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UNA COMUNITÀ NELLA SOCIETÀ di Giorgio Agamben

L’Italia, come laboratorio politico dell’Occidente, in cui si elaborano in anticipo nella loro forma estrema le strategie dei poteri dominanti, è oggi un paese umanamente e politicamente in sfacelo, in cui una tirannide senza scrupoli e decisa a tutto si è alleata con una massa in preda a un terrore pseudoreligioso, pronta a sacrificare non soltanto quelle che si chiamavano un tempo libertà costituzionali, ma persino ogni calore nelle relazioni umane.

Credere infatti che il greenpass significhi il ritorno alla normalità è davvero ingenuo. Così come si impone già un terzo vaccino, se ne imporranno dei nuovi e si dichiareranno nuove situazioni di emergenza e nuove zone rosse finché il governo e i poteri che esso esprime lo giudicherà utile. E a farne le spese saranno in primis proprio coloro che hanno incautamente obbedito.

In queste condizioni, senza deporre ogni possibile strumento di resistenza immediata, occorre che i dissidenti pensino a creare qualcosa come una società nella società, una comunità degli amici e dei vicini dentro la società dell’inimicizia e della distanza. Le forme di questa nuova clandestinità, che dovrà rendersi il più possibile autonoma dalle istituzioni, andranno di volta in volta meditate e sperimentate, ma solo esse potranno garantire l’umana sopravvivenza in un mondo che si è votato a una più o meno consapevole autodistruzione.

* Font: Quodlibet




IN MEMORIA DI MASSIMO BONTEMPELLI a 10 anni dalla morte

Dieci anni fa, il 31 luglio 2011, dopo breve malattia, ci lasciava lo storico e filosofo Massimo Bontempelli. Fra i maggiori pensatori dell’epoca presente, aveva compiuto nella sua non lunga esistenza di docente e di saggista (Pisa,1946, ivi, 2011) uno sforzo critico e ricostruttivo della situazione spirituale del tempo (“geistige Situation der Zeit”) che si colloca ai vertici della cultura italiana ed europea tra XX e XXI secolo.

Qui vogliamo concretamente ricordare e sottolineare l’impegno scientifico e militante del Bontempelli docente e studioso dei processi involutivi della Scuola e della cultura italiana, specchio del declino della società sempre più dominata dalla “sacralizzazione” della riproduzione sociale capitalistica.

Le considerazioni di Bontempelli (come quelle dello scienziato e umanista Lucio Russo) furono svolte a margine di un convegno organizzato presso l’Università di Salerno il 28 ottobre 1999 sul futuro della Scuola italiana. Un futuro che si è sempre più, purtroppo, realizzato e che con gli ultimi sviluppi del governo Draghi giunge come coerente compimento, grazie all’emergenza Covid, del ciclo   del “riformismo peggiorativo” iniziatosi con l’allora riforma Berlinguer.

Per gentile concessione della rivista Indipendenza, potete leggere qui il Pdf dell’intervista a Massimo Bontempelli e Lucio Russo (1999), sul futuro della scuola italiana.

Sull’argomento vedi: M. Bontempelli, L’agonia della Scuola italiana, CRT Pistoia, 2000; M. Bontempelli, F. Bentivoglio, Capitalismo globalizzato e Scuola, edizioni di Indipendenza, 2016.

*Nello De Bellis – Liberiamo l’Italia, Cpt di Salerno

Fonte: Liberiamo l’Italia




AVVISO AI LETTORI E UNA PRECISAZIONE

Come chi si è iscritto già sa, per ragioni tecniche, il Corso on line sulla GLOBAL COMMUNICATION tenuto da Glauco Benigni è stato posticipato di una settimana.

La prima lezione si svolgerà quindi domani martedì 25 maggio.

Più sotto la nuova calendarizzazione.

In molti ci hanno segnalato che a causa dell’orario gli è impedito di partecipare.

Il Corso verrà registrato per cui è possibile acquistare al costo di 50€ l’intero pacchetto delle lezioni affinché ognuno possa ascoltarlo o riascoltarlo.

CALENDARIO DELLE LEZIONI 

Prima lezione: martedì 25 maggio, ore 18:00-19:30

Seconda lezione: giovedì 27 maggio, ore 18:00-19:30

Terza lezione: sabato 29 maggio, ore 18:00-19:30

Quarta lezione: martedì 2 giugno, ore 18:00-19:30

Quinta lezione: giovedì 3 giugno, ore 18:00-19:30

Sesta lezione: sabato 5 giugno, ore 18:00-19:30

Settima e ultima lezione: martedì 8 giugno, ore 18:00-19:30

Per parteciparvi è necessario iscriversi per tempo (i posti sono limitati) e versare una quota di 50€ via PayPal sul conto di Liberiamo l’Italia.

Questo il link per il versamento: https://www.paypal.com/pools/c/8zr4Tej4nC

Per informazioni e prenotazione scrivete a info@liberiamolitalia.org.

*  *  * 

DA GUTENBERG A ZUCKERBERG

Controllo e distrazione di massa

Contenuti, reti e modelli di feedback

7 lezioni da 45 minuti sulla Global Communication

Prima lezione

Il Triangolo “magico” della Global Communication 

I triangoli “uno e Trino” – Le equazioni madre dell’elettrologia e dell’energia applicate alla Comunicazione/ le Norme e la Deregulation/ Le Istituzioni Internazionali (ITU e ICANN) – Le Autorità nazionali

Seconda lezione

Il ruolo “storico” della Comunicazione. La Casta degli Scriba.  

Global advertising – IAA

Global Media – i cartelli e i Conglomerati degli Editori

Global Marketing – L’organizzazione dei consumi e degli acquisti

Global network – Le Società del trasporto segnale”

La Cubatura dei Contenuti Globali – Bacini linguistici

Terza lezione

Dall’Era dell’ Analogico limitato a quella del Digitale senza limiti 

Cambio delle variabili: Spazio, Tempo, Velocità, Gravità

I “tempi” di: a) ideazione/produzione; b) distribuzione/diffusione; c) accesso e fruizione (da immediata a consultazione memorie); d) effetto, misurazione e feedback (stimolo al consumo e siti di petizioni Avaaz – Change Org, etc…) – Motori di ricerca – e-commerce (Paypal garanzia transazione) – Big data e fake news – Bipolo libertà/controllo

Quarta lezione

I Contenuti di massa e di nicchia

Le idee e il Talento – la Produzione – I Generi – Il fenomeno dei bloggers e il “Copyright Act 1998” – il pericolo delle Idee e degli entusiasmi – la Pubblicità quale forma di contenuto molto particolare e privilegiato – i Mercati di Contenuti Internazionali

Quinta lezione

Le Reti (The network)

Identificazione delle audiences – Le reti distribuzione (B2B) e diffusione (B2C) – Strutture materiche e digitali – Stampa-Radio- Tv – Internet – Sat-cavi /Tralicci – Antenne e Decoder – La copertura di rete – La tradizione dell’etere e della telefonia  – WiMax/Wi-Fi  – Gli standard di organizzazione e trasporto segnali – Ottimizzazione dello spettro elettromagnetico – I Costruttori di strutture e devices  – Sat, cable, PC, la rivoluzione degli smart phones, etc…

Sesta lezione

Modelli di ritorno (feedback) 

Consenso/Dissenso – Educational e Volontariato  – Profitti / In  pari (Balanced) / In perdita

A pagamento (Pay Basic, per view, on demand) – Storico (box office, edicole, videoshop, etc…) – Sottoscrizioni – Donazioni  – Sostenuto da pubblicità (Advertised supported) – 80% del totale  – Controllo dei media da parte dei mercanti (traders) – Da sponsorship – Il costo-contatto / misurazione audience – Denaro Pubblico – Da canone/tassa  – Da sostegno e finanziamento da bandi  – Da mercati Finanziari – Il fenomeno “.com” – La moltiplicazione del valore di scambio in Borsa  – Il Modello Misto – L’ingegneria delle risorse – Il modello “prepagato”.

Settima lezione

I Media Mainstream e il Consenso su scala planetaria

Il cambio di paradigma storico dell’UGC – Contenuti Generati dagli Utenti – Lo strapotere dei Social Media – L’alleanza Social Media – GAFAM – I Fondi Comuni di Investimento

Glauco Benigni è analista ed esperto di global media, giornalista e scrittore. Ha lavorato venti anni a “La Repubblica” e quindici anni in Rai. È stato autore-conduttore di programmi TV e consulente di grandi aziende italiane (Eutelsat, Rai Trade, Sipra). Tra i suoi libri: Re Media (1989), Apocalypse Murdoch (2003), YouTube – La storia (2008), Gli angeli custodi del Papa (2004) e Web nostrum. Lettera aperta ai nativi digitali (2015), una quadrilogia dedicata a Internet . Attualmente è Editore e Conduttore della Web tc “Homo Sapiens”. Tra i fondatori del Patto Julian Assange.




IL GRANDE RESET IN PILLOLE (7). PIÙ DAD PER TUTTI!

[Le Pillole precedenti: 1- Il 5g;  2 – Cos’è il CoVax;  3 – L’intelligenza artificiale;  4– Fanatismo ambientalista;  5 – La scuola del futuro; 6- L’orrore in nome del progresso]
 
Un anno fa, mentre veniva decretato il lockdown e la conseguente, improvvisa, trasformazione della Scuola in un’esperienza solitaria, lontana, fredda, passiva e alienante, in casa Wef, con lodi sperticate, si celebrava il cavallo di battaglia del Grande Reset, con la tecnica narrativa che abbiamo imparato a conoscere: prendendo spunto da casi di applicazione “virtuosa” e da studi che dimostrano il contrario di quel che quotidianamente vediamo accadere sotto i nostri occhi, la dad diventa uno sfavillante ed efficacissimo metodo di trasmissione del sapere.

Anche su questo tema, la solita (finta) ingenua fede che la mirabolante innovazione faccia meglio lo stesso servizio precedentemente trascurato è frutto di precisi calcoli e previsioni circa il futuro del mondo del lavoro, perciò si nega l’evidenza che oltre a non risolvere i problemi ‘vecchi’ tali trasformazioni ne creano di nuovi. Completa il quadretto le spallucce fatte per le evidenti conseguenze classiste di cui velatamente si assegna la responsabilità agli Stati – quegli stessi ormai trasformati in gusci vuoti proprio dallo strapotere di organizzazioni sovranazionali che impongono decisioni prese senza il benché minimo dibattito e consenso informato e democratico.

La dottrina dello shock funziona se non viene dato tempo e modo per analizzare e comprendere quel che è avvenuto, ci si consegna così mani e piedi alla transizione verso la ‘nuova normalità’, senza guardare indietro e rendersi conto di cosa si perde. Non si disturba il manovratore: ‘There Is No Alternative’.

Poco importa se si rischia di perdere la capacità di relazionarsi con i propri simili – che altrimenti diverrebbero solo estranei di cui diffidare – di imparare da loro e con loro, anzitutto il reciproco rispetto su cui si basa il percorso di formazione dei futuri cittadini.

Di ciò nulla importa al Wef, come potete leggere qui sotto dalle sue stesse parole.

*  *  *

La pandemia COVID-19 ha cambiato l’educazione per sempre. Ecco come

  • Il COVID-19 ha portato a chiudere le scuole in tutto il mondo. Globalmente, oltre 1,2 miliardi di bambini sono fuori dalla propria classe.
  • Di conseguenza, l’istruzione è cambiata drasticamente, con il netto aumento dell”e-learning’, in cui l’insegnamento è intrapreso da remoto e su piattaforme digitali.
  • La ricerca suggerisce che l’apprendimento online ha dimostrato di aumentare la conservazione di informazioni e prende meno tempo, il che significa che i cambiamenti che il coronavirus ha causato potrebbero essere qui per restare.

Mentre i paesi hanno diversi livelli di tassi di infezione da COVID-19, a livello mondiale ci sono attualmente più di 1,2 miliardi di bambini, in 186 paesi, colpiti dalla chiusura delle scuole causata dalla pandemia. In Danimarca, i bambini fino all’età di 11 anni stanno tornando agli asili e alle scuole dopo la chiusura iniziale il 12 marzo, ma in Corea del Sud gli studenti stanno ancora rispondendo alle chiamate online degli insegnanti.

Con questo improvviso allontanamento dalla classe, in molte parti del mondo, alcuni si chiedono se l’adozione dell’insegnamento online continuerà dopo la pandemia, e come un tale cambiamento potrebbe avere un impatto sul mercato mondiale dell’istruzione.

Anche prima del COVID-19, c’era già un’elevata crescita nell’adozione di tecnologia per l’istruzione, con investimenti ‘edtech’ che hanno raggiunto, su scala globale, i 18,66 miliardi di dollari nel 2019 e si stima che complessivamente il mercato per l’istruzione online dovrebbe raggiungere i 350 miliardi di dollari entro il 2025. Che si tratti di applicazioni linguistiche, tutoring virtuale, strumenti di videoconferenza o software di apprendimento online, c’è stato un aumento significativo nell’utilizzo, dalla comparsa del COVID-19.

Come risponde il settore dell’istruzione al COVID-19?

In risposta a una domanda significativa, molte piattaforme di apprendimento online offrono libero accesso ai loro servizi, tra cui piattaforme come ‘BYJU’, una tecnologia educativa creata da una società di tutoring online fondata nel 2011 a Bangalore che è ora la società edtech più quotata al mondo. Dall’annuncio di classi live gratuite sulla sua applicazione ‘Think and Learn’, ‘BYJU’ ha visto un aumento del 200% nel numero di nuovi studenti che utilizzano il suo prodotto, secondo Mrinal Mohit, ceo della società.

Le aule ‘Tencent’, nel frattempo, sono state ampiamente utilizzate dalla metà di febbraio, dopo che il governo cinese ha imposto, a un quarto di miliardo di studenti a tempo pieno, di riprendere i loro studi attraverso piattaforme online. Ciò ha portato al più grande “esodo online” nella storia dell’istruzione gti circa 730.000 studenti che frequentano le lezioni della Scuola online ‘K-12’ di ‘Tencent’ a Wuhan.

Altre aziende stanno rafforzando la capacità di fornire un applicativo unico per insegnanti e studenti. Ad esempio, ‘Lark’, una suite di collaborazione, inizialmente sviluppata a Singapore da ‘Bytedance’ come strumento interno per soddisfare la propria crescita esponenziale, ha iniziato ad offrire agli insegnanti e agli studenti un tempo di videoconferenza illimitato, alcune funzionalità di traduzione automatica, di co-editing in tempo reale di progetto e di pianificazione smart del calendario, tra l’altro. Per farlo in modo rapido e in un periodo di crisi, ‘Lark’ ha incrementato la propria infrastruttura di server globale e le sue capacità ingegneristiche, per garantire una connettività affidabile.

Anche la soluzione di ‘Alibaba’ per l’apprendimento a distanza, ‘Dingtalk’, ha dovuto prepararsi per un simile afflusso: “per supportare il lavoro da remoto su larga scala, la piattaforma ha sfruttato ‘Alibaba Cloud’ per distribuire più di 100.000 nuovi server cloud in sole due ore il mese scorso – impostando un nuovo record per una rapida espansione della capacità -” secondo il ceo di ‘Dingtalk’, Chen Hang.

Alcuni distretti scolastici stanno collaborando con reti e canali tv, come nella partnership tra il distretto scolastico unificato di Los Angeles e ‘PBS SoCal/KCET’ per offrire trasmissioni educative locali, pensate per le diverse fasce di età e con una gamma di opzioni digitali. Anche grandi media, come la BBC, stanno contribuendo all’apprendimento virtuale: ‘Bitesize Daily’, lanciato il 20 aprile, sta offrendo 14 settimane di insegnamenti curriculari per bambini in tutto il Regno Unito e ha chiamato a insegnare alcuni dei contenuti celebrità come Sergio Aguero, giocatore del Manchester City.

Cosa significa questo per il futuro dell’apprendimento?

Mentre alcuni ritengono che il passaggio improvviso all’apprendimento online – senza formazione, larghezza di banda insufficiente e scarsa preparazione – si tradurrà in un’esperienza che impoverisce gli utenti e non produrrà una crescita sostenuta, altri credono che emergerà un nuovo modello ibrido di istruzione, con benefici significativi. “Credo che l’integrazione dell’informatica nell’istruzione sarà ulteriormente accelerata e che l’istruzione online diventerà alla fine una componente integrante dell’istruzione scolastica”, afferma Wang Tao, vicepresidente di ‘Tencent Cloud’ e di ‘Tencent Education’.

Ci sono già state transizioni di successo tra molte università. Ad esempio, l’Università di Zhejiang è riuscita a tenere più di 5.000 corsi online solo due settimane dopo la transizione utilizzando ‘Dingtalk ZJU’. L’Imperial College di Londra ha iniziato a offrire un corso sulla scienza del coronavirus, che è la classe con più iscritti lanciata su ‘Coursera’ nel 2020.

Molti stanno già sponsorizzandone i benefici: il dottor Amjad, docente all’Università della Giordania, che ha usato ‘Lark’ per insegnare ai suoi studenti, dice:

Ha cambiato il mio modo di insegnare, mi permette di raggiungere i miei studenti in modo più efficiente ed efficace attraverso gruppi di chat, videoconferenze, votazioni e condivisione di documenti, specialmente durante questa pandemia. I miei studenti trovano anche più facile comunicare su ‘Lark’. Userò ‘Lark’ anche dopo il coronavirus, credo che l’apprendimento tradizionale ‘offline’ e l’e-learning possano procedere di pari passo.

Le sfide dell’apprendimento online

Ci sono, tuttavia, sfide da vincere. Alcuni studenti sono senza una tecnologia e/o una connessione a internet affidabile, e faticano a partecipare all’apprendimento digitale; questo divario è visibile in tutti i paesi e tra le diverse fasce di reddito all’interno dei paesi. Ad esempio, mentre il 95% degli studenti in Svizzera, Norvegia e Austria hanno un computer da utilizzare per i loro compiti scolastici, secondo i dati dell’OCSE, in Indonesia solo il 34% ne ha uno.

Negli Stati Uniti, c’è un divario significativo tra coloro che provengono da ambienti privilegiati e chi proviene da ambienti svantaggiati: mentre quasi tutti i quindicenni provenienti da un contesto privilegiato hanno dichiarato di avere un computer su cui lavorare, quasi il 25% di coloro che provengono da ambienti svantaggiati ne è privo. Mentre alcune scuole e governi hanno fornito attrezzature digitali agli studenti bisognosi, come nel Nuovo Galles del Sud, in Australia, molti sono ancora convinti che la pandemia allargherà il divario digitale.

L’apprendimento online è efficace?

Per coloro che hanno accesso alla tecnologia giusta, ci sono evidenze che imparare online possa essere più efficace in molti modi. Alcune ricerche mostrano che, in media, gli studenti conservano il 25-60% del materiale in più quando imparano online rispetto al solo l’8-10% in aula. Ciò è dovuto principalmente al fatto che gli studenti sono in grado di imparare più velocemente online: l’e-learning richiede il 40-60% di tempo in meno per imparare, rispetto a una lezione tradizionale, perché gli studenti possono imparare al loro ritmo, tornare indietro e ri-leggere, saltando o accelerando attraverso i concetti che scelgono.

Tuttavia, l’efficacia dell’apprendimento online varia a seconda delle fasce di età. L’opinione generale sui bambini, soprattutto quelli più giovani, è che necessitino di un ambiente strutturato, perché i bambini si distraggono più facilmente. Per beneficiare in pieno dell’apprendimento online, è necessario uno sforzo concertato per fornire loro queste strutture, andando oltre la replicazione di una lezione fisica attraverso funzionalità video, utilizzando invece una serie di strumenti di collaborazione e metodi di coinvolgimento che promuovino “inclusione, personalizzazione e intelligenza”, secondo Dowson Tong, vicepresidente senior esecutivo di ‘Tencent’ e presidente del suo gruppo ‘cloud and smart industries’.

Dal momento che gli studi hanno dimostrato che i bambini utilizzano ampiamente i loro sensi per imparare, è fondamentale rendere l’apprendimento divertente ed efficace attraverso l’uso della tecnologia, secondo Mrinal Mohit, che afferma: “Nel corso di un periodo, abbiamo osservato che l’integrazione intelligente dei giochi ha prodotto un maggiore impegno e una maggiore motivazione verso l’apprendimento, soprattutto tra gli studenti più giovani, facendoli veramente innamorare dell’apprendimento”.

Cambiare la scuola è imperativo

È chiaro che questa pandemia ha completamente sconvolto un sistema di istruzione che molti sostengono stesse già perdendo la sua importanza. Nel suo libro, ’21 Lezioni per il 21esimo Secolo’, lo studioso Yuval Noah Harari descrive come le scuole continuino a concentrarsi sulle abilità accademiche tradizionali e sull’apprendimento a memoria, e non su abilità come il pensiero critico e l’adattabilità, che in futuro saranno più importanti per il successo. Il passaggio all’apprendimento online potrebbe essere il catalizzatore per creare un nuovo metodo più efficace? Mentre alcuni si preoccupano che la natura frettolosa della transizione online possa aver ostacolato questo obiettivo, altri pianificano di rendere l’e-learning parte della loro ‘nuova normalità’ dopo averne sperimentato i benefici in prima persona.

Il COVID-19 ha evidenziato l’importanza di diffondere la conoscenza

I principali eventi mondiali sono spesso un punto di svolta per rapide innovazioni – un chiaro esempio è l’aumento dell’e-commerce post-SARS – anche se dobbiamo ancora vedere se questo si applicherà all’e-learning post-COVID-19, questo è uno dei pochi settori in cui gli investimenti non si sono esauriti. Quel che è chiaro da questa pandemia è l’importanza di diffondere la conoscenza attraverso le frontiere, le aziende e ogni parte della società. Se le tecnologie di apprendimento online possano svolgere un ruolo in questo senso, spetta a tutti noi esplorare il suo pieno potenziale.




INTERNET: ISTRUZIONI PER UN USO ANTAGONISTA

Dall’avvento di internet il mondo della comunicazione è profondamente cambiato. Sono mutati i mezzi, i linguaggi, le modalità e le tecniche di comunicazione. Dalla iniziale speranza di una rete orizzontale e democratica si è passati in pochi anni ad un regime di oligopolio per cui pochi giganti controllano ferreamente il territorio digitale globale. Sono talmente potenti che le regole da essi stabilite sul loro territorio virtuale violano le stesse convenzioni democratiche e prevalgono addirittura sui territori fisici degli stati nazionali — così che, se sei considerato scomodo, sparisci con un click. Conoscere questo territorio, chi lo comanda e le sue regole, comprendere come difendersi e come sfuggire ai meccanismi censori, è di fondamentale importanza per tutte le forze antagoniste.

Per questo Liberiamo l’Italia organizza un corso on-line in sette lezioni. Docente Glauco Benigni*.

Più sotto il programma del corso.

CALENDARIO DELLE LEZIONI 

Prima lezione: martedì 18 maggio, ore 18:00-19:30

Seconda lezione: giovedì 20 maggio, ore 18:00-19:30

Terza lezione: sabato 22 maggio, ore 18:00-19:30

Quarta lezione: martedì 25 maggio, ore 18:00-19:30

Quinta lezione: giovedì 27 maggio, ore 18:00-19:30

Sesta lezione: sabato 29 maggio, ore 18:00-19:30

Settima e ultima lezione: martedì 1 giugno, ore 18:00-19:30

Per parteciparvi è necessario iscriversi per tempo (i posti sono limitati) e versare una quota di 50€ via PayPal sul conto di Liberiamo l’Italia.

Questo il link per il versamento: https://www.paypal.com/pools/c/8zr4Tej4nC

Per informazioni e prenotazione scrivete a info@liberiamolitalia.org.

*  *  * 

DA GUTENBERG A ZUCKERBERG

Controllo e distrazione di massa

Contenuti, reti e modelli di feedback

7 lezioni da 45 minuti sulla Global Communication

Prima lezione

Il Triangolo “magico” della Global Communication 

I triangoli “uno e Trino” – Le equazioni madre dell’elettrologia e dell’energia applicate alla Comunicazione/ le Norme e la Deregulation/ Le Istituzioni Internazionali (ITU e ICANN) – Le Autorità nazionali

Seconda lezione

Il ruolo “storico” della Comunicazione. La Casta degli Scriba.  

Global advertising – IAA

Global Media – i cartelli e i Conglomerati degli Editori

Global Marketing – L’organizzazione dei consumi e degli acquisti

Global network – Le Società del trasporto segnale”

La Cubatura dei Contenuti Globali – Bacini linguistici

Terza lezione

Dall’Era dell’ Analogico limitato a quella del Digitale senza limiti 

Cambio delle variabili: Spazio, Tempo, Velocità, Gravità

I “tempi” di: a) ideazione/produzione; b) distribuzione/diffusione; c) accesso e fruizione (da immediata a consultazione memorie); d) effetto, misurazione e feedback (stimolo al consumo e siti di petizioni Avaaz – Change Org, etc…) – Motori di ricerca – e-commerce (Paypal garanzia transazione) – Big data e fake news – Bipolo libertà/controllo

Quarta lezione

I Contenuti di massa e di nicchia

Le idee e il Talento – la Produzione – I Generi – Il fenomeno dei bloggers e il “Copyright Act 1998” – il pericolo delle Idee e degli entusiasmi – la Pubblicità quale forma di contenuto molto particolare e privilegiato – i Mercati di Contenuti Internazionali

Quinta lezione

Le Reti (The network)

Identificazione delle audiences – Le reti distribuzione (B2B) e diffusione (B2C) – Strutture materiche e digitali – Stampa-Radio- Tv – Internet – Sat-cavi /Tralicci – Antenne e Decoder – La copertura di rete – La tradizione dell’etere e della telefonia  – WiMax/Wi-Fi  – Gli standard di organizzazione e trasporto segnali – Ottimizzazione dello spettro elettromagnetico – I Costruttori di strutture e devices  – Sat, cable, PC, la rivoluzione degli smart phones, etc…

Sesta lezione

Modelli di ritorno (feedback) 

Consenso/Dissenso – Educational e Volontariato  – Profitti / In  pari (Balanced) / In perdita

A pagamento (Pay Basic, per view, on demand) – Storico (box office, edicole, videoshop, etc…) – Sottoscrizioni – Donazioni  – Sostenuto da pubblicità (Advertised supported) – 80% del totale  – Controllo dei media da parte dei mercanti (traders) – Da sponsorship – Il costo-contatto / misurazione audience – Denaro Pubblico – Da canone/tassa  – Da sostegno e finanziamento da bandi  – Da mercati Finanziari – Il fenomeno “.com” – La moltiplicazione del valore di scambio in Borsa  – Il Modello Misto – L’ingegneria delle risorse – Il modello “prepagato”.

Settima lezione

I Media Mainstream e il Consenso su scala planetaria

Il cambio di paradigma storico dell’UGC – Contenuti Generati dagli Utenti – Lo strapotere dei Social Media – L’alleanza Social Media – GAFAM – I Fondi Comuni di Investimento

* Glauco Benigni è analista ed esperto di global media, giornalista e scrittore. Ha lavorato venti anni a “La Repubblica” e quindici anni in Rai. È stato autore-conduttore di programmi TV e consulente di grandi aziende italiane (Eutelsat, Rai Trade, Sipra). Tra i suoi libri: Re Media (1989), Apocalypse Murdoch (2003), YouTube – La storia (2008), Gli angeli custodi del Papa (2004) e Web nostrum. Lettera aperta ai nativi digitali (2015), una quadrilogia dedicata a Internet . Attualmente è Editore e Conduttore della Web tc “Homo Sapiens”. Tra i fondatori del Patto Julian Assange.

Fonte: Liberiamo l’Italia




COVIDISMO, FASE SUPREMA DEL NEOLIBERISMO di Alceste De Ambris

Con la parafrasi di Lenin del titolo, intendo suggerire che, se la situazione emergenziale durerà ancora a lungo (e l’intenzione del Sistema sembra sia di farla durare), gli storici del futuro identificheranno il 2020 come anno di nascita di una nuova forma di governo, che chiameranno forse “Covidismo”, termine con suffisso “ismo” coniato per analogia con liberalismo, comunismo, fascismo ecc. , e che andrà ad aggiungersi alla classiche forme come monarchia, repubblica, bonapartismo, colonialismo ecc.

Per capire, distinguiamo bene quattro elementi:

1) il virus, il Sars-cov2

2 ) la malattia, denominata Covid19, (molto) eventualmente contratta da chi è venuto a contatto col virus

3) la campagna di propaganda mediatica, l’ infodemia, che ha per scopo, strumentalizzando i punti 1-2), di creare le condizioni affinché si impongano le misure liberticide di cui al punto 4)

4) il sistema di governo, che ho chiamato “Covidismo”; ciò che il Sistema le chiama “le regole”, mentre i critici usano il termine “great reset” o Grande Riassetto

I media, per creare confusione, usano in tutti i casi la parola “covid”, ma è chiaro che si tratta di concetti distinti, elementi naturali i primi due (almeno in teoria), elementi artificiali, frutto della volontà umana, gli ultimi due.

Mentre il virus e la malattia sono presenti ovunque nel mondo, l’infodemia e il sistema covidista variano da un luogo all’altro. Sono massimi nei paesi occidentali e in quelli in cui gli Usa hanno forte influenza, mentre sembrano deboli nel continente africano, in Russa e in generale in Asia (in alcuni paesi asiatici il morbo viene dichiarato debellato, senza una logica spiegazione). L’impressione è che la rilevanza attribuita al covid (o addirittura la sua presenza/scomparsa), dipenda più da una “scelta” politica, che dalle normali variabili epidemiologiche.

L’infodemia consiste una propaganda a media unificati mirata a diffondere nel pubblico una paura irrazionale, che trasforma in una sorte di Pesta nera una malattia dalla bassa letalità, presumibilmente intorno allo 0,3% (non molto superiore all’influenza stagionale, che  ha una letalità dello 0,1% circa), verosimilmente paragonabile alla pandemie di influenza asiatica del 1957 e del 1968 (che ai tempi non avevano suscitato particolare allarme, né indotto a misure di distanziamento). La campagna mediatica in atto non si discosta da altre campagne a cui abbiamo assistito nei decenni scorsi: ricordiamo quelle volte a demonizzare certi Paesi che si vogliono colpire o invadere (Serbia, Libia, Venezuela ecc.), a giustificare e auspicare le “riforme” antisociali (privatizzazioni, austerità…), a condannare la “corruzione” di un certo leader politico scomodo, a spargere la fobia del terrorismo pseudo-islamico ecc. All’occhio allenato non sfugge anche nel nostro caso l’uso dei classici strumenti della propaganda: la ripetizione ossessiva, l’imposizione dell’agenda, la criminalizzazione dei dissenzienti, la censura, l’introduzione di un “esperto” per imporre certe idee sotto veste neutrale ecc.

La differenza è che questa volta la propaganda è rivolta contro il proprio paese, e pertanto il suo successo dipende anche da quanto spazio di sovranità quel paese abbia mantenuto, o viceversa quanto sia eterodiretto, com’è il caso dell’Italia. Gli uomini politici, rispetto a questa campagna martellante, appaiono succubi, timorosi di finire sotto la gogna mediatica qualora osino contraddire i dogmi del “sanitariamente corretto”. Dogmi che peraltro variano col tempo, senza una coerenza logica, per cui le dichiarazioni dei politici o degli “scienziati” in televisione assomigliano a certe gare di improvvisazione teatrale, dove gli attori devono inventarsi cosa dire sul momento, in base ai suggerimenti di chi sta fuori dal palcoscenico, e il più bravo è chi riesce a rendere verosimili le uscite più stravaganti.

La campagna-covid sembra avere scopi di breve periodo e di lungo periodo (tale differenza potrebbe rispecchiare le intenzioni di fazioni diverse dell’Oligarchia globalista, l’una più “moderata”, l’altra più “estremista”). Proveremo a individuarli.

Lo scopo di breve periodo era probabilmente quello di sconfiggere i movimenti populisti al di qua e al di là dell’Atlantico. Negli Usa occorreva sconfiggere Trump: missione raggiunta, anche grazie alle elezioni truccate. In Europa bisognava evitare il contagio della Brexit e impedire la dissoluzione dell’Unione europea, oltre che liberarsi in Francia dei fastidiosi Gilè gialli, ultimi residui di genuina protesta sociale: missione compiuta.

Occorreva inoltre annichilire (affinché non ci riprovi in futuro) la classe sociale che costituiva il nerbo di tali movimenti, ossia la classe media in crisi, la piccola borghesia, i piccoli imprenditori, gli artigiani, gli agricoltori, i negozianti ecc. Proprio a questo servono le chiusure economiche selettive, che colpiscono solo alcuni operatori, lasciando mano libera, con la digitalizzazione e il commercio elettronico, ai monopolisti della rete. E mentre tutti si indebitano (Stati, aziende e privati), le mega-banche acquisiscono nuovi crediti e si incamerano i beni dei falliti. Un colpo da maestro.

Il modello che si vuole instaurare è un capitalismo “sudamericano”, una piramide con un élite in cima e alla base una massa di poveri e nullatenenti, senza una classe media che stia tra i due. Il modello social-democratico, per rimanere nella metafora geometrica, tendeva invece a formare una società egualitaria, in forma “ovale”: pochi ricchi, pochi poveri, la maggior parte della popolazione si piazza nella fascia centrale, grazie alle sue tipiche istituzioni (protezione  sociale, diritti dei lavoratori, economia mista, tassazione progressiva).

Il neo-liberismo ha impiegato una trentina d’anni per assottigliare la fascia medio-bassa della piramide, il suo nemico storico (un agglomerato che un tempo si identificava con la “ sinistra”), sospingendola verso la base, riducendo la classe lavoratrice alla condizione di plebe, una massa amorfa di precari, lavoratori sottopagati e disoccupati. Ora il covidismo politico si è assunto il compito di neutralizzare la fascia medio-alta (quell’universo più tradizionalmente legato alla “ destra”): liberi professionisti e piccoli imprenditori sono figure destinate a sparire, nei loro progetti, tutti devono diventare dipendenti/sudditi degli Oligopoli globali. In ciò il Sistema ha impiegato il classico espediente del “divide et impera”, prima affrontando l’avversario principale (il “proletariato” appunto) e poi l’altro, sfruttando le diffidenze tra i due. In ciò è evidente la miopia della borghesia italiana, che in passato non ha perso occasione per contrastare i sindacati, i partiti di sinistra (quando esistevano) e lo Stato imprenditore: alla fine ha contribuito a creare il mercato globale senza regole (o meglio, con regole dettate dai più forti), quel mare aperto dove i pesci grossi (multinazionali e colossi finanziari) mangiano i piccoli. Il capitalismo, lasciato a sé stesso, tende inevitabilmente all’oligopolio.

Lo scopo di lungo periodo, secondo alcuni, è l’istaurazione di un nuovo regime politico, che ho chiamato “ Covidismo”, in cui le misure di “autodistruzione” economica e psicologica, imposte in via emergenziale, diventano permanenti o ricorrenti. Non conosciamo i tratti precisi di questo progetto, né sappiamo se avrà la forza di durare lungo.

Esso rappresenta una sorta di esito finale o di pieno dispiegamento del neo-liberismo (1991-2019), il quale consisteva nel superamento dello stato social-democratico di impronta keynesiana (1945-1990). Il Covidismo da una parte sembra avere certe caratteristiche dei totalitarismi moderni: potere in capo ad un’oligarchia inamovibile, partito unico (nella forma di tanti partiti tutti uguali), ideologia ufficiale indiscutibile, controllo totale dell’informazione, il popolo come massa da manipolare e non attore della vita politica. D’altra parte esso sembra rifarsi ad assetti premoderni e feudali, precedenti alla rivoluzione francese. Si è parlato di “capitalesimo”, con riferimento a tratti come: il collasso dello Stato nazionale, l’emergere di Poteri privati senza controllo, l’ereditarietà della ricchezza (appannaggio di poche grandi famiglie), la ripartizione del potere in circoli chiusi (e passaggi da un ruolo all’altro tramite il metodo delle “porte girevoli”), la sostituzione dei diritti con i benefici (revocabili), nell’ambito lavorativo l’apprezzamento del valore della fedeltà rispetto alla competenza ecc.

Semplificando, si potrebbe esprimere la novità dicendo che, nel neo-liberismo, il nuovo patto sociale prevedeva lo svuotamento della democrazia e dello stato sociale, in cambio però del mantenimento della libertà personale e di un certo grado di benessere diffuso (o almeno un’illusione di benessere). Negli ultimi trent’anni abbiamo visto appunto la democrazia evolvere in post democrazia e lo stato sociale ridursi al minimo.

Nel Covidismo si procede oltre: anche il benessere e la libertà vengono sequestrate. Il Sistema non ha più nulla di positivo da promettere, ma si impone la paura.

Il benessere (anche nel suo lato negativo, il consumismo) viene meno perché l’élite economica globalista, (che trae i suoi profitti non tanto dalla produzione industriale ma dalle rendite finanziarie), non è più in grado di garantirlo, né ha interesse a farlo, né intende introdurre correttivi (aumento della domanda interna, inflazione, limiti ai movimenti dei capitali ecc.) che minerebbero la propria posizione. Le crisi economiche e la disoccupazione di massa divengono cicliche e non c’è modo di evitarle: anche senza emergenza sanitaria, una nuova crisi era già prevista da molti. Svanisce il grande argomento contro il socialismo reale, ossia che il mito della maggiore efficienza del capitalismo: il capitalismo è inefficiente, ma non si può confessarlo apertamente, e quindi i suoi fallimenti vengono attribuiti… a una malattia. Questo futuro di miseria generalizzata viene poi mascherato sotto il paravento della riconversione ecologica (per cui, quando il cittadino medio potrà permettersi di comprare solo una bicicletta come mezzo di trasporto, ciò verrà presentato come un grande progresso…).

La libertà viene sequestrata tramite i noti provvedimenti neo-proibizionisti di segregazione e confinamento. L’isolamento sociale qui non è un mezzo, ma il fine stesso, ossia evitare la formazione di movimenti, di partiti, anche semplicemente di manifestazioni e aggregazioni, di persone che intendono discutere e opporsi al progetto. La politica richiede presenza e partecipazione fisica: non solo le fabbriche, ma anche le scuole le università, persino i bar e i teatri sono stati storicamente i luoghi in cui la coscienza politica di è sviluppata.

A questo punto qualcuno potrebbe chiedere come si concilia il piano di lungo periodo, qui ipotizzato, con la propaganda vaccinale, che da qualche mese ci presenta il vaccino come farmaco miracoloso e senza rischi, unica soluzione per uscire dall’emergenza sanitaria. Apparentemente infatti vi è contraddizione, perché se veramente i vaccini funzionano, l’infodemia resterebbe priva di contenuti e il governo covidista subirebbe un arresto. E’ difficile dirlo… logicamente le alternative sono:

1) Il vaccino è realmente efficace e risolutivo; in questo caso (e nel caso 2) significa che il piano di lungo periodo non esiste o è stato accantonato

2) Il vaccino dal punto di vista medico è di dubbia utilità, ma funge da pretesto per porre termine alla campagna covid (se, grazie all’immunità di gregge, la malattia si esaurisce da sola, qualcuno potrebbe pensare che le misure liberticide non erano così necessarie…)

3) Il vaccino viene propagandato per favorire i profitti delle case farmaceutiche (ma, a mio parere, le poche decine di miliardi di profitti non possono costituire il movente principale di un’azione di così vaste proporzioni)

4) Il vaccino rappresenta la “carota davanti all’asino”, ossia un’illusione di libertà futura, che serve per far tollerare nel presente segregazioni e impoverimento, senza protestare

5) E’ irrilevante l’attuale vaccino in sé, conta il “dispositivo” che il vaccino porta con sé, ossia quel cambiamento che le popolazioni altrimenti non avrebbero accettato: ad es. l’obbligo universale di vaccinarsi ogni anno (con riserva, qualora occorrerà, di somministrare qualsiasi altra sostanza, in modo aperto o occulto), oppure un controllo totale e una limitazione permanente alla libertà di movimento (passaporto vaccinale)

6) Il vaccino è controproducente perché favorisce la comparsa di varianti del virus più pericolose (anziché più attenuate, come avviene naturalmente quando una malattia diventa endemica), e quindi prolunga la permanenza della patologia

Quale che sia il progetto preciso, è imperativo opporsi. Il compito dei sovranisti è aggregare una compagine più ampia possibile, intorno a un programma minimo, come presupposto per la liberazione e il socialismo. Tornando ancora a Lenin, egli aveva escogitato le parole d’ordine “pace e terra”, che rappresentavano le istanze immediate dei contadini e della maggioranza della popolazione. Nel nostro contesto le parole d’ordine potrebbero essere “no euro  – no segregazione”, oppure in positivo qualcosa come “italexit “ e “liberi tutti”.

No pasaran!




RISCOPRIRE L’UMANESIMO di Simone Ludovici*

Cari lettori e Care lettrici,

le complessità di questo momento storico ci stanno ponendo innanzi molteplici cambiamenti, sfide e difficoltà di estrema importanza. E’ perciò necessario ripensare e rielaborare la realtà che ci circonda, partendo dagli insegnamenti e dalle conoscenze che la Storia ci mette a disposizione, perché molto spesso, il passato offre delle importanti chiavi di lettura per interpretare l’attualità.

Inoltre, comprendere quali siano gli eventi che stanno agendo nel presente è di fondamentale importanza, perché essi conferiscono la possibilità di immaginare più nitidamente l’avvenire.

Quindi, conoscere, anche solo a grandi linee, quali siano i fenomeni e le peculiarità delle ideologie che organizzano e governano il mondo, aiuta a comprendere quali siano gli effetti positivi e negativi che ne derivano.

Nel caso odierno, per esempio, è giusto parlare di un mondo globalizzato che ha fatto conoscere al genere umano un numero impressionante di cambiamenti sociali, politici, economici ed ambientali in un arco di tempo molto ristretto.

Questo particolare dinamismo, creatosi con il fenomeno della globalizzazione è, attualmente, sostenuto sia dal continuo sviluppo tecnologico, che ha cambiato per sempre il nostro modo di comunicare e fare informazione, sia da ideologie che esaltano e riconoscono come valori principali il profitto, la rendita e la competizione sfrenata, ovvero tutti quei “vizi” che, a lungo andare, hanno causato danni molto gravi come: l’aumento delle disparità sociali, il degrado ambientale e la riduzione della sovranità nazionale.

Inoltre, gli effetti negativi, causati in larga misura, da queste ideologie, che prediligono la tanto celebrata “Crescita economica”, a discapito della sostenibilità e delle qualità della Vita, hanno relegato in una condizione di debolezza ed impotenza i popoli e le loro identità peculiari favorendo, invece, le grandi potenze e le multinazionali che, ormai, detengono il ruolo di assoluti protagonisti in questo “Grande Gioco”.

Diversi intellettuali, tuttavia, riflettendo ed analizzando le caratteristiche dell’epoca odierna, sono persino arrivati a dichiarare che il genere umano, oggigiorno, non sia neanche il protagonista della sua Storia, perché di fronte a questi cambiamenti così rapidi e macroscopici l’essere umano è inetto ed incapace di agire.

Difronte ad una situazione così problematica e preoccupante, diventa fondamentale reinterpretare ed attualizzare gli insegnamenti e le conoscenze che la Storia ci offre, favorendo, di conseguenza, la nascita di un pensiero innovativo che, parafrasando il Manifesto de LA PRIMA LINEA, possa: «Connettere le cose che si sviluppano attorno a noi mediante l’indagine, la ricerca e l’analisi di ogni aspetto della realtà sociale, politica e culturale permettendo, così, una vera e sincera lettura del reale». Elaborando, nel mentre, sia le risorse che le capacità necessarie per cogliere una delle più grandi sfide dell’era globale, ossia: l’elaborazione e lo sviluppo di un pensiero alternativo che possa trasformare i vincoli attuali in una opportunità antropologica e politica incentrata sulla valorizzazione delle culture e delle persone, riconsegnando, così, all’essere umano il ruolo di protagonista della Storia.

Sulla base di questo ambizioso obiettivo, l’UMANESIMO può essere posto un solido punto di partenza. L’importanza di questo movimento culturale, nato in Italia negli ultimi anni del XIV secolo e diffusosi in Europa durante il Quattrocento, è data, principalmente, dall’intenso lavoro filologico che portò prima alla riscoperta dei valori classici e poi, a rivalutare sia l’ambito culturale che il ruolo dell’essere umano nel mondo. Questo nuovo modo di ragionare, del tutto fuori dagli schemi, fu in netto contrasto con la visione del mistico e del soprannaturale, vigente in quel periodo. Ripensare il ruolo dell’essere umano, per di più, rappresentò anche una tappa fondamentale per quanto riguarda la vita civile e politica.

Difatti, nell’UMANESIMO si consolidò uno stretto legame fra Cultura e Politica e da ciò, le persone assunsero un ruolo sempre più centrale e decisivo nella vita pubblica.

La relazione fra Cultura e Politica è, ancora oggi, indispensabile sia per ripensare lo status che l’essere umano detiene nel mondo sia per elaborare una visione alternativa dell’uomo. Questo perché la Cultura, detto molto sinteticamente, rappresenta l’insieme delle conoscenze ottenute ed elaborate nel corso del tempo sia attraverso lo studio che l’esperienza. La Politica, invece, rappresenta l’utilizzo effettivo della Cultura acquisita in precedenza che deve, in teoria, favorire la buona organizzazione ed amministrazione della vita pubblica attraverso le decisioni prese per fare il bene della comunità. La solida connessione che si instaurò fra Cultura e Politica favorì la formazione di un forte senso critico sostenuta, senz’altro, dall’assoluta importanza per i doveri politici da parte della Cultura.

L’insieme delle peculiarità brevemente descritte hanno avuto un impatto decisivo sulla Storia, tantoché i modelli di pensiero nati nell’UMANESIMO sono maturati poco tempo dopo in quel significativo periodo storico che è passato alla storia col nome di RINASCIMENTO. Quest’ultima osservazione attribuisce, ancor di più, importanza agli insegnamenti umanistici.

Attualizzare questi importanti insegnamenti nel mondo globalizzato significa, incentivare l’elaborazione di un pensiero alternativo che, possa avvalorare l’originalità delle idee e la creatività del pensiero ossia, quelle peculiarità fondamentali che servono per reinterpretare il passato, comprendere il presente ed immaginare il futuro. Formulare, sviluppare e perfezionare un nuovo pensiero sono necessarie originalità, creatività, innovazione, conoscenze e spirito di gruppo, partendo dal presupposto che bisogna:

«Battere nuovi sentieri e favorire il manifestarsi di alternative sconosciute».

* Fonte: LA PRIMA LINEA




LE TENEBRE DEL PROGRESSO di Moreno Pasquinelli

Gli assatanati del politicamente corretto vanno stendendo l’elenco dei libri e degli autori proibiti. Se va avanti così saremo costretti non solo a leggere di nascosto l’Odissea e la Divina Commedia, le Lettere di San Paolo e il Manifesto di Marx; ci toccherà l’onere di diventare monaci e di proteggere in nuove abbazie i frutti della civiltà e il patrimonio culturale plurimillenario, contro la risorgente barbarie oscurantista.

Si narra che i militari cileni, nelle settimane seguenti al golpe di Pinochet, nell’eseguire l’ordine di sequestrare libri marxisti, si fossero imbattuti in testi sul cubismo; convinti che si trattasse di opere apologetiche della Cuba castrista, li hanno bruciati tutti.

Si trattò di uno degli ultimi esempi di rogo di libri di cui è punteggiata la storia dell’umanità.

Se c’è una cosa che tale pratica indica è questa: è quasi sempre il rito con cui un regime dispotico annuncia il proprio avvento..

Così fece il primo imperatore cinese, che seppellì vivi i suoi oppositori dopo aver distrutto i loro libri. Così fece la dinastia Giulio-Claudia che ordinò la distruzione delle opere dello storico  repubblicano Cremuzio Cordo. Così il generale arabo ‘Amr Ibn-‘As, appena conquistato l’Egitto, distrusse ciò che restava della Biblioteca di Alessandria. Icastica la sua giustificazione:

«In quei libri o ci sono cose già presenti nel Corano, o ci sono cose che del Corano non fanno parte: se sono cose già presenti nel Corano sono inutili, se non sono presenti allora sono dannose e vanno distrutte».

I cattolici non sono stati da meno. Per ordine del vescovo Diego De Landa gli spagnoli distrussero l’intero patrimonio culturale delle civiltà Maya e Azteca. Negli stessi anni l’Inquisizione redasse un elenco dei libri proibiti, tra cui spiccavano, oltre a quelli di Machiavelli, quelli di Giordano Bruno, che com’è noto venne arso vivo assieme alle sue opere. Su quella scia (nonché quella di Lutero e Calvino) si mossero i nazisti i quali celebrarono l’avvento al potere bruciando libri sovversivi, fossero testi comunisti o di Freud.

Per venire A noi! il regime fascista mise presto all’indice diversi scrittori, attuando una vera e propria opera di bonifica delle biblioteche pubbliche, eliminando tutto il materiale “che potesse esercitare sui lettori dannose influenze per i buoni costumi o che in ogni modo contraddicesse al Regime ed ai suoi fini educativi”. [Circolare n.1984 del 10 maggio 1928]

Anche l’Italia repubblicana (e democristiana) non si fece mancare nulla. Nel 1961, per disposizione legale, vennero gettate tra le fiamme (nel cortile della Procura di Varese!) copie dei racconti del marchese De Sade. Venti anni dopo opuscoli e libri di Toni Negri, vennero fatti sparire dalle librerie e mandati al macero.

Ci risiamo.

Nell’avamposto dell’Occidente, ovvero negli Stati Uniti, vengono di nuovo messi all’indice e proibiti, film, racconti, libri. Questi atti censori, questa volta, sono perpetrati in nome della cultura della tolleranza, dell’anti-razzismo, dell’anti-maschilismo, ovvero della paranoica concezione del mondo politicamente corretta. Due anni fa Disney, a motivo di contenuti razzisti, proibì ai minori di sette anni alcuni dei suoi film più famosi, tra cui Peter Pan. Sempre negli USA, nelle scorse settimane, sono stati messi all’indice sei libri di Theodor Seuss Geisel, uno dei più famosi scrittori per l’infanzia. Veniamo a sapere dal Wall Street Journal che l’High School della città di Lawrence (Massachusetts), ha deciso di rimuovere dalla biblioteca l’Odissea di Omero perché ritenuta “razzista e non abbastanza inclusiva”. “Sono molto orgogliosa di dire che quest’anno abbiamo rimosso l’Odissea dal curriculum!”, ha dichiarato un’insegnante, la quale, assieme ad altri docenti, ha lanciato l’hashtag #DisruptTexts, un movimento “social” per far fuori testi accusati di contenere messaggi “colonialisti o di supremazia dei bianchi”.

E’ l’ultimo frutto amaro di fenomeni come Mee Too e del Black lives matter, le cui manifestazioni si sono tra l’altro concluse con numerosi abbattimenti di obelischi e statue di personaggi celebri, tra cui quella di Cristoforo Colombo.

La sostanza sembra la stessa di sempre, ma la forma è differente e più insidiosa. E per tre ragioni.

La prima è che la furia censoria non viene decretata dall’alto ma dal basso, avanza sotto la spinta della “società (in)civile”. Sotto i nostri occhi va sorgendo una nuova e informale fonte del diritto: prescrittive norme disciplinari entrano in vigore pur non avendo forza giuridica, pur senza il sigillo dell’autorità politica istituzionale. Ecco a voi, signori, uno degli aspetti della tanto strombazzata (dai demiurghi del Grande Reset) “nuova civiltà” lo stakeholder capitalism.

La seconda ragione è che questa opera non è solo censoria, bensì nasconde una finalità più radicale, tipica dei regimi totalitari: quella di riscrivere d’accapo la storia tracciando e spostando retroattivamente il confine tra il politicamente corretto e il non, tra il giusto e l’ingiusto, tra il lecito e l’illecito,  tra il morale e l’immorale.

La terza ragione che distingue questa nuova inquisizione è che essa non si manifesta come reazionaria o conservatrice, ovvero nel suo contrario, come fenomeno rivoluzionario e progressista. Uno pseudo-filosofo dal nome Bruno Latour (con ogni probabilità di ascendenza foucaultiana) ha definito questo impeto interdittivo come Iconoclash, inneggiando quindi alla “portata rivoluzionaria” di questa distruzione di simboli e immagini.  La damnatio memoriae come atto di catarsi e purificazione dai peccati dell’uomo, tra questi il primo, che essi hanno fatto la storia.

Giambattista Vico, nella sua Scienza Nuova, profetizzava che la modernità cartesiana che avanzava sotto i suoi occhi si sarebbe potuta concludere, se non proprio in un “inselvatichimento” (in un regresso all’era primitiva), in un “progresso barbarico”. Tutto sommato aveva visto giusto. Come avevano visto giusto Horkheimer e Adorno che nella Dialettica dell’Illuminismo denunciarono che “la terra interamente illuminata splendeva oramai all’insegna di trionfale sventura”.

L’avevamo detto che la fase dell’egemonia del pensiero postmodernista (quello che ha accompagnato e camuffato ideologicamente il ciclo storico del neoliberismo) era al tramonto. Al suo posto viene avanti un pensiero neo-illuminista dogmatico e ben più radicale, quello che considera la scienza come autentica potenza salvifica, quello che vuole spingere il sapere tecnico oltre ogni limite, quindi al totale asservimento dell’uomo alle macchine. Ci sarà modo di tornare su questa catastrofe. Preme qui segnalare il connubio letale tra la divinizzazione della scienza come forza prometeica di progresso (promossa dall’élite plutocratica) e l’oscurantismo regressivo sul piano della memoria storica e culturale (promosso dai plebei o nuovi Parabolani).

Mancava solo questa disgrazia alla serie, il sodalizio tra un presunto dio e il vero diavolo.




LA CASTA DEI MOLESTI di Alberto Melotto*

Nei giorni scorsi Massimo Recalcati ha detto la sua sul tema della didattica a distanza. Sappiamo che questa non è una notizia, di ben altro dovremmo parlare, ad esempio di come, finalmente, un settore prezioso e vitale della popolazione italiana, quello degli studenti dei licei e delle università, stia dando validi segni di risveglio, stia occupando le scuole per significare senza ombra di dubbio il diritto all’insegnamento in presenza, oltre che il diritto a non essere rinchiusi nell’appartamento di papà e mamma a tempo indefinito, in un perenne arresto domiciliare.

Il nodo della matassa è proprio questo: l’intervento di Recalcati, fatto con toni non violenti, semmai bonari e suadenti com’è nel suo stile, tende comunque a narcotizzare queste proteste studentesche, a disinnescarne la potenza eversiva rispetto alla nuova società che ci vogliono imporre, a reprimere il dissenso usando modalità “soft power” come dicono gli strateghi della Nato, ovvero la propaganda al posto delle maniere forti.

In breve, Massimo Recalcati, è uno psicoanalista di lungo corso che, dopo una tesi su Sartre e Freud,, si è dedicato lungamente allo studio dell’opera del fumoso Jacques Lacan. Molti lo conoscono in qualità di affabulatore e divulgatore sulla rete pubblica italiana, dove ammalia il pubblico progressista, specie quello femminile che legge i supplementi del weekend di Repubblica e Corriere. Alcuni anni fa Maurizio Crozza ne ha fatto un’incisiva parodia, mettendone in luce la verve piaciona e inconcludente, quasi fosse un Rutelli, che in gioventù fosse riuscito a laurearsi in psicologia anziché fare da valletto alla Bonino.

Cosa ha detto di così terribile il buon Recalcati? Citiamo testualmente: “Se i nostri ragazzi non hanno potuto beneficiare di una didattica in presenza nel corso di quest’anno, se hanno perduto una quantità di ore e di nozioni significative e di possibilità di relazioni, questo non significa affatto che siano di fronte all’irreparabile. Il lamento non ha mai fatto crescere nessuno, anzi tendenzialmente promuove solo un arresto dello sviluppo in una posizione infantilmente recriminatoria. Insegnare davanti ad uno schermo significa non indietreggiare di fronte alla necessità di trovare un nuovo adattamento imposto dalle avversità del reale testimoniando che la formazione non avviene mai sotto la garanzia dell’ideale .. si tratta di una lezione nella lezione che i nostri figli dovrebbero fare propria, evitando di reiterare a loro volta la lamentazione dei loro genitori”.

In soldoni, Recalcati ci informa che per un ragazzo, ricevere un insegnamento mediocre per un intero anno scolastico non è affatto un dramma. Forse perché, nei programmi del ceto intellettuale italiano, una volta divenuto adulto, non dovrà far altro che andare a lavorare come precario da Amazon, quindi non gli servirà una preparazione culturale di livello, in grado di farlo pensare consapevolmente sulla società che lo circonda e di cui lui è parte. Inoltre, non poter vedere i propri compagni di classe, e quindi non potere stabilire relazioni, amicizie, primi amori?

Che vuoi che siano gli incubi notturni, la depressione, quella certa propensione al suicidio che fa capolino qua e là. L’importante è tener fede alla narrazione ufficiale: il “reale” è costituito dall’onnipresente mostro, il potente dio pagano Covid-19, che va adorato e temuto, ma che non può mai venire dimenticato. Nel finale Recalcati sfiora, lambisce involontariamente la comicità assoluta, quando afferma che i figli non dovrebbero “reiterare la lamentazione dei loro genitori”, al celebre psicoanalista dà fastidio che padri e figli si parlino, riuniti intorno al focolare domestico, che l’adulto possa provare del risentimento per aver dovuto chiudere il proprio negozio o la propria attività, anch’egli dovrebbe starsene buono, zitto e muto, e aspettare che la “realtà” modello Matrix faccia il suo corso.

Intendiamoci, l’esempio da noi proposto non è che uno fra tanti. Sempre nei giorni scorsi, l’ex primo ministro Enrico Letta, straparlava a PropagandaLive di come dovrebbero pensare e agire gli italiani del ventunesimo secolo, pensare di laurearsi e poi trovare un lavoro a tempo indeterminato come si faceva nei decenni centrali del novecento, non è più possibile, così disse Letta, occorre “adattarsi”. E ancora, come non citare il ritorno di Mario Monti, e il suo auspicio che i ristori, già assai scarsi, non vengano più erogati per lasciare che la crisi causata dalle scellerate scelte del governo Conte (e non dal virus) faccia il suo corso, e centinaia di migliaia di negozi e piccole aziende chiudano per sempre i battenti.

Occorre dire che l’insieme del ceto politico e intellettuale è composto da cialtroni, venditori di fumo, odiatori seriali del popolo italiano, personaggi che perseguono il bene delle elites finanziarie mondiali, a scapito del nostro benessere. E’ quanto diceva Costanzo Preve in una sua celebre intervista: Oggi gli intellettuali sono, nella stragrande maggioranza, più stupidi delle persone comuni”.

Riusciremo a vincere questa vulgata altamente nociva? Questa prima domanda è strettamente collegata alla seguente: ce la faranno il popolo italiano, e la popolazione mondiale nel suo insieme, a battere il nefasto disegno del “Grande Reset”?

La risposta è semplice: dobbiamo vincere per forza, non possiamo nemmeno contemplare il buio abisso di una sconfitta che porterebbe ad una involuzione dell’essere umano sotto il profilo della socialità e dell’affettività, dei diritti sociali e politici, della stessa integrità fisica, pensiamo all’ibridazione fra uomo e macchina.

E se, come tutti auspichiamo, la nostra lotta politica sarà premiata dalla vittoria, occorrerà un ulteriore atto d’amore verso il nostro paese: liberare l’Italia da questa casta di esseri molesti, i parassiti di cui parlava Franco Battiato nel brano Povera patria.

Non dobbiamo dimenticare che se, nel secondo dopoguerra, lo sviluppo morale, sociale e politico dell’Italia ebbe un inizio alquanto lento e impacciato, ciò si deve anche e soprattutto al fatto che, gran parte del ceto intellettuale e amministrativo aveva saputo riciclarsi, nel passaggio dal regime fascista (e ancor prima liberale e monarchico) alla Repubblica. Magistrati, alti funzionari dell’apparato statale e della pubblica sicurezza rimasero al loro posto, nonostante avessero dato prova di essere collusi col precedente regime. Mancò una chiara volontà politica di disfarsi di questi personaggi, intrisi di una cultura classista e sprezzante verso il popolo, chiusi a riccio verso ogni forma di rinnovamento sociale e politico, di uguaglianza sociale.

Chi ama la letteratura può trovare un esempio di questo mondo di privilegio e di ottusità intellettuale e umana nel romanzo di Ignazio Silone Il segreto di Luca. Il protagonista, un povero cafone, simile a molti altri contadini ritratti con amore da Silone, viene accusato di un omicidio che non ha commesso, ma con infinito pudore, sceglie di non difendersi, perché farlo significherebbe porre all’attenzione della gente la donna da lui amata in silenzio. Così dovrà scontare lunghi anni di carcere, e dovrà subire le angherie e la volgare ironia del magistrato incaricato del suo caso, un anziano arido, tipico rappresentante del mondo elitario e votato a condannare sempre e comunque, i più poveri.

Non ripetiamo lo stesso errore dei nostri avi, liberiamoci (pacificamente, per carità) di questa casta nociva, nei confronti della quale il vecchio detto “braccia rubate all’agricoltura” non stona affatto.

*Alberto Melotto è membro della Direzione Nazionale di Liberiamo l’Italia

Fonte: Liberiamo l’Italia




RESISTERE AL REGIME SANITARIO – Diego Fusaro e Moreno Pasquinelli

Resistere al regime sanitario
Che fare?
Ne parlano Moreno Pasquinelli e Diego Fusaro
Oggi 5 gennaio ore 18:00 in diretta sulla pagina facebook di Liberiamo l’Italia e sul canale youtube di Diego Fusaro.
Lo stato d’emergenza diventato stato di permanenza, la catastrofe economica e sociale che incombe, mutano radicalmente, sia il campo politico che l’orizzonte della nostra azione. Le classi dominanti non nascondono che useranno questo shock per quello che viene chiamato “Grande Reset”. Stiamo entrando in periodo storico di profondi mutamenti e turbolenze sociali. In questo quadro inedito invocare l’Italexit, per quanto strettamente necessario, non è sufficiente a connotare un’identità forte. Una nuova e coerente visione del mondo è indispensabile.