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SUCCEDE A PALERMO di Francesco Lamantia

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[ 18 agosto 2018 ]

La crisi economica, sociale ed ambientale nella quinta città d’Italia è sotto gli occhi di tutti: cumuli di spazzatura ad ogni angolo di strada, bus che si guastano continuamente, gente che ha perso la casa ed è costretta a vivere in roulotte. Gli ultimi dati economici danno una disoccupazione al 41%, non casualmente la città si svuota; 10 mila persone all’anno emigrano dal capoluogo siciliano.

Un sistema economico quello palermitano basato tutto sulla burocrazia pubblica e sull’economia criminale, un sistema che raggiunse il suo apogeo durante gli anni 80 quando la Democrazia Cristiana governava con il pieno consenso dell’Alleanza Atlantica (la Sicilia in caso di conflitto sarebbe passata in mano statunitense secondo i trattati della NATO). Con l’entrata dell’Italia nella UE e la conseguente nuova divisione del lavoro imposta dalle élite del vecchio continente (i paesi del Sud devono dedicarsi all'”accoglienza turistica” e non alla produzione industriale), le debolezze del sistema “Palermo” sono venute a galla.


La pesante eredità e continuità politica degli anni 80 è rappresentata dall’esponente democristiano (adesso PD) Leoluca Orlando, oramai delegittimato dalla maggioranza dei palermitani, messo con le spalle al muro dal presidente della Regione Musumeci che gli ha dato 3 mesi di tempo per raccogliere l’immondizia (se i comuni siciliani in 3 mesi non differenziano e non trasferiscono i rifiuti all’estero vengono commissariati dalla Regione), accerchiato dalla corte dei Conti per i disallineamenti dei bilanci delle partecipate. 

DALLA DC AL PD

Leoluca Orlando è un politico di vecchia scuola Dc: entra in consiglio comunale nel lontano 1980, collaboratore di Piersanti Mattarella, assessore al decentramento delle giunte pentapartito, viene nominato sindaco nel 1985 dopo la guerra di mafia che aveva insanguinato le strade del capoluogo, per farla breve la stessa borghesia mafiosa aveva bisogno di un volto nuovo dopo gli scandali e gli omicidi. Fu per volere dell’attuale presidente della Repubblica e di Salvo Lima ad essere eletto sindaco.
La sua prima giunta si distinse per aver iniziato un processo di valutazione della città in campo ambientale e culturale (Primavera di Palermo) ma non mettendo in discussione i poteri forti consolidati. Nel 1987, con la caduta del governo Craxi, entrano i comunisti in giunta assieme ai Verdi e a fuoriusciti di DP. Orlando sarà costretto a dimettersi in contrasto con l’ala centrista della DC nel 1990. Per la mancata candidatura al Parlamento Europeo (Lima era stato scelto dalla direzione Dc), rompe con il suo partito, denunciando i legami fra i maggiori esponenti isolani e la criminalità, fonda La Rete, un movimento che ingloba ex dc di “sinistra”, ambientalisti, il mondo del volontariato cattolico, ex PCI, schierandosi contro il pentapartito, a favore della UE e del voto diretto dei sindaci e del presidente della repubblica .
Le stragi di mafia del 1992 assestarono un duro colpo alla borghesia palermitana, che, delegittimata, spianò la strada a una nuova giunta Orlando.
Durante gli anni 1993-2000 la nuova giunta comunale si caratterizzò per la politica culturale (l’apertura del teatro Massimo, il restauro del centro storico, vari festival della musica, promozione artisti locali), diritti sociali e civili (cittadinanza onoraria a condannati pena capitale negli Stati Uniti, agevolazioni per le famiglie di disoccupati storici, incentivi alle scuole dell’obbligo), clientelismo (fu assorbito dal comune grazie all’operazione voto di scambio personale senza nessun concorso-Orlando inventò gli LSU). Ma la giunta di sinistra era completamente in linea con le misure economiche di privatizzazioni del governo Prodi-D’Alema-Amato convertendo le municipali in Spa.
L’avvento del Berlusconismo coinvolse anche Palermo con una giunta di centrodestra che puntava alla crescita del porto come snodo di crociere e commerciale, nuove infrastrutture e, in previsione, la privatizzazione delle municipali spa al collasso. Con il Patto di stabilità e il governo del commissario Monti la debole economia siciliana entra nel marasma: intere strutture a conduzione familiare chiudono, intere vie di Palermo desertificate con il crollo di storici esercenti, falliscono l’AMIA (municipale rifiuti) e la GESIP (altra municipale che s’occupava del verde), i lavoratori scendono in piazza contro il commissario imposto dall’allora governatore siciliano Lombardo. 
Si profila il ritorno del senatore di Italia dei Valori Orlando che scende con i lavoratori promettendo loro che, se torna a fare il sindaco, vengono garantiti i posti di lavoro e salvate le aziende. Nel 2012 rivince le elezioni al ballottaggio contro il PD che ufficialmente sostiene Fabrizio Ferrandelli ma l’ala che faceva capo a Franceschini sostiene sottobanco Orlando. Il centrodestra viene completamente sconfitto dall’elettorato dopo l’esperienza “Cammarata” e il crollo del Berlusconismo.
La nuova giunta Orlando è composta da esponenti di Rifondazione Comunista (Giusto Catania), della ex Rete e di Italia dei Valori. Dopo una lunga trattativa con il ministero dell’interno e dell’economia riesce a salvare le aziende Amia e Gesip, cambiando la denominazione e tentando di assorbirne i debiti. 
Sul fronte delle politiche sociali se negli anni 80-90 aveva fatto “qualcosa di sinistra” durante questo mandato chiuderà le porte ai comitati di lotta per la casa, mura gli antichi edifici in degrado in centro storico, sgombera edifici comunali (sarà l’appello del vescovo Lorefice a fermare gli sgomberi di massa). Il centro storico, con la chiusura di intere aree di interesse strategico per la viabilità cittadina, è investito a una speculazione immobiliare senza precedenti: si aprono bed breakfast, stanze in affitto, la chiusura di negozi storici da l’avvio a tanti take away e gelaterie, si organizzano vari festival e sagre. Il trasporto pubblico cittadino va allo sfascio dopo l’inaugurazione del tram (troppo esoso per un’azienda che non riceve copertura finanziaria dal Comune e dalla Regione). 

Dopo le elezioni del 2013 con la sconfitta della lista Ingroia, Orlando rompe da destra con Di Pietro e crea il suo gruppo Movimento 139 in previsione di un ingresso al Pd. Nel 2016 invita a Renzi a Palermo, ufficialmente il sindaco si pronuncia per il No alla riforma istituzionale ma sguinzaglia la Coime (un’azienda municipale) a cancellare le scritte contro il PD vicino i cantieri navali. È proprio ai Cantieri Navali che il giorno dopo il sindaco si reca assieme ad alcuni esponenti di Rifondazione (ci torniamo dopo) atteso da una folla di lavoratori che vogliono fare la festa a Renzi. La vecchia mummia dc telefona al Bomba sconsigliando di recarsi presso la Fincantieri.
Con l’avanzata dei M5S l’ARS (il parlamento siciliano) decreta una legge elettorale bonapartista sul modello della Spagna post franquista, che esclude il ballottaggio (se una coalizione raggiunge il 40% vince). 

Le elezioni del 12 giugno 2017 danno Orlando al 41%, un risultato raggiunto da una legge truffa e dall’astensionismo di massa (solo 124 mila persone hanno votato l’eterno sindaco). Il Pd per entrare in consiglio comunale, siccome è debole e delegittimato si presenta in una lista civica con gli alfaniani, oltre al Pd ci sono liste che raggruppano ex esponenti di Forza Italia e UDC mentre il sindaco nella sua campagna elettorale grida che se lui perde vince la mafia!
I nomi dei nuovi consiglieri comunali si sapranno dopo 3 mesi e, stranamente, in tutte le Circoscrizioni i candidati orlandiani alla presidenza dei quartieri stravincono!
3 mesi dopo Orlando aderisce al Pd, impone il suo candidato Micari (rettore dell’università di Palermo) alla presidenza della Regione (un renziano di ferro che non ha esitato a usare il manganello contro gli studenti di sinistra). Le elezioni regionali segneranno una sconfitta clamorosa del Pd in Sicilia ma il sindaco, in alleanza con Renzi, riesce a far fuori Crocetta e gli ex PDS (alle elezioni nazionali Giambrone uomo di Orlando sarà candidato al posto di Crocetta — ma riceve una batosta).
Questa giunta si caratterizza, rispetto alle altre, per l’immobilismo totale e il disastro económico delle ex municipali che stanno distruggendo (il comune si rifiuta di salvare Amat l’azienda dei bus e tram che avanza soldi dal comune stesso, in altre aziende municipali come la Rap (spazzatura) mancano i compattatori, la Reset (giardinaggio) ha azioni di AMG (illuminazione pubblica gas ed energia), quest’ultima pensa a fare concorrenza ad Enel anziché illuminare Palermo (intere strade al buio compresa la piazza della stazione ferroviaria!)
Ma nel frattempo Palermo viene nominata capitale italiana della cultura grazie all’ex ministro Franceschini, diventa sede della mostra d’arte itinerante Manifesta. A beneficiarne di queste iniziative sono gli uomini e le donne legate alle associazioni di volontariato cattolico o di sinistra.

IL RUOLO DI RIFONDAZIONE


Il partito della rifondazione da quando è nato a Palermo ha continuato con la polItica del compromesso storico coi settori “progressisti della Dc”. Il periodo dal ’94 al ’97 ha visto il partito schierarsi contro il centro sinistra ed iniziare un lavoro d’opposizione, tentativo subito fermato con l’elezione a segretario di Bertinotti che inviò lo sgherro Francesco Forgione a Palermo. Nel 1997 furono espulsi i compagni che volevamo costruire un’opposizione, la classe a cui guardava Forgione era la piccola borghesia palermitana ossia insegnanti, professori, piccoli imprenditori e funzionari, artisti. Nel 1998 il PDS denunciò il caporalato delle cooperative di ex lsu capitanate dagli orlandiani, Rifondazione invece difese la politica del sindaco. Nel 1999 Rifondazione entra in giunta con PDS e verdi alla provincia, nel 2000 già Giusto Catania diviene invece assessore alla cultura al comune di Palermo.
Con lo scoppio del movimento No Global nascono i primi centri sociali, nel 2001 viene sgomberato dall’allora rettore di Palermo Silvestrini (vicino ad Orlando) l’ex Karcere, Rifondazione non si schiera tranne i giovanI comunisti. Alle elezioni del 2001 nel collegio di Capaci-Carini Rifondazione decide di sostenere al maggioritario l’ex presidente della provincia Puccio del PDS!
Nel 2012 Rifondazione diventa il principale sponsor politico di Orlando, sempre Giusto Catania ottiene l’assessorato alla mobilità, distrugge Amat: dai 4 turni di 6 ore gli autisti adesso fanno 8 ore di guida, dopo le 21 rimangono solo 12 bus per la quinta città d’Italia! Vengono soppresse linee periferiche. Le varie associazioni legate ad Arci, Cobas, ottengono spazi e finanziamenti soprattutto legati all’accoglienza dei migranti e alle attività culturali come manifesta 12.
Adesso di fronte alla catastrofe Rifondazione con il suo gruppo consigliare di Sinistra Comune accusa Giulia Argiroffi esponente in Consiglio Comunale del M5S di avere un conflitto di interessi per una società che gestisce appalti al comune (prova falsa), con la nomina dei nuovi presidenti delle partecipate Rifondazione rimanda a settembre il rimpasto di giunta.
Adesso, dopo le provocazioni fasciste avvenute per l’assegnazione di una casa confiscata alla mafia ai Rom, Rifondazione assieme al quotidiano La Repubblica ed esponenti locali del Pd firma il manifesto antirazzista anziché denunciare il pd stesso come responsabile della guerra fra poveri e complice dello sterminio dei rom in Kosovo. 

L’opposizione…

Solo 12 consiglieri comunali hanno avuto il coraggio di firmare per le dimissioni del sindaco, ossia il M5S, il gruppo di Ferrandelli e la Lega. Ma ciò non basta bisogna mobilitare la cittadinanza per una vera alternativa, Palermo ha bisogno di uno sviluppo industriale come tutto il Sud e non diventare una città di camerieri e disoccupati storici.

Palermo 17 agosto 2018
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Un pensiero su “SUCCEDE A PALERMO di Francesco Lamantia”

  1. Anonimo dice:

    Mi sto convincendo sempre più che se Rifondazione non è di certo il (sottolineo IL) responsabile della situazione è certamente vero che di responsabilità imperdonabili Rifondazione ne ha a sufficienza per condannarla in toto. La cosa mi preoccupa perché mi pare che i signori cialtroni di Rifondazione abbiano anche la negativa qualità, l'ipocrisia imperdonabile, di sapersi e volersi riciclare. Mi pare chiaro che mi riferisco a Potere al popolo, che il 4 marzo io ho votato, ma che fino ad ora non è né pane né polenta, né carne né pesce (la ripetizione è utile a sottolineare quello che voglio dire)….mancando il coraggio, o si tratta di volontà?, di fare scelte chiare che non lascino dubbi di sorta.Manlio Padovan

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