DEDICATO ALL’AMICO ANTONIO MARIA RINALDI di Moreno Pasquinelli

Sembra una legge inesorabile del teatrino politico italiano, quella per cui, una volta che ci sei entrato, per poterci restare, accetti di vendere l’anima al diavolo.
Ci si dirà che non c’è da stupirsi, in fondo siamo nell’Italia del “trasformismo”. Forse è così, o forse è qualcosa di peggio. Forse si tratta, dopo decenni di putrefazione politica e morale del Paese e di nichilismo morale, di qualcosa di peggiore e di più profondo. Per dirla con Erich Fromm:

«Nella nostra società l’individuo, se ancora possiamo chiamarlo tale, fa dipendere il proprio valore unicamente dal suo essere più o meno commerciabile, dal fatto che quello che ha da offrire sia più o meno richiesto. La percezione che ha di sé, la fiducia che ripone in se stesso, non sono più determinate dall’apprezzamento delle sue reali e concrete qualità, della sua intelligenza, della sua onestà, della sua integrità, del suo senso dell’umorismo, di tutto quello che costituisce la sua identità; la percezione che ha del proprio valore e il senso di sicurezza dipendono piuttosto dalla sua capacità di vendersi».

Voglio augurarmi che questo non sia il caso dell’amico Antonio Maria Rinaldi. Voglio sperare che non si sia smarrito anch’egli in quel postribolo che è il Palazzo della Politica. Lo fa pensare, ahimé, l’intervista che il nostro ha rilascitao a La Verità di ieri, 5 ottobre.

In un’intervista che più “sdraiata” non si può, il Daniele Capezzone (che in fatto di salti della quaglia è campione olimpico) gli pone alcune domande il cui scopo è smentire che nella Lega ci siano sì voci dissononanti sulla questione dell’euro, ma tutto sommato c’è una sostanziale assonanza di fondo. Anzi autentica concordia tra la “Santissima Trinità” (Bagnai, Borghi e Rinaldi appunto) e Giorgetti e la potente ala euro-padana capeggiata da Giorgetti. Il nostro conferma affermando che si tratta “di una contrapposizione creata dai media”. Ovviamente non è vero che anzi, d’amore e d’accordo, non vanno nemmeno il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Tuttavia Rinaldi sciorina concetti pesanti e per la prima volta, a conferma di chi sia davvero a dettare la linea in Lega, afferma:

«Ma guardi che noi non siamo contro l’Europa: siamo contro ad alcune (ALCUNE!) regole di questa (QUESTA!) Ue. Per molti versi, i veri europeisti siamo noi: l’Ue rischia (RISCHIA!) se va avanti con questo tipo di governance».

Né più e né meno che un dietrofront, per dirla tutta un’abiura delle idee e delle posizioni che il nostro ha perorato per anni e su cui ha costruito la sua credibilità politica e il suo, debbo dire, meritato successo politico. Che differenza c’è da questo voltafaccia e quello compiuto dai grillini? Nessuna.

Come se non bastasse, alla domanda se sia vero che il gruppo leghista all’EuroParlamento potrebbe aderire al PPE (come desidererebbe l’ala euro-padana di Giorgetti), Rinaldi sbrodola e nel giustificare il suo niet risponde:

«Oggi la Merkel, anche per tenere in piedi la sua coalizione coi socialdemocratici, sta sterzando a sinistra anche in Ue. (…) Non vedo spazi in questo Ppe che guarda a sinistra».

Confesso che mi sono cascate le braccia. Capite? Non è che non si va nel PPE perché è l’asse portante delle politiche euro-liberiste, perché è un’associazione a delinquere che ha distrutto la Grecia, perché rappresenta gli interessi di chi vorrebbe colonizzare il Paese, perché rappresenta il braccio politico del predominio imperialistico tedesco. No, non ci si va perché… “guarda a sinistra” (sic!).

Il nostro poi non smentisce, bensì conferma, che in seno alla Lega il passaggio è davvero all’ordine del giorno.

E come stupirsi? Stiamo parlando della Lega e di niente altro. La stessa Lega che nell’ottobre del 1992 votò Sì al Trattato di Maastricht (Salvini compreso e la Meloni pure). Non fu un errore di percorso, visto che sempre la Lega, alleata di Berlusconi, votò tutte le porcherie europeiste successive. [1]
Le origini, le radici, contano. Alla fine, se queste non vengono sradicate, la pianta che vien fuori è data, è neoliberista.

«La Lombardia e il Nord se lo possono permettere. Io a Milano lo voglio, perché qui siamo in Europa. Il Sud invece è come la Grecia e ha bisogno di un’altra moneta». Matteo Salvini

NOTE

[1] (1) L’euro entra in circolazione il 1 gennaio 2002, col pieno assenso della Lega Nord che faceva parte del governo Berlusconi.
(2)  Il 1 febbraio 2003, con l’assenso del governo italiano (di cui fa parte la Lega Nord) entra in vigore il Trattato di Nizza (Costituzione europea). Il Trattato viene firmato a Roma il 29 ottobre 2004. Stiamo parlando della “Costtiuzione” che verrà bocciata dai francesi e olandesi con referendum nel maggio e giugno 2005.
(3) Nel 2003, con il pieno consenso in seno al Consiglio europeo del governo Forza Italia-Lega-An, sono sottoscritti i Trattati di adesione alla Ue di Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia e Slovacchia.
(4) Il 1 maggio 2004, col pieno consenso del governo Forza Italia-Lega-An in seno al Consiglio europeo,  entrano nella Ue: Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia e Slovacchia. XVI Legislatura Governo Berlusconi IV (dall’8 maggio 2008 al 16 novembre 2011)
(5) Il 19 giugno 2008 il Consiglio europeo (con il consenso del governo Berlusconi-Lega Nord) accetta la Slovacchia nell’euro-zona.
(6) Il 1 dicembre 2009 (con il consenso del governo Berlusconi-Lega Nord) entra in vigore il Tratto di Lisbona. Il 23 luglio 2008 il Senato approva il Trattato di Lisbona all’unanimità con 286 sì. Il 31 luglio 2008 la Camera approva all’unanimità il Trattato di Lisbona con 551 sì.
(7) Il 3 dicembre 2008 il Parlamento approva,  su proposta del governo Pdl-lega Nord, il ddl Salva Banche contenente i cosiddetti Tremonti bond.
(8) Il 17 giugno 2010 il Consiglio europeo (con il consenso del governo Berlusconi-Lega Nord) accetta l’ingresso dell’Estonia nell’euro-zona.
(9) Il 18 novembre 2009 il Parlamwento approva definitivamente il decreto Ronchi presentato dal governo Berlusconi-Lega sul pieno adempimento degli obblighi comunitari.
(10) Il 8 settembre 2011 il Consiglio dei Ministri (voto favorevole della Lega Nord), dopo la famigerata “Lettara della Bce” vara la proposta di legge Costituzionale sull’introduzione del principio del pareggio del bilancio nella Costituzione.
(11) Il 26 ottobre 2011, causa “crisi dello spread” e i conseguenti diktat dell’Unione Europea, il presidente del Consiglio Berlusconi, col consenso della Lega Nord, invia una lettera con la promessa di adottare le misure austeritarie di macelleria sociale, quelle che saranno poi adottate dal successivo governo Monti.
(12) Il 3 e il 4 novembre 2011 dopo che Berlusconi partecipa a Cannes al summit del G20, il governo Pdl-Lega accetta che una delegazione del Fondo Monetario Internazionale “monitori i progressi sulle riforme economiche e gli effetti di queste sui conti pubblici”, ovvero il definitivo commissariamento.
(13) Poco prima di dimettersi, il Presidente del Consiglio Berlusconi, 12 novembre 2011, fa approvare dalla Camera dei deputati i disegni di legge, già approvati dal Senato (consenso della Lega in entrambi le aule), contenenti le disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2012), il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2012 ed il bilancio pluriennale per il triennio 2012-2014. Tutto ciò che poi Monti metterà in pratica.




LA MARCIA SI FARA’, SENZA SE E SENZA MA!

Di fronte alle voci che preannunciano nuove ed inammissibili misure del governo, ulteriormente restrittive dei nostri diritti e libertà fondamentali garantiti dalla costituzione – tra cui quello di manifestazione – il Comitato organizzatore della Marcia della Liberazione rassicura ufficialmente tutti gli aderenti e i simpatizzanti che la nostra manifestazione, che ha già da tempo regolarmente ottenuto tutti i permessi di legge, si svolgerà in ogni caso.

La grande ampiezza di piazza San Giovanni garantisce lo svolgimento regolare di una manifestazione popolare.

Chiamando i cittadini alla partecipazione, ricordiamo il principio che Giuseppe Dossetti formalizzò in seno all’Assemblea Costituente il 21 novembre del 1946: «La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici, che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino».

Comitato organizzatore Marcia della Liberazione

Fonte: marciadellaliberazione.it