È MEGLIO ANDARSENE di Gianluigi Paragone

Pubblichiamo l’intervista concessa a fine luglio dal Senatore Gianluigi Paragone a Carlos Garcia Hernandéz e pubblicata il 3 agosto sul sito spagnolo Red Mmt col titolo “La speranza dell’Europa del Sud”.

D. Perché l’Italia dovrebbe uscire dall’euro e dall’Unione europea?

R. Perché all’Italia non conviene restare nell’Unione Europea. All’Italia conviene invece avere una propria valuta a medio e lungo termine. Inoltre, penso che il progetto UE sia destinato al collasso, quindi ritengo che sia meglio andarsene.

D. Qual è l’ostacolo principale che ti aspetti di incontrare nella tua lotta per la sovranità italiana? Hai paura di possibili ritorsioni se il tuo progetto politico prende slancio?

R. La mia paura principale è che agli italiani non venga data l’opportunità di comprendere la mia proposta e che non capiscano che l’Unione europea è un nemico che li impoverirà. L’Europa sfrutta le risorse italiane. Il mio scopo è che i cittadini capiscano perché l’Italia starebbe meglio al di fuori della UE. Quando i cittadini annegano, l’Europa gli permette di tenere la testa fuori dall’acqua per respirare, poi però gliela rimette sotto. Gli italiani sono abituati a respirare in questo modo e non capiscono che si può respirare diversamente.

D. Quali passi concreti dovrebbe adottare l’Italia per abbandonare l’euro e l’Unione europea e quindi stabilizzare l’economia del Paese?

R. Il primo e più importante passo è un voto democratico e popolare. Se gli italiani credono che un partito potrà vincere una simile sfida, non c’è nulla da fare. La UE è stata costruita dall’alto verso il basso, ma non puoi uscirne senza il consenso popolare. Nessun partito può pretendere di portar fuori l’Italia dall’euro e l’Unione europea senza questo passo. È importante che gli italiani comprendano i pericoli dell’adesione all’UE.

D. Quali sarebbero le principali differenze tra Brexit e Italexit? Pensi che il percorso dell’Italia verso la sua sovranità sarà più difficile di quello del Regno Unito?

R. La prima differenza è che il Regno Unito ha conservato la sua valuta mentre l’Italia è nella zona euro. Questa è la principale difficoltà. La seconda differenza macroscopica è di natura culturale e costituzionale. Noi siamo una democrazia costituzionale, il Regno Unito no. La Costituzione italiana è una miscela perfetta di tre grandi tradizioni: socialismo, cattolicesimo rispettoso dei diritti dei cittadini e liberalismo (non neoliberismo). Il liberalismo consente la proprietà privata, ma sempre nei limiti della Costituzione. Sebbene le tradizioni del Regno Unito e dell’Italia siano diverse, entrambe condividono interessi comuni e sono al di fuori di quanto stabilito dall’UE.

D. Immaginiamo di essere il giorno dopo le prossime elezioni in Italia e che Gianluigi Paragone è il nuovo presidente del Consiglio dei Ministri. Cosa succederebbe da quel momento? Quali sarebbero le pietre miliari fondamentali durante il mandato di Gianluigi Paragone?

R. Una situazione del genere significherebbe che il mio partito avrebbe vinto le elezioni grazie alla chiara volontà degli elettori. Ogni azione politica presuppone una dimensione dialettica. Lasciare l’euro o l’UE non è un problema muscolare. L’UE non agirebbe nel proprio interesse se non si confrontasse con un paese che, non attraverso un referendum, ma attraverso elezioni libere, ha deciso di lasciare l’UE perché è un progetto in cui non crede più.
Quindi ci sarebbero due possibili scenari. Nel primo caso, i trattati con la UE dovrebbero essere rinegoziati in modo intelligente e sempre con il chiaro obiettivo di lasciare la UE. Il secondo scenario è quello in cui non viene raggiunto un accordo. Quindi la UE non dovrebbe stupirsi se l’Italia opterà per un piano B, uscendo in modo non negoziato.

D. Hai difeso pubblicamente la Teoria monetaria moderna (Mmt). Che ruolo avrebbe la Mmt nel tuo governo? Contempli un’Italia in cui, grazie alla sovranità monetaria, si raggiunga la piena occupazione  senza inflazione, come proposto da Bill Mitchell, Pavlina Tcherneva e il resto degli economisti della Mmt?

R. Per me è essenziale che la classe dirigente non conduca i cittadini alla povertà, a causa di una crisi. Tuttavia, questo è precisamente l’obiettivo delle élite della UE, che ha approfittato della crisi per impoverire i cittadini. La piena occupazione è una condizione primaria per me. Va ricordato che il primo articolo della Costituzione italiana afferma che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Pertanto, i Padri della Costituzione hanno capito che la piena occupazione è un obiettivo fondamentale. Il lavoro è un diritto di cittadinanza, non qualcosa che viene concesso come un favore. Lo stato deve garantire l’accesso al lavoro. Oggi i diritti dei lavoratori sono trascurati e in Europa i lavoratori italiani sono i più sfruttati. Ecco perché i salari italiani sono stati svalutati. Da parte sua, lo Stato dice ai cittadini che devono indebitarsi affinché il loro stipendio abbia più valore. In altre parole, ti tolgono i diritti del lavoro, ma in cambio ti danno la possibilità di indebitarti, sostenendo che i tassi di interesse sono favorevoli a coloro che si indebitano. Noi diciamo invece che coloro che si indebitano rinunciano alla loro libertà.
La Mmt è una prospettiva importante per raggiungere l’obiettivo primario della piena occupazione. E’ uno strumento che funge da officina meccanica in cui riparare la macchina economica al fine di raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati.

D. Quali sono i tuoi parametri di riferimento in politica economica e ideologicamente? Ti chiedo questo perché ci sono molte persone che non sanno dove collocarti nello spettro politico. Ti consideri un uomo di sinistra o di destra?

R. Quando un imprenditore cerca di non essere schiacciato da una multinazionale, non chiede la tessera di sinistra o di destra. Quando un lavoratore si lamenta perché i suoi diritti sul luogo di lavoro non vengono rispettati e perché viene sfruttato dal sistema economico, a lui non importa se sei a sinistra o a destra, ciò che ti chiede è se sei disposto a lottare per i suoi diritti. Ecco perché i diritti dell’imprenditore e del lavoratore trovano un punto di unione nella Costituzione italiana, poiché la Costituzione italiana non legittima la classe politica per attaccare i lavoratori, distruggendo il loro lavoro ed i loro diritti. Scopo della mia proposta politica è di recuperare il vero obiettivo della Costituzione italiana. Per me è essenziale recuperare lo spirito della Costituzione, che si basa su ideali socialisti, cattolici e liberali. Nell’ambito della Costituzione vi è spazio per la libertà di impresa, ma l’articolo 36 chiarisce come deve essere remunerato il lavoratore. I padri della Costituzione non litigavano sulla questione su chi dovesse guadagnare più o meno soldi, ma si chiedevano invece come scrivere la migliore Costituzione possibile con l’obiettivo di trovare un equilibrio ottimale nella vita degli italiani.

D. Tuttavia, ho letto le proposte del Manifesto Italexit e non ne ho trovato nessuna che non possa essere considerata di sinistra.

R. Questo perché sono proposte socialiste. Tuttavia, queste proposte potrebbero anche appartenere al meglio del cattolicesimo, quando nella sua età d’oro ha combattuto per le piccole imprese. Probabilmente i peggiori attacchi alla classe operaia provengono da partiti di sinistra da quando hanno adottato il neoliberismo. Tu segnali il senso socialista [del Manifesto Italexit], ma in quelle proposte sono anche espressi il sentire e le opinioni di liberali e cattolici. Questo è ciò che è necessario oggi, dare al lavoratore la garanzia che non sarà in balia dei mercati e dando all’imprenditore italiano la garanzia che il pesce piccolo non sarà inghiottito dal pesce grosso delle multinazionali. Oggi l’imprenditore deve sopportare le peggiori pressioni fiscali, il peggio della burocrazia e il peggio della globalizzazione, mentre le multinazionali divorano l’inventiva dei piccoli imprenditori. Questo mi sembra profondamente ingiusto. Cattolicesimo, socialismo e liberalismo sono funzionali all’economia reale se sono tutti incorporati insieme, non si può vivere sotto una legge marziale permanente.

D. Come immagini l’Italia tra 10 anni?

R. Se continuiamo con le stesse politiche fin qui seguite, l’Italia sarà più povera, più umiliata, messa in svendita attraverso aste e liquidazioni. Ma questo non è solo il caso in Italia. L’Italia è un paese molto forte, ma la crisi interesserà l’intero Mediterraneo e lo spazio politico europeo non presta attenzione ai paesi che quelli del Nord chiamano PIIGS.

D. Qual è il rapporto che l’Italia deve mantenere con il resto dell’Europa? L’Unione europea dovrebbe essere sostituita da un altro organismo europeo o sarebbe meglio dimenticare l’intero progetto?

R. Il progetto UE è un progetto che, secondo gli attuali trattati, non prenderò in considerazione né proverò a correggere. Tuttavia, l’Italia è un paese che, come altri paesi sovrani, potrebbe essere un attore importante in una nuova Europa di tipo confederale in cui i pieni poteri siano nelle mani dei capi di stato. Saranno loro a decidere le politiche economiche non i mercati.

D. Una volta raggiunta la piena sovranità, quali sono le principali sfide per l’Italia?

R. Lo Stato dovrebbe impadronirsi di una parte del debito pubblico che è ora nelle mani di mercati speculativi. Lo Stato deve tornare ad essere uno stato forte con il potere di affrontare le tempeste nei mercati finanziari e nella globalizzazione. L’Italia deve avere uno Stato che sta dalla parte degli imprenditori e dei lavoratori e che sappia che le piccole cose sono importanti. Partiamo dal concetto che il piccolo è prezioso. Questa è la base della nostra storia, fatta di borghi e villaggi che sfidavano le grandi famiglie. Oggi, l’idea che il piccolo sia prezioso si sta perdendo. Questa perdita è un grosso errore. Piccolo dà un valore aggiunto all’Italia. Piccolo è la forza di uno stato vincente.

* Fonte: Red Mmt
** Traduzione dalla spagnolo a cura di SOLLEVAZIONE