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IMMIGRAZIONE: ESSI DANNO I NUMERI

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[ 28 ottobre ]

Dunque l’Istat ci informa che in Italia gli immigrati (censiti al 2015) erano l’8,3% della popolazione; per l’esattezza 5 milioni e 26 mila.

Il Dossier Statistico “Immigrazione 2016”, realizzato dal Centro studi Idos e della rivista Confronti, in collaborazione con l’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni) ci dice poi che gli italiani all’estero nel 2015 erano 5 milioni e 200mila, con una crescita di 175mila unità. A conferma che il numero degli emigranti italiani ha superato nel 2015 quello degli immigrati sbarcati nel nostro Paese.

Sempre stando ai numeri questi smentiscono la tesi tranquillizzante in voga che gli sbarchi del 2016 siano diminuiti rispetto all’anno precedente:

«L’Italia si avvia a chiudere il 2016 superando il record di 170mila migranti sbarcati raggiunto due anni fa. Secondo i dati del Viminale, a ieri gli stranieri arrivati nel nostro Paese sono 153.450, il 9,83% in più rispetto allo stesso periodo del 2015. Un macigno per un sistema di accoglienza senza ossigeno, perché i ricollocamenti sono al palo: appena 1.318 i migrati spostati fin qui dall’Italia negli altri Stati Ue, a fronte dei 39mila in due anni previsti dal piano europeo varato nel 2015. Un flop, che il ministero dell’Interno continua a deprecare».
[il Sole 24 ORE del 25 ottobre]

Nel frattempo uno studio del Partito che si scrive Radicale e si legge NEOLIBERISTA, ci informa che di qui a dieci anni l’economia italiana avrebbe bisogno di 1milione e 570mila immigrati in più: una media di 157mila l’anno.

Bazzecole rispetto alle cifre del famigerato Rapporto della Divisione demografica delle Nazioni Unite reso pubblico nel gennaio del 2000, che immaginava che l’Italia avrebbe dovuto accogliere ben 9 milioni di migranti in 30 anni.
 

Tutta musica per le orecchie di Papa Bergoglio, che non perde occasione per dire che accogliere i migranti non è solo un obbligo morale ma atto che “profuma l’anima e cambia il cuore”.

Doveroso segnalare che il direttore di questa orchestra sinfonica che inneggia alle taumaturgiche proprietà dell’immigrazione, a nome e per conto delle élite globaliste, è il Fondo Monetario Internazionale. In un recente rapporto l’Istituto di Lagarde sostiene che l’immigrazione è un modo sicuro per stimolare la crescita addirittura dell’intera Unione europea:

«Nel medio-lungo termine, invece, come sottolineato oggi dal Direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde l’Europa può crescere di più con un’integrazione efficace dei migranti nel mercato del lavoro: il Pil Ue potrebbe essere più alto dello 0,25 percento e nelle tre principali nazioni di destinazione (Austria, Germania e Svezia) potrebbe crescere tra lo 0,5 e l’1,1 percento. Il potenziale associato ai rifugiati può essere sfruttato a beneficio di tutti, ma fin quando non ci saranno le giuste politiche d’integrazione il loro contributo al Pil sarà più basso di quello che potenzialmente potrebbe apportare».

C’è un “piccolo problema”:  i disoccupati nella Ue sono ufficialmente circa 26 milioni, di cui 19 milioni nella sola zona euro. [fonte Eurostat]. La quota della disoccupazione giovanile è quasi doppia. Sempre Eurostat ci dice poi che una buona percentuale di lavoratori hanno si un’occupazione, ma precaria e sottopagata.

Ovviamente c’è chi questo “piccolo problema” non lo vede. Anzi, chi si chiede: “ma se abbiamo in Europa 26 milioni di disoccupati e altri milioni di cittadini sotto la soglia della povertà perché mai l’economia avrebbe bisogno di far venire forza-lavoro da fuori?”, è satanizzato come “razzista”.

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2 pensieri su “IMMIGRAZIONE: ESSI DANNO I NUMERI”

  1. Anonimo dice:

    Papa Bergoglio è peggio di Ratzinger.E all'inizio ero un suo acceso sostenitore (avevo letto le prime due encicliche che promettevano molto bene).Sotto sotto ho sempre nutrito qualche dubbio sul mio allontanamento dalla religione cristiana ma finalmente Bergoglio me li ha levati e questa volta definitivamente.

  2. Anonimo dice:

    Il buonismo dei sinistri ha stufato : i sinistri tout court hanno stufato . Il primo punto di ogni programma sovranista deve essere "l'Italia agli italiani" , poi si puo' parlare d'altro .

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