Browse By

AUSTRIA: «NEL SEGNO DELLA STABILITÀ» di Wilhelm Langthaler*

 597 total views,  2 views today

9 ottobre. Si sono svolte nei giorni scorsi le elezioni parlamentari in Austria. Cosa è emerso dalle une? Le classi subalterne rafforzano l’opposizione sociale, ma purtroppo in senso sciovinista.

«Primo: il sistema dominante tiene ma perde consensi.
Secondo: la protesta elettorale, che pur c’è stata, rimane entro il recinto sistemico.
Terzo: uno slancio anti-sistemico, sociale e rivoluzionario, continua ad essere un pio desiderio.

Per decenni l’Austria è stata governata, tranne poche eccezioni, da quella che viene chiamata “Grande Coalizione”, quella tra i socialdemocratici (SPOe) ed il Partito cristiano-democratico del Popolo (OeVP). Entrambe queste due componenti del regime hanno tentato di rivendicare a sé la travolgente vittoria elettorale della Merkel. In un certo senso entrambi hanno detto il vero, ma non hanno ottenuto la stessa vittoria.

Il SPOe, per due generazioni il partito più forte, è il pilastro della (presunta) stabilità. Dal punto di vista culturale, della composizione sociale, oltre che da quello della politica sociale, la socialdemocrazia rappresenta il centro. Sebbene questo comporti eseguire i dettami neoliberisti dell’oligarchia europea (salvare il capitale bancario, imporre l’austerità), essa cerca di farlo in un modo cosiddetto “equilibrato”. Se si compara la socialdemocrazia austriaca a quella degli altri paesi essa sta certamente più a destra. Werner Faymann, il cancelliere uscente e molto probabilmente anche quello nuovo, ricordava all’OeVP che il sistema fiscale della Merkel è più di sinistra di quello austriaco. Il lavoro è pesantemente tassato, mentre la ricchezza e i patrimoni non lo sono quasi. Se la Germania è già molto favorevole ai ricchi, l’Austria è in realtà vicina ad essere un paese off-shore, un paradiso fiscale per i ricchi. La proposta Faymann di riforma fiscale ha una sua razionalità tenuto conto della situazione: diminuire le tasse sui salari e sulle classi di reddito più basso, aumentando quelle sui patrimoni e le classi alte.

Questo è stato il principale bene di consumo per la pubblica opinione durante la campagna elettorale. Per quanto i socialdemocratici abbiano legato il loro destino a quello dell’OeVP nessuna di queste misure sarà sostanzialmente applicata. I vincoli imposti dalla coalizione con la OeVP sono un pretesto molto comodo. Dopo tutto il sistema fiscale vigente è stato introdotto nel corso degli ultimi decenni dalla stessa SPOe.

Ma c’è un’altra importante differenza con la Germania: non c’è stato niente simile a Hartz IV (costo del lavoro a buon mercato per gli strati sociali più bassi imposti dallo smantellamento dello stato sociale), né è stato praticato lo stesso dumping salariale. Pertanto le partite correnti sono abbastanza equilibrate e la domanda dei consumatori non è stata compressa come in Germania. Dopo tutto il surplus commerciale della Germania non consiste in nient’altro che salari non pagati.

Il SPOe è il partito delle classi medie impiegatizie, degli addetti all’amministrazione pubblica e degli operai benestanti. Gli strati inferiori dei lavoratori nella loro maggioranza sono passati all’FPOe [Partito liberale austriaco, fondato a suo tempo da Jorg Haider, NdR]. Poi c’è l’esercito di pensionati che vuole mantenere le cose come sono. I votanti del SPOe vogliono difendere il sistema così com’è.

Storicamente l’OeVP è omologo dei democristiani della Merkel. I capitalisti e gli imprenditori sono con loro (vedi i banchieri Raiffeisen). Ma culturalmente l’OeVP assomiglia più alla CSU bavarese che alla Cdu della Merkel. Questa piccola differenza è tuttavia importante. L’OeVP è culturalmente troppo conservatore per rappresentare il centro della società austriaca, che dopo l’89/91 è in sostanza liberale. La loro richiesta di un sistema di segregazione classista per quanto concerne il sistema dell’istruzione corrisponde al modello di educazione borghese tedesca del XIX. secolo. Sezioni significative degli imprenditori e dei liberali temono che questo pregiudichi la qualità della forza lavoro. Demenziale è la campagna contro quello che hanno chiamato “scuola materna forzata” mentre l’assistenza pubblica all’infanzia è insufficiente, tanto più in una città come Vienna. Il modello dominante, anche delle donne delle classe superiore è cambiato. Ora la donna vuole impegnarsi nella carriera professionale e non rimanere a casa come negli anni ’50 o ’60.

Ancora più importante: gli ideologi neo-liberali cavalcano continui attacchi contro il clientelismo. Così, mentre la narrazione sostiene che tutti devono accettare i tagli perché mai i dipendenti statali democristiani dovrebbero essere esentati? Anche l’abbraccio storico coi socialdemocratici è contestato dai settori delle classi medie urbana e da quelle più alte. E qui si spiegano i successi elettorali di certe elite ribelli — fenomeno inverso a quello della Merkel, che ha assorbito totalmente gli ambienti liberali.

Tutto sommato questo doppio centro (SPOe e dell’OeVP) ha mantenuto la sua maggioranza anche se appannata. In parte ciò si spiega col fatto che l’Austria rimane ancora estranea al disastro sociale che sta attraversando il continente. Dall’altro lato l’Austria si comporta come gregaria di Berlino. Il bonus sciovinista della Merkel che fa essere la Germania dominatore d’Europa non si applica pertanto all’Austria. L’Euro e la crisi europea è stata quasi completamente assente dalla campagna elettorale. Circa i due terzi delle società sta con questo doppio-centro e accetta il regime dell’euro come una necessità, come una specie di male minore. Pertanto la maggioranza degli austriaci ha scelto di tacere, di chiudere gli occhi sperando che non accadrà nulla. Ciò è razionalmente comprensibile per coloro che hanno qualcosa da perdere dato il primato austriaco dell’ultimo mezzo secolo.

Per quanto riguarda la maggiore opposizione elettorale c’è poca sostanza. Socio-economicamente i Verdi fanno comunque parte del centro. La loro differenza è solo culturale. Rappresentano ciò che a volte viene chiamato borghesismo bohémien. La nuova formazione entrata in Parlamento, chiamata Neos, rappresenta strati sociali ancor più elevati. I loro predecessori provengono dalla destra liberale e finora non erano riusciti ad ottenere seggi. Solo sbarazzandosi del loro sapore di destra potevano avere successo, e ciò è stato simboleggiato dal colore che hanno scelto: il rosa. Per non dimenticare i soldi di uno dei più grandi capitalisti austriaci, il palazzinaro Hans-Peter Haselsteiner di Strabag. Staremo a vedere se sopravviveranno ad una legislatura.

Il miliardario industriale austro-canadese Frank Stronach, non è riuscito a realizzare le sue aspettative megalomani che, nonostante i milioni sborsati miscelando il sogno americano, il neoliberismo, il conservatorismo con la critica morbida per l’Euro non ha portato a casa alcun risultato, se non confusione e senilità. Ha strampalatamente parlato di “euro separati per ogni paese” (sic!); oppure ha chiesto la pena di morte, cosa che andando fortemente contro il senso comune ha obbligato anche i suoi ben retribuiti scagnozzi a rivoltarsi contro il loro padrone.

Il BZOe [Alleanza per il futuro dell’Austria, partito fondato da Jorg Haider nel 2005 come scissione dal Partito della libertà. Nel 2008 ottenne il 10,7% dei voti e 21 seggi, NdR] non è riuscito a entrare in parlamento. Essi sono stati incapaci di trasformarsi da nostalgici di Haider in un liberalismo di destra che pretendevano di incarnare. I ricchi hanno votato per Neos o forse Stronach. L’incantesimo per BZOe si è spezzato anche in Carinzia, dove hanno avuto origine.

Tutte queste formazioni formalmente classificate come opposizione in realtà possono essere considerate anche come parte del centro dominante anche se più amorfe, e meno affidabili.

L’unico partito che gioca a stare sul bordo del sistema è l’FPOe comunemente considerato populista di destra. Dal puro e semplice punto di vista socio-economico è molto vicino ai socialdemocratici. Il loro motto è: “sì a welfare, ma solo per gli austriaci”. Sono diventati il principale partito delle classi subalterne fondendo organicamente le istanze sociali con lo sciovinismo. Non è un caso che il partito chiede incessantemente ai socialdemocratici di rompere coi democristiani e di formare un governo comune.

Molto significativo, a proposito del loro sciovinismo, è che l’FPOe ha rivisto il suo approccio nei confronti dell’Unione europea, dell’euro e delle banche. La loro opposizione non è più all’euro, ma alla assunzione di rischi per il Sud Europa, tutto qui. Dietro questa moderazione non ci possono essere che due motivi: da un lato anche la loro base sociale sa che l’economia austriaca ha beneficiato dell’euro. D’altra parte hanno voluto segnalare alle classi dominanti che sono finalmente pronti a far parte di un governo.

Le due usuali prove del fuoco per poter accedere al governo passano, la prima sulla politica estera e l’altra sulla politica interna. Nonostante la loro storia antisemita sostengono Israele contro i palestinesi, così come l’Islam è stato proclamato come il nemico principale. Infine il sostegno al regime Euro/Ue.

Chi aveva sperato in una piccola ma seria opposizione sociale e democratica come la “Linke” in Germania è rimasto deluso. Il partito comunista ha ottenuto l’1% , ma anch’essi sono parte del sistema, se si prende ad esempio la loro posizione su Israele ed euro. Essi non sono altro che un’appendice dei Verdi. Mentre i Verdi sono nel sottobosco del regime al potere, il Partito comunista è a sua volta una sub-sub-appendice di queste classi medie di sinistra liberale.

Una opposizione sociale rivoluzionaria deve essere diretta contro entrambi, sia il regime al potere nonché alle varie forme di opposizione sistemica ed al loro sciovinismo sociale. La difficoltà consiste nel separare lo slancio reazionario sciovinista dalla protesta sociale. Al centro di un progetto anti-sistemico si trova la lotta contro il regime Euro/ Ue. Sebbene elementi della sinistra storica saranno necessari in questa direzione non si potrà fare affidamento sulla sinistra sistemica liberale».

* Wilhelm Langthaler, portavoce internazionale del Campo Antimperialista
** Traduzione a cura della redazione

image_pdfimage_print

Un pensiero su “AUSTRIA: «NEL SEGNO DELLA STABILITÀ» di Wilhelm Langthaler*”

  1. Anonimo dice:

    Ho letto un bello slogan su un muro, su cui c'era scritto: non prendertela col migrante, prenditela col capitale.Frase che dovrebbe essere appesa in tutti i centri e in tutte le università e scuole. Le forze scioviniste fanno appunto leva sulla xenofobia come questi partiti quali FPOe, come accade in Francia (Le Pen), Grecia (Alba Dorata) che urlano urlano urlano contro lo straniero perché è più facile prendersela col vu cumprà che ti ruba il lavoro invece che prendersela col finanziere o il rentier, o il traders ciucciapopcorn che guadagnano soldi senza fare una cippa. Quando non si capisce che la scarsità di case, di lavoro, sia per il vu cumprà che per l'autoctono è causato proprio da questa gente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *