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SERVE MENO EUROPA? di C.P.R.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Domande radicali sull’Unione europea. Sabato 27 aprile, ore 10,30-17,00. Roma, Centro Congressi Cavour, sala Cavour, via Cavour 50/A

Il CPR – centro studi sulla Costituzione e la Prima Repubblica – ha organizzato un convegno intitolato Serve meno Europa? Domande radicali sull’Unione europea, che si svolgerà a Roma, sabato 27 aprile, a partire dalle 10,30, presso il Centro Congressi Cavour, sala Cavour, via Cavour 50/A.

Il convegno vedrà la partecipazione di accademici – docenti di istituzioni di diritto pubblico, di diritto costituzionale, di diritto privato, di economia politica e di diritto amministrativo – che, da tempo, o almeno negli ultimi anni, hanno svolto studi che hanno dato luogo a conclusioni critiche nei confronti di uno o altro profilo dell’Unione europea. Alcuni di questi studiosi sono europeisti, altri euroscettici, altri senz’altro antieuropeisti.

Il convegno non sarà l’ennesima ripetizione di ciò che il CPR, altre associazioni e un numero esiguo di studiosi ripetono da anni nell’analisi critica dell’Unione.

Anzi, il convegno nasce proprio dalla convinzione, o almeno dalla fondata ipotesi, che si debba andare oltre la critica socialdemocratica – incompatibilità della UE con la socialdemocrazia e più precisamente funzione della UE di rendere impossibili e pian piano “smontare” le socialdemocrazie europee – , per svolgere una critica più complessa e articolata, che si soffermi su vari profili:

  1. incidenza della UE sulla democrazia degli Stati in sé considerata, a prescindere dal carattere sociale;
  2. compatibilità della UE con lo Stato di diritto (una critica liberale, dunque);

3. inefficienza e inefficacia della UE rispetto ad obiettivi che essa si è posta (o che, forse, molti studiosi e comuni cittadini credono si sia posta);

4. sensatezza pratica dell’UE nella nuova situazione geopolitica, caratterizzata dalla ri-territorializzazione delle economie nazionali, dall’emersione del capitalismo politico – emersione, perché il capitalismo è sempre politico, soltanto che la politicità nell’ordine neoliberale era velata – e dallo scontro fra grandi potenze;

5. inquadramento teorico della UE come soggetto delle relazioni internazionali o come oggetto (strumento degli Stati), con la conseguenza che se fosse un oggetto, l’europeismo si rivelerebbe una forma di feticismo.

Crediamo, perciò, che tutti, sia le avanguardie della critica all’Unione, sia coloro che più di recente  hanno cominciato ad avere qualche dubbio sulla funzione, o sulla sensatezza, o sulla efficacia, o sugli effetti negativi che essa genera nelle economie e nei sistemi istituzionali degli Stati aderenti, sia coloro che, pur essendo stati ed essendo fermamente europeisti, sono anche amanti del pensiero, e perciò intendono liberarsi dei paraocchi dell’europeismo retorico nello svolgimento dell’analisi e nel giudizio sull’Unione, abbiano molto da imparare.

Perciò, invitiamo tutti gli interessati a partecipare al Convegno e alleghiamo la locandina dell’evento.

Il Comitato Direttivo del CPR

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