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DOV’E’ FINITA LA GENTE CHE NON MOLLA MAI? di Sandokan

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Questo in molti gridavano fino a pochi mesi fa nelle piazze e nelle strade. Dove sono finiti? Risucchiati nel grigio tran tran quotidiano.

Dopo le manifestazioni, siamo scesi agli aperitivi “di lotta”, dopo agli aperitivi, niente.

Tutto sembra così lontano, finito, defunto.

Gridavamo che al nostra sarebbe stata RESISTENZA e giammai remissiva RESILIENZA…

Siamo finiti peggio, siamo finiti nella più avvilente e amorfa DESISTENZA.

Del resto, uno si alza al mattino e vien voglia di staccare la spina, di fuggire dal mondo e dalla politica. Una notizia più sconfortante dell’altra. Prendiamone alcune di oggi: «Amazon: operaio muore di infarto, ma non si interrompe il turno e il cadavere viene coperto di cartoni … La Banca mondiale vede grave recessione in arrivo … L’ultima scommessa dell’Intelligenza Artificiale: Robot con la coscienza … La UIL che chiede al governo di imporre l’obbligo di indossare le mascherine …. Sondaggio Pagnoncelli: Giuseppe Conte leader della sinistra … Il libro “Spare” del principe Harry è già un best seller».

Prevale così l’angoscia, l’idea che non c’è speranza, la sensazione che opporsi e resistere sia del tutto inutile e vano.Il pessimismo dell’intelligenza sembra separarsi dall’ottimismo della volontà.

Di qui la via di fuga nell’abisso della propria vita privata, oppure i tentativi di dare vita a piccole comunità autogestite e appartate dal mondo e dalla massa. Esperimenti che ammesso e non concesso riescano a funzionare e a sopravvivere, rappresentano comunque una fuga, una defezione dalla lotta aperta col nemico, l’abbandono del campo politico.

Di norma, ogni grande movimento popolare si lasciava dietro una scia lunga di energie che avrebbe incontrato e dato forza all’ondata successiva. Del pur grande movimento contro il green pass, sembra invece essere svanita anche l’ombra. Perché succede? Quali le ragioni?

Il patatrac elettorale dei partitini? Sì, certo. Ma questa spiegazione non solo è insufficiente, rischia di diventare un alibi, anzi una specie di Velo di Maya che nasconde cause più profonde. Mi chiedo infatti se non sia vero che il movimento fosse malato sin dalla nascita. Malato di “antipolitica”, di ribellismo facilone, infiltrato, prima ancora che da agenti del nemico e dai pazzoidi, da visioni ideologiche e culture bislacche e irrazionali.

Mi sbaglio? Può darsi. Quel che è grave è che non si vede un’adeguata riflessione autocritica, premessa indispensabile per individuare una via d’uscita all’attuale disperante situazione. Vedo invece, dalle parti di chi afferma che non si deve mollare, una totale confusione, se non dei penosi tentativi di rimettere assieme i cocci. Tentativi che difficilmente lasceranno qualche traccia e che sono anzi di ostacolo a raccogliere le poche forze ancora vive.

Non tutti saranno travolti dal momento difficile in cui siamo appena entrati. Per legge di natura si dirà che sopravviveranno solo coloro che sapranno meglio adattarsi all’ambiente. “Sopravvivere”, salvarsi dall’estinzione, è indispensabile, ma non sufficiente. Occorre un grande salto di maturità politica, occorrono arguzia teorica e profondità strategica. Siamo dentro un periodo di grandi trasformazioni e terribili turbolenze, sociali e geopolitiche. Ora si deve capire, affinché la prospettiva della liberazione sopravviva anch’essa, dove le élite stanno portando il mondo; si debbono individuare, per colpirli con precisione chirurgica, i punti deboli dello schieramento nemico, quindi come colpirli e assieme a chi. Occorre quindi opporre, alla visione con cui queste élite pensano avere egemonia ideologica assicurata, una non meno potente visione contro egemonica.

Una sfida enorme che chiede intelligenza, volontà e spirito di sacrificio ad alti dosaggi. Nessuna fuga quindi, nessuna scorciatoia movimentista. La prima linea della resistenza oggi è sul terreno teorico, culturale e intellettuale.

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6 pensieri su “DOV’E’ FINITA LA GENTE CHE NON MOLLA MAI? di Sandokan”

  1. carlo collina dice:

    Chiunque abbia frequentato qualcuna delle manifestazioni di quelle settimane, poteva toccare con mano il livello davvero estremo di spontaneismo ed impreparazione dei manifestanti, l’ingenuità delle loro convinzioni. Dalle piazze veniva di continuo l’appello alla Costituzione del ’48, e ad una nuova “Norimberga”, cioè alla giustizia giusta, quella che sicuramente trionferà. La gran parte dei manifestanti erano assoluti esordienti: uomini e donne (molte) di mezza età, di classe media, mai mobilitatesi in precedenza, ed anzi quasi tutti giunti di recente a comprendere, dopo averle per un anno credute giustificate e necessarie, la falsità e la violenza delle misure anti Covid; e proprio perciò in gran parte, ahinoi, pronti a ritornare alla loro presunta normalità un anno dopo, non appena quelle misure sarebbero state lasciate cadere. Il limite principale del “movimento” veniva ad essere chiaro quindi ben presto, proveniendo da dentro di esso, con la sua dichiarata ed ostentata antipoliticità, che rifuggiva come il diavolo una prospettiva elettorale; una posizione contraria ai partiti ed alla delega. Addirittura, mentre si snobbava la richiesta di un referendum popolare abrogativo del Greenpass, (“perché noi vinceremo prima”), si raccoglievano nella stessa sede le firme per una legge di iniziativa contro i DPCM, da mandare poi al Parlamento: quello stesso che i DPCM li approvava metodicamente senza neanche leggerli. Persone che ostentatamente si abbracciavano, si baciavano, che organizzavano trasferte per Padova o per Roma ed applaudivano il palco di turno, direttore d’orchestra o alchimista o sedicente giornalista che fosse, adorato dai suoi seguaci e pienamente pago della sua stessa sterile autoreferenzialità. La ragion d’essere principale di quelle piazze era di non sentirsi soli, di reagire all’isolamento ed all’emarginazione sociale prodotta dalle restrizioni covidiste

  2. Francesco dice:

    Probabilmente una delle cause dell’attuale situazione di “stallo” del movimento nogreenpass è semplicemente l’assenza delle soffocanti restrizioni delle libertà individuali che avevano caratterizzato il periodo dei governi Conte e Draghi: adesso c’è una illusione di maggiore libertà e quindi in tanti hanno messo da parte i propositi rivoluzionari.
    (Parlo di “illusione” in quanto presumibilmente le élite hanno deciso di allentare le redini solo temporaneamente, in quanto si erano rese conto che la corda rischiava di spezzarsi, ma torneranno presto alla carica con i provvedimenti liberticidi in funzione antipopolare).

    Francesco F.
    Manduria (Ta)

    P.s. riguardo alla notizia di Giuseppe Conte come possibile leader della sinistra, direi che non bisogna meravigliarsi più di tanto: la “Sindrome di Tafazzi” è ormai di casa dalle parti dei sinistrati.

  3. Nicola dice:

    Ognuno pensi ad affrontare e a superare le proprie paure. Un superamento che dev’essere interiore e dunque individuale. Nessun esercito della salvezza potrà sollevarci da questa necessità.

  4. Milo dice:

    Beh …..in ottica anti sistema il successo del libro del principotto non mi sembra una cosa negativa. Uno che in quella posizione afferma di non essere ancora convinto di come è morta sua madre non credo faccia bene alla corona inglese e ad i suoi sodali. Riguardo a noi ,gli italiani di oggi sono lo stesso popolo che sotto il melone di Predappio lo andava ad osannare e acclamare in piazza alle 17 e due ore dopo, a casa, seduto alla tavola apparecchiata e davanti ai famigliari, lo prendeva in giro, lo scimmiottava e lo dileggiava con battute velenose . Gli “Itagliacchi” hanno sempre preferito usare la furbizia per aggirare i vari “problemi” , piuttosto che la schiena dritta ed il combattimento diretto e palese per opporsi al potere. Leggendo vari libri circa quel periodo ha notato nel mondo della politica un forte similitudine tra le divisioni dei cosiddetti partitini antisistema di oggi e le forze antifasciste di allora , che in quel modo favorirono molto il consolidamento del potere fascista. Seguo uno dei cosiddetti partitini , Italia Sovrana e Popolare di Toscano e Rizzo e rimango a di poco stupito del fatto che questi signori , e sto parlando nello specifico di Toscano e della parte “centrodestrorsa” del partito ,dicono ormai da anni di essere antisistema ma nella diatriba intra Vaticana tra Ratzinger e Bergoglio fanno i convinti e sfegatati supporter dell’ex Papa appena morto , non capendo o facendo finta di non capire cosa rappresentava anche lui in termini di formazione , funzione e appoggio del sistema imperante. Per cui nei fatti , e lungi da me il voler attaccare un partito per il quale ho votato, già dal punto di vista teorico e intellettuale ci troviamo di fronte a chi , volendo rappresentare “quelli come me” soffre però di un altissimo tasso di incoerenza e che , come disse Montanelli circa la mentalità dell’italiano medio : “vorrebbe fare la rivoluzione con l’aiuto dei carabinieri”…

  5. dueballegigantidarikko@libero.it dice:

    Domani sarò ad un evento per me totalmente nuovo e che non vorrei mi inquietasse. Ma chi si fa sopraffare dai propri dubbi, adesso, non è all’altezza dei tempi che stiamo vivendo

  6. fabrizio dice:

    E che ti aspettavi? Una domanda retorica. Già è oro colato ciò che si è creato contro la gestione autoritaria della pandemia. Dal mio modesto punto di vista si è puntato troppo sulle ricadute politiche, quanto invece lo dico inascoltato da più di un decennio bisognerebbe pensare ad un nuovo sindacalismo rivoluzionario che sappia sedimentare nei territori e nella società. D’altronde questi mesi hanno dimostrato l’incompetenza, l’arretratezza, l’irrilevanza del sindacalismo di base nostrano che ha definito il green pass “arma di distrazione di massa” (quando ho sentito questa dichiarazione mi sono cadute le braccia, a pensare solo che il primo sciopero generale contro il green pass a livello europeo lo ha proclamato la CGT francese) Credo che bisogna cambiare linea, Fronti del dissenso, coalizioni elettorali non vanno nella giusta direzione riproducono politicismi che non attecchiscono.

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