Browse By

BREXIT, FRUTTA E VERDURA di Emmezeta

 669 total views,  2 views today

[ 4 marzo 2019 ]

Non sanno più cosa inventarsi per denigrare la Brexit

Anziché preoccuparsi per i disastri causati dall’euro agli italiani – 4.325 miliardi (quattromilatrecentoventicinque) di Pil in meno a causa della moneta unica, secondo l’ultimo studio tedesco – la stampa del Belpaese è angosciata dalla Brexit.

Sul tema sono quasi tre anni che ne sentiamo di tutte: crollo dell’economia, dell’occupazione e della sterlina, fuga delle multinazionali, problemi per gli stranieri che lì lavorano. Addirittura code inenarrabili di Tir a Dover, difficoltà negli aeroporti e pure negli approvvigionamenti alimentari. Insomma, sembra quasi che fuori dalla UE nulla possa funzionare, come certo possono testimoniare gli svizzeri o i norvegesi…

Questa narrazione è assurda quanto universale, almeno in Europa. E ciò è normale nel regno della totale assurdità denominato appunto Unione Europea. Da qui la gara dei giornali del continente a chi la spara più grossa.

Ecco allora l’ultima della serie

«Con la Brexit verdura e frutta troppo care: previsti oltre 12mila infarti in più in 10 anni». 

Questo il serissimo titolo del Corriere della Sera, che riprende uno studio inglese, pubblicato su BMJ Open e diretto da un professore dell’Imperial College di Londra.

La cosa è talmente comica da non meritare troppe parole. E, leggendo tra le righe, gli stessi autori dello studio ammettono in buona sostanza l’aleatorietà degli scenari presi in esame. Ovviamente tutto si regge sull’ipotesi di un aumento dei prezzi, con relativa caduta dei consumi. Ma perché i prezzi di frutta e verdura dovrebbero aumentare? La Gran Bretagna importa l’84% della frutta ed il 43% della verdura consumata, ma nessuno a Londra ipotizza nuovi dazi doganali per le banane o le arance. E difatti non è su questo che si basa lo studio, bensì su ipotetici aumenti dei prezzi causati da non meglio precisate “verifiche relative all’origine” e dai “controlli delle norme tecniche“. Come chiunque può capire, tutti problemi facilmente risolvibili con nuovi accordi commerciali una volta usciti dall’UE.

Ma qui lo scopo degli autori dello studio – che abbia ragione Lancet sul fatto che buona parte delle ricerche nel campo medico sono manipolate? – è ben diverso dalla tutela della salute. Il loro obiettivo, e quello dei mezzi di “informazione” che l’hanno rilanciato, è sempre il solito quando si parla di Brexit: instillare paura, paura ed ancora paura. Nient’altro sanno fanno fare ormai le cosiddette “élite”.

Del resto la loro malafede è evidente. Sappiamo tutti come la qualità dell’alimentazione incida, e non poco, sulla salute delle persone. Bene, ma allora perché, anziché dedicarsi a strampalati calcoli sulla Brexit, non si spende qualche parola sul crollo dei salari, delle pensioni, della qualità della vita, imposto dal modello neoliberista? Perché non si parla della povertà diffusa che la religione del mercato ha portato in Gran Bretagna come in Italia? Che forse questi fenomeni non hanno peggiorato la qualità del cibo di milioni di persone?

Già, chissà perché di questo non parlano… Non sarà mica perché gli autori di certi studi, come i loro diffusori sui media, di quei milioni non fanno parte? Sta di fatto che lorsignori si preoccupano dei poveri solo per denigrare la Brexit, cioè per calpestare la volontà popolare del referendum del 2016.

Non sappiamo adesso come andranno le cose in vista dell’uscita dall’UE prevista per il 29 marzo. La politica britannica è confusa come mai accaduto finora. E pure i sostenitori della Brexit non stanno dando grande prova di se. Ma, con argomenti come quello di cui ci siamo occupati, possiamo davvero dire che le èlite europeiste siano ormai giunte alla frutta.

Che Brexit sia, finalmente!

image_pdfimage_print

4 pensieri su “BREXIT, FRUTTA E VERDURA di Emmezeta”

  1. Anonimo dice:

    E perché non si danno da fare per condannare i moderni allevamenti industriali che ci danno animali che nulla valgono da un punto di vista organolettico.Bovini, erbivori in generale, che fanno schifo quando arrivano sulla tavola, polli che fanno ancor più schfo quando escono dagli allevamenti. Per cui l'unico animale che oggi si può mangiare senza dover assaporare evidenti porcherie è il maiale; ma solo perché essendo onnivoro è più facile trovare la formula alimentare che ne soddisfi le esigenze sue proprie di alimentazione e ne mantenga buone le caratteristiche organolettiche delle sue carni.Ma gli erbivori possono mangiare solo erba, fresca o affienata, e solo erba: tutto il resto è una truffa: mangimi, farine, pastoni… E i polli devono ruspare, ruspare,…Le università con le facoltà di veterianria, con i loro professoroni, cosa ci stanno a fare? Ad insegnare le truffe, ad allevare criminali.Così mangiamo sempre peggio e sempre a costi maggiori.L'agricoltura è attività locale per un consumo locale. Si può discutere solo sulle dimensioni di quel "locale". Si dovrebbe importare solo ciò che non si può produrre localmente. Ogni altra ipotesi è criminale.E la politica, con i suoi sacerdoti, che ci sta a fare?Manlio Padovan

  2. Anonimo dice:

    Già, la confusione regna sovrana come mai accaduto finora. Pare che alcuni ribelli brexiteers fra i tories, spaventati dalla prospettiva di un delay o di un secondo referendum, stiano considerando l'ipotesi di sostenere il secondo piano della May (ad esempio qui).Certo non si sa se questo sarà sufficiente a garantirle la fiducia, così però ci sarebbe una mezza brexit con tensioni che persistono e forse aumentano. Vedremo cosa accadrà, lo scontro fra fazioni interno ai dominanti certo non si placherebbe, sarebbe però il proseguimento dell'agonia.En passant, non dimentichiamoci che il liberismo lo hanno di fatto inventato le elites anglosassoni e non lo metteranno da parte tanto facilmente, brexit o non brexit. Speriamo solo che si inaspriscano le contraddizioni.Giovanni

  3. Anonimo dice:

    OT: Intanto anche er cavajere nero (quello originale) è andato ai gazebo del PD. Non se ne salva uno.Giovanni

  4. RobertoG dice:

    I giornalisti delle varie testate scrivono secondo gli interessi dei propri editori, se vogliono mantenere stipendio e carriera. Evidentemente questi ultimi ritengono che per i propri affari sia, nonostante l'avanzare dell'antieuropeismo di marca trumpiana (che comunque alle masse popolari non apporterà alcun beneficio), più conveniente per loro sostenere la struttura Ue e le sue politiche economiche le quali condurranno alla fine gli stati nel baratro. In particolare da un default italiano essi pensano, probabilmente, di poter fare ottimi guadagi con la svendita di beni pubblici ed industriali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *