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MORIRE DI VACCINO A 18 ANNI di Filippo Dellepiane

Come il principio della conservazione dell’individuo se ne è andato a farsi fottere.

Dicesi nella logica classica che una deduzione è corretta se dalla verità delle premesse discende la verità delle conclusioni.

Posto che:

  1. ) in Italia non ci sono casi di giovani morto sotto i 38 anni per il covid 19;
  2. ) fare il vaccino, soprattutto per un giovane, significa rischiare la vita di più rispetto a contrarre il virus, qualunque sia l’incidenza delle reazioni;
  3. ) tutte le campagne geopolitiche contro i vaccini russi e cinesi, che non sarebbero stati sperimentati abbastanza, sono del tutto ipocrite se poi ogni giorno su migliaia di persone viene testato un farmaco poco sicuro;
  4. ) in Gran Bretagna tutti i vaccinati già affollano gli ospedali perché, come già qualcuno diceva mesi fa, il virus è influenzale e quindi muta di continuo;
  5. ) il governo in Italia si sta macchiando di un ricatto che è davvero subdolo, usando bastone e carota per far vaccinare i giovani;
  6. ) l’ex presidente dell’Ema ha dichiarato che non vaccinerebbe suo figlio con Astrazeneca,

ieri una ragazza di 18 anni, vaccinata proprio con Astrazeneca, è deceduta nei pressi di Genova. Probabilmente perché voleva tornare in discoteca o viaggiare all’estero. Un’intera vita davanti già finita sulla griglia di partenza.

Eppure, era tutto prevedibile: sapevamo sarebbe successo prima o poi. Ora chi può immaginare come si muoveranno le istituzioni. Tutto probabilmente verrà insabbiato, nascosto. Non possiamo sapere se questa morte, nella sua tragedia, “servirà” a qualcosa. Sopra le feste in pompa magna in piazza a Genova, per celebrare la zona bianca, campeggiava la scritta “+vaccini, +liberi” ma forse dovrebbe essere sostituita da “+vaccini, +rischi”.

È questo il pazzo 2021, morire per colpa di un farmaco non sperimentato abbastanza che servirebbe a proteggerti da una malattia che probabilmente non ti accorgeresti neanche di avere.

Un tempo si moriva di politica, oggi si muore di vaccino.

Raccontino la storiella che “per il bene comune” una morte non è nulla, a noi iniziano a girare un po’ i coglioni. E sarebbe bene che girassero a tutti i nostri coetanei.

Fonte: laprimalinea.blogspot.com




SONO UN “NEGAZIONISTA” E ME NE VANTO di Sandokan

Art. 661 del Codice penale: «Chiunque, pubblicamente, cerca con qualsiasi impostura, anche gratuitamente, di abusare della credulità popolare è soggetto, se dal fatto piò derivare un turbamento dell’ordine pubblico, alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5mila a euro 15mila»
Che chi sta sopra e comanda, per restarci, abbia bisogno del consenso o della remissività di chi sta sotto, è un dato assodato.
Delle ragioni per cui chi sta sotto acconsenta di starci malgrado questa posizione sia disagevole assai, se ne occupano quelle che vengono chiamate scienze sociali.
L’anno che ci lasciamo alle spalle, ne sono sicuro, sarà un giorno materia di studio anzitutto per la psicoanalisi.
Masse sterminate, in paesi dalle più diverse radici culturali, in nome della battaglia per proteggersi da un virus influenzale il cui tasso di mortalità si dimostra relativamente più aggressivo di quelli ordinari, hanno accettato supinamente di rinunciare ai fondamentali diritti civili e sociali di libertà.
Esse, pur senza capirci un cazzo, anzi, forse proprio per questo, hanno voluto credere al discorso degli “scienziati”, consegnando il proprio destino nelle loro mani.
Alcuni hanno così stabilito un’analogia tra scienza e teologia, ovvero la scienza come religione e gli scienziati come nuovo clero.
A me pare piuttosto che se proprio si debba stabilire un’analogia questa ci riporti piuttosto alla magia, a quella ancestrale forma di sapere esoterico e iniziatico che pretende di controllare le forze della natura con riti che sarebbero in grado di produrre, manipolare o evitare questo o quell’evento.
La scienza come magia quindi, e gli scienziati come gli stregoni e le fattucchiere di un tempo. Il vaccino spacciato come una specie di acqua benedetta , come pozione dalle miracolose facoltà.
Poi può succedere che chi ingurgita il taumaturgico intruglio non registri alcun beneficio o addirittura ci lasci le penne.
Ed ecco piombare la notizia riportata ieri dai media svizzeri. Un anziano muore subito dopo essere stato vaccinato (proprio quello di Pfizer/BioNtech) ma per l’associazione dei medici svizzeri non ci sarebbe alcun nesso causale tra l’avvenuta vaccinazione e il decesso. La vera causa della morte risiederebbe invece, affermano, nel fatto che questa persona “era affetta da patologie gravi”.
E’ vero? E’ falso? Ci fosse una scienza, questa ci dovrebbe, dopo accurata indagine ed eventuale necroscopia dare una risposta credibile. Invece Swissmedic, in quattro e quattr’otto, ha sentenziato che il vaccino non c’entra niente. Il malcapitato sarebbe morto” con vaccino non per il vaccino”. Sentenza quanto meno sospetta, non fosse che per l’evidente conflitto d’interessi, visto che Swissemedic è proprio l’autorità svizzera preposta al controllo degli agenti terapeutici (l’equivalente della Agenzia italiana del farmaco), ed è quindi l’ente che ha autorizzato l’uso dell’intruglio di Pfizer/BioNtech. Della serie: non si chiede all’oste com’è il vino….
Vero o falso che sia, salta agli occhi che agli “scienziati” è bellamente concesso di adottare due pesi e due misure. Il lettore saprà della querelle sulla reale causa di morte dei deceduti in quest’ultimo anno di pandemia. Morti per Covid o con Covid? Chi ha contestato non solo che sia in corso un’ecatombe, chi ha osato segnalare che la stragrande maggioranza dei decessi era molto probabilmente dovuta proprio al fatto che le vittime erano affette da gravi e pregresse patologie, è stato bollato come “negazionista”. I social network hanno così oscurato migliaia di pagine di chi ha osato porre in dubbio la narrazione ufficiale, stampa e Tv di regime hanno censurato virologi ed epidemiologi non allineati. Dulcis in fundo e in  barba al giuramento di Ipocrite l’Associazione italiana dei medici ha avviato istruttorie per espellere dall’albo decine di medici controcorrente.
Dopo questo che dire? Posto che il sostantivo“negazionista” qualifica chi non crede alla versione ufficiale, lo ammetto, lo sono me ne vanto. E sono anche certo che prima ancora che la psicoanalisi abbia modo di spiegarci come e perché il 2020 sia stato l’annus horribilis segnato da una smisurata “credulità popolare”, tutti coloro che scientemente ne hanno approfittato, verranno messi alla gogna.



COVID: IL TERRORE GIUSTIFICA I MEZZI di Leonardo Mazzei

Chi ci segue sa quel che pensiamo del Covid. Primo, l’epidemia c’è, ma non è né la peste né la spagnola. Secondo, l’emergenza sanitaria c’è, ma al 90% è frutto dei tagli alla sanità targati euro(pa). Terzo, i morti ci sono, ma la quasi totalità è deceduta col Covid, non di Covid, e talvolta pure senza Covid. Quarto, e ben più importante, il virus è esattamente quel che lorsignori aspettavano per far passare, grazie alla paura diffusa h24 dai media, progetti e misure che avrebbero avuto ben altra opposizione in tempi normali.

Senza questo quarto e determinante aspetto, senza il decisivo fattore P (come paura), non si spiegherebbe quasi nulla di quel che sta accadendo. Tantomeno verrebbero accettate narrazioni al limite dell’assurdo, limitazioni di ogni forma di libertà, una censura di fatto applicata non solo ai “dissidenti”, ma pure alla più piccola sbavatura (vedi il caso Crisanti) nella narrazione ufficiale.

Già, il racconto ufficiale… Ma quanto è coerente questo racconto? Ecco una bella domanda alla quale vale la pena di dedicarsi. Lo faremo con una serie di esempi, che ci porteranno ad una conclusione che già anticipiamo: la narrazione ufficiale è tanto coerente nei fini (terrorizzare, terrorizzare, terrorizzare), quanto incoerente nei fatti e nelle tesi che utilizza per generare quel terrore. Anzi, da questo punto di vista, essa fa acqua da tutte le parti.

  1. La bufala del lockdown che “ci protegge”

Ci siamo già occupati di questa leggenda in primavera, quando, sulla base di dati ufficiali, dimostrammo quanto l’andamento dell’epidemia nei singoli paesi apparisse piuttosto indifferente alle diverse forme di contenimento adottate. Ci è capitato di tornare su questo tema parlando della Svezia, portata come esempio negativo (nessun lockdown) da contrapporsi alla virtuosa Italia dalla chiusura facile: peccato che la mortalità attribuita al Covid sia molto più bassa nel paese scandinavo che da noi.

Bene, nonostante tutte queste smentite, la storiella secondo cui verremmo maggiormente protetti da un governo italiano più attento di altri alla salute, e perciò sempre il primo della classe in quanto a norme di confinamento e chiusura, ci viene riproposta di continuo. Ultima in ordine di tempo l’infinita commedia dell’assurdo attorno alle prossime feste natalizie. Il discorso è sempre il solito: “sì, le chiusure sono dolorose, ma lo facciamo per il vostro bene, così si limitano i contagi e si riducono le vittime”.

Certo, una “società” di individui rigorosamente confinati l’uno rispetto all’altro azzererebbe di sicuro il contagio, ma con due piccoli effetti collaterali: che i più (i più deboli ed i più poveri) morirebbero di fame; che in tal modo la società in quanto tale scomparirebbe con loro.

Ma veniamo ai dati attuali. Pur essendo al ventitreesimo posto come numero di abitanti nel mondo, la virtuosissima Italia del “chiudi e butta la chiave” è invece all’ottavo per numero di contagiati ed addirittura al sesto per numero di morti. Certo, la validità di queste cifre è altamente discutibile, ma allora lo si ammetta e la si faccia finita col terrorismo (dis)informativo. Perché delle due, una: o quei numeri sono falsi, oppure dimostrano il fallimento assoluto della linea adottata dal governo Conte. Opta… come avrebbe detto il comico. Ovviamente, aggiungiamo noi, una cosa non esclude necessariamente l’altra.

Ad oggi, però, quelle cifre ci vengono ancora presentate come una verità indiscutibile. Bene, se lo sono, l’italico fallimento è acclarato. Oggi (5 dicembre) la graduatoria del “morti Covid” per milione di abitanti è la seguente: Belgio 1.467, Spagna 996, Italia 974, Gran Bretagna 891, Usa 861, Francia 838, Messico 835, Brasile 825. Dunque la sempre lodata Italia è ai vertici di questa triste classifica. Non solo, essa fa pure peggio degli Usa, del Brasile e del Messico, paesi di cui si dice invece un gran male.

E la Svezia, questo Paese di criminali biondi e dagli occhi azzurri dediti allo sterminio dei vecchi? Al momento è a quota 698, ben al di sotto dei virtuosi “chiuditutto” guidati dall’Italia. Ma non è tutto. Chiudendo molto meno, il tasso di mortalità tedesco è di 223 morti a milione. Che c’entrino qualcosa i diversi sistemi sanitari, che i meccanismi dell’euro hanno consentito a qualcuno di mantenere, mentre qualcun altro doveva tagliarli anno dopo anno? Non lo si dica mai che si fa peccato. Peccato doppio se pronunciato proprio ora che bisogna beccarsi pure il Mes!

Non parliamo poi dell’Asia. Questi i tassi di mortalità di alcuni dei principali paesi: Turchia 171, India 101, Indonesia 64, Giappone 18, Corea del Sud 10, Cina 3. Ne consegue che la mortalità italiana risulta 9 volte quella dell’India, 54 volte quella del Giappone, 97 volte quella della Corea (che nulla ha chiuso), 324 volte quella della Cina. Insomma, un successone!

  1. “Ma se non funziona è colpa vostra”. La leggenda dei contagi d’estate che colpiscono d’autunno

Pur disponendo di un sistema mediatico che definire servile è solo un immeritato complimento, ogni tanto lorsignori sentono il bisogno di giustificare i propri fallimenti. Ed allora, siatene certi, la colpa sarà vostra. Sempre vostra. Solo vostra.

Una delle storie più assurde, eppure più gettonate, della narrazione dominante è quella secondo cui l’aumento dei casi di ottobre e novembre sarebbe ascrivibile al “liberi tutti” dell’estate. Ora, a parte il fatto che non si è capito in cosa consistesse quel “liberi tutti”, vista la permanenza dell’obbligo di mascherina al chiuso e – da metà agosto – perfino nei luoghi affollati all’aperto, qui proprio i conti non tornano.

Se, come ci dicono, i tempi di incubazione della malattia vanno dai 2 agli 11 giorni, che c’azzeccano i contagi rilevati in autunno con il presunto “liberi tutti” di luglio-agosto? Fosse stato così avremmo dovuto avere un forte aumento già in estate, al massimo a cavallo tra la fine d’agosto e l’inizio di settembre. Ma così non è stato. Come non sono state molte altre cose. Vogliamo ricordarci di quando (fine aprile) si favoleggiava di un inevitabile aumento dei casi dopo le riaperture della prima parte di maggio? Vogliamo ricordarci di quando il Cts (Comitato tecnico scientifico) prevedeva che con quelle riaperture si sarebbero avuti 151mila ricoveri in terapia intensiva entro metà giugno e 430mila entro l’anno?

Previsioni azzeccatissime, che vi pare? Ma guai a ricordarlo, che sarebbe un attacco alla Scienza, forse addirittura alla $cienza, e questo proprio non si può.

Un altro caso clamoroso è stato quello dei festeggiamenti dei tifosi del Napoli per la vittoria sulla Juventus in Coppa Italia. Era il 18 giugno, quando tutti si scatenarono contro quella festa che (secondo loro) avrebbe prodotto contagi a migliaia. “Sciagurati!”, li definì il direttore aggiunto dell’Oms Ranieri Guerra, mentre perfino Salvini sentì il bisogno di ergersi a sceriffo addirittura più intransigente dello sceriffissimo De Luca. Bene, passarono le settimane, ma a Napoli ed in Campania i contagi proprio non vollero salire. Autocritica dell’Oms? Non sia mai. Sta di fatto che ci sono voluti 4 mesi perché in quella regione i contagi salissero davvero. Ma, strano a dirsi, quando ciò è avvenuto gli stadi erano rigorosamente chiusi…

Ad ogni modo state tranquilli. Il governo, ma più ancora tecnici e scienziati, lavorano per voi. Ma se poi le loro ricette non funzionano la colpa sarà sempre vostra, che avete festeggiato, che siete andati a trovare la fidanzata fuori comune, che non vi siete igienizzati le mani 24 volte al giorno, che avete usato la mascherina ma male, che avete mandato il figlio a scuola quando poteva stare a casa, che vi siete presentati ad un pronto soccorso pretendendo addirittura che vi curassero non solo per il Covid.

E la colpa sarà vostra anche a gennaio, quando diranno: noi abbiamo fatto tutto per proteggervi, ma voi avete voluto ingozzarvi a Natale e perfino a Capodanno, siete usciti dal comune per andare a trovare un amico. E l’avete fatto perfino alle 22:01, quando il virus è più aggressivo che mai!

  1. Gli “esperti” contro gli “esperti”

Fin qui siamo alla contrapposizione tra i cosiddetti “esperti” ed il “popolo bue” che vorrebbero indottrinare. Il bello è che per i primi l’indottrinamento del secondo è sempre insufficiente, sempre da perfezionare. Ma quanto sono coerenti tra loro i cosiddetti “esperti”?

Ecco un punctum dolens di cui malvolentieri si parla. Lo fa invece – anche se non certo per nobili motivi – Reputation Science, una società italiana che si occupa di gestione della reputazione e che ha come clienti Google, Enel, Tim e (ne ha davvero bisogno) Atlantia. Un suo studio è stato recentemente presentato, con grande dovizia di particolari, dall’insospettabile Repubblica.

«Coronavirus, dagli esperti italiani troppe informazioni spesso incoerenti», questo l’eloquente titolo dell’articolo.

Leggiamone alcuni significativi passaggi:

«Il ruolo degli esperti dovrebbe essere di orientare cittadini e politici nelle decisioni necessarie ad arginare la pandemia e invece, sottolinea Auro Palomba, presidente di Reputation Science, “Questo eccesso di voci continue, sovrapposte e contrapposte ha sortito l’effetto di disorientare ulteriormente. È chiaro che si tratta di una situazione inedita – osserva Palomba – però chiunque parli deve tenere conto degli effetti che le sue parole potranno sortire”. “Come cittadini – dice ancora il fondatore di Reputation Science – abbiamo sentito che era nostro dovere analizzare quanto stava accadendo”».

Palomba non ci dice ovviamente chi gli ha commissionato lo studio, che arriva non a caso a stilare delle vere e proprie classifiche dei virologi e degli epidemiologi che vanno per la maggiore, ma chiaro è il suo scopo: richiamarli un po’ tutti all’ordine affinché ognuno di loro si preoccupi non della verità (non sia mai!) quanto piuttosto degli “effetti che le sue parole potranno sortire“.

Così continua l’articolista:

«Lo studio, come detto, ha fatto emergere non solo un volume di contenuti generati dagli esperti estremamente rilevante, ma anche un doppio livello di incoerenza nelle dichiarazioni rilasciate. Non solo infatti molti esperti hanno cambiato approccio nei vari mesi, ma in generale si è assistito a una forte divergenza tra le opinioni riguardo alla gravità della pandemia e alla severità delle misure di contenimento; questo potrebbe aver reso gli alti volumi di contenuti registrati ancora più impegnativi da gestire dal punto di vista informativo per i cittadini».

Bene, bene, bene: “doppio livello di incoerenza”, “cambiamento d’approccio”, “forte divergenza tra le opinioni”. Tutto vero, ovviamente. E tutto scritto non da chi contesta la narrazione ufficiale, ma da chi la sacralizza di notte e di giorno. Ma allora perché si bolla come negazionista chiunque, al di fuori di questa cerchia dorata, sollevi dubbi, proponga altri approcci e manifesti opinioni diverse da quelle ufficiali?

Già, chissà perché! A tal proposito giova ascoltare ancora il ciarliero Palomba:

«Dalle analisi emerge in modo molto chiaro come il flusso di comunicazione innescato dagli esperti sia stato eccessivo e incoerente – afferma ancora Auro Palomba – è ora più che mai necessario comprendere in modo chiaro i meccanismi della comunicazione, il peso che singole parole e messaggi più articolati possono avere sulla percezione e sui livelli di ansia delle persone, già sottoposte a forti pressioni dal contesto attuale. Purtroppo, stiamo assistendo a molti singoli professionisti che stanno utilizzando la ribalta mediatica per promozione personale e ad un gruppo di esperti che sta progressivamente perdendo la propria capacità di svolgere un ruolo di guida. Una deriva acuita dai casi di reciproche accuse a cui abbiamo assistito. Purtroppo, un effetto negativo di questo trend riguarda il fatto che rischia di ledere l’importanza delle misure e dei comportamenti fondamentali per limitare la pandemia».

Avete capito? “Flusso di comunicazione incoerente”, da parte di “molti singoli professionisti che stanno utilizzando la ribalta mediatica per promozione personale”. Toh, chi l’avrebbe mai detto! Ma naturalmente queste accuse hanno un solo scopo: rendere la comunicazione ancor più a senso unico. Da qui i richiami al “ruolo guida” degli esperti, affinché non si mettano in discussione le misure prese dal governo.

Siamo dunque agli “esperti” che vigilano sugli “esperti”, affinché la loro “esperienza” non li porti fuori strada rispetto alla verità ufficiale. Chi ancora dubita del fatto che si sia ormai entrati in una spirale totalitaria, a pensiero unico pandemico, avrebbe qui materia per riflettere. Speriamo lo faccia.

  1. Vaccinificio Italia?

Tra gli esperti richiamati all’ordine, ha fatto un certo scalpore il caso di Andrea Crisanti. Costui è passato dalla qualifica di scienziato a quella di “irresponsabile” dalla sera alla mattina, reo di aver detto che senza dati convincenti su efficacia e sicurezza il vaccino a gennaio lui non se lo farà. Una dichiarazione di puro buon senso, ma proprio per questo assolutamente inaccettabile al Gotha della cricca affaristico-sanitaria che detta legge sui media.

La sua colpa? Aver espresso dei dubbi sui tempi e sui modi della folle corsa al vaccino. Illuminante l’argomento principe dei sui critici: il vaccino – ma dovremmo dire, i vaccini – quando sarà autorizzato dovrà essere considerato automaticamente sicuro. Nessun dubbio può essere ammesso. Di più, i giornaloni all’unisono ci hanno anche spiegato che, al di là dei controlli, dubbi non possono proprio esserci, perché in questi casi le aziende si giocano la loro reputazione.

Bene, benissimo, ma se ogni vaccino è da considerarsi sicuro dopo l’approvazione (se non addirittura già prima), perché l’Ema (l’Agenzia europea per i medicinali) ha sparato ad alzo zero contro l’approvazione del vaccino Pfizer-BioNTech decisa nei giorni scorsi dalla Mhra, l’omologa autorità farmaceutica britannica?

Come si vede la partita non è tra scienza ed oscurantismo, bensì tra concretissimi interessi economici e pure geopolitici. Ma questo lo capisce anche un bambino.

Ad ogni modo le contraddizioni sul vaccino sono infinite. Da un lato si dice che la sua capacità immunizzante sarebbe superiore a quella che si produce come effetto della malattia, dall’altro si ammette di non sapere per quanto tempo l’efficacia del vaccino sarà valida.

Ma ha senso una vaccinazione così? Per i vaccinisti non esiste dubbio alcuno. Peccato che oltre alle forzature sui tempi della sperimentazione, qui ci sia un problema aggiuntivo. Quello contro il Covid 19 non è infatti un vaccino tradizionale, bensì un vaccino a RNA messaggero o mRNA, i cui effetti collaterali potrebbero emergere anche dopo molti anni dalla somministrazione. E’ davvero il caso di correre un rischio del genere, oltretutto in cambio di una protezione solo temporanea?

Quel che pare incredibile è che nessuno abbia proferito parola sulle recenti dichiarazioni del ministro Speranza, secondo il quale l’Italia avrà a disposizione entro marzo 2021 ben 202 milioni di dosi di vaccino anti-Covid. Lì per lì abbiamo pensato ad un errore, ma quella cifra è riportata da tutti i quotidiani che abbiamo avuto modo di consultare.

Ora, Speranza ha anche detto che l’obiettivo è quello di raggiungere l’immunità di gregge, vaccinando 40 milioni di persone, cioè 2 italiani su 3. Certo, è noto come i vaccini fin qui prodotti abbiano bisogno di un richiamo, ma 40 x 2 fa 80 milioni non 202. A cosa dovrebbero servirci gli altri 122 milioni di dosi già disponibili a marzo? In attesa che questo mistero si chiarisca, il dubbio che qualcuno voglia trasformare l’Italia in un diuturno vaccinificio h24 pare più che lecito. Che stiano eccedendo solo perché stanno pensando troppo intensamente alla nostra salute? Chi ci vuol credere ci creda, ma la biografia politica degli attuali decisori non lascia troppe speranze in tal senso.

Sia chiaro, sugli strani numeri del ministro il sottoscritto non è in grado di avanzare alcuna ipotesi, ma il mistero di questo curioso eccesso di zelo andava comunque segnalato.

  1. Infine il Giappone

Prima di chiudere andiamo all’estero. Sarebbe infatti sbagliato fossilizzarsi sull’Italia. Certo, il nostro Paese pare all’avanguardia nell’ossessione pandemica, ma anche all’estero non è che si scherzi. D’altronde, l’utilizzo dell’epidemia per ben altri scopi (il cosiddetto Great Reset) fa intravedere un disegno complessivo delle oligarchie globaliste, un progetto non certo limitato ad un solo paese.

C’è una notizia che viene dal Giappone. In questo paese le persone morte per suicidio nel solo mese di ottobre (2.153) sono più di quelle decedute per Covid dall’inizio dell’epidemia (2.087). Questo tanto per ristabilire un certo senso della misura. Ma la cosa più importante, riferita da un reportage della Cnn, è che l’attuale incremento dei suicidi è da ricollegarsi (per ansia, isolamento sociale e disoccupazione) alla gestione dell’epidemia.

Eppure il Giappone non è tra i paesi più colpiti dal virus, e neppure tra quelli che hanno preso misure più drastiche. Ma proprio per questo il boom di suicidi lì registrato potrebbe indicarci una tendenza ben più grave a livello mondiale.

Ecco quel che ci dice Michiko Ueda, uno studioso della Waseda University di Tokio:

«Non abbiamo nemmeno avuto un lockdown, e l’impatto di Covid è minimo rispetto ad altri Paesi ma vediamo ancora questo grande aumento del numero di suicidi. Ciò suggerisce che anche altri Paesi potrebbero vedere un aumento simile o addirittura maggiore del numero di suicidi nel prossimo futuro».

Il fatto è che, a differenza del Giappone, i paesi occidentali (Italia inclusa) forniscono i dati sui suicidi con un discreto ritardo. Dunque non ci sono ad oggi numeri sui quali si possa ragionare. Ci sono però le notizie che giungono da tanti reparti psichiatrici, dalle quali si apprendono due cose: che questi reparti sono pieni come non lo sono mai stati, che molti di questi pazienti sono arrivati lì dopo aver tentato il suicidio.

Ecco un altro effetto del terrorismo pandemico. Un effetto che si aggiunge ai danni alla salute che l’ossessione del Covid ha prodotto in termini di cure negate alle persone affette da tutte le altre patologie. Ed ecco un tema di cui nessuno parla, perché qualora se ne parlasse emergerebbe quanto la gestione terroristica dell’epidemia faccia più danni dell’epidemia stessa. E questo senza considerare le vittime economiche, coloro che hanno perso il lavoro ed il reddito.

Conclusione: il racconto ufficiale fa acqua da tutte le parti

L’abbiamo detto in premessa e qui lo riaffermiamo: la narrazione ufficiale sul Covid non tiene, essa fa acqua da tutte le parti. Gli aspetti che abbiamo trattato lo dimostrano a sufficienza. E’ evidente come quella narrazione sia in realtà una costruzione artefatta che risponde ad un disegno ben preciso.

Quale sia quel disegno lo abbiamo tratteggiato ormai in decine di articoli e documenti, non ultimo quello approvato dalla recente Conferenza nazionale di Liberiamo l’Italia.

“Nulla sarà come prima”. Questa apodittica sentenza apparve sulla stampa fin dai primi giorni dell’epidemia. Come poteva giustificarla un virus del quale si sapeva in fondo assai poco? Che forse era la prima pandemia influenzale affrontata dall’umanità? Che forse dopo quelle conosciute nel Novecento nulla è stato più come prima? Suvvia, siamo seri. Una simile affermazione, peraltro ripetuta all’unisono da tutti i media mainstream, ci parla piuttosto di un messaggio pesato e pensato dalla cupola oligarchica che ci vuole schiavi. E che con il Covid punta allo scacco matto nei confronti dell’Homo sapiens.

Questa è la partita vera. Prendiamone atto ed agiamo di conseguenza.

Fonte: Liberiamo l’Italia




CONTRO IL GRANDE RESET di Moreno Pasquinelli

«Per salute non si deve intendere soltanto la conservazione della vita, a qualunque condizione; ma una vita per quanto possibile felice». Thomas Hobbes

PREMESSA

L’idea di fondo di chi scrive è questa: il turbocapitalismo neoliberista, anzitutto occidentale, è entrato da tempo in una crisi mortale, tuttavia, come ogni organismo storico-sociale, esso vuole sopravvivere ad ogni costo. Potrà riuscirci solo se sarà in grado di auto- trasformasi. Così è accaduto in ogni grande crisi sistemica, anche quella degli anni ’70 del secolo scorso, che partorì appunto il mostro neoliberista. Malgrado il Covid non sia nemmeno lontanamente paragonabile alla peste che decimò la popolazione europea nel XIV secolo, il XXI potrebbe assomigliare proprio a quello che segnò il passaggio epocale dal Medioevo alla modernità. L’avanguardia politica dei globalisti ne sembra convinta ed ha chiaro in testa dove condurre l’umanità. Essa sa che un simile passaggio non sarà indolore, che dovrà spazzare via resistenze tenaci, che ci saranno profonde turbolenze sociali… cadranno teste, crolleranno regimi, spariranno nazioni, modi di vita saranno sconvolti. Affinché simili “distruzioni creative” possano produrre gli effetti desiderati, chi le pilota ha bisogno di eventi sconvolgenti, tali da scioccare le masse e da convincerle della ineluttabile necessità del mutamento radicale che questa avanguardia politica ha in mente. La cosiddetta “pandemia” ha consegnato a questa avanguardia politica un’occasione d’oro per attuare quello che chiama “Il Grande Reset” (ovvero reimpostare il sistema capitalistico nel caos per ricostruirlo). Scioccare le masse è solo la prima fase, dopo il coma farmacologico narcotizzante, esse andranno risvegliate per essere quindi mobilitate e intruppate. La cupola, nel tentativo di indirizzare gli eventi, sfodera la sua “nuova” visione del futuro, offre alle larghe masse un’ideologia seducente, così da giustificare le pene dell’inferno che stanno subendo e dovranno subire. Ecco dunque che il bio-potere (il sovrano che mentre dice di conservare la vita proprio per questo pretende il rispetto dei suoi definitivi dispositivi disciplinari), brandito il fantasma della “morte nera”, esibisce la sua abbagliante e super-progressista promessa: in virtù dei miracoli della scienza, delle diavolerie digitali e della farmacologia, il futuro prossimo sarà un paradiso post-umano tecnicamente perfetto. Dopo lo shock la narcotizzazione. Chi non si oppone a questa narrazione dietro alla quale il bio-potere si maschera e nasconde le sue pretese totalitarie, è complice.

SINDEMIA O PANDEMIA?

Il mondo scientifico è tutt’altro che unanime sull’origine del virus. Non è affatto certo, né il cosiddetto “spillover” (il salto da animale a uomo), né che il passaggio sia avvenuto a Wuhan o nella provincia dello Hubei. L’autorevole ricerca compiuta dall’Istituto dei tumori di Milano e dall’Università di Siena, analizzando i campioni di 959 persone asintomatiche che avevano partecipato agli screening per il tumore al polmone tra settembre 2019 e marzo 2020, ha ad esempio accertato che l’11,6% di queste persone aveva gli anticorpi al coronavirus, di cui il 14% già a settembre. Il virus aveva quindi iniziato a diffondersi in Italia già dall’estate 2019. Le autorità politico-sanitarie, per giustificare le loro misure sproporzionate e liberticide e lo stato d’emergenza a singhiozzo, hanno costruito una vera e propria campagna di terrore fondata sull’idea che saremmo in presenza del rischio di uno sterminio di massa. Per confermarlo esse usano il criterio aleatorio del tasso di letalità di una pandemia (rapporto tra le persone decedute a causa della malattia col totale dei malati). In verità è il tasso di mortalità (rapporto tra deceduti e popolazione) il parametro decisivo, anche perché permette un confronto tra l’epidemia attuale e quelle precedenti. Solo negli ultimi cento anni ne ha subite almeno tre: quella devastante è stata la spagnola (H1N1) nel 1918-19, neanche paragonabili la “asiatica” (H2N2) nel 1957-58, la “Hong Kong” (H3N2) nel 1968-69.  Ebbene, il tasso di mortalità del Covid su scala planetaria si attesta ad oggi allo 0,016, quello dell’Asiatica dello 0,068, quello della Spagnola del 3,3%. Da sempre l’umanità ha dovuto far fronte a pandemie influenzali. Prendendo per buoni i dati dell’OMS (metà novembre 2020) sarebbero decedute nel mondo, “causa Covid”, 1.338.769 persone, il doppio di quelle morte per problemi respiratori legati ai virus influenzali negli anni scorsi. Numeri ufficiali che mentre smentiscono coloro che negano la pericolosità di questa sindemia, quando non la sua stessa esistenza, a maggior ragione destituiscono di ogni fondamento l’isterica  drammatizzazione in atto. Non è finita qui. C’erano state già nella primavera scorsa polemiche sulla classificazione sbrigativa dei decessi. Virologi di fama, immediatamente silenziati, avevano fatto notare che mentre nelle altre pandemie influenzali le statistiche abbiano sempre considerato le “morti indirette per complicanze polmonari o cardiovascolari”, col Covid questa tassonomia sia scomparsa. Oggi non c’è più alcun dubbio che la classificazione usata in primavera sia stata deliberatamente ingannevole: “Abbiamo sbagliato a contare i decessi, anche chi aveva un infarto con un tampone positivo lo abbiamo registrato come morto per Covid”.

Tuttavia considerare il Covid-19 (Sars-CoV-2) una pandemia, se è tecnicamente giusto, è essenzialmente sbagliato. Come attestato da autorevoli scienziati, si tratta piuttosto di una “sindemia”: la sindrome respiratoria causata dal Covid interagisce con malattie non trasmissibili quali diabete, cancro, patologie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche. Le sindemie sono cioè caratterizzate da interazioni biologiche e sociali che aumentano la suscettibilità di una persona a peggiorare il proprio stato di salute. L’economia liberista ha creato un habitat propizio alla letalità dei virus influenzali, causando in tal modo la crescita di queste malattie croniche di massa. Affrontare il virus dunque significa affrontare anche ipertensione, obesità, diabete, malattie cardiovascolari o respiratorie croniche e cancro. Ciò spiega la ragione del fallimento delle risposte adottate dai sistemi politico-sanitari nel contenere la curva di contagio. Se si vogliono evitare nuove “tempeste sanitarie perfette” va ripensato il concetto di salute pubblica e seppellito il modello economico-sociale neoliberista.

A conferma del carattere sindemico della malattia parlano i numeri: la stragrande maggioranza dei decessi, ha infatti riguardato soggetti con patologie croniche, per di più tra i 70 e i 90 anni d’età. La conferma che si tratta di una sindemia viene da un altro dato: più ancora che le differenze biomediche sono state infatti le differenze sociali e di classe a determinare l’alto numero di decessi. Sociologi e scienziati hanno parlato infatti di “pandemia della diseguaglianza”, dato che la stragrande maggioranza dei colpiti risulta collocato nelle zone più basse e indifese della scala sociale. E’ quindi l’economia neoliberista, in quanto porta alle estreme conseguenze la pulsione capitalistica alla crescita illimitata ad ogni costo, la malattia fondamentale, quella che ha creato la “tempesta perfetta”, il combinato disposto tra il virus e sistemi sanitari aziendalizzati.

UN DISASTRO ANNUNCIATO

Le autorità politico-sanitarie, a partire dall’OMS, per giustificare il ricorso alla medievale quarantena utilizzano come criterio il tasso di letalità. Esso dipende dal metodo con cui si decide di considerare e rilevare le persone considerate “malate” o “contagiate”. In Italia e altrove questa modalità da risultati fallaci poiché si basa sulla diagnostica basata sullo screening a tappeto tramite tamponi naso-faringei (RT-CPR) per rilevare la “positività al virus”. La comunità scientifica è divisa sulla affidabilità di questa metodologia (come del resto non è unanime sull’affidabilità delle mascherine come strumento anti-contagio). Essa si basa sulla individuazione, nelle secrezioni respiratorie del paziente, non del Covid19 (il cui genoma RNA non è ancora stato effettivamente isolato), ma geni virali di diverso tipo (nel caso del tampone molecolare) o generiche proteine virali (nel tampone antigenico). Il risultato di questo tamponificio è che anche i soggetti asintomatici, paucisintomatici, compresi quelli con sintomi lievi sono, a torto considerati “malati contagiosi”.

Al contrario, l’epidemiologia ha acquisito da tempo il principio secondo cui la possibilità o meno di trasmettere il virus dipende dalla intensità della carica virale — che può variare da soggetto a soggetto e più è bassa più scende la probabilità di contagiosità. Le autorità, interessate ad alimentare il “terrorismo sanitario”, nella seconda come nella prima “ondata”, spaventano i cittadini sparando alzo zero i numeri crescenti dei “contagiati”, ed evitando di segnalare che la grandissima parte guarisce. E’ il Ministero della sanità a confermarci (dato del 16 novembre 2020) che il 95% dei “contagiati” si cura a casa ed è asintomatico, che solo il 4,5% è ospedalizzato e che lo 0,5% è in terapia intensiva. Numeri che quindi smentiscono l’isterico allarmismo voluto dal bio-potere potentemente alimentato dal circo mediatico ad esso asservito.

Prestigiosi studi avevano subito messo in guardia le autorità politico-sanitarie sostenendo che il lockdown non sarebbe servito a fermare il diffondersi del virus. Quanto accaduto in Italia ha confermato il clamoroso fallimento della quarantena estesa a tutti ed a tutto il Paese — arresti domiciliari di massa, “distanziamento sociale” con illegalizzazione della vita associata, devastante blocco dell’attività economica, serrata delle scuole con la sciagurata “didattica a distanza” che la stessa OMS ha condannato. Non solo abbiamo avuto   migliaia di decessi di anziani già malati (molti ammassati nelle RSA) che potevano essere evitati con una strategia di protezione più accorta; come una bomba ad orologeria è sopraggiunta la cosiddetta “seconda ondata”. Non occorre andare molto lontano per verificare che forme di contrasto non basate sulla quarantena totale hanno ottenuto migliori risultati: in Svizzera il tasso di mortalità si attesta allo 0,04%, in Svezia allo 0,06%, in Germania (13.362 decessi) addirittura alla 0,01%, mentre in Italia (47.870 decessi) è allo 0,08%, al netto dei decimali più di cinque volte tanto. Come mostra anche l’esempio delle elezioni americane, ogni tentativo di opporsi a questa artificiale ondata di irrazionalismo, è stato vano. Chiunque si opponga a questa narrazione è stato ingiuriato e additato al pubblico ludibrio come “negazionista”. Stessa sorte è toccata anche ad autorevoli scienziati controcorrente, scherniti e derisi come “pazzi”.

Sui protocolli adottati nella primavera scorsa per guarire i malati in rianimazione, restano inquietanti interrogativi. Secondo una parte della comunità medica, i metodi usati nelle terapie intensive si sarebbero rivelati addirittura letali. Si fa riferimento, in particolare, all’errore di ricorrere alla ventilazione polmonare forzata nei casi di ricoveri per tromboembolia ed infine a quello di non ricorrere all’uso di antinfiammatori e di antibiotici, che poi si riveleranno invece fondamentali. Inquietante è stata infine la decisione dell’Agenzia del farmaco di vietare, con tanto di minaccia verso i medici che l’avessero invece prescritta, l’uso della idrossiclorochina, che invece si è dimostrata sicura ed efficace nelle prime fasi della malattia. Uno dei tanti casi, in smaccata violazione del giuramento di Ippocrate, di dittatura sanitaria da parte di corporazioni colluse con la grande industria farmaceutica globale. L’accanimento diagnostico ovvero la caccia compulsiva del “malato” tra la popolazione non solo non ha precedenti nella storia dell’epidemiologia sanitaria occidentale, è una delle cause del tracollo del sistema sanitario pubblico, già falcidiato da decenni di tagli lineari. La ricerca massiccia tra la popolazione sana, con milioni di test per il tracciamento dei positivi, oltre ad essere incompatibile con la natura e gli scopi del servizio sanitario, ha causato guasti senza precedenti: blocco dei servizi diagnostici, cura e riabilitazione, aumento dei malati di cancro (“ci troviamo nel mezzo di una vera e propria emergenza oncologica”) e patologie cardiovascolari. A questo vanno aggiunti quelli che a torto sono considerati danni collaterali secondari: la dittatura sanitaria, la distruzione della vita associata, la campagna di isterico terrorismo, secondo psicologi e psichiatri, sta già causando un aumento enorme dei più disparati disturbi psichici: ansia, depressione, disturbi della personalità, schizofrenia. La conferma l’abbiamo dall’aumento dell’abuso e della dipendenza da psicofarmaci.

Di converso e com’era prevedibile, lo sfascio della sanità pubblica ha causato una veloce espansione della sanità privata: chi ha soldi può ricorrere a cure efficaci, chi non ce li ha finisce nel vortice in fondo al quale può esservi la morte. Malgrado molti governi occidentali si fossero dotati di piani contenenti non solo misure ex post, ma specifiche misure terapeutiche ex ante per contrastare il rischio di pandemie, abbiamo assistito ad un clamoroso fallimento. Più marcato esso è stato nei paesi che hanno perseguito politiche neoliberiste di tagli e privatizzazioni, meno devastante in quelli dove tali politiche sono state più sfumate. L’Italia è uno di quei paesi in cui la distruzione del sistema sanitario è andata più avanti. Tagli ai fondi, tagli al personale, tagli ai posti letto, tagli alle apparecchiature, tagli ai servizi di sanificazione e igienizzazione. L’emergenza sanitaria, causata dall’allarmismo isterico, mentre ha mandato in tilt ospedali e centri sanitari, ha mostrato la totale disfatta della “riforma” del sistema fondato sul binomio micidiale aziendalizzazione/regionalizzazione. E’ quindi sulle spalle dei governi neoliberisti che si sono succeduti negli ultimi decenni, prima ancora che su quelle del virus, che ricade la principale causa dei lutti che hanno afflitto tante famiglie italiane.

PANDECONOMIA

Non è dato sapere se la profezia di Bill Gates del 2015, quella per cui era in arrivo una pandemia che avrebbe fatto 10 milioni di morti, sia stata un’uscita estemporanea o invece la dimostrazione che certe élite globaliste avevano in mente un piano per provocare e utilizzare uno shock globale. Resta che malgrado la relativa pericolosità del virus, l’avanguardia mondialista ha deliberatamente agito per farne l’evento traumatizzante per aprire la via e giustificare il Grande Reset. Come a comando le autorità politico-sanitarie e la grande armata mediatica hanno quindi suonato all’unisono lo stesso spartito, utilizzando la pandemia per generare il contagio davvero devastante, il  sentimento di panico e di paura e, sulla falsa riga di T.I.N.A., a far diventare senso comune che non c’è alternativa e l’apocalittica idea “nulla ormai sarà come prima”.

Gli effetti nefasti della gestione della sindemia sono molteplici, primo tra tutti un collasso generalizzato della produzione, degli scambi e dei consumi. Collasso che non a caso è stato più profondo in quei paesi come il nostro che hanno scelto la via della quarantena totale (il Pil italiano ha subito in pochi mesi il più grande crollo della storia: -10%). Un crollo destinato a produrre effetti sconvolgenti e duraturi. Nessuno oramai crede più alla favola della “ripresa a V”. Tra questi effetti il fallimento in massa di piccole e media aziende; la rovina per centinaia di migliaia di esercizi commerciali e attività artigianali; l’annientamento di interi settori e distretti economici, fallimenti bancari causa crediti deteriorati, la caduta delle entrate fiscali. Le conseguenze sociali saranno drammatiche: un aumento esponenziale della disoccupazione, la volatilizzazione dei risparmi, lo sfascio del tessuto sociale, il pauperismo di massa. Alla forte diminuzione della ricchezza prodotta corrisponderà un’ancora sua più diseguale distribuzione. Avremo un’ulteriore concentrazione di capitale a favore dei colossi economici e finanziari mondiali, siano essi conglomerati bancari o speculativi, i quali andranno all’incasso depauperando i paesi con forti debiti pubblici e privati.

Entrata fortemente indebolita in questa grande crisi a causa dell’appartenenza all’Unione europea e alla zona euro, l’Italia rischia di lasciarci le penne. Il processo di saccheggio dei suoi capitali e dei suoi cespiti si accentuerà col rischio di essere fagogitato, addirittura di essere sottoposto ad un regime umiliante di protettorato. Se questo poco importa all’élite del grande capitalismo italiota, i politici pronti a fare i Quisling occupano tutte le postazioni istituzionali apicali. Per i colossi globalizzati della finanza e dell’industria il nostro Paese è solamente una minuscola porzione del mercato mondiale, tanto più che per essi gli stati nazionali sono diventati ostacoli sulla loro strada, quindi ovunque possibile si dovrà rimuoverli o, come minimo, sottoporre ad uno stato di succubanza.

Fatte le pentole il diavolo si sarà anche questa volta dimenticato di fare i coperchi? La grave crisi sociale e politica accentuata dalle politiche anti-Covid farà saltare i coperchi anche ove se ne fosse ricordato. Non è dato sapere quando e dove ma sappiamo il come: le per ora molteplici ma minoritarie manifestazioni di disobbedienza civile sono destinate a diventare ondate di agitazioni popolari, vere e proprie sollevazioni generali. Contro politiche antipopolari globali le rivolte non potranno che essere nazionali e popolari. I dominanti lo sanno bene e si stanno attrezzando alla bisogna. Col pretesto della pandemia essi stanno stringendo definitivamente la garrota al collo della democrazia, collaudando quasi dappertutto, come non era mai avvenuto dalla fine della seconda guerra mondiale, meccanismi e dispositivi di silenziamento del dissenso e di repressione preventiva del conflitto politico e sociale. In Italia questo attacco ha fatto passi da gigante. Un governo scalcagnato, nato solo grazie al sostegno dell’eurocrazia e dei poteri forti, con la modalità di ordinanze e decreti del Presidente del Consiglio di dubbia costituzionalità ha sottoposto il Paese ad un inedito e anticostituzionale Stato d’Emergenza a singhiozzo che ha di fatto soppresso numerosi ed essenziali diritti sociali e di libertà. Lo ha fatto in nome del rispetto dell’Art. 32 della Costituzione e della tutela del diritto alla salute. Sorvolando sull’implicito e meschino concetto di salute, verificato che apprendisti stregoni hanno miseramente fallito, va ricordato loro che il 32 è preceduto da una serie di articoli che sanciscono il diritto al lavoro, alla libertà di pensiero, di manifestazione, a quella di circolazione.

Proprio per evitare questa sorte essi vanno blindando i fortilizi nei quali sono asserragliati e ostentano la loro vile sudditanza al grande capitalismo predatorio. Non solo non danno segni di resipiscenza, difendono tutte le misure scellerate che hanno spinto il Paese nel baratro, senza nascondere che esse si inquadrano, appunto, nell’ottica del “Grande Reset” invocato dall’avanguardia globalista. Non nascondono che puntano a vaccinazioni di massa, con tanto di passaporto sanitario obbligatorio attraverso chip impiantati nel corpo;  alla digitalizzazione dispiegata della vita sociale; a rendere permanenti i dispositivi orwelliani di psico-polizia; allo smantellamento dei settori economici che non possono reggere la competizione globale; a consegnare ulteriori quote di sovranità nazionale all’eurocrazia. Non fanno mistero quindi di credere in un futuro distopico e disumano in cui la maggioranza dei cittadini, trasformati in nuovi schiavi, ricevuto in cambio dell’ubbidienza un umiliante “reddito universale”, dovranno accettare come sovrana un’élite oligarchica transanazionale, una politica che lascerà il posto a “task force” di ragionieri e in cui il ruolo-guida spetterà alla tecno-scienza.

Contro queste forze diaboliche non resta che costruire un grande e trasversale fronte popolare patriottico d’opposizione. Gli ascari che hanno ridotto in brandelli la Costituzione, che stanno distruggendo l’Italia, saranno equiparati a malfattori e per questo sconteranno la pena che meritano.




LA MASCHERINA DI CARTA È UNA TRUFFA di Stefano Montanari

Contro il dottor Stefano Montanari Roberto Burioni e la sua banda di scienziati di regime hanno scatenato una vera e propria campagna di linciaggio, ovviamente raccolta dai media mainstream. Montanari è stato presentato come un pagliaccio, peggio, come un “negazionista”. Si faccia attenzione a quest’ultima accusa che nel decalogo politicamente corretto dei peccati mortali è in cima alla lista. Burioni ha fatto un gran baccano, subito amplificato dal circo mediatico, contro l’affermazione di Montanari secondo cui le mascherine non solo non servono ma sarebbero pericolose alla salute.  Ma cosa ha esattamente detto Montanari?

«Io non ho nessun problema a mettere una mascherina mezz’ora se devo andare a far la spesa. Anche se non serve a niente (o meglio serve tanto quanto starnutire nella manica o nel fazzoletto, che preferirei usare) perché i virus sono più piccoli della trama, se siete più felici la metto. Male per mezz’ora non mi fa. Ma se mi venite a dire che i miei figli devono tenerla per tutte le ore che andranno a SCUOLA, quando qualunque cardiologo vi dirà che rischiano L’INFARTO, qualunque dermatologo che rischiano micosi e dermatiti, qualunque immunologo che sotto la mascherina i germi si moltiplicheranno e che senza contatti sociali il sistema immunitario si indebolirà, allora NO, non ci sto più. Accendete il lume della ragione e spegnete la paura, non possiamo ubbidire a ogni ordine assurdo di task force di gente in conflitto di interessi. Leggete cosa ne pensa un esperto VERO:
“Qualche anno fa, pochi anni fa, io insieme con mia moglie e insieme al CNR di Bologna, ho studiato un filtro per la respirazione…
Questo filtro per la respirazione era stato studiato perché c’era stato chiesto al ministero della difesa, quindi lavoravamo per il ministero…mia moglie, io e il CNR di Bologna…

La parte CNR era diretta da Franco Prodi, (fratello di Romano Prodi) che è un ottimo fisico, è andato in pensione da poco, ma è un bravissimo fisico…
Abbiamo lavorato proprio su un problema, che è lo stesso problema di oggi, cioè impedire che qualcosa di estremamente piccolo possa entrare nel nostro organismo.
Quel qualcosa di piccolo allora erano le nano polveri causate dalle esplosioni, ma le dimensioni sono quelle dei virus.
Il coronavirus è grande 120 nanometri, più o meno come le polveri di cui noi ci occupavamo.

Per un filtro, che sia un virus o che sia un’altra cosa, non importa. Il filtro è, semplificando molto, uno scolapasta: blocca quella determinata dimensione…
Noi, per poter studiare quel filtro, ci abbiamo impiegato un anno e mezzo…abbiamo lavorato su delle apparecchiature, con un gruppo di fisici, abbiamo fatto degli esperimenti, tanti esperimenti…abbiamo fatto dei prototipi di filtro, abbiamo lavorato con Finceramica per produrre questi prototipi, e alla fine ce l’abbiamo fatta.
Vi assicuro, è tutt’altro che facile fare un filtro di quel genere…non tanto per il fatto della dimensione di quello che devi bloccare, ma il problema grosso era il fatto che chi le portava doveva respirare…perché se io ti metto una mascherina di cemento armato è chiaro che fermo tutto, ma dopo due minuti tu muori! Quindi devo rendere compatibile la mascherina con la tua vita…

Noi lavoravamo per il ministero della difesa, quindi per qualcosa che doveva andare ai soldati, ai militari…e il soldato deve scappare, deve inseguire, deve portare dei pesi, deve fare degli sforzi quindi deve respirare bene…assicuro che è difficilissimo…
Allora chi è che può pensare che tutti i nostri sforzi siano stati ridicolizzati da una mascherina di carta o di stoffa…
Cioè noi, un gruppo di scienziati, con apparecchiature costose, tempo, viaggi, non c’eravamo accorti che bastava una mascherina di carta per fare esattamente la stessa cosa…

Purtroppo non è vero…la mascherina di carta è una truffa!
Voi vi mettete questa mascherina, e non importa se è di tipo 1,2,3,4,5,27…voi ve la mettete e respirate, dovete respirare….
Quando voi respirate emettete del vapore…bagnate la mascherina…e quando la mascherina è bagnata prende i virus, i batteri, i funghi, i parassiti e li concentra lì, e voi vi portate per delle ore funghi, batteri, virus, parassiti ad un millimetro dal naso e ve li tenete lì. Quindi vi ammalate o rischiate di ammalarvi a causa di QUEI patogeni…perché adesso la gente è convinta che esiste solo il coronavirus, ma il coronavirus è uno dei molti miliardi di virus che esistono…ma poi ci sono anche i batteri, che sono una quantità enorme, i funghi, i parassiti, le rickettsie…tutta roba che si appiccica lì e voi ve la tenete appiccicata al naso, quindi è follia pura…
E questo basterebbe per dire “abbiamo scherzato”…

Quando porti la mascherina ed espiri, cioè butti fuori quello che i tuoi polmoni hanno deciso essere lo scarto del metabolismo dei tuoi tessuti, delle tue cellule, cioè l’anidride carbonica…hai un impedimento a buttarlo fuori, quindi inevitabilmente ributti dentro al tuo organismo l’anidride carbonica…
Il tuo sangue va in ipercapnia, vuol dire che hai un eccesso di anidride carbonica, porti alle tue cellule il loro scarto…
Quando sei in ipercapnia, vai anche in acidosi, il tuo organismo diventa più acido del dovuto, il ph si abbassa…più è acido l’organismo, più hai facilità ad ospitare malattie…
La malattia più vistosa che si instaura con acidosi è il cancro!»




LA GRECIA: IL PIÙ GRANDE SUCCESSO DELL’EURO di Armando Mattioli

[ 12 maggio 2019 ]

Grecia, un paese in cui affondano le radici della civiltà europea; un popolo gentile, piegato da spietate politiche economiche austeritarie imposte dall’Unione Europea.

E tra i fenomeni di disgregazione sociale che hanno colpito quel popolo nostro fratello, ce n’è uno che rende bene l’idea del degrado in cui è stata gettata la Grecia: quello della prostituzione, aumentata grandemente dopo la crisi del 2009. 

Si riporta l’estratto di un articolo del New York Times, per poi fornire dei numeri che in termini asettici illustrano come il bene primario della salute sia stato penalizzato fortemente. 


«L’austerità greca colpisce anche commercio del sesso, “Loro non hanno soldi”: le prostitute greche colpite duramente dalla crisi finanziaria». [New York Times, 28 ottobre 2018, pagina A6 dell’edizione di New York]

«Un potenziale cliente entrò nella stanza stretta e scarsamente illuminata nel seminterrato di un edificio in rovina nel centro di Atene. Elena, 22 anni, si tolse la veste e si alzò in piedi. Evaggelia, la tenutaria del bordello di 59 anni, irascibile, entrò immediatamente in campo. “La mia ragazza è impeccabile”, disse Evaggelia in greco. “La consiglio senza prenotazione.” Recitò il “menu” e aggiunse che con una sola eccezione “la mia ragazza fa tutto a letto”. Senza togliersi gli occhiali da sole, il cliente di mezza età si strofinò il mento e guardò Elena, una prostituta russo-polacca, mentre si lisciava i capelli biondi e si rigirava sui tacchi neri. “O.K.” disse infine. Il prezzo? Venti euro, circa $ 23. Ero seduto a un metro di distanza su un piccolo divano dotato di una fodera di plastica all’interno di un bordello, testimone di questa transazione secolare. Eravamo in via Filis  — un labirinto di vicoli e case sporche di due piani — che è stato sede di bordelli ateniesi per gran parte del secolo scorso. Il commercio è più disperato ora a causa del decennio passato in Grecia dalla crisi finanziaria del 2008, che non ha lasciato alcuna tutela alla professione. L’economia collassata e l’arrivo di decine di migliaia di migranti hanno spinto ancora più donne a prostituirsi — anche se i prezzi sono crollati. E con tutti i discorsi di una nuova era nelle relazioni di genere, con le donne di tutto il mondo che parlano e costringono a fare i conti con la violenza sessuale, #MeToo qui non esiste (e non esiste nemmeno per le prostitute schiave nigeriane in Italia, n.d.a.), in questa stanza immersa nelle luci rosse e viola, dove le donne sono in silenzio e i loro corpi sono in vendita ed il tavolo per il caffè è pieno di preservativi.
“Ho avuto un negozio di fiori per 18 anni, e ora sono qui per necessità  — ha detto Dimitra, una donna di mezza età che ha perso il suo negozio nella crisi e ora lavora come “signorina” in via —”Mi chiamavano Mrs. Dimitra, ma ora sono diventata una puttana”.

In Grecia, la prostituzione è legale nei bordelli registrati, sebbene la maggior parte dei bordelli di Atene non sia registrata. La prostituzione di strada è illegale, eppure le donne vendono abitualmente il sesso ad alcuni angoli delle strade. Mentre molte donne entrano nella professione per necessità economiche, altre sono vendute o costrette a fare sesso contro.

Il commercio ora è più disperato a causa della crisi finanziaria della Grecia che non ha lasciato indenne nessuna professione.

“La prostituzione è aumentata e cambiata, fondamentalmente nel contesto del nuovo ambiente politico, economico e culturale”, ha affermato Grigoris Lazos, professore di criminologia presso l’Università Panteion di Atene, riferendosi alla dolorosa austerità economica della Grecia.

Il signor Lazos ha trascorso sei anni a studiare come due crisi congiunte del paese – l’immigrazione e l’austerità economica – avevano cambiato la prostituzione ad Atene. Ha scoperto che il numero di prostitute in città è aumentato del 7% dal 2012, ma i prezzi sono diminuiti drasticamente, sia per le donne che lavorano nelle strade che nei bordelli.

“Nel 2012, si chiedeva una media di 39 euro per una prostituta in un bordello,” ha detto Lazos, “mentre nel 2017 bastano soli € 17 – un calo del 56%.”

Secondo la legge greca, un bordello deve trovarsi a circa 200 metri di distanza da scuole, ospedali, chiese, asili nido e piazze pubbliche, tra gli altri luoghi. Ma data la densità del centro di Atene, è praticamente impossibile ospitare le prostitute lì legalmente. Il signor Lazos ha scoperto che solo 8 dei 798 bordelli che operavano in città in agosto erano legali. Il numero era molto diverso dalle statistiche della polizia, che non contano più di 300 bordelli nella città. Tutte le donne hanno insistito sull’uso di un solo nome a causa dello stigma sociale e per motivi di sicurezza. Nessuna ha detto di essere stata costretta, tranne che per necessità, ad esserci. Ma nessuna voleva essere li. “Odio il sesso”, dice Elena. “Mi piacciono i soldi, non il lavoro.” Anastasia, conosciuta come “Amazon” per i clienti, lavora come prostituta da quando aveva 14 anni. Ora ha 33 anni e dice che il lavoro è più difficile che mai. “Le persone non hanno più soldi”; Anastasia dice che i clienti promettono: “Verrò quando riceverò lo stipendio”. Gli uomini chiedono spesso rapporti sessuali non protetti, ha detto, e molte prostitute che sono tossicodipendenti assumono questi clienti per meno di 10 euro.

“Quelle che lo fanno hanno l’AIDS, quindi a loro non importa, lo stanno persino facendo per vendetta”, secondo Anastasia, che è in riabilitazione per tossicodipendenza. “Ma hanno distrutto il mercato.”

Con la crisi greca, anche la clientela è cambiata, hanno notato le donne. Ora sono in gran parte migranti, molti di quelli che vivono negli appartamenti sopra i bordelli, nelle zone con affitto basso. Molti uomini greci sono semplicemente troppo poveri per pagare di più. “Il loro stipendio era di 800 o 900 euro”, ha detto Monica. “Ora non ricevono niente.”

Adesso lasciamo parlare i numeri 


Dal “Profilo di salute e benessere in Grecia”, Organizzazione Mondiale della sanità, Ufficio Regionale per l’Europa, 2016, si riporta testualmente quanto segue:
«Le conseguenze socioeconomiche della crisi economica del 2009 sono state particolarmente devastanti in Grecia. La crisi economica ha provocato una destrutturazione del sistema sanitario, con implicazioni dirette e indirette per la salute della popolazione, che è peggiorata; c’è stato un aumento della mortalità infantile e materna, dei suicidi e delle infezioni da HIV e dell’AIDS (n.d.a.: come conseguenza del degrado sociale e dell’aumento della tossicodipendenza e della prostituzione connessa)». 

Clicca sulle tabelle per ingrandirle
L’aumento dell’infezione da HIV (AIDS) 
Dal 2012 al 2017 circa 450 morti in più Dal 2012 al 2017 circa 390 morti in più 



Il recente aumento della disoccupazione ha comportato che un quinto della popolazione Greca non è più coperta dall’assicurazione per la malattia. L’indice di Gini è aumentato, indicando una divaricazione crescente nella distribuzione del reddito.

Come risultato della crisi economica in corso, del divario crescente nello stato di salute rispetto all’UE15 e dell’assenza di politiche nazionali per la salute in linea con l’obiettivo (europeo) Salute 2020, è probabile che le disuguaglianze aumentino rispetto all’UE15 e il raggiungimento degli obiettivi di Salute 2020 potrebbero essere messi a rischio, a meno che non vengano adottate presto misure efficaci.”

A fronte di questo quadro tragico, l’UE ha preteso l’introduzione in Grecia di una modifica normativa che rende pignorabile la prima casa: in nome della stabilità monetaria, pilastro delle politiche liberiste antipopolari.

Cos’altro aspettano di vedere i sostenitori della riformabilità dell’UE in senso favorevole ai popoli per convincersi che è semplicemente impossibile? 


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DI MAIO, FERMA LA GRILLO ! di Ivan Cavicchi

[ 8 aprile 2019 ]

Di lei ci eravamo occupati di recente parlando di TRIPTORELINA. Il Ministro della salute Giulia Grillo continua a fare danni. Lei è artefice del “Patto per la salute”. Cavicchi ci spiega di che si tratta: un’altro passo verso lo smantellamento del Sistema Sanitario Nazionale a favore della speculazione privata.

Va fermata….


*  *  *
La sanità, il Movimento 5 Stelle 
e il rischio privatizzazione
Ivan Cavicchi

di Ivan Cavicchi

Chi ha votato per questo movimento di certo non l’ha fatto per fare il gioco delle assicurazioni e degli speculatori e meno che mai per farsi rubare da costoro i propri diritti. Da nessuna parte del programma di governo sta scritto che bisogna far fuori il Ssn e sostituirlo con il sistema multi-pilastro di berlusconiana memoria. Eppure…

Non so se ricordate l’ultimo mio articolo, quello che, per rispondere al prof. Spandonaro, ho scritto la settimana scorsa, sulle mutue (QS 25 marzo 2019).

Sostenevo che sino ad ora la sinistra di governo (Letta, Renzi, Gentiloni) ha esitato a istituire la “seconda gamba” perché tra le varie cose che impedivano tale eventualità, c’era anche un “dilemma morale”, legato al fatto che fare un cambio di sistema avrebbe avuto pesanti conseguenze negative sulle persone più deboli, sull’acceso ai diritti, sulle diseguaglianze.

Una ingenua speranza


In cuor mio speravo, confesso la mia ingenuità, che con un ministro 5 stelle, la possibilità di un ribaltone del genere, fosse improbabile anche se, con un inciso nel mio articolo non escludevo la possibilità, proprio con questo governo, che ciò potesse avvenire:

«Non escludo tuttavia che a un certo punto il “dilemma morale” possa essere superato proprio per disperazione finanziaria. Il rischio a cui andiamo incontro, a causa delle politiche ordinarie di questo anodino ministero della salute, è quello di acuire i problemi di sostenibilità del sistema esponendolo a crescenti gradi di privatizzazione».


Ebbene questa possibilità, di superare il “dilemma morale”, esattamente per “disperazione finanziaria” in questi giorni è stata messa nero su bianco, da un ministro 5 stelle, nella bozza di Patto per la salute (d’ora in avanti “patto”).


Egli ha di fatto proposto alle regioni una intesa per ridiscutere il sistema universale e istituire la “seconda gamba”.


Si confermano così le tre leggi fondamentali del “riformista che non c’è”:
– quando in sanità hai dei problemi soprattutto finanziari, e non hai idee, l’unica cosa che devi fare è contro-riformare facendo bene attenzione che a rimetterci siano i più deboli,
– quando non capisci e non sai nulla di sanità fai comunque qualcosa che dimostri che per lo meno sei capace di distruggerla,
– fregatene del “dilemma morale” il problema è galleggiare ma non dimenticare mai di informare i social con dei twitter su qualsiasi cosa che fai durante il giorno dal momento che non hai null’altro da offrire.

Il Patto per la salute 


Nonostante in questo patto si dichiari in apertura di voler “voltare pagina”, di “guardare al futuro” di “rafforzare lo spirito universalistico ed equitario del Ssn”, di “superare la logica del risanamento” e tante altre belle cose, esso esprime la schizofrenia di una politica sanitaria che non si capisce se è una linea del M5S o il frutto dell’insipienza, di un ministro, incapace di tradurre il mandato ricevuto in un vero cambiamento virtuoso.

Del resto, in entrambi i casi, se non si sa come si rompono le uova e nemmeno come si sbattono, e come si usa una padella, come si fa a fare la frittata?

Vorrei rivolgermi a quella parte del M5S con la quale in questi anni sulla sanità, ho condiviso delle complicità: la linea che emerge dal patto non è in nessun caso obbligatoria e necessaria, cioè non è, a parità di problemi, l’unica strada percorribile, quella che bisognerebbe prendere per forza, ma è ciò che pensa sia giusto fare sbagliando un ministro o chi per lei semplicemente a corto di idee.

Il patto ci dice dei limiti del ministro o dei limiti di chi le da linea, ma in nessun caso ci dice come si possono risolvere davvero senza distruggere i problemi della sanità.

La proposta di patto parla di tante cose alcune anche positive ma quelle davvero notevoli cioè con grandi conseguenze sulla tenuta del sistema pubblico sono tre:
– l’anticipazione di fatto del regionalismo differenziato,
– l’istituzione della seconda gamba,
– una politica per gli operatori molto pericolosa.

Anticipazione del regionalismo differenziato


Nella bozza di patto si legge:

« – Si ritiene necessario anche valorizzare il principio di autonomia regionale, consentendo alle Regioni in pareggio/avanzo di bilancio di gestire e modulare i propri fattori produttivi in maniera più aderente alle proprie scelte organizzative”.– “Per consentire alle Regioni di modulare i propri fattori produttivi in maniera più aderente alle proprie scelte organizzative si rende opportuno concedere una maggiore flessibilità al sistema, pur nel rispetto degli obblighi di finanza pubblica, con riferimento ai vincoli di spesa previsti dalla normativa nazionale».


Quando, all’indomani dell’incontro sul regionalismo differenziato, con il ministro Stefani, seguirono le dichiarazioni del ministro Grillo (23 gennaio 2019) scrissi un articolo che fece scalpore con il quale accusavo, senza mezzi termini, il ministro della salute di “avallare” il regionalismo differenziato con ciò, sostenendo, che per questa strada si apriva la porta ad una politica che puntava a ridimensionare pesantemente il SSN (QS 24 gennaio 2019).

Dopo di allora la questione “regionalismo differenziato” è stata messa dal governo in stand by, soprattutto grazie all’intervento prudente di Di Maio che temeva di “spaccare l’Italia in due”, ma anche di Salvini che dichiarava la sua contrarietà a fare “cittadini di serie A e di serie B”.

Dalla sanità invece si levò forte la protesta degli ordini (Teatro Argentina 23 febbraio 2019) che chiedeva sulla questione un confronto. Parallelamente, anche grazie ad un appello sottoscritto da 30 costituzionalisti, si faceva strada l’ipotesi, per altro sembra condivisa anche dal presidente della Repubblica, di un passaggio di parlamentare.

Rispetto a questa situazione politica, che si anticipi, in un patto tra regioni e governo, una contro riforma costituzionale ancora tutta da decidere e sulla quale gravano ipoteche politiche grandi come catene di montagne, da par mia, la reputo semplicemente una decisione sconsiderata e che fa sorgere dubbi politici importanti:
– se è una decisione del ministro della salute allora questo ministro è un pericolo politico prima di tutto per il M5S perché a parte le conseguenze sulla sanità, a causa di questa storia, il M5S perderà in questo settore di sicuro un mucchio di voti,
– se questo ministro, come si dice, non decide niente, ma attua linee politiche che vengono dall’alto, allora il M5S sul regionalismo differenziato fa un gioco sporco che, se fosse coerente con il mandato elettorale ricevuto, dovrebbe chiarire.

Vorrei ricordare la definizione ufficiale di patto per la salute data dal ministero della salute: è un accordo finanziario e programmatico tra il Governo e le Regioni in merito alla spesa e alla programmazione del Servizio Sanitario Nazionale, finalizzato a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e a garantire l’unitarietà del sistema.
Come si fa ad usare una intesa finanziaria per anticipare una controversa contro-riforma, sulla quale probabilmente dovrà pronunciarsi il parlamento e sulla quale il governo ha deciso, almeno per il momento, di sospendere il giudizio?

Ma possibile mai che il ministro non si renda conto che dare più autonomia e più flessibilità sui fattori produttivi significa dare alle regioni molte delle cose che sono scritte nelle pre-intese sottoscritte da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna?

Possibile mai che questo ministro non capisca che vincolare la maggiore flessibilità solo alle compatibilità finanziarie e non alle leggi di principio di questo Stato significa permettere alle regioni la deregulation senza limiti?

E poi chiedo: come si fa a concedere più flessibilità e più autonomia così genericamente, senza prima esplicitare cosa vuol dire l’una e cosa vuol dire l’altra?

Ripeto il quesito politico:
– se ammettiamo la tesi dell’incompetenza il problema è il ministro della salute,
– se escludiamo l’incompetenza del ministro allora il M5S sulla sanità sta facendo un gioco sporco e i suoi elettori devono saperlo.

L’istituzione della seconda gamba
Lo stesso dubbio, ministro e/o M5S, viene quando consideriamo nella bozza di patto l’art. 5 “ruolo complementare dei fondi integrativi al Servizio Sanitario Nazionale”.

Non ho lo spazio per riprodurre tutto l’art. 5 ma invito tutti a leggerlo, mi limito a riassumerne il senso: per ragioni di sostenibilità si istituisce di fatto la “seconda gamba” impegnandosi a cambiare la normativa in essere al fine di estendere e accrescere per i fondi integrativi le agevolazioni fiscali permettendo a tali fondi, per rispondere ai bisogni di salute dei loro iscritti, di utilizzare anche le strutture pubbliche.
Il patto, in questo modo, ci propone un cambio di sistema, cioè un’altra contro-riforma, anche in questo caso scavalcando il parlamento, con la quale si ridimensiona il ruolo e il peso del SSN a favore di fondi e di assicurazioni cioè a favore della speculazione finanziaria.

Ritorna il dubbio di prima:
– se questa pensata è del ministro allora il M5S farebbe bene a prendere tempestivamente delle misure almeno di contenimento,
– ma se questa pensata è del M5S allora il gioco sporco diventa una vera e propria truffa politica.

Chi ha votato per questo movimento di certo non l’ha fatto per fare il gioco delle assicurazioni e degli speculatori e meno che mai per farsi rubare da costoro i propri diritti. Da nessuna parte del programma di governo sta scritto che bisogna far fuori il Ssn e sostituirlo con il sistema multi-pilastro di berlusconiana memoria.

A parte questa cosa madornale, che, per la verità, dal M5S non mi aspettavo, ma che ci spiega perché questo governo al tempo della legge di bilancio, non ha mosso un dito per trasformare gli incentivi fiscali del welfare aziendale in risorse per rinnovare i contratti, vorrei richiamare la vostra attenzione sulla motivazione politica di questo ribaltone.

Si dice, in sostanza, che dobbiamo cambiare sistema per ragioni di “sostenibilità” questo vuol dire che:
– il ministro, siccome non ha evidentemente una strategia per garantire al sistema sanitario pubblico la sostenibilità in altro modo, si vede costretto ad affondare il sistema cioè a privatizzarlo,

– le politiche finanziarie per la sanità, sin qui adottate da questo governo, sono acqua fresca perché in questo contesto di recessione economica è impensabile dare soldi al privato e dare soldi al pubblico, per cui questo governo ha deciso verosimilmente di sotto-finanziare il pubblico per costringere i cittadini che hanno reddito ad andare nel privato,

– il ministro della salute o il M5S per mezzo del proprio ministro della salute, hanno deciso, per risanare la sanità, di non imboccare la strada del riformismo come io stesso avevo a suo tempo proposto al ministro, ma quella neoliberista.

Qui lo sconcerto diventa rabbia. Assicuro l’intero M5S, da cultore della materia, come si dice, che se volessimo fare per davvero sostenibilità, di strade ce ne sarebbero tante, senza per questo sfasciare tutto e meno che mai mettere in discussione i diritti delle persone.

Per fare davvero sostenibilità e nello stesso tempo rendere il nostro sistema più adeguato ai bisogni di salute delle persone, tuttavia ci vogliono le idee, la competenza, le alleanze giuste, il coraggio di cambiare, che, mi duole dirlo, questo ministro della salute, alla prova dei fatti, non mostra di avere.

Una pericolosa politica per gli operatori 


Potrei cavarmela semplicemente dicendo che sulla questione operatori cioè lavoro, mi trovo del tutto d’accordo con quanto dichiarato a più riprese su questo giornale da Carlo Palermo, segretario nazionale Anao, che inascoltato instancabilmente continua a lanciare allarmi sulla tenuta del sistema, con Filippo Anelli, presidente della Fnomceo teso a far capire al ministro che le strade che sta percorrendo sono sbagliate, e con Guido Quici, segretario nazionale della Cimo quando riferendosi alla bozza di patto dice “disegna una nuova geografia delle professioni sanitarie molto preoccupante sia sul fronte dei requisiti di accesso sia dell’inquadramento professionale, che abbasseranno in sostanza il livello delle competenze e dei servizi con la scusa di correre ai ripari sull’urgenza di personale”, (QS 28 marzo 2019).

Vorrei solo rimarcare un paio di cose:


– la filosofia del patto, sui medici e sulle altre professioni, resta quella di sempre dei precedenti governi che per garantire sostenibilità puntavano a contenere il costo del lavoro. Nel patto si parla di “una proposta di revisione della normativa in materia di obiettivi per la gestione e il contenimento del costo del personale”. Quindi nel patto le professioni gli operatori non sono mai considerati un “capitale” su cui investire proprio per garantire sostenibilità e meno che mai sono previste politiche volte a capitalizzare il sistema.

– Nel patto si ripropone in modo subdolo e surrettizio il comma 566 della legge finanziaria del 2014 sia riferendosi alla questione degli “incarichi professionali” definiti dall’ultimo contratto di comparto, per intenderci gli “incarichi di funzione” quelli che si basano su operazioni di task shifting tra professioni, di fatto alludendo alla fungibilità dei ruoli per sopperire alla “carenza del personale medico” e per offrire agli infermieri “percorsi di specializzazione adeguata per rendere meno critico il quadro complessivo del fabbisogno del personale”.

Da nessuna parte si legge qualcosa che abbia a che fare con una riforma del lavoro, con una ridefinizione delle professioni, con un ripensamento delle prassi e delle organizzazioni, al fine di fare del lavoro il motore:


– di un cambiamento virtuoso del sistema,
– di garantire attraverso di esso un grado più alto di adeguatezza dei servizi,
– di garantire un grado più alto di sostenibilità,
– di garantire un grado più alto di fiducia sociale.

Il ministro a tal proposito non sembra avere alcun interesse a fare dei dipendenti degli autori, ad andare oltre le competenze per definire impegni, a misurare il lavoro per risultati, a definire prassi a contenzioso legale zero, a fare reticoli professionali in luogo dei burocratici profili, a redimere i conflitti tra professioni attraverso una coevoluzione dei ruoli, a corresponsabilizzare i medici nella gestione, a fare della retribuzione una attribuzione, cioè a compensare in modo diverso il lavoro che produce sostenibilità attraverso la salute.

Niente di tutto questo. Il ministro pare non avere idee in proposito e il suo massimo è ritoccare i tetti per le assunzioni, quindi comunque accrescere la spesa, oltretutto in modo molto discutibile e in quantità risibili, ma senza mai compensare la crescita di spesa con una crescita si sostenibilità.

Insomma sul personale nulla di nuovo sotto il sole. Secondo me la variabile personale diventerà, fin dal breve periodo, il fattore di distorsione più forte del sistema fino a causarne un ulteriore decadimento.

Poche riflessioni politiche


Condividendo sulla bozza del patto le preoccupazioni espresse da G. Luigi Trianni su questo giornale (QS 29 marzo 2019) e ribadendo che nel documento vi sono anche proposte interessanti (ad esempio la revisione della normativa sui piani di rientro, il paternariato tra servizi, ecc.) mi limiterei a poche riflessioni politiche conclusive:

– mi chiedo se è giusto che una intesa finanziario-programmatica tra il governo e le regioni introduca surrettiziamente dei cambiamenti di sistema che, per la loro natura fondamentale, meriterebbero, da una parte, per lo meno il parere del parlamento e dall’altra quanto meno il coinvolgimento e il confronto tanto dei lavoratori della sanità che dei cittadini.

– Ritengo che non tocchi al patto decidere sul regionalismo differenziato, sull’istituzione del sistema multi-pilastro, e sul mettere in discussioni fondamentali regole come quelle che regolano ad esempio, i ruoli delle professioni. Chi pensa il contrario per me è un “temerario delle macchine volanti”.

– Mi chiedo anche che fine fa la grande retorica del M5S contro le diseguaglianze che, nel documento è sparsa ovunque, quando gli effetti pratici di quel che propone il patto, sono una crescita delle diseguaglianze nel paese a meno che mi si dimostri che il sud ha il reddito che ha il nord per compensare una restrizione del servizio pubblico con la seconda gamba, che dare più autonomia e più flessibilità solo alle regioni forti non significhi acuire il discrimine con le altre regioni.

– Mi chiedo ancora se davvero il M5S o il suo ministro, (decidete voi) si rendano conto, a parte la questione di negare dei diritti, delle conseguenze finanziarie della loro proposta sui fondi integrativi impiegati, in particolare, come è scritto nella bozza di patto per fare prevenzione secondaria e per accrescere le prestazioni per la diagnosi precoce. L’ultima grande “patacca” escogitata dalle assicurazioni. Sulle analisi di merito circa il problema tragico della appropriatezza delle prestazioni erogate attraverso dei fondi integrativi rimando all’articolo di Geddes (QS 4 febbraio 2019), e a quello di Donzelli/Castelluso (QS 12 febbraio 2019) e per la questione della prevenzione soprattutto secondaria di nuovo a Donzelli (QS 18 marzo 2019). Mi limito solo a dire al nostro ministro della salute, che se si vuole davvero far saltare il banco della sostenibilità, la strada più efficace è esattamente quella indicata dal patto. I fondi integrativi, impiegati a fini preventivi, avranno l’effetto di riversare sul sistema sanitario nel suo complesso tanta di quella domanda impropria che sarà molto difficile governarla. Di sicuro il problema della sostenibilità diventerà ingestibile e questo spingerà per una ulteriore privatizzazione.

Conclusioni


Caro M5S, so che quando ti ho incontrato la prima volta, un bel po’ di anni fa, per me e per molti altri della sanità, come me, sfiancati da un PD neoliberista, eri una speranza di cambiamento, quindi con la vecchia amicizia di sempre, ti avverto, stai giocando con il fuoco.

Per un movimento post ideologico essere un neo-liberista non mi sembra un gran risultato. Verrebbe da esclamare: tutto qui? Ho l’impressione che a noi della sanità ci stai portando a sbattere. Aggiusta il tiro. A fare danni anche gravi in sanità ci vuole poco.

Datti una regolata. Ministro o non ministro alla fine non può essere che un movimento per il cambiamento e per la moralizzazione del paese, come tu ti proponi per una ragione o per un’altra, causi la fine del SSN. Sarebbe pazzesco.


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I VACCINI, LA GRILLO, LA TRIPTORELINA di Alessandro Chiavacci

[ 11 marzo 2019 ]

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

*  *  *

Un governo ostaggio delle multinazionali del farmaco

il ministro Grillo se ne deve andare


Da domani i nostri figli, i nostri bambini, dovranno avere il certificato vaccinale, o non saranno ammessi a scuola. La non ammissione sarà automatica per gli asili nido e gli asili; sotto la sanzione di multe di 500 euro per gli alunni delle elementari e medie fino a 16 anni.

Abbiamo sbagliato: non abbiamo protetto i nostri figli, i nostri bambini dall’aggressione delle multinazionali del farmaco, e le conseguenze potrebbero essere catastrofiche in un futuro.

Non ha sbagliato solamente chi governa sotto il ricatto delle multinazionali, chi non si è interessato, chi non è informato, chi è pagato per dire quello che dice e privilegia il proprio tornaconto personale alla vita di milioni di bambini.

Ha sbagliato anche chi ha sottovalutato la questione, chi ha pensato “forse non se ne farà niente, siamo in Italia…”, chi ha pensato alla sovranità solo in termini economici, dimenticando quanto sia importante la sovranità di tanti milioni di bambini, e di 60 milioni di italiani sul proprio corpo. [1]

Il ministro Giulia Grillo, che prima delle elezioni si era schierato contro l’obbligo vaccinale della legge Lorenzin, ha fatto rapidamente marcia indietro. Così potenti sono le multinazionali del farmaco e in particolare la Glaxo-Smith Kline che finanzia centinaia di medici, decine di università, decine di associazioni mediche e perfino l’ Istituto Superiore della Sanità, per una cifra ufficialmente variabile fra i 13 e i 15 milioni di euro all’anno nell’ultimo triennio. [2]

Anzi, il ministro Giulia Grillo minaccia di estendere l’obbligo vaccinale a tutta la popolazione. Si punta ad installare in Italia, paese la cui popolazione gode di una delle migliori saluti al mondo, e il cui sistema sanitario è anch’esso ritenuto uno dei migliori al mondo, il sistema sanitario americano dove, secondo quanto afferma Robert Kennedy Jr, “oltre la metà dei giovani ha una malattia cronica”. [3]

E questo senza parlare, ancora, della recente scelta del ministero di inserire la triptorelina, cioè il farmaco che blocca lo sviluppo sessuale dei bambini, nel prontuario farmacologico nazionale, anzi di riconoscerne la cura e il relativo uso interamente a carico del sistema sanitario nazionale. [4]

Le conseguenze di queste scelte potrebbero essere drammatiche nel futuro. Anche se è drammaticamente tardi, è necessario che questo ministro, questo servo delle multinazionali del farmaco, sia messo in condizione di non fare più danni. Un governo che non rifiuta, nelle parole di Conte, l’aggettivo “sovranista”, non può essere servo ossequiente delle Big Pharma. 

Chiediamo le dimissioni immediate del ministro Grillo. Nessuna credibilità di fronte al popolo italiano può avere un governo che mantiene al posto di ministro della sanità questo irresponsabile burattino.

NOTE




VACCINI: PERCHÉ NO AL DDL 770

[ 15 febbraio 2019 ]


Il 28 luglio 2017 entrava in vigore la famigerata Legge Lorenzin sull’obbligo vaccinale. Sia il Movimento 5 stelle che la Lega, prima delle elezioni del 4 marzo, promisero che l’avrebbero cambiata a fondo. Invece… Invece, una volta saliti al governo leghisti e penta stellati, hanno fatto una clamorosa marcia indietro, sostenendo il Disegno di legge n. 770.
Il 770 era cofirmato dai capigruppo Stefano Patuanelli (M5S) e Massimiliano Romeo (Lega) e dai membri della Commissione igiene e sanità al Senato Pierpaolo Sileri (M5S), Maria Domenica Castellone (M5S) e Sonia Fregolent (Lega).
Il n.770, recante “Disposizioni in materia di prevenzione vaccinale“, pende a tutt’oggi in Parlamento, che dovrebbe discuterlo e votarlo.
Secondo il blogger IL PEDANTE questo Ddl farebbe addirittura rimpiangere la legge Lorenzin.
Contro il 770, a sostegno della Legge di iniziativa popolare “SOSPENSIONE DELL’OBBLIGO” vennero raccolte, in sole quattro settimane, più di 100mila firme, di cui 75mila regolarmente depositate, il 20 settembre 2018, alla Camera dei deputati.
Firme praticamente ignorate e passate sotto silenzio dai media.
Il Presidente della Commissione parlamentare igiene e Sanità, senatore Sileri, con altri esponenti M5s, avevano dato pubbliche assicurazioni che la Commissione medesima avrebbe ascoltato in sede di “audizioni” le ragioni dei promotori della Legge di iniziativa popolare contro il 770.
Invece niente. Per “mancanza di tempo” le audizioni si sono concluse ed i promotori non sono stati ascoltati.
QUI la versione integrale del “Dossier 770”, ovvero il documento che era stato preparato per sottoporlo all’attenzione della Commissione.
Più sotto la versione breve del Dossier.

*  *  *
Libertà di scelta
proposta di legge di iniziativa popolare
… per amore di tutti i figli

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Gentile Senatrice, Egregio Senatore, 

il Comitato Libertà di Scelta, che ha riunito 69 realtà tra associazioni e comitati spontanei di genitori su tutto il territorio nazionale, si è fatto promotore della Legge di iniziativa popolare Sospensione dell’obbligo vaccinale per l’età evolutiva(AC1185), depositata alla Camera il 20 settembre scorso e accompagnata da 75mila firme raccolte in tutti i Comuni italianiin sole quattro settimane nel luglio 2018. 
La proposta di Legge di iniziativa popolare combina l’istituto della democrazia diretta previsto dalla nostra Costituzione con il c.d. “modello Veneto”, rappresentando così istanze care all’intera maggioranza di Governo. Nonostante ciò si è preferito, nell’ottobre scorso, assegnare alla XIIaCommissione del Senato il Disegno di Legge 770 “Disposizioni in materia di prevenzione vaccinale” a firma dei Senatori Patuanelli, Romeo, Sileri, Castellone e Fregolent. 
Con nostro rammarico, dalla lettura del testo non possiamo che constatare la perfetta continuità del DdL 770 con la ratioimposta dal Decreto Legge 73/2017 convertito con modificazioni nella Legge 119/2017, che ha comportato un crollo di fiducia nelle istituzioni, la rottura dell’alleanza terapeutica, l’applicazione arbitraria della norma da parte delle autorità sanitarie locali e discriminazioni ingiustificate di bambini negli asili e nelle scuole materne, il tutto in un clima da caccia alle streghe degno del Medioevo, alimentato dai mass media e da una gran varietà di testimonial
All’art. 1 (Finalità),lettera a) del DdL 770 si legge che il provvedimento ha “lo scopo di raggiungere e mantenere le coperture vaccinali di sicurezza, anche allo scopo di proteggere i soggetti per i quali le vaccinazioni sono controindicate in ragione di particolari situazioni cliniche documentate”; non si fa alcuna menzione del soggetto sottoposto a profilassi vaccinale, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione pediatrica, la cui protezione individuale non sembra interessare, mentre si sottolinea che la norma è intesa a “tutelare soggetti per i quali le vaccinazioni sono controindicate in ragione di particolari situazioni cliniche documentate”, soggetti che secondo la rappresentazione del Governo sono dunque i principali destinatari della norma, in relazione ai quali non viene fornita però alcuna informazione, né sul numero stimato o reale, né sui benefici che concretamente potrebbero ricavare – in ragione di una diminuzione di rischi – dalla profilassi resa obbligatoria per la collettività. 
Le imponenti e invasive misure introdotte dal D.L. 73/2017, e così quelle del DdL 770, risultano destinate a imporre al singolo, contro il suo diritto all’autodeterminazione sancito dall’art. 32 Cost., un trattamento sanitario di cui forse, in misura minima e comunque del tutto non palesata, beneficerà anche la stretta cerchia di coloro che, per motivi di salute, non possono vaccinarsi, cerchia peraltro che lo stesso legislatore limita fortemente sia per la tenera età in cui impone le vaccinazioni, sia per la forte stretta sull’attestazione di omissione per motivi di salute, imponendo di fatto le vaccinazioni previste dal PNPV (Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale) erga omnes
Ciò è confermato dal fatto che il legislatore non prevede alcuna misura per garantire che il sacrificio dei molti valga il bene dei pochi.
Sotto il profilo dellasicurezza, poiché la pratica della vaccinazione comporta il rischio di reazione avversa per chi vi si sottomette, lo Stato dovrebbe per lo meno garantire un sistema di farmacovigilanza attiva, sulla base del quale andrebbe valutato il rapporto tra il rischio a cui si sottopone la quasi totalità della popolazione pediatrica e il beneficio per i soggetti non vaccinabili; sotto il profilo dell’efficaciainvece, a tutela della salute dei soggetti “non vaccinabili” e per non rendere vano il sacrificio di chi è costretto a sottoporsi a un rischio per il bene degli stessi soggetti “non vaccinabili”, lo Stato dovrebbe controllare l’avvenuto stato di immunizzazione post-vaccinazione. Nessuna di queste previsioni, per altro conformi al principio ultra-solidaristico che si vuole applicare, si ritrova nel DdL 770. 
Se lo scopo della legge è “raggiungere e mantenere le coperture di sicurezza”, la salute dell’individuo che si sottopone a vaccinazione non è il finedell’attività legislativa, ma il mezzoattraverso il quale si soddisfa il non meglio specificato requisito tecnico delle “coperture”. 
L’impostazione tecnocratica è confermata dall’art. 2 (Piano nazionale di prevenzione vaccinale), comma 1, laddove si legge: “Il piano nazionale di prevenzione vaccinale (PNPV) individua e aggiorna periodicamente gli specifici standard minimi di qualità delle attività vaccinali, gli obiettivi da raggiungere su tutto il territorio nazionale e le modalità di verifica del loro conseguimento”. Al netto di altre raccomandazioni qualitative, gli “obiettivi” del PNPV coincidono appunto con le soglie percentuali di copertura vaccinale “di sicurezza”, come previsto all’art. 1. 
Sempre all’art.1, lettera a) si legge che il provvedimento prevede di raggiungere le sue finalità nel rispetto delle raccomandazioni degli organismi sanitari internazionali in tema di profilassi, controllo, eliminazione ed eradicazione delle malattie prevenibili con la vaccinazione” (analogamente all’art. 1 della L. 119/2017, che vuole “garantire il rispetto degli obblighi assunti a livello europeo ed internazionale”). 
Il legislatore, rinunciando alla definizione di “standard minimi di qualità delle attività vaccinali, obiettivi da raggiungere su tutto il territorio nazionale e modalità di verifica del loro conseguimento”, sta di fatto approvando a scatola chiusa il lavoro dei tecnici “indipendenti” incaricati di stendere il PNPV, e allo stesso tempo, prevedendo “il rispettodelle raccomandazioni degli organismi sanitari internazionali”, si autoesclude dal processo decisionale sulla profilassi vaccinale, il che non può che tradursi nel mero recepimento da parte dei tecnici dei piani mondiali di eradicazione del morbillo, avendoli il legislatore già approvati preventivamente, quando sarebbe invece chiamato a fare lo sforzo di mettere in discussione le strategie vaccinali finora messe in campo, e in particolare la rispondenzadella vaccinazione di massa al contesto demografico, ambientale e socio-economico dell’Italia di oggi.
Per quanto attiene l’art. 3 (Misure per l’implementazione del piano nazionale di prevenzione vaccinale), allalettera c) troviamo finalmente l’obiettivo della “promozione dell’adesione volontaria e consapevole alle vaccinazioni”, che a nostro parere dovrebbe essere il cardine per qualsiasi politica vaccinale, e che tuttavia viene subordinato al requisito tecnico delle “coperture di sicurezza”, come confermato dall’art.1, lettera b), dove si legge che “l’educazione e l’informazione in materia di prevenzione vaccinale costituiscono livello essenziale di assistenza (LEA) quali interventi prioritari nella lotta contro la riluttanza nei confronti dei vaccinie per l’ottimizzazione delle coperture vaccinali” e nello stesso art. 3, lettera b) il cui fine è la “promozione delle vaccinazioni previste dal PNPV e rimozione dei fattori che ostacolano il raggiungimento di adeguate coperture vaccinali”, ponendosi il legislatore in maniere antagonista con chi richiede l’adesione volontaria e consapevole alle vaccinazioni, concessa solo fintantoché non vada a compromettere le “coperture”. 
Che con questo Disegno di Legge lo Stato si ponga a gendarme delle coperture anziché a garante dei diritti costituzionali e della salute dei suoi cittadini, in perfetta continuità con la logica della Legge 119/2017, si evince anche dalle previsioni dell’art. 5 (Interventi in caso di emergenze sanitarie o di compromissione dell’immunità di gruppo),che equipara la “compromissione dell’immunità di gruppo” a un’emergenza sanitaria, mantenendo ed estendendo il ricorso alla vaccinazione obbligatoria per contrastare il calo delle coperture, come già decretato d’urgenza senza emergenza dal precedente Governo. 
Al comma 1 dell’art. 5 infatti si prevede che “Qualora[…]si rilevino significativi scostamenti dagli obiettivi fissati dal PNPV tali da ingenerare il rischio di compromettere l’immunità di gruppo, […]sono adottati piani straordinari d’intervento, che prevedono, ove necessario, l’obbligo di effettuazione di una o più vaccinazioni per determinate coorti di nascitaovvero per gli esercenti le professioni sanitarie, al fine di raggiungere e mantenere le coperture vaccinali di sicurezza”. Nulla è dato sapere su cosa si intenda per “significativi scostamenti”, avendo il legislatore demandato al PNPV la loro definizione; pertanto, se assumiamo come valida la soglia imposta dal precedente Ministro della Salute, ovvero il 95% one-size-fits-all, l’applicazione dell’obbligo ai “significativi scostamenti […]tali da ingenerare il rischio di compromettere l’immunità di gruppo[…] per determinate coorti di nascita” innescherebbe un aumento delle inoculazioni vertiginoso
Abbozziamo nel seguito una simulazione incrociando i dati più recenti sulle coperture e le raccomandazioni del PNPV 2017-2019: 

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La simulazione assume il normal case scenario, quello cioè in cui un Governo in carica si attenesse alle disposizioni dell’art. 5. 
L’impianto sanzionatorio previsto dalla Legge 119/2017 risulta addirittura inasprito, laddove all’art. 5, comma 4 si legge che “al fine di tutelare lo stato di salute dei soggetti non vaccinabiliper specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta, i piani straordinari di intervento di cui al medesimo comma 1 possono: 
a)subordinare, in modo temporaneo, su base nazionale, regionale o locale, in relazione ai dati contenuti nell’anagrafe vaccinale nazionale,la frequenza delle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione, delle scuole private non paritarie, dei servizi educativi per l’infanzia e dei centri di formazione professionale regionale all’avvenuta somministrazione di una o più vaccinazioni”. 
Così l’obbligo, rispetto alle previsioni della Legge attualmente in vigore, risulta rafforzato in due direzioni: 
1)non si prevede che si possa assolvere all’obbligo anche per avvenuta immunizzazione naturale, come sarebbe logico non comportando in quel caso alcun pericolo per “i soggetti non vaccinabili” e come correttamente previsto dalla Legge 119/2017, ma si subordina la frequenza a scuola esclusivamente “all’avvenuta somministrazione di una o più vaccinazioni”. Prova ne è il fatto che l’anagrafe vaccinale, come si legge all’art. 4 (Anagrafe vaccinale nazionale), tra i dati che dovrebbe contenere non prevede lo stato di immunizzazione del soggetto; 
2) si prevede di interdire la frequenza ai non vaccinati “per una o più vaccinazioni”non solo ai servizi per l’infanzia ma anche alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado; stando ai dati rilasciati dalle Regioni riguardo i “non conformi”, la sospensione della frequenza riguarderebbe più di un milione e mezzo di studenti, generando inevitabilmente il caos su tutto il territorio nazionale. 
Considerate le dichiarazioni in campagna elettorale degli esponenti dell’attuale maggioranza e le azioni intraprese durante la scorsa legislatura per la presentazione di emendamenti volti a eliminare il requisito di accesso per nidi e scuole dell’infanzia (art. 3, comma 3 della L. 119/2017), ci rimane incomprensibileil motivo per cui ancora oggi dobbiamo leggere, in un Disegno di Legge sostenuto da questa maggioranza, la possibilità di sospendere la frequenza scolastica dei nostri bambini. 
È doveroso far presente che già nell’applicazione della L. 119/2017 abbiamo assistito, tra gli altri, a numerosi episodi di
– esclusioni arbitrariebasate su un’interpretazione personale delle Legge da parte dei Dirigenti Scolastici;
– reiterate violazioni della privacyda parte di tutto il personale scolastico; 
– casi di isolamento e discriminazione di bambiniingiustificata e inaccettabile da parte del personale scolastico e sanitario; 
– riduzione del consenso informato a mero pro-forma
Senza contare i danni provocati dalla massiccia campagna mediatica contro i “no-vax”, tale da innescare fenomeni di conflitto sociale e discriminazione dei “piccoli untori” sempre più insostenibile, laddove conflitto non esisteva prima dell’avvento del D.L. 73/2017. 
Non ultimo, il DdL 770 prevede il mantenimento dell’art. 5-bisL. 119/2017, dal titolo “Controversie in materia di riconoscimento del danno da vaccino e somministrazione di farmaci”, che riporta al primo comma: “Nei procedimenti relativi a controversie aventi ad oggetto domande di riconoscimento di indennizzo da vaccinazione di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, e ad ogni altra controversia volta al riconoscimento del danno da vaccinazione, nonché nei procedimenti relativi a controversie aventi ad oggetto domande di autorizzazione alla somministrazione di presunti farmaci non oggetto di sperimentazione almeno di fase 3 e da porre economicamente a carico del Servizio sanitario nazionale o di enti o strutture sanitarie pubblici, è litisconsorte necessario l’AlFA”. 
Nei procedimenti relativi a controversie in materia di riconoscimento di danni da vaccino si costituiscono dunque, ai sensi dell’art. 5-bis, due soggetti, il Ministero della Salute e l’AIFA, che contestano l’istanza di riconoscimento del danneggiato. Tale norma determina una sproporzione tra le parti che aumenta le difficoltà dei danneggiati per il riconoscimento dei loro diritti e mina il diritto al “giusto processo”, previsto dall’art. 111 della Costituzione, che prevede lo svolgimento del contraddittorio tra le parti “in condizioni di parità”. Inoltre, la norma potrebbe generare il convincimento nei danneggiati di uno Stato a loro ostile, che non agevola la tutela dei loro diritti costituzionalmente garantiti, ma ne ostacola sempre di più il riconoscimento, confermando nuovamente l’impostazione da polizia sanitaria ereditata dal D.L. 73/2017. 
Noi crediamo che la Legge debba tenere conto delle complessità del tessuto sociale odierno, in cui non esiste più il paziente che passivamente accetta quanto gli viene somministrato da un’entità al di sopra di ogni discussione: oggi l’individuo vuole e deve essere posto al centro, ha il diritto di decidere del proprio corpo e non può essere fatto oggetto di obbligo. 
Reclamiamo il nostro diritto all’autodeterminazione, diritto che è e deve rimanere costituzionalmente garantito
E fortemente chiediamo che i nostri figli non siano fatti oggetto di una Legge che in modo eccessivamente paternalistico e utilizzando il ricatto dell’esclusione sociale sottrae a noi genitori e ai medici di cui ci fidiamo la possibilità di decidere della loro salute. 
Con questo spirito abbiamo steso la proposta di Legge “Sospensione dell’obbligo vaccinale per l’età evolutiva”. 
Grazie, in qualità di rappresentanti del Comitato Libertà di Scelta
(in ordine alfabetico)

ADER Salute e Libertà – Associazione Diritti Emilia Romagna
● Articolo 32 Libertà e salute Faenza
● Cittadini Liberi e Consapevoli Puglia
● CLi.Va Toscana Comitato per la libertà di scelta vaccinale Toscana
● CLiSVaP Comitato per la Libertà di Scelta Vaccinale Piemonte
● Co.li.bri. Libertà Brianza
● Coordinamento Vicentino
● CORVELVA
● Colibrì Puglia
● FILINS – Federazione Italiana Licei Linguistici e Istituti Scolastici non Statali
● Genitori del No Obbligo Piemonte
● Genitori del No Emilia Romagna
● Genitori del No Obbligo Lazio
● Genitori del No Obbligo Lombardia – sezione Brescia
● Genitori del No Obbligo Lombardia
● Gruppi Uniti. it
● Libera Scelta Alessandria
● Libero x tutti – Forlì
● Modilis Sardegna
● Vaccinare Informati – Trentino

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