche censurato). Ora, non si tratta di essere contro i vaccini in generale, ovviamente. Né di contrastare un uso prudente e trasparente, che bilanci rischi e vantaggi, dei vaccini contro il coronavirus. Soprattutto per le categorie a rischio e le fasce d’età per le quali il calcolo costi-benefici è favorevole, essi rappresentano, unitamente all’applicazione diffusa delle cure precoci e allo sviluppo di nuovi farmaci, una via ragionevole, senza forzature e drammatizzazioni, alla risoluzione del problema. A proposito di cure, vogliamo assicurare allo Spallanzani i finanziamenti necessari per la sperimentazione sul nuovo farmaco (basato sugli anticorpi monoclonali), i cui primi risultati sono molto promettenti, invece di fare i fenomeni in conferenza stampa? Per inciso, qualcuno ci spiegherà un giorno perché il vaccino Reithera, sempre dello Spallanzani, è stato abbandonato, tagliando i fondi? Storie di ordinaria, assurda inefficienza, o c’è qualcos’altro?

Personalmente, le guerre di religione sui vaccini mi sono estranee. Ma ciò significa, innanzitutto, che è inaccettabile un fideismo irrazionalista che pretende di troncare qualsiasi discussione nel merito e far passare un’imposizione di fatto generalizzata, a prescindere da qualsiasi considerazione di prudenza, reale efficacia e necessità, colpevolizzando e ricattando i cittadini, sottraendo loro libertà e diritti. Cioè trasformando tutti noi in inermi sudditi nelle grinfie del potere, che toglie e concede spazi di libertà senza appello e senza limiti. Torna alla mente la metafora di Canetti in Massa e potere sul gatto che gioca con il topo: la nostra è ormai la libertà del topo? Invece della ragionevolezza (spesso invocata come stella polare dalla Corte Costituzionale), si decide di passare all’attacco, di imporre una dose ancora maggiore di stato di eccezione (in questo caso vaccinale). Adottando la stessa logica con la quale, per anni, si sono difese le mitiche riforme neoliberiste richieste dalla UE: se non funzionano, è perché non ne avete fatte abbastanza! Che il prezzo sia calpestare le libertà fondamentali di milioni di persone, trasformate in nemico interno e deprivate di diritti, sembra non preoccupare i moralisti a comando, i difensori della Costituzione a parole, quando non costa. In nome di un malinteso interesse pubblico, agitato strumentalmente. Considerato, oltretutto, che non c’è certezza scientifica sul fatto che questi vaccini producano anche una immunizzazione per i contagi; quindi chi non si vaccina, nel caso, danneggia se stesso, non chi è protetto, mentre chi è vaccinato è probabile possa essere veicolo del virus, come chi non lo è, almeno allo stato attuale delle conoscenze: si pensi al caso di Boris Johnson, vaccinato e finito in quarantena, e a tanti altri casi simili (del resto, se il vaccino immunizzasse dalla malattia, per accedere alla conferenza stampa dell’Epistocrate non sarebbe stato richiesto, oltre al certificato vaccinale, anche il tampone! Una scena impagabile per la sua plastica capacità di rivelare quanto sia grottesca e ben poco credibile la narrazione dominante). Ma forse proprio qui si radica una delle questioni di fondo, di chiara matrice ideologica globalista, all’opera nell’uso politico del coronavirus: l’ossessione della prevenzione assoluta (anche da minacce eventuali), il mito dell’eradicazione del “nemico” (di cui il virus è un perfetto simbolo). Il corollario è una strategia di indocilimento e controllo pervasivo: il conflitto, la dissidenza sono interdetti. E poi ci sono i “costi”, un classico della polemica neoliberista (ma anche del progressismo neoliberale in stile Blair) contro il Welfare. Si, perché dopo aver demolito la sanità, e non aver fatto niente per rimetterla in piedi (soprattutto quella sul territorio), la cosa più facile è criminalizzare paternalisticamente i cittadini, scaricando ancora su di loro inadempienze, fallimenti e zone grigie. Discorso analogo si può fare per la scuola, l’università e i trasporti pubblici (che saranno oggetto di prossime “attenzioni”). Del resto, si sa, i nostalgici del lockdown e della DAD non mancano…Forse si vuole giocare in anticipo rispetto a una nuova “ondata” in autunno, che sancirebbe un ovviamente non augurabile fallimento dei vaccini sperimentali, e una conseguente, pesante crisi di legittimazione per chi ha gestito finora la questione coronavirus? Si vuole creare un clima terroristico preventivo al fine di spostare l’attenzione su capri espiatori, scaricare la responsabilità di eventuali nuove chiusure sui non vaccinati, anche al costo di organizzare una grande menzogna di Stato, legittimando come normale la discriminazione dei cittadini e cancellando di fatto la libertà di scelta?

Si è cominciato con i diritti sociali e il lavoro, si è proseguito con la sovranità democratica, adesso si arriva alle libertà civili. Siamo al punto che va eradicato, coartato anche chi semplicemente pone domande, avanza qualche dubbio, oppure decide di esercitare una scelta magari discutibile per molti, ma lecita (in assenza di obblighi formali). Seguendo la stessa logica che ha portato a stigmatizzare e osteggiare in ogni modo un dibattito sereno sulle cure precoci, così da alimentare una realtà scissa: quella ufficiale del Ministero della Salute e di quei virologi che si sono prestati a fare le maschere del potere sui media, quella concreta di centinaia di medici (tra cui diversi luminari) che hanno operato sul territorio, curando e assistendo, infischiandosene delle direttive laconiche e omertose dei tecnici del Ministero. Una realtà scissa che ha determinato un vero e proprio buco nero di opacità e ingiustizia (chi non aveva medici di famiglia seri, che non se ne sono lavate le mani, o amici o parenti medici in grado di dare indicazioni tempestive sulle cure precoci, è stato abbandonato a se stesso). Ora, dunque, è comprensibile che omissioni, ritardi inspiegabili, opacità, documenti occultati o ritoccati suscitino qualche sospetto: il cosiddetto “complottismo” non c’entra nulla. Una volta il pensiero “progressista” coltivava controinformazione e diffidenza. Oggi fa da mosca cocchiera al discorso dominante. Bisogna “credere” a chi sa, cioè a chi ha il potere, senza fare domande. Mi sembra che urga un ripasso dei fondamentali, anche per certi scrittori…Siamo passati da Pasolini ed Elsa Morante ai cantori del moralismo peloso delle élites, oltretutto senza argomenti, per esplicita confessione (imponete, c’è poco da discutere!). Dunque, dobbiamo aspettarci che d’ora innanzi tutto sia possibile? Dobbiamo rassegnarci a vivere tempi apocalittici? Non ci resta che l’emigrazione interna? Per la prima volta, probabilmente, siamo sprovvisti di katéchon. Prepariamoci a una segreta lotta, dei puri di spirito, di quanti non si piegano al “divieto di pensare” (il nuovo Denkverbot denunciato da Slavoj Žižek), contro un proibizionismo senza ragione ma che si ammanta di conformismo violento e acritico (la banalità del presunto “bene” come suprema arma di un potere mefitico, in decadenza). Temo che, se non reagiremo, se non testimonieremo e organizzeremo forme di resistenza, se non preserveremo isole di pensiero critico, questo neo-autoritarismo dissimulato sia il drammatico piano inclinato che ci aspetta, anche rispetto alle prossime crisi, del debito, dello spread, della disperazione sociale.

* Fonte: La Fionda




LIBERTA’ SI GREEN PASS NO di Fronte del Dissenso, 3V, No Paura Day, Ancora Italia, FISI

Libertà Sì! Green Pass No!

Il “green pass” è uno strumento di segregazione e controllo sociale: i cittadini che non accettano di mettere il proprio corpo a disposizione del governo, tutti i dissidenti che non credono alle loro menzogne, saranno privati di fondamentali diritti civili, sociali e umani, quindi isolati e confinati come reietti.

Siamo ad un bivio storico. Il popolo è chiamato a decidere: difendere libertà, democrazia e giustizia sociale, oppure arrendersi ad un potere oligarchico che, passo dopo passo, vuole chiuderci in una nuova dittatura.

Contro questa minaccia tutti coloro che non accettano di rinunciare ai propri fondamentali diritti civili, sociali e umani si stanno mobilitando.

Uniamo le nostre forze, uniamo la protesta, prepariamoci e stiamo insieme.

Ci Vediamo in piazza!

La manifestazione è promossa da:

Fronte del Dissenso, 3V, No Paura Day, Ancora Italia, FISI

Fonte: marciadellaliberazione.it




31 LUGLIO: DI NUOVO IN PIAZZA! di Fronte del Dissenso

Comunicato stampa

🔴🔴🔴🔴

Il FRONTE DEL DISSENSO ha ripetutamente ufficializzato il proprio sostegno alle manifestazioni di protesta in difesa dei diritti, che stanno animando le piazze italiane.

Pur rilevando che persistono aspetti che generano preoccupazione (non si riesce a capire chi si nasconda dietro alla sigla “basta dittatura”), il Fronte ritiene cha vada valorizzato ed incoraggiato il carattere di spontaneità emerso in tante piazze, segno di un processo di maturazione popolare.

Invitiamo dunque tutte le realtà associative, che da un anno e mezzo hanno animato la nuova resistenza, ad essere presenti a viso aperto nelle piazze di sabato prossimo affinché siano combattive, gioiose e pacifiche.

Viviamo un momento storico, di particolare delicatezza, che necessita di comportamenti responsabili e consapevoli.

Invitiamo infine tutti gli aderenti al Fronte del Dissenso a far prevalere, in tutti gli eventi, la pacificità delle azioni unite alle argomentazioni delle ragioni del dissenso.

Fronte del Dissenso

27 luglio 2021

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Fonte: marciadellaliberazione.it




24 LUGLIO: LA NUOVA RESISTENZA di Fronte del Dissenso

sabato 24 luglio: La Nuova Resistenza: una giornata che resterà nella storia. Assieme al fiero popolo francese e a quelli degli altri paesi d’Europa, ieri oltre 100mila persone hanno riempito le piazze di 80 città gridando il loro no al green pass, allo Stato d’emergenza, in difesa delle libertà costituzionali e dei diritti umani e sociali.

È stato un sussulto, generale e spontaneo contro le vergognose parole di Draghi, al suo terrorismo, alla scelta di imporre uno strumento abietto e discriminatorio che mentre nasconde il fallimento della strategia vaccinale prefigura la nascita di un vero e proprio regime di segregazione sociale. Mai si era visto, da parte di un presidente del Consiglio, un simile incitamento all’odio contro chi rifiuta di diventare cavia e difende il sacro principio dell’inviolabilità del proprio corpo.

Questa rivolta pacifica, che corona un anno e mezzo di mobilitazioni e che attesta l’ingresso sulla scena della nuova resistenza, non è passata inosservata ai media di regime i quali, nel disperato tentativo di screditare la legittima rivolta, all’unisono, hanno scatenato una ignobile campagna di discredito gettando fango su chi ha manifestato rivendicando legittime libertà costituzionali.

Visto che infangare il nuovo movimento di disobbedienza civile e visto che bollarci come “no vax” non gli ha portato frutti questi falsari si sono inventati che le proteste sono state organizzate dai gruppuscoli fascisti. Si tratta di una falsità assoluta, di un diabolico tentativo di nascondere la verità, e la verità è che, nella sua pluralità, questa nuova resistenza si riconosce tutta nei valori di democrazia, libertà e umanità scolpiti nella Costituzione del ’48. La verità è che qui, di fascista, c’è semmai il tentativo di istituire un regime liberticida che vuole soffocare migliaia di cittadini relegandoli al confino. Ma la verità vincerà sulla menzogna.

A lottare contro il green pass e contro il regime del Grande Reset è un popolo ampio, unito dalla fede nella Costituzione, l’amore per la Patria e la volontà di opporsi allo stato di cose presenti. Qualunque cronista onesto poteva trovare tutto ciò nelle manifestazioni di sabato.

La lunga lotta che abbiamo appena iniziato dovrà occuparsi anche di questo. Di porre fine alle falsità e all’intossicazione. Di ristabilire una libertà di stampa oggi confiscata dall’oligarchia finanziaria e dalla cupola sistemica che la controlla.

Il Fronte del Dissenso, che ha portato il suo contributo alla riuscita delle mobilitazioni in tutta Italia, invita alla prosecuzione della lotta. Nuovi ed importanti appuntamenti ci aspettano, tra cui la grande manifestazione del prossimo 16 ottobre a Roma. Il cammino per la liberazione del nostro Paese è appena iniziato.

Lì dove c’è più buio, c’è anche una maggiore potenza della Luce. Forza e coraggio!

FRONTE del DISSENSO 25 luglio 2021

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Fonte: marciadellaliberazione




TORINO DA’ LA SVEGLIA A TUTTA ITALIA di Alberto Melotto

Convincenti segnali di risveglio. Più di cinquemila persone (duemilacinquecento secondo la Digos) hanno preso parte ieri sera alla manifestazione in Piazza Castello a Torino. Poche ore prima, era stato approvato l’obbrobrio noto come green pass. D’ora in avanti, due categorie di cittadini cammineranno fianco a fianco senza quasi mai sfiorarsi, i vaccinati e i reietti, questi ultimi condannati al confino, alla solitudine e all’oblio. Da fare invidia al Sudafrica dell’apartheid pre-liberazione di Mandela, oppure agli Stati Uniti degli anni 50, dove gli afroamericani non potevano frequentare la stessa università o sedere nella stessa parte di autobus di un wasp (white anglo saxon protestant). Sarà proprio così, o il Pendolo della Storia tornerà a oscillare verso una presa di coscienza dei popoli, in grado di opporsi alle mire di controllo sociale e di distruzione del tessuto economico da parte delle oligarchie mondialiste?

Entrando nel merito, il momento di assoluta emergenza democratica ci ha convinto di dover tentare un esperimento quasi inedito, unire le energie del Fronte del dissenso e di No Paura Day, coinvolgendo anche persone estranee all’associazionismo organizzato. Pur consapevoli di alcune diversità non secondarie nel modo di concepire la politica e di valutare alcuni grandi avvenimenti storici del passato, abbiamo ritenuto fosse prioritario rispondere positivamente alla richiesta di unità organizzativa al fine di dare voce alle molte persone che davvero sembrano aver realizzato qual è la posta in palio, il nostro stesso status di cittadini liberi in uno stato democratico.

Dal palco si sono alternati diversi lavoratori di categorie minacciate e vessate dai provvedimenti liberticidi e antipopolari del governo Draghi, infermieri, medici, odontoiatri. Di particolare valore l’intervento del candidato a sindaco di Torino, il giurista Ugo Mattei il quale, in punto di diritto, ha smontato con paziente e pervicace maestria i fallaci presupposti teorici su cui si basa il decreto legge approvato ieri. Si sono inoltre alternati sul palco fra gli altri, lo storico Paolo Borgognone, Mattia Bianchi responsabile per il Piemonte di Ancora Italia e l’avvocato Maurizio Giordano. Chi scrive ha ribadito, a conclusione della serata, l’invito a prendere parte alla grande manifestazione popolare che il Fronte del Dissenso terrà sabato 16 ottobre a Roma, dal titolo Lavoro e Libertà.

La proposta di compiere a piedi parte del viaggio verso la Capitale ha riscontrato successo fra gli astanti. Intanto, nei prossimi giorni nascerà una chat su Telegram, dal nome di Liberi in Piazza, che servirà a non disperdere quella parte di popolo che si è ritrovata ieri e che dovrà essere informata sulle prossime iniziative, che potranno avvenire anche a stretto giro. Sabato 24 luglio, alle ore 17:30, sempre in Piazza Castello a Torino ci sarà una manifestazione indetta da World Wide Rally, che andrà così a coincidere con la proposta di mobilitazione collettiva lanciata per quella data dal Fronte del dissenso.

Fonte: marciadellaliberazione.it