CARO BEPPE, SU ROMA AVETE SBAGLIATO di Piemme

[ 18 dicembre ]

«Se esiste l’inferno, Roma ci sta sopra»

Martin Lutero

Il prossimo futuro ci dirà se i provvedimenti che avete preso per ridurre i danni del cosiddetto “raggio magico” saranno sufficienti ad evitare il collasso della giunta comunale di Roma. Ne dubito.  


Anche facendo la dovuta tara ai resoconti giornalistici dello psicodramma, avete scelto una soluzione di compromesso: avete deciso di restare al governo di Roma “commissariando” la Raggi. Lo slogan del nuovo corso è lapidario quanto retorico: “Barra dritta e avanti tutta!“. 

La giustificazione della mossa, del “contrattacco”, dato il suo carattere minimalistico, inessenziale, stona con la dimensione della partita e della posta in palio: la Raggi, dite, sarebbe una brava persona, si sarebbe fatta abbindolare dai cattivi, ora che ha ammesso i suoi errori… avanti tutta! Speriamo non andrete dritti… a sbattere. 

E’ il segnale che non riuscite a sbarazzarvi del dogma della “Onesta” —che a torto pensate sia il primo motivo del vostro consenso. Questo dogma è la prima vittima delle vicende romane, e lo è ad un duplice livello: esso non ha fatto da scudo all’ingresso di delinquenti nella stanza dei bottoni, e le “brave” e “immacolate” persone si sono dimostrate succubi e mezze calzette. Il combinato disposto tra l’articolo di fede e la mediocrità politica (politica prima ancora che amministrativa!) è un vulnus letale del M5S. Chi comanda gongola e assapora odore di rivincita.

Sull’infido campo di battaglia romano giace anche un altro cadavere: il meccanismo fallace con cui M5S sceglie i suoi candidati al governo delle città e del Paese. 

Non si governa Roma senza sapere non solo cosa questa metropoli è diventata nell’ultimo decennio segnato dalla più grave crisi sociale ed economica. Non la si governa senza sapere cosa essa è stata nei secoli, anzi in due millenni. La “grande meretrice”, la nuova “Babilonia”, una puttana che non si lascia governare, che tutto ammorba e tutto corrompe. [2]

Forse che è dal Campidoglio che si governa caput mundi? No, e da tempo immemore. Coesistono a Roma molteplici poteri notabilari, visibili e invisibili, che tirano i fili nella città eterna. Difficile farne la conta: il Vaticano, la curia, le massonerie, il baronato dei palazzinari, i banchieri, i trafficanti politici, i servizi segreti, i boiardi di stato, le mafie…. Quando tra queste ganghe c’è equilibrio, quando possono spartirsi la ricca torta (e il consenso della plebe) tutto sembra procedere tranquillo, il Campidoglio essendo il bivacco dei loro lacchè. Quando queste bande si fanno la guerra, com’è il caso da anni, il Campidoglio è la prima posta in palio, così la città tutta piomba nel caos, viene trasformata in un bordello.

La Raggi non solo ha rifiutato di dare un potente e simbolico segno di discontinuità, non solo non ha proceduto al necessario e radicale repulisti ai vertici del Comune e dei suoi organismi strumentali, ha scelto il connubio con la piovra, ha finito addirittura per lasciarsi coinvolgere nella guerra tra bande.  Voi avete gli elementi per stabilire se lo ha fatto per insipienza (non parlateci d’innocenza!), per sua manie di grandezza, o in malafede. 

Quindi mi chiederai: e cosa altro avremmo dovuto fare? 

In tutti e tre i casi dovevate toglierla di mezzo.[2] Dovevate sconfessare apertamente l’operato del Sindaco, mandare a casa la giunta comunale, suonare la tromba di una ritirata ordinata e invece si ode solo la trombetta sfiatata di un’aleatoria controffensiva che potrebbe diventare una rotta disordinata. [3] Non vi caverete così fuori dal pasticcio, né tantomeno dalla pestilenziale palude romana.

La conclusione può suonare tragica, ma è la situazione di Roma che lo è. La metastasi non si cura con le aspirine ma con una coraggiosa asportazione chirurgica. La guerra per bande chiede una decisa guerra alle bande. Non si esce dall’acquitrino con mezzi ordinari bensì con mezzi straordinari, lo dico, dittatoriali. 

Mi dirai, ma l’ordinamento democratico non consente di conferire poteri simili ad una giunta comunale. Vero solo in parte, e comunque ciò ci porta al bandolo della matassa. Serve espugnare il parlamento e conquistare il governo del Paese per adottare un provvedimento ad hoc che salvi Roma dall’autodistruzione, e che, in deroga alla procedure democratiche ordinarie, conferisca, fermo restando il mandato dei cittadini della capitale, temporanei poteri draconiani.

Il popolo romano, come ha dimostrato in altri momenti drammatici della sua storia, capirebbe e sosterrebbe che sia tagliata la testa ai poteri criminali che strangolano la città ed ai loro sodali politici. 

Diversamente Roma e i romani non collusi dovranno comunque accettare, magari sotto nuovi colpi della magistratura, che siano proprio i poteri criminali a dichiarare un de facto Stato d’emergenza, il fallimento del comune, e la consegna di pieni poteri ad un Commissario scelto dall’alto e senza alcun mandato democratico.

Avete deciso, a torto, che difender la Raggi fosse la vostra linea del Piave, se invece quel che temo avverrà, rischiate di subire una vera e propria Caporetto.

NOTE
[1] «Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: “Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque. Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione”. L’angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna. La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d’oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra. (…)  Le sette teste sono i sette colli sui quali la donna è seduta. Sono anche sette re. Cinque sono già caduti, uno regna ora, e il settimo non è ancora venuto. Quando verrà durerà poco. 
(Giovanni. Apocalisse, 17:1-6 e 17:9-10)».
[2] C’era un complotto per farvi vincere a Roma? Speriamo di no, perché questo farebbe sorgere l’inquietante sospetto che le cosche che complottavano sapevano già chi di M5S sarebbe entrato in Campidoglio e avrebbe fatto il sindaco.

[3] I buoni generali, com’è noto, si distinguono non solo nel saper condurre le offensive, ma pure nel guidare una ritirata ben ordinata, condizione per riprendere slancio e passare alla controffensiva