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IL GRANDE RESET IN PILLOLE (1): “IL 5G CI CAMBIERÀ LA VITA”

Il World Economic Forum (WEF) è un pensatoio prestigioso perché raggruppa quella che abbiamo chiamato “avanguardia politica del capitalismo mondialista”. Nel nuovo caos determinato dalla crisi della globalizzazione neoliberista il WEF è l’organismo che più di ogni altro insiste sul fatto che la “pandemia” — sindemia per essere più precisi — sia un “evento catastrofico che apre una nuova era”. Per segnalare questo spartiacque  storico il WEF ricicla addirittura il concetto “prima di Cristo e dopo Cristo”, ovvero BC e AC (Before Covid e After Covid). Insiste quindi che saremmo dentro un apocalittico “Grande Reset” — ne abbiamo iniziato a parlare con Ilaria Bifarini e Moreno Pasquinelli. Il “Grande Reset” è un ambizioso, distopico e insidioso progetto di dominio. E’ compito delle forze antagoniste stare al passo coi tempi e capire come queste teste d’uovo immaginano il nuovo mondo e in cosa esso consisterà.

Non si tratta di elucubrare, di fare congetture, ma di risalire alla fonte, segnalando proprio quanto ci dicono questi cervelloni neo-globalisti. Iniziamo oggi la serie IL GRANDE RESET IN PILLOLE, riportando un articolo del WEF sull’impatto del 5G, e di come questa tecnologia cambierà il mondo e la vita. Il tutto inserito in una narrazione ovviamente progressista e ammaliante…

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COME IL 5G PUÒ ESSERE UNA FORZA PER L’EGUAGLIANZA SOCIALE

«L’anno appena trascorso ha chiaramente illustrato quanto sia diventata cruciale la connettività digitale nella vita delle persone in tutto lo spettro di reddito, nei paesi di tutto il mondo.

Non è passato molto tempo da quando l’accesso a Internet ad alta velocità era visto come un “bello da avere” per i ricchi e l’elite tecnologica. COVID-19 lo ha trasformato in un must per sempre più persone: un’ancora di salvezza per il lavoro a distanza sociale, la scuola, le connessioni sociali e persino le consultazioni sanitarie.

È improbabile che questo stile di vita altamente connesso scompaia con l’arrivo dei vaccini contro il coronavirus. Per cominciare, ci prenderemmo in giro a pensare che questo sarà l’ultimo evento di rifugio di massa della nostra vita. Il cambiamento climatico sta caricando i dadi a favore di eventi meteorologici estremi e agenti patogeni che diffondono malattie, ognuno dei quali potrebbe, a seconda delle circostanze, costringerci a rannicchiarci con le nostre tastiere e schermi.

Ma anche senza tali scenari, sembra probabile che il lavoro da casa, l’apprendimento a distanza e le altre soluzioni che abbiamo tutti improvvisato per la pandemia altereranno per sempre il modo in cui conduciamo alcune delle funzioni di base della vita. Avevamo previsto l’arrivo di una società più digitalizzata; COVID-19 ha semplicemente accelerato l’orario.

Poi c’è il fatto che tutto ciò coincide con l’emergere delle reti wireless 5G e dell’accesso di massa al cloud storage e al computing. Questa miscela di connettività estremamente veloce, enorme potenza di calcolo e capacità di archiviazione essenzialmente infinita, tutto letteralmente nel palmo della mano, segna un momento di svolta nel rapporto dell’umanità con la propria tecnologia.

L’industria tecnologica ha un ruolo unico da svolgere

Dovrebbe anche essere uno spartiacque nel rapporto della tecnologia con l’umanità. Noi del settore tecnologico dobbiamo affrontare il fatto che il nostro settore è comunemente associato — spesso ingiustamente, ma forse più equamente di quanto vorremmo dire a noi stessi — a divari sempre più ampi nelle nostre società. Divari tra ricchi e poveri; tra le nazioni ricche e il mondo cosiddetto “in via di sviluppo”; tra urbano e rurale; tra quelli con titoli di studio avanzati o d’élite e quelli senza; tra il settore tecnologico stesso e il resto dell’economia.

Se c’è mai stato un momento in cui la tecnologia ha cambiato questa narrativa e piegato l’arco della propria storia, è proprio questo. Alcuni potrebbero aspettarsi che la tecnologia sia l’ultimo posto in cui cercare progressi significativi nell’uguaglianza sociale, ma l’arrivo del 5G e delle tecnologie correlate offre un’opportunità unica per generazioni proprio per tali progressi, proprio da questo luogo.

Dobbiamo partire dal principio che il nostro settore è in una posizione unica per promettere alle persone gli strumenti di cui hanno bisogno per interagire con le proprie comunità, avere accesso a prospettive più ampie e (in gergo pop-psych) per diventare se stessi. Dobbiamo abbracciare il nostro ruolo nel rendere questa promessa il più equa, aperta e inclusiva possibile. E dobbiamo riflettere questo impegno in tutto ciò che facciamo.

Aumentare l’accesso digitale per ridurre le disuguaglianze

La buona notizia è che ora abbiamo una base ragionevole per tali sogni di inclusività digitale. Nell’ultimo decennio e mezzo, la proporzione della popolazione mondiale con accesso a Internet è cresciuta notevolmente – dal 17% circa a oltre il 50%, secondo le Nazioni Unite e l’Unione internazionale delle telecomunicazioni.

Tuttavia, questa statistica incoraggiante nasconde ampie varianze e persistenti disuguaglianze. La percentuale di persone con accesso a Internet è superiore all’80% in Europa, ma inferiore al 30% in Africa. Inoltre, in molti paesi vi sono marcati squilibri di genere nell’accesso.

La riduzione di tali squilibri, sia all’interno che all’interno delle nazioni, deve essere una priorità assoluta per il nostro settore. Abbiamo tutti i tipi di incentivi (alcuni piuttosto egoistici, altri meno ovviamente) per far sì che ciò accada.

C’è un crescente consenso globale per tale azione. Il 28 gennaio di quest’anno, il World Economic Forum ha annunciato The EDISON Alliance, la prima iniziativa nel suo genere per promuovere l’accesso digitale e l’inclusività in tutto il mondo. Guidata dal presidente e CEO di Verizon Hans Vestberg, questa collaborazione pubblico-privato richiama l’attenzione sul ruolo vitale che la connettività può svolgere nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Le barriere alla tecnologia esclusiva vengono smantellate

Un grande alleato in questo sforzo sarà la mutevole economia dell’accesso tecnologico. Per dirla senza mezzi termini, la tecnologia sta diventando più economica anche se sta diventando più potente.

È una combinazione straordinaria, ed ecco solo un esempio di come funziona. Una delle scoperte tecnologiche rese possibili dal 5G è qualcosa chiamato mobile-edge computing o MEC. In sostanza, MEC riguarda la fornitura di capacità di archiviazione cloud ai margini della rete stessa.

Con così tanto spazio di archiviazione disponibile sulla rete, dispositivi come laptop, tablet e telefoni possono essere più piccoli ed economici; dopotutto, non devono più contenere molta capacità di archiviazione, poiché la rete ora se ne occupa. Benvenuti nell’era del “thin client” iper-alimentato, il dispositivo essenziale a basso costo che racchiude una capacità di calcolo precedentemente disponibile solo su mainframe delle dimensioni di una stanza.

Togliendo il computer e il lavoro pesante dal dispositivo e mettendolo ai margini della rete, possiamo trasformare le cuffie per realtà virtuale da giocattoli di lusso da $ 1.500 a portali di mercato di massa da $ 100 in nuovi ambiti di istruzione, intrattenimento ed esplorazione.

Le potenziali implicazioni di questo cambiamento sono straordinarie. Una delle principali priorità filantropiche della nostra azienda è Verizon Innovative Learning , che cerca di fornire tecnologie di rete ad alta velocità a distretti scolastici con risorse insufficienti negli Stati Uniti. L’arrivo di MEC amplia enormemente il potenziale di tale sforzo.

È ora possibile immaginare distretti a basso reddito che forniscano agli studenti (e alle loro famiglie) l’accesso a un livello di potenza di calcolo che alcuni anni fa sarebbe stato disponibile solo per le principali università di ricerca con dotazioni multimiliardarie.

Ma una democratizzazione così radicale dell’accesso alla tecnologia non avverrà da sola. Noi del settore tecnologico dobbiamo essere abbastanza intenzionati a massimizzare il potenziale di abbattimento delle barriere e della disuguaglianza dei nostri prodotti e servizi.

Per molti, il nostro settore è diventato virtualmente sinonimo di crescenti livelli di disparità sociale ed economica. Ora abbiamo la straordinaria opportunità di creare una nuova storia, sia per noi stessi che per il mondo che ci circonda. La storia e i nostri stessi clienti ci giudicheranno dalle nostre scelte».

(CONTINUA)

* Fonte: Worl Economic Forum

** Traduzione a cura della Redazione




LA CINA E LA BATTAGLIA SULLA RETE 5G di F.S

[ 8 maggio 2019 ]


Riceviamo e volentieri pubblichiamo


Trump, Sionisti e Soros contro la Cina confuciana e socialista 

 A differenza di quanto lasciano trapelare i media e gli organi di stampa, la guerra asimettrica contro la Cina lanciata dall’amministrazione Trump non è anzitutto una guerra di natura commerciale o economica. Come specificato dall’ambasciatore americano in Italia, Lewis Eisenberg, durante la visita alla sede di Telecom Italia e l’incontro con l’ad Luigi Gubitosi, la competizione asimettrica e politica tra Cina e Stati Uniti ruota attorno al dominio tecnologico nelle reti 5G. Una competizione, all’interno del più ampio conflitto politico-economico tra Cina e sionismo americano, che deciderà proprio il futuro della supremazia tecnologica globale: la guida delle nuove reti super veloci per le connessioni legate a regime autonomo, Internet of things e IA.

La rete 5G è dunque il vero campo di battaglia, ben oltre la guerra commerciale o dei dazi, scatenata dal Sionismo globale contro la Cina imperiale e confuciana di Xi e, di conseguenza, contro l’intero Terzo o Quarto Mondo, che ha nella Cina l’ultimo treno per agguantare la stazione della modernità e del benessere.

Si prenda in tal caso contezza del fatto che più o meno il 90% del traffico dati planetario dalle comunicazioni alle transazioni di natura commerciale o finanziaria viaggia nelle profondità marine. Le costellazioni GEO (orbita circolare e equatoriale) o le connessioni terrestri trasmettono infatti una minima parte dell’immenso traffico dati che viaggia nei cavi in fibra ottica presenti nelle profondità oceaniche. L’inclusione delle cosidette “porte chiuse” di spionaggio nella rete network sottomarina 5G, potrebbe fornire all’elite politico statale Confuciana socialista di Xi una decisiva capacità di controllo del traffico internet mondiale nella guerra asimettrica della informazione che la sta contrapponendo al sionismo occidentale.

A sua volta, come abbiamo visto di recente, ad esempio nel caso venezuelano (seppur in parte minima rispetto a ciò che potrà essere), troncare un cavo di comunicazione significa in concreto oscurare un paese, oltre ad interrompere il commercio elettronico globale, la transazione di capitali, innescando così una catastrofe economica. Secondo vari analisti, gli Stati Uniti avrebbero in mano l’alternativa al 5G cinese: Cisco System sarebbe l’alternativa americana ad Huawei. La volontà di occupazione politica nel piano della guida dell’hi teach traspare anche dal report annuale della Cisco (Visual Networking Index Report), il quale preconizza che nel 2022 vi saranno 12 miliardi di prodotti IOT [Internet delle Cose] a fronte di circa 500 milioni di connessioni 5G, ma il punto dirimente è l’avanzamento offensivo della dirigenza Xi quanto ad infrastrutture strategiche, che pare ormai non raggiungibile da parte dell’avversario occidentale, almeno nei tempi brevi. 


Come ho già scritto pochi giorni fa, il 2025 è la data strategica per la stessa dirigenza socialconfuciana di Xi sia contro i neo-marxisti alla Bo Xilai sia contro i liberisti, ossia entro quella data la Cina dovrà conquistare la supremzia tecnologica assoluta sul piano mondiale. In primo luogo, dobbiamo quindi comprendere che vi è una lotta interna e di fazione nella elite dei cosiddetti “immortali rossi” e l’offensiva globale di Xi andrebbe letta anche come strumento di compromesso e mediazione tra le varie componenti del Partito comunista cinese.

In secondo luogo, il partito di Soros, teorico della “società aperta”, sionista e mondialista ma anti-Israeliano e avversario dell’amministrazione di Trump, condivide la guerra politica e strategica sinofoba e anticinese degli Usa, vedendo nel Social-confucianesimo imperiale il più grande nemico dell’ordine liberale globale e giudicando prioritaria questa battaglia nell’attuale contesto di civiltà.

Il punto di vista cinese, al riguardo, è significativo: la “Società aperta” sorosiana sarebbe in realtà la società schiavista e cannibalistica del liberismo sfrenato in cui l’oligarchia turbo-mondialista avrebbe esclusivo accesso ai più elevati beni essenziali di contro alla gran massa di sudditi salariati, sottosalariati o nomadizzati. Di qui l’antagonismo strategico di Zhongguò di fronte all’Occidente, di qui la strategia revisionista e sociale rispetto all’ordine liberale globale scaturito dalla Seconda guerra mondiale, ormai sotto pressione da tutti i lati. Infine, come ho già specificato nei precedenti scritti, non solo la centralità tattica russa va ben sottolineata e considerata in questo nuovo ordine globale a guida Social-confuciana, ma con ogni probabilità anche quella persiana nella sua proiezione mediterranea, che ora stiamo osservando nello stesso conflitto libico e che sarà foriera di sorprese.


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