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ANDARE OLTRE MARX (1) di Mauro Pasquinelli

[ 20 dicembre 2018 ]

Premessa

Il marxismo ha la pretesa di essere una teoria dell’emancipazione dell’uomo fondata su di una concezione scientifica della storia e dei rapporti sociali. Nel Manifesto del Partito Comunista sono elencati tutti i tipi di socialismo (tutti tranne il suo) da rigettare in quanto basati su ricette utopistiche, su deliri onirici o peggio ancora su nostalgie passatiste di rapporti sociali pre-capitalistici.

Il valore e il sistema etico del comunismo si erige per Marx ed Engels sulle salde fondamenta dei fatti e i fatti sono le leggi della storia e le tendenze di sviluppo del capitalismo, la dinamica delle strutture, analizzati con le categorie della dialettica materialistica e sottoposte al miscroscopio della più “avanzata” scienza sociale.

Teoria e pratica. Pratica e teoria. Se è vero che non può esistere alcun movimento rivoluzionario senza teoria rivoluzionaria è anche vero che non può esistere teoria rivoluzionaria senza il suo saldo ancoraggio ai fatti storici, alle obiettive dinamiche della storia umana, alla prassi concreta degli individui, delle classi, dei popoli e delle nazioni.

Marx non si considerava marxista. Perché? Perché non voleva passare per il profeta di una nuova religione (o ideologia) che portasse il suo nome. Una sfilza di dogmi validi per tutte le stagioni al di là, al di sopra e al di sotto degli eventi e delle dure repliche della storia. Su questo aveva ragione Galvano della Volpe: Marx, nel clima generale del positivismo scientista ottocentesco egli aveva la pretesa di essere un Galileo, un Newton delle scienze sociali e di dare un fondamento scientifico a valori e ideali di salvezza. Senza questo fondamento gli ideali stessi perderebbero valore e sarebbe persino inutile professarli. La teleologia comunista deve avere dei presupposti e i presupposti sono i fatti, i rapporti di forza reali, le leggi evolutive dei modi di produzione, le dinamiche strutturali e sistemiche. I comunisti non sono vagheggiatori di utopie, cuochi che discettano sulle ricette dell’osteria dell’avvenire ma ostetrici che alleggeriscono le doglie del parto. La storia sarebbe infatti (Marx docet) il movimento reale che partorisce il comunismo. Tutta la battaglia politica di Marx nella Lega dei Comunisti, e nella Prima Internazionale, la critica dirompente a Willich, Proudhon eBakunin conferma questa ipotesi interpretativa.

Un primo bilancio critico 


Siamo a 135 anni dalla morte di Marx e un bilancio, una verifica storica dei presupposti su cui il genio di Treviri aveva la pretesa di fondare la necessità del comunismo, non è più rinviabile.

Elenco per brevità di sintesi alcuni punti critici, un primo bilancio storico dei presupposti fondativi dell’ipotesi comunista, su cui urge un necessario approfondimento collettivo.

1) Il ricco e opulento occidente che avrebbe dovuto spianare la strada del comunismo al mondo intero è stato il baluardo assoluto, le colonne di Ercole dell’anticomunismo, dell’ancien regime capitalistico. Il luogo geometrico in cui più alto si è espresso lo sviluppo delle forze produttive le quali, lungi dal mettere in crisi i rapporti di produzione come pensava Marx, li ha rafforzati estesi e sostenuti. I rapporti hanno improntato di sé, forse anche deviato l’evoluzione delle forze piuttosto che le forze fatto cadere i rapporti. I rapporti hanno sconfitto le forze!

2) Senza alcun dubbio il punto più traumatico di rottura tra forze produttive e rapporti di produzione, che ha fatto vacillare il capitalismo si è verificato nel ‘900 nelle periferie del sistema. Tuttavia il centro non solo ha retto botta ma si è rafforzato a spese delle periferie incanalando i loro promettenti tentativi rivoluzionari e anti-sistemici verso traguardi capitalistici e post-capitalistici. Un esempio su tutti la Cina e la Russia. Milioni di morti per ritrovarci da punto a capo! La montagna di sacrifici umani immani ha partorito di nuovo il topolino della merce o della mercificazione! Ben poca cosa. Lenin si interroga e si rivolta nel Mausoleo!

3) Per una bislacca “eterogenesi dei fini” o per una faziosa “astuzia della ragione”, le rivoluzioni anti-sistemiche nelle periferie, condotte nell’apparente forma proletaria, hanno subito assunto la sostanza borghese. In altre parole hanno surrogato il ruolo di borghesie deboli o assenti per instaurare alla fine rapporti di produzione capitalistici, a seconda dei casi dipendenti (come in Vietnam e Cambogia) o centrali (come in Cina).  Milioni di diseredati hanno lavorato per il Re di Prussia sotto la sferza di dittature autoritarie che hanno sfigurato l’ideale del socialismo!

4) Il proletariato fordista, pref-fordista e post-fordista, l’operaio massa prima e l’operaio sociale poi, hanno deluso, tradito e sconfessato le speranze di Marx. A queste figure egli, con fiducia spropositata, aveva riservato la missione storica, il compito titanico di superare il capitalismo e realizzare la società senza classi e senza sfruttamento, l’autogoverno dei produttori. “L’emancipazione del proletariato è opera del proletariato stesso” proclamava Marx dalle tribune della Prima Internazionale. La storia si è incaricata di smentire le sue illusioni. Il proletariato storico (e non quello immaginario), come lo schiavo e il servo della gleba, ha palesato i suoi limiti immanenti. Non è stato una classe intermodale. Evidente si è rivelata la sua congenita incapacità di assurgere a classe dirigente. Parafrasando il primo Marx della Critica alla filosofia del diritto di Hegel, non è stato in grado di assumersi il compito di classe universale, di campione dell’intera società nel percorso della sua auto-emancipazione!

5) Il rafforzamento sistemico dell’imperialismo in Occidente, la sconfitte subite dalla Comune di Parigi, dalla rivoluzione tedesca e dal proletariato iberico nella guerra civile Spagnola da una parte, e la degenerazione del socialismo reale dall’altra, sono due facce della stessa medaglia: l’incapacità ontologica del proletariato internazionale, così come storicamente si è dato, a farsi classe dirigente, a prendere in mano i destini dell’umanità secondo le prescrizioni e le ipotesi ottimistiche di Marx ed Engels. 

6) La sopravvalutazione delle potenzialità del proletariato corre di pari passo alla sottovalutazione della forza e della potenza della borghesia capitalistica che veniva considerata a torto una classe passeggera, un incidente di percorso della storia. Questa invece ha dimostrato di avere sette e più vite come i famosi gatti. Sicuramente in possesso di una potenza dirigente globale e di una forza corruttrice universale da Marx totalmente sottovalutate. Superiore alle classi sfruttatrici precapitaliste ma ciò che più conta è stata capace fino ad oggi di sussumere, di schiacciare, di isolare, talvolta di deviare su binari morti qualsiasi velleità emancipativa delle classi subalterne. Nella borghesia capitalistica c’è del genio diabolico e una capacità proteiforme di adattarsi e di plasmare la storia che non ha paragoni. 

(Fine prima parte)

LA FRANCIA CHIAMA, L’ITALIA RISPONDE