SCIPPATA DEL MIO TEMPO LIBERO di A. F.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

«Sono un’impiegata di una media azienda dell’Italia centrale. Ogni giorno mi reco a lavoro con un nulla osta dell’azienda. Tra i miei colleghi c’è forte malumore. Dobbiamo venire a lavorare nonostante tutto.

Tuttavia io non posso uscire di casa per andare a trovare il mio compagno. Non posso uscire di casa per frequentare i miei amici. Non posso uscire di casa per incontrare e discutere con i colleghi del sindacato. Non posso, siccome dei protocolli ostativi e contaddittori allegati al decreto governativo dell’otto marzo non ci si capisce proprio nulla, passeggiare per la mia città (qualcuno infatti per questo è stato denunciato!).

Così, mentre andare a lavoro è un obbligo, malgrado ci si possa ovviamente infettare, non posso andare a mangiare una pizza; non posso andare a prendere un caffè; non posso gestire il mio tempo libero, mi hanno rubato la vita! Sono, come molti altri, agli arresti domiciliari ma con l’obbligo di produrre per l’azienda.

Non so se questa carcerazione a cui siamo sottoposti sia giustificata o meno dall’epidemia di cui si parla, so solo che siamo tutti in una forma morbida di 41bis.

Per quanto tempo ancora potremo sopportare questo calvario?».

A. F.

12 marzo 2020




NON E’ IL VIRUS A FARE PAURA di Leonardo Sinigaglia

“Vorrei cominciare ringraziando prima di tutto”. Inizia così il premier Giuseppe Conte il suo discorso, con il quale annuncerà il totale “lockdown” per l’Italia.

Conte ci ringrazia, ci fa sapere che i nostri sforzi non sono vani, che “l’Italia sta dando prova di essere una grande nazione”, che tutto il mondo guarda a noi, si magari anche come quelli appestati, ma anche come quelli che più di tutti stanno combattendo il coronavirus.

E qui vediamo il Conte “padre della Patria”, che sta guidando il paese in un momento difficile, e che è orgoglioso perché i suoi cittadini stanno seguendo le sue disposizioni. Ma come ogni padre, anche Conte sa che ogni tanto serve un po’ di disciplina. Sa che un paese “grande e moderno” come il nostro non sarebbe stato pronto ad un cambiamento improvviso e subitaneo del suo stile di vita, in un azzeramento immediato delle libertà politiche, associative, individuali…ed eccolo spiegare che quindi lui, previdente, ha voluto fare tutto per gradi.

Ha prima chiuso le scuole per una settimana, così, per precauzione.

Poi, mentre la Lombardia veniva isolata, ha esteso la chiusura a tutta Italia.

Ma non bastava: tutto il paese andava bloccato. “Ora, questo è il momento di compiere un passo in più. Quello più importante”. Ed eccolo quindi sospendere tutte le attività commerciali. Proprio tutte?

No, gli interessi della Confindustria saranno salvaguardati. Saranno chiuse le parrucchiere, i ferramenta, i negozi di vestiti. Operai, commessi, fattorini continueranno ad andare a lavorare regolarmente, il pericolo per loro non esiste, per loro, accalcati sul lavoro o negli autobus, basta un pochino di gel igenizzante, mentre per tutti gli altri è quarantena.

Ma non preoccupiamoci, mentre noi siamo chiusi nelle nostre case qualcun’altro si prenderà cura del paese, l’Italia sarà protetta. Anzi, diverrà proprio “l’Italia Protetta”.

Con questa inquietante locuzione il premier Conte sta de facto sospendendo ogni libertà democratica e costituzionale, sta sopprimendo qualsiasi dissenso, sta gettando i prodromi di una dittatura.

Scioperi stanno sconvolgendo l’Italia, ci sono stati 14 morti in rivolte scoppiate all’interno delle carceri, spacciati per overdose quando i 40 feriti fra i secondi sono indizio di violentissimi scontri, sono centinaia e centinaia i morti causati dai tagli fatti in nome dell’austerità e dell’onanismo mercatofilo.

Di questo Conte non ha parlato.

Non ha detto una parola sui milioni di italiani che da oggi non avranno più una fonte di reddito garantita, dai piccoli imprenditori fino ai lavoratori a chiamata.

Sono sacrifici necessari.

Occorre ora stare distanti “per abbracciarci con più calore domani”. Poco importa se questo calore non sarà già quello di un abbraccio fraterno, ma quello della morsa di un autocrazia che, invocando lo stato di emergenza sdoganato da Conte, ci condannerà forse al periodo più buio della nostra storia.

Fonte: giovineitalia.org