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SPAGNA: PERCHÉ HA PERSO PODEMOS? di Piemme

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[ 27 giugno ]

Cinque sono i dati salienti della tornata elettorale spagnola.

(1) In primo luogo il successo del Partito Popolare, ovvero della destra storica spagnola, erede diretta del franchismo. Dentro questo successo, quello personale di Rajoy, che ora riceverà il mandato per formare il governo. Molto probabilmente di “larghe intese” con il Partito socialista —così come chiedono le classi dominanti spagnole e gli oligarchi euro-tedeschi
(2) La sostanziale tenuta del Partito socialista che ha evitato l’annunciato sorpasso da parte di Podemos e può quindi, vendere cara la pelle nell’ipotesi di dover governare assieme a Rajoy e il partito Popolare.
(3) Il vero e proprio crollo di Ciudadanos, la neonata formazione neoliberista che, sul lato destro del panorama politico spagnolo, ha cercato di emulare Podemos.
(4) Il forte calo dei votanti. Un dato rilevante se si pensa che da sei mesi la Spagna era senza governo ed in una ininterrotta campagna elettorale ossessivamente alimentata dai media.
(5) La sconfitta elettorale di Unidos Podemos. L’alleanza tra il movimento di Pablo Iglesias e Sinistra Unita non solo non scavalca il Partito socialista, ma perde una milionata di voti rispetto ai voti che le due formazioni ottennero a dicembre.


Come spiegare il “fracaso”, il fallimento di Podemos?

Le prime analisi dei flussi elettorali indicano che, mentre una piccola parte di ex-elettori di Podemos e Sinistra unita ha votato per i socialisti, la maggioranza non si è recata alle urne o ha votato scheda bianca. Un fallimento che sarebbe stato catastrofico senza i notevoli successi nei Paesi Baschi ed in Catalogna —che si spiegano per le peculiarità di queste due nazioni e per il decisivo contributo dei movimenti indipendentisti.


Allora la vera domanda è non tanto perché non c’è stato l’annunciato “sorpasso”, ma perché centinaia di migliaia di cittadini che a dicembre votarono Podemos o Sinistra unita hanno scelto l’astensione?

A rischio di sbagliarmi, ed avendo seguito la campagna elettorale spagnola, anzitutto nelle sue ultime battute, azzardo la mia spiegazione.

La ragione che a me pare prevalente è che Podemos, anzitutto attraverso le dichiarazioni in pompa magna del suo leader carismatico, ha scelto un posizionamento elettorale moderato, posizionamento che tanti elettori hanno respinto.

Di che parlo? Parlo di alcuni clamorosi errori compiuti da Pablo Iglesias.
Provo ad elencarli senza seguire un rango per importanza.

(1) I dirigenti di Podemos hanno voluto credere ai sondaggi, che davano per acquisito il “sorpasso”. “Io sarò il primo ministro di un governo coi socialisti”, ha più volte ripetuto Iglesias: vertigini del successo che spiegano non solo una sicumera indisponente, ma quanto prigioniero Iglesias si sia dimostrato del cerchio magico dei media, e quanto poco egli percepiva i sentimenti più profondi di tanti suoi elettori, quanto bolliva nella pentola della sua base sociale. Questo, diciamo così, potrebbe essere considerato un peccato veniale, parzialmente perdonabile, non possono esserlo invece quelli capitali.
(2) Errore clamoroso si è rivelata la fretta governista, incarnata nella proposta politica centrale della campagna elettorale: quella del governo di coalizione con il Partito socialista, il principale pilastro, più ancora del Partito popolare del regime euro-oligarchico —che è come se qui gli M5S proponessero un governo di coalizione col Pd. Gli elettori più radicali e di base di Podemos e Sinistra unita hanno respinto questo….inciucio.
(3) Per giustificare questa alleanza di governo con il Partito socialista, Iglesias ha fatto concessioni programmatiche ai socialisti che sarebbero state considerate impossibili solo pochi mesi prima. Nessuna proposta di nazionalizzazione di banche e settori strategici per colpire i santuari della casta oligarchica, abbandono totale della rivendicazione storica della sinistra spagnola di uscita dalla NATO, nessun riferimento al superamento dell’ordinamento istituzionale monarchico.
(4) Un vero e proprio autogol la dichiarazione rilasciata da Pablo Iglesias dopo il dirompente successo popolare della Brexit. Citato: «Giorno triste per l’Europa. Va cambiata, perché da un’Europa giusta e solidale nessuno vorrebbe andarsene. Cambieremo l’Europa». Che pena! Una dichiarazione di fede europeista che lo ha collocato al fianco delle euro-oligarchie che dice di voler combattere. Uno tsiprismo fuori tempo massimo. Un errore clamoroso, questo aver reiterato proprio dopo Brexit, il suo europeismo, visto che oramai quasi la metà degli spagnoli è nel campo dell’euroscetticismo e che l’eurofilia è in rapido declino di consensi anche da quelle parti.
(5) Non solo Iglesias ha affermato che Podemos è la “vera socialdemocrazia dei nostri tempi” (sic!), negli ultimi giorni di campagna è giunto a tessere le lodi di Jose Luis Rodriguez Zapatero, qualificato come, testuale! “…il miglior presidente della democrazia” [Democrazia il regime monarchico di Spagna??]. Zapatero, ovvero il primo ministro socialista sotto il cui governo sono state adottate in Spagna (e gli spagnoli se lo ricordano molto bene) le più radicali e antipopolari misure neoliberiste e austeritarie —come qui fece Prodi tanto per capirci.

Iglesias non sembra sapere o volere correggere la rotta. Sembra si sia incartato, ha perso lo smalto…

Nella sua dichiarazione a caldo di ieri notte ha anzi aggravato le cose, insistendo comunque per un’alleanza coi socialisti, dicendo che Podemos è ancora pronta a costruire una “blocco progressista contro il blocco conservatore”, il quale ultimo avrebbe “aumentato i suoi consensi”. 

Una dichiarazione molto grave quindi, e per due regioni, non una sola. 

La prima è che Iglesias ha teso ad accreditare una svolta a destra dell’elettorato che non c’è stata —Partito Popolare e Ciudadanos assieme hanno perso anche loro in voti assoluti. Ricordiamo che durante la campagna Iglesias aveva più volte ribadito che più che i seggi si sarebbe dovuti considerare i voti assoluti. 
La seconda è che inopinatamente lo stesso Iglesias, venendo meno alla principale narrazione su cui Podemos è sorta ed ha sfondato, ovvero essere alternativa ad entrambi i due pilastri del regime oligarchico —leggi: oltre la dicotomia destra(PP) e sinistra (POSOE)— ora ripropone niente meno che la minestra riscaldata del falso bipolarismo “progressisti/conservatori”.

Iglesias sembrava un populista radicale intelligente, un leader coraggioso deciso a rompere il bipolarismo che ha ingessato la Spagna dopo Franco. E’ finito nella palude del più modesto dei politicismi pseudo-macchiavellici, facendosi arruolare come truppa di complemento del sistema eurista e come salvagente del bipolarismo comunque moribondo.

Ps.
Tante volte Iglesias ha detto di considerarsi un alunno di Antonio Gramsci.
Altro che Gramsci e lotta per l’egemonia attraverso una lunga guerra di posizione per conquistare le casematte nella società civile. Qui siamo in presenza di un’impaziente guerra di movimento elettoralista per accedere al vertice delle istituzioni di quella che si scrive “democrazia spagnola” ma si deve leggere “monarchia”.





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8 pensieri su “SPAGNA: PERCHÉ HA PERSO PODEMOS? di Piemme”

  1. internazionalista dice:

    E' proprio vero che la storia si ripete due volte, la prima in tragedia la seconda in farsa.90 anni fa nel nome del Fronte Popolare, dell'unità antifascista, del "prima vincere la guerra, poi fare la rivoluzione" venivano ammazzati gli anarchici, venivano ri-privatizzate le fabbriche espropriate dagli operai in armi, tutto questo perché il PCE su ordine di Stalin doveva corteggiare la borghesia spagnola.Oggi il nuovo fronte popolare, quello PCE-Podemos prende una sonora cantonata elettorale, non ci sono morti (per fortuna) ne fabbriche da togliere agli operai in armi (purtroppo).Che sia da lezione per gli amici degli stalinisti del PCE, per i profeti dei Blocchi popolari e dei CLN?

  2. Valdo dice:

    Mai avuto dubbi su Podemos… oserei dire che basta guardare in faccia Iglesias per capire che di alternativo non ha proprio un bel niente…

  3. Veritas odium parit dice:

    E giù con Iglesias e con Podemos. Sono la Rifondazione spagnola: velina marxista e magna-magna garantito in cambio della copertura da sinistra del PD locale. Lo so che è dura per voi accettarlo, ma da sinistra arrivano e arriveranno solo tradimenti. Bisogna essere ciechi per non vedere che il M5S è pronto, anzi ansioso di fare lo stesso non appena Renzi (o i poteri forti che lo hanno messo al potere) gli darà il lasciapassare.

  4. Redazione SollevAzione dice:

    CARO INTERNAZIONALISTAci pare che l'analogia che stabilisci, precipitato chimico della ben nota storyteller trostkysta, sia quantomeno improbabile.Però, intanto, mettiamo i puntini sulle "i".Trotsky, se non andiamo errati (e siamo sicuri di non andarci) non contestava in linea di principio che ci si potesse alleare tatticamente con partiti antifascisti "borghesi". Quel che condanna degli staliniani è che (1) la tattica non doveva essere trasformata in strategia —come in effetti erano i fronti popolari e (2) e che la direzione dei fronti popolari non doveva essere consegnata a detti partiti "borghesi".Mentre i trotskysti, non Trotsky, si aggrappano allo slogan trito "Contro il fascismo, ovunque esso sia, nessuna alleanza con la borghesia". Concetto sballato quanti altri mai, perché simmetrico a quello degli staliniani, che confondo tattica e strategia.Fatta questa precisazione…Nel concreto contesto storico in cui siamo, segnato dalla globalizzazione imperialista (di cui la Ue è organo) noi riteniamo che sia non solo legittimo ma doveroso sollevare la questione nazionale, e quindi della liberazione nazionale. Chi lo nega resta prigioniero del suo mondo simbolico incantato.Ti consigliamo di riaprire il Talmud, al capitolo «Leo Schlageter». Ovvero la posizione di difesa patriottica suggerita dal Komintern ai comunisti tedeschi al tempo dell'occupazione francese della Renania (gennaio-settembre 1923). In particolare vedi il discorso di Radek —che se non andiamo sbagliati ( e non ci andiamo) era il braccio destro di Trotsky nel Komintern— all'Esecutivo dell'Internazionale, primavera 1923….Noi, che ci battiamo per un CLN per uscire dalla gabbia imperiale, eurocratica e neoliberista, ci sentiamo in buona compagnia.

  5. internazionalista dice:

    Cara Redazione, non mi impressiona l'ipse dictis nemmeno se citi Trotsky. Ma domando: e dove sarebbe la direzione proletaria del Fronte che proponete?Visto che in passato, quando avevamo gli operai in armi, i fronti popolari hanno creato solo catastrofi, oggi che siamo molto più deboli, dove andrebbe a finire un governo con magistrati e forconi? Ve lo dico io: diretti in carcere per tutti. Koridallos è piena di prigionieri rivoluzionari, nonostante Tsipras. Credete che De Magistrisi al governo libererà forse i nostri?Se proprio di fronte con "borghesi" li dobbiamo fare io preferisco i no borders e gli anarchici che a Ventimiglia e al Brennero lottano contro le frontiere. Sono "borghesi" nel senso che i loro coetanei di 30 anni che devono lavorare non possono permettersi di passare l'estate sugli scogli, fare avanti e indietro dal commissariato e accumulando denunce per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Ma quanto meno lottano contro le fottute frontiere e aiutano questi poveracci inseguiti dalla polizia, in una fase in cui la sinistra è in prede ai deliri identitari e tricolorati.Insomma non propongono soluzioni, ma almeno alimentato contraddizioni. Ieri sono stati liberati 4 italiani chiusi in un lager per immigrati francese, dopo una settimana di prigionia nel silenzio totale anche dei media rossi: Hollande ha usato le leggi anti-isis per la prigionia preventiva dei "terroristi" no border!Perché si parli di fronte devono esistere almeno due realtà che decidono di "federarsi" e se prima di fare tale fronte una delle (almeno) due realtà è disorganizzata finirà come sempre dal '48 in poi (1848) a versare il proprio sangue per interessi che non sono propri. Oggi mi sembra di avere un fronte di generali senza eserciti.Ammettiamo che l'mpl riuscirà a fare il fronte, ora ti cito invece Stalin, su quante divisioni può contare?Non è forse il caso di organizzare prima i nostri?E chi sono i nostri?Per me sono i precari, i disoccupati, i salariati e i migranti. Se loro dirigeranno la sollevazione potrebbe finire bene. Ma al momento sono minoranza, senza coscienza e pressoché sconfitta. Ne sono consapevole

  6. Redazione SollevAzione dice:

    Internazionalista..Sorvoliamo per carità … di patria, sui no borders, vero e proprio esempio di sovversivi che fanno la guerra per il Re, di truppe cammellate inconsapevoli dei settori mondialisti e cosmopoliti (si legge imperialisti) della borghesia.Non venirci dunque a parlare di alleanze con la borghesia in posizione subalterna.Per il resto…Per il resto la forza si conquista anzitutto grazie ad idee giuste, perché le idee giuste, se sostenute da militanti determinati, camminano in mezzo al popolo lavoratore.E quella della necessità di un fronte ampio, a trazione proletaria, per rovesciare il regime tecno-oligarchico ed eurista, è un'idea giusta, ed è giusta perché diversamente non batteremo il nemico principale.Ah, già… che ce ne frega del nemico principale.. Tutti i borghesi sono nemici e di notte tutte le vacche sono grigie…

  7. Anonimo dice:

    Il commento di redazione sta volta sa di paranoia…i no border armati dal complotto plutogiudaico ah ah.Non credono siano il massimo della rivoluzione ma in una fase in cui la sinistra borghese sta con l'Europa imperialista e quella stalinista con la nazione, viva chi cerca do far pagare il prezzo più alto possibile al capitale

  8. Anonimo dice:

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