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PERCHÉ NON TORNERÀ IL 2020 di Leonardo Mazzei

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Forse il Pd ha un’altra potenziale candidata alle primarie di febbraio. Che ne direste di Licia Ronzulli? Per ora è capogruppo di Forza Italia al Senato, ma perché mettere limiti alla provvidenza? Quel che è certo è che la fanatica sempre-vax, colei che il Berluska voleva ministra ad ogni costo, è ormai un’eroina di quel mondo. Stamattina, l’organo semi-ufficiale di Piddinia City, la esalta per il suo no al reintegro dei sanitari non vaccinati. Un no condiviso, sia pure solo con l’opportunistica non partecipazione al voto, da un bel numero di forzaitalioti.

Questa notiziola non meriterebbe alcun commento, se non fosse il tassello di un’offensiva più generale. A fine anno, complici le vicende cinesi, i giornaloni hanno ripreso a suonare la grancassa di un’emergenza Covid che non c’è. Con loro, un’oppofinzione a corto di argomenti ed i soliti virologi in crisi di astinenza: da virus, dunque da palcoscenico.

Costoro sperano tanto in nuove e più aggressive varianti che, dispettose, proprio non si trovano. In loro assenza si accontentano per ora di un sottolignaggio di Omicron, detto Gryphon. Di questa sottovariante ben poco si sa, ma solo il poterne parlare dà nuovo fiato a chi sull’emergenzialismo ci campa e si ingrassa. Si dice che Gryphon sia la sottospecie più sfuggente del virus, quella che – ma guarda un po’! – eluderebbe pure le “difese” del mitico vaccino. Una vera novità!

Tra chi si è battuto contro l’Operazione Covid e la sua narrazione mainstream, tutto questo frastuono crea la legittima preoccupazione di un ritorno al 2020. Legittima, non perché vi sia un allarme sanitario di quella portata, ma perché conosciamo ormai bene i nostri polli.

Ma quanto è fondata questa comprensibile preoccupazione? Ecco una domanda alla quale, magari rischiando di sbagliare, bisogna provare a rispondere.

Senza dubbio, Covid o non Covid, l’emergenzialismo è ormai la tecnica di governo più conforme ad un sistema in crisi. Senza dubbio c’è una parte del blocco dominante – che, ricordiamocelo, non è un monolite – che vedrebbe con favore una replica del 2020. Ma ci sono le condizioni per una simile operazione? A parere di chi scrive no, non ci sono.

Ora, qui bisogna intendersi. Certamente è probabile che si continui a giocare un po’ con le mascherine, ma quel che mi sembra che si possa escludere è il ritorno a scelte fortemente coercitive come i lockdown, gli obblighi vaccinali, il green pass.

Perché questa convinzione? Essenzialmente per tre ragioni. Primo, perché con l’Operazione Covid il sistema ha già raggiunto il suo scopo principale, quello di testare (con esito purtroppo favorevole a questa specifica forma di terrorismo) la capacità di indottrinamento di una narrazione basata sulla paura. Secondo, perché a livello internazionale non c’è per ora nulla di paragonabile al clima del febbraio 2020. Terzo, e di gran lunga più importante, perché per funzionare la narrazione emergenzialista deve avere un minimo di aggancio alla situazione reale, in assenza del quale lorsignori rischierebbero l’autogol.

Data la loro autoevidenza, non mi soffermo qui sulle prime due ragioni, mentre qualcosa di più preciso va detto sulla terza, quella a mio parere decisiva.

L’Operazione Covid non avrebbe potuto aver luogo senza la presenza di una nuova malattia, senza l’emergere di un reale problema sanitario. Essa ha potuto svilupparsi, ottenendo i risultati di cui abbiamo già detto, solo per questo legame con la realtà. Come ben sappiamo, la narrazione dominante ha enfatizzato il Covid facendone la Peste del Duemila, lo ha addirittura assolutizzato quasi fosse ormai l’unico problema (sanitario e non) di cui occuparsi, ma quella strumentalizzazione (e le relative menzogne) hanno funzionato proprio perché basate su un dato di realtà per quanto distorto all’inverosimile.

Se si comprende questo fatto elementare, non sarà difficile concludere che oggi – sottolineo “oggi”, che il futuro nessuno lo conosce – una nuova Operazione Covid non è in alcun modo riproponibile.

I giornali parlano di “incubo cinese”, di “nuove ondate”, di varianti “più aggressive”, ma è questa la realtà? Direi proprio di no.

Di Gryphon abbiamo già detto: in Italia è stabile al di sotto del 2% dei casi ufficiali. Ma poi, è davvero più aggressiva? Sembrerebbe di no. Ad ogni modo, i dati ufficiali ci parlano di un virus sempre meno pericoloso. E non siamo solo noi a dirlo. «Il Covid non è più una pandemia, meno letale dell’influenza», così si esprimeva sul Corriere della Sera del 16 dicembre scorso Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), non esattamente un no-vax.

E le “nuove ondate”? Semplicemente non esistono. Anzi, è vero piuttosto il contrario. Guardando ai dati ufficiali, la media mobile settimanale era di quasi 98mila casi al giorno a metà luglio, 42mila a metà ottobre, oltre 32mila a fine novembre, per arrivare ai 15.424 di questa fine anno. Abbiamo dunque meno di un sesto dei casi di quelli registrati a luglio, ma questo per certa disinformazione rappresenterebbe una “nuova ondata”. Non ci sono parole.

La verità è che gli italiani (ma non solo loro) hanno sperimentato in questi mesi un forte ritorno dell’influenza stagionale. Nulla a che fare con i vaccini e le mascherine? Non lo sappiamo, ma forse dovrebbe essere questo un terreno di ricerca per gli studiosi, se tali sono. In ogni caso, nulla a che vedere col Covid. E se al Pronto soccorso si fanno file interminabili le cause sono ben altre.

Ma affrontare queste questioni non è cosa per gli sciacalli dei media. Prendiamo ancora l’inarrivabile Repubblica di questo 31 dicembre, che dedica interamente al Covid le prime 7 pagine del giornale. «Nel Paese che trema per la nuova ondata chiudono gli ultimi grandi hub vaccinali», questo il grido di dolore del titolone di pagina 4.

Il Paese trema? Non ce ne siamo accorti. La nuova ondata? Abbiamo già visto che è una balla colossale. Ma la cosa più interessante è un’altra. Con un pittoresco rovesciamento di causa ed effetto, dall’articolo sembrerebbe quasi che gli italiani vorrebbero tutti vaccinarsi, solo che i centri preposti stanno (chissà perché) chiudendo. La verità è semplicemente rovesciata: i grandi hub stanno tirando giù la saracinesca semplicemente perché mancano i vaccinandi. E mancano perché la malattia sta scemando, ma soprattutto perché i vaccini si sono rivelati nel migliore dei casi inutili, nel peggiore dannosi. E i più, magari troppo lentamente, se ne sono comunque accorti. Sta di fatto che 12 milioni di over 60 risultano renitenti alla quarta dose.

Ora, chiedere alle due giornaliste di Repubblica autrici del pezzo di cui sopra, una riflessione sulle cause della mancanza di lavoro per gli infaticabili vaccinatori sarebbe tempo perso. Ma chi ha lottato contro la narrazione pandemica i motivi di questo crollo vaccinale li conosce bene.

Sta qui la ragione di fondo per cui non credo ad un nuovo 2020. Non solo non c’è una “nuova ondata”, non solo non c’è un’emergenza sanitaria targata Covid a giustificarlo, non solo non c’è un allarme simile a livello internazionale, ma – cosa più importante – chi volesse comunque provare a ricreare quel clima troverebbe oggi un terreno assai meno favorevole rispetto a tre anni fa.

Il sistema, che stupido non è, non farà dunque quell’errore. Meglio tenersi i risultati già conseguiti e rilanciare, quando gli sarà utile, con nuove “emergenze”. Che saranno pericolose proprio nella misura in cui sapranno presentarsi come “nuove”.

Dunque, non torneremo al 2020. Poiché nessuno conosce il futuro, la guardia non va in ogni caso abbassata, ma nel frattempo prepariamoci ad un 2023 che ci porrà questioni assai più serie, probabilmente assai più drammatiche.

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2 pensieri su “PERCHÉ NON TORNERÀ IL 2020 di Leonardo Mazzei”

  1. Francesco dice:

    A proposito di “convergenza” tra la Ronzulli e i piddini. Non è da escludere l’ipotesi di una GRANDE ACCOZZAGLIA centrista… (Una sorta di “governo dei migliori” parte II…) costituita da piddini+forzaitalioti+renziani_calendiani… Con appoggio esterno dei pentastellati.
    Inutile dire chi sarebbe, in questo caso, il capo del governo…

    Francesco F.
    Manduria (Ta)

  2. Nello dice:

    Concordo con l’articolo. Stiamo attenti che dalle nuove varianti del virus non scaturiscano nuove, ben più perniciose accozzaglie politiche.

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