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RIVOLUZIONE DEMOCRATICA: IN MEMORIA DI MASSIMO BONTEMPELLI

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Resoconto di un incontro a Salerno

di Nello De Bellis
Si è svolta a Salerno il 28 ottobre scorso la presentazione di Rivoluzione Democratica nell’ambito di un convegno sul tema: “Europa tra mito e realtà, fuori dal debito, fuori dall’euro”. Ha introdotto la prof. Anna Rotunno, ha moderato Nello De Bellis (in vece del dott.Franco Cantore, ammalato). Ospite e relatore su argomenti analoghi al seminario di Chianciano, Leonardo Mazzei, tra i soci fondatori di R.D.Nella sua introduzione, aperta e problematica, la correlatrice ha presentato l’associazione e il suo rappresentante invitandolo ad esplicitare le ragioni fondative di Rivoluzione Democratica, la dinamica dell’attuale crisi politica e finanziaria e i motivi della critica radicale all’Unione Europea.

Nel prosieguo del suo intervento, la prof. Rotunno ha tematizzato il titolo prescelto, osservando, sulla scorta delle analisi di Massimo Bontempelli sull’Europa, come il processo costitutivo dell’Europa di Maastricht e dell’euro, si sia basato in fondo sull’antitesi tra mito “genuino” e mito “tecnicizzato”: il primo, come voleva Kerènyi, espressione di dinamiche profonde e significative, il secondo volutamente evocato dal potere per conseguire scopi precisi. In modo incessante e totalitario l’Europa è stata rappresentata e voluta come luogo della modernità, dell’efficienza, di una superiore democrazia che avrebbe trasceso tutti i limiti storici di un angusto, provinciale e nefasto nazionalismo.”Qualsiasi critica o dubbio era, ricordiamolo, rigorosamente bandito e considerato sintomo di disfattismo, di arretratezza culturale o malafede politica. La gravità della crisi in atto dimostra, invece, che le previsioni di studiosi di vaglia, come Bontempelli, avevano già intravisto nelle premesse istituzionali, politiche e ideologiche i segni eloquenti di un meccanismo puramente tecnocratico, normativo e finanziario che sta portando alla catastrofe i popoli e gli Stati europei. Le manovre anticrisi sono dunque il fatale “dono di Nesso” che salva il sistema finanziario e bancario, ma smantella lo stato sociale e i servizi pubblici.”

Nello De Bellis ha moderato il dibattito, che ha visto molteplici interventi dopo la densa ed articolata relazione di Leonardo Mazzei. Egli ha in primis ricordato che il convegno era dedicato alla memoria di Massimo Bontempelli, tra i primi ispiratori di R.D. Dopo aver, quindi, ringraziato il relatore per l’interessante disamina del Capitalismo contemporaneo e per lo stile pacato e lineare dell’esposizione, ha rilevato che la peculiarità di Rivoluzione Democratica e del suo gruppo direttivo sta nel fatto di essere costituita “di militanti politici capaci di sintesi intellettuale e intellettuali capaci di sintesi politica”. Ciò che più inquieta -ha proseguito- non è solo la crisi drammatica e imminente, ma l’assenza di una vera opposizione politica e l’assenza di un ampio soggetto politico organizzato. La fine del Comunismo storico novecentesco non ha rappresentato soltanto la fine di ben determinati regimi e apparati, ma anche del moderno Principe come intellettuale collettivo in grado di trasformare analisi e teoria in linea politica. Non si tratta di rimpiangere modi e forme del recente passato, ma di rendersi conto che, a fronte della crisi sistemica del Capitale, vi è ancora il vuoto, il deficit di una “Weltanschauung” oppositiva da contrapporre al disfacimernto in atto. Rivoluzione Democratica dovrà coprire questo vuoto, acquisire autorevolezza e diffusione con le sue elaborazioni ed analisi per costituire un punto di riferimento visibile e saldo per tutti coloro che non vorranno farsi travolgere dal disastro. E’ un compito arduo -ha proseguito De Bellis- una sfida quasi sovrumana, ma esaltante in cui l’angoscia che tutti proviamo dovrà sublimarsi in entusiasmo, soprattutto affinché le conseguenze politiche non siano peggiori di quelle economiche e sociali”. (Degli interventi pronunciati si riporta solo quello di Fabrizio Campanile poiché quelli degli altri intervenuti, nonostante le ripetute sollecitazioni non sono pervenuti).

DI SEGUITO L’INTERVENTO DI FABRIZIO CAMPANILE

«In relazione al dibattito che si sta sviluppando in questo periodo sulla crisi economica e finanziaria e sulle tematiche di analisi critica della stessa, svolgo alcune considerazioni stimolate dagli atti del convegno di Chianciano, dal sito di RD e dalla discussione svoltasi a Salerno coincisa con la venuta del compagno Leonardo Mazzei.

Premetto che dò per scontata tutta l’interpretazione sul rapporto di capitale di ispirazione marxiana e non che dà più parti giunge sul drammatico momento economico focalizzando le mie riflessioni sull’eventuale intervento politico sociale che ci aspetta nella prossima fase.

A seguito del crollo del comunismo storico novecentesco nei suoi diversi aspetti statuali, sociali, teorici, eretici, su cui non mi dilungo, ci troviamo in una fase di transizione in cui il vecchio (mi riferisco ai parametri classici del movimento operaio) non è ancora morto e il nuovo stenta a nascere. Siamo dinanzi a forme “ibride” di proteste politico-sociali che oscillano tra simboli e liturgie del comunismo storico con valore puramente testimoniale e movimenti di rivendicazione democratica che vanno oltre le antinomie borghesia-proletariato, capitale-lavoro, ecc.
Dinanzi a questa realtà strettamente correlata alla trasformazione dei processi di riproduzione sociale complessiva bisogna a stare attenti a non cadere in fughe in avanti soggettivistiche o volontaristiche quali improbabili “appelli al popolo lavoratore”. Quindi porre massima attenzione all’analisi, al linguaggio, allo stile, al rapporto tra tattica e strategia in un’epoca performata dalla nuova comunicazione informatica.

Prendere coscienza che all’interno della sedicente sinistra siamo un po’ tutti “storicamente sputtanati”, (non ne parliamo dei fantomatici leader) e quindi dobbiamo rassegnarci che senza un ricambio generazionale radicale un nuovo movimento anticapitalista non potrà nascere. Ora si tratta di resistere.

La resistenza sarà la prassi politica della prossima fase, una “guerra di posizione” di lunga durata, a cui attrezzarsi anche a livello esistenziale: il comunismo è fallito antropologicamente perché ha preteso di essere una teoria secolarizzata dell’escatologia umana: tutte le teorie e le pratiche “assolute” divengono prima o poi totalitarismi oppressivi e “regni animali dello spirito”.

Ma ritornando a noi, compito politico “dirimente” sarebbe la costruzione di un comitato nazionale promotore di un referendum popolare contro l’UE e l’euro. Questo sarebbe un lavoro complesso, difficile, sia in termini giuridici che pratici, ma a cui dedicare, a mio modesto avviso, tutte le energie, le conoscenze, le competenze di cui disponiamo, senza perdersi in velleitarismi rivoluzionari che non mi pare pervadano la nostra società.

Infine la questione sindacale. La crisi economica è strutturalmente una crisi di sovrapproduzione nel senso del Terzo libro del Capitale di Marx, non del Primo (e credo che ci siamo capiti), quindi lavorare alla costituzione di una nuova vertenzialità diffusa sul territorio, mutualistica e solidaristica può significare prepararsi ai prossimi scontri futuri qualora la crisi precipitasse irreparabilmente. Mi riferisco all’impoverimento, alla sofferenza, alla difficoltà che subiscono vari strati sociali e che non significano automaticamente “coscienza di classe”».

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