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SIRIA: LE OPPOSIZIONI AL REGIME FORMANO FINALMENTE UN’ALLEANZA

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Burhan Ghalioun

Burhan Ghalioun presidente del Cnst

Sotto l’intervista a Burhan Ghalioun: «SE ANCHE L’IRAN SI AVVICINA ALL’OPPOSIZIONE»

di Campo Antimperialista*

Lunedì 29 agosto sarà forse una data spartiacque nella drammatica vicenda siriana. Una riunione svoltasi in Turchia (quindi sotto il patrocinio del governo turco) di numerosi esponenti di spicco dell’opposizione politica siriana, ha deciso di dare vita ad un Consiglio nazionale siriano di transizione (Cnst). Il nome non è di buon auspicio, ricordando quello che si è dato il Comitato d’affari sostenuto dalla NATO in Libia. Ci risulta che su questo nome fortissime siano infatti state le obiezioni, in seno alla medesima riunione fondativa. Ma se la sigla non farebbe sperare nulla di buono, la sostanza invece sì.
Il regime di Assad aveva due punti forti contro la sollevazione che da mesi lo fa tremare. Il primo, com’è ovvio, la repressione spietata, il secondo, di carattere squisitamente politico, è che il tiranno e la sua cerchia di notabili accampava, come scusa per rifiutare ogni dialogo con le opposizioni, che queste di fatto non esistevano, che c’era solo una sedizione di fuorilegge e di saccheggiatori come quelle in Inghilterra di agosto (dichiarazione di Assad di qualche giorno fa). Ora l’autocrazia siriana non ha più questo alibi: le opposizioni si sono unite, si sono date una piattaforma democratica, hanno indicato la via di una transizione possibile, hanno indicato con estrema nettezza di respingere ogni ipotesi libica di intervento straniero, sia esso imperialista, sia esso della Turchia.

Noi avevamo già informato i nostri lettori sulle precedenti riunioni degli oppositori siriani svoltesi in Turchia nei mesi precedenti —vedi (1) Resoconto della «Conferenza per il cambiamento» di Antalya e (2)  Siria: le opposizioni in movimento. Avevamo sottolineato come a queste riunioni oltre ai Fratelli musulmani, partecipassero numerosi personaggi di spicco, non solo di fede liberale, ma anche della sinistra baathista, i nasseriani, e noti intellettuali, comunisti e antimperialisti. Per non dire di esponenti di tutte le diverse nazionalità e fedi religiose.

Un fatto che a noi pare abbia un significato simbolico di grande importanza è che la riunione del 29 agosto, oltre a dare vita al Cnst, abbia eletto come Presidente del Cnst Burhan Ghalioun (66 anni, vive in Francia ed è professore di sociologia politica presso l’Università Parigi 3), figura storica dell’opposizione siriana di sinistra all’estero. Che la rete delle opposizioni in esilio, con l’avallo di quelle interne, abbia deciso per Ghalioun presidente, un intellettuale antisionista e di fede marxista, è sintomo del profilo politico e ideale di questa neonata alleanza.

Il Cnst è, formato da 94 membri, 52 dei quali esponenti del fronte delle opposizioni all’estero e i restanti 42 rappresentanti del dissenso interno. Tra i membri del Cnst spiccano i nomi di noti dissidenti di lunga data, tutti più volte in prigione, molti segnati in modo indelebile dalla repressione e dalle torture: Haytham al Maleh, Michel Kilo, i due alawiti Luay Husayn e Aref Dalila, il saggista Fayez Sara, il vignettista Ali Farzat pestato nei giorni scorsi a Damasco, l’anziano Riad Turk, Riad Seif (vicepresidente), l’attivista per i diritti umani Ammar Qurabi, le attiviste Suhayr Atassi e Fidaa Hurani.

Adesso staremo a vedere come reagirà il regime siriano, se continuerà con la repressione sanguinosa o se accetterà finalmente di aprire un dialogo per porre fine alla tragedia ed evitare che il paese precipiti in una pericolosa guerra civile. Da notare che non solo la Russia, per bocca di Mikhail Bogdanov, ha chiesto al regime “di mettere fine immediatamente alla repressione”, anche l’Iran, il più stretto e storico alleato di Assad, gli ha chiesto di intavolare negoziati con le opposizioni.

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«SE ANCHE L’IRAN SI AVVICINA ALL’OPPOSIZIONE»
Intervista rilasciata da Burhan Ghalioun a Banjamin Barthe Le Monde del 1 settembre 2011

D. Qual è il ruolo di questo Consiglio nazionale siriano di transizione?

R. Dopo sei mesi di sacrificio, i giovani della rivoluzione si sentono giustamente frustrati dall’incapacità dell’opposizione ufficiale di unirsi. Hanno preparato [i giovani siriani, Ndr] senza consultarci una lista di 94 nomi, con un presidente, un vicepresidente, ecc., Lo hanno quindi rivelato su Al Jazeera. E’ un onore per me, che mi provoca un certo disagio. Alcuni nomi non sono accettabili, e il nome stesso del Consiglio Nazionale di Transizione è problematico perché si riferisce al modello libico. La mia preoccupazione è quella di far sì che questa iniziativa diventi il punto di partenza di un fronte di opposizione realmente unificato.

D. Perché l’opposizione siriana ha fatto tanta fatica a federarsi?

R. All’interno del paese, l’opposizione è minata dalla sua mancanza di organizzazione e dalla mancanza di fiducia che regna tra i leader. Questa è l’eredità di 48 anni di dittatura sanguinaria. Nessuno crede nella parola dell’altro. Come risultato, l’opposizione in esilio ha cominciato a organizzare conferenze, come quelle ad Antalya e a Istanbul [vedi i nostri articoli già citati, Ndr]. Il problema è che queste iniziative sono state animate principalmente dai Fratelli Musulmani, che sono gli unici a disporre di un apparato organizzativo all’estero. Risultato, l’opposizione interna, che è prevalentemente laica, teme l’opposizione esterna, che è prevalentemente islamica. Gran parte della popolazione rimane diffidente verso la Fratellanza Musulmana, a cui rimprovera di aver innescato una rivoluzione islamica, sul modello iraniano, alla fine degli anni ‘70. Il regime ha usato e userà questo pretesto della rivolta armata per sradicare ogni forma di opposizione.
D. Come sono messe le cose sul terreno?
R. La borghesia di Damasco e Aleppo continua a sostenere il regime? Damasco è perduta per il regime. Gli uomini d’affari cominciano a dissociarsi. Anche le minoranze, tradizionalmente preoccupate per un cambio di regime, come quella alawita [una branca dello sciismo, di cui il clan Assad fa parte], i drusi e i cristiani, capiscono che non è più nel loro interesse restare allineati sulle posizioni di Bashar. Damasco attraverserà tutti i passaggi vissuti dalle città vicine come Hama e Homs, dove gli abitanti sono passati con la rivoluzione, quale che sia la loro religione o la loro estrazione sociale. Aleppo anche si muove, ma non con la medesima intensità.

D. Bashar Al-Assad, tuttavia, è sopravvissuto al Ramadan …

R. Venerdì 26 agosto la polizia ha di nuovo bloccato la strada ai manifestanti che marciavano verso la piazza degli Abbasidi, che avrebbero voluto trasformare nella “Tahrir della Siria”. Non appena si è avvicinata la polizia, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco come se fosse una guerra. Ma a causa della repressione indiscriminata, il mondo ha abbandonato Bashar. Anche la Lega Araba ha deciso di lasciarlo andare.

D. Le Figaro ha rivelato nella sua edizione del 30 agosto che anche l’Iran si è avvicinato all’opposizione ...

R. La Russia sta attualmente rivedendo la sua posizione, e un po’ anche l’Iran. Hanno capito che Bashar non potrà avviare alcuna transizione in quanto è staccato dalla realtà. Dobbiamo trovare il modo di accelerare questo movimento.

D. Qual è l’impatto della caduta di Muammar Gheddafi sul movimento di protesta?

R. E’ positivo e negativo. Positivo perché dimostra che le dittature sono destinate a cadere, perché rafforza la decisione di coloro che si oppongono e vogliono continuare la lotta. Negativo perché offre a certi attivisti l’idea che il modello Libia possa essere adottato. Perché aggrapparsi alla non violenza, dicono, mentre in Libia, la dittatura è stata liquidata con la forza? Anche alcune altre voci invocano un intervento militare straniero, che è una pura illusione. Di fronte alle stragi quotidiane, le persone cercano una soluzione efficace.

D. Le sanzioni imposte dai paesi occidentali hanno fatto effetto?

R. Noi non lo vediamo in questo momento, il che significa che si debbono rafforzare. Dobbiamo punire tutti i proprietari di imprese che finanziano la repressione, in particolare il clan Assad.

* dal sito del Campo Antimperialista del 2 settembre

** traduzione a cura della Redazione del C.A.
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2 pensieri su “SIRIA: LE OPPOSIZIONI AL REGIME FORMANO FINALMENTE UN’ALLEANZA”

  1. Anonimo dice:

    mi basta leggere che a proposito della Libia "le dittature sono destinate a cadere".Un mone un programma…. ma andate a …………

  2. rossoallosso dice:

    cambiate spacciatore !!

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