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LA PALESTINA, LA COLOMBIA, L’ITALIA

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La Città Santa di nuovo in subbuglio. Palestinesi in rivolta contro la decisione si sfrattare diverse famiglie palestinesi dal quartiere arabo Sheikh Jarrah per far posto a famiglie ebraiche. Lo sfratto in base ad una sentenza del tribunale che afferma che le case dei residenti palestinesi sarebbero state costruite su terreni che, secondo i giudici sionisti appartenevano ad associazioni religiose ebraiche… prima del 1948. Una sentenza surreale che tuttavia conferma la tenace strategia sionista di ebraizzazione di Gerusalemme e della Palestina. Altrimenti detta “pulizia etnica”. Contro questa decisione miglia di giovani palestinesi sono in rivolta. Polizia ed esercito israeliani stanno rispondendo col pugno di ferro. Si tratta dei più violenti scontri da anni a questa parte (centinaia di feriti, alcuni gravissimi, molti gli arresti), a dimostrazione che, semmai ce ne fosse stato bisogno, che la pace tra un popolo oppresso (quello palestinese) ed un popolo oppressore (quello ebraico), può essere mantenuta solo nella misura in cui chi sta sotto accetti di restare soggiogato.

Nelle stesse ore, dall’altra parte del mondo, per la precisione la Colombia, è in atto dal 28 aprile una enorme protesta popolare. La stampa ed i media italiani tacciono. E lo si capisce se si pensa che solo due settimane fa incensavano il governo colombiano come encomiabile esempio di “regime democratico”. Riportavano infatti le dichiarazioni “umanitarie” del presidente Duque, pronto a dare asilo agli oppositori della… “dittatura venezuelana”.

Come stanno le cose invece in Colombia?

Stanno che contro la “riforma tributaria” voluta da Duque con tanto di aumento di tasse per tutte le fasce meno abbienti della popolazione è partito un movimento di protesta che ha dilagato come un incendio in tutto il Paese (centro della sollevazione popolare questa volta la città di Cali). La reazione del regime è stata violentissima: 31 i manifestanti ammazzati dalla polizia, centinaia i feriti e, tanto per cambiare 379 desaparecidos.

Data l’ampiezza delle proteste il governo ha dovuto ritirare la riforma fiscale. Nonostante ciò le proteste (con i giovani e giovanissimi in prima fila) non si sono fermate e stanno continuando. La ragione è segnalata dalla stampa colombiana: il motivo di fondo delle proteste è soprattutto la gestione politica della pandemia. Col pretesto di contrastare il Covid è stata causata una vera e propria catastrofe sociale: è aumentata la percentuale della popolazione sotto la soglia delle povertà (43%) e solo nell’ultimo anno sono aumentati a dismisura i disoccupati.

Il caso della Colombia sia da lezione anche per noi italiani. Certo le condizioni in Italia sono molto diverse da quelle Colombiane tuttavia anche qui da noi potrebbe valere la medesima dinamica. La capacità di sopportazione di un popolo ha un limite. Una grande maggioranza ha tollerato il lockdown, ha accettato di subire le limitazioni ai diritti civili; giungerà il momento in cui la situazione intollerabile produrrà anche da noi la sollevazione generale. E questa scatterà quando grandi masse non accetteranno più di precipitare nella miseria mentre una minoranza di privilegiati, al contrario, accresce le sue ricchezze ed il proprio potere. Quando cioè la situazione economica diventerà per i più davvero inaccettabile.

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