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LA FOLLIA “NO BORDER – NO NATION” di Oskar Lafontaine

[ 5 agosto 2018 ]

Della serie: non tutta la sinistra e’ sinistrata


incontrarlo a Parigi nel gennaio 2016, in quell’occasione c’erano anche Stefano Fassina e Emiliano Brancaccio.

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Dal suo profilo FB, un ottimo Oskar Lafontaine.
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GERMANIA: LA SINISTRA CONTRO L’EURO C’È

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[ 8 agosto ]

Come abbiamo più volte segnalato, in Germania, non c’è solo una certa destra (tipo l’AfD) a dire che l’euro va cestinato. Qui sotto il Manifesto EUREXIT, sottoscritto da numerosi esponenti della sinistra tedesca e austriaca. 

Ben cinque di loro saranno protagonisti del III Forum internazionale no euroInge Höger, Thomas Zmrzly, Wilhelm Langthaler, Albert F. Reiterer, Paul Steinhardt.
Un Manifesto che rappresenta —malgrado si alluda all’idea di ricostruire, dopo lo smantellamento dell’Eurozona, una nuova unione monetaria— un segnale di grande importanza politica.
Un’alternativa all’euro
BREXIT ha dimostrato che l’Unione europea non può continuare come prima. E’ tempo per un radicale cambiamento di rotta. Se non lo si farà, si arriverà a rotture incontrollate, conflittuali, addirittura esplosive. Se vogliamo evitarle, chiarire la questione monetaria è urgente e inevitabile. Questa è una questione chiave per il futuro della Ue —anche se non l’unica. Questo è il messaggio centrale dell’appello che segue, formulato poco prima della BREXIT.
Un’Europa sociale e democratica bloccata
Il disegno istituzionale dell’Euro svolge un ruolo decisivo nella crisi dell’Unione Europea. Una riforma della moneta unica richiederebbe almeno che il Sudeuropa venga in parte sollevato dall’attuale pressione competitiva. Tutto ciò è impossibile senza un innalzamento dei salari tedeschi e senza un piano coordinato d’investimenti statali per progetti sociali ed ecologici, nonché un’efficace regolamentazione dei mercati finanziari.
Al contrario, le istituzioni europee, sotto la guida decisa della Germania, impongono da anni al Sud programmi di austerità che hanno eroso stato sociale e democrazia. Il fallimento di questa politica è ormai evidente.
In Europa meridionale i popoli vivono i tentativi di salvare l’Euro come una serie di continue umiliazioni, schiacciati sempre più nel ruolo di meri destinatari di diktat imposti dall’alto. Le contraddizioni dell’Euro-regime alimentano il risentimento tra le popolazioni dei Paesi membri e dividono l’Europa. È qui che vanno cercate le ragioni che hanno portato alla nascita di focolai nazionalistici e populismi di destra.
L’Euro – un problema chiave
Il fatto che l’Euro sia un progetto fallace è ammesso ormai da molti professionisti.
Per sorreggere questa fragile costruzione è stato creato un intero sistema d’impalcature di sostegno, come il Fiscal Pact, il Six Pack, il Two Pack e il MES. La così detta Relazione dei Cinque Presidenti prevede una più profonda integrazione secondo logiche neoliberiste e prosegue con la via dell’austerità irreversibile, che si trasforma quasi in un dettato costituzionale.
È necessario pensare ad alternative concrete all’euro. Come elemento centrale di un’economia, una valuta è sempre espressione di dominio e potere sociale. L’Euro è molto più di una moneta, una banconota o un saldo sul conto in banca. Si tratta di un sistema di regole e istituzioni, con la BCE in cima alla piramide. Il modo in cui questo regime valutario è stato progettato ha un enorme impatto sull’economia e sulla società.
Un organismo monetario alternativo non risolverebbe tutti i problemi che a oggi bloccano il percorso verso una politica orientata al bene comune. Tuttavia, il sistema valutario resta un punto fondamentale. Che la moneta sia economicamente neutra è un’opinione diffusa spesso e volentieri anche nei circoli di sinistra. Ma si tratta di una convinzione sbagliata.
Ciò che è necessario è una discussione aperta al fine di esaminare le varie proposte che sono sul tavolo e verificare la loro validità. Al centro della questione ci devono essere le condizioni per una risoluzione consensuale della moneta unica, pensando eventualmente a un nuovo regime monetario europeo. Per i firmatari di questo appello appare indispensabile permettere a singoli stati o gruppi di paesi un’uscita dal sistema euro controllata e solidale. Un nuovo sistema dovrebbe impegnarsi per la cooperazione monetaria ed evitare politiche pubbliche puramente nazionali. Allo stesso tempo, è necessario porre termine alla corrente posizione di potere assoluto della BCE, e consentire alle singole economie flessibilità e autonomia per il loro sviluppo economico e per il superamento di eventuali crisi. Una santificazione dell’euro non è più accettabile.
Giustizia sociale, controllo dei mercati finanziari e democratizzazione
 Vogliamo una politica economica allineata agli interessi della maggioranza della popolazione e alle esigenze ambientali, e una politica fiscale e sociale equa. Quale livello – locale, nazionale, europeo – debba ricoprire quale ruolo, è una domanda aperta alla discussione.
Vogliamo una riforma fondamentale del sistema finanziario; il casinò va chiuso immediatamente. I mercati finanziari devono essere messi al servizio dello sviluppo sociale e ambientale. Pertanto respingiamo il progetto di un’unione dei mercati dei capitali, che promuoverebbe ulteriormente la liberalizzazione dei mercati finanziari.
Vogliamo un rinnovamento democratico. Ciò vuol dire anche rafforzare le democrazie dei Paesi membri, e proteggerle contro l’intrusione autoritaria di UE e BCE.
Giugno 2016
I primi firmatari
  • Michael Aggelidis, Bonn, Rechtsanwalt, Europapolitischer Sprecher im Landesvorstand DIE LINKE. NRW
  • Jürgen Aust, Duisburg, Giurista, M DIE LINKE, NRW
  • Dr. Harald Bender, Heidelberg, Akademie Solidarische Ökonomie, Leitungsteam Koordinator Grundlagenarbeit
  • Stephan Blachnik, Berlin, Sozialpädagoge
  • Dr. Diether Dehm (MdB), Musikproduzent, Liedermacher und Politiker (Schatzmeister der Europäischen Linken)
  • Armin Duttine, Berlin, Gewerkschaftssekretär
  • Prof. Dr. Wolfram Elsner, Bremen, Wirtschaftswissenschaftler, iino – Institute of Institutional & Innovation Economics
  • Prof. Dr. Heiner Flassbeck, Genf, Herausgeber Makroskop
  • Nicole Gohlke, München, MdB Die LINKE, Hochschul- und wissenschaftspolitische Sprecherin
  • Prof. em. Dr. Eberhard von Goldammer, Witten (Ruhr), Biophysiker
  • Karl-Heinz Heinemann, Köln, Vorsitzender der Rosa-Luxemburg-Stiftung NRW
  • Inge Höger, Herford, Bundestagsabgeordnete für DIE LINKE
  • apl. Prof. Dr. Martin Höpner, Köln, Politikwissenschaftler, Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung Köln
  • Willi Hoffmeister, Dortmund, Ostermarsch Rhein Ruhr Komitee
  • Jules El-Khatib, Landesvorstand Linke NRW
  • Ralf Krämer, Berlin, Gewerkschaftssekretär, Mitglied des Parteivorstands DIE LINKE
  • Dr. Lydia Krüger, Berlin, Mitglied des wissenschaftlichen Beirats von Attac
  • Kris Kunst, Mainz, Initiative „economy for the people“
  • Oskar Lafontaine, Saarbrücken, Vorsitzender der Fraktion der LINKEN im Landtag des Saarlands
  • Wilhelm Langthaler, Wien, Autor
  • Christian Leye, Bochum, Landessprecher DIE LINKE. Nordrhein-Westfalen
  • Prof. Dr. Ekkehard Lieberam, Rechts- und Politikwissenschaftler, Vors. Marxistisches Forum DIE LINKE Sachsen
  • Fabio De Masi, Mitglied des Europäischen Parlaments (DIE LINKE)
  • Dr. Julian Müller, Amsterdam
  • Siegfried Müller-Maige, Frankfurt, Ökonom, Attac
  • Prof. Günther Moewes, Dortmund, Verteilungskritiker
  • Dr. Werner Murgg, Abgeordneter zum Steiermärkischen Landtag und Stadtrat in Leoben
  • Prof. Dr. Andreas Nölke, Frankfurt, Politikwissenschaftler, Goethe Universität
  • Peter Rath-Sangkhakorn, Bergkamen, wiss. Mitarbeiter/Verleger;
  • Albert F. Reiterer, Wien, Statistiker, Demograph und Sozialwissenschaftler
  • Dr. Werner Seppmann, Gelsenkirchen
  • Dirk Spöri, Freiburg, Landessprecher DIE LINKE Baden-Württemberg
  • Dr. Paul Steinhardt, Wiesbaden, Herausgeber Makroskop
  • Steffen Stierle, Berlin, Attac-Aktivist, europ. Lexit-Netzwerk
  • Ben Stotz, Berlin, Organizer, DIE LINKE Berlin
  • Peter Wahl, Worms, WEED-Weltwirtschaft, Ökologie & Entwicklung, Wissenschaftlicher Beirat Attac
  • Andreas Wehr, Berlin, Jurist und Publizist
  • Lucas Zeise, Frankfurt/M., Chefredakteur der UZ, Zeitung der DKP
  • Thomas Zmrzly, Duisburg, Krankenpfleger, Duisburger Netzwerk gegen Rechts
* Traduzione a cura della Redazione



PARIGI 23-24 GENNAIO: SUMMIT DI “PIANO B”

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[ 22 gennaio ]

Sabato e domenica, a Parigi, si svolerà un importante Forum: «per un PIANO B in Europa!».
Sotto il programma delle riunioni e dei relatori. Il Forum sarà aperto da Oskar Lafontaine. Interverranno numerosi esponenti di quella che possiamo chiamare “sinistra euroscettica”. Tra loro sia chi chiede di smantellare la moneta unica ma ancora si illude di poter riformare l’Unione europea ed intellettuali e politici che con più lungimiranza ritengono che la stessa Unione debba essere derubricata.
Dall’Italia ci saranno anche Emiliano Brancaccio, Stefano Fassina, Fabio Amato.
Parteciperà anche una delegazione di Programma 101.
Sotto il programma completo dei lavori.

Venerdì, sempre a Parigi, i nostri compagni parteciperanno anche alla riunione di coordinamento di diversi gruppi e movimenti europei no-euro e no-unione, gli stessi che parteciparono al Forum di Assisi (2014), a quello di Atene (2015) e di Barcellona.



“PIANO B”: La giornata di sabato….


e quella di domenica.





OGGI A PARIGI

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[ 14 novembre ]


Apre i lavori, alle ore 12:30, Oskar Lafontaine —più sotto il programma dei lavori.



ringrazio gli organizzatori, il Parti de Gauche, la Francia e Parigi, per la splendida occasione che ci è stata offerta di portare la nostra opinione.

E’ cosa giustissima e che si attendeva da anni che finalmente si ragionasse razionalmente su queste tematiche, con razionalità, senza strali e scomuniche.
Noi siamo una nuova formazione che sta cercando di costituirsi in movimento politico e possiamo dire che nel nostro paese abbiamo contribuito al formarsi di una nuova opinione sulla UE perché da anni portiamo avanti questo dibattito.
Credo nessuno voglia affermare che la democrazia non debba più essere un diritto indisponibile.


In Italia nel 1989 votammo un referendum consultivo per dare mandato a stilare un progetto di Unione Europea sul quale poi decidere.
Era solo consultivo, un mandato di esplorazione.
Nessuno ha mai visto un piano da discutere e valutare e soli 3 anni dopo si entrava senza colpo ferire nel Trattato di Maastricht.

La minestra era già pronta, cosa abbiamo potuto scegliere? Niente.
Nel 2005 si è cercato di varare una Costituzione Europea che sanciva solo i diritti economici delle corporations multinazionali e delle banche, in un linguaggio volutamente incomprensibile.
Referendum in Francia: bocciato.
Referendum in Olanda: bocciato.
Referendum in Irlanda: bocciato.

Italia e Grecia a novembre 2011.

Perchè usare i soldati quando basta un click da una stanza di quella istituzione golpista che ha sede a Francoforte?

Grecia, maggio-giugno 2015, secondo colpo di stato per via monetaria.
Insegnamento fondamentale: trattare avendo una sola opzione non è una trattativa, ma un inutile rito sacrificale.

Possiamo accettarlo? Possiamo mercanteggiare sul fatto di essere sottoposti ad un simile regime?
No, dobbiamo scegliere tra l’UE e la democrazia ed è ormai evidente che non esistono vie di mezzo.
Una volta si diceva che con le elezioni i popoli scelgono liberamente progetti politici.
Oggi si sceglie il proprio assassino e la lunghezza del coltello col quale si verrà sgozzati.
E questa cosa si può ancora chiamare democrazia?
Portogallo ultime settimane: un governo pro austerità perde la maggioranza nelle elezioni ma ad una coalizione contenente due sinistre euroscettiche che avrebbero una maggioranza parlamentare non viene dato il mandato per evitare di entrare in contrasto con la UE.

Che poi il governo di minoranza sia già caduto è un altro discorso.
Abbiamo in ogni caso un segnale di come si cerca di influire sulle elezioni.
Nel frattempo abbiamo 50 milioni di disoccupati nel continente, del welfare state che contraddistingueva il modello sociale europeo non resta quasi più nulla ovunque e sulla contraddizione dello spoglio della sovranità nazionale e quindi democratica e popolare, non contestata efficacemente da sinistra, le destre nazionaliste e scioviniste stanno andando a nozze.

La realtà storica è la che la democrazia si esercita necessariamente in spazi circoscritti, quelli nei quali un demos si riconosca ed abbia una concreta possibilità di esprimersi ed organizzarsi.
Entro questo spazio il popolo sfruttato può rivendicare la propria emancipazione.
Ma non esiste un demos europeo e quindi non può esistere una democrazia europea.
In queste condizioni il Lavoro è sottoposto all’arbitrio di un Capitale libero di agire da autocrate regnante.
Voi francesi sapete meglio di chiunque altro che le monarchie non si democratizzano dall’interno.

Il popolo si libera quando ai Re viene tagliata la testa.
E questo bisogna fare con l’Unione Europea, che peggio ancora di un regno è un impero.
Non si può negoziare sulla democrazia.
Sarà differente la sua gestione, ad opera di movimenti nazionalisti, sciovinisti, xenofobi quando non peggio, i quali in ultima istanza scenderanno nuovamente a patti con gli interessi del grande capitale come già altre volte nella storia.



Auguriamo a tutti un buono svolgimento dei lavori, e invitiamo tutti a ricordare che i tempi della storia sono stretti».





«L’EURO È UN’ARMA ANTIPOPOLARE» LETTERA ALLA SINISTRA ITALIANA di Oskar Lafontaine

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[ 16 ottobre]

dell’incontro di Parigi a cui parteciparono, oltre a Lafontaine, Varoufakis, Fassina e Melenchon. Una sinistra no-euro europea, pur coi suoi evidenti limiti, si va conformando. Non è un caso che Lafontaine, con argomenti inoppugnabili, si rivolga alla sinistra italiana, ancora attaccata al feticcio della moneta unica. Vedremo se i Landini, i Vendola, i Ferrero, risponderanno all’appello.
«Care com­pa­gne, cari compagni,

la scon­fitta del governo greco gui­dato da Syriza davanti all’Eurogruppo ha por­tato la sini­stra euro­pea a doman­darsi quali pos­si­bi­lità abbia un governo gui­dato da un par­tito di sini­stra, o un governo in cui un par­tito di sini­stra sia coin­volto come part­ner di mino­ranza, di por­tare avanti una poli­tica di miglio­ra­mento della con­di­zione sociale di lavo­ra­trici e lavo­ra­tori, pen­sio­nate e pen­sio­nati, e delle pic­cole e medie imprese, nel qua­dro dell’Unione euro­pea e dei trat­tati europei.

La rispo­sta è chiara e bru­tale: non esi­stono pos­si­bi­lità per una poli­tica tesa al miglio­ra­mento della con­di­zione sociale della popo­la­zione, fin­tanto che la Bce, al di fuori di ogni con­trollo demo­cra­tico, è in grado di para­liz­zare il sistema ban­ca­rio di un paese sog­getto ai trat­tati europei.

Non esi­stono pos­si­bi­lità di met­tere in atto poli­ti­che di sini­stra se un governo cui la sini­stra par­te­cipi non dispone degli stru­menti tra­di­zio­nali di con­trollo macroe­co­no­mico, come la poli­tica dei tassi di inte­resse, la poli­tica dei cambi e una poli­tica di bilan­cio indipendenti.

Per miglio­rare la com­pe­ti­ti­vità rela­tiva del pro­prio paese sotto l’ombrello dell’euro, restano al sin­golo paese sot­to­po­sto alle con­di­zioni dei trat­tati euro­pei solo la poli­tica sala­riale, la poli­tica sociale e le poli­ti­che del mer­cato del lavoro. Se l’economia più forte, quella tede­sca, pra­tica il dum­ping sala­riale den­tro un’unione mone­ta­ria, gli altri paesi mem­bri non hanno altra scelta che appli­care tagli sala­riali, tagli sociali e sman­tel­lare i diritti dei lavo­ra­tori, così come vuole l’ideologia neo­li­be­ri­sta. Se poi l’economia domi­nante gode di tassi di inte­resse reali più bassi e dei van­taggi di una moneta sot­to­va­lu­tata, i suoi vicini euro­pei non hanno pra­ti­ca­mente alcuna pos­si­bi­lità. L’industria degli altri paesi per­derà sem­pre più quote sul mer­cato euro­peo e non europeo.

Men­tre l’industria tede­sca pro­duce oggi tanto quanto pro­du­ceva prima della crisi finan­zia­ria, secondo i dati Euro­stat, la Fran­cia ha perso circa il 15% della sua pro­du­zione indu­striale, l’Italia il 30%, la Spa­gna il 35% e la Gre­cia il 40%.

La destra euro­pea si è raf­for­zata anche per­ché mette in discus­sione l’Euro e i trat­tati euro­pei, e per­ché nei paesi mem­bri cre­sce la con­sa­pe­vo­lezza che i trat­tati euro­pei e il sistema mone­ta­rio euro­peo sof­frano di alcuni difetti costitutivi.

Come dimo­stra l’esempio tede­sco, la destra euro­pea non si pre­oc­cupa della com­pres­sione dei salari, dello sman­tel­la­mento dei diritti dei lavo­ra­tori e delle poli­ti­che di auste­rità più severe. La destra vuole tor­nare allo Stato nazio­nale, offrendo però solu­zioni eco­no­mi­che che rap­pre­sen­tano una variante nazio­na­li­stica delle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste e che por­te­reb­bero agli stessi risul­tati: aumento della disoc­cu­pa­zione, aumento del lavoro pre­ca­rio e declino della classe media.

La sini­stra euro­pea non ha tro­vato alcuna rispo­sta a que­sta sfida, come dimo­stra soprat­tutto l’esempio greco.

Atten­dere la for­ma­zione di una mag­gio­ranza di sini­stra in tutti i 19 Stati mem­bri è un po’ come aspet­tare Godot, un autoin­ganno poli­tico, soprat­tutto per­ché i par­titi social­de­mo­cra­tici e socia­li­sti d’Europa hanno preso a modello la poli­tica neoliberista.

Un partito di sinistra deve porre come condizione alla sua partecipazione al governo la fine delle politiche di austerità.

Tut­ta­via ciò è pos­si­bile solo se in Europa prende forma una costi­tu­zione mone­ta­ria che con­servi la coe­sione euro­pea, ma che ria­pra ai sin­goli paesi la pos­si­bi­lità di ricor­rere a poli­ti­che capaci di aumen­tare la cre­scita e i posti di lavoro; anche se la più grande eco­no­mia opera in con­di­zioni di dum­ping salariale.

Pre­sup­po­sto impre­scin­di­bile a que­sto scopo è il ritorno a un sistema mone­ta­rio euro­peo (Sme) miglio­rato, che con­senta nuo­va­mente di ricor­rere alla riva­lu­ta­zione e alla sva­lu­ta­zione. Tale sistema resti­tui­rebbe ai sin­goli paesi un ampio con­trollo sulle rispet­tive ban­che cen­trali e offri­rebbe loro i mar­gini di mano­vra neces­sari per con­se­guire una cre­scita costante e l’aumento dell’occupazione attra­verso mag­giori inve­sti­menti pub­blici, così come per con­tra­stare, tra­mite la sva­lu­ta­zione, l’ingiusto dum­ping sala­riale ope­rato dalla Ger­ma­nia o da un altro Stato membro.

Que­sto sistema ha fun­zio­nato per molti anni e ha impe­dito l’emergere di gravi squi­li­bri eco­no­mici, come ne esi­stono attual­mente nell’Unione europea.

Rivol­gen­domi ai sin­da­cati ita­liani, tengo a sot­to­li­neare che lo Sme non è mai stato per­fetto, domi­nato come era dalla Bun­de­sbank. Ma nel sistema Euro la per­dita del potere d’acquisto delle lavo­ra­trici e dei lavo­ra­tori attra­verso salari più bassi (sva­lu­ta­zione interna) è maggiore.

A me, osser­va­tore tede­sco, risulta molto dif­fi­cile capire per­ché l’Italia uffi­ciale assi­sta più o meno pas­si­va­mente alla per­dita del 30% delle quote di mer­cato delle sue industrie.

Sil­vio Ber­lu­sconi e Beppe Grillo hanno messo sì in discus­sione il sistema Euro, ma ciò non ha impe­dito all’Eurogruppo di imporre il modello delle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste alla poli­tica italiana.

Oggi la sinistra italiana è necessaria come non mai.

La per­dita di quote di mer­cato, l’aumento della disoc­cu­pa­zione e del lavoro pre­ca­rio, con la con­se­guente com­pres­sione dei salari, pos­sono rien­trare nei miopi inte­ressi delle imprese ita­liane, ma la sini­stra ita­liana non può più stare a guar­dare que­sto pro­cesso di de-industrializzazione.

Lo svi­luppo in Gre­cia e in Spa­gna, in Ger­ma­nia e in Fran­cia, dimo­stra come la fram­men­ta­zione della sini­stra possa essere supe­rata non solo con un pro­cesso di uni­fi­ca­zione tra i par­titi di sini­stra esi­stenti ma soprat­tutto con l’incontro di tante ener­gie inno­va­tive fuori dal cir­cuito poli­tico tradizionale.

Solo una sini­stra suf­fi­cien­te­mente forte nei rispet­tivi Stati nazio­nali potrà cam­biare la poli­tica euro­pea. La sini­stra euro­pea ha biso­gno ora di una sini­stra forte in Italia.

Vi saluto calo­ro­sa­mente dalla Ger­ma­nia e vi auguro ogni suc­cesso per il pro­cesso di costru­zione di una nuova sini­stra italiana».

– Oskar Lafon­taine è stato mini­stro delle Finanze della Ger­ma­nia ed è l’ex pre­si­dente del Par­tito social­de­mo­cra­tico tede­sco (Spd) e del Par­tito della Sini­stra (die Linke)




UN BENVENUTO ALLA “BANDA DEI QUATTRO”

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[ 15 settembre]

davamo conto dell’incontro svoltosi a Parigi il 12 settembre, segnalando l’intervento svolto da Fassina.

Qui sotto il video degli interventi dei quattro.
Ora vi chiederete: “Che ci fa Stefano Fassina assieme ai Vendola, ai Ferrero, ai Viale, ai Revelli & C.?” Beh, questo chiedetelo a lui.



«Il 13 luglio scorso, il governo democraticamente eletto di Alexis Tsipras è stato messo in ginocchio dall’Unione Europea.
“L’accordo” del 13 luglio è stato in realtà un coup d’état, messo in atto attraverso la chiusura delle banche greche provocata dalla Banca centrale europea, con la minaccia che non sarebbero state riaperte finché il governo non avesse accettato una nuova versione di quel fallimentare programma. Il motivo? L’Europa ufficiale non poteva tollerare che un popolo prostrato dalle sue politiche di austerità auto-distruttiva osasse eleggere un governo determinato a dire “No!”.

Ora, con più austerità, più svendite di beni pubblici, con politiche economiche sempre più irrazionali e politiche sociali improntate ad una sfacciata misantropia di massa, il nuovo Memorandum può servire solo a peggiorare la Grande Depressione in Grecia e a consentire che la ricchezza della Grecia sia saccheggiata a vantaggio di interessi privati interni ed esterni.

Da questo golpe finanziario dobbiamo trarre una lezione. L’euro è diventato uno strumento di dominio economico e politico da parte di un’oligarchia europea che si fa schermo del governo tedesco, ben contenta di lasciare alla cancelliera Merkel il lavoro sporco che gli altri governi non sono capaci di compiere. Questa Europa genera soltanto violenza nei paesi e tra di essi: disoccupazione di massa, brutale dumping sociale e insulti contro la periferia europea, attribuiti alla leadership tedesca ma in realtà ripetuti a pappagallo da tutte le élite europee, incluse quelle della stessa periferia. In questo modo, l’Unione europea alimenta l’avanzata dell’estrema destra e rende impossibile in Europa il controllo democratico sulla produzione e la distribuzione della ricchezza.

Siamo determinati a rompere con questa Europa. È la condizione primaria per ricostruire la cooperazione tra i nostri popoli e i nostri paesi su nuove basi. Come possiamo mettere in atto politiche di redistribuzione della ricchezza, di creazione di opportunità di lavoro dignitoso, specialmente per i giovani, di transizione ecologica, di ricostruzione della partecipazione democratica entro i vincoli di questa UE? Dobbiamo sfuggire alla vacuità e disumanità dei trattati europei vigenti e rimodellarli in modo da levarci di dosso la camicia di forza del neoliberismo, abolire il Fiscal compact e opporci al trattato commerciale con gli Stati Uniti, il TTIP.

Viviamo tempi eccezionali. Stiamo affrontando un’emergenza. Gli stati membri hanno bisogno dello spazio politico che consenta alle loro democrazie di respirare e avanzare soluzioni adeguate alle esigenze nazionali, senza il timore di giri di vite da parte di un Eurogruppo autoritario e dominato dai paesi più forti e dai grandi poteri economici, o da parte di una BCE utilizzata come un rullo compressore, che minaccia di schiacciare i paesi che non “cooperano”, come è accaduto con Cipro e con la Grecia.

Questo è il nostro piano A: lavoreremo nei nostri rispettivi paesi, e insieme in Europa, per una totale rinegoziazione dei trattati europei. Ci impegniamo a sostenere ovunque le lotte dei cittadini europei, con una campagna di disobbedienza civile contro le scelte europee arbitrarie e le “regole” irrazionali, finché tale rinegoziazione non sia ottenuta.

Il nostro primo obiettivo sarà porre fine all’irresponsabilità dell’Eurogruppo. Il secondo sarà rimuovere la finzione di una BCE “apolitica” e “indipendente”, quando in realtà essa è profondamente politica (nella forma più deleteria) e totalmente dipendente dagli interessi delle banche e dei loro rappresentanti politici, pronta come è a reprimere la democrazia con la semplice pressione di un bottone.

Anche i governi che rappresentano gli interessi dell’oligarchia europea, e che si nascondono dietro a Berlino e Francoforte, hanno un loro piano A: non cedere alla domanda di democrazia dei popoli europei e agire in modo brutale per piegare la loro resistenza. Lo abbiamo visto in Grecia lo scorso luglio. Come sono riusciti a strangolare il governo greco, democraticamente eletto? Dotandosi di un piano B: espellere la Grecia dall’eurozona nelle peggiori condizioni possibili, distruggendo il suo sistema bancario e uccidendo la sua economia.

Di fronte a questo ricatto, anche noi abbiamo bisogno di un nostro piano B, da opporre al piano B delle forze più reazionarie e anti-democratiche. Per rinforzare la nostra posizione negoziale di fronte a politiche brutali che sacrificano gli interessi della maggioranza per favorire un’esigua minoranza. Ma anche per riaffermare il semplice principio che l’Europa è per gli europei, e le valute sono strumenti per promuovere la prosperità diffusa, non strumenti di tortura o armi per uccidere la democrazia. Se l’euro non potrà essere democratizzato, se insisteranno nel volerlo usare per strangolare i popoli, ci leveremo e, guardandoli negli occhi, diremo loro: “fatevi avanti, le vostre minacce non ci spaventano”. Troveremo un modo per assicurare che gli europei abbiano un sistema monetario che operi a loro vantaggio, non contro di loro.

Il nostro piano A per un’Europa democratica, supportato da un piano B che mostri ai poteri costituiti che non possono indurci alla sottomissione spaventandoci, è inclusivo e fa appello alla maggioranza degli europei. Ciò richiede un elevato livello di preparazione. Gli aspetti tecnici saranno definiti nel confronto reciproco. Molte idee sono già sul tavolo: l’introduzione di sistemi di pagamento paralleli, valute parallele, digitalizzazione delle transazioni, sistemi di scambio complementari community based, fino all’uscita dall’euro e la sua trasformazione da moneta unica in moneta comune.

Nessun paese europeo può operare per la propria liberazione in modo isolato. La nostra visione è internazionalista. Anticipando ciò che potrebbe accadere in Spagna, Irlanda – forse, a seconda di come evolverà la situazione, nuovamente in Grecia – e in Francia nel 2017, abbiamo bisogno di lavorare insieme concretamente al piano B, tenendo conto delle diverse caratteristiche di ciascun paese.

Proponiamo pertanto la convocazione di una conferenza internazionale sul piano B per l’Europa, aperta a chiunque sia disponibile, cittadini, organizzazioni ed intellettuali. La conferenza può aver luogo in tempi ravvicinati, già a Novembre 2015. Inizieremo il percorso sabato 12 settembre, durante la Fête de l’Humanité a Parigi. Unitevi a noi!»

Stefano Fassina, parlamentare, ex vice-ministro dell’economa e finanze (Italia)
Oskar Lafontaine, ex ministro delle finanze, fondatore del partito Die Linke (Germania)
Jean-Luc Mélenchon, parlamentare europeo, co-fondatore del Parti de Gauche (Francia)
Yanis Varoufakis, parlamentare, ex ministro delle finanze (Grecia)




LE VIE DEL SIGNORE (NON) SONO INFINITE di Piemme

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[ 11 settembre ]

Eppur si muove…

Il dramma della capitolazione di SYRIZA e di Tsipras, come abbiamo già segnalato, ha terremotato la sinistra altreuropeista.
L’Unione europea non è riformabile, l’euro è una moneta fasulla, l’egemonia tedesca ci porta verso il baratro… 

Queste idee, fino a ieri condannate all’esilio ( a sinistra), ogni giorno guadagnano terreno, si fanno largo nel vuoto pneumatico dell’altreuropeismo il quale è diventato oramai “tsiprismo”, difesa ad oltranza della capitolazione —vedi le posizioni vergognose di Rifondazione e di Sel, che assieme ad altri rimasugli hanno resuscitato la Brigata Kalimera per andare ad Atene il 20 settembre a celebrare (questa volta) i funerali di Tsipras. 
E con Tsipras han deciso di spiaggiarsi…

Di contro ai fondamentalisti dello tsiprismo, ovvero agli alfieri della capitolazione, dicevamo che si stanno smarcando, a livello europeo, pezzi da novanta dei partiti della “sinistra radicale”, primo fra tutti Oskar Lafontaine.

E’ un fatto positivo? Sì lo è.

Ne è la riprova l’evento [vedi immagine sopra] che avverrà in seno alla Festa dell’Humanité (ovvero del Partito comunista francese) che si svolge in questi giorni a Parigi.

Luogo quantomeno singolare, visto che il Pcf si è attestato sulla prima linea del blocco degli alfieri della capitolazione o fondamentalisti dello tsiprismo.

Ma in questa festa il Parti de Gauche di Jean-Luc Mélenchon —principale partito del francese Fronte di sinistra oramai andato in pezzi— ha un suo spazio, spazio nel quale domani 12 settembre si svolge un incontro che merita di essere menzionato. Ci saranno oltre a Mélenchon, Yanis Varoufakis, Oskar Lafontaine, e Stefano Fassina.

Sappiamo che i nostri amici francesi andranno e qualcosa di questo confronto sapremo, e scriveremo.

Non ci dispiace nemmeno che Stefano Fassina (per il quale, come i lettori sanno, nutriamo una certa simpatia) sia tra i protagonisti dell’incontro parigino.

Però una domanda a Stefano Fassina vorremmo rivolgergliela: perché mai, dato che pensi che quest’Unione è irriformabile, hai deciso di partecipare, con Sel, Rifondazione e i rimasugli dell’Altra Europa con Tsipras, a resuscitare il morto di un partito che fa dell’europeismo un dogma? Perché hai deciso di fare il grillo parlante in quel carrozzone? Perché la parte di anima bella tra gli zombi?

Chissà che l’incontro di Parigi non lo aiuti a ricredersi….