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SOSTITUIRE IL MINISTRO DELL’ECONOMIA

[ sabato 1 giugno 2019 ]

La risposta del Mef all’avviso della Commissione europea …


Al di là di come siano andate effettivamente le cose nessuno, nel governo, ci fa una bella figura. Ed infatti i giornali ed i media di regime fanno a gare nel parlare di “governo allo sbando”, “siamo senza governo”, “nuova crisi tra gli alleati di governo”, ecc.
La “manina 2″…

Già nell’ottobre scorso accadde che Di Maio denunciò “la manina” che manomise, a suo dire, il decreto sul condono fiscale. Accusa che Di Maio fece a Porta a Porta incolpando esplicitamente i colleghi della Lega. Annunciò addirittura una denuncia alla Procura, ma poi dovette fare marcia indietro.

Ora ci risiamo, ma questa volta la cosa è decisamente più grave, dato che si tratta della risposta alla missiva della Commissione della Ue. Nella lettera circolata ieri pomeriggio si rassicurava la Commissione che il governo avrebbe rispettato le stringenti condizioni per il rispetto dei parametri sul deficit e il percorso di abbassamento del debito. Detto in parole povere: sarebbero stati fatti tagli allo stato sociale, con eventuale retromarcia sulle due misure simbolo del governo: RdC e Quota 100. Si leggeva intatti testualmente:

«riduzioni delle proiezioni di spesa per le nuove politiche in materia di welfare nel periodo 2020-2022»

Poi, anzitutto grazie al M5s, il Mef ha smentito, affermando che il governo tirerà diritto e non ci saranno tagli allo stato sociale. E’ così stata inviata a Bruxelles la vera lettera di risposta.

Una risposta, sia detto per inciso, che non promette niente di buono, dato che il governo conferma l’impegno a rispettare riduzione del deficit e rientro dal debito.

Manina o non-manina, guarda caso è sempre dal Ministero dell’economia, il covo dei serpenti, che vengono i guai più seri. Di riffa o di raffa, a seminar zizzania, c’è ancora una volta di mezzo Giovanni Tria, il Cavallo di Troia di Mattarella e degli eurocrati.

La vicenda della “Manina 2”, quindi della melliflua risposta alla Commissione, sono una conferma che l’equilibrio tra le tre forze del governo — M5s, Lega e partito di Mattarella —, non regge, a maggior ragione in vista del braccio di ferro con la Ue sulla Legge di bilancio 2020.

Prendendo atto che il grande successo elettorale della Lega e la non meno grande sconfitta dei cinque stelle terremotava il governo, il Comitato centrale di P101 scriveva:

«E’ legittimo, dato il responso delle urne, mettere mano alla composizione del governo? Sì, lo è. Ma ciò può avvenire in due opposte maniere: a spese dei 5 stelle oppure a quelle del Cavallo di Troia dei poteri forti“, il partito di Mattarella” il quale, vale ricordarlo, non è solo la terza forza della coalizione ma quella che detiene l’ultima parola sulle decisioni che contano. Se la Lega vuole più potere in seno al Consiglio dei ministri, avocasse a sé i Ministeri chiave dell’Economia e degli Esteri. Se invece Salvini non attaccherà in quella direzione — ove ad esempio ponesse sul tavolo in modo ultimativo questioni come una flat tax a favore dei più ricchi o la sciagurata “autonomia differenziata” che approfondirebbe il solco già enorme tra Nord e Sud del Paese  —, vorrà dire che avrà ceduto alle frazioni nordiste e anti-nazionali della Lega che hanno già deciso di rompere l’alleanza col M5s per andare ad elezioni anticipate. Soluzione gradita ai poteri forti che così vedono la possibilità di restaurare il sistema bipolare o delle “larghe intese”.

Salvini è al bivio. O vorrà dire no ai diktat che verrano da Bruxelles, e quindi non lascerà il Mef in mano a Tria mettendo un suo uomo al suo posto — ha dalle sue parti con chi sostituirlo—, oppure, Dio ce ne scampi!, la butterà in caciara, preferendo lo scontro con Di Maio, il che significa elezioni anticipate.

La risposta l’avremo presto.


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LO SPUDORATO di Emmezeta

[ sabato 1 giugno 2019 ]

La cosa peggiore delle “Considerazioni finali” del governatore di Bankitalia è che non sono mai “finali”. 

E, fra l’altro, non si capisce proprio il perché, dato che ogni anno il rituale discorso del 31 maggio è sempre uguale a se stesso: ci vuole più rigore, più “riforme” e — da qualche decennio — più Europa. 

Già, più Europa, proprio quel pittoresco nomignolo che a dispetto dei tanti sponsor paganti (Soros in primis) nelle urne proprio non funziona (3,1% e nessun eletto, giusto una settimana fa): chissà perché!
Anche stavolta il disco rotto di turno, al secolo Visco Ignazio, Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana(la dicitura è lunga, ma quella è) non ha voluto esser da meno. Del resto è pagato proprio per questo.
Il Visco ha così attaccato il “Decreto dignità”, criticato preventivamente ogni ipotesi di politiche espansive, ricordato che la sterilizzazione degli aumenti dell’IVA dovrà avere equivalenti compensazioni. Insomma, il discorso di un cane da guardia.
Ma il massimo lo ha raggiunto alla fine, quando ha intonato il suo peana europeista:

«L’appartenenza all’Unione europea è fondamentale per tornare su un sentiero di sviluppo stabile», ha detto il governatore, aggiungendo poi questa frase ad effetto: «Saremmo stati più poveri senza l’Europa; lo diventeremmo se dovessimo farne un avversario».

Ah sì? E come si spiega allora che la crisi abbia colpito più forte proprio in Europa, più nell’UE che nel resto del continente, più nell’eurozona che negli altri paesi UE? Il bello è che Visco ha dovuto ammettere che il Pil «è ancora di oltre 4 punti percentuali inferiore ai valori del 2007, di 7 in termini pro capite». Ma, di grazia, dove eravamo in questi 12 anni di depressione, con due fasi di profonda recessione, se non nella mitica Unione europea, per il governatore garante di un «sentiero di sviluppo stabile»?
Prima di arrivare a queste spudorate conclusioni, Visco ha rammentato quello che sarebbe il male dell’Italia, quello di non aver fatto politiche sufficientemente austere, di non aver «completato il percorso di risanamento dei conti pubblici avviato negli anni Novanta». Ma se è proprio da quegli anni che l’Italia – unico paese al mondo – è costantemente in avanzo primario grazie a tagli, aumento delle tasse e sacrifici di ogni natura imposti alle classi popolari! Ed è anche, se non soprattutto, a causa di queste politiche che non si esce e (se continueranno) non si uscirà dalla crisi!
Casa vorrebbe il Visco?  Ancora più austerità, più tagli, dunque più disoccupazione, più precarietà, più povertà. Dunque, in effetti, più Europa, perché quello è il percorso tracciato per il nostro Paese dall’euro-germania. Altro che «sentiero di sviluppo stabile»!
Che Bankitalia sia un santuario, da abbattere, del potere neoliberale ed eurista non lo scopriamo oggi. Ma certe prediche sono lì a ricordarcelo. Senza dubbio la retribuzione del governatore include pure la più totale disonestà intellettuale, nonché lo spericolato esercizio della spudoratezza, ma che almeno lo spudorato venga chiamato per nome.

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