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SIRIA: PERCHÉ OBAMA TIFA PER PUTIN di Dario Fabbri

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[ 6 ottobre]

Il conflitto siriano sembra giunto ad un tornante decisivo. Con l’intervento russo avremo due sole possibilità: o la guerra fratricida degenera in un vero e proprio conflitto regionale oppure la spunta Putin obbligando tutti a fare fronte per schiacciare il “nuovo nazismo” islamico —e solo dopo sbarazzarsi dell’ingombrante Assad. 
La Casa Bianca e Israele pendono per la seconda ipotesi, così come pezzi da novanta dell’establishment italiano, ma Obama dovrà convincere turchi e sauditi ad obbedire.

«Spesso le dichiarazioni di anonimi membri dell’amministrazione statunitense, rilasciate con scientifico tempismo ai media, valgono più dei proclami ufficiali del presidente.

Interrogato dal New York Times sull’intervento russo in Siria, pochi giorni fa un funzionario della Casa Bianca è ricorso al gergo pugilistico per comunicare il proprio sentimento. «Knock yourselves out», ha esclamato. Traslato in italiano: «Impiccatevi».

Al di là della propaganda, Washington ritiene funzionale ai propri interessi il coinvolgimento di Mosca, che nel migliore dei casi immagina risucchiata dalle sabbie mobili, oppure a lungo impegnata a puntellare il fronte alauita. Per Obama i danni collaterali riguarderanno unicamente le nazioni indigene. Mentre la superpotenza, che in Medio Oriente persegue il disimpegno, deve preoccuparsi solo di evitare incidenti con l’aviazione russa e presentare come oltraggiosa la manovra di Putin.

Da anni l’attuale Casa Bianca considera il Medio Oriente di importanza secondaria. Gli Stati Uniti cercano semplicemente di evitare che tra le potenze locali emerga un egemone e di far sì che la loro fuoriuscita dalla regione produca vuoti in cui attrarre antagonisti e partner.

Il conflitto siriano ha rappresentato un dossier rilevante solo fino alla primavera 2013. Ovvero quando i vertici dell’Iran hanno acconsentito a negoziare il futuro del loroprogramma nucleare e Washington ha diminuito l’impegno profuso, addestrando assieme a Turchia e monarchie del Golfo i “ribelli” sunniti, per rovesciare il regime di Bashar al-Asad e minare la mezza luna di influenza iraniana.

Da allora, la mattanza siriana è diventata tanto marginale quanto irrisolvibile, complice l’ascesa dello Stato Islamico. Impossibilitato a intervenire con efficacia, Obama ha di fatto abbandonato la Siria al suo destino. Come dimostrato dalla pressoché simbolica campagna aerea condotta contro il sedicente califfato e dal fallimento del progetto di addestramento dei ribelli “moderati”, più inclini a schierarsi con i jihadisti che ad affidarsi alle cure della Cia. Peraltro negli ultimi mesi Barack ha accettato, per bocca di John Kerry, che il clan alauita rimanga al potere per scongiurare la definitiva conquista del paese da parte dei miliziani di al-Baghdadi.

Per la Russia invece la Siria riveste notevole importanza. Non solo perché qui Mosca possiede la sua unica base navale sul Mediterraneo. Partecipando attivamente alla guerra e difendendo Damasco, Putin intende rendersi indispensabile in occasione di un prossimo negoziato e ottenere concessioni dagli Stati Uniti sull’Ucraina, in assoluto la questione più rilevante.

Convinto che il mero arrivo in Siria del suo contingente avrebbe convinto la Casa Bianca a trattare, lunedì scorso il capo del Cremlino ha chiesto e ottenuto un incontro con il suo omologo statunitense. Il summit, il primo tra i due leader dal 2013, ha però dimostrato l’indifferenza obamiana e come i tempi non siano maturi per un accordo. Dopo circa 60 minuti trascorsi a discutere del futuro della Siria, senza stabilire chi dovrebbe succedere ad al-Asad e chi debba spendersi per sconfiggere lo Stato Islamico, la conversazione si è definitivamente arenata sull’intransigenza del presidente statunitense.

D’altronde, sul teatro siriano devono verificarsi alcuni eventi prima di raggiungere un compromesso, almeno in Medio Oriente. Anzitutto, la posizione di al-Asad dovrà apparire rafforzata, trasformando in automatica la sua presenza nella fase di transizione. Allo stesso tempo, l’offensiva russa dovrà costringere a miti propositi i vari gruppi di ribelli impegnati sul terreno, anche quelli vicini agli americani e discretamente indipendenti dalla loro volontà. Infine, l’attuale mobilitazione di truppe iraniane e di milizie sciite non è sufficiente: più che difendere il dittatore alauita, devono assemblare una forza di terra che combatta il califfato. Giacché la Casa Bianca lo ritiene un mostro di esclusiva pertinenza altrui.

In attesa degli eventi, Obama osserva con soddisfazione le mosse di Putin. Vista da Washington, la Russia non riuscirà a incidere in maniera decisiva su una guerra tanto complessa. Anzi, rischia di impantanarsi nel Grande Medio Oriente, come accaduto in Afghanistan all’inizio degli anni Ottanta.

Inoltre, la campagna aerea del Cremlino impedisce alla Turchia, partner che al momento intrattiene rapporti alquanto difficili con la superpotenza, di realizzare una no-fly zone e di estendere la propria influenza sul futuro governo di Damasco. Così come l’attuale attrito tra Mosca e Ankara rende assai complicata la riesumazione di Turkish Stream, l’oleodotto sostitutivo del defunto South Stream che Obama prova da tempo a sabotare.

Barack è dunque esclusivamente impegnato a dipingere come pericolosa l’azione di Putin e a risparmiarsi fortuite frizioni con il contingente russo, in una contingenza invece percepita come favorevole. Al massimo, nei prossimi giorni il presidente ordinerà una cosmetica intensificazione degli attacchi contro le postazioni dello Stato Islamico. Non a caso il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha indicato che non è in corso alcuna revisione della strategia americana applicata alla Siria. Né Washington ha proposto nuove sanzioni per censurare il Cremlino.

Piuttosto, dopo aver definito Putin come «destinato a fallire», il segretario alla Difesa, Ashton Carter, si sta industriando per il deconflicting. Specie dopo che nella giornata di mercoledì il metodo scelto dai russi per comunicare l’inizio dei raid ha letteralmente scioccato le autorità statunitensi. Circa un’ora prima dell’inizio dei bombardamenti sulla Siria, un generale russo con tre stelle sulla divisa si è personalmente recato presso l’ambasciata americana di Baghdad chiedendo di essere ricevuto dall’attaché militare, al quale ha annunciato cosa stava per accadere.

Tanta improvvisazione induce gli americani a pretendere un coordinamento più efficiente, ma non a modificare la loro interpretazione della crisi. Perché per Obama l’iniziativa russa rappresenta una svolta positiva. Indipendentemente dal massiccio spin applicato alla vicenda.

* Fonte: Limes
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7 pensieri su “SIRIA: PERCHÉ OBAMA TIFA PER PUTIN di Dario Fabbri”

  1. Anonimo dice:

    Nessuno ha posto l'accento finora su due importanti questioni: 1) la Siria ha le "chiavi" dell'acqua del Giordano 2) nel mare antistante stanno sacche ingenti di gas naturale.Assad, da nazionalista, non vuole subire saccheggi e così è divenuto n ingombrante ostacolo da rimuovere.

  2. Vincenzo Cucinotta dice:

    Mi pare che l'articolo sposi la tesi che gli USA vogliano distruggere l'ISIS, ma che, anche a causa delle resistenze degli alleati locali, non ci riesca. A mio parere invece, la situazione di guerra fint6a e quindi infinita, agli USA sta benissimo. L'ISIS l'ha coorganizzato ed adesso gli fa ancora comodo la sua esistenza.Mi scuso se evito qui di argomentare questa tesi, ma sono pronto a ritornarci se richiesto. In questa seconda ipotesi, che la Russia intervenga è per gli USA un vantaggio o uno svantaggio a seconda quale sarà l'esito delle azioni russe e dei suoi alleati. Se la cosa va per le lunghe, va bene agli USA. ma se al contrario il conflitto si risolvesse rapidamente, allora per gli USA sarebbe un disastro perchè non solo gli distruggerebbe il giocatgtolo con cui prendeva in giro lìopinione pubblica occidentale, ma dimostrerebbe che la Russia riesce dove gli USA falliscono. Tutto quindi dipende dall'esito delle operaioni sul campo. Finalmente direi, dopo anni di morti e distruzioni senza aver ottenuto alcuna soluzione e senza alcuna prospettiva di ottenerla nel futuro prossimo.

  3. Anonimo dice:

    Il dott. Cucinotta ha ragione. il brutto è dato pure dalla censura espressa dalla NATO nei confronti delle azioni militari russe di bombardamento dell' ISIS. Allora: a che gioco si gioca? .La NATO è un organismo collettivo europeo. Come si fa a non associarsi all'azione di Putin? ISIS non è Gheddafi, povero diavolo , ma una compagine assatanata di demoni fanatici che finora ha dimostrato di sprezzare, infrangendoLE sanguinosamente e criminalmente le convenzioni internazionali e agisce sotto la guida di un kaliffo che dicono faccia parte del Mossad e che si chiami in realtà Shimon Elliot.

  4. Brenno dice:

    “ISIS non è Gheddafi, povero diavolo , ma una compagine assatanata di demoni fanatici che finora ha dimostrato di sprezzare, infrangendoLE sanguinosamente e criminalmente le convenzioni internazionali e agisce sotto la guida di un kaliffo che dicono faccia parte del Mossad e che si chiami in realtà Shimon Elliot."Ma come fa la redazione a far passare simili stronzate complottiste?C'è il secchio della spazzatura di Comedonchisciotte per questo…Brenno

  5. Anonimo dice:

    Le distruzioni dei siti archeologici più preziosi della Mesopotamia, il genocidio degli Jazidi, le teste dei decapitati infilzate sulle ringhiere delle cancellate, i prigionieri di guerra sistematicamente giustiziati, intere popolazioni decimate dei bambini e le donne dai 9 anni in su stuprate e schiavizzate, ecc, più che stronzate. io le definirei mostruosità efferate. signor TROLL!E i complotti li lasci stare che bastano le cronache e i reportages a descrivere cosa è l'IS.

  6. Anonimo dice:

    6 ottobre – TEL AVIV – Israele e Russia si incontrano ai massimi vertici militari. Il primo vice capo di Stato maggiore russo, generale Nikolay Bogdanovsky, è atteso oggi in Israele per una visita di due giorni volta a discutere un maggior coordinamento delle forze armate dei due Paesi per scongiurare incidenti in Siria. L'esercito israeliano ha confermato due giorni di colloqui su un ''coordinamento regionale'', a seguito dell'incontro del 21 settembre scorso a Mosca tra il premier Benjamin Netanyahu e il presidente russo Vladimir Putin. Bogdanovsky avrà oggi un incontro con il suo omologo israeliano Yair Golan. http://www.ilnord.it/b-7064_VERTICI_MILITARI_RUSSI_IN_ISRAELE_PER_COORDINARE_LE_RISPETTIVE_FORZE_ARMATE

  7. Anonimo dice:

    "Il portavoce della Difesa, generale Igor Konashenkov, ha detto che il ministero russo ha risposto alla richiesta del Pentagono e preso in considerazione la proposta americana per un coordinamento delle azioni di contrasto al gruppo terroristico dello Stato Islamico sul territorio siriano. Ieri il ministero della Difesa russo aveva fatto sapere di aver ricevuto dagli Usa un documento sul coordinamento Usa-Russia della azioni contro lo Stato islamico, con il portavoce Konashenkov a ribadire oggi che restano da discutere solo "alcuni dettagli tecnici". Coordinamento che sembra assolutamente necessario: il Pentagono in serata ha fatto sapere che almeno un caccia americano ha dovuto deviare dalla sua rotta per evitare di incrociare gli aerei di Mosca. "E' accaduto almeno una volta" ha indicato il capitano di vascello Jeff Davis, portavoce del Pentagono".http://www.repubblica.it/esteri/2015/10/07/news/siria_intensi_raid_russi_sulla_provincia_di_hama-124505701/?ref=HREC1-6

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