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PUTIN, PRIMAKOV LA RUSSIA E IL MEDITERRANEO di F.S.

[ martedì 11 giugno 2019 ]
7 maggio 2019, Ivanovo. La parata militare che celebra il 74. anniversario della vittoria sul nazismo

Russia mediterranea e non sionista

Il lettore che ha avuto la pazienza di seguirci sino a questo punto, comprenderà che la geopolitica eurasiatica pura, come molti “filorussi” la propongono, non solo non rientra nei piani strategici del Cremlino ma è una trappola delle élite occidentali e imperialiste per imporre l’arrocco della Russia.


Viceversa Putin ha dichiarato in diversi contesti, anche di recente, che la Russia è un leader globale “ortodosso” alternativo all’Occidente euroatlantico. Condivido il giudizio complessivo espresso da Sollevazione in base a cui il presidente russo non sia un rivoluzionario, ma un conservatore verticale, una sorta di Breznev di destra conservatrice, come condivido il pensiero, sottinteso, che quando Putin dice leader globale tutto intende tranne che sovversione dell’equilibrio globale o di quel poco che resta di questo.

Attualmente l’unica potenza “revisionistica” è infatti la Cina di Xi, non certo la Russia. Sia l’Occidente, sia tutto sommato la Russia putiniana, risorta dopo la catastrofe degli anni ’90, avrebbero voluto conservare quel presunto ordine globale ormai classificato quale “disordine globale”. L’irruzione sulla scena globale della Cina di Xi, ormai esplicitamente lanciata verso il primato globale e di una potenza che per quanto frammentata e multiforme va considerata decisamente sovversivistica quale l’Islam, non ha reso possibile il proseguimento tale progetto. Fu, infatti, la Rivoluzione iraniana del 1979, come più volte abbiamo specificato, a mettere geopoliticamente sul banco degli imputati l’ordine di Yalta: “Né Oriente, Né Occidente” scrivevano nei loro stendardi, nazionalisti persiani e militanti sciiti, riprendendo un significativo pensiero che Imam Khomeini dai primi anni ’60 aveva lanciato all’intero mondo musulmano. 

Emergeva così, con l’intervento diretto in Siria (2015), la Realpolitik russa a base mediterranea. Secondo Camille Grand, viceversa, direttore della Fondazione della ricerca strategica di Parigi, la strategia mediterraneista della Russia “ortodossa” di Vladimir Putin è coerentemente iscritta in una profonda dimensione “neo-primakoviana”.
Di seguito, vari analisti anglosassoni e americani hanno fatto di Evghen Primakov il padrino dell’attuale interventismo mediterraneista del Cremlino. Putin stesso, durante le esequie funebri del grande statista russo (giugno 2015), secondo taluni testimoni avrebbe sostenuto che la Russia mediterranea, alternativa concreta al globalismo occidentalista, era il “sogno di Primakov”.
Yevgeny Primakov e Putin

Primakov, che lavorò nel corso degli anni ’60 e ‘70 in Medio Oriente sia come inviato della “Pravda” che come uomo di punta del KGB (nome in codice Maksim), fu l’intendente principale della relazione strategica tra Mosca sovietica e il Ba’as di governo in Siria ed in Irak. In base alla visione pragmatica e neo-machiavellica di Primakov, che criticò a più riprese nel corso della sua carriera sia l’indirizzo geopolitico staliniano sia quello originario di Lenin, le chiavi del potere politico globale si sarebbero trovate in Mediterraneo, non in Eurasia. Il Nostro considera l’ascesa e lo sviluppo di una pluralità di centri globali una realtà oggettiva e tra questi egli avrebbe immaginato al centro un polo mediterraneo con una forte presenza russa e russofila. Molto più che nei suoi scritti di memorie, tale strategia avrebbe preso corpo proprio dall’azione sul campo del “Grande Medio Oriente”.

Severe critiche furono riservate dal Nostro anche alla teoria stessa di Nikita Krouchtev, una sorta di socialsociovinismo “neo-zarista” applicato ai paesi del Corno d’Africa e del Mediterraneo. Il Nostro assegna infatti una centralità strategica, non compresa dalla conservatrice burocrazia sovietica, alla Guerra dell’Ogaden (1977-1978); le sbagliate scelte sovietiche, di acritico sostegno all’etiope DERG (che sembra vedesse la presenza ai vertici di sionisti russofobi), avrebbero prodotto, con i suoi effetti letali a catena, il definitivo crollo dell’URSS. La mancanza di una politica di Stato realista e machiavellica era anche dovuto, secondo Primakov, al pesante dogmatismo unilaterale di scuola

hegelomarxista, che il bolscevismo avrebbe portato impresso nel suo dna stesso.

Viceversa, con la teoria Primakov nasceva in Russia una scuola di geopolitica fondata sul realismo politico italiano del Machiavelli. Da Primakov in avanti la Russia si concepisce come una perfetta potenza realistica: viene elaborata una netta distinzione tra politica interna e politica internazionale, all’esterno del “vicino estero”, in quanto gli altri Stati occidentali avrebbero l’obiettivo strategico di massimizzare la loro potenza sfruttando le tradizionali debolezze geopolitiche russe. La cultura strategica primakoviana, che non dà eccessivo valore alla partnership, alla distensione, persino all’alleanza militare, ha assorbito il principio fondamentale dell’arte operativa forse ancora prima che lo si trascrivesse nei manuali militari dell’URSS. La vittoria non è ottenuta con la tecnologia militare ma tramite l’uso politico e tattico che se ne fa ben coordinando le forze a disposizione sul campo. Primakov non ha paura della sconfitta e della catastrofe perché la storia russa è in tal senso maestra; da una sconfitta nascono sistematicamente germi di autentica rinascita. Primakov, memore della tragedia sovietica, ha politicamente paura del conservatorismo e del burocraticismo immobilistico. Questo potrebbe forse il punto di maggior distinzione tra l’ideologia universalistica mediterranea di Primakov e il putinismo di stato.

Primakov è comunque un realista e un tattico, convinto che la strategia abbia in un mondo multipolare, in continua innovazione, il fiato corto. Primakov fu il primo teorico della guerra ibrida o asimettrica, con ogni probabilità ben prima di L. Qiao–Wang. La sua impronta sulla trazione mediterranea della Nuova Russia sarebbe così, secondo l’analisi di Gran, fuori discussione: fonti occidentali e israeliane, più volte citate dal Financial Times, già dal 2007 segnalavano la presenza fissa di uomini ben addestrati e disciplinati del GRU in terra siriana e libanese. Gli ultimi due capi del GRU sarebbero entrambi giunti al trapasso, ufficialmente per cause naturali, proprio in Libano: Igor Sergun, eroe di stato della Federazione russa ed Igor Korobov deceduto pochi mesi fa. Particolarmente significativa appare allora, alla luce del “neo-primakovismo” putiniano, l’opposizione del Cremlino al “piano di pace” Sionista per il Medio Oriente degli ebrei ortodossi Kushner-Greenblatt, che scavalca anche il Dipartimento di stato USA. 


Mascherato come piano di pace, è il classico progetto razzista e arabofobo della Grande Israele messo in campo, con il Sionismo imperiale unico padrone incontrastato del Mediterraneo. Questo alla faccia della totalità di analisti e geopolitici che ci propongono a iosa una nuova centralità strategica del centro globale che sarebbe rappresentato dalla regione dell’Indo-Pacifico. Nel recente incontro (6 giugno) Putin e Xi Jinping hanno espresso in prima istanza sostegno totale al Venezuela bolivariano di Maduro, di seguito Xi ha sostenuto l’obiettivo strategico della creazione di uno stato palestinese indipendente entro i confini del 1967 con Al-Quds (Gerusalemme) capitale del mondo arabo. L’ambasciatore cinese Guo ha annunciato, quindi, che Russia Cina e Siria hanno concordato congiuntamente il boicottaggio del piano Kushner. 

Preoccupante, d’altro canto, il chiaro flirt commerciale del blocco russo-cinese con i sauditi, che potrebbe avere effetti letali, irreversibili, nelle relazioni con Iran e Turchia, che Russia e Cina sembravano aver privilegiato dal 2016 a oggi.

Tre superpotenze, Cina, Russia, Israele han comunque posto al centro dei loro progetti strategici il polo globale Mediterraneo. Non esiste oggettivamente altro centro globale ove la competizione politica tra superpotenze sia così pesante. Le analisi geopolitiche a taglio esclusivamente economicistico sono però portate a trascurare tali elementi più politici, che non sarebbero compresi, almeno in prima istanza, nella mera dimensione economicistica.

Senza affatto cancellare la tradizionale politica “filopalestinese” russa (il cristiano capo di Hamas, Ismail Haniyeh avrebbe di recente ricevuto un invito ufficiale da parte del Cremlino), Putin, probabilmente grazie ad una personale rielaborazione della dottrina Primakov, ha però messo al centro della scena globale il dramma dei cristiani

Il simbolo della Società imperiale ortodossa russsa

mediorientali. Questi ultimi, non a caso, dall’intervento siriano a oggi, vedono nella Russia ed in Putin, ben più che nel Vaticano, l’unica barriera al genocidio avanzante. Si pensi che in Siria i cristiani rappresentavano circa il 12% della popolazione a fronte del modesto 7% di pochi mesi. Da 7 anni a Mosca, sulla via Zabelina, nel centrale quartiere di Kitay Gorod, l’edificio della IPPO (Società Imperiale Ortodossa palestinese) è diventato il simbolo della stretta collaborazione tra Stato e Chiesa sul dossier dei cristiani mediorientali. Il 12 novembre 2012, giorno dell’inaugurazione della comunità, la platea era composta da Serghei Lavrov, Serghei Sobyanin e dal presidente della comunità ortodossa, Serghei Stepashin, già primo ministro quando al Cremlino vi era Boris Elstin. L’organizzazione, messa al bando dopo la rivoluzione bolscevica, riprenderà vigore proprio grazie a Putin; ha nel frattempo organizzato viaggi spirituali in Terra Santa e nel Monte Athos, aperto una scuola a Gerusalemme ed è impegnata in prima linea proprio nella difesa dei cristiani in Medio Oriente.

Terra santa, nella accezione ortodossa russa, non significa solo Gerusalemme, o i territori sotto l’Autorità nazionale palestinese ma anche Israele, Siria, Libano. Significa perciò soprattutto presenza russa e più specificamente cristiano-ortodossa (od anche cattolica orientale) in quelle terre. La comunità, sebbene sia un ente religioso e non politico, ha espresso in molte occasioni posizioni chiaramente antisioniste ed in più casi è dovuto intervenire direttamente il Cremlino per dirimere controversie sorte in luogo con le milizie sioniste.

La politica di attivo sostegno alle minoranze cristiane in Medio Oriente da parte della Russia ha finito per sostituire la tradizionale geopolitica francese in Siria e Libano, quella anglosassone o quella stessa cattolica universalistica; di concerto con il Cremlino, opera naturalmente il Patriarcato di Mosca con una mirata politica di solidarietà ortodossa mediterranea. Centinaia di migliaia cristiani, perseguitati e torturati, non si rivolgono quindi, come detto, più a Roma ma finiscono per chiedere la cittadinanza russa. Il basso profilo libico del Cremlino potrebbe forse essere letto anche in considerazione del fatto che, se si esclude una marginale Chiesa copta-ortodossa, non vi è presenza ortodossa in Libia. 


Dal 2013 sono diventate sempre più frequenti le visite nella Federazione di guide e esponenti cristiani mediorientali; in vari casi proprio il presidente Putin ha voluto riceverli direttamente. Di recente, il presidente libanese Aoun, in vista al Cremlino, ha detto che per l’ “Occidente cattolico” non esisterebbero i fratelli cristiani del Medio Oriente e, di conseguenza, per questi ultimi, anche se cattolici, Mosca Terza Roma è divenuta la capitale mondiale della cristianità ed ha inoltre indicato non solo nell’islamismo sunnita armato ma anche nel sionismo i nemici che vogliono cancellare definitivamente la storica presenza cristiana nel Vicino Oriente.






GAY PRIDE E POPOLO DELLA FAMIGLIA … di M. Micaela Bartolucci

[ martedì 11 giugno 2019 ]



… SCARTI DI LAVORAZIONE DEL NEOLIBERALISMO


Questo non è riflusso teoretico né mera scomparsa di valori, questa è pericolosa incoscienza politica, perdita totale della capacità di capire le priorità, affogare acriticamente nel pensiero dominante propagandato e voluto dalle élites neoliberali.

700.000 persone al Gay Pride di Roma, a parte l’attendibilità dei numeri, vengono osannate come una vittoria, come una conquista! Il tragico di questa assurda considerazione sta nel fatto che a farlo non siano solo gli organizzatori, scellerate maschere di ostentato vuoto che cela il più bieco qualunquismo borghese, ma tutto un “popolo di Sinistra”: una farneticante massa di incoscienti, ormai totalmente slegati dalla società, che va dal PD alle frange così dette della “sinistra radicale”.

Non una voce di dissenso si è levata, non una critica.

Dove sono i compagni che si richiamano alla illusoria esistenza di un’altra sinistra? Dov’è lo sdegno del PCI di Rizzo? Tutto tace. Nessuno ha proferito parola, si continua a far finta che questo non sia un problema oppure, c’è la paura di esporsi per non essere tacciati di omofobia, di fascismo e questo sarebbe ancora più grave.

Comunque sia e qualsiasi sia la ragione del silenzio, sappiate che “Per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti” e colpevoli.

Colpevoli di aver taciuto, colpevoli di non aver reagito, colpevoli di non aver preso una posizione, colpevoli di aver avallato, col vostro silenzio, questa deriva, colpevoli di aver paura.


Zingaretti che fa appello alla partecipazione, lascia ben capire da che parte sta, e se quello è il suo lato della barricata, chi si preoccupa della situazione politico-sociale di questo paese, deve, necessariamente, stare dall’altra parte. Questo significa non riconoscere i diritti civili o la pari dignità? Certamente no! Questo è quello che vorrebbero farci credere le varie sinistre arcobaleno.

La realtà è ben diversa. Significa semplicemente assumere un atteggiamento critico nei confronti di chi, coscientemente e con un fine preciso, continua a voler far passare false problematiche come priorità, chi cerca di coprire la sua opera di distruzione del paese con artificiose questioni. Ma se Zingaretti fa appello alla partecipazione a questa farsa, la sinistra non ha neanche bisogno di fare appelli, è già tutta lì e da un pezzo. Da anni è ormai totalmente slegata e distante dai bisogni reali della società. Da anni è ormai in opposizione con le masse che vengono insultate, tacciate di essere ignoranti, fasciste, razziste, omofobe… e ci si stupisce che perdano voti, che scompaiano? Carissimi siete voi a non aver capito da che parte stare, siete voi, falsi ed ipocriti propagatori di neoliberalismo, i venduti ed i traditori. Non basteranno le vostre insulse offese, né il vostro scellerato antifascismo in assenza di fascismo a salvarvi. Siete destinati a scomparire, dissolti nel liquame neoliberale che avete abbracciato, o forse pensavate davvero di combatterlo coi vostri unicorni arcobaleno?

Nessuno sforzo per capire le reali condizioni di vita del “popolo” che, ormai, è da voi così distante da essere irraggiungibile, giustificate il degrado delle periferie facendo appello all’accoglienza ed al multiculturalismo, vi mettereste finanche lo Shador pur di dimostrare quanto siete avanti, la svendita del paese all’Unione Europea non vi preoccupa perché la considerate roba da incolti nazionalisti, però vi mobilitate, con una virulenza e con una partecipazione senza precedenti, per il Gay Pride… I conti non tornano più, da un bel pezzo.

Il gioco che soggiace a questa pagliacciata è molto chiaro: se si fanno passare come necessità ineluttabili la diffusione e la difesa della teoria gender e del il trans-femminismo, se si sostiene che la Triptorelina debba essere tra i farmaci a spese del servizio sanitario, grazie alla decisione presa dalla Commissione Europea per i Diritti Umani, vuol dire che c’è un problema, grave, e che occorre una seria mobilitazione.

E’ necessario smarcarsi da questa deriva neoliberale, occorre, imperativamente, prendere una posizione chiara, smascherare la becera illusione che copre questo pericoloso sdoganamento di nulla ideologico.

Primo bisogna affermare chiaramente che la richiesta di pari opportunità non ha nulla a che vedere con questa buffonata, secondo è imperativo sostenere che la Commissione Europea non può imporre le sue finte priorità sanitarie a qualsivoglia stato e quindi che il Ministro Grillo, che ha adottato questo provvedimento, deve dimettersi, terzo che chiunque voglia essere preso sul serio politicamente, prenda le distanze ed abbia il coraggio di rompere, senza appello, con questa Sinistra ed il circo che sostiene. Solo così si può essere credibili, solo avendo il coraggio di prese di posizione coerenti si possono snidare i nemici veri; bisogna fare pulizia e smarcarsi totalmente da questa feccia, dalle loro inqualificabili scelte di campo.


Chi vuole far passare questa scelta necessaria ed improcrastinabile come appiattimento ad altre sciocchezze politiche, come il Popolo della famiglia, è in cattiva fede, è già un idiota senza argomenti.

Due facce della stessa medaglia, da una parte i difensori delle famiglie arcobaleno e, dall’altra i difensori delle famiglie tradizionali.

Non c’è nulla che accomuni una critica articolata al fenomeno Gay Pride all’infingimento ed all’incoerenza, de facto, di chi parla tanto superficialmente di difesa della famiglia mentre, negli anni ha fatto di tutto per distruggerla.

Questi signori, tanto a destra che a sinistra, hanno tolto dignità alle donne, attraverso il mito del carrierismo a tutti i costi, che le ha spinte a cercare di avere figli dopo i quarant’anni, abbassando così la natalità, hanno diminuito le spese per nidi ed asili, nessun aiuto concreto per chi decideva, nonostante tutto, di investire sul futuro facendo dei bambini. Questa distruzione va avanti da trent’anni anche ad opera di questi crociati che ora, per bieco opportunismo politico, vorrebbero difendere la famiglia. Voi volete difendere la famiglia? Voi, che siete “pluriseparati” ed avete una serie infinita di amanti, siete, come difensori della famiglia, meno credibili di un vegano che azzanna una cotoletta di maiale!



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MINIBOT: DISOBBEDIRE ALLA UE di CC P101

[ martedì 11 giugno 2019 ]

Comunicato n. 7/2019 del Comitato centrale di P101

Un vantaggio per lo Stato

Al pari della partita sulla “procedura d’infrazione” avviata dalla Commissione europea, la vicenda dei Minibot sarà la cartina al tornasole della determinazione a resistere del governo giallo-verde nei confronti dei diktat di Bruxelles e Francoforte.
La questione è nota. La Camera ha approvato all’unanimità (dunque anche con il voto del Pd e di +Europa, che ora dicono di essersi “sbagliati”), una mozione che impegna il governo a risolvere l’annosa questione dei lunghi tempi di pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese, utilizzando allo scopo anche “strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio“, gli ormai famosi Minibot. Tutto ciò, dice sempre la mozione, al fine di ampliare i meccanismi di “compensazione tra crediti e debiti della pubblica amministrazione“.
Di fronte a questa misura di assoluto buon senso, tra l’altro assai vantaggiosa per lo Stato, visto che per i Minibot non sono previsti né interessi né date di scadenza, c’è stata l’alzata di scudi di tutto il partito eurista al gran completo. Non solo quella di un’opposizione evidentemente un po’ distratta, non solo quella assai scontata del governatore Visco, non solo quella piuttosto significativa della Confindustria, ma pure quella – politicamente gravissima – del ministro Tria, nella sostanza coperto dallo stesso presidente del consiglio.
La ragione di questa opposizione l’ha sintetizzata Mario Draghi da Vilnius, secondo il quale i Minibot: «O sono moneta, e allora sono illegali, oppure sono debito e quindi lo stock sale. Non vedo altra possibilità». In realtà Draghi sa benissimo che si tratta sì di debito, ma di un debito già esistente e già contabilizzato. Sono evidenti i due obiettivi di Draghi e dei cani da guardia della Commissione: piegare il governo costringendolo ad ubbidire al “pilota automatico” e  impedirgli di adottare una politica economica che metta al centro gli interessi del popolo lavoratore.

Moneta parallela e “Quinta colonna”

Da segnalare poi la strumentale assurdità delle argomentazioni di Confindustria contro i Minibot. Secondo gli industriali essi sarebbero come “i soldi del monopoli”, cioè “cartastraccia”. Ma i Minibot, se davvero vedranno la luce come ci auguriamo, saranno garantiti dallo Stato, essendo in questo del tutto identici agli altri titoli del debito, tipo i Btp. La malafede di Boccia & soci è perciò del tutto manifesta.
Ma la ragione di tanto accanimento è chiara. Lorsignori mettono nel conto (e temono) l’uscita dall’euro. Se i Minibot funzionassero, e noi siamo convinti che funzionerebbero, essi potrebbero infatti trasformarsi all’occorrenza (ad esempio di fronte ad una restrizione di liquidità della Bce per piegare il governo italiano) in una vera e propria moneta parallela, normale mezzo di pagamento nelle transazioni commerciali. Uno strumento dunque utilissimo per far uscire l’Italia dalla prigione della moneta unica. Proprio per questo, come Programma 101, vediamo con grande favore l’emissione dei Minibot: un primo passo verso la liberazione dalla gabbia eurista.

Dalle vicende di questi giorni emergono con chiarezza tre fatti: 1) la durezza dello scontro che si va delineando, 2) la sua natura di classe, 3) la spaccatura nel governo.
1. Che si vada verso lo scontro appare come l’ipotesi più probabile. Se da Bruxelles e Francoforte arrivano solo diktat, se essi sono evidentemente concordati con il nostrano partito eurista coordinato da Mattarella, al governo italiano restano solo due possibilità: la resa o la resistenza. Se la resa è l’auspicio di lorsignori, noi non possiamo che augurarci la resistenza. Molte sono le cose che non ci piacciono nell’attuale maggioranza di governo. Altrettante quelle che non ci convincono. Nondimeno, la lotta per l’uscita dalla gabbia dell’euro resta per noi la questione decisiva, il primario metro di giudizio e di orientamento della Sinistra patriottica in questa fase.
2. Chiara è la natura di classe dello scontro che si profila. Se l’Italia verrà nuovamente spinta nel baratro dell’austerità e di una nuova recessione, sarà il popolo lavoratore a pagare il prezzo più pesante. Non è un caso che tutti i centri del potere economico – Confindustria in primis – si siano schierati con la Commissione e con la Bce. Ai padroni il “vincolo esterno” serve a tener bassi i salari, a schiacciare i diritti, a impedire che i disoccupati diminuiscano. Chiunque stia davvero dalla parte del popolo lavoratore, di chi ha sofferto e continua a soffrire maggiormente la crisi, non può avere dubbi su quale lato della barricata collocarsi.
3. Minibot e “procedura d’infrazione” hanno fatto emergere qual è ora la vera spaccatura nel governo. Come avevamo previsto, nel momento in cui il confronto-scontro con l’UE conquista il centro della scena, la frattura non è tanto tra Lega e Cinque Stelle, quanto tra questi due partiti e la Quinta Colonna infiltrata nel governo un anno fa da Mattarella. Questa Quinta Colonna, che ha da sempre in Tria il suo decisivo caposaldo, ha arruolato negli ultimi tempi lo stesso Conte. E’ come se di fronte ai diktat europei a Roma i governi fossero adesso due: uno che non intende piegarsi, l’altro che obbedisce all’Ue, fra l’altro disattendendo un preciso mandato parlamentare. Per resistere all’attacco in corso è necessario che questo “secondo governo” venga mandato a casa quanto prima. E’ questa la condizione affinché il “primo governo”, quello che ha ancora oggi una chiara maggioranza nel Paese, possa andare avanti.
A differenza di chi aveva troppo presto emesso la condanna definitiva del governo giallo-verde, come P101, ribadivamo che quella con l’eurocrazia era una guerra di posizione, che tra blocco populista e élite neoliberista la tregua era solo momentanea, che i nodi sarebbero venuti al pettine assai presto. La direzione in cui essi verranno sciolti non è tuttavia cosa certa. Compito di tutte le forze della Sinistra patriottica è quello di attrezzarsi al meglio per essere parte attiva nello scontro che si profila.
– Sostenere ogni atto del governo che va nella giusta direzione
– Respingere al mittente la “procedura d’infrazione”
– Sostituire Tria e Conte
– Per una legge di bilancio 2020 in deficit che metta al centro il lavoro
– Adottare un decreto immediato per l’emissione dei Minibot, come strumento unico per il pagamento dei debiti commerciali dello Stato
– Adottare misure incisive a protezione dell’economia nazionale in caso di “attacco dei mercati”
– Mobilitazione popolare a difesa della sovranità nazionale contro l’euro-dittatura

Il Comitato centrale di Programma 101
Roma, 10 giugno 2019



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