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IGNAZIO MARINO: VERREBBE DA RIDERE SE NON CI FOSSE DA PIANGERE di Leonardo mazzei

[ 12 ottobre]

Facciamola breve. Marino ha dimostrato un’incapacità assoluta, ha scelto di rimanere al suo posto quando un anno fa l’inchiesta sul malaffare romano avrebbe imposto lo scioglimento del consiglio e l’indizione di nuove elezioni, ha mostrato una dignità pari a zero quando ha accettato di farsi accudire dalla badante (parole sue, riferite a Gabrielli) inviatagli da Renzi, e potremmo continuare…»


discreta folla di scapestrati inneggiare al sindaco dimissionario in Piazza del Campidoglio. Il secondo è che il caso Marino non è frutto del caso, ma neppure di un complotto, essendo piuttosto una pittoresca ma significativa manifestazione del degrado complessivo della classe dirigente del paese.
Dal pagliaccio con la bandana al killer dei “mercati”», titolammo allora. In quel caso si brindava ad una cacciata senza affatto riflettere su quel che sarebbe venuto dopo. Oggi si manifesta invece per il timore del futuro, senza però fermarsi per un attimo a ragionare sui fatti che hanno portato Marino alle dimissioni.
 Buffone d’Arcore. Ora, probabilmente, alla luce di quel che è venuto dopo, molti avranno forse cambiato idea. Non lo sappiamo. Di certo lo stesso atteggiamento fideistico lo si è visto ieri. Se 4 anni fa vi era la certezza del «male», anzi dell’«unico male», ieri si è vista in piazza la certezza del «bene», anzi dell’«unico bene possibile», curiosamente incarnato dal volto di Ignazio Roberto Maria Marino.

antico vizietto già contestato a Marino (con tanto di licenziamento) dall’Università di Pittsburgh nel 2002 – ci sono stati oppure no? A questo bisogna rispondere. Ma siccome sul punto il Nostro è in affanno, ecco che si pretende un’onestà a prescindere: Marino è onesto, come Berlusconi è un maiale, stop.


Scrivevamo in proposito nel dicembre scorso:

Certo, tra i sindaci che si sono succeduti le responsabilità maggiori vanno sicuramente ad Alemanno, colui che ha messo tante leve del potere in mano agli amici della cupola nera di Carminati e soci. Ma le cronache, e le stesse carte dell’inchiesta, parlano di un meccanismo perfettamente bipartisan. Si dice che Marino fosse all’oscuro di tutto. Ma se così fosse meglio per lui cambiare rapidamente mestiere. In ogni caso non pare proprio che i traffici della cupola nera abbiano trovato qualche intralcio nel consiglio comunale eletto nel 2013, come vorrebbe invece sostenere il patetico “commissario” Pd, Orfini».

Così scrivevamo nell’articolo già citato:

Si può anche discutere di quanto questa degenerazione sia figlia dell’impronta lasciata dal berlusconismo, ma sarebbe del tutto fuorviante limitarsi a ciò. C’è infatti una verità ben più profonda che va colta, ed essa consiste nel rapporto tra “politica” e “politici”, questi ultimi intesi come “uomini delle istituzioni”. Se la politica si fa sempre più oligarchica, e dunque a-democratica, è naturale che gli corrisponda un tipo di “politico” e di amministratore espresso direttamente dai vari gruppi di potere, dalle varie lobby in cui si struttura il blocco dominante».

così argomentavamo lo scorso anno:

C’è da stupirsi se da una politica finita su questo binario morto, dominata dall’economia e, peggio, dalle oligarchie che la governano, vengono fuori i Carminati, i Buzzi od i Di Stefano? I politici del tipo di quelli coinvolti nell’inchiesta romana hanno parecchi vizi, ma un paio di virtù fondamentali: non disturbano il manovratore e sono sempre ricattabili. Loro chiedono solo di far cassa. Che poi, facendola grazie all’ormai famoso «mondo di mezzo» – quello dove potere politico, imprenditoria e delinquenza allo stato puro si incontrano – una parte ritorna anche a chi sta più in alto. Il che non guasta».


auto-citazione:

Il lungo processo che ha preso le mosse agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso ha portato alla fine dei partiti come luogo della partecipazione alla politica. Un luogo dove, naturalmente con mille difetti, si selezionava la classe politica. Non che allora i gruppi di potere, in alcuni casi di natura sostanzialmente mafiosa, non contassero. Contavano eccome, ma erano una parte del tutto, non il tutto come nella politica senza (veri) partiti di oggi. Per capire che i partiti intesi nel senso tradizionale non esistono più, basta pensare a quanto affermato dal segretario del Pd. Davanti ai dati del tracollo verticale degli iscritti, Renzi ha detto che queste sono cose del passato, che oggi l’importante è guardare ai voti».

Il simbolo più compiuto di questa degenerazione sono le primarie. E senza dubbio il Pd, che è il promotore in Italia di questo metodo di scelta dei candidati, aperto ad ogni infiltrazione lobbystica, è il partito che ha spinto maggiormente in avanti il processo di americanizzazione della politica.

ultras gridava «Renzi, Renzi, vaffanculo».
Re Travicello, che per loro non è poi tanto male, all’incertezza di un futuro tutto da disegnare.

SADOMASOCHISMO di Rino Genovese*

[ 24 aprile ]

«Lo psicodramma che si recita a soggetto nel Pd a proposito della legge elettorale – con l’ultima mossa di Renzi, che ha sostituito d’imperio dieci esponenti della minoranza in commissione affari costituzionali – assomiglia sempre di più alla storiella del masochista che dice al sadico “fammi male…”, e questi con coerenza gli risponde “no!”. Nessuno sa esattamente chi sia il sadico e chi il masochista, ma certo una perversione deve esserci nei rapporti tra il segretario-presidente del consiglio e quelli della minoranza del suo partito. Una delle due parti insiste a rimanere, alcuni dissidenti sono pronti a votare finanche la fiducia se la questione sarà posta in aula sulla legge elettorale, mentre l’altra parte insiste a spingerla fuori dal partito: “Andatevene”, è il messaggio neanche tanto subliminale, “date solo fastidio…”.

In realtà il modello decisionista è in grave difficoltà dappertutto. In Francia molti osservatori si stanno accorgendo – specialmente dopo il totale fiasco di Hollande – che un ritorno alla repubblica parlamentare, con il suo noioso trantran, sarebbe meglio dell’ultimo Chance giardiniere messo alla testa della Nazione come una specie di re elettivo. La Germania, che ha un sistema partitico basato sul proporzionale con uno sbarramento al 5%, va a gonfie vele più di qualsiasi presidenzialismo, e ha perfino trovato, nella signora Merkel, il leader politico forte che non fa rimpiangere il generale De Gaulle. In Italia, invece, i poveri mentecatti di un partito in scissione virtuale si accingono a votare una riforma della legge elettorale, e successivamente una riforma costituzionale del Senato, che consegnerà tutti i poteri a un grullo sostanzialmente senza contrappesi».




C’ERA UNA VOLTA LA DEMOCRAZIA di Piemme



oligarchico, in cui il potere decisionale è nelle mani di pochi e questi “pochi” lo esercitano per nome e per conto di ristrette cerchie delle classi dominanti. Marx avrebbe forse detto che siamo in un sistema bonapartistico.

Il sito openpolis ha recentemente pubblicato un dossier il quale svela, dati alla mano, che siamo oramai in un regime non solo post bensì anti-democratico. Leggiamo.

«Rapporto Governo-Parlamento. Prova della centralità del Governo nel sistema politico italiano è la sua enorme capacità di determinare il processo di formazione delle leggi. Trattandosi di uno spostamento di potere, ovviamente, vi è chi ha subito la diminuzione delle proprie capacità, ed è il Parlamento.
Processo Legislativo. Lo si evince da diverse analisi: Iniziativa (80% delle leggi di iniziativa del Governo – 20% di iniziativa del Parlamento), % successo (il 30% delle proposte del Governo diventa legge mentre neanche l’1% del Parlamento), tempi (mediamente una proposta del Governo diviene legge in 112 giorni mentre una del Parlamento in 337).
Voto di fiducia. A tal fine è stato sempre maggiore il ricorso al voto di fiducia. Non solo sui provvedimenti particolarmente dibattuti ma anche come metodo consolidato per compattare la maggioranza e restringere il dibattito d’Aula. Il rapporto fra leggi approvate e fiducie richieste ha raggiunto nuove vette con gli esecutivi Monti e Renzi, entrambi intorno al 45%». [Con Renzi siamo arrivati in un anno al 34esimo voto di fiducia!]

Una conferma che, in aperta violazione della Costituzione, non è il Parlamento bensì il Governo che detiene lo scettro del comando, che è quindi sovrano.



L’ULTIMA CHIAMATA

GLI AVENTINIANI, IL ROTTAMATORE (DELLA COSTITUZIONE) E LA TERZA REPUBBLICA CHE PRENDE FORMA

L’avevamo detto, non siamo stupiti. 
piduista Licio Gelli —andatevi a vedere cos’era il Piano di rinascita democratica della P2— si era spinto tanto avanti come il piddino Renzi.


QUANDO SE NE ANDRÀ SARÀ TROPPO TARDI di Emmezeta

21 dicembre



Quisling Monti a Palazzo Chigi. Ma prima ancora (marzo 2011) il fautore più acceso dell’attacco criminale alla Libia. Poi – nelle monarchie le successioni sono a volte più complicate che nelle repubbliche – è succeduto a se stesso, per fungere da protettore del governo di larghe intese. Infine, nell’ultimo anno, è stato il custode istituzionale di quel patto extra-istituzionale (il “Nazareno”) che ancora governa l’Italia.


In questi anni di crisi è stato il vero referente delle oligarchie europee. Berlusconi? Inaffidabile. Monti? Un fedele servitore, ma troppo rozzo. Letta? Meno rozzo, ma poco efficace. Renzi? Più furbo, ma forse troppo. In questo tourbillon di primi ministri a Bruxelles cercavano un punto fermo. Fermo ed inamovibile come solo le monarchie lo possono offrire. Chi meglio allora di Napolitano?




Non si attenti in qualsiasi modo alla continuità di questo nuovo corso“, queste le sue parole minacciose a difesa del processo di stravolgimento di quella Costituzione sulla quale a suo tempo ha pure giurato.

Non si attenti“? E noi poveri ingenui che ancora pensavamo che quantomeno il parlamento certi temi avesse ancora il potere (e il dovere) di discuterli. No, nessuna discussione, che di attentato si tratta. Così parlò il monarca.
super partes, ecco indicati i pericolosi eversori nei: “venti di scissione in questa o quella formazione politica, magari nello stesso partito di maggioranza relativa“. 

Dicono le cronache del palazzo (del non dal, tanto sono servili), che i renziani presenti si davano di gomito, persino loro increduli di questa copertura a 360 gradi ad ogni malefatta del boss che se li è tirati dietro al governo.


ça va sans dire, dovranno farlo nel modo giusto. E chi non è d’accordo – questa non si era ancora sentita – non può neppure scindersi da quel partito che gli impone una scelta contro i propri principi e le proprie convinzioni. Sei messa bene Repubblica Italiana…




 pole position


 


 




ROMA: DAL “SACCO” ALLE ELEZIONI

7 dicembre.



Nei giorni scorsi Roma ha “scoperto” l’esistenza della mafia tra le sue mura, a seguito della maxi operazione della magistratura che ha portato a 37 arresti e sequestri di beni per 200 milioni di euro. Una maxi operazione che ha messo in evidenza un vasto sistema corruttivo fondato sulle assegnazioni di appalti e finanziamenti pubblici dal Comune di Roma e dalle aziende municipalizzate con interessi, in particolare, anche nella gestione dei rifiuti, dei centri di accoglienza per gli stranieri e i campi Rom e nella manutenzione del verde pubblico.

Naturalmente, quest’ennesimo caso di corruzione ha prestato il fianco alla strumentalizzazione mediatica e dell’informazione contro i costi della politica, i partiti, il “partito della spesa pubblica”.

Il Coordinamento della Sinistra contro l’Euro rifiuta questa lettura data dagli organi di informazione ritenendo, al contrario, che la sistematica corruzione (politica prima ancora che economica) dopo Tangentopoli, non sia altro che la conseguenza di un sistema politico ormai distorto dal bipolarismo liberista e della fine della forma partito verso veri e propri comitati d’affari.

Il coinvolgimento di tutto il ceto politico, dal Pd fino a Fratelli d’Italia (senza dimenticare vecchi arnesi dell’estrema destra italiana neofascista ed eversiva), in questa deriva affaristica dimostra come tale sistema sia completamente trasversale e agevolato dalla completa subalternità dello Stato ai grandi attori dei mercati finanziari, i quali mirano incessantemente a colpire l’interesse pubblico e collettivo in nome del proprio profitto.

Il Coordinamento della Sinistra contro l’euro chiede, dunque, l’immediato scioglimento del consiglio comunale di Roma, le dimissioni del sindaco Ignazio Marino e la convocazione di immediate elezioni. Solo in questo modo si potrà dare inizio a una vera “Liberazione Nazionale” dall’attuale ceto politico e, insieme, dal ruolo di subordinazione nei confronti del sistema eurista e della dittatura del mercato».


Roma 5 dicembre 2014


8 TESI SULLA CORRUZIONE di Leonardo Mazzei

5 dicembre


TUTTI A CASA PRIMA POSSIBILE!

La maxi-inchiesta sulla cupola affaristica romana impone alcune riflessioni.

1. Un simbolo della politica oligarchica

lobby in cui si struttura il blocco dominante.

2. Le differenze tra la corruzione della prima repubblica e quella attuale

Ovviamente anche allora si registravano innumerevoli casi di corruzione individuale, ma il grosso del fenomeno si collocava nella cornice di un sistema imperniato sui partiti e sulle correnti interne ad essi. La tangente, al netto del lucro personale, anche all’epoca previsto, serviva spesso a finanziare partiti e correnti che avevano ancora un discreto radicamento sociale. Non che questo le rendesse eticamente accettabili, ma sta qui la differenza fondamentale con quanto avviene oggi. Se allora la tangente era (anche) uno strumento per finanziare il partito, oggi è quello che del tutto impropriamente viene ancora chiamato «partito» che serve ad ottenere la tangente.

3. La fine dei partiti e la selezione del personale politico

Un’idea della democrazia alla «Ruota della fortuna», il quiz televisivo di Mike Bongiorno che portò per la prima volta l’attuale premier in tv. Ma un’idea tipicamente americana ed oligarchica il cui succo è che la politica è una cosa per specialisti, tutti comunque chiamati a perseguire gli stessi obiettivi, tutti rispondenti agli stessi interessi, in cui i cittadini possono mettere becco – se proprio lo vogliono, ma se non lo fanno è pure meglio – solo ed esclusivamente in occasione delle elezioni. E’ chiaro che in un sistema del genere i partiti sono solo macchine elettorali, peraltro strettamente controllate da gruppi di potere assolutamente inattaccabili. Ed è proprio in questa direzione, quella della sua americanizzazione, che il sistema politico italiano si sta dirigendo da oltre vent’anni.

4. Lobbisti delle multinazionali e delinquenza alla romana

Capisco che la differenza estetica possa avere la sua importanza, specie per chi ama le apparenze e non vuole andare al succo del problema. In realtà i lobbisti ben vestiti all’americana pullulano nei palazzi romani, per non parlare di quelli europei, ma poi esistono i livelli più bassi (ma non necessariamente meno lucrosi) di un malaffare che è comunque funzionale al sistema.

5. La politica (e la democrazia) nel tempo della globalizzazione capitalistica

C’è da stupirsi se da una politica finita su questo binario morto, dominata dall’economia e, peggio, dalle oligarchie che la governano, vengono fuori i Carminati, i Buzzi od i Di Stefano (leggi QUI)? I politici del tipo di quelli coinvolti nell’inchiesta romana hanno parecchi vizi, ma un paio di virtù fondamentali: non disturbano il manovratore e sono sempre ricattabili. Loro chiedono solo di far cassa. Che poi, facendola grazie all’ormai famoso «mondo di mezzo» – quello dove potere politico, imprenditoria e delinquenza allo stato puro si incontrano – una parte ritorna anche a chi sta più in alto. Il che non guasta.

6. La politica (e la democrazia) in uno Stato senza sovranità

Una politica che delega le scelte fondamentali ai centri del potere europeo, che mette nei posti decisivi i tecnocrati della peggior specie, che vincola in maniera rigida anche le scelte degli enti locali, non è forse destinata a veder prevalere i lestofanti della peggior specie? Può sembrare una semplificazione, ma è un fatto che i due processi – di perdita della sovranità e di progressivo degrado del ceto politico – sono andati avanti di pari passo.

7. Né moralismo né indifferenza: analisi concreta dei palazzi della politica
L’approccio moralista, quello che fu dominante ai tempi di Tangentopoli, conduce (almeno in teoria) alla condanna dei singoli, ma sempre con la volontà di preservare il sistema. Per costoro, anzi, alcune condanne sono indispensabili proprio per salvare il sistema. Il tentativo è quello di separare le cosiddette «mele marce» da un sistema che ci si ostina a voler giudicare sano. Quanta buona fede vi sia in questo atteggiamento lo giudichino i lettori.

Altrettanto sbagliato, e da respingere, è un atteggiamento assai simile all’indifferenza, che da un lato viene motivato con la presunta «inevitabilità» della corruzione, dall’altro con la sua scarsa incidenza economica. Ora, a parte il fatto che in molti casi, come quello romano, tanto scarsa questa incidenza non è, su questo punto non si può davvero scadere nell’economicismo di bassa lega. Certo, a chi vorrebbe far credere che il debito pubblico sia principalmente figlio della corruzione, occorre dire che così non è, che ben altri sono stati i guasti provocati dai santerelli che decisero di darlo in pasto alla speculazione, affidandolo di fatto ai notoriamente purissimi mercati finanziari. Ma detto questo, come non vedere nella crescente corruzione un mezzo per sottomettere la politica a quegli stessi potentati economici?

8. Che fare allora?

Certo, tra i sindaci che si sono succeduti le responsabilità maggiori vanno sicuramente ad Alemanno, colui che ha messo tante leve del potere in mano agli amici della cupola nera di Carminati e soci. Ma le cronache, e le stesse carte dell’inchiesta, parlano di un meccanismo perfettamente bipartisan. Si dice che Marino fosse all’oscuro di tutto. Ma se così fosse meglio per lui cambiare rapidamente mestiere. In ogni caso non pare proprio che i traffici della cupola nera abbiano trovato qualche intralcio nel consiglio comunale eletto nel 2013, come vorrebbe invece sostenere il patetico «commissario» Pd, Orfini.

Dunque, tutti a casa ed il prima possibile. Un atto certo non sufficiente ad estirpare la corruzione, ma di sicuro un passaggio assolutamente necessario.




IL PREGIUDICATO E LO SPREGIUDICATO (l’indecente trattativa sulla legge elettorale) di Emmezeta

10 novembre.
Porcellum. 
Restano invece incerti i tempi, i modi, e la maggioranza che darà vita al nuovo mostro. Ma il bello è che questa incertezza verrà sciolta solo attraverso un intricato gioco di ricatti, a tutto campo, tra due personaggi davvero degni dell’orribile stagione politica che vive il Paese: il pregiudicato e lo spregiudicato, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi.
la Repubblica di oggi, ormai organo ufficiale dei poteri che contano, Renzi avrebbe dato un ultimatum a Berlusconi: o un sì entro le 21 di stasera al nuovo Italicum con premio di maggioranza solo alle liste e non più alle coalizioni, oppure rottura del “Patto del Nazareno“, secondo uno schema che prevederebbe l’approvazione della legge elettorale con l’attuale maggioranza di governo, magari allargata a Fratelli d’Italia, a Sel e alle frattaglie fuoriuscite dal M5S, in virtù dell’abbassamento della soglia di sbarramento dal 5 al 3%.


spregiudicato è dunque chiaro. Esso è perfino “troppo perfetto” per potersi davvero realizzare. Ma quale sarà la risposta del pregiudicato? Mentre il suo partito fibrilla, egli è asserragliato ad Arcore con i figli, la fidanzata, i suoi avvocati e soprattutto i vertici delle aziende di famiglia.



Partito di Renzi), della vecchia destra berlusconiana resta solo il patetico declino di un capo esclusivamente proteso alla tutela dei propri interessi. Interessi che passano dalla gestione, e dunque dal controllo, dei voti parlamentari di cui ancora dispone.


Patto del Nazareno“.  La seconda riguarda invece il futuro delle sue aziende, che passa anche, per non dire soprattutto, dalla volontà politica di continuare a consentire un così consistente monopolio privato nel campo televisivo.


consigliori più ascoltati (Letta e Verdini) queste possono venire solo da un nuovo Presidente della repubblica eletto con i voti decisivi di Forza Italia.



pregiudicato, vi fidereste voi della parola dello spregiudicato? In altri termini, non è troppo rischioso dare a Renzi quel che gli interessa (la legge elettorale) per poi mettersi nelle mani di un parlamento poco controllabile per avere al Colle un nome ben accetto?


In secondo luogo, non esiste solo il soggetto fisico Silvio Berlusconi, esiste anche, almeno in teoria, un soggetto politico chiamato Forza Italia. Ora è vero che questo soggetto politico esiste solo in virtù del soggetto fisico, ma resta il fatto che il ceto politico di Forza Italia deve pur cominciare a badare a se stesso, anche fosse solo guardando al mero risultato di una non facile rielezione.


spregiudicato si gioca a carte la democrazia, dove le soglie di sbarramento si spostano non in nome di una minore o maggiore democraticità della legge elettorale, dove le preferenze potranno esservi oppure no, ma non alla luce della sentenza della Consulta, ma solo per le immediate convenienze del signor Matteo Renzi. Al quale interessa solo una cosa: trasformare il suo partito di maggioranza relativa in maggioranza assoluta, con un gruppo parlamentare di peones asserviti ed obbedienti.


spregiudicato, il vero simbolo del degrado in cui il Paese sta precipitando. Certo non è il solo responsabile. Ma non è neppure un caso che egli sia alla fine sgorgato, come il suo più naturale prodotto, dal marciume di un intero ventennio. 




M5S FA LA FRITTATA: SILVANA SCIARRA IN CORTE COSTITUZIONALE.

9 novembre. l’esito del referendum online organizzato dal blog di Beppe Grillo che aveva visto un plebiscito per la professoressa, con oltre l’88% dei voti favorevoli da parte dei militanti pentastellati». (la repubblica del 6 novembre).

Per capire quali siano le idee di Silvana Sciarra consigliamo di leggere l’articolo qui sotto. Si tratta di un’eurista convinta, favorevole ad ulteriori cessioni di sovranità, e per questo il Pd renziano l’ha candidata. La composizione della Corte costituzionale, quella che alcuni considerano “l’ultima barriera che si poteva opporre” allo sventramento della Costituzione”, viene quindi ulteriormente alterata a favore del partito eurista.


E’ dunque gravissimo che il Movimento Cinque Stelle l’abbia votata, addirittura a larghissima maggioranza. Plausibile che tanti attivisti “grillini” non sappiano cosa hanno votato. Di certo ben lo sapevano ai vertici e nei gruppi parlamentari.


Non solo questo insulso appoggio al partito eurista da ragione a coloro che non credono affatto alla linea anti-euro del M5S. Viene il sospetto di un inciucio con Renzi in vista dell’approvazione della nuova legge elettorale truffa.

di Sergio Fabbrini [Il Sole 24 Ore del 7 luglio 2013]


Silvana Sciarra, L’Europa e il lavoro, Solidarietà e conflitto in tempi di crisi, Roma-Bari, Laterza, pagg. 116, € 15,00




FUORI DALLA GRAZIA DI DIO di Sollevazione


VOTI DI FIDUCIA: IL GOVERNO RENZI BATTE OGNI RECORD

– Governo Prodi 1996 – 9,1%
– Governo D’Alema 1998 = 2%
– Governo D’Alema 1999 = 1,3%
– Governo Amato 2000 = 0
– Governo Berlusconi 2001 = 5,6%
– Governo Berlusconi 2005 = 15%
– Governo Prodi 2006 = 34%
– Governo Berlusconi 2008 = 16,4%
– Governo Monti 2011 = 45,1%
– Governo letta 2013 = 24,3%
– Governo Renzi 2014 = 75%


Allora diciamola tutta caro Verderami, il Parlamento è stato commissariato per procura, ove la Merkel è il commissario e Renzi il suo agente mandatario.

Al Fmi fanno eco la Bce e Mario Draghi, che non perdono occasione per chiedere le stesse

Per adesioni: info@sinistracontroeuro.it

cose, ovvero nuove dosi di politiche neoliberiste.




O Renzi accetterà di fare il boia, o i predatori lo toglieranno di mezzo. In tutti e due i casi morte certa e quindi addio ai suoi megalomanici sogni di gloria.