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LA SOVRANITA’ ITALIANA IN UNA PROSPETTIVA STORICA di Andrea Zhok

Qualche giorno fa ho letto sulla rivista Limes alcune considerazioni scritte in forma anonima da un ufficiale americano in congedo. Nulla di davvero nuovo, né sconvolgente, solo un promemoria della situazione reale dell’Italia in rapporto agli USA.

«Che cosa abbiamo? Il controllo militare e di intelligence del territorio, in forma pressoché totale. E quel grado, non eccessivo, di influenza sul potere politico -soprattutto sui poteri informali ma fondamentali che gestiscono di fatto il paese. Quello che voi italiani ci avete consegnato nel 1945 -a proposito, se qualcuno di voi mi spiegasse perché ci dichiaraste guerra, gliene sarei davvero grato- e che non potremmo, nemmeno volendolo, restituirvi. Se non perdendo la terza guerra mondiale.

In concreto -e vengo, penso, a quella «geopolitica» di cui parlate mentre noi la facciamo- dell’Italia ci interessano tre cose. La posizione (quindi le basi), il papa (quindi l’universale potenza spirituale, e qui forse come cattolico e correligionario del papa emerito sono un poco di parte) e il mito di Roma, che tanto influì sui nostri padri fondatori.

La posizione. Siete un gigantesco molo piantato in mezzo al Mediterraneo. Sul fronte adriatico, eravate (e un po’ restate, perché quelli non muoiono mai) bastione contro la minaccia russa, oggi soprattutto cinese. Ma come vi può essere saltato in mente di offrire ai cinesi il porto di Trieste? Chiedo scusa, ma avete dimenticato che quello scalo di Vienna su cui i rossi di Tito stavano per mettere le mani ve lo abbiamo restituito noi, nel 1954? E non avete la pazienza di studiare il collegamento ferroviario e stradale fra Vicenza (e Aviano) e Trieste -ai tempi miei faceva abbastanza schifo, ma non importa- che fa di quel porto uno scalo militare, all’intersezione meridionale dell’estrema linea difensiva Baltico-Adriatico? E forse dimenticate che una delle più grandi piattaforme di comunicazioni, cioè di intelligence, fuori del territorio nazionale l’abbiamo in Sicilia, a Niscemi, presso lo Stretto che separa Africa ed Europa, da cui passano le rotte fra Atlantico e Indo- Pacifico?».

Il testo prosegue in modo interessante, ma siccome non sono qui intenzionato a sviluppare un discorso di natura geopolitica, per quel che voglio dire, basta così.

Parto da queste valutazioni, che sono un semplice realistico bagno di realtà, per fare alcune considerazioni generali sulla condizione storica dell’Italia.

Il dato di partenza, ben illustrato nel passaggio succitato, è che l’Italia non è in nessun modo valutabile come un paese politicamente sovrano.

Siamo un protettorato USA, cui è stato concesso di acquisire una seconda forma di dipendenza, economica, nei confronti della Germania, nella cornice UE. Questo è quanto.

Siamo dunque poco più di un’espressione geografica, come diceva Metternich, la cui politica ha minimi margini di gioco.

Siamo lontani dagli anni in cui vedevamo le dirette ingerenze dei “servizi segreti deviati” nella politica italiana (“strategia della tensione”), ma ne siamo lontani semplicemente perché ciò che spontaneamente si agita nella politica italiana è già totalmente asservito, e non richiede una manipolazione troppo robusta.

Facciamo una politica estera che ci viene dettata nei dettagli dagli USA, abbaiando obbedienti ai loro avversari.

Facciamo una politica interna innocua e perfettamente inconcludente, e una politica economica apprezzata dagli USA (e che coincide con il gradimento degli ordoliberisti tedeschi.)

Questa è la situazione e, come dice correttamente l’ufficiale, non cambierà fino alla terza guerra mondiale (o fino ad un cataclisma di pari portata).

I margini reali della nostra politica sono quelli che passano tra l’essere un paese nel gruppo di coda nella cornice ordoliberista europea e l’essere un paese nel gruppo di testa, nella stessa cornice. Possiamo cioè migliorare un po’ le condizioni di vita di alcuni gruppi, nel quadro economico dato.

Non è un obiettivo insignificante, può essere meritevole di impegno, ma segnala chiaramente i confini di una politica nazionale che vive nella boccia dei pesci rossi tenuta sul comodino dagli USA.

Non è in discussione la cornice di sistema economico, così come non è in discussione nulla che riguardi la politica estera.

Per quelli che si riempiono la bocca di ‘libertà’ è utile capire che la libertà che abbiamo è quella che il guardiano del carcere concede ai detenuti modello.

In questo contesto, c’è qualcosa che possiamo fare? C’è un ruolo che possiamo giocare senza che sia già pregiudicato?

Direi che rimane soltanto un autentico spiraglio di libertà positiva. E’ lo spiraglio, per rifarci ad un modello classico – e inarrivabile -, che aveva la Grecia antica rispetto alla strapotenza romana: non abbiamo margini per muovere foglia sul piano della politica sovrana, ma potenzialmente avremmo qualcosa da dire come ‘potenza culturale’.

Lo so che siamo troppo occupati, grazie ai nostri media, a piangerci addosso per non essere abbastanza simili al padrone americano.

Lo so che tutto ciò che viene promosso come esemplarità da perseguire dal nostro apparato informativo non travalica i limiti di un’emulazione goffa del modello americano.

Non paga del colonialismo materiale, economico e politico una parte significativa delle classi dirigenti del nostro paese, incardinata nel sistema mediatico, cerca h24 di ridurre l’Italia anche ad una colonia culturale.

Ciò avviene in mille modi, dall’adozione di modelli formativi di ispirazione americana, all’assorbimento passivo illimitato della filmografia americana (e dei suoi temi, che siamo indotti a immaginare siano i nostri), alla resa incondizionata a tonnellate di imprestiti linguistici da parvenu (ci muoveremo grazie al Green pass, canteremo le lodi del Recovery fund, che ci permetterà di ribadire il Jobs act, dopo essere finalmente usciti dal Lockdown, in attesa che vadano al governo quelli della Flat tax al posto di quelli del Gender fluid, e ci dedicheremo allo Smart working, rivitalizzando i settori del Food e del Wedding, mentre lotteremo impavidi contro le Fake news.)

Fortunatamente, nonostante tutti i tentativi di distruzione, le tradizioni culturali hanno una natura coriacea, un’inerzia che tende a permanere nonostante le attività di boicottaggio costante.

E così, nonostante la distruzione sistematica di scuola e università sul piano istituzionale, una tradizione di formazione mediamente decente, a volte brillante, continua a persistere.

E così, nonostante la demolizione a colpi di squallore american-style della cultura musicale, in quello che un tempo era considerato il paese musicale per eccellenza, rimangono buone tradizioni di formazione e continuiamo a produrre musicisti di rango.

E così, nonostante i tentativi di devastare la cultura enogastronomica più ricca del mondo a colpi di bollinature UE e promozioni McDonald’s, rimane un’ampia cultura diffusa della buona alimentazione.

Ecc. ecc. …

Il punto di fondo credo sia il seguente.

Nel medio-lungo periodo l’unico vero patrimonio che, come italiani, siamo nelle condizioni di coltivare, preservare e sviluppare liberamente è quello culturale.

Abbiamo ereditato una delle dieci tradizioni culturali più ricche, durature e molteplici del mondo.

E se non cediamo su tutta la linea a quelle élite cosmopolite, mediaticamente sovrarappresentate, ma culturalmente straccione che ambientano i loro sogni a Central Park e nella Baia di San Francisco, se non molliamo completamente il colpo, può darsi che la storia ci riservi ancora un ruolo che non sia quello di un villaggio turistico coloniale.

* Fonte: Sinistra in rete




LA SPIA RUSSA di Sandokan

Non c’è solo la “guerra del Covid”, c’è anche una guerra strisciante contro la Russia…

Veniamo a sapere che le informazioni relative ai sistemi di telecomunicazione militare NATO passate ai russi dal funzionario della marina italiana (per la modifica cifra di 5mila euro) “non sarebbero di particolare rilievo”.

Perché dunque tutto questo polverone politico e mediatico quando, di norma, simili panni sporchi si lavano nei retrobottega delle diplomazie?

Evidente che Roma ha voluto dare un segnale politico.

Quale è presto detto: con Draghi l’Italia riconferma non solo il suo europeismo ma il suo indefesso atlantismo.

La vicenda, tuttavia, non mi ha colpito per la sua dimensione geopolitica e militare, quanto perché il contesto che ha spinto la spia a spiare per i russi… è spia di ben altro.

Ha dichiarato testualmente la moglie di Walter Biot:

«Mio marito non voleva fottere il Paese, scusate la parola forte. E non l’ha fatto neanche questa volta, vi assicuro che ha dato il minimo che poteva dare. Niente di compromettente. Solo che era disperato. Disperato per il futuro dei nostri figli. E così ha fatto questa cosa… Io so che Walter era veramente in crisi da tempo, aveva paura di non riuscire più a fronteggiare le tante spese che abbiamo. L’economia di casa. A causa del Covid ci siamo impoveriti lo sa?…. Sì tremila euro, ma non bastavano più per mandare avanti una famiglia con 4 figli, 4 cani, la casa di Pomezia ancora tutta da pagare, 260mila euro di mutuo, 1200 al mese. E poi la scuola, l’attività fisica, le palestre dei figli a cui lui non voleva assolutamente che dovessero rinunciare… Ripeto Walter si è sempre speso per la Patria».

Un quadro desolante che ci dice dello sfascio economico, politico e morale del nostro Paese.

Le autorità e i media esecrano scandalizzati l’atto di spionaggio facendo appello al “patriottismo”.

Ma di quale patriottismo questi signori cianciano quando disprezzano e irridono al sovranismo e anzi si dichiarano “sovranisti europei”? Quale credibilità ha il loro patriottismo quando essi, senza pudore, inneggiano all’atlantismo, ovvero ad un allineamento di vergognosa sudditanza agli Stati Uniti?

Questi borghesi senz’anima, questo stato di servi, hanno alimentato per decenni il loro patriottismo liberale col benessere e il consumismo, fondandolo su una morale biecamente utilitarista e individualista. Ora che il loro sistema sta collassando, ora che inneggiano alla “distruzione creativa”, ora che non possono più corrompere i cittadini coi quattrini e dicono che “nulla sarà più come prima”; ora che il Re è nudo, il loro patriottismo borghese va a farsi benedire.

Classi dirigenti di venduti e di corrotti (quanti milioni di euro le multinazionali spendono per comprare i nostri politici?) non hanno alcun titolo a invocare il patriottismo. Essi in verità chiedono fedeltà, non alla Patria, ma al loro sistema di dominio.

Essere patrioti oggigiorno implica una lotta senza esclusione di colpi contro le classi dirigenti collaborazioniste che cospirano coi veri nemici del popolo italiano: le oligarchie multinazionali.

Non ci può essere patriottismo in un paese dove la sovranità non appartiene al popolo ma ad una minoranza di plutocrati per cui il popolo è solo un vacca da mungere. Non ci può essere patriottismo accanto all’atlantismo.




CLAUDIO BORGHI AQUILINI: L’ANTICICLICO di Sandokan

L’Italia, ma lo sapevamo, è un paese bizzarro. Tanto per fare un esempio: è l’unico nell’Unione europea in cui ci si accapigli sull’eventuale uso del MES, chi a favore chi contro.
L’unico visto che tutti gli altri non vogliono saperne.
Per la verità, gli altri, pare non vogliano ricorrere nemmeno agli “aiuti” del “Ricoveri Fund”.
E’ il caso di Spagna e Portogallo.
La ragione è presto detta: c’è talmente tanta liquidità sui mercati che nessuno Stato ha problemi a spacciare i suoi titoli di debito. La stessa Bce ne sta comprando a gogò.
C’è una tale quantità di domanda che spesso i tassi sono addirittura negativi, oppure il costo in interessi (per gli stati) è pari allo zero.
Come ha dichiarato ieri Gualteri ciò vale anche per l’Italia. Perché mai accettare “aiuti” vincolati a questa o quella condizione dettata dall’esterno? Perché mai legarsi le mani sul come e quando spendere?
 
Allora perché tutto ‘sto casino nostrano sul MES?
La ragione è doppia.
La prima è ideologica: da una parte piddini e Confindustria, che dettano l’agenda, debbono infettare col loro ossessivo europeismo i cittadini, provando a convincerli che senza il MES andremmo ramengo.
La seconda è che, essendo l’Italia l’anello debole della catena unionista, si deve dimostrare a Berlino e all’oligarchia burocratica che essi sono servi affidabili. D’altra parte è evidente l’uso strumentale che M5S e Lega fanno del loro no al MES. Si fanno belli agli occhi dei cittadini euroscettici, fanno i duri, ma per poi accreditare gli “aiuti” del “Ricoveri Fund” come aiuti buoni. Si guardano bene dal dire che il “Ricoveri Fund” è un vero e proprio “Super-MES”, che toglierebbe al Paese un’altra quota di sovranità politica ed economica.
 
A questo gioco sporco si presta, hainoi, anche Claudio Borghi Aquilini, che si è fatto un nome come condottiero del no-euro. Dopo che Conte, nella conferenza stampa dell’altro ieri, ha detto che si potrebbe fare a meno di ricorrere al MES, ha fatto un tweet esilarante. Ecco il testo: 
 
«Sette mesi di battaglia contro il MES. Vittoria. Non potete immaginare quanto sia felice. Grazie a tutti quelli che ci hanno supportato. Grazie anche ha chi ha lavorato lontano dai riflettori. Viva l’Italia».
 
Se non si può perdonargli l’acca al posto sbagliato, davvero insopportabile questa boria con cui tenta di intestarsi “la vittoria”. Vedremo come va a finire la vicenda, ma davvero Conte ha cambiato idea grazie Borghi? Non pesa forse molto di più il no dei 5 stelle grazie al cui appoggio occupa il posto di Presidente del Consiglio?
Una sbruffonata per galvanizzare e infervorare i suoi e di Bagnai supporter nella Lega che, visto l’andazzo da quelle parti, sono delusi e incazzati assai.
 
Del resto il Borghi è un personaggio pittoresco assai. A chi gli chiese anni addietro se volesse uscire dall’euro per attuare politiche keynesiae o se volesse uscirne ma per restare nell’alveo del liberismo, la risposta del nostro fu a dir poco comica: “Io sono statalista in recessione e liberista in crescita. Diciamo che sono anticiclico”. Un fantastico caso di cerchiobottismo economico.



UN GRIDO DI LIBERTA’ di Tiziana Alterio

Pubblichiamo l’intervento con cui Tiziana Alterio ha aperto la Marcia della Liberazione

Voglio tranquillizzare la stampa rimandando indietro le parole negazionista, No Mask, estremista, complottista, terrapiattista perché queste sono loro invenzioni che non ci appartengono e non ci riguardano. Le nostre parole sono amore per la vita e per questa Terra che ci ospita.

Voglio ancora tranquillizzare tutti che non siamo persone eversive, rispettiamo i DPCM, il distanziamento perché questa non è una manifestazione No MASK come è stato scritto da tutti. Noi li rispettiamo, anche se non li condividiamo, ma utilizzeremo tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione per impugnarli. Siamo qui perché sentiamo la sofferenza di chi ha perso il lavoro, dei nostri imprenditori, artigiani, dei nostri bambini, dei nostri anziani e voi ci state diffamando. Saremo costretti a difenderci nelle aule dei Tribunali querelando chi falsifica la realtà raccontando menzogne.

Voglio tranquillizzare ancora i giornalisti di Repubblica, del Corriere che noi siamo qui anche per voi, per i vostri figli, i vostri padri e le vostre madri perché ci sentiamo tutti parte di una unica comunità. Non vogliamo alzare muri tra noi. Vi invitiamo a metter giù le vostre armi affilate per un dialogo costruttivo con voi e con il governo perché siamo tutti parte di un unico Paese che sta soffrendo.

Sento di essere qui con voi perché sono innanzitutto una madre e come tutte le madri del mondo abbiamo un istinto innato di difendere la vita. Quattro mesi fa mi venne l’idea di fare una Marcia della Liberazione ma non avrei mai immaginato di riuscire a coinvolgere tanti amici e attivisti. Oggi siamo chiamati a difendere la vita da un mondo malato, schizofrenico che ci ha messi gli uni contro gli altri e che ci sta impoverendo materialmente e spiritualmente.

E’ un grande onore per me poter camminare insieme a tutti voi, insieme al popolo italiano che ha dimostrato in molte occasioni nella storia che è capace di risorgere dai momenti più bui.

In questi mesi abbiamo lavorato con l’obiettivo di unire le diverse anime, i diversi gruppi, Movimenti, le associazioni delle categorie produttive e abbiamo ottenuto un grande risultato.

Perché la Marcia della Liberazione ?

Noi non neghiamo l’esistenza del virus ma contestiamo con forza e determinazione l’uso strumentale e politico che si sta facendo del Covid per imporre scelte economiche e sociali che portano l’Italia ancora di più nel baratro e che impongono un modello di società dell’iper controllo basato sulla paura che noi respingiamo.

Siamo qui perché vogliamo superare il modello neoliberista che sta accelerando la sua corsa anche grazie a quanto sta accadendo negli ultimi mesi ma è un modello disumano, predatorio che ci sta portando verso l’autodistruzione arricchendo pochi e impoverendo la maggioranza.  Siamo qui perché non riconosciamo questa Unione Europea che anche in questo momento così drammatico ha mostrato il suo volto più spietato e questo governo accettando i finti aiuti del Recovery Fund indebiterà noi e i nostri figli per i prossimi anni.

E’ il tempo di trasformare la resistenza in una direzione precisa nutrendo profondamente una visione diversa di mondo e possiamo iniziare dalle nostre scelte quotidiane, anche quelle più piccole, possono essere rivoluzionarie perché noi siamo molti mentre loro sono un piccolissimo manipolo di persone. Usciamo dalla prigione dell’impossibilità.

Dobbiamo chiedere il rispetto della Costituzione, un atto oggi rivoluzionario perché vilipesa e oltraggiata da oltre 20 anni,  dobbiamo pretendere che lo Stato riprenda il ruolo che le compete che non è quello di svendere i nostri beni agli stranieri.

E’ un tempo storico difficile ma anche straordinario perché se saremo uniti potremo vedere gli albori di una Nuova Umanità ma dovremo ripartire da dove siamo stati distrutti, dal recuperare la nostra identità più profonda, le nostre ricchezze in modo che l’Italia possa avere un ruolo centrale nel Mediterraneo così come auspicava Aldo Moro, mentre oggi siamo diventati i Pigs, i Paesi maiali da spolpare.

E’ il tempo per una Nuova Umanità incentrata sul rispetto della natura, degli animali, dell’uomo, sui suoi bisogni e la sua naturale socialità e condivisione.

E’ in corso in tutto il mondo un risveglio delle coscienze, un risveglio collettivo e voi siete la testimonianza di questo risveglio. Questa Marcia è il primo passo di un cammino per spingere come cittadini questo Paese in una direzione in cui siano rispettate la vita, il lavoro, le nostre libertà fondamentali e la sovranità che appartiene al popolo italiano. Lavoreremo alla costituzione di un ufficio legale con avvocati, giuristi e costituzionali per impugnare ogni atto anticostituzionale e antidemocratico di questo governo. E chiunque voglia dare una mano si faccia avanti. E’ il momento che uomini e donne coraggiosi si mettano in cammino.

Facciamo in modo che per il neoliberismo sia l’ultimo colpo di coda per ritrovarci in una Nuova Umanità.

L’energia, la fede, il coraggio e la determinazione che porteremo in questo cammino renderà la nostra esistenza degna di essere vissuta.

CONCLUSIONI

Mio nonno era un sopravvissuto di guerra, era rimasto invalido tutta la vita ma era stato pronto a morire, come molti altri italiani, affinchè io e voi vivessimo in un Paese libero e democratico con una Costituzione che ha fatto grande l’Italia nel mondo.

Il nostro compito oggi è essere quel ponte invisibile tra i nostri nonni e i nostri figli.

Il nostro compito è restituire al popolo italiano ogni decisione economica, politica, culturale e sociale, decisioni che oggi sono invece nelle mani di quelle elite globaliste, a cui l’Unione Europea e questo governo si sono piegati.

Il nostro compito è riprenderci ciò che è nostro di diritto, la nostra libertà e una vita che sia degna di essere vissuta e onorata.

Dobbiamo tutti insieme trasformare la resistenza in una direzione perché senza direzione mai alcun vento sarà per noi favorevole.

Dobbiamo riprendere in mano la nostra identità come popolo italiano e mediterraneo, ricordarci chi eravamo e chi siamo facendo appello quei valori che sono nostri per nascita ma che abbiamo svilito in nome di un finto progresso che ha portato infelicità, depressione, ansia, paura e che ci ha impoveriti tutti materialmente e spiritualmente.

Ritorneremo ad essere grandi se con forza chiediamo il rispetto della nostra Costituzione e se ci riprenderemo tutti quei beni che una volta erano degli italiani e che grazie a Prodi, Bersani, Amato ora sono in mani straniere. Mi auguro che verrà un giorno in cui queste persone rispondano davanti ad un tribunale e davanti al popolo italiano delle loro azioni predatorie.

Oltre ad avere una visione occorre una rivoluzione comunitaria perché solo ricreando un senso di comunità avremo speranza di vincere questa battaglia.

E una rivoluzione comunitaria significa anche ripartire dai territori per alimentare quelle economie locali che un tempo erano la nostra ricchezza mentre abbiamo permesso che fossero spazzate via dalle multinazionali che ci lasciano a mani vuote perché portano la ricchezza altrove.

Rivoluzione comunitaria vuol dire ancora uscire dalle nostre tane, dalle nostre abitudini e partecipare come cittadini alla trasformazione necessaria, così come voi avete fatto oggi con spirito guerriero.

Non è più tempo di uomini e donne tiepidi, addormentati e addomesticati, è il tempo del coraggio.

Ma la visione e l’unità non bastano da soli, abbiamo bisogno di creare un Comitato di Liberazione Nazionale che, per prima cosa, si doti di un ufficio legale.

Visione, Unità e Comitato di Liberazione Costituzionale sono le sfide a cui siamo chiamati.

Abbiamo un grande compito e abbiamo tutte le capacità per determinare il futuro dell’Italia e dell’Europa intera dimostrando per la terza volta nella storia, dopo l’Impero Romano e il Rinascimento, che possiamo essere grandi con un Nuovo Rinascimento Mediterraneo che ridarà centralità all’Italia e indicherà la direzione per una Nuova Umanità.

Restiamo uniti!

Fonte: www.marciadellaliberazione.it




CE L’ABBIAMO FATTA!

Secondo la stampa e i media di regime eravamo “poche centinaia”.

Ci vuole una bella faccia tosta ed una disonestà morale smisurata per negare il grande successo della Marcia della Liberazione.

20 mila persone hanno sfidato la campagna di paura e di sciacallaggio che ci è stata rovesciata addosso.

20 mila persone che hanno vinto la scommessa assieme a noi. Un successo che ci riempie di gioia e ci da tanto coraggio per continuare una battaglia politica e sociale che sappiamo irta di difficoltà. Siamo troppo stanchi ora per fare un bilancio compiuto. Ci torneremo presto. Adesso lasciateci godere la festa!

Non un passo indietro.

Tiziana Alterio e Moreno Pasquinelli

Fonte: marciadellaliberazione.it




DOMANI TUTTI IN PIAZZA SAN GIOVANNI IN LATERANO! di Marcia della Liberazione

“Lavoro, Reddito, Democrazia, Sovranità”. Con queste parole d’ordine saremo in piazza domani a Roma. Contrariamente ad alcune voci messe in circolazione, la manifestazione è stata regolarmente autorizzata dalla Questura. L’enorme pressione politico-mediatica, messa in campo per impedirci di manifestare, ha fallito il suo obiettivo.

Di fronte a pressioni, minacce e provocazioni di ogni tipo, quattro giorni fa avevamo scritto che la manifestazione si sarebbe fatta “senza sé e senza ma“. La nostra tenacia ha vinto! Ed è questa la vittoria di tutti i democratici, di tutti quelli che non si rassegnano allo stato di cose presente.

Nel salutare l’enorme afflusso di adesioni di queste ore, che ci da la certezza di un grande successo, denunciamo con forza la vigliacca campagna di denigrazione messa in atto da tanti giornali. Volendo negare alla manifestazione ogni legittimità, questi giornali hanno fatto ricorso ad una serie di falsi.

E’ ovviamente falso che vi sia una qualche relazione tra la nostra manifestazione di piazza San Giovanni e quella che si terrà in un altro luogo della città. E’ falso che siamo “negazionisti”, dato che non neghiamo affatto l’esistenza del virus, mentre ne denunciamo invece il suo utilizzo politico, a partire da quello “stato d’emergenza” che si vorrebbe prorogare all’infinito, anche per mettere in secondo piano l’emergenza sociale provocata dalle scelte del governo. Ed è proprio di questa emergenza – dalla disoccupazione alla perdita del reddito; dalla crescita della povertà, alle prospettive buie della piccola impresa, fino al dramma in cui è stata gettata la scuola – che parleremo domani

Contro le falsità dei media, il Comitato organizzatore della Marcia della Liberazione ha già querelato gli organi di (dis)informazione che le hanno diffuse. Identica querela verrà presentata contro chi, nonostante le nostre prese di posizione pubbliche, vorrà continuare sulla strada della diffamazione.

Ma la miglior risposta a questi falsari incalliti sarà la grande partecipazione che prevediamo per la manifestazione di domani.

Tutti in piazza San Giovanni dalle ore 14:00!

Comitato Organizzatore Marcia della Liberazione

07 ottobre 2020

Fonte: marciadellaliberazione.it

 




IN DIFESA DELLA VERITA’ di Marcia della Liberazione

Comunicato Stampa del 07 ottobre 2020

Crescono ogni istante le adesioni alla grande Marcia della Liberazione.

Data l’importanza dell’evento, ne parlano da ieri anche importanti testate nazionali, sia della carta stampata che web.

Vorremmo ringraziarli non fosse che lo stanno facendo raccontando bugie, per gettare discredito sulla nostra manifestazione. Veniamo accusati di essere “negazionisti di estrema destra” e confusi con gli organizzatori di altre manifestazioni, da cui abbiamo preso e prendiamo le distanze.

Respingiamo questa accusa come una intollerabile fake news e, per questo, adiremo alle vie legali per proteggere la reputazione nostra come quella dei manifestanti che saranno sabato prossimo in Piazza San Giovanni.

Mentre ribadiamo che ci riconosciamo pienamente nei principi democratici e patriottici sanciti dalla Costituzione del 1948, ci vediamo costretti a ribadire che non neghiamo l’esistenza del virus.

Quello che noi contestiamo è l’uso politico liberticida e terroristico che ne fa il potere, un potere che fa leva sulla paura dei cittadini per meglio addomesticarli e soggiogarli (vedi la proroga dello Stato d’emergenza).

Non ci limitiamo tuttavia a protestare, noi indichiamo la via per evitare che il Paese precipiti nel burrone in cui le classi dirigenti lo stanno spingendo.

“Lavoro, Reddito, Democrazia, Sovranità”: queste sono le quattro parole d’ordine su cui abbiamo indetto la Marcia della Liberazione.

Per questo migliaia e migliaia di cittadini affluiranno da tutta l’Italia per chiedere, in modo pacifico e composto, un cambio netto di direzione.

E’ troppo esigere, se non condivisione, rispetto?

Comitato Organizzatore Marcia della Liberazione

Fonte: marciadellaliberazione.it




MARCIA DELLA LIBERAZIONE: ECCO COME TI SPUTTANO di Sandokan

«Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci». (Gandhi)

Di norma i media di regime, davanti ad ogni iniziativa di lotta chiara e forte di contenuti, scelgono la via dell’oscuramento e del silenzio per non fargli pubblicità. Quando invece la stessa iniziativa prende piede malgrado la censura, quando ottiene tante e qualificate adesioni, ove quindi la linea dell’oscuramento si è rivelata inefficace, gli stessi media passano al Piano B (che avevano già pronto nel cassetto): lo sputtanamento.

Come si sputtana un avversario politico, tanto più se esterno al teatrino della politica e non corruttibile?

C’è una tecnica da tempo consolidata che il PUPPC — alias: Partito Unico del Pensiero Politicamente Corretto — in questi casi utilizza: quella di satanizzare l’avversario, negandogli dignità politica e presentandolo come l’incarnazione del male, come il più subdolo dei pericoli, come fosse il demonio.

Non è, come si potrebbe pensare, un’operazione impolitica, è piuttosto una squisita operazione politica.

Come con lo spettro della pandemia, il potere fa leva sull’istinto primordiale della paura per governare e soggiogare le masse, la satanizzazione agisce su un piano più sofisticato ma non meno profondo: quello religioso della dicotomia morale bene-male. Una volta sbattuto all’inferno, si è tolto all’avversario non solo legittimazione, ma dignità politica.
Ergo: ove il potere riesca, agli occhi dell’opinione pubblica, a togliere la dignità politica ad un avversario, allora si giustifica e rende lecito ogni mezzo per contrastarlo e annientarlo.

Si parla tanto, dopo decenni di intossicazione ideologica neoliberista, di governance. Questo odioso anglicismo non sta solo a significare una data tecnica per strutturare il potere e la sua catena di comando — ove il criterio mercatista prevale su ogni altra sfera. C’è una governance che attiene alla comunicazione di massa, come potente tecnica di propaganda politica.

Non l’hanno inventata i liberali, bensì i nazisti, per l’esattezza Goebbels: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volta e diventerà una verità”. Questa tecnica il potere l’ha resa ancor più insidiosa. Essendo nota la sua matrice nazista esso doveva camuffarla per renderla credibile. Ecco quindi che la satanizzazione viene accompagnata e rafforzata dalla hitlerizzazione. Allo scopo di non dare scampo all’avversario, esso non è solo bollato come incarnazione del male morale, ma pure dell’assoluto male politico: il nazismo.

Questa micidiale macchina del fango l’avevamo vista all’opera per giustificare la distruzione manu militari della Jugoslavia e dell’Iraq. Per giustificare i più ignobili crimini di guerra e le più palesi violazioni del cosiddetto “diritto internazionale”; e quindi strappare il consenso delle opinioni pubbliche, Milosevic e Saddam Hussein vennero additati al mondiale pubblico ludibrio come criminali assoluti. Le sanguinarie macchine da guerra del Pentagono e della NATO agirono e la spuntarono grazie al fatto che la strada gli venne spianata dalle armate mediatiche dell’imperialismo, dei pennivendoli con l’elmetto in servizio permanente effettivo.

Collaudato il sistema, i media di regime lo stanno riutilizzando ora verso tutti i movimenti che contestano l’uso politico e terroristico della pandemia. C’è un aggettivo che essi, a tutte le latitudini (segno evidente di una unica regia), stanno utilizzando per squalificare chi non abbocca e anzi respinge il racconto dominante sul virus; l’aggettivo è noto: “negazionisti”. Ecco qua che con una sola diabolica paroletta hanno fuso assieme satanizzazione e hitlerizzazione.
Chi manifesta oggi contestando la narrazione ufficiale è bollato come “negazionista”, e questo stigma è appioppato anche a chi la pandemia non nega, ma condanna senza se e senza ma lo strumentale e cinico uso politico liberticida che ne fanno i governi per consolidare il loro predominio.

E’ la sorte toccata ai manifestanti di Berlino, Londra, Parigi, Madrid.  Non poteva essere che noi italiani fossimo risparmiati. Ecco quindi che la nave ammiraglia della flotta italica dell’intossicazione mediatica, nel caso di specie LA REPUBBLICA [ vedi grafica sopra], ha dato il segnale dell’offensiva. La Marcia della Liberazione è accusata di essere una rimpatriata di svitati, per di più insinuando la menzogna che i promotori siano pittoreschi sovranisti d’estrema destra.

In barba ai contenuti su cui la Marcia è stata indetta (LAVORO, REDDITO, DEMOCRAZIA, SOVRANITA’); in barba al comunicato stampa con cui i promotori si sono dissociati dai pagliacci di Bocca della Verità; nonostante sabato 10 ottobre a Roma, le diverse frange dei fascistoidi e dei confusionari esaltati manifestino per conto loro (e per conto di chi vattela a pesca) boicottando dunque la manifestazione di Piazza san Giovanni.

Suppongo che i promotori della Marcia della Liberazione s’aspettassero l’eventualità di quest’attacco.

Sono certo che non cadranno nella trappola.




LA MARCIA SI FARA’, SENZA SE E SENZA MA!

Di fronte alle voci che preannunciano nuove ed inammissibili misure del governo, ulteriormente restrittive dei nostri diritti e libertà fondamentali garantiti dalla costituzione – tra cui quello di manifestazione – il Comitato organizzatore della Marcia della Liberazione rassicura ufficialmente tutti gli aderenti e i simpatizzanti che la nostra manifestazione, che ha già da tempo regolarmente ottenuto tutti i permessi di legge, si svolgerà in ogni caso.

La grande ampiezza di piazza San Giovanni garantisce lo svolgimento regolare di una manifestazione popolare.

Chiamando i cittadini alla partecipazione, ricordiamo il principio che Giuseppe Dossetti formalizzò in seno all’Assemblea Costituente il 21 novembre del 1946: «La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici, che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino».

Comitato organizzatore Marcia della Liberazione

Fonte: marciadellaliberazione.it




MARCIA DELLA LIBERAZIONE: MENO 10

MARCIA DELLA LIBERAZIONE

LAVORO, REDDITO, SOVRANITA’, DEMOCRAZIA

10 ottobre 2020, h. 14:00 Piazza San Giovanni – Roma

Il video messaggio di Rosita Celentano

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Promotori e Comitato organizzatore
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Vogliamo la fine del neoliberismo, un modello economico e di pensiero che sfrutta molti per arricchire pochi.
Vogliamo più Stato e meno mercato e vogliamo che venga, finalmente, applicata la Costituzione del 1948.
Per questo marceremo insieme, per una profonda svolta, contro un governo schiavo dell’Unione europea e della grande finanza.
Il 10 ottobre i mille rivoli sparsi si uniranno per diventare un fiume in piena, inarrestabile